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novembre 28, 2009

COSI’ E’ LA VITA

di Pippo Cervella

“Stai più avanti, resto io a coprire”. Quando sentii quelle parole, il mio cervello non esitò un attimo a trasmettere alle gambe già stanche l’impulso, senza filtrare con i “perché” ed i “per come” il perentorio invito, come di solito si fa nella vita di tutti i giorni per permettere di produrre effetti più equilibrati possibili agli stimoli proposti. Non c’è freddo e non ci sono storie, quando sei in divisa si è tutti uguali e l’anzianità di servizio è un valore assoluto a cui si concede cieca obbedienza.
L’avversario è lì, ne senti il respiro e ne percepisci gli umori, ma lo stesso vale anche per lui, per cui è una continua ricerca nel dissimulare un’apparenza più forte, più autorevole. La bruma autunnale pre invernale e l’astigmatismo cronico confondono i contorni, senza tuttavia distogliere gli occhi dall’obiettivo che è lì, a portata di mano ma difeso da uomini come te sostanzialmente. Chissà quante piccole storie dietro le loro divise, il cameratismo e la complicità da caserma tradotti in disciplina sul campo di battaglia, e chissà quante miserie dietro quei colori sempre più nitidi man mano che ci si avvicina; chissà quanti bimbi piangenti a casa senza il loro papà, quante mogli e compagne fedeli o fedifraghe o tradite, quanti piccoli scazzi quotidiani senza valore che solo in quel frangente mostrano il loro reale prezzo per essere schiacciati ed annullati dalla solennità dello scontro.
La palla filtra sulla fascia inseguita dal barista arrivato di corsa tra il primo ed il secondo tempo, dopo aver chiuso il locale in fretta e furia e aver probabilmente cacciato in malo modo gli estenuanti ultimi avventori che reclamavano l’ennesimo gingerino o bianchetto della loro serata. Nel suo caracollare impietoso la sfera di cuoio sembra portarsi dietro tutto il peso della partita fin lì disputata, dei calcioni imprecisi, delle svirgolate e delle bestemmie che ne hanno accompagnate i ghirigori. Sembra non farcela più, lei concepita così perfettamente sferica, identica a se stessa da tutti i punti di vista, inequivocabile ma rozzamente interpretata dai 22 soldati presenti sul terreno di gioco, quasi sfiduciata nell’insistere su una zolla per mettere perfidamente in difficoltà un difensore che tenta di rinviarla, come se sapesse che nei piedi che stanno per percuoterla non c’è nobiltà ma solo sfogo represso, dopo una settimana di obbedienza ad una gerarchia maggiore, magari durante il turno di notte.
Seguo l’azione del barista di cui sopra con sguardo interessato ma non troppo, con una sufficiente fiducia, dettata più dal buonismo e dallo sprono appena ricevuto che da una reale convinzione; mi accorgo che c’è un radar dentro di me che mi dice dove andare, a cui non fare domande e da cui non pretendere risposte. Le gambe precedentemente stimolate rallentano il loro moto senza fermarlo, probabilmente perché il cervello recupera parte dell’impulso per trasferirlo alle corde vocali, indi alla lingua, indi alla bocca.
Un “Ci sono” viene modulato distinto, tra la volgarità dell’argilla masticata dai tacchetti e gli sbuffi che disegnano “nimbus congestus” di condensa, e un traversone parte a pelo d’erba mentre le gambe s’arrestano e amplificano i decimi di secondo in eoni: la sensazione è quella già provata in quegli istanti in cui sai di essere al posto giusto nel momento giusto, in cui non puoi fare altro che la cosa esatta, il mallo ed il guscio dell’esistenza sono svaniti senza lasciar altra traccia che un gheriglio perfettamente cerebriforme, assolutamente solo da suggiare, lo sguardo è quello fiero delle dimissioni presentate al capo, della tragedia letta e declamata perfettamente in metrica all’esame di maturità, del borseggiatore preso per il colletto con la refurtiva in mano cento metri dopo aver commesso il misfatto; le ultime scorie d’incertezza vengono spazzate via da una spaccata infruttuosa di un difensore, decisiva nell’impercettibile deviazione che modifica la traiettoria della palla, e dall’angolatura che prende il piede andando ad incocciare di prima intenzione la sfera di cuoio al limite dell’area, orgasmico impatto!
Così è la vita, piccolo uomo smemorato che impazzisci pensando a tutto questo, t’hanno mai detto che gira la fortuna! la voce di Mara Redeghieri, supportata dalla muscolosa chitarra degli Ustmamò, accompagna la corsa esultante verso i compagni.
Così è la vita, la palla è entrata in rete ma non l’ho vista, ci sono un prima ed un dopo netti e una fotografia del durante, ma la rete gonfiata quella no, non era necessario salvare questo file nell’archivio immagini, evidentemente.
Così è la vita, una vittoria impossibile in una partita di infima qualità in un campionato anonimo, utile a dar carburante alle discussioni durante la susseguente sosta al bar del paese e ad andare a dormire con il sorriso sulle labbra, felici per aver realizzato ancora una volta che Così è la vita.

Pippo Cervella

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ottobre 13, 2009

MILAN-GALLIPOLI AL COPPINO!

di Pippo Cervella

Cari teleutenti, cari tele utilizzatori finali dell’internautica bellezza insita nel sito macrogiacosa.it, cari albesi bloccati in casa tutta la domenica dalle bancarelle dei cinesi in corso Piave che promuovono a modo loro la fiera del tartufo, oppure ruminanti frittelle nei crocicchi e negli angiporti dell’Alba Pompeia medievalizzata, intellettualmente persi dietro le parole del nobel Saramago o freneticamente alla ricerca di un parcheggio non a pagamento che se c’è è occupato da un furgone che vende d’”ogni sort”, cari langaroli invasi da porcini come non si vedeva da anni, insomma, cari tutti e care tutte, CI SIAMO.
Domani è il 14 ottobre e, mentre più modestamente dall’altra parte dell’oceano gli americani festeggiano o maledicono il 517° anniversario della scoperta o conquista dell’America, qua ad Alba abbiamo altro a cui pensare. Qualcuno se n’era dimenticato, ma ci ha pensato il vicepresidente della provincia a ricordarcelo dalle colonne di Gazzetta e Corriere questa settimana: l’ex sindaco, giudicando fallimentare il governo cittadino perché nei primi 3 mesi non è stato in grado di approvare il nuovo piano regolatore, cosa che il governo precedente non aveva fatto in 120 mesi, ha rimandato tra le righe tutto alle calende greche, che poi tanto calende non sono, visto che siamo lì: il redde rationem è pronto, il giudizio del TAR sul ricorso dei castellengos incombe come mannaia sul PKK albese, reo di aver vinto le elezioni comunali ultime scorse.
Nessun pronostico, nessun augurio: il Lodo Marello sarà approvato o bocciato, il consiglio comunale sarà legittimato a proseguire nella sua opera o diffidato dal farlo. Attendiamo, anche se il tanto agognato declino del berlusconesimo a livello globale passa anche per queste piccole cose.
La differenza a livello locale è che i comunisti si danno da fare, e tutto ciò è incoraggiante, mentre a livello nazionale attendono seraficamente il cursus temporum, fiduciosi nel loro massimo sforzo a cui personalmente credo: 5 mesi di congressi, riunioni, scaramucce e schermaglie valgono bene l’assoluta inanità politica parlamentare che l’opposizione di centrosinistra ha mostrato al mondo intero: la soddisfazione che si legge in faccia a Veltroni per l’imminente bagno democratico delle primarie è la stessa che aveva Giannini, “Il principe der Tufello”, l’anno scorso quando traghettò il Gallipoli in serie B. La delusione e l’abbrutimento che storpia i lineamenti di Berlusconi adesso sono gli stessi di mister Leonardo allenatore del Milan. Provate però a giocare Milan-Gallipoli.

Pippo Cervella

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ottobre 5, 2009

THEY PAVED PARADISE (AN PUT UP A PARKING LOT)

di Michele Galbiati

La Brianza: quando “ristrutturazione” diventa “distruzione”

Hanno asfaltato il paradiso e ci hanno messo un parcheggio.

Una spianata d’asfalto dove prima c’erano alberi e un  coraggioso orto urbano, un angolo di campagna circondato da strade e macchine in sosta.

Settimana scorsa vedevo ancora l’insalata e le lucertole al sole, oggi ho trovato un Suv parcheggiato di traverso e sacchi di cemento per terra.

Basta un weekend lontano da qui per rendersi conto di come il tempo passi e tutto trasformi.

Il tempo o, più prosaicamente, gli uomini.

Siamo in Brianza, a pochi chilometri e un secolo da Milano, città di cui tutti parlano male senza conoscerla.

Una città che negli ultimi anni ha assistito a una piccola fuga di residenti che, stanchi del vicino cinese rumoroso e dei prezzi assurdi, hanno deciso di trasferirsi in campagna, in quella che un tempo fu  “la verde terra”  tra Monza e Lecco,  abitata da gente semplice che il “Dio denaro” ha trasformato in avidi  e spregiudicati costruttori.

La Brianza  purtroppo non ha avuto in sorte dalla Natura le preziosissime vigne che difendono le  colline delle Langhe dal cemento, né tantomeno i  borghi medievali  che preservano l’opulento Chianti dalle speculazioni.

Questa terra era un’unica distesa di colline verdi punteggiate di pascoli e di piccoli paesi, abitati da contadini e operai delle vicine industrie tessili, un tempo vanto di questi posti.

Una bella zona, senza particolari eccellenze enogastronomiche o chissà quali meraviglie storiche, ma con alcuni angoli davvero suggestivi.

Un posto perfetto quindi per una delle più grandi speculazioni edilizie dal dopoguerra ad oggi, attuata in nome della parola magica “ristrutturazione”.

E’ grazie a lei infatti che da noi un grazioso casolare dei primi del secolo diventa  una palazzina di cemento “con finiture di pregio, doppi box e giardino condominiale” o una semplice casa di paese si trasforma in una posticcia “villa esclusiva con cantina e piscina”, grande il doppio di prima e

completamente avulsa dal territorio circostante.

E’ davvero triste constatare come i brianzoli abbiano ormai cancellato- dal loro già limitato vocabolario- le parole “antico” e “verde”.

Quello che è antico qui non si ripara più, si butta giù direttamente a colpi di ruspa e lo si sostituisce con il nuovo gusto estetico “razional-brianzolo”: una gettata di cemento, quattro o cinque piani minimo, ampia zona parcheggio all’ingresso.

Con tanti cari saluti all’identità storica e urbana di un piccolo paese e al buon gusto architettonico.

Personalmente non ho mai capito se esista un piano regolatore da queste parti.

Si fa un gran parlare degli abusi edilizi e degli “ecomostri” in regioni come la Campania o la Sicilia e poi ci si dimentica di quello che capita a una manciata da chilometri dall’opulenta ed internazionale Milano.

Eppure qualche domanda sorge spontanea: Come si fa ad abbattere una cascina ottocentesca in buono stato e sostituirla con un orrendo e anonimo caseggiato di sette piani?

Come si fa a trasformare  le aree verdi non edificabili  in un tristissimo campionario di palazzine tutte uguali?

Come mai da queste parti da una settimana all’altra sorgono come funghi nuove residenze dai nomi improbabili ed enormi parcheggi assolati che nemmeno a San Siro li trovi così?

Girare per le stradine di campagna in alta Brianza è come ricevere una pugnalata al cuore ad ogni curva, specialmente per chi come me qui è nato e ha vissuto.

Ci sono posti che ricordo benissimo anche solo 3-4 anni fa, ormai divenuti irriconoscibili.

Piccoli borghi dalle antiche case di ringhiera, con il vecchio macellaio all’angolo e la chiesa in piazza; paesi con una loro storia, evocata dai motti del Ventennio fascista  sui muri; paesi-gioiello che sono stati  letteralmente sventrati da mostruosi centri commerciali e ridotti a cittadine-dormitorio per ricchi manager con Suv al seguito.

Dicono che ci si renda conto di quello che si aveva solamente quando se ne è andato per sempre, ed è tristemente vero.

In Brianza però nessuno sembra accorgersene.

I Verdi non hanno mai attirato consensi, forse non sono nemmeno esistiti in questi paesi, fedeli da secoli alla Chiesa Cattolica e ai suoi esponenti politici, che, inutile dirlo, hanno avuto e continuano ad avere pesanti interessi economici nelle opere edilizie della zona.

Evidentemente non frega niente a nessuno della tutela naturale e paesaggistica di questi luoghi e si preferisce annacquare ogni dubbio sotto una pioggia di euro e di  mattoni.

Ieri sera, di ritorno verso casa dal paese-gioiello di  Montevecchia, mentre le colline si accendevano al tramonto,  la radio mi ha regalato  “Big Yellow Taxi” dei Counting Crows.

Mi sono tornati in mente alcuni luoghi della mia adolescenza  che non rivedrò mai più per come erano e mi sono sentito in qualche modo derubato.

E anch’io, come il cantante Adam Duritz, avrei voluto urlare a chi ha “asfaltato il paradiso e ci ha messo un parcheggio”  di “lasciarmi almeno gli uccelli nel cielo e le api, per favore!”.

