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novembre 28, 2009

COSI’ E’ LA VITA

di Pippo Cervella

“Stai più avanti, resto io a coprire”. Quando sentii quelle parole, il mio cervello non esitò un attimo a trasmettere alle gambe già stanche l’impulso, senza filtrare con i “perché” ed i “per come” il perentorio invito, come di solito si fa nella vita di tutti i giorni per permettere di produrre effetti più equilibrati possibili agli stimoli proposti. Non c’è freddo e non ci sono storie, quando sei in divisa si è tutti uguali e l’anzianità di servizio è un valore assoluto a cui si concede cieca obbedienza.
L’avversario è lì, ne senti il respiro e ne percepisci gli umori, ma lo stesso vale anche per lui, per cui è una continua ricerca nel dissimulare un’apparenza più forte, più autorevole. La bruma autunnale pre invernale e l’astigmatismo cronico confondono i contorni, senza tuttavia distogliere gli occhi dall’obiettivo che è lì, a portata di mano ma difeso da uomini come te sostanzialmente. Chissà quante piccole storie dietro le loro divise, il cameratismo e la complicità da caserma tradotti in disciplina sul campo di battaglia, e chissà quante miserie dietro quei colori sempre più nitidi man mano che ci si avvicina; chissà quanti bimbi piangenti a casa senza il loro papà, quante mogli e compagne fedeli o fedifraghe o tradite, quanti piccoli scazzi quotidiani senza valore che solo in quel frangente mostrano il loro reale prezzo per essere schiacciati ed annullati dalla solennità dello scontro.
La palla filtra sulla fascia inseguita dal barista arrivato di corsa tra il primo ed il secondo tempo, dopo aver chiuso il locale in fretta e furia e aver probabilmente cacciato in malo modo gli estenuanti ultimi avventori che reclamavano l’ennesimo gingerino o bianchetto della loro serata. Nel suo caracollare impietoso la sfera di cuoio sembra portarsi dietro tutto il peso della partita fin lì disputata, dei calcioni imprecisi, delle svirgolate e delle bestemmie che ne hanno accompagnate i ghirigori. Sembra non farcela più, lei concepita così perfettamente sferica, identica a se stessa da tutti i punti di vista, inequivocabile ma rozzamente interpretata dai 22 soldati presenti sul terreno di gioco, quasi sfiduciata nell’insistere su una zolla per mettere perfidamente in difficoltà un difensore che tenta di rinviarla, come se sapesse che nei piedi che stanno per percuoterla non c’è nobiltà ma solo sfogo represso, dopo una settimana di obbedienza ad una gerarchia maggiore, magari durante il turno di notte.
Seguo l’azione del barista di cui sopra con sguardo interessato ma non troppo, con una sufficiente fiducia, dettata più dal buonismo e dallo sprono appena ricevuto che da una reale convinzione; mi accorgo che c’è un radar dentro di me che mi dice dove andare, a cui non fare domande e da cui non pretendere risposte. Le gambe precedentemente stimolate rallentano il loro moto senza fermarlo, probabilmente perché il cervello recupera parte dell’impulso per trasferirlo alle corde vocali, indi alla lingua, indi alla bocca.
Un “Ci sono” viene modulato distinto, tra la volgarità dell’argilla masticata dai tacchetti e gli sbuffi che disegnano “nimbus congestus” di condensa, e un traversone parte a pelo d’erba mentre le gambe s’arrestano e amplificano i decimi di secondo in eoni: la sensazione è quella già provata in quegli istanti in cui sai di essere al posto giusto nel momento giusto, in cui non puoi fare altro che la cosa esatta, il mallo ed il guscio dell’esistenza sono svaniti senza lasciar altra traccia che un gheriglio perfettamente cerebriforme, assolutamente solo da suggiare, lo sguardo è quello fiero delle dimissioni presentate al capo, della tragedia letta e declamata perfettamente in metrica all’esame di maturità, del borseggiatore preso per il colletto con la refurtiva in mano cento metri dopo aver commesso il misfatto; le ultime scorie d’incertezza vengono spazzate via da una spaccata infruttuosa di un difensore, decisiva nell’impercettibile deviazione che modifica la traiettoria della palla, e dall’angolatura che prende il piede andando ad incocciare di prima intenzione la sfera di cuoio al limite dell’area, orgasmico impatto!
Così è la vita, piccolo uomo smemorato che impazzisci pensando a tutto questo, t’hanno mai detto che gira la fortuna! la voce di Mara Redeghieri, supportata dalla muscolosa chitarra degli Ustmamò, accompagna la corsa esultante verso i compagni.
Così è la vita, la palla è entrata in rete ma non l’ho vista, ci sono un prima ed un dopo netti e una fotografia del durante, ma la rete gonfiata quella no, non era necessario salvare questo file nell’archivio immagini, evidentemente.
Così è la vita, una vittoria impossibile in una partita di infima qualità in un campionato anonimo, utile a dar carburante alle discussioni durante la susseguente sosta al bar del paese e ad andare a dormire con il sorriso sulle labbra, felici per aver realizzato ancora una volta che Così è la vita.

Pippo Cervella

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novembre 23, 2009

Facce da governatori

di Marco Giacosa

Da qualche settimana circola in Piemonte questo manifesto elettorale.

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Adesso, incolorimento e fotoscioppatura a parte (foto presa qui), guardate il dettaglio dei visi.

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Quello a destra è Enzo Ghigo. Ha la faccia di cui ti vende la soluzione a un problema che non hai. Il ghigno, però, non ostenta affidabilità e sicurezza preventive, è un ghigno a posteriori: capelli perfetti sorriso perfetto denti perfetti camicia perfetta cravatta perfetta, tutto è perfetto perchè ti ha già venduto quello di cui non hai bisogno, ti ha già convinto, ti ha già fottuto. E’ l’incarnazione terrena dell’esegesi teologica dell’entità Forza Italia.

Quello a sinistra è Roberto Cota. Assunse il ruolo di braccio bossianico in Piemonte dopo la cacciata di Domenico Comino, quello che provò a fare sei mesi prima ciò che Bossi fece sei mesi dopo: la rialleanza con Berlusconi. (Un pioniere, Comino. In America verrebbe promosso, in Italia è stato espulso. E la dittatura di Bossi, qui, c’entra poco: provate in azienda a anticipare il mercato di tre mesi. Se non è vostra, vi cacciano). Le mamme amano di Cota la faccia da brau matot, da bravo ragazzo, l’ordine, la compostezza, la pulizia. Perchè a noi piemontesi ci piace giudicare da come uno si veste, neh. Ma gli occhi? Ha la faccia di chi tiene l’indice sul pulsante che scatenerà l’elettrodo conficcato nel lobo frontale di Mike Tyson, che al minimo aumento di calore sulla superficie del polpastrello inizierà a strizzarti i testicoli con entrambe le mani. Ti sta dicendo che lui conosce la causa del dolore che patirai e, soprattutto, che a te non sarà dato sapere.

Chi sarà il candidato governatore?

Marco Giacosa

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ottobre 30, 2009

La sentenza del TAR Piemonte

La bocciatura dei Castellengo-boys la trovate qui.

N. 02316/2009 REG.SEN.

N. 00732/2009 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

Sul ricorso numero di registro generale 732 del 2009, proposto da:
Giuseppe ROSSETTO, Roberto CERRATO, Giovanni MALCOTTI e Mariella BOTTALLO, rappresentati e difesi dagli avv.ti Vittorio Barosio e Fabio Dell’Anna, elettivamente domiciliati presso lo studio de primo in Torino, corso G. Ferraris, 120;

contro

il Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore e l’Ufficio centrale elettorale di Alba, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentati e difesi dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Torino, presso la quale domiciliano in Torino, corso Stati Uniti, 45;
la Prefettura di Cuneo – Ufficio Territoriale del Governo, in persona del Prefetto pro tempore;
il Comune di Alba, in persona del Sindaco pro tempore;

nei confronti di

Maurizio MARELLO, Pierangelo BONARDI, Olindo CERVELLA, Antonio DEGIACOMI, Leopoldo FOGLINO, Luigi GARASSINO, Alberto GATTO, Roberto GIACHINO, Marta GIOVANNINI, Mariangela ROGGERO, Massimo SCAVINO, Claudio TIBALDI e Fabio TRIPALDI, Giovanni Battista PANERO, Adolfo RICCA, Elena DI LIDDO, Gianfranco MAGGI e Luca MAGLIANO, rappresentati e difesi dagli avv.ti Marta Giovannini, Ugo Petronio e Paolo Scaparone, elettivamente domiciliati presso lo studio dell’ultimo in Torino, via S. Francesco d’Assisi, 14;
Lorenzo PAGLIERI, in proprio, elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avv. Gabriella Simonis in Torino, via Alfieri, 19;

per l’annullamento

I) dei provvedimenti contenuti nel “verbale delle operazioni dell’Ufficio centrale a seguito del turno di ballottaggio” nel Comune di Alba, con cui: – è stato assegnato il c.d. “premio di maggioranza” (consistente nell’attribuzione del 60% dei seggi del Consiglio Comunale) alle liste collegate al Sindaco eletto, Maurizio Marello, sull’erroneo presupposto che le liste collegate al candidato Sindaco non eletto, Carlo Castellengo, non avessero superato, al primo turno, il 50% dei voti validi; – sono stati attribuiti 12 seggi (anzichè 8 seggi) del Consiglio Comunale alle liste collegate al Sindaco eletto Maurizio Marello, e conseguentemente sono stati proclamati eletti i candidati a cui viene notificato il presente ricorso; – sono stati attribuiti solo 7 seggi (invece di 11 seggi) del Consiglio Comunale alle liste collegate al candidato Sindaco non eletto, Carlo Castellengo, ivi compreso il seggio spettante a quest’ultimo, e conseguentemente non sono stati proclamati eletti gli odierni ricorrenti;

II) di ogni altro atto antecedente, presupposto, preparatorio, consequenziale o comunque connesso con quelli impugnati;

e per la conseguente correzione

del risultato delle elezioni del Consiglio Comunale di Alba, con dichiarazione dell’illegittimità della proclamazione a Consiglieri Comunali dei signori Marta Giovannini, Lorenzo Paglieri, Claudio Tibaldi e Fabio Tripaldi, e conseguente proclamazione dell’elezione a Consiglieri Comunali dei ricorrenti Giuseppe Rossetto, Roberto Cerrato, Giovanni Malcotti e Mariella Bottallo, in sostituzione dei suddetti controinteressati.

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Ufficio centrale elettorale di Alba e del Ministero dell’Interno;

Visto l’atto di costituzione in giudizio dei controinteressati;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 14 ottobre 2009 la dott.ssa Manuela Sinigoi; Comparsi gli avv.ti Barosio e Dell’Anna per la parte ricorrente; l’avv. Prinzivalli per l’Ufficio Elettorale; l’avv. Paglieri; gli avv.ti Giovannini, Petronio e Scaparone per i controinteressati;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

FATTO

1. Nei giorni del 6 e 7 giugno 2009 si sono svolte le elezioni per il rinnovo della carica di Sindaco nonché del Consiglio comunale di Alba, Comune con più di 15.000 abitanti.

Riguardo all’elezione del Sindaco, al primo turno il totale dei voti validi espressi è stato di 19.478 voti. I due candidati maggiormente votati sono stati il sig. Carlo Castellengo (con 8.980 voti conseguiti) ed il sig. Maurizio Marello (con 8.064 voti conseguiti): non avendo nessuno dei due conseguito la maggioranza assoluta dei voti validi, entrambi sono stati ammessi al turno di ballottaggio, svoltosi nei giorni 21 e 22 giugno. All’esito del ballottaggio, Maurizio Marello è stato proclamato Sindaco di Alba, avendo ottenuto 9.827 voti, contro i 7.141 di Carlo Castellengo.

Riguardo all’elezione dei consiglieri comunali, il totale dei voti validi di lista espressi è stato di 17.705 voti. A seguito del turno di ballottaggio per l’elezione del Sindaco, in sede di ripartizione dei 20 seggi di cui è composto il Consiglio comunale di Alba, l’Ufficio centrale elettorale ha assegnato alle liste collegate al Sindaco eletto Maurizio Marello il c.d. premio di maggioranza, così come previsto dall’art. 73, comma 10, del d.lgs. n. 267 del 2000. A tali liste, pertanto, sono stati attribuiti 12 dei 20 seggi del Consiglio, pari al 60% del totale.

2. Con ricorso proposto a questo TAR i signori Giuseppe Rossetto, Roberto Cerrato, Giovanni Malcotti e Mariella Bottallo, candidati consiglieri comunali di alcune delle (nove) liste collegate con il candidato sindaco Carlo Castellengo, hanno impugnato i “provvedimenti contenuti nel ‘verbale delle operazioni dell’Ufficio centrale a seguito del turno di ballottaggio’ nel Comune di Alba in data 23.6.2009”, ossia:

- l’attribuzione del c.d. premio di maggioranza alle liste collegate al Sindaco eletto, Maurizio Marello, “sull’erroneo presupposto che le liste collegate al candidato Sindaco non eletto, Carlo Castellengo, non avessero superato, al primo turno, il 50% dei voti validi”;

- l’attribuzione di 12 seggi (anziché 8) del Consiglio comunale alle liste collegate al Sindaco eletto Maurizio Marello, con conseguente proclamazione degli eletti;

- l’attribuzione di soli 7 seggi (anziché 11) alle liste collegate al candidato Sindaco non eletto Carlo Castellengo, ivi compreso il seggio spettante a quest’ultimo, attribuzione in conseguenza della quale “non sono stati proclamati eletti i ricorrenti”.

Dei provvedimenti così indicati i ricorrenti chiedono a questo TAR l’annullamento, con la “conseguente correzione del risultato delle elezioni” nel seguente modo prospettata:

- da un lato, dichiarazione di illegittimità della proclamazione a consiglieri comunali dei signori Marta Giovannini, Lorenzo Paglieri, Claudio Tibaldi e Fabio Tripaldi e conseguente proclamazione dell’elezione a consiglieri comunali dei ricorrenti Giuseppe Rossetto, Roberto Cerrato, Giovanni Malcotti e Mariella Bottallo, “in sostituzione dei suddetti contro-interessati”.

2.1. Il ricorso, unitamente al decreto presidenziale di fissazione dell’udienza di discussione, è stato notificato all’Ufficio centrale elettorale di Alba, al Comune di Alba, al Ministero dell’Interno ed alla Prefettura di Cuneo, nonché ai controinteressati sig.ri Maurizio Marello, Pierangelo Bonardi, Olindo Cervella, Antonio Degiacomi, Leopoldo Foglino, Luigi Garassino, Alberto Gatto, Roberto Giachino, Marta Giovannini, Lorenzo Paglieri, Mariangela Roggero, Massimo Scavino, Claudio Tibaldi, Fabio Tripaldi, Giovanni Battista Panero, Gianfranco Maggi, Elena Di Liddo, Luca Magliano, Adolfo Ricca.

3. I ricorrenti – premesso che, quanto ai totali 19.478 voti validi espressi per l’elezione del Sindaco al primo turno, la maggioranza assoluta (50% + 1) è stata pari a 9.740 voti; e che, quanto ai totali 17.705 voti validi espressi per le liste dei candidati consiglieri comunali, la maggioranza assoluta è stata pari a 8.853 voti – sostengono che, nell’applicazione dell’art. 73, comma 10, del d.lgs. n. 267 del 2000, l’Ufficio elettorale avrebbe errato nell’attribuzione del c.d. premio di maggioranza alle liste collegate con il candidato eletto Sindaco Maurizio Marello.

A loro parere, infatti, le liste collegate al candidato Sindaco non eletto (Carlo Castellengo) “avevano già ottenuto al primo turno elettorale il 51,58% dei voti validi di lista: pertanto, alle liste collegate al candidato risultato eletto “non poteva essere attribuito il premio di maggioranza [...], in quanto l’art. 73 comma 10 del d.lgs. 267/2000 nega tale premio proprio nel caso in cui altre liste [...] abbiano ‘già superato al primo turno il 50% dei voti validi’”. Di conseguenza, ad avviso dei ricorrenti, avrebbe dovuto trovare applicazione non già il comma 10, bensì il comma 8 del citato art. 73, a norma del quale l’attribuzione dei seggi deve avvenire in proporzione ai voti ottenuti dalle liste stesse al primo turno.

Ne discende – nella prospettazione dei ricorrenti – che alle liste collegate al Sindaco eletto sarebbero spettati 8 seggi, anziché 12 (con mancata elezione dei signori, invece proclamati eletti, Lorenzo Paglieri, Marta Giovannini, Claudio Tibaldi e Fabio Tripaldi), e che alle liste collegate al candidato Sindaco non eletto sarebbero spettati 11 seggi anziché i 7 attribuiti (con conseguente elezione dei signori Mariella Bottallo, Giovanni Malcotti, Giuseppe Rossetto e Roberto Cerrato).