Il video su Youtube

Michele Galbiati

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settembre 24, 2009

AUTUNNO AD ALBALANDIA

di Pippo Cervella

Dopo un’estate sonnolenta, torbida, succulenta e perversa al punto giusto, in cui l’albese medio s’è concentrato principalmente nel cercare refrigerio sulla Torino Savona e sui lungomari di laiguegliadianoalassioborghetto, riuscendoci tra l’altro a suo dire, perché l’albese medio è furbo e per andare al mare parte il venerdì sera/notte quando per strada non c’è nessuno e torna il lunedì mattina presto, quando per strada non c’è nessuno; nella certezza assoluta del dogma che il mare fa bene, soprattutto ai bambini neonati, anche se in realtà la coda te la becchi lo stesso dal momento che i furbi come te sono tanti e il caldo oltre che di giorno c’è anche di notte ed il vento a spasso sul lungomare nella calca che sfugge dall’afa del bagnasciuga te lo sogni; nell’inossidabile consapevolezza di aver ottemperato all’obbligo di relax, che circolava come coca nelle nari tra i dehors degli aperi-attivi giunonici e luglionici, mentre in realtà ci si è stancati come bestie a sopportare le fregole di mogli/fidanzate/amanti in giro, dopo un anno di voli per lavoro e attese ai ceck-in di mezzo mondo, oppure a far da mangiare a mariti obeseggianti o a pulire seconde case tre volte al giorno per ospitare l’immancabile direttore in ferie poco diostante (non è un refuso ma un principio di bestemmia) che viene a prendere il caffè alle 10 di sera, ebbene, respiriamo e tiriamo il fiato, ebbene dicevo, dopo tutto ciò, finalmente, riecco l’albese ad Alba nel suo luogo naturale.
Come un koala in una foresta di eucalipti o un berluscones in una concessionaria Jaguar, l’albese torna a pascersi della propria routine, grazie anche alla generosa mano che i politici locali danno: ma non già il consiglio comunale appena eletto, in perenne bilico sulla “razor edge” del ricorso patrocinato dal vicepresidente della provincia Granda, bensì i due personaggi che, avendo molto se non tutto da perdere, si sono attivati immediatamente per tornare in auge, in vista delle imminenti elezioni regionali di primavera: stiamo parlando di Mariano Rabino e di Alberto Cirio, i due albesi in regione che rimetteranno in mano agli elettori il proprio mandato nella speranza di riceverlo nuovamente.
Il Rabino è partito in quarta, neanche fosse un Cervella candidato sindaco, e con 6×3 (costosissimI, si dice nei cessi del bar degli scratch) sparsi random per la città ci ricorda che lui nel cuore ha le Langhe ed il Roero; nel frattempo non lascia nulla al caso e da questa estate è in perenne tour per la Provincia, montagna e borgate comprese, alla ricerca del consenso che ad Alba potrebbe aver in parte perso per semplice scoramento dell’elettorato e/o per sospetti ritardi nell’appoggio alla campagna piddina per Marello sindaco. Il Cirio per ora e apparentemente se ne sta quieto, spara un paginone sul corriere con foto casiniana di lui e bimbo sorridenti senza diavoli comunisti nei paraggi, ma è pronto ad utilizzare il volano della Fiera, del cui ente è presidente o giù di lì, anche se qualche commerciante mugugna un po’, soprattutto dopo aver saputo che uno stand in fiera ad Alba costa al mq di più rispetto a Vinitaly o al Parc des Exposition di Paris Villepinte (oooooh!).
Immagino il Cirio beffardamente sorridente nell’osservare lo sbatti di Rabino fuori dalle mura pompeiane, lui che alle provinciali ultime scorse s’è presentato di nascosto a Dogliani, riuscendo ad essere eletto e dimostrando a tutti che quando in campo c’è lui i voti in qualche modo arrivano.
In generale, comunque e sicuramente, ne vedremo delle belle a cominciare da sabato prossimo quando, per la prima volta ed ufficialmente, Alba e Bra si scontreranno in campo aperto: eh sì perché ad Alba hanno avuto la bella idea (ovviamente l’amministrazione precedente) di anticipare la Notte Bianca di una settimana rispetto alle ultime 2 edizioni, facendola coincidere casualmente con la stessa data della Notte Bianca (più longeva) di Bra. Nessuna discussione sul fatto che se guerra sarà la colpa sarà di Alba, forse gelosa di una supposta (aaaaah) supremazia enogastronomica messa in discussione dal successone di Cheese, ufficiosamente pare perché la concomitanza favorisce un minore afflusso di turisti (sic! Nei cessi del mio bar ho sentito questo!) più facilmente gestibile per Alba e (forse) anche per Bra.
Resta il fatto che il sabato prossimo venturo la ss 231 sarà probabilmente imballata come poche, le squadre mobili di entrambe le cittadine si scanneranno per strapparsi di mano gli ubriachi al volante in pellegrinaggio dall’una all’altra parte e l’ormai mediocre normalità di una notte bianca, la cui forza propulsiva dell’originaria novità s’è esaurita in mezza edizione, terrà occupati un po’ tutti. Essere minchio/alternativi in tutto ciò sarà difficile, ma personalmente ringrazio per il momento il comitato Uisp che ha calendarizzato per sabato sera un improcrastinabile partita di Coppa di Lega!
Ave atque Vale.

Pippo Cervella

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settembre 11, 2009

A la Izquierda

di Francesco Bogliacino

Realizzai questa intervista il 30 Aprile del 2009, passai la notte del primo maggio a sbobinare. Ne nacque un lungo converstaorio di 10 cartelle, da cui ho estratto un articolo che mandai a un quotidiano italiano il 1 Maggio. Su mia ripetuta insistenza (in fondo avevo rischiato una pallottola in testa) ho ricevuto una risposta alla fine di Luglio. “Bello l’articolo ma ormai è passato troppo tempo”. Si, se ve lo state chiedendo ho pensato proprio quella parola. Lo pubblico qui da Marco nel suo blog che è ormai peggio del mio (ed è tutto dire), con grande ammirazione e rispetto per la stampa italiana.
(F.B.)

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Quindici anni fa, la Corriente de Renovación Socialista, scissione del tuttora esistente Ejercito de Liberación Nacional (ELN), decise di consegnare le armi e diventare un partito politico, considerando chiusa la fase della lotta armata. Quando si parla di guerriglia in Colombia si fa riferimento quasi esclusivamente alle FARC, ma gli attori del conflitto armato furono molteplici. La questione campesina spinse alla formazione di gruppi armati sin dagli anni cinquanta, anche se allora la matrice marxista era assente e i riferimenti politici affondavano piuttosto nel Partito Liberale (uno dei due partiti storici colombiani insieme al Conservatore). L’ELN fu il gruppo più sui generis, sia come radici teoriche sia come esperienza organizzativa. Fernando Hernandez, l’ex comandante Yacinto dell’ELN e dirigente della CRS, emigrò in Spagna per scappare alla persecuzione paramilitare. Torna in Colombia dopo XV anni per partecipare alla commemorazione, ritrovandosi con i vecchi compagni in un clima di pessimismo per il futuro e sconcerto per l’attuale fase politica del paese

Nelle contestualizzazioni tipiche, l’ELN viene presentato come un intreccio di guevarismo e Teologia della Liberazione, con alcune influenze maoiste. Come si intrecciavano queste radici teoriche a formare il bagaglio ideologico?

Se guardiamo alla guerriglia degli anni Sessanta dobbiamo considerare almeno 5 filoni, tutti con il medesimo schema, partito-esercito-fronte.
É in questo contesto che nasce l’ELN, nel 1964, espressione di gruppi operaisti, studenteschi, cristiani, urbani, in un paese ancora molto rurale. Appare come una proposta di guerriglia – di un movimento politico militare come lo chiamavamo noi – differenziato innanzitutto per la linea internazionale: c’era chi stava con l’Unione Sovietica e chi con i Maoisti, noi cercavamo qualcosa di più prossimo a noi guardando alla Rivoluzione Cubana. L’eroismo del Che era il modello, anche per la guerriglia, ma nel caso colombiano avvenne qualcosa di più interessante, quando apparve Camilo (Torres, ndr), che fu un precursore di fatto della Teologia della Liberazione. Nella pratica, si da una sintesi tra settori della guerriglia campesina, facenti capo all’esperienza degli anni Cinquanta, e settori cristiani radicali radicalizzati da Camilo. La organizzazione dell’ELN era differente dagli altri gruppi, non Partito-Esercito-Fronte, ma riunisce in un unicuum partito ed esercito

Com’erano le relazioni tra i gruppi guerriglieri?

Le linee politiche erano molto radicali oltre che prodotto di scissioni. Per questo ci furono morti e scontri violenti.

Quando incominciò l’affare-droga, come forma di finanziamento?

Tutto il movimento degli anni Sessanta si crea in assenza di droga. Il traffico iniziò nel decennio seguente, prima con la marijuana, poi con la coca. La base sociale della guerriglia inizia a dipendere economicamente da quella produzione, in una fase in cui il movimento armato agiva da Stato in zone isolate del paese, garantendo l’ordine e organizzando il mercato, in una relativa scarsità di canali di comunicazione. Il dubbio diventa se proibirla o gestirla, magari favorendo nel processo di commercializzazione il campesino.
Quando si sviluppano i gruppi del narcotraffico, l’opzione è l’alleanza o lo scontro armato e si osservarono entrambi. In molti casi la corruzione dilaga tra le fila del movimento, a livello di base e di dirigenza, soprattutto con l’esplosione dell’affare-coca.

Altro punto cruciale è il sequestro. I movimenti antisistema odierni sembrano puntare ad una strategia di tipo comunicativo, dai Neozapatisti al MEND, e il sequestromette in una posizione scomoda rispetto all’opinione pubblica. Cosa portò allora a questa forma di finanziamento: incapacità strategica, necessità economica, ideologia?

Inizialmente fu necessità economica, che si giustificava come un recupero di denaro, una sorta di restituzione di ciò che il rapito stava rubando alla popolazione. In un Paese tanto grande come la Colombia, in cui nascono tutta una serie di movimenti guerriglieri autonomi, e poi gruppi di bandoleros, e in seguito di paramilitari, il tema del sequestro inizia a generalizzarsi, perché è un mezzo semplice di ottenere risorse.Si tratta di un processo degenerativo della guerriglia, è evidente.
Un’altra giustificazione era la risposta simmetrica alla sparizione forzate da parte dell’esercito: Un harakiri per la guerriglia.

Facciamo un passo indietro. Tu come entrasti nel movimento?

Io entrai per il lato dei cristiani, negli anni Settanta. Erano gli anni sessanta, iniziava l’esperienza guerrigliera nel 64-65, c’era stata la Rivoluzione Cubana, e io decisi di entrare in seminario. Erano gli anni di Camilo Torres, che muore nel ‘66 e della radicalizzazione del discorso cristiano da parte della Teologia della Liberazione.
Abbandono una città piccola come Manizales, mi sposto a Medellin, nel 1971 ed entro all’università di Antioquia in un momento in cui il movimento universitario era vibrante. Così mi vincolo spontaneamente alla guerriglia che per me era più naturale, quella cristiana.

Hai vissuto nella selva?

Si certo, mesi interi. Ma il mio impegno era più vincolato al lavoro urbano, alla questione ideologica e internazionale, all’educazione dei quadri. Sono stato il comandante di quell’area dell’ELN che dialogava con il Movimento Internazionale; per via dei contatti con sandinisti, trotzikisti, movimenti europei vedevo le cose in maniera diversa dall’area campesina che stava sulle montagne, che si muoveva con i ritmi del raccolto. Fu così che iniziò il dibattito-scontro interno tra le due aree, quella urbana e quella campesina.

Le decisione di consegnare le armi come nacque?

Fu una nostra riflessione, come parte del gruppo dirigente, su come erano cambiate le condizioni nazionali e internazionali; un ripensamento dell’alternativa socialista di fronte alla crisi del Socialismo Reale, come stava avvenendo con la Perestoijka e a Cuba. La vittoria degli USA nella guerra fredda determina un cambio di forze a livello internazionale e la prima conclusione era la messa in discussione della proposta socialista. In un documento ufficiale arrivammo a dire che la proposta esistente non poteva essere quella socialista (reale, ndr) e che quindi andasse riformulata.

Perché decidesti di emigrare in Spagna?

Scappai. Firmammo un accordo nel 1994, consegnammo le armi e passammo alla vita politica. Ma eravamo gente che veniva dalla guerriglia, quindi non meritevoli di fiducia da parte dell’oligarchia. Per questo da sempre nella storia colombiana coloro che uscirono dall’illegalità furono uccisi. Con me provarono due volte, fortunatamente la mia scorta rispose bene, ma ammazzarono molti dei nostri. Abbiamo consegnato le armi in 750 e ce ne hanno ammazzati quasi 250. Questo paese è così: la violenza da parte dello Stato è impressionante. Io scappai per salvare la pelle, grazie ad Amnesty International.

Che cosa rappresentò per te il ritorno a commemorare la consegna delle armi dopo 15 anni, in un paese dove il consenso per il progetto uribista è evidentemente molto grande?

Credo che ora ci siano le condizioni per ripensare una alternativa, con il movimento femminista, quello ambientalista eccetera, ma in quella fase, la strategia rivoluzionaria, di tipo cubano o sovietico, fu un fallimento strategico.
Fu una sconfitta, che però obbliga ad una riflessione sulla traiettoria Dopo questi primi 15 anni si intravedono alcune direzioni: l’importanza del riconoscimento dell’impegno sociale, il problema di genere, il problema ambientale, la ricostruzione comunitaria, la rifondazione della politica -come dicono i Neozapatisti- da sinistra e dal basso. Sono come piccole intuizioni che ci dicono da dove ripartire, Sicuramente, la risposta non sta nelle armi.

Si dice che siamo di fronte alla mancanza di una alternativa concreta, come il Socialismo Reale, ma abbiamo tutta una serie di piccole iniziative. L’impressione un po’ cinica è che non si arriva mai ad una sintesi: non sarà che è tutta una illusione e semplicemente non si può costruire una alternativa perché questa non esiste?

Credo che l’insegnamento del nostro passato è la necessità di de-ideologizzare l’alternativa: abbandonare l’idea di una ideologia totalizzante, soprattutto di tipo destrorso come la fine della storia. Siamo nella storia, bisogna costruire alternative. Queste piccole esperienze locali stanno articolando un’alternativa, che riconosca la prospettiva di genere, che riconcili con l’ambiente. Non dobbiamo costruire una nuova prospettiva totalizzante, perché da lì veniamo. Inoltre c’è il nuovo internazionalismo dei movimenti, reso possibile dalla globalizzazione. Bisogna articolare una proposta evitando il rischio di costruire un’ideologia, ma non possiamo abbandonare la politica.

Francesco Bogliacino

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luglio 23, 2009

UNDERGRUNGE 2009

di Pippo Cervella

Caro direttore,
i siti ed i giornali on line di tutta Italia e di buona parte dell’orbe terraqueo sono ammantati da foto, interviste ed audio che stigmatizzano in maniera piuttosto inequivocabile il comportamento tenuto dall’attuale Primo ministro italiano Silvio Berlusconi: il quadro controverso del personaggio va quindi a completarsi ogni giorno di più, laddove si conosceva un uomo spregiudicato, sicuro di sé, decisionista a parole per sovralimentare il proprio ego autoritaristico ma ahimè spesso tapino nei fatti, a causa di oscure forze cangianti a seconda delle alleanze partitiche o di affari, si aggiunge la figura dell’omino debole che per mantenere ad alti livelli il proprio egoarcato non esita a circondarsi di belle gnocche, sia al governo che in privato, fino a farsi raggirare pietosamente da una prostituta professionista che lo ricatta umiliandolo pubblicamente. Il fatto che poi queste palate di stangone siano procacciate da giovani raider rampanti, gente che “capisce l’andazzo”, oltre a suscitare la morbosa invidia dei fedelissimi di “Lucignolo”, contribuisce a rafforzare almeno l’ordito del comitato d’affari che gira attorno al primo ministro, in un tappeto fatto di politica, “bisnis”, prestazioni sessuali, interventi pubblici e pompini privati, un melange il cui naturale collante viene da pensare possa essere rappresentato da chili e chili di coca per un frenetico sballo senza fine né confini.
Tutto questo gran mescolarsi di situazioni, oltre a scatenare le curve dei pro e dei contro, oltre a dimostrare la tristezza di fondo che si tira dietro il nostro Dorian Grey, oltre a sdoganare una volta per tutte la volgarità che affascina l’italiano medio, fatta di Suv comprati a rate e parcheggiati alla Corona’ Style, lampade abbronzanti ed infradito ai piedi a metà marzo, segna secondo me un punto di non ritorno in quella che può essere definita l’evoluzione della sensibilità dell’essere umano.
I nostalgici ripetono che una volta esistevano “leggi non scritte”, ma neanche i talebani cattolici vanno più in là per paura di essere tacciati di essere comunisti rivoluzionari, mentre l’unica vera rivoluzione post 68ina l’ha fatta e la sta facendo Berlusconi, con il suo berlusconismo.
Intendiamoci, il berlusconismo non è nulla di nuovo, non è nemmeno una filosofia, anzi è una misosofia assimilabile ad un pensiero debole che più o meno inconsapevolmente è stata inventata a metà degli anni 80 dall’astista Sergey Bubka che, in possesso di doti indefinibilmente diverse rispetto ai suoi avversari, si dilettava a ritoccare di tanto in tanto il record mondiale alzando l’asticella di un centimetro per volta; ogni sua prestazione veniva sottolineata dai peana di giornalisti corifei, salvo poi accorgersi, dopo un paio di anni, che lo stesso record aveva avuto un robusto ritocco complessivo di qualche decimetro.
Dinnanzi a tutto ciò cosa può fare la maggioranza degli italiani che, tutto sommato, non condivide il principio della misosofia berlusconista? Di fronte c’è la possibilità di aspettare l’usura del personaggio, cosa che l’ignavo medio non berlusconista sta già facendo, con il concreto rischio di macerarsi nell’attesa di ciò che è imponderabile, ineluttabile ma imprevedibile. Nella ristretta cerchia di chi pensa all’azione di contrasto ritengo, caro direttore, che solo un pensiero forte controrivoluzionario abbia una qualche possibilità di riuscita. Definito ciò, ci rimane da stabilire quale possa essere questa vera filosofia moderna, e qui sta il difficile, perché il berlusconismo è subdolo e si riproduce malignamente a spese di cellule sia comuniste, che democristiche, che socialiste.
Innanzitutto deve essere una filosofia, un codice comportamentale non scritto che anela alla perfezione e al rispetto, praticabile e depurato da chi oniricamente vuole semplicisticamente tornare al preberlusconismo e al post sessantottismo. In secondo luogo dev’essere definita e definibile, questa nuova base controrivoluzionaria che cambierà in meglio la percezione del nostro mondo, in attesa di cambiarlo per davvero: la definizione può essere una e una sola, cioè UNDERGRUNGE.
Perché UNDERGRUNGE? Perché dentro deve coniugare la libertà espressiva e la fantasia sfrenata dell’underground con la potenza travolgente del grunge, il tutto arricchito da una mutevolezza insita ed inarrestabile, altrimenti si rischia la fine degli antagonisti di Seattle dei primi anni 90 che col tempo sono stati globalizzati tra i no global per finire sbertucciati e normalizzati come black block.
Ora mi rendo conto, caro direttore, di essere nebuloso e criptico, ma siamo all’inizio della controrivoluzione quindi c’è ancora molta strada da fare. Abbiamo già la certezza del nome di questa filosofia, cioè UNDERGRUNGE (e scusi s’è, poco!), ci manca un leader, ma la forza propulsiva controrivoluzionaria dovrà essere tale che non ci si dovrà servire di un capopopolo definito e limitato fisicamente da pelle ossa cerone e sorriso, ma ci si dovrà immedesimare e all’occorrenza rifugiare sotto un “multiple name”, un condividuo sulla scia del celebre Luther Blisset, la cui ricerca delle gesta in rete potrà aiutare meglio a comprendere cosa sto dicendo. Infine ci vuole un gesto, un’azione che dia un segno iniziale e che faccia capire che il progetto di cambiamento è già in atto, e questo potrebbe essere la recisione dei Mocciosi lucchetti di Ponte Milvio a Roma oppure anche solo di quelli sul ponte della stazione di Alba. Il resto verrà col tempo, con la riflessione, con l’attenzione verso se stessi, l’unica possibilità di essere prorompenti senza lasciare macerie ed evitare così una sanguinosa guerra civile.
Mi fermo qua, caro direttore, sicuro di aver toccato Le corde della sua sensibilità: prenda questo mio contributo come un grido disperato, una boutade ferragostana o un principio di riflessione, ma si faccia anche lei portatore e promulgatore di azioni di contrasto intellettuale. Io per conto mio ci proverò, e cercherò di trarre la massima ispirazione dai Pearl Jam a Manchester il prossimo 17 agosto. A risentirci a dopo quella data e grazie dell’ospitalità.

Pippo Cervella

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luglio 14, 2009

CONSIGLIO COMUNALE 1 – IL VERNISSAGE

di Pippo Cervella
Festa grande venerdì scorso al Pala Comunale di Alba: la folla delle grandi occasioni s’è radunata per assistere al primo Consiglio, atto d’esordio del Governo cittadino Marello I e vero happening radical chic della movida albese, a cui né il peggior migliorista né il più moderato dei trombati poteva mancare. Ma il pissi pissi della vigilia dev’essere stato vorticoso, se è vero che a ben 15 minuti dall’orario d’inizio ufficiale i posti a sedere previsti per il pubblico erano già sublimati, e la maggior parte dei componenti della claque dei Marellos aveva dovuto accontentarsi di posizioni di fortuna, tra un ascella maleodorante e una capigliatura ingombrante. Mentre nutriti gruppi di mussottesi si radunavano presso i pertugi aperti sullo scalone, allo scopo di immortalare sulla propria retina l’investitura del loro concittadino, alle 18.05 la consorte del sindaco entrava in punta di piedi, sottovoce e visibilmente emozionata nella sala consigliare, giusto tre minuti prima che l’arbitro Cavalli fischiasse l’inizio.
Grande rispetto del protocollo e fair play dilagante nelle prime battute della seduta, con finestroni spalancati su Piazza del Duomo in ossequio al motto “Aria nuova per Alba”: al 15° del primo tempo, presa la parola, il neosindaco giurava fedeltà alla costituzione, declamava lo squadrone degli assessori e recitava un tutto sommato bel discorso, ovviamente un po’ retorico ma con ripetuti accenni alla realtà, tipo-fa-conto il fatto che il programma di governo non è stato ancora palesato poiché si sta lavorando per conoscere a fondo le varie realtà eccetera eccetera ecceterone. Verso il 35° il mister Marello ordinava i cambi previsti, con l’ingresso in campo di Magliano, Ricca, Maggi, Panero e Di Liddo al posto di Cervella, Foglino, De Giacomi, Scavino e un altro assessore che ora mi sfugge. Subito i nuovi entrati si facevano notare, con Maggi nominato capogruppo dei DS e Ricca in polo gialla invero un po’ impacciato nel prendere posto, mentre il neo com Tripaldi, in polo o camicia molto scura a maniche lunghe (qualcuno malignava fosse addirittura nera, ma il riverbero della luce non contribuiva a risolvere il mistero), assisteva sorridente, rispettoso ed educatamente privo dei suoi proverbiali sandali, forse anche per celare tatuaggi politicamente imbarazzanti in un contesto del genere.
Al 48°, cioè in pieno recupero, l’opposizione si faceva finalmente sentire per bocca di un laconico messaggio di Zunino, che sulle prime sembrava un prodromo ostruzionistico alla nuova giunta mentre, presa poi la parola Spolaore e indi Castellengo, si capiva che era solo un “Io c’ero” per lasciare la parola ai più esperti. I quali esperti rammentavano l’esistenza della spada di Damocle pendente dell’ormai celebre ricorso, pur sostenendo democristianamente la legittimità del sindaco e mastellianamente l’illegittimità del Consiglio.
Terminato il primo tempo, con la riunione a porte chiuse dei capigruppo, l’intervallo offriva alcuni gustosi siparietti: l’ex Sandri osservava il salone silenzioso e malinconico mentre la vaporosissima Del Santo, accompagnata dal mitico Bolla sempre più giovane, confabulava con la controfigura di Prunotto, o con lo stesso, boh non si capiva. Grandi strette di mano e pacche vigorose sulle spalle si sprecavano, mentre la temperatura nelle retrovie saliva a 45 gradi centigradi, il che aveva comunque il pregio di operare una minima selezione naturale e allentare la calca tra il pubblico; in tutto ciò il veramente giovane Gatto si aggirava incravattato di giallo, senza sorcio in bocca e perfetto nella sua eleganza istituzionale ma ovviamente ancora un po’ a disagio con i rituali burocratesi delle sedute consigliari.
Chi invece dimostrava di essere nel suo ambiente naturale era il Dottor Maggi che, a inizio ripresa, deliziava la folla con un pistolotto di almeno 8 minuti, ma solo perchè dopo anche il cronometro si rifiutava di collaborare di fronte alle contorsioni poltichesi del suo discorso: chiedo perdono ma non ricordo bene cos’abbia detto, però era sintomatico l’occhio ittico di Zunino che, esattamente di fronte al capogruppo dei DS, faticava non poco a tener desta l’attenzione; subito dopo il Professor Ricca rincarava la dose, ma in un paio di giri di lancette esauriva il suo contributo, rinunciando anche ai suoi proverbiali ed amati latinismi.
Così tra lazzi vari proseguiva il consiglio, con la nomina bipartisan di Cavalli (PDL) a presidente del Consiglio e della Giovannini (PD) a vice. Echi di sicumera migliorista s’aggiravano ancora tra i Marellos ogniqualvolta la parola “ricorso” veniva evocata dal Castellengos di turno, ma nel complesso la seduta scivolava via tranquilla come un’amichevole pre campionato, per uno 0-0 finale sostanzialmente giusto, che ha messo in mostra da una parte una maggioranza solida e in grado di reggere bene fino alla fine del campionato e dall’altra un’opposizione arroccata in difesa ma sostanzialmente corretta, in attesa degli eventuali sviluppi che potrà avere il mercato autunnale.

Pippo Cervella

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luglio 7, 2009

IL TOSSICO

di Pippo Cervella

Dopo la fine della campagna elettorale speravo che il corso naturale della vita quotidiana contribuisse autonomamente alla disintossicazione dai veleni politici accumulati durante la medesima, ma evidentemente ci vuole una buona esperienza e un fisico adatto per mitridatizzarsi a questo genere di stimoli. Per esempio i faccioni pre ballottaggio, che qua e là ancora campeggiano negli angoli più reconditi del comune albese, provocano ancora disfunzioni fisiologiche tipo pugni battuti sul parabrezza dell’auto, con conseguente nervosismo latente che si estrinseca ogni qual volta poi si debba imboccare una rotonda ed immettersi in qualche coda.
Preso atto della brillante azione di riposizionamento della lapide partigiana commemorativa in quel di Mussotto, o mussotto-quartiere NCC (Nuovo Centro Commerciale), leggo su Gazzetta d’Alba che il mister Marello ha messo in campo la squadra, purtroppo senza seguire l’11 indicato dal Santone, il Philippe Troussier de noartri, cioè Marco Giacosa, ma bensì affidandosi più prosaicamente alle indicazioni uscite dall’urna, mettendo insieme comunque una compagine secondo me di livello che però necessita ancora di tre pedine fondamentali: un Fabien O’ Neill, statico ma piedi buoni, da piazzare alla presidenza del Consiglio Comunale, un mestierante della propria area di rigore alla Sergio Brio da piazzare all’Agricoltura e una guizzante ala destra vecchia maniera tipo Angelo Alessio da mettere allo Sport. E’ questa la merce di scambio da trattare: c’è un bel clima bipartisan di quelli per cui va matto Napolitano, per cui Cirio viene riconfermato all’Ente Fiera (e ci mancherebbe altro aggiungo io, visto che il mandato scade fra meno di un anno, anche se Roberto Fiori sulla Stampa mette la notizia come se fosse una clamorosa apertura al cdx), autorevoli personaggi locali come Gaia e Ceretto si espongono tra un cin e l’altro per dire che hanno votato Castellengo ma che ora Marello ha vinto ed è giusto che governi, lo stesso Mario Sandri consigliere italo forzuto non confermato dichiara lo stesso sul settimanale paolino (magari mira all’agricoltura?), insomma tante belle pacche sulle spalle in vista del primo consiglio comunale di venerdì prossimo alle 18, al quale sarà imperativo non mancare! Però…però…però m’insegna il Busato che siamo albesi, che davanti abbiamo una faccia e dietro un’altra, che salutiamo “cerea” e mile complimenti ma se parcheggi la bici sul marciapiede il giorno dopo hai una lettera del vicino scritta da un avvocato nella buca delle lettere.
Questa bella atmosfera sospesa e drogata di “volemmossebbene” ha una mannaia pronta a calare inesorabile e a mandare tutto in frantumi: il ricorso! Sì il ricorso al Tar, questo UFO che si aggira nel Palazzo Comunale e che minaccia di rompere l’idillio da un momento all’altro: com’è noto i castellengos non hanno digerito la sconfitta e allora, facendosi forza dei pareri estorti all’ufficio elettorale e al ministero dell’interno la settimana prima del ballottaggio, hanno depositato al TAR una richiesta di annullamento della decisione ultima presa dall’ufficio elettorale albese, cioè chiedono di ratificare il 10-11 e non il 14-7 attualmente validato. Il ricorso! Questa entità senza forma, inodore ed insapore come il metano ma potenzialmente esplosiva a contatto con l’aria, questa freccia indios imbevuta di curaro pronta ad essere scoccata! Quale feroce e cattivo orco può aver mai firmato una tale ignominia ed attentato alla democrazia? Chi l’avrebbe mai detto, il primo firmatario dello stesso è lui, l’avvocato sorridente, lo stringi carpi confidente prediletto, l’offriparty per tutti a casa sua, l’ex sindaco avvocato ora vice presidente provinciale ma potenzialmente consigliere comunale Giuseppe Rossetto che, se lo stesso fosse accolto, cosa farà? Rinuncerà alla vice presidenza provinciale per tornare a fare il consigliere in comune e magari ripresentarsi sindaco al prossimo giro? Mah boh…mi si dirà che è un atto dovuto, che bla bla bla mapperfavore!
Poi c’è lui, il Mastellone Cerrato, assieme al farmacista Malcotti e alla Bottallo, insomma i 4 che aggiunti al 7 farebbero 11. Più interessante è leggere a chi è indirizzato il ricorso: non solo ai 4 presunti usurpatori, che a memoria non ricordo, non solo alla sola maggioranza delle liste Marelliche, ma a tutti i non Castellengos, compreso il Cervella! Capito l’antifona? Non sei dei nostri? Peggio per te, noi non facciamo differenza, buttiamo una bomba nel mucchio, qualcosa succederà! Senza curarsi del fatto che la maggior parte di coloro ai quali è indirizzato il ricorso rimarrebbero consiglieri anche nel caso lo stesso venisse accolto dal TAR. Ma poi Cervella, Cervella! Cosa c’entra Cervella? È un messaggio trasversale? S’è macchiato del peccato originale di non aver appoggiato Castellengo al momento buono? E se il ricorso viene accolto il Cervella dovrà pagare per essere stato eletto? E lui cosa farà? Taccagno com’è tasserà i 1300 che hanno appoggiato le sue liste o solo i 400 di Impegno per Alba?
Mah, sarò vecchio, sicuramente non sono giuris e probabilmente nemmeno prudente, ma nella mia Weltanschauung lo stile e l’eleganza hanno altre facce.