3.1. Il ricorso è affidato ad un unico motivo, rubricato “Violazione di legge, con particolare riferimento all’art. 73 del d.lgs. 267/2000. Eccesso di potere per difetto d’istruttoria, per erronea valutazione e per travisamento dei fatti”.

I ricorrenti evidenziano che l’Ufficio elettorale ha erroneamente attribuito il c.d. premio di maggioranza di cui all’art. 73, comma 10, d.lgs. n. 267 del 2000 alle liste collegate al Sindaco eletto al secondo turno, in quanto, al momento di calcolare la percentuale di voti validi conseguita dalle liste collegate al candidato Sindaco non eletto, ha considerato “non già i voti validi (17705) di lista complessivamente conseguiti dalle liste concorrenti alla competizione elettorale” (valore rispetto al quale i voti conseguiti dalle liste collegate a Carlo Castellengo hanno conseguito 9.134 voti, ossia “il 51,58% dei voti validi”), bensì “i voti validi (19748) complessivamente conseguiti al primo turno dai candidati alla carica di Sindaco” (valore rispetto al quale le liste collegate a Carlo Castellengo si sarebbero assestate solo al 46,25% del totale, ossia sotto la soglia di cui all’art. 73, comma 10, cit.).

Tale ragionamento, a parere dei ricorrenti, sarebbe errato perché non terrebbe in considerazione, anzitutto, il fatto che l’elezione del Sindaco e quella dei consiglieri comunali, per i Comuni con più di 15.000 abitanti, sono disciplinate da due diverse norme (rispettivamente, gli artt. 72 e 73 d.lgs. n. 267 del 2000). Come l’art. 72, per la proclamazione del Sindaco eletto, fa riferimento al candidato “che ottiene la maggioranza assoluta dei voti validi” (commi 4 e 9) raffrontando due grandezze “omogenee” (ossia, i voti conseguiti da ciascun candidato Sindaco e i voti validi complessivamente attribuiti ai candidati Sindaci), così anche l’art. 73, comma 10, per l’elezione dei consiglieri, laddove fa riferimento al “50% dei voti validi”, dovrebbe essere letto nel senso di operare un raffronto tra grandezze omogenee: ossia, un raffronto tra i voti validi complessivamente conseguiti dalle liste (anziché dai candidati Sindaci) e i voti conseguiti dalle liste non collegate al Sindaco eletto.

La lettura proposta dai ricorrenti riceverebbe ulteriore conferma dalla possibilità, consentita dalla legge (art. 72, comma 3, d.lgs. n. 267 del 2000), del c.d. voto disgiunto. In proposito, i ricorrenti osservano che “il voto che gli elettori abbiano attribuito solo al candidato Sindaco (senza contestualmente tracciare alcun segno sul contrassegno di qualsivoglia lista, collegata o meno con il Sindaco stesso) non comporta alcuna attribuzione di voto ad alcuna delle liste in competizione”: pertanto, non sarebbe “nemmeno concettualmente possibile” che i voti attribuiti solo ai candidati Sindaci “rilevino e siano conteggiati ai fini del superamento, da parte di ciascuna lista, del 50% dei voti validi, per il semplice motivo che i voti dati solo ai Sindaci non incidono minimamente su tale percentuale”. Al contrario, per conteggiare quest’ultima, si dovrebbe “tenere conto dei soli voti validi attribuiti alle liste”.

In definitiva, a parere dei ricorrenti, l’interpretazione da essi sostenuta (ossia che i voti attribuiti al solo candidato Sindaco non siano significativi della maggiore o minore rappresentatività delle liste elettorali collegate) risulterebbe sia dalla formulazione letterale dell’art. 73, comma 10, del d.lgs. n. 267 del 2000, sia dall’“interpretazione logica” di tale norma alla luce degli altri commi e dell’art. 73 (secondo la ratio del c.d. voto disgiunto), sia dall’interpretazione sistematica di tale art. 73 con le altre disposizioni dedicate alle elezioni nei Comuni con meno di 15.000 abitanti (dove, come riconoscono gli stessi ricorrenti e, “i voti dati anche solo al candidato Sindaco rilevano pure per l’attribuzione dei seggi del Consiglio Comunale), sia ancora dalla diversità delle regole che disciplinano le pur contestuali elezioni del Sindaco e del Consiglio comunale (artt. 72 e 73 d.lgs. n. 267 del 2000).

3.2. I ricorrenti passano, quindi, a “confutare” il parere “pro veritate” reso dal prof. Petronio “nell’interesse del candidato alla carica di Sindaco del Comune di Alba avv. Maurizio Marello”, parere allegato al verbale delle operazioni dell’Ufficio elettorale del 23 giugno 2009 (e nel quale viene sostenuta la tesi opposta a quella dei ricorrenti): ciò, “nella denegata ipotesi che codesto Tribunale ritenesse che tale parere sia stato ‘recepito’ o in qualche modo richiamato nei provvedimenti qui impugnati dell’Ufficio elettorale”.

In particolare:

- laddove tale parere osserva che l’art. 73, comma 10, d.lgs. n. 267 del 2000 “non distingue tra voti validi e voti validi di lista”, i ricorrenti ribattono che ciò “è naturale, dal momento che tale norma si occupa solo del computo dei voti espressi ai fini dell’elezione del Consiglio Comunale, e quindi non ha alcuna necessità di chiarire che a tale riguardo non rilevano i voti espressi a favore dei candidati Sindaci”;

- laddove il parere (nel richiamare la sentenza della Corte costituzionale n. 107 del 1996) ricostruisce la ratio legis dell’art. 73, comma 10, cit., nel senso che sarebbe quella “di favorire la governabilità dell’Ente locale nelle ipotesi in cui il corpo elettorale si presenta più frammentato”, i ricorrenti ribattono che la Corte costituzionale, in un diverso passaggio della stessa sentenza n. 107 del 1996, ha affermato che “la governabilità dell’Ente locale non è assunta come un valore assoluto” e che la possibilità che il Sindaco debba convivere con una maggioranza consiliare a sé contrapposta “è conseguenza della divaricazione del consenso espresso dall’elettorato con il voto disgiunto, divaricazione, che il legislatore intende rispettare per non premiare (se non proprio penalizzare, …) il sindaco che si è collegato alla lista che non riscuote sufficienti consensi”; inoltre, a parere dei ricorrenti, che la Corte costituzionale, allorché in quella sentenza parla di “maggioranza assoluta di voti”, abbia voluto riferirsi ai voti validi complessivi “non risulta da nessun passo della sentenza stessa”;

- laddove poi il parere afferma che, in presenza di più interpretazioni dell’art. 73, comma 10, cit., andrebbe preferita quella che garantisce la governabilità dell’Ente locale, i ricorrenti ribattono “che non esistono più interpretazioni possibili” ma solo quella da essi sostenuta e che, comunque, il principio di “governabilità” non sarebbe un principio assoluto (con nuovo richiamo alla sent. n. 107 del 1996 della Corte costituzionale);

- laddove il parere contrasta l’orientamento interpretativo fatto proprio dal Ministero dell’Interno (in una non meglio identificata nota), i ricorrenti ribattono che, al contrario, tale orientamento “è del tutto pertinente ed è altresì corretto” e riportano, in proposito, quanto ulteriormente affermato dallo stesso Ministero (nella risposta ad un quesito “posto proprio dal Comune di Alba”), ossia che “le espressioni ‘50 per cento dei voti validi’ e ‘40 per cento dei voti validi’, contenute nel predetto comma, fanno riferimento esclusivamente ai voti conseguiti dalle singole liste o dai gruppi di liste di candidati consiglieri collegate con ciascun candidato sindaco”;

- laddove infine il parere ritiene che il voto attribuito al solo Sindaco, pur non comportando alcuna attribuzione di voti ad alcuna lista, concorrerebbe tuttavia a determinare “la misura di rappresentatività delle liste”, i ricorrenti ribattono che tali considerazioni sarebbero confutate dall’operatività delle regole del c.d. voto disgiunto.

4. Si è costituito in giudizio l’avv. Lorenzo Paglieri, proclamato consigliere comunale a seguito delle contestate elezioni, chiedendo che il ricorso venga dichiarato inammissibile ed improcedibile e comunque respinto nel merito.

A suo giudizio, i ricorrenti incorrerebbero “in un grave errore concettuale” e sarebbe inaccettabile il loro “bizantinismo” nel “voler ravvisare una diversità concettuale nelle espressioni lessicali di ‘maggioranza assoluta dei voti validi’ (di art. 72) e di ‘superamento del 50% dei voti validi’ (di art. 73), dal momento che le due espressioni – nella sostanza – ‘vogliono dire la stessa cosa’”.

Entrambe le norme, a giudizio del resistente, si richiamerebbero “ad un unico totale di voti validi”, senza fare “il minimo riferimento ad un qualche totale di voti validi di lista”. Ne conseguirebbe che, del tutto legittimamente, al gruppo di liste collegate al Sindaco eletto Marello è stato attribuito il c.d. premio di maggioranza.

Laddove l’art. 73 del d.lgs. n. 267 del 2000 fa riferimento ai “voti validi riportati dalla lista” è al comma 5, che individua la c.d. “cifra elettorale” di una lista: ma ciò, a parere del resistente, “rileva solo ai fini del riparto dei seggi secondo il procedimento di art. 73 c. 8-9”. Una diversa interpretazione, del resto, a parere del resistente condurrebbe “ad assurde conseguenze”, come quella di non riconoscere il premio di maggioranza a favore delle liste pro-Sindaco laddove il gruppo di liste collegate al candidato non eletto abbiano ottenuto non già la maggioranza dei voti validi ma solo la maggioranza dei voti validi complessivi di lista, anche se questi ultimi siano enormemente di meno rispetto ai primi.

Inoltre, l’accoglimento della tesi dei ricorrenti “farebbe venir meno la rappresentatività dei sostenitori del Sindaco eletto, il che sarebbe un assurdo non certamente previsto e voluto dalla norma di art. 73 c. 10”.

5. Si sono collettivamente costituiti in giudizio i controinteressati Maurizio Marello, Pierangelo Bonardi, Olindo Cervella, Antonio Degiacomi, Leopoldo Foglino, Luigi Garassino, Alberto Gatto, Roberto Giachino, Marta Giovannini, Mariangela Roggero, Massimo Scavino, Claudio Tibaldi e Fabio Tripaldi, nonché i controinteressati Giovanni Battista Panero, Adolfo Ricca, Elena Di Liddo, Gianfranco Maggi, Luca Magliano, chiedendo il rigetto del ricorso.

A parere dei controinteressati, allorché gli artt. 72 e 73 del d.lgs. n. 267 del 2000 usano le espressioni “maggioranza assoluta dei voti validi” e “50% dei voti validi”, esprimerebbero il medesimo significato, ossia quello di voti validi complessivi e non “voti validi complessivi di lista”.

La norma di cui all’art. 73, comma 10, cit. sarebbe “coerente e consequenziale con la possibilità per l’elettore di esprimere il c.d. voto disgiunto al primo turno”. Proprio perché tale facoltà è prevista solo per il primo turno, e non anche per il turno di ballottaggio, “la norma in contestazione distingue le due situazioni: l’elezione del Sindaco al primo turno e l’elezione al turno di ballottaggio”. Tutto ciò, nell’ottica di “coniugare la governabilità dell’Ente con il rispetto della volontà dell’elettorato”.

Ciò premesso, a parere dei ricorrenti sarebbe da preferire l’interpretazione letterale della norma, quale fatta palese dal significato proprio delle parole: essi osservano che “la legge non usa mai, in tutto il testo, le parole ‘voti validi di lista’”. Sarebbe, quindi, precluso all’interprete “operare una distinzione che è estranea al testo normativo”. Inoltre viene evidenziato che, laddove l’art. 73 ha voluto riferirsi ai soli voti validi assegnati ad una lista, ciò ha fatto espressamente, al comma 5, con riferimento alla definizione di “cifra elettorale”.

La ricostruzione proposta dai controinteressati sarebbe avvalorata da quanto statuito dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 107 del 1996 (poi confermata nella più recente sent. n. 305 del 2004) la quale, nel suo argomentare, interpreterebbe la locuzione “abbia già superato… il 50 per cento dei voti validi” come “maggioranza assoluta”, la quale non potrebbe che essere, secondo gli esponenti, “la maggioranza di tutti i voti validi per le liste e/o per il Sindaco”.

Inoltre, dall’esame dell’art. 72, comma 3, del d.lgs. n. 267 del 2000, i controinteressati fanno discendere che “il voto dato al Sindaco ed il voto dato alla lista non sono due voti distinti e fra loro indipendenti”, posto che la legge parla di “unico voto”. Del resto, precisano gli esponenti, “qualora l’elettore voti la lista soltanto, il voto alla lista è automaticamente attribuito anche al candidato Sindaco appoggiato dalla lista stessa”. Insomma, dal complessivo sistema si ricaverebbe che “i voti validi espressi dal corpo elettorale corrispondano sempre ai voti attribuiti ai sindaci”. Il totale dei voti validamente espressi dal corpo elettorale, pertanto, sarebbe costituito dal totale dei voti espressi detratte le sole schede bianche e quelle nulle, come ritenuto dall’Ufficio elettorale nella vicenda per cui è causa.

Ancora, dall’esame dell’art. 73, comma 10, i controinteressati evidenziano che la lettera della disposizione non richiama il “concetto tecnico” di “cifra elettorale” (di cui al precedente comma 5), ma si riferisce solo al “50% dei voti validi”.

In definitiva, concludono i controinteressati, la “tendenza contemporanea” di cui si farebbe portatrice la normativa elettorale del d.lgs. n. 267 del 2000 sarebbe “quella della governabilità, da coniugare, certo, con la rappresentatività, ma da coniugare in modo che la seconda ceda, tendenzialmente e concretamente, alla prima purché la rappresentatività non sia stata così marcata da far aggio sulla governabilità”.

6. Si sono costituiti in giudizio l’Ufficio elettorale centrale presso il Tribunale di Alba, in persona del Presidente pro tempore, nonché il Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore, difesi dall’Avvocatura distrettuale dello Stato di Torino, eccependo, preliminarmente, il proprio difetto di legittimazione passiva in ordine al ricorso.

Essi infatti, costituendo solo “organi temporanei abilitati a dichiarare i risultati finali del procedimento elettorale, nonché a dirigere la fase organizzativa delle elezioni, per la loro posizione di neutralità, non sono portatori di un interesse giuridicamente apprezzabile al mantenimento dei loro atti”.

7. In prossimità dell’udienza pubblica di discussione i ricorrenti hanno depositato una memoria, ribadendo le tesi difensive già sviluppate nel ricorso introduttivo.

8. Alla pubblica udienza del 14 ottobre 2009 la causa è stata trattenuta in decisione. Al termine della pubblica udienza, e dopo la camera di consiglio, il Presidente del TAR ha letto in udienza il dispositivo della presente sentenza

DIRITTO

1. Il Collegio è chiamato a pronunciarsi sulla legittimità dell’assegnazione del c.d. premio di maggioranza, di cui alla seconda parte dell’art. 73, comma 10, del D.Lgs. 267/2000, disposto dall’Ufficio Centrale Elettorale del Comune di Alba in occasione delle elezioni comunali del giugno 2009 al gruppo di liste collegate con il Sindaco risultato eletto all’esito del ballottaggio, Maurizio Marello.

La decisione dell’Ufficio poggia, infatti, sull’assunto, contestato dai ricorrenti, che nessuna altra lista o gruppo di liste collegate al primo turno abbia già superato nel turno medesimo il 50 per cento dei voti validi per tali intendendosi i voti complessivi validamente espressi e, quindi, comprensivi anche di quelli resi solo a favore dei candidati sindaci, anziché – come ritenuto dai ricorrenti – i soli voti validi di lista.

I ricorrenti ritengono che l’interpretazione della norma data dall’Ufficio Centrale non sia suffragata né sul fronte letterale, né su quello esegetico.

2. Il ricorso, con il pedissequo decreto presidenziale (n. 9 del 2/7/2009) di fissazione di udienza e di nomina del relatore, è stato, a cura dei ricorrenti, notificato al Comune di Alba ed alle altre parti controinteressate di cui in epigrafe. Copia di esso, con la prova delle avvenute notifiche, è stata depositata in Segreteria il 10 e 18 luglio 2009, entro il prescritto termine di dieci giorni.

3. Prima di passare ad affrontare il merito, il Collegio ritiene opportuno dichiarare preliminarmente la carenza di legittimazione passiva del Ministero degli Interni, della Prefettura – UTG di Cuneo e dell’Ufficio Centrale Elettorale del Comune di Alba, disponendone l’estromissione dal giudizio.