Pippo Cervella

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giugno 25, 2009

UNA MARCHETTA VISTA DAL DI DENTRO

di Pippo Cervella

Da dove parte il successo di Marello? Qual è il magma primordiale da dove hanno iniziato a segregarsi i primi cristalli idiomorfi che sono andati successivamente a comporre la granitica sconfitta dei Castellengos? Ma soprattutto ha Vinto Marello o ha perso Castellengo? Comincerei dall’ultima domanda, che è anche la più facile: Ha vinto Marello, nel testa a testa ha stracciato l’avversario e spazzato via il fragile teatrino di cartone che lo teneva su; è arrivato al ballottaggio grazie a un grande lavoro di squadra ma nel finale ha staccato tutti con una poderosa pedalata e secondo me la gente l’ha votato anche perché è riuscito a smarcarsi leggermente dall’ala oltranzista della sinistra migliorista, emergendo nettamente sulla ganga livorosa e desiderosa di vittoria solo per consumare vendetta. E Castellengo? Ha perso sicuramente, ma io me lo immagino nella sua solitudine, seduto davanti al proprio scrittoio, che si sincera di essere solo, spegne il cellulare, apre il cassetto e s’accende un Cohiba mettendo i piedi sulla scrivania, aspirando rilassato ampie boccate: s’è trovato a dover fare quello che non voleva fare e c’è qualcuno che ha perso molto più di lui. Cirio per esempio, il vignettista, trombato come candidato alla presidenza della provincia, indi trombato come candidato sindaco, che soffiava come un mantice pro Marello confidando nell’ingovernabilità per avere nuove elezioni e invece salvo ricorsi accolti non le avrà. Tra l’altro il Cirio zitto zitto, quatto quatto, manzo manzo s’è fatto eleggere consigliere provinciale in un collegio doglianese, segno che lui stesso remava contro se stesso ad Alba.
Ha perso Zanoletti, i cui unici interventi pubblici in campagna elettorale sono stati quelli contro Cervella, ha perso Zanoletti che, con l’obelisco Paganelli (l’unico sottosegretario ai lavori pubblici di origine albese che in quanto tale non è stato in grado di far approvare nemmeno un centimetro dell’Asti-Cuneo) pare avesse posto il veto su Cirio sindaco. Il muro destrorso che ha dominato Alba negli ultimi 10/20 anni è stato colpito ferocemente e forse demolito. Un po’ meno sconfitto ma sempre tale il Rossetto, l’”utile idiota” in mano al mangiafuoco, stritolato dal clientelarismo ostentato ed eccessivamente “blagato” che ha portato Alba a non votare a destra ma che, appena messo il naso fuori dal circondario albese, ha ottenuto un buon successo personale a livello provinciale. Ovviamente se sconfitti sono i manovratori stessa sorte è toccata alle marionette, molte delle quali si dice s’aggirino a testa bassa nel cuore della movida albese. E Cerrato? Il Mastella delle Langhe? Esce, salvo ricorsi accolti, dal consiglio comunale dopo una lunga militanza: da pezzo pregiato del mercato in caso di consiglio comunale marelliano in salsa castellenghiana a semplice cittadino il passo dev’essere stato brevissimo e molto doloroso, ma non me lo immagino troppo abbattuto, qualcosa lo farà.
Ora però voglio rispondermi alla mia prima domanda, come un ospite marzulliano qualsiasi.
Esattamente un anno fa uscì allo scoperto, annunciando pomposo la propria candidatura a sindaco e supportandola da un’immediata copertura mediatica di un certo rilievo, il tale Cervella. Successivamente lo stesso rifiutò fermamente di partecipare alla pantomima delle primarie, attirandosi l’ira dei piddini veraci: cosa sarebbe successo in una corsa a tre tra Marello, Castellengo e uno zero e fischia percento qualsiasi?
Non ne esiste la controprova ma 400 candidati, 6 aspiranti sindaci, discussioni, aperitivi, striscioni e ogni ben di dio proposto hanno creato il disorientamento necessario a disperdere quel 12% decisivo di voti sindaco al primo turno. Il 6,69% conquistato dal Cervella, risultato magro in rapporto allo sforzo profuso ma decisivo allo stato delle cose, ha poi fatto buona parte del resto, contribuendo in maniera decisiva al ballottaggio.
Fosse stata una strategia studiata a tavolino sarebbe stato sicuramente il parto di un diabolico e perverso politicante di lungo corso: visto che Alba non è mai stata di centrosinistra, facciamo credere al centrodestra che c’è una terza via, portiamo via loro i voti necessari per andare al ballottaggio e una volta lì speriamo che si rosolino da soli con le solite tiritere ciricio-berlusconiche e con la loro sicumera da Alba-è-e-sarà-di-destra-sempre. Così è stato.
La morale è: se si vuol cambiare qualcosa bisogna fare casino e farne tanto, alla faccia delle svolte politiche radical chic sempre vagheggiate e mai realizzate. Forse.

Pippo Cervella

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giugno 18, 2009

Bar politic – 16. CHE PAZZA IDEA……

di Pippo Cervella

….. ma sarebbe la più logica e sensata, secondo me, visti e considerati gli ultimi sviluppi e tenendo presente sempre il mio personale orientamento al ballottaggio verso Marello.
Allora, ricapitolando, dalle urne albesi è emerso quanto segue, cioè la necessità avvertita dalla gente di un cambiamento, testimoniato dal ballottaggio, dal consiglio comunale semirivoluzionato e dalla squadra di assessori uscenti azzerata; altresì è venuta fuori una distribuzione dei seggi in consiglio favorevole alla coalizione uscente, i cui elettori hanno chiaramente manifestato il non gradimento verso il candidato sindaco.
Se vincesse Castellengo non cambierebbe nulla, tutto rimarrebbe come prima e la governabilità sarebbe assicurata secondo i classici canoni.
Se vincesse Marello si avrebbe quel 10-11 che costringerebbe il giovane avvocato ad equilibrismi non di poco conto, con possibile commissariamento e nuovo ricorso alle urne in tempi più o meno brevi. Ma allora perché no? Perché non farlo? Io i margini li vedo: un Castellengo le cui spalle non sono più di tanto protette dal mentore cittadino principale, quel consigliere regionale che immagino un po’ nervoso per gli sviluppi comunali e provinciali dell’ultima tornata elettorale, una squadra di ex assessori che non siede in consiglio comunale e quindi in teoria senza troppi diritti da accampare.
Certo bisognerebbe rinunciare a: “redde rationem” e quindi sfanculamenti e caroselli d’auto sotto casa del rivale il lunedì sera, vicesindacature forse già promesse all’ala migliorista dura e pura, incarichi in partecipate comunali già assegnati su base politica e partitocratica.
Però un VICESINDACO CASTELLENGO (o chi per esso, perché no, Rossetto?), e conseguente redistribuzione ponderata delle cariche, una volta passata la nausea da puzza sotto il naso dell’una e dell’altra fazione, avrebbe più vantaggi che svantaggi in una realpolitik come quella che s’è venuta a determinare. Sì lo so, mi direte che ci sono i partiti centralisti, c’è la Regione che non acceterebbe mai…ma dai! Per Marello sarebbe un salvacondotto a vita di credibilità e un messaggio chiaro d’indipendenza verso quei consiglieri regionali che hanno cercato in tutti i modi di mettergli il bastone tra le ruote salvo poi appoggiarlo in vista dello striscione dell’ultimo chilometro, per Castellengo (o chi per esso, Rossetto?) un’occasione per lanciare un messaggio chiaro e netto ai succhia ruote che per 10 anni hanno indebolito l’autorità dell’istituzione del sindaco ad Alba. Continuità e Rinnovamento insieme. Tanto i programmi elettorali dei due sono uguali, su, smettiamola di smenazzarcela. Proviamoci, se non per 5 anni almeno per un paio, ne avremo tutti da guadagnarci. E’ la soluzione più logica, semplice, per chi vuole uscire da una politica paludata, melmosa e malmostosa che rallenta l’iter burocratico dell’azienda atipica “Comune”, la cui funzione principale è quella di erogare servizi.
Sempre che vinca Marello.
Ah se Olindo fosse mai andato al ballottaggio……

Pippo Cervella

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giugno 17, 2009

Bar politic – 13. AL LUPO, AL LUPO!

di Pippo Cervella

http://www.carlocastellengo.it/Attenzione.html
L’ufficio elettorale di Alba, dopo il ministero dell’interno, s’è mosso! Qua la situazione pare abbastanza chiara, hanno ragione i Castellengos, nonostante i miglioristi dell’opposizione perseverino nel sostenere il contrario. Io mi permetto di prendere per buono questo annuncio e anche questo:
http://www.targatocn.it/it/zone_ab.php
E quindi? Mi permetto di ricapitolare alcune possibilità:
1) Al ballottaggio vince Castellengo: Amen! I Cattocumunisti rientrano nel recinto e riprendono vigorosamente a fare opposizione (ottima) in consiglio comunale e nelle milioni di associazioni presenti sul territorio, è stata una bella avventura, grazie a tutti. I Castellengos tirano un sospiro di sollievo, Cirio ri-pensa a cosa fare il prossimo anno alle regionali e per cautelarsi si riprende o rinvigorisce un posto nell’ente fiera (non so nel dettaglio come sia la situazione ma il concetto penso sia chiaro). Zanoletti sta in silenzio.
2) Al Ballottaggio vince Castellengo: parte una serie di ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato, al Tribunale, alle varie circoscrizioni di quartiere, agli uffici elettorali, al WWF, alla fondazione di Don Verzè. I vari enti summentovati decidono che così non si può andare avanti, il comune viene commissariato, arriva Basettoni (e con lui Manetta e Gambadilegno) o il commissario Cattani della Piovra e a maggio si ritorna alle urne. Cirio si presenta candidato sindaco. Zanoletti sta in silenzio.
3) Al Ballottaggio vince Marello: sarebbe una “caccia” importante per lui, dal 9-11 passerebbe al 10-11 con la Pantalera Cerrato che a questo punto avrebbe in mano il Libro della Catena, le chiavi di Alba oltre a quelle di San Giuseppe e speriamo di casa sua. Cerrato quindi ministro di qualcosa, Cirio pronto a tutto pur di far cadere il consiglio entro Natale e presentarsi a maggio di nuovo alle urne, senza contare Cervella che dà l’appoggio esterno ma non ha giurato fedeltà all’ordine dei cavalieri del Tabernacolo del 68. Zanoletti si liscia il barbone ma sta zitto.
4) Al Ballottaggio vince Marello: vedi punto 2, solo con Cirio un po’ più gasato e Zanoletti che ottiene di celebrare la messa in Duomo una volta la settimana. In silenzio però.

Non so, a naso potrebbero esserci anche altre possibilità, compresa la guerra civile e le barricate in piazza fatte contro la borghesia che crea falsi miti di progresso, oppure Zanoletti che fa un comizio, oppure Mimmo di Mora, quello delle mille e passa partita nei mitici “Amici del Pallone” di Gazzettiana memoria negli anni 90 che si candida sindaco.
L’unica cosa sicura è che domenica solo se Castellengo vincesse potrebbero schioccare i tappi di champagne, schioccassero nel caso opposto sarebbe proprio una questione di pessimo gusto. Lo so brucerebbe anche a me ma, cari amici e perché no per il momento colleghi Marellos, siamo chiamati ad un’ulteriore prova di forza, sopportare il contrappasso di non poter festeggiare a causa del peccato originale del centrosinistra albese, la sicumera migliorista che uso a profusione ma che mi fotografa molto bene la situazione. Questo peccato a destra non crea pena dantesca, a sinistra sì. Forse s’è anche infranto l’undicesimo comandamento, cioè “non blagare”, ma qui bisognerebbe chiedere bene bene a Don Valentino.
Bene io ho finito. Corro a fare il pieno al Camper e a stirare le magliette……….

Pippo Cervella

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giugno 16, 2009

Bar politic – 11

di Ezio Massucco

From Alba to Phoenix (parentesi di decongestione nell’arduo cammino di preparazione al voto)

“Osservazione cinica: il fatto che nel discorso di stamani John McCain abbia a più riprese lamentato una certa «povertà morale» dell’America, una «perdita di pudore» che lui attribuisce «all’assalto incessante di forme di intrattenimento improntate alla violenza, che hanno perduto la bussola morale a favore del profitto» (le metafore di McCain tendono a complicarsi un po’ quand’è su di giri), e ha prodotto una serie di suoni che messi insieme somigliavano davvero un sacco a una proposta di regolamentazione federale di tutte le forme di intrattenimento degli Stati Uniti, che avrebbe come minimo pericolose implicazioni sul piano costituzionale, ebbene, tutto ciò per quelli della Cnn non è di particolare interesse. E nemmeno sono alla ricerca di quell’agghiacciante passaggio del discorso in cui McCain ha dichiarato che il nostro prossimo presidente dovrebbe essere considerato «comandante in capo della guerra alla droga», con facoltà di inviare denaro e (a sentirlo si sarebbe detto) anche l’esercito, se necessario, in quei «Paesi che a quanto pare necessitano di assistenza per controllare le esportazioni di veleni che minacciano i nostri figli». Considerando che il controllo dei mezzi di comunicazione da parte dello Stato è uno dei grandi mali su cui puntiamo il dito quando vogliamo distinguere le democrazie liberali dai regimi repressivi, e che proprio l’aver inviato l’esercito ad «assistere» degli Stati sovrani nei loro affari interni ha cacciato gli Stati Uniti in alcuni dei più grossi casini della seconda metà del secolo scorso, l’impressione è che siano questi passaggi del discorso di McCain le vere «parole di guerra» che un elettorato democratico maturo potrebbe voler sentire al telegiornale. A noi invece non importa, evidentemente, e quindi nemmeno alle televisioni. E’ anzi possibile ipotizzare che una delle ragioni principali per cui così tanti giovani di orientamento indipendente e democratico sono entusiasti di McCain è che i media che seguono la campagna elettorale dedicano un sacco di tempo alla sua pimpante schiettezza e pochissima alle affermazioni destrorse talvolta estremamente spaventose che tale schiettezza lo porta a fare… ma non importa, perché la cosa davvero avvincente qui al tavolo di destra dell’F1 (“Fuffa 1”, il pullman che trasporta i giornalisti accreditati al seguito di John McCain nella campagna per le primarie repubblicane del 2000, così ribattezzato dall’autore, ndr) è ciò che succede alla faccia di McCain sullo schermo del Sony Sx mentre quelli della Cnn sorvolano rapidamente sui dettagli noiosi del discorso. McCain ha i capelli bianchi (prematuro souvenir di Hoa Lo) e le sopracciglia scure, e il cuoio capelluto rosa sotto una cosa che non è esattamente un riporto, e due guance un po’ paffute, e con un normale fast-forward analogico la sua faccia dovrebbe semplicemente sembrare ridicola, semplicemente come qualsiasi altra persona sembra spastica e ridicola in fast-forward. Ma i nastri e le apparecchiature di montaggio della Cnn sono digitali, perciò quel che succede in fast-forward è che le inquadrature in primo piano di John McCain con otto delle strisce della grande bandiera sullo sfondo non accelerano diventando ridicole, ma piuttosto esplodono in una miriade di cubetti e quadratini digitali, e tutti questi pezzi si mescolano forsennatamente sullo schermo e si gonfiano e indietreggiano, e si ricollocano al ritmo frenetico del fast-forward, e l’immagine che ne risulta pare uscita dalla peggiore esperienza con le droghe di tutti i tempi, i cubetti e i riquadri di un cubo di Rubik fisiognomico che volano qua e là e cambiano forma e a volte paiono sul punto di trasformarsi nella faccia di un essere umano ma senza mai risolversi in una faccia, sullo schermo ad alta velocità.”

David Foster Wallace, “Forza, Simba”, in “Considera l’aragosta. E altri saggi”,  Einaudi, Torino 2006, traduzione di Matteo Colombo. Per gentile concessione Einaudi e GB.

Ezio Massucco

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giugno 12, 2009

“La leggenda dello scrittore sull’Oceano”, di Gabriele Romagnoli

Il reportage perfetto, dal maestro del racconto per giornale

QUI

[Vanity Fair n. 24 del 17.06.2009]

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giugno 10, 2009

Bar politic – 5

Questo uomo è stato eletto. 18.354 preferenze nella circoscrizione II Nord-Est

Nemmeno i Castellengo’s sono giunti a tanto

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Bar politic – 3

L’anatra ha bisogno di un ortopedico.
Un pensiero, un’idea, un’ipotesi, una voce, una considerazione, un’affermazione, un imperativo: se voti Marello al ballottaggio, il sindaco governerà senza maggioranza. Cioè non governerà. Frena! Welcome to Italy, my friend.
La chiamano, con una fantasia degna del Nobel per la creatività, l’anatra zoppa. Semplifico per chi su queste cose si addormenta: per avere 12 consiglieri su 20 in municipio, cioè la maggioranza, la coalizione che sostiene il sindaco eletto deve avere il 50%+1 dei voti validi. Se così non è – e se vince Marello, così non è – la ripartizione dei seggi non tiene conto del premio di maggioranza, per cui Marello avrà 9 consiglieri in appoggio, Castellengo 10, e il civico Cervella a far da undicesimo*. Con Marello sindaco. Quindi: un sindaco in minoranza. L’anatra sciancata. E qui, benvenuti in Italia capitolo 1, perchè lo scandalo di una simile idiozia tecnica non è tanto sia stata fatta, quanto non sia stata ancora corretta, dal ‘95 che ce la portiamo dietro.
Avete mai visto un politico dimettersi appena raggiunta la cadrega? Avete mai visto un politico tornare alle urne per un difetto tecnico della legge elettorale? Invece: quante volte un appena eletto nelle liste di un partito alla prima occasione utile s’è seduto un po’ più in là,  assieme a quelli di cui fino a due settimane prima aveva detto peste e corna? Quante volte un appena eletto se n’è uscito dalle aule per attestare la fiducia a un governo o a una giunta che fino a due settimane prima aveva ritenuto demonio?
I casi celebri: Berlusconi cerca di infilare a Incantesimo la fidanzata di un senatore dell’opposizione affinchè ogni tanto vada a farsi un giro per Roma anziché sedere nell’emiciclo (cercare su youtube, intercettazione Berlusconi-Saccà); Zanoletti, anno 1994, appena eletto nel PPI, al momento della fiducia al governo Berlusconi I se ne sta al bar per l’aperitivo; le danze di Mastella in equilibrio sul meridiano zero, il centro della politica; et cetera, et cetera: benvenuti in Italia capitolo 2.
Cervella assessore, comunque, garantisce il 10 pari*. E consigli comunali al netto di raffreddori e di emicranie. E magari si libera un posto a Telecupole.

Aquì, todos por Eta?
Lo chiesi in un bar di Vitoria. Quelli con me ridono ancora adesso, la cameriera mi fulminò imbarazzata: “Ehm, no“. Ma a Vitoria, capitale dei Paesi Baschi, e in tutta la più vasta terra chiamata, ’spiace per gli indipendentisti, Spagna, votare per Euskal Herritarrok o per il PSOE non è difficile. Tecnicamente, intendo.
Stavo spiegando il mio lavoro dello scorso fine settimana a tre colleghi spagnoli. Avevo parlato delle anatre in ortopedia e del voto disgiunto, possibile alle comunali ma non alle provinciali e alle regionali, del ballottaggio alle provinciali e alle comunali ma non alle regionali, del premio di maggioranza alla coalizione che ottiene la maggioranza relativa, con sbarramento su scala nazionale al 4% per la Camera ma dell’8% a livello regionale e senza premio di maggioranza per il Senato, e poi la funzione strettamente abrogativa del referendum, stavo parlando di questo quando a un collega calvo sono poco alla volta ricresciuti i capelli, la collega bionda è diventata bruna, al collega crespo è spuntata una criniera cavallina.
Poi, pallore in viso, tremore, convulsioni e vomito: in quel momento stavo dicendo del Manuale del Presidente di Seggio, dei tre giorni impiegati in un’aula di scuola, della conta dei voti, delle timbrature e delle tabelle di scrutinio da inviare in differenti buste denominate non Pippo o Cammello, ma 8a, 8b e 8c (e sono solo 3 delle circa 15).
Infine hanno ripreso l’aspetto di inizio giornata, con la sola differenza di un punto di domanda tatuato in fronte. E mi hanno spiegato il sistema spagnolo.
Entri ai seggi, da un tavolo prendi le schede – che sono tante quanti i partiti che si presentano – e le porti in cabina. Quella che rappresenta il partito che intendi votare la metti in una busta, chiusa. Le altre le butti o te le porti a casa per i tavoli con le gambe che ballano o per il putagè. Poi esci dalla cabina e imbuchi la busta nell’urna. Se allo spoglio in una busta ci sono più schede, il voto è nullo. Molti la scheda la portano da casa, perchè i partiti la inviano per posta. Conta lo spoglio delle buste, e le schede dentro contenute. Fine.
Ho cercato di spiegare perchè da noi questo sistema sarebbe impossibile.
Francamente, non ci sono riuscito.

* Aggiornamenti:

- ho fatto i conti, se ben ricordo il sistema, Cervella non garantirebbe il 10 pari. Dovrebbe essere: 8 Marello, 1 Cervella, 11 Castellengo. Attendo lumi da chi, in zona, ha avuto modo di saperne di più.

- Giulio Segino, di Gazzetta d’Alba, precisa in un commento le ipotesi sui seggi

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giugno 9, 2009

Bar politic – 2

Un cavallo per senatore: si chiamava Incitatus.
Marello prende il 5,45% in più della somma delle liste che lo sostengono, Castellengo prende il 5,48% in meno delle sue d’appoggio. Su facebook i miei amici Giovani dicono che è un’ingiustizia andare al ballottaggio con la maggioranza assoluta dei voti a livello di lista. E sono delusi, come evidenza Giampiero Busato.
Direi al contrario che c’è stata, incredibilmente, giustizia, e che è stata anzi l’epifania della ragion d’essere del voto disgiunto. Finalmente, pure. Anche un cavallo avrebbe ritenuto più presentabile la candidatura di Marello rispetto a quella di Castellengo.
Assolutamente per ragioni estetiche, ovvio.
Avete mai sentito di qualcuno eletto per ragioni etiche?

Gancia puta, puta Gancia.
Si sa: il maschio medio in gruppo, quando l’io della finezza è preso a calci dagli istinti bestiali, è un animale. E dice le peggio cose, che poi (non) smentisce. Immaginatevi i commenti sulla Gianna Gancia e il suo Caldereul. Anche lei, però. Le facce sui manifesti, in estasi mistica. Sguardo rivolto all’orizzonte celestiale, come se qualcuno, da sotto, stesse. Orgasmica. E sui meno giovani, ma bigotti e imborghesiti cuneesi arricchiti, più animali sebbene in via sommersa, l’effetto mamma-con-figlio-e-nuovo-compagno: eh, ma non è seria; eh, ma è divorziata; eh, ma non può ricevere la comunione.
E poi: ma quant’è bravo il Mino; ma quant’è sveglio il Taricco; ma come lavora bene l’assessore in Regione; è di sinistra, ma è una brava persona.
Slogan subliminale: la bellezza conta. Slogan superficiale: ma conta di più il partito.

Castellengo santo subito. Anzi no(n ancora).
Castellengosindaco: un mantra avvistato: sull’acqua naturale, sul gelato alla crema, sul treno per i bambini, sulla pizza margherita, sul Martini bianco, sul rosé al tennis club, sull’ugola di Fiordaliso, e chissà dove anche. Io l’ho sognato due volte, di notte. Quasi mancherà.
Se avessero scrutinato la frequenza e l’intensità degli slogan, Castellengo sarebbe il sindaco più votato d’Italia.
E invece, si mangia e si beve ancora per due settimane. Prodotti griffati, of course.

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Bar politic – 1

Inizia Giampiero Busato, con “Due di picche“, sul risultato elettorale dei Giovani per Alba.

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“Castellengo sindaco”, ma non subito (e forse neanche dopo)

Come è andata alle Comunali di Alba lo trovi QUI.

Castellengo (cdx) 46,10%
Marello (csn) 41,39%
Miroglio (UDC) 2,81%
Cervella (IDV+civiche) 6,69%
Asteggiano (civica) 2,20%
Magara (civica) 0,80%

Mi ero divertito a pronosticare:
Castellengo (cdx) 45,82%
Marello (csn) 34,70%
Miroglio (UDC) 9,55%
Cervella (IDV+civiche) 6,88%
Asteggiano (civica) 2,38%
Magara (civica) 0,67%

(La provincia, invece, l’ho clamorosamente toppata!)

(…ci torno, ma intanto segnalo questa mezza rivoluzione)

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giugno 7, 2009

O mutos deloi

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giugno 6, 2009

I pronostici li azzecca chi non li fa

Poche ore all’inizio del voto. Ecco come andrà.

Elezioni Europee
Pdl 34,76%
Pd 24,16%
Lega Nord 13,78%
IDV 10,79%
UDC 6,66%
Rif.Com. 4,76%
Altri <4%

Primo turno comune di Alba (CN)
Castellengo (cdx) 45,82%
Marello (csn) 34,70%
Miroglio (UDC) 9,55%
Cervella (IDV+civiche) 6,88%
Asteggiano (civica) 2,38%
Magara (civica) 0,67%

Secondo turno comune di Alba (CN)
Marello (csn) 6.304 voti 50,22%
Castellengo (cdx) 6.248 voti 49,78%

Primo turno provincia di Cuneo
Gancia (cdx) 43,67%
Taricco (csn) 41,44%
Delfino (UDC) 4,71%
Altri <4%

Secondo turno provincia di Cuneo
Taricco (csn) 61,89%
Gancia (cdx) 38,11%

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giugno 5, 2009

Aggiornamento chiusura campagna elettorale di Alba (CN)

di Pippo Cervella

Si dice che stasera in piazza Savona, tempo permettendo, saranno in 4 e non in 6 ad affrontarsi nella tradizionale chiusura della campgna elettorale che ad Alba è tradizione ad ogni tornata. Molto democraticamente i 2 principali indiziati al ballottaggio pare abbiano deciso di “tagliare” l’incontro pubblico per concedersi in toto alla propria “claque”.
Sempre tempo permettendo i 4 restanti avranno buoni motivi per attaccare (finalmente), anche se si annuncia scarsa partecipazione popolare, sia perchè se si vorrà magnare o bere bisognerà portarselo da casa, sia perchè pare che la gestapo abbia richiamato in servizio tutti i colonnelli….
Si dice che chi sperava 5 ore fa nel temporale ora non ci spera più tanto….

Pippo Cervella

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giugno 4, 2009

LA MERCE

di Pippo Cervella

Premessa: giuro di dire la verità soltanto la verità, nient’altro che la verità, magari un po’ colorita per renderla più appetibile, ma sarà soltanto la verità. Alla faccia della gestapo.
Ecco, ho usato il termine appetibile, che è l’aggettivo più consono alle fiammelle che incendiano gli spurghi degli ultimi scarichi elettorali albesi. Ormai si mangia dappertutto, come testimonia l’ottimo Busato in un altro post, il politico parla alla pancia, tanto gli elettori sono merce (anzi il suffisso è da cambiare, perché sono lo scarto di ciò che rimane dopo badilate di becchime liofilizzato al gusto di “Libertà”), ma è vero: se non offri da magnare e da bere sei out, sei un pezzente. Deve averlo saputo un belloccio assessore di un settore nevralgico della vita e della campagna elettorale albese, che sabato sera ha organizzato una grigliata elettorale, pare utilizzando manodopera e attrezzature comunali, che si spera almeno abbia pagato di tasca propria; deve averlo saputo un sindaco uscente, che ieri sera mercoledì ha offerto nella sua proprietà, molto più ampia rispetto a 10 anni fa (che faccio, maligno?), una cena pare pantagruelica presa d’assalto da potenziali merci; sicuramente l’hanno saputo anche i legaioli padani che sabato scorso, nella nordica piazza san giovanni, hanno offerto le loro libagioni a Odino affinchè interceda sull’elettore o sul presidente di seggio.
Anche Olindo, dopo numerosi aperitivi, è passato al contrattacco ma è stato un po’ più sobrio: sabato ha turato un vulnus vergognoso nella giornata gastrica tipo della merce, offrendo merenda in piazza con pane e nutella, ieri sera invece gelato e angurie di Librizzi, anche tutto ciò preso d’assalto ma con educazione e senza spintoni, tant’è che in tutta la serata non s’è sentito né un rutto né una scoreggia.
Ma non crediate che Marello se ne stia buono buono eh: migliorista sì, però agli aperitivi non si dice di no, seguendo una tradizione democratica benaltrista che ha già dato grandi successi a livello nazionale; da riconoscergli però una batteria di bocche da fuoco niente male, se è vero che suoi sodali telefonano a casa e “ciuchinano” per strappare questo e quel voto. Asteggiano e la Miroglio, anche loro hanno aperitivato, Magara forse no, ma qualche pallone a qualche gruppo sportivo di nicchia è arrivato, se non da lui sicuramente da candidati in liste presunte sicure che con un centinaio scarso di voti siederanno nel prossimo consiglio comunale.
Che dire ragazzi, io che sono di parte almeno per diritto di sangue qua lo dico, a 2 giorni dalle elezioni e poco meno dalla fine della campagna elettorale: Olindo s’è buttato nella mischia ufficialmente a fine luglio 2008, ufficiosamente a maggio almeno, e in questo modo ha dato un decisivo impulso alla partenogenesi del mostro elettorale. Se lui si butta perché non io? Deve aver pensato il Buon Asteggiano. Visto l’andazzo e il proprio malcontento anche Magara, che è quello a parole più a sinistra di tutti benché si presenti con la destra (come corsivato dalla Versio su Daleggere di giugno) s’è presentato, con Marello e Castellengo già in pista per i fatti loro. Buon ultima la Miroglio, quasi costretta da un sussulto di dignità fortemente ispirato da vertici nazionali, poi regionali infine provinciali susseguenti agli schiaffoni presi dall’ultima giunta (perché dimenticare la sostituzione di un suo assessore con uno leghista a pochi mesi dalla fine della legislatura?).
In campagna elettorale s’è parlato di tutto, chi ha la pazienza di leggersi i giornali locali si accorgerà che tutti i candidati hanno spaziato parecchio dando anche risposte contraddittorie a simili domande poste in tempi diversi, ma la merce questo non lo saprà mai. Come purtroppo non saprà mai fino in fondo cose ovvie cioè il perché del nuovo ospedale, su terreni di proprietà di chi non si sa ma sicuramente i più scomodi e geologicamente instabili del circondario, perché certe varianti al piano regolatore in certe proprietà, perché la ristrutturazione di uno stadio vecchio con uno nuovo già a norma, cosa è successo davvero all’ APRO, perché il comune ha regalato soldi allo scalo di Levaldigi e altre pinzinzacchere. La merce non saprà mai che al primo punto del programma della coalizione uscente 5 anni fa c’era la viabilità, ma non saprà nemmeno che il problema viabilità ad Alba non si risolverà MAI senza soluzioni drastiche e scomode PER TUTTI. La merce non saprà mai che, laddove sorge quella nuova scatola di merci a Mussotto, fini a poco tempo fa c’era una lapide commemorativa di civili uccisi dai nazifascisti vergognosamente rimossa , non saprà mai che alcuni consiglieri regionali minacciano chissà cosa se tu appoggi il tal altro, mentre altri consiglieri regionali spergiurano di appoggiare taluni nell’ombra per poi appoggiare tal altri sotto il sole, ma la merce sa benissimo che farsi vedere a uno dei summentovati aperitivi è molto pericoloso, perché la gestapo ad Alba ha mille occhi, e se sei un geometra che beve al calice sbagliato rischi di dover poi progettare solo pollai.
Ora i sondaggi danno Castellengo attorno al 50%, Marello al 35%, Cervella al 30%, Miroglio 20%, Asteggiano e Magara attorno al 10% a testa. Il 145% degli albesi è quasi convinto che si andrà al ballottaggio, dove però pare che Marello debba poi ottenere almeno il 75% dei voti per essere eletto mentre a Castellengo basterà ottenere il 35% perché vanta un credito pari al 65% maturato da Rossetto alle scorse elezioni. Manca ancora un giorno intero, chi offrirà il digestivo migliore si accaparrerà sicuramente il voto degli indecisi o dei voltagabbana professionisti.