Nell’elezione di organi comunali, infatti, la parte necessaria da evocare in giudizio è l’Amministrazione comunale e non già l’Amministrazione statale (cfr. Cons. Stato, Sez. V, n. 499/96 CdS, V, 1159/2009).

Per quanto attiene al Ministero dell’Interno – come costantemente affermato dalla giurisprudenza amministrativa (cfr. Cons. Stato, sez. V, n. 496 del 2008) – è dirimente osservare che esso interviene nel procedimento elettorale esclusivamente ai fini organizzatori e, d’altro canto, è privo della titolarità di un proprio interesse pubblico specifico agli esiti dello stesso procedimento se non di quello, generico, alla legittimità dell’azione amministrativa, quindi inidoneo a radicarne la veste di legittimato passivamente.

Per quanto attiene all’Ufficio elettorale centrale, poi, come correttamente osservato dall’Avvocatura, si tratta di un organo temporaneo e straordinario, abilitato unicamente a dichiarare i risultati finali del procedimento elettorale e destinato a sciogliersi subito dopo effettuata la proclamazione degli eletti.

Esso, al pari del Ministero degli Interni, non è portatore di un interesse giuridicamente apprezzabile al mantenimento dei propri atti, in ragione della posizione di neutralità che assume nella competizione elettorale (cfr. Cons. Stato, Ad. Plen., n. 16/96).

Ne deriva che il ricorso concernente le operazioni elettorali non va ad esso notificato (cfr., tra le tante, di recente, TAR Lazio, Roma, sez. II, n. 6608 del 2005; TAR Molise, n. 224 del 2007, la quale rileva che gli unici profili di possibile legittimazione passiva dell’Ufficio elettorale si determinano solamente quando vengano in rilievo atti di esclusione o ammissione delle liste; TAR Calabria, Reggio Calabria, n. 201 del 2007).

4. Nel merito, il ricorso non è fondato.

L’attribuzione del premio di maggioranza alla lista o gruppo di liste che sostengono il candidato Sindaco risultato vittorioso trova la propria regolamentazione, per quel che riguarda i Comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, nell’art. 73, comma 10, del D.lgs. 267/2000.

La fattispecie in esame va inquadrata nell’ipotesi legale descritta nella seconda parte della norma poc’anzi citata, che così recita: “Qualora un candidato alla carica di Sindaco sia proclamato eletto al secondo turno, alla lista o al gruppo di liste ad esso collegate che non abbia già conseguito, ai sensi del comma 8, almeno il 60% dei seggi del consiglio, viene assegnato il 60 per cento dei seggi, sempreché nessuna altra lista o gruppo di liste collegate al primo turno abbia già superato nel turno medesimo il 50 per cento dei voti validi”.

Nel caso di specie sono pacifiche le circostanza che:

- il candidato alla carica di Sindaco è stato proclamato eletto al secondo turno;

- la lista o il gruppo di liste ad esso collegate non avevano già conseguito al primo turno, ai sensi del comma 8, almeno il 60 per cento dei seggi del consiglio;

- la lista o il gruppo di liste collegate al candidato Sindaco non eletto non avevano già superato al primo turno il 50 per cento dei voti validi complessivamente espressi.

4.1 La tesi sostenuta dai ricorrenti – ossia, che l’art. 73, comma 10, del d.lgs. n. 267 del 2000 abbia inteso riferirsi, con l’espressione “50% dei voti validi” ai soli voti validi di lista, anziché a tutti i voti validi complessivamente espressi dall’elettorato – non trova sostegno alla luce di un’interpretazione letterale della medesima disposizione. Ciò, soprattutto, se si opera un confronto con quanto prevede il precedente comma 5, il quale individua il concetto di “cifra elettorale di una lista”.

Come correttamente evidenziato dalla difesa dei controinteressati, laddove la legge ha voluto usare un’espressione equivalente a quella di “voti validi di lista”, l’ha fatto espressamente, come accade proprio nel comma 5 dell’art. 73 (a norma del quale “La cifra elettorale di una lista è costituita dalla somma dei voti validi riportati dalla lista stessa in tutte le sezioni del comune”). Si determinerebbe, pertanto, un’evidente forzatura del dato letterale allorché si volesse interpretare l’espressione “50% dei voti validi” (di cui al comma 10) nel senso di “50% dei voti validi di lista”: anche perché, nella formulazione del comma 10, se il legislatore avesse davvero voluto fare riferimento ai soli voti validi di lista, ciò avrebbe facilmente potuto fare richiamando il concetto tecnico, precedentemente definito, di “cifra elettorale”.

In senso conforme TAR Sicilia, Catania, sez. III, n. 1023 del 2009, che, pur pronunciandosi con riferimento alla vigente legge regionale siciliana, che, per la parte d’interesse, appare, tuttavia, analoga all’art. 73, comma 10, d.lgs. 267/2000, s’è espressa nel senso che <l’impiego dell’espressione “voti validi”, senza alcuna ulteriore specificazione e senza alcun riferimento limitativo ai voti di lista, o comunque alle sole schede contenenti voti validi per l’elezione del Consiglio, avvalora la linea interpretativa volta a ricomprendere tutti i voti, di lista e non, posto che incontestabilmente, nell’ambito della competizione elettorale unitariamente considerata, sono da computarsi tra i voti validi anche quelli resi soltanto a favore di un candidato sindaco, e non anche di una lista partecipante alla competizione per l’elezione dei consiglieri; correttamente, pertanto, il verbale include nella determinazione del quorum ai fini dell’attribuzione del premio di maggioranza, anche i voti validi espressi per l’uno o l’altro candidato sindaco, senza alcuna indicazione di voto relativa all’elezione dei consiglieri>.

Con il dato testuale “maggioranza assoluta dei voti validi” il legislatore, diversamente da quanto assumono i ricorrenti ha inteso, pertanto, fare riferimento ad un ampio dato numerico qual è la maggioranza dei voti validi espressi dal corpo elettorale e quindi tenendo conto sia dei suffragi che, fin da subito, sono stati espressi in favore dei soli candidati Sindaci, senza voto di lista, sia dei suffragi che contemplano anche il voto alla singola lista.

4.2 Sarebbe ben diverso, invece, ma contrario al criterio testuale ancor prima che al criterio teleologico, far riferimento con l’unica espressione voti validi a due realtà diverse, quella già vista e quella rappresentata dai soli voti validi espressi ad una delle liste o gruppi di liste in competizione, escludendo dal calcolo i voti manifestati al solo candidato Sindaco.

Maggioranza assoluta dei voti validi significa, quindi, maggioranza assoluta dei voti espressi in modo valido, quali che siano i voti attribuiti alle singole liste.

Non può, infatti, ritenersi che la soglia percentuale dei “voti validi” sia quella dei “voti validi di lista” solo perché è sulle “liste” che si sta operando la verifica: in realtà, con tale verifica il legislatore vuole che venga chiarito se la “lista” o il “gruppo di liste collegate” superino, o meno, il 50% dei “voti validi” complessivamente intesi. In altri termini, il punto di partenza è il totale dei voti ottenuti dalla singola “lista” o “gruppo di liste collegate”; il punto di arrivo è il confronto tra tale dato e il dato complessivo dei suffragi validi, al fine di verificare il “peso” che, concretamente, quella “lista” o quel “gruppo collegato di liste” hanno ottenuto in sede di complessivo scrutinio elettorale.

La considerazione del complessivo “peso elettorale” delle liste, del resto, gioca un ruolo decisivo anche in chiave logico-sistematica, come si passa adesso ad illustrare nello svolgimento di due ulteriori ordini di considerazioni.

4.3 Ritiene, infatti, il Collegio che per poter cogliere il senso proprio della disposizione di cui all’art. 73, comma 10, del D.Lgs. n. 267/2000 non si possa prescindere anche dal considerare, da un lato, l’obiettivo finale cui sono preordinate le elezioni amministrative nei Comuni e, dall’altro, le modalità stesse attraverso le quali il voto può essere validamente espresso.

4.3.1 Sotto il primo profilo va rilevato che le elezioni non rappresentano mero esercizio di voto e/o di applicazione di sistemi elettorali, ma sono preordinate a preporre al governo dell’ente quel candidato sindaco e quei candidati consiglieri che maggiormente hanno incontrato il consenso dei cittadini.

Un largo consenso contribuisce, infatti, a garantire la stabilità istituzionale e la governabilità del territorio, con conseguenti effetti favorevoli per la vita della collettività locale.

E’ ovvio, tuttavia, che affinché possa ritenersi raggiunto il risultato utile, cui, per natura, sono preordinate le elezioni, il “largo consenso” deve essere unidirezionale ovvero rivolgersi a quel candidato sindaco e a quella lista o gruppo di liste ad esso collegate.

Il sistema di governo del Comune si fonda, infatti, sul binomio sindaco/consiglieri e solo l’affinità di idee, programmi e progetti può essere garanzia di quella governabilità del territorio cui tendono le elezioni.

Tuttavia, laddove la spontanea determinazione del corpo elettorale non consenta di conseguire tale obiettivo è la legge a supplirvi con l’attribuzione del c.d. premio di maggioranza a favore della coalizione legata al candidato Sindaco risultato vincitore.

Tale correttivo del risultato elettorale non opera, però, in maniera incondizionata.

La governabilità dell’ente è, infatti, un valore che non può essere tutelato in via assoluta, ma, anzi, è destinato a recedere allorquando il corpo elettorale abbia dato comunque un segnale forte, seppur di segno opposto a quello del Sindaco eletto.

E tale situazione si verifica nel caso in cui un’altra lista o gruppo di liste collegate al primo turno abbia già superato nel turno medesimo il 50 per cento dei voti validi.

Solo in tal caso, tuttavia, la rappresentatività, comunque espressa, prevale sulla governabilità.

E’ evidente, però, che vista la posta in gioco, la norma debba essere intesa in maniera quanto più rispondente alla descritta funzione propria delle elezioni.

Affinché possa ritenersi raggiunta al primo turno la maggioranza su indicata è, pertanto, necessario che l’elettorato abbia manifestato un orientamento uniforme ed unidirezionale.

Tale risultato è, però, ravvisabile solo laddove il sistema sindaco-liste evidenzi una volontà del corpo elettorale, globalmente intesa, “uni- orientata” e in grado di far emergere la maggioranza prevista dalla norma.

Il corpo elettorale non esprime, infatti, un mero voto di “stima” o“simpatia” alla persona del candidato Sindaco, ma lo sceglie perché si riconosce nel suo programma ed auspica che tutte le “promesse” e le “iniziative” che egli in campagna elettorale ha dichiarato di impegnarsi a realizzare, se eletto, siano effettivamente portate a compimento durante il suo mandato.

E’ evidente, però, che il programma elettorale è quello della coalizione di liste che lo sostiene, senza la quale quel candidato Sindaco rischierebbe di apparire debole già in campagna elettorale e di non incontrare il consenso della cittadinanza.

Voler ammettere il contrario significa, in sostanza, disconoscere la funzione propria del Sindaco nell’attuale panorama politico/istituzionale.

Il Sindaco non è, infatti, più quel “podestà” di antica memoria, ma un abile “governatore” di delicati equilibri, che ha assoluto bisogno del sostegno e dell’appoggio delle forze politiche che gli hanno dato il proprio appoggio in fase di candidatura.

4.3.2 Il fatto poi che la norma intenda riferirsi all’insieme dei voti espressi dagli elettori e non solo a quelli di lista risulta avvalorato anche dalle modalità stesse attraverso le quali, nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, può essere espresso un “voto valido”.

Dispongono, infatti, gli artt. 72, commi 3 e 73, comma 3, del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267, rispettivamente che “La scheda per l’elezione del sindaco è quella stessa utilizzata per l’elezione del consiglio. La scheda reca i nomi e i cognomi dei candidati alla carica di sindaco, scritti entro un apposito rettangolo, al cui fianco sono riportati i contrassegni della lista o delle liste con cui il candidato è collegato. Tali contrassegni devono essere riprodotti sulle schede con il diametro di centimetri 3. Ciascun elettore può, con un unico voto, votare per un candidato alla carica di sindaco e per una delle liste ad esso collegate, tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste. Ciascun elettore può altresì votare per un candidato alla carica di sindaco, anche non collegato alla lista prescelta, tracciando un segno sul relativo rettangolo” e che “Il voto alla lista viene espresso, ai sensi del comma 3 dell’art. 72, tracciando un segno sul contrassegno della lista prescelta. Ciascun elettore può esprimere inoltre un voto di preferenza per un candidato della lista da lui votata, scrivendone il cognome sull’apposita riga posta a fianco del contrassegno. I contrassegni devono essere riprodotti sulle schede con il diametro di centimetri 3”.

Ciò sta a significare che diverse sono le modalità di espressione del voto “valido”:

a) può essere votato solo il candidato sindaco;

b) può essere espresso il voto solo a favore della lista prescelta, ma in tal caso il voto si trasmette automaticamente anche al candidato sindaco collegato;

c) può essere espresso il voto sia a favore della lista che a favore del candidato sindaco collegato ed in tal caso si verifica un’ipotesi analoga a quella di cui sub b);

d) può essere espresso il voto solo a favore del nome del candidato consigliere, ma in tal caso il voto, similmente a quanto avviene sub b), si trasmette automaticamente anche lista di appartenenza e al candidato sindaco collegato;

e) può essere espresso il voto sia a favore della lista che a favore di un candidato sindaco non collegato alla lista (voto disgiunto).

E’ evidente, pertanto, che se il sistema elezioni concepisce ed ammette siffatte diverse modalità di espressione di voti validi, tutti questi voti debbono venir presi in considerazione per calcolare la maggioranza necessaria ad escludere l’applicazione del c.d. premio di maggioranza e non solo i voti espressi a favore di una lista o gruppo di liste, che rischierebbero di dare una visione parziale e limitata della volontà degli elettori.

In definitiva il ricorso è infondato e deve essere respinto.

Ravvisati giusti motivi, per la peculiarità delle questioni trattate, per compensare tra le parti le spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte, Sezione II, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, previa estromissione dal giudizio dell’Ufficio elettorale centrale presso il Tribunale di Alba e del Ministero dell’Interno, lo respinge.

Compensa tra le parti le spese di giudizio.

—————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 14 ottobre 2009 con l’intervento dei Magistrati:

Giuseppe Calvo, Presidente

Manuela Sinigoi, Referendario, Estensore

Antonino Masaracchia, Referendario

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 23/10/2009

(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)

IL SEGRETARIO

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ottobre 13, 2009

MILAN-GALLIPOLI AL COPPINO!

di Pippo Cervella

Cari teleutenti, cari tele utilizzatori finali dell’internautica bellezza insita nel sito macrogiacosa.it, cari albesi bloccati in casa tutta la domenica dalle bancarelle dei cinesi in corso Piave che promuovono a modo loro la fiera del tartufo, oppure ruminanti frittelle nei crocicchi e negli angiporti dell’Alba Pompeia medievalizzata, intellettualmente persi dietro le parole del nobel Saramago o freneticamente alla ricerca di un parcheggio non a pagamento che se c’è è occupato da un furgone che vende d’”ogni sort”, cari langaroli invasi da porcini come non si vedeva da anni, insomma, cari tutti e care tutte, CI SIAMO.
Domani è il 14 ottobre e, mentre più modestamente dall’altra parte dell’oceano gli americani festeggiano o maledicono il 517° anniversario della scoperta o conquista dell’America, qua ad Alba abbiamo altro a cui pensare. Qualcuno se n’era dimenticato, ma ci ha pensato il vicepresidente della provincia a ricordarcelo dalle colonne di Gazzetta e Corriere questa settimana: l’ex sindaco, giudicando fallimentare il governo cittadino perché nei primi 3 mesi non è stato in grado di approvare il nuovo piano regolatore, cosa che il governo precedente non aveva fatto in 120 mesi, ha rimandato tra le righe tutto alle calende greche, che poi tanto calende non sono, visto che siamo lì: il redde rationem è pronto, il giudizio del TAR sul ricorso dei castellengos incombe come mannaia sul PKK albese, reo di aver vinto le elezioni comunali ultime scorse.
Nessun pronostico, nessun augurio: il Lodo Marello sarà approvato o bocciato, il consiglio comunale sarà legittimato a proseguire nella sua opera o diffidato dal farlo. Attendiamo, anche se il tanto agognato declino del berlusconesimo a livello globale passa anche per queste piccole cose.
La differenza a livello locale è che i comunisti si danno da fare, e tutto ciò è incoraggiante, mentre a livello nazionale attendono seraficamente il cursus temporum, fiduciosi nel loro massimo sforzo a cui personalmente credo: 5 mesi di congressi, riunioni, scaramucce e schermaglie valgono bene l’assoluta inanità politica parlamentare che l’opposizione di centrosinistra ha mostrato al mondo intero: la soddisfazione che si legge in faccia a Veltroni per l’imminente bagno democratico delle primarie è la stessa che aveva Giannini, “Il principe der Tufello”, l’anno scorso quando traghettò il Gallipoli in serie B. La delusione e l’abbrutimento che storpia i lineamenti di Berlusconi adesso sono gli stessi di mister Leonardo allenatore del Milan. Provate però a giocare Milan-Gallipoli.

Pippo Cervella

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ottobre 5, 2009

THEY PAVED PARADISE (AN PUT UP A PARKING LOT)

di Michele Galbiati

La Brianza: quando “ristrutturazione” diventa “distruzione”

Hanno asfaltato il paradiso e ci hanno messo un parcheggio.

Una spianata d’asfalto dove prima c’erano alberi e un  coraggioso orto urbano, un angolo di campagna circondato da strade e macchine in sosta.

Settimana scorsa vedevo ancora l’insalata e le lucertole al sole, oggi ho trovato un Suv parcheggiato di traverso e sacchi di cemento per terra.

Basta un weekend lontano da qui per rendersi conto di come il tempo passi e tutto trasformi.

Il tempo o, più prosaicamente, gli uomini.

Siamo in Brianza, a pochi chilometri e un secolo da Milano, città di cui tutti parlano male senza conoscerla.

Una città che negli ultimi anni ha assistito a una piccola fuga di residenti che, stanchi del vicino cinese rumoroso e dei prezzi assurdi, hanno deciso di trasferirsi in campagna, in quella che un tempo fu  “la verde terra”  tra Monza e Lecco,  abitata da gente semplice che il “Dio denaro” ha trasformato in avidi  e spregiudicati costruttori.

La Brianza  purtroppo non ha avuto in sorte dalla Natura le preziosissime vigne che difendono le  colline delle Langhe dal cemento, né tantomeno i  borghi medievali  che preservano l’opulento Chianti dalle speculazioni.

Questa terra era un’unica distesa di colline verdi punteggiate di pascoli e di piccoli paesi, abitati da contadini e operai delle vicine industrie tessili, un tempo vanto di questi posti.

Una bella zona, senza particolari eccellenze enogastronomiche o chissà quali meraviglie storiche, ma con alcuni angoli davvero suggestivi.

Un posto perfetto quindi per una delle più grandi speculazioni edilizie dal dopoguerra ad oggi, attuata in nome della parola magica “ristrutturazione”.

E’ grazie a lei infatti che da noi un grazioso casolare dei primi del secolo diventa  una palazzina di cemento “con finiture di pregio, doppi box e giardino condominiale” o una semplice casa di paese si trasforma in una posticcia “villa esclusiva con cantina e piscina”, grande il doppio di prima e

completamente avulsa dal territorio circostante.

E’ davvero triste constatare come i brianzoli abbiano ormai cancellato- dal loro già limitato vocabolario- le parole “antico” e “verde”.

Quello che è antico qui non si ripara più, si butta giù direttamente a colpi di ruspa e lo si sostituisce con il nuovo gusto estetico “razional-brianzolo”: una gettata di cemento, quattro o cinque piani minimo, ampia zona parcheggio all’ingresso.

Con tanti cari saluti all’identità storica e urbana di un piccolo paese e al buon gusto architettonico.

Personalmente non ho mai capito se esista un piano regolatore da queste parti.

Si fa un gran parlare degli abusi edilizi e degli “ecomostri” in regioni come la Campania o la Sicilia e poi ci si dimentica di quello che capita a una manciata da chilometri dall’opulenta ed internazionale Milano.

Eppure qualche domanda sorge spontanea: Come si fa ad abbattere una cascina ottocentesca in buono stato e sostituirla con un orrendo e anonimo caseggiato di sette piani?

Come si fa a trasformare  le aree verdi non edificabili  in un tristissimo campionario di palazzine tutte uguali?

Come mai da queste parti da una settimana all’altra sorgono come funghi nuove residenze dai nomi improbabili ed enormi parcheggi assolati che nemmeno a San Siro li trovi così?

Girare per le stradine di campagna in alta Brianza è come ricevere una pugnalata al cuore ad ogni curva, specialmente per chi come me qui è nato e ha vissuto.

Ci sono posti che ricordo benissimo anche solo 3-4 anni fa, ormai divenuti irriconoscibili.

Piccoli borghi dalle antiche case di ringhiera, con il vecchio macellaio all’angolo e la chiesa in piazza; paesi con una loro storia, evocata dai motti del Ventennio fascista  sui muri; paesi-gioiello che sono stati  letteralmente sventrati da mostruosi centri commerciali e ridotti a cittadine-dormitorio per ricchi manager con Suv al seguito.

Dicono che ci si renda conto di quello che si aveva solamente quando se ne è andato per sempre, ed è tristemente vero.

In Brianza però nessuno sembra accorgersene.

I Verdi non hanno mai attirato consensi, forse non sono nemmeno esistiti in questi paesi, fedeli da secoli alla Chiesa Cattolica e ai suoi esponenti politici, che, inutile dirlo, hanno avuto e continuano ad avere pesanti interessi economici nelle opere edilizie della zona.

Evidentemente non frega niente a nessuno della tutela naturale e paesaggistica di questi luoghi e si preferisce annacquare ogni dubbio sotto una pioggia di euro e di  mattoni.

Ieri sera, di ritorno verso casa dal paese-gioiello di  Montevecchia, mentre le colline si accendevano al tramonto,  la radio mi ha regalato  “Big Yellow Taxi” dei Counting Crows.

Mi sono tornati in mente alcuni luoghi della mia adolescenza  che non rivedrò mai più per come erano e mi sono sentito in qualche modo derubato.

E anch’io, come il cantante Adam Duritz, avrei voluto urlare a chi ha “asfaltato il paradiso e ci ha messo un parcheggio”  di “lasciarmi almeno gli uccelli nel cielo e le api, per favore!”.

Il video su Youtube

Michele Galbiati

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settembre 28, 2009

Elezioni regionali

di Marco Giacosa

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Si voterà il 21 e 22 marzo del prossimo anno. Considerato che i primi manifesti con le facce dei consiglieri uscenti li ho visti una decina di giorni fa, ci aspettano sei mesi di campagna elettorale! A mia memoria fino a qualche tempo fa non duravano più di quattro, di cui tre ufficiali e due intensi, ma d’altronde Federer tira più forte di Connors e Iaquinta ha un altro fisico rispetto a Spillo Altobelli, per cui diciamo o tempora o mores! e avanti.

Hanno incominciato Pippo Cervella (QUI) e Giampiero Busato (QUI).

Io invece ripasso la legge elettorale, prendendo da wikipedia la parte che interessa.

nel sistema di elezione dei Consigli regionali, che trova una sua prima specificazione nell’articolo 122 della Costituzione, la cui legge attuativa susseguente ad una revisione costituzionale del 1999 stabilisce che il Presidente della Regione sia di norma eletto direttamente dai cittadini in un turno unico di votazioni, il Consiglio regionale è eletto contestualmente al Presidente con un sistema misto: in gran parte proporzionale, in piccola parte consistente in un premio di maggioranza. Quattro quinti dei seggi sono attribuiti proporzionalmente, sulla base di liste di partito presentate nelle diverse province. Le liste che hanno ottenuto meno del tre per cento dei voti, non ottengono alcun seggio (sbarramento), a meno che non siano collegate con un candidato presidente che abbia ottenuto almeno il cinque per cento dei voti all’interno della Regione. Un quinto dei seggi è attribuito sulla base di liste regionali (i cosiddetti listini) il cui capolista è il candidato alla presidenza. Chi vince fa eleggere in blocco i candidati del proprio listino, con la seguente eccezione: se le liste circoscrizionali collegate alla lista regionale vincente hanno ottenuto già il 50 per cento dei seggi, alla nuova maggioranza è attribuita solo la metà dei seggi del “listino” (dieci per cento del totale dei seggi in consiglio), il resto è distribuito proporzionalmente tra le liste di opposizione. Il nuovo presidente ha diritto ad avere una maggioranza stabile in consiglio: se le liste a lui collegate hanno ottenuto meno del 40 per cento dei seggi, oltre alla totalità dei seggi del “listino” gli vengono attribuiti tanti consiglieri “extra” fino ad arrivare al 55 per cento dei seggi del consiglio (clausola di governabilità).

Il che tradotto a grandi linee significa:
- si vota il candidato governatore, che si presenta sostenuto da uno o più partiti;
- non si può esercitare il voto disgiunto: se si vota un partito, il voto va al candidato governatore che quel partito sostiene;
- il Piemonte elegge 60 consiglieri: di questi, 12 li porta in dote il governatore (fissati a prescindere, nel borsino), e 48 sono eletti sul territorio su circoscrizioni provinciali (provincia di TO ne elegge 25, CN 6, AL 5, NO 4, VCO, BI, VC e AT 2);
- per essere eletti occorrono tendenzialmente migliaia di preferenze, il che implica costi di candidatura molto alti (ampiamente ripagati in caso di elezione, va da sé). Ma sono possibili giochetti e colpi di fortuna: nel 2005 tale Maurizio Lupi fondò l’”Ambienta-Lista Ghigo presidente”, e immaginatevela: “ambienta” scritto piccolo, “lista” scritto un po’ più grosso, “Ghigo” scritto gigante, “presidente” scritto piccolo. Il tutto su sfondo di colore verde. Morale : 23.761 piemontesi crocettarono quel simbolo (1,16%), e per uno strano gioco di seggi e di resti Maurizio Lupi risultò eletto in Regione  – circoscrizione di Torino – con la bellezza di – attenzione! – 124 (?) preferenze.

Marco Giacosa

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settembre 24, 2009

AUTUNNO AD ALBALANDIA

di Pippo Cervella

Dopo un’estate sonnolenta, torbida, succulenta e perversa al punto giusto, in cui l’albese medio s’è concentrato principalmente nel cercare refrigerio sulla Torino Savona e sui lungomari di laiguegliadianoalassioborghetto, riuscendoci tra l’altro a suo dire, perché l’albese medio è furbo e per andare al mare parte il venerdì sera/notte quando per strada non c’è nessuno e torna il lunedì mattina presto, quando per strada non c’è nessuno; nella certezza assoluta del dogma che il mare fa bene, soprattutto ai bambini neonati, anche se in realtà la coda te la becchi lo stesso dal momento che i furbi come te sono tanti e il caldo oltre che di giorno c’è anche di notte ed il vento a spasso sul lungomare nella calca che sfugge dall’afa del bagnasciuga te lo sogni; nell’inossidabile consapevolezza di aver ottemperato all’obbligo di relax, che circolava come coca nelle nari tra i dehors degli aperi-attivi giunonici e luglionici, mentre in realtà ci si è stancati come bestie a sopportare le fregole di mogli/fidanzate/amanti in giro, dopo un anno di voli per lavoro e attese ai ceck-in di mezzo mondo, oppure a far da mangiare a mariti obeseggianti o a pulire seconde case tre volte al giorno per ospitare l’immancabile direttore in ferie poco diostante (non è un refuso ma un principio di bestemmia) che viene a prendere il caffè alle 10 di sera, ebbene, respiriamo e tiriamo il fiato, ebbene dicevo, dopo tutto ciò, finalmente, riecco l’albese ad Alba nel suo luogo naturale.
Come un koala in una foresta di eucalipti o un berluscones in una concessionaria Jaguar, l’albese torna a pascersi della propria routine, grazie anche alla generosa mano che i politici locali danno: ma non già il consiglio comunale appena eletto, in perenne bilico sulla “razor edge” del ricorso patrocinato dal vicepresidente della provincia Granda, bensì i due personaggi che, avendo molto se non tutto da perdere, si sono attivati immediatamente per tornare in auge, in vista delle imminenti elezioni regionali di primavera: stiamo parlando di Mariano Rabino e di Alberto Cirio, i due albesi in regione che rimetteranno in mano agli elettori il proprio mandato nella speranza di riceverlo nuovamente.
Il Rabino è partito in quarta, neanche fosse un Cervella candidato sindaco, e con 6×3 (costosissimI, si dice nei cessi del bar degli scratch) sparsi random per la città ci ricorda che lui nel cuore ha le Langhe ed il Roero; nel frattempo non lascia nulla al caso e da questa estate è in perenne tour per la Provincia, montagna e borgate comprese, alla ricerca del consenso che ad Alba potrebbe aver in parte perso per semplice scoramento dell’elettorato e/o per sospetti ritardi nell’appoggio alla campagna piddina per Marello sindaco. Il Cirio per ora e apparentemente se ne sta quieto, spara un paginone sul corriere con foto casiniana di lui e bimbo sorridenti senza diavoli comunisti nei paraggi, ma è pronto ad utilizzare il volano della Fiera, del cui ente è presidente o giù di lì, anche se qualche commerciante mugugna un po’, soprattutto dopo aver saputo che uno stand in fiera ad Alba costa al mq di più rispetto a Vinitaly o al Parc des Exposition di Paris Villepinte (oooooh!).
Immagino il Cirio beffardamente sorridente nell’osservare lo sbatti di Rabino fuori dalle mura pompeiane, lui che alle provinciali ultime scorse s’è presentato di nascosto a Dogliani, riuscendo ad essere eletto e dimostrando a tutti che quando in campo c’è lui i voti in qualche modo arrivano.
In generale, comunque e sicuramente, ne vedremo delle belle a cominciare da sabato prossimo quando, per la prima volta ed ufficialmente, Alba e Bra si scontreranno in campo aperto: eh sì perché ad Alba hanno avuto la bella idea (ovviamente l’amministrazione precedente) di anticipare la Notte Bianca di una settimana rispetto alle ultime 2 edizioni, facendola coincidere casualmente con la stessa data della Notte Bianca (più longeva) di Bra. Nessuna discussione sul fatto che se guerra sarà la colpa sarà di Alba, forse gelosa di una supposta (aaaaah) supremazia enogastronomica messa in discussione dal successone di Cheese, ufficiosamente pare perché la concomitanza favorisce un minore afflusso di turisti (sic! Nei cessi del mio bar ho sentito questo!) più facilmente gestibile per Alba e (forse) anche per Bra.
Resta il fatto che il sabato prossimo venturo la ss 231 sarà probabilmente imballata come poche, le squadre mobili di entrambe le cittadine si scanneranno per strapparsi di mano gli ubriachi al volante in pellegrinaggio dall’una all’altra parte e l’ormai mediocre normalità di una notte bianca, la cui forza propulsiva dell’originaria novità s’è esaurita in mezza edizione, terrà occupati un po’ tutti. Essere minchio/alternativi in tutto ciò sarà difficile, ma personalmente ringrazio per il momento il comitato Uisp che ha calendarizzato per sabato sera un improcrastinabile partita di Coppa di Lega!
Ave atque Vale.

Pippo Cervella

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settembre 11, 2009

A la Izquierda

di Francesco Bogliacino

Realizzai questa intervista il 30 Aprile del 2009, passai la notte del primo maggio a sbobinare. Ne nacque un lungo converstaorio di 10 cartelle, da cui ho estratto un articolo che mandai a un quotidiano italiano il 1 Maggio. Su mia ripetuta insistenza (in fondo avevo rischiato una pallottola in testa) ho ricevuto una risposta alla fine di Luglio. “Bello l’articolo ma ormai è passato troppo tempo”. Si, se ve lo state chiedendo ho pensato proprio quella parola. Lo pubblico qui da Marco nel suo blog che è ormai peggio del mio (ed è tutto dire), con grande ammirazione e rispetto per la stampa italiana.
(F.B.)

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Quindici anni fa, la Corriente de Renovación Socialista, scissione del tuttora esistente Ejercito de Liberación Nacional (ELN), decise di consegnare le armi e diventare un partito politico, considerando chiusa la fase della lotta armata. Quando si parla di guerriglia in Colombia si fa riferimento quasi esclusivamente alle FARC, ma gli attori del conflitto armato furono molteplici. La questione campesina spinse alla formazione di gruppi armati sin dagli anni cinquanta, anche se allora la matrice marxista era assente e i riferimenti politici affondavano piuttosto nel Partito Liberale (uno dei due partiti storici colombiani insieme al Conservatore). L’ELN fu il gruppo più sui generis, sia come radici teoriche sia come esperienza organizzativa. Fernando Hernandez, l’ex comandante Yacinto dell’ELN e dirigente della CRS, emigrò in Spagna per scappare alla persecuzione paramilitare. Torna in Colombia dopo XV anni per partecipare alla commemorazione, ritrovandosi con i vecchi compagni in un clima di pessimismo per il futuro e sconcerto per l’attuale fase politica del paese

Nelle contestualizzazioni tipiche, l’ELN viene presentato come un intreccio di guevarismo e Teologia della Liberazione, con alcune influenze maoiste. Come si intrecciavano queste radici teoriche a formare il bagaglio ideologico?