Pippo Cervella

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and you are walking your way from the ground on down…

di Francesco Bogliacino

Quello che scriverò qui di seguito non è un’analisi, ma un’accozzaglia di ricordi. Tutto va letto di conseguenza. Vietato offendersi perchè non mi interessa portare avanti nessuna argomentazione.

————————————————————–

Io la politica l’ho sempre amata, intendendo più o meno l’attenzione partecipata a questioni che hanno a che fare con lo spazio pubblico e le decisioni che vengono prese da chi gestisce il potere. È una definizione del kazzo, lo so, ma non me ne venivano di migliori, non a quest’ora del mattino. Alla fine, tuttavia, ho sempre fatto fatica a capire se valesse la pena votare, e in caso affermativo, a chi regalare una crocetta.

Il mio problema è sempre stato legato a una contraddizione di fondo: ho sempre preso tutto troppo sul serio e allo stesso tempo sono una persona devastata dal dubbio. La prima implica voglia di partigianeria e estremismo sempre e comunque – oltre a grossi problemi nelle relazioni interpersonali quando si hanno 15 anni e si ragiona con una cintura di ormoni attorno al capo – la seconda il mettersi sempre e comunque in discussione, cambiando idea e rovesciando categorie. La mia inutile e breve esistenza è una rassegna di impegni full resources in idee che non hanno mai passato il test della quarta domanda. Ci credete? cresciuto in una famiglia di destra e molto cattolica, con un fratello molto amato e che fino ai 24 non conosceva se non spigoli e bianco/nero – non ringrazierò mai abbastanza il servizio militare per avergli insegnato il concetto di sfumatura e di smoothness – io avevo preso super sul serio anche la mia educazione religiosa. In quel caso non è mai arrivata alla seconda, di domanda…

La politica non fa per me, senza dubbio. È che in politica bisogna vendere certezze. Bisogna avere risposte, non domande. Bisogna credere in un posto, non volerlo continuamente cambiare. I processi decisionali sono meccanismi complicati dove le priorità si stabiliscono con criteri del tutto arbitrari, che violano non tanto l’etica (i discorsi morali mi hanno sempre affascinato tanto quanto il dibattito teologico “l’incubo si riproduce o prende in prestito il seme dall’uomo che lo ospita?”, in base al quale i cattolici si sono sbranati per anni), piuttosto direi la banale logica.

Stamattina è morta un’avvocatessa di 28 annni a Medellin. Ieri due bambini di 16 e 11 anni si sono recati nel suo studio nel centro armati fino ai denti. Hanno minacciato il custode, hanno bussato alla sua porta e l’hanno freddata con quattro colpi. Poi sono scappati, hanno ferito ad un occhio un passante che cercava di bloccarli e sono stati poi fermati dalla polizia. La signora era incinta di 8 mesi e mezzo, fortunatamente il bebè si salverà.

Le armi dei due giovani sicari

Le armi dei due giovani sicari

Che c’entra? niente, direte voi, ma a me piace pormi domande. Certo ieri ero in centro a quell’ora, vagavo come un anima in pena dopo essermi visto il film Bamako. Ero preda della nostalgia dell’Africa e passeggiare tra ladri e puttane mi rasserena. Ad undici anni uno non si procura una pìstola con il silenziatore per organizzare un attentato. Sono sicari contrattati dai gruppi armati, sicuramente vengono da Barrios iperpoveri, sfruttati perchè manipolabili, sacrificabili e non perseguibili. Il più piccolo non può affrontare nemmeno un processo. Non sono per nulla stupito che questo accada, non in Colombia, men che meno a Medellin. Quello che mi domando è: esiste un problema di sicurezza? Si. La gente sta barricata in casa? No.

Ora confrontiamo con quello che succede in Italia. Esiste un problema di sicurezza? Certo, si chiama Mafia. Qualcuno se ne preoccupa? No. In compenso abbiamo schiere di politici che soffiano sul fuoco del razzismo nel nome delle paure dei vecchi. In che senso dei vecchi? Nel senso che è il tipico modo diffidente di affrontare il diverso che hanno le persone anziane e caratterizza un paese declinante e con parabola demografica discendente. Vi faccio un esempio: quando andai in Africa per la prima volta, la mia amata nonnina – che non farebbe del male nemmeno alla mosca più stronza che l’evoluzione riuscisse evntualmente a produrre – mi disse “Vai tra quelli tutti neri con i palmi bianchi? Guarda di non dare troppa confidenza!”. Io non cercai di capire che l’età poteva spingere a giudizi non ponderati, la presi con calma e le dissi semplicemente, con una circonlocuzione moderata, che stava dicendo una puttanata. Poi ritornai sull’argomento al mio arrivo, condii con qualche foto e lei capì.

Non so se è più chiaro ora, ma il punto è semplicemente che il buon senso non è molte volte politicamente spendibile e la logica non sembra essere un buon criterio per rintracciare i problemi. Non me ne vogliano i Giovani per Alba, ma questa mattina pensavo proprio a loro. Hanno tra i 18 e i 30 anni, vivono nelle Langhe e propongono “i corsi di autodifesa?”. Ma come? -dico io – ci ho messo tre minuti su Internet per capire che non esiste nessun problema sicurezza ad Alba.

Bogliacino secondo (a me capita un po’ come a Montalbano) mi segnala immediatamente: di che ti stupisci? Usa una banale logica economica, pensa a un modello di competizione elettorale. Soffiare sul fuoco raccatta voti al centro, dove in Italia abbiamo una massa critica di fifoni baciapile che sognano la pensione. Lo so – risponde Bogliacino primo – ma questo è un racconto, non un’analisi.

Epilogo.

Il mio primo viaggio lo feci a 14 anni, in Irlanda. Era il 1994, da qualcuno enfaticamente ribattezzato il secondo anno del punk. La storia ritorna sempre due volte, la seconda in farsa: a me non toccò il 1977 con i Sex Pistols (e Mas Colell che in un anno metteva quattro Econometrica, tre JET e alcune pubblicazioni minori-si-fa-per-dire), toccò il 1994 con gli Offrsping che cantavano “I am not a geek, I am just a sucker with no self esteem”. A quattrodici anni mi ubriacai di Guinnes in un pub sulle Isole Aran (lì se ne fottevano dell’età). Iniziai a pensare che forse la politica non era tutto. Mi sembrava che fosse il posto più bello del mondo per vivere e pensai che l’Italia non mi avrebbe mai offerto nulla di simile.

Adesso vivo a Medellin, continuo ad adorare la Guinnes anche se qui non si trova. Anni di esperienza mi rendono praticamente impossibile ubriacarmi di birra senza prima esplodere e pisciare 8 milioni di volte. Di tornare in Italia non ho voglia, non so dove sia il posto più bello del mondo ma sogno di svegliarmi a Salvador de Bahia. La Politica? Quella ormai mi fa sempre più vomitare…

Francesco Bogliacino

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giugno 3, 2009

L’abbuffata

1

Castellengo arringa la folla

2

Bolla in ascolto della parola

3

Dov'è il rosé?

4

La battuta qui era: se vedi rosso spara a vista, o è un pomodoro o un comunista

di Giampiero Busato

Ipocritello, essendo nato ad Alba, un po’ lo sono pure io, eccheccazzo. Quindi capita che mi ritrovi su al mio circolo, pochi giorni fa, appena finito di dilettarmi in una borghesissima partita di tennis (in realtà gli altoborghesi che fondarono il Tennis Club Alba nel 1978, compreso l’ex sindaco democrist-sinistreggiante Demaria, ormai vanno al Golf Club di Cherasco perché ha quote di accesso piuttosto esclusive, nel senso che escludono tutti quelli che non hanno taaaaanto grano).

Dopo la partita gironzolo per il club, stravolto dalla calura e dai passanti del mio pugnace avversario.  E scopro che c’è l’aperitivo dei Giovani per Alba. Boia, non posso perdermelo. Del resto sembra farlo apposta: esco di casa e trovo l’Ape Gelataia ed Emanuele Bolla. Faccio un serve&volley, alzo la testa dal campo 6 e mi ritrovo Emanuele Bolla. Se è un segno divino, e io non voglio sottovalutare i segni divini, è mio obbligo morale assistere all’aperitivo. E anche sbocconcellare un po’ di fritto, con qualche calice di rosé servito molto chilled. Ipocrita, dicevo, perché l’aperitivo di destra non s’ha mica da fare per me che poi mi ergo a criticone, però diamine, son le otto di sera, è domenica, penso alla mozzarella di bufala che urla la sua solitudine nel mio frigo. La decisione è presto presa: Castellengo sindaco, e ancora un sorso di rosé, grazie.

Castellengo c’è, in carne e ossa: parla un po’ piemontese e un po’ italiano, la variante est, il traffico, i finanziamenti (il circolo ne ha presi per far giocare le sue squadre di tennis di serie A), il bilancio che è migliorato, Alba nel mondo (eeeeeh). Alla fine, quasi dimentico dei suoi gladiatori, li presenta tutti insieme: “Ah vi presento i giovani. Vieni Bolla, vieni”. C’è Bolla, c’è Lucco Castello (trentasei gradi e abbigliamento da ufficio in novembre, un coraggio sovrumano), ce ne sono anche altri ma mica li conosco tutti (e qualcosa mi dice che neanche lui conosca tutti per nome e cognome): Anolli, forse, boh. Dice che questi sono bravi ragazzi, che Lucco Castello ha spaccato il salvadanaio per comprarsi la pubblicità sulla Gazzetta d’Alba. Boia, la Gazzetta dice che Castellengo ha speso almeno settantamila euro (stima al ribasso) per la campagna, cinquemila li poteva dare ai giovani, no? Prima di andar via me lo presentano, e vengo presentato come un “famoso giornalista”. Mi chiede di mio padre, che scopre di conoscere. Mi dice che adesso devo sparare tutte le cartucce, dai 30 ai 50 nella vita si fa tutto, e che è bello sapere di albesi che spargono la loro albesità nel mondo.

Ieri, poi, ho rifiutato della pizza gratis, sempre di Castellengo, in piazza Savona. Aveste visto la ressa: scene di fame dal Burkina Faso. Per conto mio mica me la sentivo di bissare l’ipocrisia: ipocrita sì, ma mica professionista. Giornata elettoralmente campale, quella di ieri, con gran concerto di Marina Fiordaliso, in arte Fiordaliso, davanti alla nuova fontana. A un certo punto una signora, che vent’anni li ha avuti ma non meno di trent’anni fa, sale sul palco e inizia a sculettare e roteare braccia e gambe. Imbarazzo generale, dal quale Fiordaliso esce prendendo per mano la Cuccarini de noantri e calmandola con una massima che ancora sto cercando di decrittare: “Nella mia vita ho un motto: ama chi sei”. Ama chi sei: o è una linguista inarrivabile, o io ho non ricordo più i pronomi, o non significa un cazzo. Momenti indimenticabili, comunque: volevo fotografarla, la danzatrice del ventre (un po’ ampio) ma non me la sono sentita. Prima di Fiordaliso avevano gorgheggiato gli esponenti tutti della destra albese: il sindaco uscente Rossetto (frase chiave: “Noi non ci vergogniamo della nostra storia, non come altri che lo fanno, e non faccio nomi perché non è il momento giusto”. Ah, e quando è il momento giusto per far nomi, che mancano quattro giorni alle elezioni?), il consigliere regionale Cirio (frase chiave: “Votateci anche in segno di rispetto e di riconoscenza nei confronti del nostro presidente Berlusconi, per tutto quello che il suo governo sta facendo” . E qui ho avuto un mancamento, ho rischiato di versarmi la birretta sulle scarpe e gli avrei chiesto i danni, nel caso), Castellengo (frase chiave: non la ricordo, stavo ancora rimuginando su quella di Cirio). Forse anche lui ha detto “Ama chi sei”.

Giampiero Busato*

*Articolo pubblicato anche QUI, che poi sarebbe casa sua

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maggio 23, 2009

La stracciatella delle libertà

La vicina di casa si serve. Offre Castellengo

La vicina di casa si serve. Offre Castellengo

Vuole un po' di cioccolato di destra?

Vuole un po' di cioccolato di destra?

Il vigile invita a spostare il gelato politicizzato

Il vigile invita a spostare il gelato politicizzato

Arriva il cono che ci salverà dai comunisti!

Arriva il cono che ci salverà dai comunisti!

di Giampiero Busato

Arrivo nel parcheggio sotto casa e la vicina di pianerottolo è lì con due coppette in mano. Cioccolato, crema e qualcosa d’altro. “Sti politici”, mi dice, e va via. Poi si gira, quando ormai sta per sparire su per le scale, e aggiunge: “Vai, vai anche tu che c’è il gelato”. Non ci capisco una ceppa: gelato, i politici, vai anche tu: ma che dice? Poi mi giro. Un’ape gialla, l‘ape gelataia, sta parcheggiando davanti alla scuola elementare. Arriva il vigile e la fa spostare poco lontano. Lì intorno traffica un ragazzo, anzi due, e uno dei due l’ho già visto: ah sì, è un giovane per Alba. Aspettano che i bambini escano, accompagnati dalle mamme, e si facciano regalare il gelato. In cambio, l’ape gelataia è tappezzata di un imperativo categorico: Castellengo sindaco. Il bambino tira la mamma verso l’ape e mangia la stracciatella gratis. La mamma, per conto suo, si ricorderà di votare per la libertà sua, del bambino, mia, della vicina di pianerottolo (e di di quella di Dell’Utri, del Supremo e di tutti gli altri). Gratis pure quella, eh.