Se guardiamo alla guerriglia degli anni Sessanta dobbiamo considerare almeno 5 filoni, tutti con il medesimo schema, partito-esercito-fronte.
É in questo contesto che nasce l’ELN, nel 1964, espressione di gruppi operaisti, studenteschi, cristiani, urbani, in un paese ancora molto rurale. Appare come una proposta di guerriglia – di un movimento politico militare come lo chiamavamo noi – differenziato innanzitutto per la linea internazionale: c’era chi stava con l’Unione Sovietica e chi con i Maoisti, noi cercavamo qualcosa di più prossimo a noi guardando alla Rivoluzione Cubana. L’eroismo del Che era il modello, anche per la guerriglia, ma nel caso colombiano avvenne qualcosa di più interessante, quando apparve Camilo (Torres, ndr), che fu un precursore di fatto della Teologia della Liberazione. Nella pratica, si da una sintesi tra settori della guerriglia campesina, facenti capo all’esperienza degli anni Cinquanta, e settori cristiani radicali radicalizzati da Camilo. La organizzazione dell’ELN era differente dagli altri gruppi, non Partito-Esercito-Fronte, ma riunisce in un unicuum partito ed esercito

Com’erano le relazioni tra i gruppi guerriglieri?

Le linee politiche erano molto radicali oltre che prodotto di scissioni. Per questo ci furono morti e scontri violenti.

Quando incominciò l’affare-droga, come forma di finanziamento?

Tutto il movimento degli anni Sessanta si crea in assenza di droga. Il traffico iniziò nel decennio seguente, prima con la marijuana, poi con la coca. La base sociale della guerriglia inizia a dipendere economicamente da quella produzione, in una fase in cui il movimento armato agiva da Stato in zone isolate del paese, garantendo l’ordine e organizzando il mercato, in una relativa scarsità di canali di comunicazione. Il dubbio diventa se proibirla o gestirla, magari favorendo nel processo di commercializzazione il campesino.
Quando si sviluppano i gruppi del narcotraffico, l’opzione è l’alleanza o lo scontro armato e si osservarono entrambi. In molti casi la corruzione dilaga tra le fila del movimento, a livello di base e di dirigenza, soprattutto con l’esplosione dell’affare-coca.

Altro punto cruciale è il sequestro. I movimenti antisistema odierni sembrano puntare ad una strategia di tipo comunicativo, dai Neozapatisti al MEND, e il sequestromette in una posizione scomoda rispetto all’opinione pubblica. Cosa portò allora a questa forma di finanziamento: incapacità strategica, necessità economica, ideologia?

Inizialmente fu necessità economica, che si giustificava come un recupero di denaro, una sorta di restituzione di ciò che il rapito stava rubando alla popolazione. In un Paese tanto grande come la Colombia, in cui nascono tutta una serie di movimenti guerriglieri autonomi, e poi gruppi di bandoleros, e in seguito di paramilitari, il tema del sequestro inizia a generalizzarsi, perché è un mezzo semplice di ottenere risorse.Si tratta di un processo degenerativo della guerriglia, è evidente.
Un’altra giustificazione era la risposta simmetrica alla sparizione forzate da parte dell’esercito: Un harakiri per la guerriglia.

Facciamo un passo indietro. Tu come entrasti nel movimento?

Io entrai per il lato dei cristiani, negli anni Settanta. Erano gli anni sessanta, iniziava l’esperienza guerrigliera nel 64-65, c’era stata la Rivoluzione Cubana, e io decisi di entrare in seminario. Erano gli anni di Camilo Torres, che muore nel ‘66 e della radicalizzazione del discorso cristiano da parte della Teologia della Liberazione.
Abbandono una città piccola come Manizales, mi sposto a Medellin, nel 1971 ed entro all’università di Antioquia in un momento in cui il movimento universitario era vibrante. Così mi vincolo spontaneamente alla guerriglia che per me era più naturale, quella cristiana.

Hai vissuto nella selva?

Si certo, mesi interi. Ma il mio impegno era più vincolato al lavoro urbano, alla questione ideologica e internazionale, all’educazione dei quadri. Sono stato il comandante di quell’area dell’ELN che dialogava con il Movimento Internazionale; per via dei contatti con sandinisti, trotzikisti, movimenti europei vedevo le cose in maniera diversa dall’area campesina che stava sulle montagne, che si muoveva con i ritmi del raccolto. Fu così che iniziò il dibattito-scontro interno tra le due aree, quella urbana e quella campesina.

Le decisione di consegnare le armi come nacque?

Fu una nostra riflessione, come parte del gruppo dirigente, su come erano cambiate le condizioni nazionali e internazionali; un ripensamento dell’alternativa socialista di fronte alla crisi del Socialismo Reale, come stava avvenendo con la Perestoijka e a Cuba. La vittoria degli USA nella guerra fredda determina un cambio di forze a livello internazionale e la prima conclusione era la messa in discussione della proposta socialista. In un documento ufficiale arrivammo a dire che la proposta esistente non poteva essere quella socialista (reale, ndr) e che quindi andasse riformulata.

Perché decidesti di emigrare in Spagna?

Scappai. Firmammo un accordo nel 1994, consegnammo le armi e passammo alla vita politica. Ma eravamo gente che veniva dalla guerriglia, quindi non meritevoli di fiducia da parte dell’oligarchia. Per questo da sempre nella storia colombiana coloro che uscirono dall’illegalità furono uccisi. Con me provarono due volte, fortunatamente la mia scorta rispose bene, ma ammazzarono molti dei nostri. Abbiamo consegnato le armi in 750 e ce ne hanno ammazzati quasi 250. Questo paese è così: la violenza da parte dello Stato è impressionante. Io scappai per salvare la pelle, grazie ad Amnesty International.

Che cosa rappresentò per te il ritorno a commemorare la consegna delle armi dopo 15 anni, in un paese dove il consenso per il progetto uribista è evidentemente molto grande?

Credo che ora ci siano le condizioni per ripensare una alternativa, con il movimento femminista, quello ambientalista eccetera, ma in quella fase, la strategia rivoluzionaria, di tipo cubano o sovietico, fu un fallimento strategico.
Fu una sconfitta, che però obbliga ad una riflessione sulla traiettoria Dopo questi primi 15 anni si intravedono alcune direzioni: l’importanza del riconoscimento dell’impegno sociale, il problema di genere, il problema ambientale, la ricostruzione comunitaria, la rifondazione della politica -come dicono i Neozapatisti- da sinistra e dal basso. Sono come piccole intuizioni che ci dicono da dove ripartire, Sicuramente, la risposta non sta nelle armi.

Si dice che siamo di fronte alla mancanza di una alternativa concreta, come il Socialismo Reale, ma abbiamo tutta una serie di piccole iniziative. L’impressione un po’ cinica è che non si arriva mai ad una sintesi: non sarà che è tutta una illusione e semplicemente non si può costruire una alternativa perché questa non esiste?

Credo che l’insegnamento del nostro passato è la necessità di de-ideologizzare l’alternativa: abbandonare l’idea di una ideologia totalizzante, soprattutto di tipo destrorso come la fine della storia. Siamo nella storia, bisogna costruire alternative. Queste piccole esperienze locali stanno articolando un’alternativa, che riconosca la prospettiva di genere, che riconcili con l’ambiente. Non dobbiamo costruire una nuova prospettiva totalizzante, perché da lì veniamo. Inoltre c’è il nuovo internazionalismo dei movimenti, reso possibile dalla globalizzazione. Bisogna articolare una proposta evitando il rischio di costruire un’ideologia, ma non possiamo abbandonare la politica.

Francesco Bogliacino

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luglio 23, 2009

UNDERGRUNGE 2009

di Pippo Cervella

Caro direttore,
i siti ed i giornali on line di tutta Italia e di buona parte dell’orbe terraqueo sono ammantati da foto, interviste ed audio che stigmatizzano in maniera piuttosto inequivocabile il comportamento tenuto dall’attuale Primo ministro italiano Silvio Berlusconi: il quadro controverso del personaggio va quindi a completarsi ogni giorno di più, laddove si conosceva un uomo spregiudicato, sicuro di sé, decisionista a parole per sovralimentare il proprio ego autoritaristico ma ahimè spesso tapino nei fatti, a causa di oscure forze cangianti a seconda delle alleanze partitiche o di affari, si aggiunge la figura dell’omino debole che per mantenere ad alti livelli il proprio egoarcato non esita a circondarsi di belle gnocche, sia al governo che in privato, fino a farsi raggirare pietosamente da una prostituta professionista che lo ricatta umiliandolo pubblicamente. Il fatto che poi queste palate di stangone siano procacciate da giovani raider rampanti, gente che “capisce l’andazzo”, oltre a suscitare la morbosa invidia dei fedelissimi di “Lucignolo”, contribuisce a rafforzare almeno l’ordito del comitato d’affari che gira attorno al primo ministro, in un tappeto fatto di politica, “bisnis”, prestazioni sessuali, interventi pubblici e pompini privati, un melange il cui naturale collante viene da pensare possa essere rappresentato da chili e chili di coca per un frenetico sballo senza fine né confini.
Tutto questo gran mescolarsi di situazioni, oltre a scatenare le curve dei pro e dei contro, oltre a dimostrare la tristezza di fondo che si tira dietro il nostro Dorian Grey, oltre a sdoganare una volta per tutte la volgarità che affascina l’italiano medio, fatta di Suv comprati a rate e parcheggiati alla Corona’ Style, lampade abbronzanti ed infradito ai piedi a metà marzo, segna secondo me un punto di non ritorno in quella che può essere definita l’evoluzione della sensibilità dell’essere umano.
I nostalgici ripetono che una volta esistevano “leggi non scritte”, ma neanche i talebani cattolici vanno più in là per paura di essere tacciati di essere comunisti rivoluzionari, mentre l’unica vera rivoluzione post 68ina l’ha fatta e la sta facendo Berlusconi, con il suo berlusconismo.
Intendiamoci, il berlusconismo non è nulla di nuovo, non è nemmeno una filosofia, anzi è una misosofia assimilabile ad un pensiero debole che più o meno inconsapevolmente è stata inventata a metà degli anni 80 dall’astista Sergey Bubka che, in possesso di doti indefinibilmente diverse rispetto ai suoi avversari, si dilettava a ritoccare di tanto in tanto il record mondiale alzando l’asticella di un centimetro per volta; ogni sua prestazione veniva sottolineata dai peana di giornalisti corifei, salvo poi accorgersi, dopo un paio di anni, che lo stesso record aveva avuto un robusto ritocco complessivo di qualche decimetro.
Dinnanzi a tutto ciò cosa può fare la maggioranza degli italiani che, tutto sommato, non condivide il principio della misosofia berlusconista? Di fronte c’è la possibilità di aspettare l’usura del personaggio, cosa che l’ignavo medio non berlusconista sta già facendo, con il concreto rischio di macerarsi nell’attesa di ciò che è imponderabile, ineluttabile ma imprevedibile. Nella ristretta cerchia di chi pensa all’azione di contrasto ritengo, caro direttore, che solo un pensiero forte controrivoluzionario abbia una qualche possibilità di riuscita. Definito ciò, ci rimane da stabilire quale possa essere questa vera filosofia moderna, e qui sta il difficile, perché il berlusconismo è subdolo e si riproduce malignamente a spese di cellule sia comuniste, che democristiche, che socialiste.
Innanzitutto deve essere una filosofia, un codice comportamentale non scritto che anela alla perfezione e al rispetto, praticabile e depurato da chi oniricamente vuole semplicisticamente tornare al preberlusconismo e al post sessantottismo. In secondo luogo dev’essere definita e definibile, questa nuova base controrivoluzionaria che cambierà in meglio la percezione del nostro mondo, in attesa di cambiarlo per davvero: la definizione può essere una e una sola, cioè UNDERGRUNGE.
Perché UNDERGRUNGE? Perché dentro deve coniugare la libertà espressiva e la fantasia sfrenata dell’underground con la potenza travolgente del grunge, il tutto arricchito da una mutevolezza insita ed inarrestabile, altrimenti si rischia la fine degli antagonisti di Seattle dei primi anni 90 che col tempo sono stati globalizzati tra i no global per finire sbertucciati e normalizzati come black block.
Ora mi rendo conto, caro direttore, di essere nebuloso e criptico, ma siamo all’inizio della controrivoluzione quindi c’è ancora molta strada da fare. Abbiamo già la certezza del nome di questa filosofia, cioè UNDERGRUNGE (e scusi s’è, poco!), ci manca un leader, ma la forza propulsiva controrivoluzionaria dovrà essere tale che non ci si dovrà servire di un capopopolo definito e limitato fisicamente da pelle ossa cerone e sorriso, ma ci si dovrà immedesimare e all’occorrenza rifugiare sotto un “multiple name”, un condividuo sulla scia del celebre Luther Blisset, la cui ricerca delle gesta in rete potrà aiutare meglio a comprendere cosa sto dicendo. Infine ci vuole un gesto, un’azione che dia un segno iniziale e che faccia capire che il progetto di cambiamento è già in atto, e questo potrebbe essere la recisione dei Mocciosi lucchetti di Ponte Milvio a Roma oppure anche solo di quelli sul ponte della stazione di Alba. Il resto verrà col tempo, con la riflessione, con l’attenzione verso se stessi, l’unica possibilità di essere prorompenti senza lasciare macerie ed evitare così una sanguinosa guerra civile.
Mi fermo qua, caro direttore, sicuro di aver toccato Le corde della sua sensibilità: prenda questo mio contributo come un grido disperato, una boutade ferragostana o un principio di riflessione, ma si faccia anche lei portatore e promulgatore di azioni di contrasto intellettuale. Io per conto mio ci proverò, e cercherò di trarre la massima ispirazione dai Pearl Jam a Manchester il prossimo 17 agosto. A risentirci a dopo quella data e grazie dell’ospitalità.

Pippo Cervella

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luglio 14, 2009

CONSIGLIO COMUNALE 1 – IL VERNISSAGE

di Pippo Cervella
Festa grande venerdì scorso al Pala Comunale di Alba: la folla delle grandi occasioni s’è radunata per assistere al primo Consiglio, atto d’esordio del Governo cittadino Marello I e vero happening radical chic della movida albese, a cui né il peggior migliorista né il più moderato dei trombati poteva mancare. Ma il pissi pissi della vigilia dev’essere stato vorticoso, se è vero che a ben 15 minuti dall’orario d’inizio ufficiale i posti a sedere previsti per il pubblico erano già sublimati, e la maggior parte dei componenti della claque dei Marellos aveva dovuto accontentarsi di posizioni di fortuna, tra un ascella maleodorante e una capigliatura ingombrante. Mentre nutriti gruppi di mussottesi si radunavano presso i pertugi aperti sullo scalone, allo scopo di immortalare sulla propria retina l’investitura del loro concittadino, alle 18.05 la consorte del sindaco entrava in punta di piedi, sottovoce e visibilmente emozionata nella sala consigliare, giusto tre minuti prima che l’arbitro Cavalli fischiasse l’inizio.
Grande rispetto del protocollo e fair play dilagante nelle prime battute della seduta, con finestroni spalancati su Piazza del Duomo in ossequio al motto “Aria nuova per Alba”: al 15° del primo tempo, presa la parola, il neosindaco giurava fedeltà alla costituzione, declamava lo squadrone degli assessori e recitava un tutto sommato bel discorso, ovviamente un po’ retorico ma con ripetuti accenni alla realtà, tipo-fa-conto il fatto che il programma di governo non è stato ancora palesato poiché si sta lavorando per conoscere a fondo le varie realtà eccetera eccetera ecceterone. Verso il 35° il mister Marello ordinava i cambi previsti, con l’ingresso in campo di Magliano, Ricca, Maggi, Panero e Di Liddo al posto di Cervella, Foglino, De Giacomi, Scavino e un altro assessore che ora mi sfugge. Subito i nuovi entrati si facevano notare, con Maggi nominato capogruppo dei DS e Ricca in polo gialla invero un po’ impacciato nel prendere posto, mentre il neo com Tripaldi, in polo o camicia molto scura a maniche lunghe (qualcuno malignava fosse addirittura nera, ma il riverbero della luce non contribuiva a risolvere il mistero), assisteva sorridente, rispettoso ed educatamente privo dei suoi proverbiali sandali, forse anche per celare tatuaggi politicamente imbarazzanti in un contesto del genere.
Al 48°, cioè in pieno recupero, l’opposizione si faceva finalmente sentire per bocca di un laconico messaggio di Zunino, che sulle prime sembrava un prodromo ostruzionistico alla nuova giunta mentre, presa poi la parola Spolaore e indi Castellengo, si capiva che era solo un “Io c’ero” per lasciare la parola ai più esperti. I quali esperti rammentavano l’esistenza della spada di Damocle pendente dell’ormai celebre ricorso, pur sostenendo democristianamente la legittimità del sindaco e mastellianamente l’illegittimità del Consiglio.
Terminato il primo tempo, con la riunione a porte chiuse dei capigruppo, l’intervallo offriva alcuni gustosi siparietti: l’ex Sandri osservava il salone silenzioso e malinconico mentre la vaporosissima Del Santo, accompagnata dal mitico Bolla sempre più giovane, confabulava con la controfigura di Prunotto, o con lo stesso, boh non si capiva. Grandi strette di mano e pacche vigorose sulle spalle si sprecavano, mentre la temperatura nelle retrovie saliva a 45 gradi centigradi, il che aveva comunque il pregio di operare una minima selezione naturale e allentare la calca tra il pubblico; in tutto ciò il veramente giovane Gatto si aggirava incravattato di giallo, senza sorcio in bocca e perfetto nella sua eleganza istituzionale ma ovviamente ancora un po’ a disagio con i rituali burocratesi delle sedute consigliari.
Chi invece dimostrava di essere nel suo ambiente naturale era il Dottor Maggi che, a inizio ripresa, deliziava la folla con un pistolotto di almeno 8 minuti, ma solo perchè dopo anche il cronometro si rifiutava di collaborare di fronte alle contorsioni poltichesi del suo discorso: chiedo perdono ma non ricordo bene cos’abbia detto, però era sintomatico l’occhio ittico di Zunino che, esattamente di fronte al capogruppo dei DS, faticava non poco a tener desta l’attenzione; subito dopo il Professor Ricca rincarava la dose, ma in un paio di giri di lancette esauriva il suo contributo, rinunciando anche ai suoi proverbiali ed amati latinismi.
Così tra lazzi vari proseguiva il consiglio, con la nomina bipartisan di Cavalli (PDL) a presidente del Consiglio e della Giovannini (PD) a vice. Echi di sicumera migliorista s’aggiravano ancora tra i Marellos ogniqualvolta la parola “ricorso” veniva evocata dal Castellengos di turno, ma nel complesso la seduta scivolava via tranquilla come un’amichevole pre campionato, per uno 0-0 finale sostanzialmente giusto, che ha messo in mostra da una parte una maggioranza solida e in grado di reggere bene fino alla fine del campionato e dall’altra un’opposizione arroccata in difesa ma sostanzialmente corretta, in attesa degli eventuali sviluppi che potrà avere il mercato autunnale.

Pippo Cervella

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luglio 7, 2009

IL TOSSICO

di Pippo Cervella

Dopo la fine della campagna elettorale speravo che il corso naturale della vita quotidiana contribuisse autonomamente alla disintossicazione dai veleni politici accumulati durante la medesima, ma evidentemente ci vuole una buona esperienza e un fisico adatto per mitridatizzarsi a questo genere di stimoli. Per esempio i faccioni pre ballottaggio, che qua e là ancora campeggiano negli angoli più reconditi del comune albese, provocano ancora disfunzioni fisiologiche tipo pugni battuti sul parabrezza dell’auto, con conseguente nervosismo latente che si estrinseca ogni qual volta poi si debba imboccare una rotonda ed immettersi in qualche coda.
Preso atto della brillante azione di riposizionamento della lapide partigiana commemorativa in quel di Mussotto, o mussotto-quartiere NCC (Nuovo Centro Commerciale), leggo su Gazzetta d’Alba che il mister Marello ha messo in campo la squadra, purtroppo senza seguire l’11 indicato dal Santone, il Philippe Troussier de noartri, cioè Marco Giacosa, ma bensì affidandosi più prosaicamente alle indicazioni uscite dall’urna, mettendo insieme comunque una compagine secondo me di livello che però necessita ancora di tre pedine fondamentali: un Fabien O’ Neill, statico ma piedi buoni, da piazzare alla presidenza del Consiglio Comunale, un mestierante della propria area di rigore alla Sergio Brio da piazzare all’Agricoltura e una guizzante ala destra vecchia maniera tipo Angelo Alessio da mettere allo Sport. E’ questa la merce di scambio da trattare: c’è un bel clima bipartisan di quelli per cui va matto Napolitano, per cui Cirio viene riconfermato all’Ente Fiera (e ci mancherebbe altro aggiungo io, visto che il mandato scade fra meno di un anno, anche se Roberto Fiori sulla Stampa mette la notizia come se fosse una clamorosa apertura al cdx), autorevoli personaggi locali come Gaia e Ceretto si espongono tra un cin e l’altro per dire che hanno votato Castellengo ma che ora Marello ha vinto ed è giusto che governi, lo stesso Mario Sandri consigliere italo forzuto non confermato dichiara lo stesso sul settimanale paolino (magari mira all’agricoltura?), insomma tante belle pacche sulle spalle in vista del primo consiglio comunale di venerdì prossimo alle 18, al quale sarà imperativo non mancare! Però…però…però m’insegna il Busato che siamo albesi, che davanti abbiamo una faccia e dietro un’altra, che salutiamo “cerea” e mile complimenti ma se parcheggi la bici sul marciapiede il giorno dopo hai una lettera del vicino scritta da un avvocato nella buca delle lettere.
Questa bella atmosfera sospesa e drogata di “volemmossebbene” ha una mannaia pronta a calare inesorabile e a mandare tutto in frantumi: il ricorso! Sì il ricorso al Tar, questo UFO che si aggira nel Palazzo Comunale e che minaccia di rompere l’idillio da un momento all’altro: com’è noto i castellengos non hanno digerito la sconfitta e allora, facendosi forza dei pareri estorti all’ufficio elettorale e al ministero dell’interno la settimana prima del ballottaggio, hanno depositato al TAR una richiesta di annullamento della decisione ultima presa dall’ufficio elettorale albese, cioè chiedono di ratificare il 10-11 e non il 14-7 attualmente validato. Il ricorso! Questa entità senza forma, inodore ed insapore come il metano ma potenzialmente esplosiva a contatto con l’aria, questa freccia indios imbevuta di curaro pronta ad essere scoccata! Quale feroce e cattivo orco può aver mai firmato una tale ignominia ed attentato alla democrazia? Chi l’avrebbe mai detto, il primo firmatario dello stesso è lui, l’avvocato sorridente, lo stringi carpi confidente prediletto, l’offriparty per tutti a casa sua, l’ex sindaco avvocato ora vice presidente provinciale ma potenzialmente consigliere comunale Giuseppe Rossetto che, se lo stesso fosse accolto, cosa farà? Rinuncerà alla vice presidenza provinciale per tornare a fare il consigliere in comune e magari ripresentarsi sindaco al prossimo giro? Mah boh…mi si dirà che è un atto dovuto, che bla bla bla mapperfavore!
Poi c’è lui, il Mastellone Cerrato, assieme al farmacista Malcotti e alla Bottallo, insomma i 4 che aggiunti al 7 farebbero 11. Più interessante è leggere a chi è indirizzato il ricorso: non solo ai 4 presunti usurpatori, che a memoria non ricordo, non solo alla sola maggioranza delle liste Marelliche, ma a tutti i non Castellengos, compreso il Cervella! Capito l’antifona? Non sei dei nostri? Peggio per te, noi non facciamo differenza, buttiamo una bomba nel mucchio, qualcosa succederà! Senza curarsi del fatto che la maggior parte di coloro ai quali è indirizzato il ricorso rimarrebbero consiglieri anche nel caso lo stesso venisse accolto dal TAR. Ma poi Cervella, Cervella! Cosa c’entra Cervella? È un messaggio trasversale? S’è macchiato del peccato originale di non aver appoggiato Castellengo al momento buono? E se il ricorso viene accolto il Cervella dovrà pagare per essere stato eletto? E lui cosa farà? Taccagno com’è tasserà i 1300 che hanno appoggiato le sue liste o solo i 400 di Impegno per Alba?
Mah, sarò vecchio, sicuramente non sono giuris e probabilmente nemmeno prudente, ma nella mia Weltanschauung lo stile e l’eleganza hanno altre facce.

Pippo Cervella

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luglio 4, 2009

Tutti intorno a Linda

locandina


Un film di Barbara Sgambellone, Monica Sgambellone. Con Maria Victoria Di Pace, Francesca Faiella, Marco Cocci, Danilo Brugia, Juan Pablo Di Pace.


Commedia, durata 100 min. – Italia 2009. – Dania Film uscita venerdì 3 luglio 2009.

Linda ha 29 anni, vive a Torino e fa l’attrice. O almeno ci prova: tra una pubblicità di assorbenti e un’altra vestita da peperone, vive l’amore saltuario di Lorenzo e l’amicizia dei suoi coinquilini: una ragazza perennemente scaricata dagli uomini e un aspirante poeta gay spagnolo. Un ginecologo le diagnostica un’endometriosi e le fornisce la seguente soluzione: o si fa operare, o fa un bambino entro un anno. Siccome è traumatizzata dall’infanzia e le sale operatorie le danno allergia, Linda prende in considerazione soltanto la seconda ipotesi e la domanda che traina la narrazione è: chi sceglierà come padre del bambino tra gli uomini che le girano intorno?

L’idea forte mi pare debole. Poco credibile che una scelta di quel tipo possa condizionare così profondamente la vita di una quasi trentenne. Ma probabilmente l’intento delle due sorelle registe torinesi era più descrittivo in senso stretto che narrativo in senso assoluto. Torino, la vita quotidiana di chi si raccapezza in tempo di crisi (invero perenne, quella degli artisti alla ricerca di un mezzo di sostentamento), un Santa Maradona di serie B, un A/R Andata+Ritorno senza spostamento, una commedia leggera che riesce solo a tratti.

Ma la sala era piena di persone: una delle due sorelle registe, l’attrice Francesca Faiella (più bella de visu che de schermo), gli attori Marco Cocci e Salvatore Nicosia, più amici e parenti riuniti in questa prima. Siccome fare un film in Italia è cosa difficile oltre ogni ragionevole ipotesi e soltanto una piccola parte delle produzioni vede la sala – per tutta una serie di motivi che in questo istante non mi va di elencare -, sono convinto che tutti quelli che hanno contribuito all’opera abbiano senz’altro meritato l’applauso tributato loro al termine delle immagini.

Ma nel racchiudere in un numero il film, non posso andare oltre a quanto mi accingo a scrivere.

Voto: 5,75/10

F.lli Marx, venerdi 3 luglio, primo spettacolo

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giugno 25, 2009

UNA MARCHETTA VISTA DAL DI DENTRO

di Pippo Cervella

Da dove parte il successo di Marello? Qual è il magma primordiale da dove hanno iniziato a segregarsi i primi cristalli idiomorfi che sono andati successivamente a comporre la granitica sconfitta dei Castellengos? Ma soprattutto ha Vinto Marello o ha perso Castellengo? Comincerei dall’ultima domanda, che è anche la più facile: Ha vinto Marello, nel testa a testa ha stracciato l’avversario e spazzato via il fragile teatrino di cartone che lo teneva su; è arrivato al ballottaggio grazie a un grande lavoro di squadra ma nel finale ha staccato tutti con una poderosa pedalata e secondo me la gente l’ha votato anche perché è riuscito a smarcarsi leggermente dall’ala oltranzista della sinistra migliorista, emergendo nettamente sulla ganga livorosa e desiderosa di vittoria solo per consumare vendetta. E Castellengo? Ha perso sicuramente, ma io me lo immagino nella sua solitudine, seduto davanti al proprio scrittoio, che si sincera di essere solo, spegne il cellulare, apre il cassetto e s’accende un Cohiba mettendo i piedi sulla scrivania, aspirando rilassato ampie boccate: s’è trovato a dover fare quello che non voleva fare e c’è qualcuno che ha perso molto più di lui. Cirio per esempio, il vignettista, trombato come candidato alla presidenza della provincia, indi trombato come candidato sindaco, che soffiava come un mantice pro Marello confidando nell’ingovernabilità per avere nuove elezioni e invece salvo ricorsi accolti non le avrà. Tra l’altro il Cirio zitto zitto, quatto quatto, manzo manzo s’è fatto eleggere consigliere provinciale in un collegio doglianese, segno che lui stesso remava contro se stesso ad Alba.
Ha perso Zanoletti, i cui unici interventi pubblici in campagna elettorale sono stati quelli contro Cervella, ha perso Zanoletti che, con l’obelisco Paganelli (l’unico sottosegretario ai lavori pubblici di origine albese che in quanto tale non è stato in grado di far approvare nemmeno un centimetro dell’Asti-Cuneo) pare avesse posto il veto su Cirio sindaco. Il muro destrorso che ha dominato Alba negli ultimi 10/20 anni è stato colpito ferocemente e forse demolito. Un po’ meno sconfitto ma sempre tale il Rossetto, l’”utile idiota” in mano al mangiafuoco, stritolato dal clientelarismo ostentato ed eccessivamente “blagato” che ha portato Alba a non votare a destra ma che, appena messo il naso fuori dal circondario albese, ha ottenuto un buon successo personale a livello provinciale. Ovviamente se sconfitti sono i manovratori stessa sorte è toccata alle marionette, molte delle quali si dice s’aggirino a testa bassa nel cuore della movida albese. E Cerrato? Il Mastella delle Langhe? Esce, salvo ricorsi accolti, dal consiglio comunale dopo una lunga militanza: da pezzo pregiato del mercato in caso di consiglio comunale marelliano in salsa castellenghiana a semplice cittadino il passo dev’essere stato brevissimo e molto doloroso, ma non me lo immagino troppo abbattuto, qualcosa lo farà.
Ora però voglio rispondermi alla mia prima domanda, come un ospite marzulliano qualsiasi.
Esattamente un anno fa uscì allo scoperto, annunciando pomposo la propria candidatura a sindaco e supportandola da un’immediata copertura mediatica di un certo rilievo, il tale Cervella. Successivamente lo stesso rifiutò fermamente di partecipare alla pantomima delle primarie, attirandosi l’ira dei piddini veraci: cosa sarebbe successo in una corsa a tre tra Marello, Castellengo e uno zero e fischia percento qualsiasi?
Non ne esiste la controprova ma 400 candidati, 6 aspiranti sindaci, discussioni, aperitivi, striscioni e ogni ben di dio proposto hanno creato il disorientamento necessario a disperdere quel 12% decisivo di voti sindaco al primo turno. Il 6,69% conquistato dal Cervella, risultato magro in rapporto allo sforzo profuso ma decisivo allo stato delle cose, ha poi fatto buona parte del resto, contribuendo in maniera decisiva al ballottaggio.
Fosse stata una strategia studiata a tavolino sarebbe stato sicuramente il parto di un diabolico e perverso politicante di lungo corso: visto che Alba non è mai stata di centrosinistra, facciamo credere al centrodestra che c’è una terza via, portiamo via loro i voti necessari per andare al ballottaggio e una volta lì speriamo che si rosolino da soli con le solite tiritere ciricio-berlusconiche e con la loro sicumera da Alba-è-e-sarà-di-destra-sempre. Così è stato.
La morale è: se si vuol cambiare qualcosa bisogna fare casino e farne tanto, alla faccia delle svolte politiche radical chic sempre vagheggiate e mai realizzate. Forse.

Pippo Cervella

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Postumi di campagna elettorale albese-2. La nazionale dei protagonisti

Era andata così: due operai dovevano smontare i pannelli elettorali e staccare tutti i manifesti, lavare e raschiare i residui di colla rinsecchita. Alcuni manifesti venivano via facilmente, altri invece richiedevano grande fatica.

Chissà perchè”, si chiese Operaio Giovane, alla sua prima esperienza nell’operazione-distacco-manifesti. Si asciugò il sudore con un lembo della tuta, accartocciò l’immagine di Candidato-più-Votato, diede due giri di nastro adesivo per farne una palla ma prima di gettarla nell’immondizia d’istinto la calciò verso il collega che dall’altra parte del pannello stava invece grattando via senza sforzo l’effigie di Candidato-meno-Votato.

Operaio Esperto, che di campagne elettorali ne aveva viste molte, gli restituì la palla con un sinistro di prima, tentando il colpo a effetto e mimando la seguente inevitabile ovazione del pubblico.

Iniziarono così una partita a due, palleggi e rimbalzi sghembi lungo il controviale all’imbocco di corso Langhe.

Le auto si fermarono, i nonni e i nipoti si voltarono, due massaie smisero di parlare e tutti osservavano Operai Comunali che ballavano col pallone a ritmo di samba, sorretti dal tifo di trentamila invisibili spettatori. Fu in quel momento che dalla collina iniziarono a scendere verso la piazza davanti alla chiesa della Moretta undici calciatori con la casacca bianca e una croce rossa al centro, lo stemma di Alba, che altro non erano – si scoprì quasi subito – che la nazionale dei protagonisti di questa battaglia elettorale.

Non necessariamente – notò Operaio Giovane, strabuzzando gli occhi incredulo – i migliori, ma – gli fece notare Operaio Esperto, anche lui stupito – quelli senza i quali questa campagna elettorale non sarebbe stata la stessa.

1

Portiere

Carlo Castellengo.

Superfavorito alla vigilia, superinvestimenti per la diffusione di Castellengosindaco iniettato in città come un mantra, supersimboli a sostegno, superRossetto a trainarlo.