Giampiero Busato

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maggio 22, 2009

E’ notte

Mi accorgo di avere perso la coppola. E’ un cappello che quando lo comprai per 30mila lire nel ‘96 al mercato di via Cavour, tutti mi risero dietro.
Sembri un terrone“, era il più gentile.
Oggi è di moda. Oggi è fico. E io l’ho perso. Sono a Parma, lo so perché quel groviglio di scale a mattonelle rosse le ho viste a Parma qualche anno fa. Due barboni dormono accatastati sotto stracci e cartoni. La mia coppola è lì, accanto a quello che dell’altro è alla destra. Ma c’è un cancello di ferro e io non riesco a oltrepassarlo. Il barbone si sveglia e mi tira la coppola.
Mavaffanculo“, mi dice, avvicinandosi ringhioso.
Corro, scappo. Entro nella mia 307 ma lui è già dentro, accucciato ai piedi del posto del passeggero. Mi guarda e ghigna. Inizia a tappezzare la carrozzeria di strani manifesti. Vedo la mia auto girare per Livorno, io alla guida, il barbone accanto che esulta. L’auto ha i poster di Taradash sindaco ma gli adesivi con un altro nome: Castellengo sindaco. Giro per Livorno – che immagino, giacché non la conosco e non so come sia.
Sono ora dietro una chiesa, storica, importante. Non lo so che cosa ho fatto da quando ho deposto il volante, poco prima, fatto è che vado verso la mia 307 parcheggiata in una piazzetta sul retro di questa chiesa importante e non è più la mia 307 nera ma è una Golf canna di fucile. Non mi hanno rubato la macchina: si è trasformata.
Vaffanculo“, dico mentre ci salgo sopra.
Sono in casa. Arriva Silvia e la sua troupe. La seguono in tre o quattro. Uno ha un microfono in mano, uno ha le luci portatili, uno ha due pannelli che diffondono luce.
Trecentomila euro mi ha chiesto, ’sto stronzo“, dice Silvia.
Trecentomila euro?!? E come ha osato, ’sto cazzo di cantante di merda, anzi: ’sto uomo di merda, perché quello è un uomo di merda!“.
E’ Enrico Ruggeri. Per un’intervista a Silvia e alla sua troupe, ha avuto il coraggio di chiedere trecentomila euro. L’intervista è saltata.
Spacco un vaso con fiori dentro. Do un calcio a un tavolino, che parte in mille pezzi.
Dai, fa niente, calmati“, dice Silvia.
Calmati?! Calmati?!?! Calmati un cazzo!! Ma ti rendi conto?!?! Trecentomila euro!!!
Tiro un cazzotto su un bicchiere, che si spacca. Non riesco a capire se mi sono tagliato.
Mi alzo. Me ne vado verso il corridoio.
Mi sveglio.

Sono reid da paura.

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maggio 18, 2009

OOOH ALBA FELIX!

di Pippo Cervella

Ah la campagna elettorale!

Mi dispiace per Voi, albesi pentiti e reietti, ma questi ultimi week end vissuti sull’asse piazza savona/piazza duomo mandano in solluchero l’elettore medio albese attento e cosciente.

Il Peronismo dilaga almeno tra i tre principali candidati sindaco, se è vero che tra il venerdì sera, il sabato a pranzo ed il sabato sera uno può tranquillamente ubriacarsi a sbafo, piluccando gratuitamente da un aperitivo elettorale all’altro.

I favoriti dai bookmakers, cioè i Castellengos, stanno trattando seriamente la materia, se è vero che Cirio Soprano si fa vedere in disparte, ma non abbastanza per non essere notato, in compagnia del satirista Abbate ad osservare un comizio dei Moderati per Cervella, non si sa se per il desiderio del secondo di notare se c’è della gnocca o del primo di lanciare messaggi trasversali.

I Castellengos hanno iniziato la tiritera delle vignette che sono simpatiche come le prime pagine di Libero, e si spera che i Marellos, che in mattinata hanno ricevuto al mercato la visita di Fassino, ed i Cervellas non raccolgano la provocazione di buttare tutto in caciara.

Gli stessi Cervellas sono armati di buona volontà, ma insormontabili problemi tecnici tipo microfoni-non funzionanti- durante-comizi costringono gli oratori a strapparsi le corde vocali per farsi sentire dal pubblico, cioè i parenti stretti.

Anche i Marellos comunque si fanno notare: sentendo il rischio di poter andare al ballottaggio, fanno di tutto per smarcarsi dagli altri candidati sindaco potenzialmente alleabili. La lista degli “Amici di Dio”, i duri e puri di Alba città per Vivere (protagonisti in settimana di una fondamentale querelle contro la lista Alba città Viva del protettore civile nonchè capo di gabinetto nonché pianobarista Roberto Cerrato sul copyright del nome della lista) non perdono occasione per evidenziare il proprio migliorismo non solo ai danni della maggioranza, ma soprattutto ai danni di Asteggiano e Cervella, gettando autolesionisticamente le basi per una onorevole sconfitta se mai sarà ballottaggio.

Spuntano anche i Gazebo dei Casinisti della Miroglio e dei Cioccolatai, mentre i Giovani Raiders per Alba perseverano nella loro spettacolare campagna fatta di zappe e zeppe, cipria e cabrio: da loro ci si attende la prossima settimana la visita almeno di Ricucci o la gigantografia di Coppola sulla terrazza del Lingotto con i piedi sulla scrivania.

Pare che Venerdì prossimo l’attuale maggioranza cittadina calerà il o uno dei propri assi di questa gioiosa e felice campagna: ad Alba interverrà a sostegno del locale candidato la filosofa Carfagna, sì proprio lei, solo interessati, astenersi perditempo.

Ieri pomeriggio, domenica, Michele Ferrero, sì proprio lui, è stato visto passare presso i gazebo a stringere la mano ai candidati sindaco presenti. Un vero signore, che infatti a e in Alba si fa notare il meno possibile.

Passo e chiudo, temo la telematica gestapo Albese.

Pippo Cervella

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maggio 14, 2009

La banda Baader Meinhof

banda

Un film di Uli Edel. Con Martina Gedeck, Moritz Bleibtreu, Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Johanna Wokalek.Nadja Uhl, Jan Josef Liefers, Stipe Erceg, Hannah Herzsprung, Heino Ferch, Simon Licht, Niels-Bruno Schmidt, Daniel Lommatzsch, Vinzenz Kiefer, Volker Bruch Titolo originale Der Baader Meinhof Komplex. Drammatico, durata 149 min. – Germania 2008. – Bim data uscita 31/10/2008.

Altro recupero arretrato da salotto. Di nuovo Martina Gedeck (che ha un fan in più: la trovo splendida donna e brava attrice), di nuovo Germania, anche se questa volta è quella dell’Ovest.

La storia dei fondatori della RAF, la banda armata di extrasinistra, omologa in Germania delle nostre Brigate Rosse. E il signor Baader e la signora Meinhof sono il Franceschini, il Curcio e la Cagol. (In Italia: due uomini e una donna; in Germania: due donne e un uomo).

Per il resto è una storia molto simile: prime manifestazioni di piazza; primi attentati; morti; la clandestinità; l’arresto; la prigionia; le cellule impazzite che proliferano; altri attentati; altri morti; altri uomini; altre donne; altri arresti; altri morti; fine.

Il film è bello, ma l’idea è che sarebbe stato altrettanto bello anche senza una ventina di minuti di immagini: due ore e mezza alla lunga stancano, e la storia perde un po’ di interesse nella parte finale.

Voto: 7,75/10
In salotto, grazie Blockbuster, domenica sera

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maggio 11, 2009

Sono stato un terrorista, di Gabriele Romagnoli

Su Vanity Fair di questa settimana, l’ennesimo capolavoro dipinto da Gabriele Romagnoli.

Clicca QUI.

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maggio 8, 2009

Che l’argentino

locandina2

Un film di Steven Soderbergh. Con Benicio Del Toro, Demiàn Bichir, Santiago Cabrera, Elvira Mínguez, Jorge Perugorría.Edgar Ramirez, Victor Rasuk, Armando Riesco, Catalina Sandino Moreno, Rodrigo Santoro, Yul Vazquez, Ramon Fernandez, Julia Ormond, René Lavan, Roberto Santana, Vladimir Cruz, Sam Robards, Jose Caro, Pedro Adorno, Jsu Garcia, María Isabel Díaz, Mateo Gómez, Octavio Gómez, Miguelangel Suarez, Stephen Mailer, Roberto Urbina, Marisé Alvarez, Christian Nieves, Andres Munar, Liddy Paoli Lopez, Francisco Cabrera, Pedro Telémaco, Milo Adorno, Alfredo De Quesada, Juan Pedro Torriente, Jay Potter, Blanca Lissette Cruz, Laura Andújar, Euriamis Losada, Unax Ugalde

Titolo originale Che: Part One. Biografico, durata 126 min. – USA, Francia, Spagna 2008. – Bim data uscita 10/04/2009.

Quanti anni aveva quand’è entrato a L’Avana?“, chiede la giornalista.
Trenta“, risponde Ernesto “Che” Guevara.

Sono un fallito“, dico a Silvia uscendo da cinema, “quello a trent’anni aveva già fatto una rivoluzione, e io a trentacinque non ho ancora combinato un cazzo“.
Altri tempi“, risponde lei, amorevole.

Silvia aveva letto i Diari di Guevara, trovandoli noiosetti, e noiosetto ha trovato il film, che di fatto da quei diari è tratto.
Io non sapevo nulla di Guevara, d’altronde sono quello che scoprì l’esistenza di Comunione e Liberazione a quota 19 anni, in piazza Arbarello il giorno dell’iscrizione a Economia e Commercio.
E che diavolo sono tutti ’sti banchetti? I Comitati Leninisti?! Il Fuan?! CL?! Boh…”.
Al mio liceo, chi girava con Repubblica sotto il braccio era considerato un rivoluzionario, una testa calda. (Ma io ero anche particolarmente piciu, comunque).

Così, visto che l’ambiente esterno non me la insegna, il liceo conservatore non me la insegna, mi tuffo in questo pezzo di storia del Sudamerica che è il film di Soderbergh. E penso alla storia più che al film (ottimo Benicio Del Toro, grandi immagini), a quella Storia Recente che scopro come un bambino la prima volta a Gardaland e mi lecco i baffi pensando alla seconda parte di questo film, La guerriglia, che gira per le sale e parla della seconda rivoluzione, quella in Bolivia.
Questa, per il minimo sindacale di trama, è la cronaca dell’ascesa al potere di Fidel Castro a Cuba grazie alla lotta armata portata avanti dal Comandante Ernesto Guevara.

Voto: 7,5/10
Al Due Giardini, secondo spettacolo di giovedi 7 maggio 2009

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maggio 6, 2009

Le vite degli altri

locandina1

Un film di Florian Henckel von Donnersmarck. Con Martina Gedeck, Ulrich Mühe, Sebastian Koch, Ulrich Tukur, Thomas Thieme, Hans-Uwe Bauer, Volkmar Kleinert. Matthias Brenner Titolo originale Das Leben der Anderen. Drammatico, durata 137 min. – Germania 2006. – 01 Distribution data uscita 06/04/2007.

Sapevamo fosse bellissimo, dovevamo riscattarci da Two lovers, la fregatura. Così ci affittiamo questo Premio Oscar miglior film straniero, meraviglioso ex ante non tanto per il premio vinto quanto per il brillante passaparola che, ex post, voglio contribuire ad alimentare.

S-giai è quella parola della lingua piemontese che perde, nella traduzione italiana, la grandezza del significato. Fa s-giai vedere in sovraimpressione la scritta: 1984, l’epoca dei fatti narrati. Io ero piccolo, tifavo già Juventus e andavo dietro alla mia compagna di quarta elementare più carina,  Natascia. C’ero, insomma, vivevo, e ricordo.

A qualche migliaio di chilometri, Berlino, due ore di volo, Europa, viveva invece e soprattutto agiva quell’Ente molto più terreno di quanto si pensi, quella Organizzazione fatta di uomini e dal nome, in italiano, inquietante quasi quanto l’omonimo sospetto assassino di Garlasco: Stasi. Quella specie di polizia militare segreta che aveva un solo e semplice obiettivo: sapere tutto. Per riferire al partito, al regime, per individuare i nemici del socialismo e opprimerli, castigarli, isolarli quando non ucciderli.

Le vite degli altri narra la storia di un capitano comandato di penetrare nella vita di uno scrittore e della compagna, attrice di teatro, una bellissima donna divenuta giocattolo del ministro della Cultura.

C’è tutto: odio, amore, ribellione, mistero, gioia, il tutto fatto molto bene, 137 minuti di Grande Cinema.

Voto: 8,5/10
Noleggiato by fastweb, martedi 5 maggio 2009

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maggio 4, 2009

Two lovers

locandina

Un film di James Gray. Con Gwyneth Paltrow, Joaquin Phoenix, Vinessa Shaw, Isabella Rossellini, Elias Koteas. Moni Moshonov, John Ortiz, Bob Ari, Julie Budd Drammatico, durata 100 min. – USA 2008. – Bim data uscita 27/03/2009.

Secondo mymovies.it, questo film gode di tre palle su cinque della critica, tre palle su cinque dei dizionari, addirittura tre palle e un po’ su cinque del pubblico. E’ una vera indecenza.

E’ il peggior film del mio biennio. Lì nella colonna di destra, accanto alla categoria in cui sono inseriti gli scritti targati “recensioni film”, notate il numero di film che ho visto dal primo gennaio del 2008 e posso dire con certezza che da allora a oggi, su 80, questo è senza dubbio il peggiore.

Personaggi risibili, non credibili, involontariamente autoironici ma sempre fuori luogo, dialoghi imbarazzanti, concetti banali espressi malamente, viene voglia di alzarsi al minuto venti e soltanto la stoica adesione al principio bisogna vedere tutto conduce alla fine di questi cento minuti di vita sprecati.

Indietro i soldi, please.

Voto: 2/10
Al Nazionale.

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aprile 29, 2009

Questione di cuore

locandina5

Un film di Francesca Archibugi. Con Antonio Albanese, Kim Rossi Stuart, Micaela Ramazzotti, Francesca Inaudi, Andrea Calligari.Nelsi Xhemalaj, Chiara Noschese, Paolo Villaggio Drammatico, durata 104 min. – Italia 2008. – 01 Distribution data uscita 17/04/2009.

Di questo film non ho capito due cose:
1) perchè il trailer porta in una direzione nemmeno sfiorata dalla narrazione
2) che cazzo hanno da ridere Albanese e Rossi Stuart sulla locandina.

Non c’è proprio niente da ridere: è uno dei film più tristi che abbia mai visto. Ma è un problema mio, lo so: fatto è che mentre mezza sala piangeva, io sapevo di guadagnarmi in diretta almeno una settimana di attacchi di panico. Alla modica cifra di 4 euro e 50 e un’ora e mezza di tempo. Alla faccia.

Albanese e Rossi Stuart fanno a gara a chi è più bravo: 9 a entrambi, eccezionali. La storia è tristissima ma resa benissimo: brava alla solita una e duplice regista e sceneggiatrice, Francesca Archibugi, che – ironia o paradosso o presa per il culo dello spettatore – fa del personaggio Albanese uno scrittore di sceneggiature per cinema, mestiere che in Italia praticamente non esiste. Cameo di Stefania Sandrelli e Carlo Verdone, nei loro panni.

Voto: 8,25/10
Visto al Greenwich di via Po, ma se siete vagamente tristi o in periodo di ansia apparente, evitate

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aprile 27, 2009

La chiesa che non perdonò Fenoglio

Come Gazzetta d’Alba trattò la morte di Beppe Fenoglio.
Segnalo il lavoro di Federico Ferrero, QUI.

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aprile 23, 2009

Slogan elettorali/6

Castellengo: la sua ricetta per Alba

Castellengo: la sua ricetta per Alba

di Giampiero Busato

Sfoglio un giornale locale e trovo questo. Rivolto a me, lettore del giornale, elettore. Domanda: è proprio vero che Alba deve trasformare le sue risorse in strutture, servizi, lavoro e benessere? E sarà proprio vero che Alba può farlo? Ammettiamo che sia vero.