Invece passa il tempo a raccogliere il pallone dal fondo della rete. Prende meno delle sue liste: 0-1. Perde una valanga di voti rispetto al primo turno: 0-2. Il suo avversario prende una valanga di voti rispetto al primo turno: 0-3. Costretto al ricorso dopo aver fatto dell’ingovernabilità altrui il cavallo di battaglia proprio: 0-4. Demolito.

2

Terzino destro

I rappresentanti delle liste dipietriste.

Due amici che la partita elettorale la guardano seduti in poltrona, che al più commentano come due attempate signore inglesi che sorseggiano il thé delle cinque, due amici presidenti di seggio riferiscono del clima di terrore inscenato il primo e il secondo giorno del primo turno dai rappresentanti delle liste che fanno capo a Di Pietro. Presunzione di colpevolezza del presidente e degli scrutatori? Rispetto delle regole assunto come fine e non come mezzo? Fatto è che – sorpresa! – tale clima è improvvisamente cessato al momento teoricamente più delicato, lo scrutinio del voto. Claudio Gentile contro Zico e Maradona: maglie a brandelli. Ma lui lo fece in partita, non in allenamento o, peggio, al bar. Imperscrutabili.

3

Terzino sinistro

Alberto Cirio.

Il più talentuoso dei politici azzurri, un Maldini esordiente a 16 anni in serie A (a 23 vicesindaco, in effetti). Non imbrocca la partita: l’innalzamento dei toni della campagna, l’agitato spauracchio della sinistra radicale, i diffusi segnali di divieto (ma poi: “ritaglia e conserva”: per cosa?, per dirigere il traffico alla rotonda del cimitero?), tutto questo non ha premiato. In giornata-no. Deludente.

4

Centromediano metodista

Franco Foglino e la lista Alba città per vivere.

Massimo Bonini correva e rubava i palloni per i numeri del mago Platini. All’uno i riflettori, all’altro una carriera riconosciuta postuma. Franco Foglino è – da sempre – uno dei consiglieri più votati. Tolta una polemica sull’utilizzo del nome, la campagna elettorale della sua lista è trascorsa all’insegna di un rispettoso silenzio di basso profilo. Quatti quatti, di consiglieri ne fanno due e alla sinistra albese garantiscono un’identità ormai consolidata. Rocciosi.

5

Stopper

Tomaso Zanoletti e Ettore Paganelli.

Quando nacqui, la prima cosa che mi dissero fu: ricordati che ad Alba comandano Zanoletti e Paganelli. Lo sento in giro ancora adesso che di anni ne ho 35. Zanoletti è stato tutto: consigliere comunale, assessore comunale, sindaco, consigliere regionale, senatore. Paganelli lo vedo un passo indietro, nell’ombra, a dettare il ritmo. Le loro riunioni le immagino in quegli ambienti riprodotti da Paolo Sorrentino nel film “Il divo”. Con i lumini accesi, senza luce artificiale. Decidere le sorti della città spostando pedine dello scacchiere, manifestando intenzioni in un linguaggio in disuso o che forse è mai esistito, il latino-piemontese. Difensori strenui e tenaci di un antico potere. E’ andata male. Superati in velocità.

6

Libero

Olindo Cervella.

Imprenditore, ricco, conosciuto, ma soprattutto fuori dagli schemi dei partiti. Una scheggia impazzita e, come tale, pericolosa. Parte un anno prima. Tappezza la città di manifesti con la giacca lanciata dietro la spalla a penzolare lungo la schiena, mossa che verrà clamorosamente copiata. Chiama il sindaco di Lugano a conferenziare, al che tutti si chiedono: “Cazzo c’entra il sindaco di Lugano?”. Ma è una scheggia impazzita, e come tale potrebbe chiamare anche il sindaco di Paderno Dugnano. E forse l’ha fatto, chissà. L’unico suo modo per raccogliere un assessorato è seminare la sua lista e appoggiare al ballottaggio il vincitore. Ci riesce. E’ il second best di queste elezioni. Vincente.

7

Ala destra

Il sistema elettorale.

Ricordate quando il calcio era uno sport serio e non un affaristico baraccone milionario? Quando qualcuno s’infortunava e l’allenatore aveva già fatto tutti i cambi? Dove finiva il claudicante? “Lo zoppo all’ala”, diceva il mister rivoluzionando lo schema della squadra. Qui di zoppa c’è l’anatra. Che poi sarebbe il famigerato comma 10 dell’articolo 73 del Decreto Legislativo 267 del 2000. Appello a tutti gli eletti di tutte le forze politiche: cambiatelo. Tanto una volta avvantaggia e una volta sfavorisce. Talmente interpretabile da diventare ininterpretabile.

8

Centrocampista

Emanuele Bolla (capolista Giovani per Alba).

Giovane per Alba, ma soprattutto per Castellengo. Chiama a raccolta i suoi amici, che un po’ credono nel partito e un po’ godono delle strette di mano dei politici arrivati. Delle ragazzine che strizzano loro gli occhi. Delle feste in discoteca licenziate dai simboli. Dei manifesti che diffondono la loro immagine. Dello spirito di corpo che li lega quando approntano i gazebo. Dei giornali che li ritraggono. Si smazzano un encomiabile lavoro di semina, poi arriva la tempesta e la messe è magra. Il capolista Emanuele Bolla urla imperterrito il suo amore per Castellengo anche dopo la sonora trombatura al primo turno. Come Tardelli al mondiale dell’82. Stoico.

9

Prima punta

Maurizio Marello.

Non sbaglia nulla. Come Totò Schillaci ’90 e Paolo Rossi ’82. Tutto ciò che tocca diventa oro. In stato di grazia. Premiato oltre ogni sua rosea aspettativa. Parecchi (io in testa, posso citarmi?) l’avevano criticato per il suo silenzio sull’ingovernabilità che i suoi avversari gli imputavano. Ha avuto ragione lui: tripletta e tutti zitti. Non sarà l’Obama delle Langhe, ma il Mondiale è suo. Unico grande vincitore. Dirompente.

10

Fantasista

Movimento per il cioccolato.

Spuntano per ultimi, cercano qualcuno che li prenda e va bene che trovano Cervella in evidente crisi ipoglicemica. Cosa c’entra il movimento per il cioccolato nel consiglio comunale albese? Niente: la poesia del gesto inutile. La fantasia al potere. Sono gli unici legittimati a fornire prodotti gastroelettorali. Il cioccolato nel simbolo e il cioccolatino al gazebo. Così si fa. Incompresi.

11

Ala sinistra – seconda punta

Gli slogan elettorali.

“Vota me che la penso come te” è, all’esegesi, insuperabile. Si potrebbero scrivere tre libri di filosofia, quattro di psicopatologia e cinque di teoria e tecnica di comunicazione elettorale, soltanto partendo da quelle parole. Geniale. E poi Olinto Magara, accanto alla cui immagine ho visto un inenarrabile “Alè dai, forza su, alè, vota me”, o qualcosa del genere. Irripetibile. Altro che i soliti sono questo faccio quello ho tre figli vado in chiesa faccio l’amore non faccio sesso. Questa è classe, signori. Irraggiungibili.

E poi è finita che la partita è davvero finita e gli operai hanno tolto i manifesti e svuotato l’immondizia, e sono tornati a casa anche loro, come i nonni e i nipoti e le massaie.

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giugno 24, 2009

Postumi di campagna elettorale albese. Le perle.

Giornali, blog, facebook, santini, comizi. Arrivederci campagna elettorale 2009. E grazie, è stato divertentissimo.
La mia personalissima top ten.

10° posto
“Vota me che la penso come te” (santino elettorale di Bruno Bordizzo, candidato Lega Nord; 63 preferenze, trombato)

9° posto
“Con quasi 400 candidati al Consiglio comunale di Alba, chiedere una preferenza è quasi un atto di presunzione…! Ci proverò…” (stato di facebook di Antonio Degiacomi, candidato PD, 17 maggio 2009, ore 9.12; 195 preferenze, eletto)

8° posto

“Sentite viziatelli: capisco che uno si rompa le palle di collezionare Audi TT e quindi gli possa venire l’idea di fare qualcosa nella vita. Tuttavia, i valori della solidarietà e della collaborazione non potete metterli alla prova facendo qualcosa di socialmente più utile?” (da Superare gli steccati ideologici, di Francesco Bogliacino, sulla presentazione della lista Giovani per Alba, 17 aprile 2009. L’autore, per queste righe, è stato severamente rimproverato dalla fidanzata)

7° posto

“Sindaco: Carlo Castellengo (centrodestra) dal 09/06/2009″ (dal sito http://it.wikipedia.org/wiki/Alba_(CN), 9 giugno 2009. Dopo circa 24 ore la pagina è stata aggiornata con l’indicazione dei due candidati al ballottaggio)

6° posto

“Il candidato di sinistra Marello vuole imporre ad Alba il “modello Torino”. Questo significa più disoccupazione, più debiti e meno attenzione alla legalità” (quarto dei Dieci motivi per cui votarmi, di Carlo Castellengo)
“sì, avete dimenticato la Sars, l’aviaria, l’Ebola e l’encefalopatia spongiforme bovina: anche quelle, le vuole la SINISTRA.” (da Spiace, di Giampiero Busato, 22 giugno 2009)

5° posto

“CHE DELUSIONE! Grazie a quei 3 (tre) che mi han votato e che conosco benissimo, un fanculo di cuore a tutti quei 1000 che hano promesso dei voti” (stato di facebook di Marcello Pasquero, candidato Giovani per Alba, 9 giugno 2009, ore 01.58; 4 preferenze, trombato)

4° posto

“Del resto sembra farlo apposta: esco di casa e trovo l’Ape Gelataia ed Emanuele Bolla. Faccio un serve&volley, alzo la testa dal campo 6 e mi ritrovo Emanuele Bolla. Se è un segno divino, e io non voglio sottovalutare i segni divini, è mio obbligo morale assistere all’aperitivo. E anche sbocconcellare un po’ di fritto, con qualche calice di rosé servito molto chilled. Ipocrita, dicevo, perché l’aperitivo di destra non s’ha mica da fare per me che poi mi ergo a criticone, però diamine, son le otto di sera, è domenica, penso alla mozzarella di bufala che urla la sua solitudine nel mio frigo. La decisione è presto presa: Castellengo sindaco, e ancora un sorso di rosé, grazie.” (da L’abbuffata, di Giampiero Busato, sull’aperitivo elettorale dei Giovani per Alba, 3 giugno 2009)

3° posto

“Si sapeva che Marello rischiava di governare in minoranza e gli albesi l’hanno votato in massa, fottendosene altamente. Piuttosto di Castellengo anche nessuno.” (da Spiace, di Giampiero Busato, 22 giugno 2009)

2° posto

“Il Centro-destra ha già conquistato la maggioranza in Consiglio comunale e, indipendentemente dall’esito del ballottaggio, solo Castellengo potrà avere i numeri necessari per governare la città” (manifesto elettorale per Carlo Castellengo, diffuso tra il primo e il secondo turno)

“E’ ufficiale, Marello ha 14 seggi di maggioranza” (Grandain, 23 giugno 2009)

1° posto

“Sig. Burns (Castellengo): <<Smiiiithers (Rossetto), chi è quel giovane comunista sovrappeso che mi ha rubato il posto?>> <<…è Homer Marello, signore, nostro sottoposto>>” (stato di facebook di Adolfo Pandolfi, cittadino albese, 22 giugno 2009, ore 9.09)

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giugno 23, 2009

La solitudine del candidato sbagliato

C’è stato un momento di questa campagna elettorale albese, sarà stato un sabato di qualche settimana fa, in cui la fantasia è stata presa per realtà, sebbene già l’avesse ampiamente superata (ma a questo siamo da tempo abituati). Stavamo attraversando piazza Savona, avevamo camminato accanto a un camper tappezzato da manifesti e scritte Castellengosindaco, avevamo svoltato l’angolo con l’occhio caduto sulle immagini proiettate da un televisore a circuito chiuso da una vetrina: Carlo Castellengo, l’esperienza conta, Alba può farlo. E’ stato a quel punto che è apparsa la Voce. Una voce proveniente dal cielo, anzi dall’alto, dall’alto di un terzo o quarto piano del secondo palazzo di corso Italia, una voce che era, in tutto e per tutto nonostante avesse i toni e gli acuti e i bassi di una voce al citofono, la voce del candidato sindaco Carlo Castellengo. “Un comizio da questo palazzo?”, dice l’amico. Decidiamo di farci coccolare dall’immagine del candidato sindaco che comizia dalle finestre dei palazzi, evitiamo la verifica giacché a volte la realtà ce la scegliamo. Ma per scriverlo su un blog, o altrove, occorre una prova, per cui quando poco più tardi salgo in auto, ingrano la prima e vado a vedere se effettivamente era la voce di Carlo Castellengo quella che raggiungeva gli albesi come filtrata da un immenso citofono a dieci metri da terra.

No. Era un tizio con un baracchino e un’antenna lunga due metri che inspiegabilmente inquinava l’isolato. Ma per noi era lo stesso lui, Castellengosindaco: aveva prevalso l’idea-Castellengo, l’idea che Carlo Castellengo fosse ovunque. E invece non era da nessuna parte.

Era andata così: Alberto Cirio, golden boy del Pdl albese che da anni spreca il suo talento in minoranza in regione, voleva la presidenza della provincia. E l’avrebbe ottenuta se la Lega non avesse imposto la candidatura dell’unica candidabile, per attualissime ragion di letto, a quella carica. Una doppia fregatura, perché la seconda sua scelta – la poltrona di sindaco di Alba – era intanto stata promessa al Tremonti langarolo che tanto bene aveva fatto nella giunta Rossetto: lo stimato commercialista Carlo Castellengo.

Ora, il primo dubbio: perché lui? La prima considerazione è che gli vogliano assegnare un Oscar alla carriera. A sindaco di Alba, nel centrodestra, vincerebbe anche un cavallo. Per cui, più che una palestra, più che un laboratorio, la candidatura a sindaco è un riconoscimento, è un premio. Come Siena per il PD: vinci la competizione all’interno del partito, quella del popolo chiamato alle urne è una semplice e formale ratifica. E qui il centrodestra commette il primo enorme errore di presunzione, perché – seconda considerazione – Carlo Castellengo è un candidato impresentabile.

La sintesi perfetta del concetto è: “Non sono un buon candidato, sono un buon amministratore”. Frase pronunciata dal già sindaco di Milano Gabriele Albertini. Che apre al concetto di asimmetria informativa: molto in sintesi, e in semplificazione, l’asimmetria informativa è quel meccanismo per cui chi deve operare una scelta ha meno informazioni di chi quella scelta la propone. La studiano gli economisti, che non a caso hanno scritto centinaia di volumi sui venditori di auto usate: chi compra non conosce la storia del mezzo che va ad acquistare, chi vende non ha il minimo incentivo a fornirgliela. Così il politico-amministratore che ogni cinque anni ritorna politico-candidato retrocede a caricatura di se stesso, un attore costretto a imparare una parte e recitarla al pubblico. I programmi? Fotocopie, o poco più. Governare Alba non implica scelte sull’aborto o sulla riapertura delle case chiuse. Per governare Alba occorre infondere nell’elettore la fiducia nella capacità di saperlo fare. E chi meglio di un commercialista, avvezzo quotidianamente alle scartoffie e alla burocrazia, lo saprebbe fare? Un avvocato, forse, come Marello, ma non è questo il punto: non per nulla si candidano calciatori e imprenditori. Il punto è che per dimostrare di saper fare le cose che quotidianamente fa – e lo attesta la stima che tutto l’albese gli riconosce – deve dimostrare di saperne fare altre meno rilevanti: possedere l’arte retorica per trascinare una folla – quello che mio nonno trascinato tradurrebbe nell’apprezzamento u l’è ‘n gamba, u parla bin; dimostrarsi giovanile in quanto non anagraficamente giovane – il che presuppone l’errata equazione giovane = migliore; essere simpatico – il che implica essere piacione senza dimostrare di farlo; dire cose che accontentano tutti – il che significa saper camminare sicuro sul sottile equilibrio delle opinioni di parte.