Ma se è vero mi spiegate per che diamine di ragione chi si candida per fare tutte queste cose (se l’italiano non è ancora un’opinione mi si sta dicendo che non sono state fatte, e che si possono fare) non le ha fatte in tutti questi anni in cui è stato assessore alle Finanze, programmazione e bilancio della città di Alba? Forse si candida in discontinuità con se stesso?

Giampiero Busato

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aprile 15, 2009

Tutta colpa di Giuda

locandina4

Un film di Davide Ferrario. Con Kasia Smutniak, Fabio Troiano, Gianluca Gobbi, Cristiano Godano, Luciana Littizzetto Francesco Signa, Paolo Ciarchi, Linda Messerklinger Drammatico, durata 102 min. – Italia 2008. – Warner Bros Italia data uscita 10/04/2009.

Una commedia con musica, sta scritto appena sotto il titolo. E le musiche sono dei Marlene Kuntz, che io odio in quanto li ho amati dal 1994 al 2000, e chi li ha amati dal 1994 al 2000 non può non avercela con i Marlene Kuntz per il loro imborghesimento e  il loro rallentamento (che  inevitabilmente tocca tutti: ecco, questo è l’indice, è la chiara dimostrazione che il comunismo non può funzionare, questo: mica la matematica a supporto delle teorie economiche. Il comunismo – e l’alternativismo, l’indipendenza assoluta, la libertà creativa, l’anarchia – funziona(no) soltanto con chi e per chi è povero: appena iniziano a conoscerti entrano i soldi, più entrano soldi più ne entrano altri, più ne entrano altri più vaffanculo alle idee e al comunismo e all’alternativismo e all’indipendenza assoluta e alla libertà creativa e all’anarchia).

Però i Marlene Kuntz – appena accelerano, quando non sono sleep, ronf – ci sanno fare. E sono belle le loro musiche in questa commedia con musica che non è un musical ma un po’ si. C’è pure Cristiano Godano che recita. Cristiano Godano: io lo ricordo Petali di candore, il video che faceste nel 1996 quando eravate nessuno, quando ai concerti eravamo in duecento, quando suonavate al Macabre, al Barrumba che Bors non venne perché gli spaccai per sbaglio il finestrino dell’auto e lui non si fidava a lasciarla aperta e le fece piantone e quando gli dissi che era stato il più bel concerto della vostra storia e della mia vita mi maledì, Godano, Cristiano: posso mandarti a cagare?

Il film è carino, Kasia è una delle tre donne più belle del cinema e della televisione, Fabio Troiano è uno dei cinque uomini più capaci del cinema e della televisione (no, non è vero: è uno dei miei cinque preferiti, è diverso. Però è anche bravo), i veri carcerati delle Vallette impersonano loro stessi, la storia è decente, il prodotto non è una meraviglia imperdibile ma si lascia guardare.

Voto: 6,25/10
Al Romano

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aprile 14, 2009

Sbirri

locandina3

Un film di Roberto Burchielli. Con Raoul Bova, Alessandro Sperduti, Luca Angeletti, Simonetta Solder Poliziesco, durata 100 min. – Italia 2009. – Medusa data uscita 10/04/2009.

Non andate a vedere questo film. Un momento: film è un parolone. Documentario pure. Docufilm proprio no. Cos’è?

Boh: una schifezza di sicuro. Due parti: una romanzata (leggi: fiction, invenzione), una “vera” (leggi vera davvero: Raul Bova (!) ha partecipato a vere operazioni di polizia, con veri arresti, vere perquisizioni a case di pusher). Come possono mescolarsi le due cose? Non lo so, e infatti non possono.

Difetto: eccessivo utilizzo di telecamera a spalla anche per la parte fiction, con masturbazioni a livello di montaggio e ridefinizione della pellicola. Risultato: mal di mare. Altro difetto: sceneggiatura infantile, a tratti ridicola. Risultato: macroerrori (laddove per errore si intendono passaggi che,  fatti in altro modo, avrebbero ottenuto un effetto decisamente migliore). Altro difetto (ma qui era difficile): il trait d’union fiction-realtà è clamorosamente fallito. Risultato: scene patetiche, quando non – letteralmente – da endovena. Morale: una noia mortale intervallata da risate isteriche.

Difetto genetico: quando prendi Raul Bova e gli fai fare un film da protagonista, o sei masochista o vuoi male al produttore (o il masochista è lui, o deve un favore a qualcuno).

Voto: 3,5/10

All’Eden di Alba, la sera di Pasqua domenica 12 aprile 2009

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aprile 13, 2009

Io, l’amore impossibile di Fenoglio

Articolo di Aldo Cazzullo

Su La Stampa del 15 febbraio 2003 uscì uno dei pezzi più brillanti mai scritti sull’opera di Beppe Fenoglio. Lo firmò Aldo Cazzullo, oggi  al Corriere della sera e collaboratore di Porta a Porta.
Un vero e proprio reportage, travestito da intervista/dialogo con la signora Benedetta Ferrero ovvero il personaggio Fulvia del capolavoro Una questione privata.
Il giorno successivo all’articolo la figlia dello scrittore albese, Margherita Fenoglio, scrisse una lettera a La Stampa criticando il titolo del pezzo, e in parte i toni.

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aprile 12, 2009

Gran Torino

locandina2

Un film di Clint Eastwood. Con Clint Eastwood, Bee Vang, Ahney Her, Christopher Carley, Austin Douglas Smith. John Carroll Lynch, William Hill, Chee Thao, Choua Kue, Brooke Chia Thao, Scott Eastwood, Xia Soua Chang, Cory Hardrict, Geraldine Hughes, Brian Howe, Brian Haley, Dreama Walker, Nana Gbewonyo, John Antony, Doua Moua, Sarah Neubauer, Lee Mong Vang Azione, durata 116 min. – USA 2008. – Warner Bros Italia data uscita 13/03/2009.

Gran Torino è il nome di un modello prodotto dalla Ford, un’auto sportiva che – lei si – è definibile con l’aggettivo che Lapo voleva venisse utilizzato per le Fiat: è fica.

Clint Eastwood ce l’ha in garage, la ama, la coccola, è un suo vanto: intanto ha perso la moglie, i figli sono emeriti minchioni, i nipoti ancor più, la cosa peggiore che gli possa capitare è che una famiglia di cinesi hmong vada a vivere nella casa accanto alla sua. Beh, non proprio la peggiore, diciamo che questo è solo l’inizio, perché il vecchio burbero mangiapreti, solitario e solo, arrabbiato e stracazzuto reduce di Corea i guai se non li trova li va a cercare.

In realtà è un film triste, perché è la debolezza e non già la forza che spinge al loro destino i personaggi. Pellicola intelligente, sapiente il tratteggio e la caratterizzazione dello sceneggiatore Nick Schenk, maestoso Eastwood, che non recita: é.

Voto: 8,5/10
Al Romano, venerdi 10 aprile 2008

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aprile 11, 2009

Gli amici del Bar Margherita

locandina1

Un film di Pupi Avati. Con Diego Abatantuono, Laura Chiatti, Luigi Lo Cascio, Fabio De Luigi, Gianni Cavina. Neri Marcorè, Katia Ricciarelli, Luisa Ranieri, Pierpaolo Zizzi, Gianni Ippoliti, Claudio Botosso, Niki Giustini Commedia, durata 90 min. – Italia 2009. – 01 Distribution data uscita 03/04/2009.

Eh, ma è un film di Pupi Avati, sono tutti così i suoi film“, dicono. Si, ma a me Ma quando arrivano le ragazze? era piaciuto parecchio, davvero ricordo ancora la scena memorabile in cui Johnny Dorelli dice a suo figlio Paolo Briguglia, poco talentuoso con la tromba, e all’amico Claudio Santamaria, molto talentuoso con la tromba, che stanno per andare a sostenere un provino: “Mi raccomando, fategli il culo!“, e Claudio Santamaria lo guarda con l’occhio alla solita mezz’asta e gli risponde: “...ma….a chi?” che riportata così è una merda ma vi assicuro che ascoltata dai protagonisti è uno spettacolo. E poi anche La seconda notte di nozze e Il papà di Giovanna mi erano piaciuti.

Alla vista del trailer di questo ero letteralmente esaltato. Tutti noi abbiamo un bar Margherita in cui sono successe le più epiche storie. Il mio era il bar del Gallo, lo storico bar “Numero Uno” in piazza della Chiesa, aperto nel 1991, che frequentai fino ai 24/25 anni. Lì, effettivamente, successero cose straordinarie.

Che un po’ mi aspettavo di ritrovare qui. Invece: il narratore è davvero antipatico, la storia trainante è deboluccia, gli attori sono bravissimi ma da soli non bastano. Curiosità delle curiosità: il film è girato a Cuneo. Si, proprio Cuneo (!!!). Che a vedere il set avranno detto “Cosa l’è sa roba si?!? ‘N film? E cosa l’è ‘n film?!“. Forse per questo che nessuno riconobbe Jennifer Connelly che scelse quella città per uno shopping pomeridiano quando si trovò a capitare per la nostra regione.

Voto: 6/10
Visto all’Olimpia di via Arsenale

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aprile 9, 2009

Diverso da chi?

locandina

Un film di Umberto Carteni. Con Luca Argentero, Claudia Gerini, Filippo Nigro, Antonio Catania, Francesco Pannofino. Giuseppe Cederna, Rinaldo Rocco, Antonio Bazza Commedia, durata 102 min. – Italia 2008. – Universal Pictures data uscita 20/03/2009.

Abbastanza divertente ma non eccessivamente spassoso, non spesso, non impegnativo, si lascia guardare ma se lo perdi non è il caso che annoti quanti giorni mancano all’uscita in dvd.

Luca Argentero, per una mirabilante serie di coincidenze, si trova a essere candidato sindaco di una piccola città del profondo Nord. (Il film è by Friuli Film Commission, che a mio parere sceglie location sempre adeguate. Ricordo La ragazza del lago e Come Dio comanda che belle immagini). Lui è gay, è dell’”Unione democratica” (!), che è il classico partito (!) che raduna progressisti laici (!) e cattolici integralisti (!). (Già questo tema è difficile da trattare, se lo metti in un film leggero arrivi facilmente al grottesco). Quindi gli mettono candidata-vice sindaco Claudia Gerini, che è come la Binetti (sebbene molto più bella). Quindi immaginatevi quanto di frizzante può succedere tra i due e avrete già visto il film senza andare al cinema.

Io amo Giuseppe Cederna e Francesco Pannofino, che hanno ruoli secondari. Non mi entusiasma Claudia Gerini, che trovo volgare sempre, anche quando non fa Jessica. Bravi Luca Argentero e Filippo Nigro (che ha sempre la faccia da sbrirro anche quando non lo impersona).

Voto: 6/10

Al Reposi, domenica 5 aprile, primo spettacolo

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aprile 7, 2009

Banality fair, cronologia di un romanzo già scritto

Disastro.

Soccorsi. Polemiche sui soccorsi, se in tempo o se in ritardo. Tendenzialmente sono in ritardo, di default.

Bertolaso sul luogo del disastro, indipendentemente da cosa sia in quel momento, se a capo della Croce Rossa o della Protezione Civile o Commissario alla spazzatura.

Dichiarazione dello stato di calamità naturale. Nessuno sa cosa significa, ma tutti capiscono che è cosa buona.

Il presidente del Consiglio nei luoghi del disastro. Di solito è Berlusconi. In elicottero, vestito sportivo.

Conta dei morti. Di solito crescono di ora in ora. E tutti dicono: crescono di ora in ora.

Il popolo dei blog si stringe attorno alle popolazioni colpite. Una volta. Adesso il popolo di facebook si stringe attorno alle popolazioni colpite. Tutti aggiornano gli stati. Di solito dicono che piangono e dicono ohmadonnasantissimahaivisto?!?. Di solito gli amici commentano: siohmadonnasantissimahaivisto?!?

Cordoglio del presidente della Repubblica, che registra un messaggio. Di solito quel messaggio lo danno dieci volte in dieci telegiornali totale cento volte. Quasi mai, quando registra quel tipo di messaggi, il presidente della Repubblica è seduto. Quasi sempre è in piedi accanto alla bandiera.

Cordoglio del Papa. Di solito dice: prego per i morti, e anche per i vivi, perché abbiano la forza per riprendersi da questa tragedia che ci ricorda quanto siamo piccoli di fronte a Dio.

La notizia come la danno i giornali esteri. Oggi di più i siti, ma è uguale. Di solito gli USA non cagano molto l’Italia, mentre la Spagna si. I francesi si ma poco.

Partenza di carovane di aiuti da tutte la parti d’Italia. Di solito sono organizzati dalla Protezione Civile. Di solito quelli che partono vengono intervistati alla radio o alla televisione. E c’è sempre almeno uno che chiede: ma vi pagano di meno voi che mollate il lavoro per andare nei luoghi del disastro? Di solito l’intervistato fa l’autista dipendente e risponde: no, non ci pagano di meno ma lo farei comunque anche se mi togliessero soldi dallo stipendio. Di solito l’intervistatore dice oh che bello ce ne fossero come voi.

Quelli che abitano lontano dal disastro pensano agli amici che hanno che abitano nei luoghi del disastro oppure agli amici che provengono dai luoghi del disastro e fanno loro una telefonata. Di solito poi riportano il contenuto della telefonata alla vicina di casa o al collega che non hanno un amico che proviene dai luoghi del disastro. Di solito emerge un particolare che fa accrescere la considerazione che la vicina di casa o il collega hanno di chi ha un amico che proviene dai luoghi del disastro. O almeno così crede la persona che ha un amico che proviene dai luoghi del disastro.

Ritrovamento dei superstiti. Di solito qualcuno applaude il passaggio della barella dove di solito il superstite è imbacuccato che non si vede la faccia e il giornalista in collegamento dice ecco vedete in questo momento la ragazza viene portata via dai vigili del fuoco e in quel momento il cameraman fa uno zoom cercando una tetta che spunti e ogni tanto, c’è da dire, spunta. Se spunta, la foto d’apertura dei quotidiani dell’indomani è fatta.

Cenni di polemiche politiche spente dal coro del buonsenso, l’opposizione dà ampio mandato al governo. Di solito dice: c’è un tempo per tutto, questo è dell’azione, poi verrà il tempo dell’analisi, infine quello della sintesi, in cui se si accerterà che qualcuno avrà avuto nell’occasione delle responsabbilità, questo qualcuno pagherà e posso dire fin da ora che il nostro partito si ffarà garante, a che si accertino le eventuali responsabbilità. Di solito non si trova mai nessuno che abbia avuto delle reponsabilità.

Sciacalli in circolazione e loro arresto. Dicono, perchè non ne inquadrano mai uno. Nemmeno di fronte alla caserma, al momento dell’arresto, quando di solito i criminali si mettono il loro ordine di custodia cautelare sulla faccia, niente, non si vede mai uno sciacallo.

Apertura di decine di sottoscrizioni, pure da parte del circolo delle bocce di Nichelino che fa mostra di un suo IBAN all’ingresso della sede sociale. Tutti quelli che guardano un telegiornale mandano un sms dal costo di un euro al numero in sovraimpressione, tutti sono sicuri perché costa proprio un euro e non è tariffa secondo proprio operatore. Tutti quanti si sentono membri di una comunit