E Castellengo, è chiaro fin da subito, come candidato è impresentabile. Il suo ufficio marketing gli trova lo slogan: l’esperienza conta. Ma lui è canuto e non si tinge, e indossa polo Fred Perry e la giacca la slancia dietro la schiena, giovanilmente. Contatta Emanuele Bolla – un giovane del partito – e gli fa fare la lista che chiamano, non per nulla, Giovani per Alba: non Studenti per Alba, o L’Alba del futuro. Giovani. Punta sul clientelarismo, come insegna Alberto Cirio che per primo ha nuovamente sdoganato nel primo decennio di questo secolo la diffusissima usanza dell’aperitivo elettorale o della cena elettorale che tanto faceva presa sull’elettore ai tempi delle quattro preferenze indicate anche con un numero (1990, pre-tangentopoli, non 1918). I dibattiti li perde quasi tutti, anzi: tutti. Dove per perdere-un-dibattito intendo perdere la gara con i candidati avversari a colpire l’elettore per capacità dialettica. U parla nan bin. A chiusura della campagna elettorale, in piazza Savona, quando prende la parola lui – dopo Castelli, Zanoletti, Rossetto, Cirio – sembra che il microfono non funzioni, la tonante voce di Alberto Cirio raggiunge ora le orecchie dei presenti come un sussurrio strozzato. Qualcuno si avvicina, schiaccia tasti, tocca bottoni, ma non è un problema tecnico, è un problema e basta.

Terza considerazione: con un certo tipo di campagna elettorale puoi vincere a Torino, a Livorno, a Bologna, ma non ad Alba. Altro errore di presunzione e arroganza. Definire Marello e i suoi la sinistra è un’offesa a chi è di sinistra a Torino, Livorno o Bologna. Dire che Marello vuole importare il modello Torino definendo questo modello fautore di più debiti, più insicurezza e più disoccupazione è un’offesa all’intelligenza e alla elementare capacità di capire che gestire un milione di persone non è gestirne trentamila e l’elettore albese, alla fine, non ha perdonato. Nel teatrino della campagna elettorale, il copione ammette la vanagloria ma, evidentemente, non la malafede. E’ vero che i sinistrorsi Alba li chiama da sempre compagni, comu, d’altronde alle europee il Pdl e la Lega hanno preso assieme quasi il 60% dei voti e la geopolitica qui parla chiaro: dal 1994 le Langhe sono Collegio Sicuro per il Polo della Libertà. Forse però qualcuno ha dimenticato cosa succedeva qualche anno prima, quando Berlusconi era solo un imprenditore e l’Italia la comandava Andreotti. Succedeva, regolarmente, che Alba fosse altrettanto Collegio Sicuro per la Democrazia Cristiana: qui arrivavano a farsi eleggere da tutte le parti d’Italia i notabili del partito, quelli che non avevano un loro elettorato ma la cui presenza in Parlamento era imprescindibile. A mia memoria ricordo tale De Rosa, un avellinese che spese due lire per aprire un ufficio in via Maestra, tenne aperto due mesi di campagna elettorale e l’indomani dell’elezione riconsegnò le chiavi al proprietario e magari qualcuno gli mandò pure i tartufi, l’autunno di quell’anno. Ora, quelli che hanno scelto De Rosa sono i nonni e i genitori di quelli oggi chiamati a scegliere tra Castellengo e Marello – ovvero tra Castellengo e un signore che nel 1987 aveva 20 anni e che senz’altro votò De Rosa: davvero nel centrodestra hanno creduto possibile prendere voti agitando lo spauracchio della sinistra bolscevica nell’Alba che, mala pecora, aveva votato in massa il democristiano avellinese De Rosa?

Rimane un dubbio: quanta farina di quegli attacchi fosse di Carlo Castellengo e quanta dei suoi colleghi di coalizione, perché certi discorsi, certe estremizzazioni, sono parse molto più di Alberto Cirio o di Tomaso Zanoletti che non di chi per fare il sindaco aveva messo la faccia. E’ lo stesso Cirio a definire simpatica l’idea della paletta ‘divieto di svolta a sinistra’, alla visione della quale i Giovani per Alba gongolano e i giovani leghisti sussultano orgasmici, come se quest’associazione sinistra = comunismo, Marello = Lenin sia più nelle teste di chi era attaccato al seno materno o giocava a pallone in cortile quando la televisione trasmetteva le immagini di un popolo che si ribellava dall’oppressione picconando il Muro di Berlino.

Poi è andata così, che al primo turno il candidato impresentabile è stato votato dal 6% in meno di quelli che hanno votato le liste che lo appoggiavano. Impresentabilità contenuta: innalzamento dei toni di propaganda fino a sfiorare i limiti dell’attacco personale, convinzione che una certa linea, oltranzista, verrà premiata.

E oggi siamo all’imponderabile, che concede ampio spazio alle interpretazioni ma lascia completamente solo il candidato sindaco sconfitto. Marello ha preso molti più voti rispetto al primo turno, Castellengo ne ha persi più che proporzionalmente. Cosa significa? Che parecchi elettori che al primo turno avevano votato Castellengo sono andati al ballottaggio per votare Marello. L’Italia è piena di risultati imprevedibili, che a ben guardare vengono spesso decisi dall’appartenenza politica di coloro che al secondo turno prediligono il mare o la montagna. Qui non è andata così: è calata, non molto, l’affluenza alle urne, ma il risultato è di una chiarezza imbarazzante: nonostante tutte le liste collegate, nonostante rappresentasse la continuità con un sindaco amato anche dai paracarri, nonostante la provincia sia stata vinta facilmente dalla stessa coalizione, nonostante il centrodestra abbia preso in città la maggioranza assoluta alle elezioni europee e al primo turno, la città ha votato compatta il candidato del centrosinistra. Il che significa una cosa sola: l’umiliazione personale prima che politica del signor Carlo Castellengo.

Il quale riceve, in queste ore, le peggio cose più dai suoi sostenitori che dai suoi avversari. Sono quelli per cui fino a due giorni fa Carlo Castellengo era l’unico in grado di governare la città a definirlo ora nei modi peggiori. Sono quelli che l’hanno sostenuto candidandosi nelle sue liste quelli che ora maledicono l’icona di cui si erano fatti profeti. Sono quelli che sognavano un assessorato o una presidenza di qualche ente quelli che ora gli danno tutte le colpe del male che si è infranto su Alba, identificando infine il Male stesso nella piccola figura di Carlo Castellengo.

Gli altri, quelli che provano a ragionare e se credono ai profeti lo tengono per sé, gli altri oggi sono contenti perché la lezione di Alba è una lezione di vita prima che politica. E dedicano, senza ironia, questa giornata al candidato che meritava si la sconfitta ma non l’umiliazione.

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L’ultima beffa per Carlo Castellengo

Ultim’ora: l’ufficio elettorale del comune di Alba, che nomina il sindaco e il consiglio comunale, ha assegnato la maggioranza alla coalizione di Maurizio Marello: 13 a 7.

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Castellengosindaco? No

Busato saluti i perdenti, QUI, e io sottoscrivo.

Oggi giornata troppo piena per me. Passo a domani.

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giugno 20, 2009

Bar politic – 19

Peccato. Sono stato con Giampiero Busato, ieri sera. Lui ne ha scritto QUI. Anch’io ne avevo scritto, una lunga pappardella sull’impresentabilità di Castellengo candidato che non coincide con la professionalità dell’eventuale Castellengo sindaco, sull’abilità retorica di Alberto Cirio che non coincide con l’effettiva eventuale bravura dell’amministratore Cirio, sull’inconsistenza dialettica del senatore Zanoletti che non coincide con la sua riconosciuta cultura, sul politico che quando torna candidato è costretto a recitare l’ineffabile parte della caricatura di se stesso, sul viceministro Castelli cui preme, più della vittoria del candidato sindaco di cui non fa il nome sebbene abbia seduto con lui al tavolo del Brasilera, che gli albesi non votino i referendum. Peccato: ne avevo scritto, poi wordpress mi ha tradito e ho perso due terzi del testo al momento della rilettura.

Alba, comunque, è unquartodeserta. Non semi, non deserta. La Liguria è vicina. Fa caldo. Se lunedi lavorano tutti, passa Marello. Che è poi la mia ultima previsione, in barba agli alti e bassi di questa campagna elettorale finita ieri nell’appiccicaticcia piazza Savona.

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giugno 19, 2009

Bar politic – 18. Ha parlato!

In ritardo di circa 9 giorni, che in due settimane di campagna elettorale per il ballottaggio è solo molto più della metà del tempo a disposizione, Maurizio Marello ha parlato della governabilità.

QUI.

Giuste o sbagliate che siano le cose che ha detto, le ha dette.

D’altronde se la legge elettorale è imperfetta la colpa non è sua.

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Bar politic 17 – Le previsioni

Avevo detto, prima del 6 giugno:

Primo turno comune di Alba (CN)
Castellengo (cdx) 45,82%
Marello (csn) 34,70%
Miroglio (UDC) 9,55%
Cervella (IDV+civiche) 6,88%
Asteggiano (civica) 2,38%
Magara (civica) 0,67%

Secondo turno comune di Alba (CN)
Marello (csn) 6.304 voti 50,22%
Castellengo (cdx) 6.248 voti 49,78%

Poi è successo che le liste di Castellengo hanno superato il 50%, poi è successo che quel candidato ha giustamente aggredito sull’ingovernabilità di Alba in caso di vittoria di Marello, poi è successo che Marello si è difeso all’italiana anziché a zona, poi è successo che i toni sono saliti, poi è successo che su facebook è apparso il gruppo Silvio trombale tutte, e quindi oggi dico:

Secondo turno comune di Alba (CN)
Marello (csn) 6.001 voti 47,81%
Castellengo (cdx) 6.551 voti 52,19%

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giugno 18, 2009

Bar politic – 16. CHE PAZZA IDEA……

di Pippo Cervella

….. ma sarebbe la più logica e sensata, secondo me, visti e considerati gli ultimi sviluppi e tenendo presente sempre il mio personale orientamento al ballottaggio verso Marello.
Allora, ricapitolando, dalle urne albesi è emerso quanto segue, cioè la necessità avvertita dalla gente di un cambiamento, testimoniato dal ballottaggio, dal consiglio comunale semirivoluzionato e dalla squadra di assessori uscenti azzerata; altresì è venuta fuori una distribuzione dei seggi in consiglio favorevole alla coalizione uscente, i cui elettori hanno chiaramente manifestato il non gradimento verso il candidato sindaco.
Se vincesse Castellengo non cambierebbe nulla, tutto rimarrebbe come prima e la governabilità sarebbe assicurata secondo i classici canoni.
Se vincesse Marello si avrebbe quel 10-11 che costringerebbe il giovane avvocato ad equilibrismi non di poco conto, con possibile commissariamento e nuovo ricorso alle urne in tempi più o meno brevi. Ma allora perché no? Perché non farlo? Io i margini li vedo: un Castellengo le cui spalle non sono più di tanto protette dal mentore cittadino principale, quel consigliere regionale che immagino un po’ nervoso per gli sviluppi comunali e provinciali dell’ultima tornata elettorale, una squadra di ex assessori che non siede in consiglio comunale e quindi in teoria senza troppi diritti da accampare.
Certo bisognerebbe rinunciare a: “redde rationem” e quindi sfanculamenti e caroselli d’auto sotto casa del rivale il lunedì sera, vicesindacature forse già promesse all’ala migliorista dura e pura, incarichi in partecipate comunali già assegnati su base politica e partitocratica.
Però un VICESINDACO CASTELLENGO (o chi per esso, perché no, Rossetto?), e conseguente redistribuzione ponderata delle cariche, una volta passata la nausea da puzza sotto il naso dell’una e dell’altra fazione, avrebbe più vantaggi che svantaggi in una realpolitik come quella che s’è venuta a determinare. Sì lo so, mi direte che ci sono i partiti centralisti, c’è la Regione che non acceterebbe mai…ma dai! Per Marello sarebbe un salvacondotto a vita di credibilità e un messaggio chiaro d’indipendenza verso quei consiglieri regionali che hanno cercato in tutti i modi di mettergli il bastone tra le ruote salvo poi appoggiarlo in vista dello striscione dell’ultimo chilometro, per Castellengo (o chi per esso, Rossetto?) un’occasione per lanciare un messaggio chiaro e netto ai succhia ruote che per 10 anni hanno indebolito l’autorità dell’istituzione del sindaco ad Alba. Continuità e Rinnovamento insieme. Tanto i programmi elettorali dei due sono uguali, su, smettiamola di smenazzarcela. Proviamoci, se non per 5 anni almeno per un paio, ne avremo tutti da guadagnarci. E’ la soluzione più logica, semplice, per chi vuole uscire da una politica paludata, melmosa e malmostosa che rallenta l’iter burocratico dell’azienda atipica “Comune”, la cui funzione principale è quella di erogare servizi.
Sempre che vinca Marello.
Ah se Olindo fosse mai andato al ballottaggio……

Pippo Cervella

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Bar politic – 15

A livello mediatico vince sempre lui.

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giugno 17, 2009

Bar politic – 14

La comunicazione è tutto, tutto è comunicazione.

Chi è in vantaggio – GruppoCastellengo – attacca e riporta (fonte: www.carlocastellengo.it) un comunicato del Comune di Alba:

(16 giugno 2009) L’Amministrazione comunale comunica che, in attesa del ballottaggio e dopo gli apparentamenti, in base alla maggioranza raggiunta dalla coalizione di Centro Destra cha ha superato il 50% dei voti di lista e tenendo conto che è stato effettuato il solo apparentamento tra il candidato sindaco Castellengo e l’UDC, si possono ipotizzare le seguenti assegnazioni provvisorie, sulla base del parere del Ministro dell’Interno, trasmesso l’11 giugno 2009:

COALIZIONE PER CARLO CASTELLENGO
Gente Nuova per Alba 1
Alba Città Viva 1
Popolo della Libertà 5
Popolari Liberali 2
Lega Nord 1
TOTALE 10
Oltre al candidato Sindaco 1
TOTALE 11

COALIZIONE PER MAURIZIO MARELLO
Alba Città per Vivere 1
Partito Democratico 4
Alba attiva e solidale 2
TOTALE 7
Oltre al candidato Sindaco 1
TOTALE 8

COALIZIONE PER OLINDO CERVELLA
TOTALE 1

La situazione così prospettata comporterebbe, in caso di vittoria del candidato Sindaco Castellengo, l’attribuzione a quest’ultimo di 12 consiglieri e, nel caso di vittoria del candidato Sindaco Marello, l’attribuzione di 8 consiglieri, fermo restando il consigliere attribuito alla coalizione del candidato Cervella. A questi va aggiunto il Sindaco eletto.
La situazione così riepilogata riflette quelle di importanti Comuni italiani, quali Bologna e Terni.


GruppoMarello risponde:

“Segnalo che la comunicazione dell’Ufficio Stampa del Comune di Alba costituisce una gravissima violazione dei più elementari principi di imparzialità e neutralità che un Comune ed i suoi Uffici debbono assumere nel corso delle elezioni comunali.
Al di là del merito, rispetto al quale abbiamo opinioni diverse suffragate da indicazioni dottrinarie e giurisprudenziali autorevoli, è gravissimo e passibile di sanzioni penali ed amministrative che un Comune, traminte un suo ufficio interferisca nelle competenze di altro organo, la Commissione elettorale che dovrà in piena autonomia stabilire l’attribuzione dei seggi. Si tratta di un atto che va ad interferire sull’orientamento al voto dei cittadini elettori, posto in essere da un ente locale interessato e per tale ragione viola le più elementari regole di democrazia.
Provvederò questa mattina (mercoledì 17 giugno) a portare a conoscenza di tale fatto la Prefettura di Cuneo (Ministero dell’Interno) e la Procura di Alba perchè assumano ogni atto in loro porere, anche in via d’urgenza, al fine di fare cessare le conseguenza dannose dell’illecito e ripristinare la legalità violata.
Non pensavo che in campagna elettorale si dovesse arrivare ad un tale livello di faziosità da parte di chi dovrebbe astenersi da ogni valutazione non essendone competente”.

Ecco perchè Marello, contrariamente a quanto avevo pronosticato prima del 6 giugno, perderà queste elezioni:

a – a una chiamata in causa su una questione di merito – non importa quanto spiacevole, d’altronde è l’agone elettorale, mica il thé delle cinque – non si risponde con una questione di principio

b – la governabilità è un problema, non un capriccio del GruppoCastellengo. Evitare l’argomento e tentare di dirottare su altri temi le parole di queste due settimane sono state azioni ingenue e dilettantesche

c – è la legge a essere imperfetta, non Marello o il voto degli albesi. Invece sono doti di un leader: chiarezza, fermezza, rigore, onestà intellettuale, capacità di decisione rapida in situazioni di stress. E per battere Castellengo ad Alba occorre imitare Obama, non Franceschini.

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Bar politic – 13. AL LUPO, AL LUPO!

di Pippo Cervella

http://www.carlocastellengo.it/Attenzione.html
L’ufficio elettorale di Alba, dopo il ministero dell’interno, s’è mosso! Qua la situazione pare abbastanza chiara, hanno ragione i Castellengos, nonostante i miglioristi dell’opposizione perseverino nel sostenere il contrario. Io mi permetto di prendere per buono questo annuncio e anche questo:
http://www.targatocn.it/it/zone_ab.php
E quindi? Mi permetto di ricapitolare alcune possibilità:
1) Al ballottaggio vince Castellengo: Amen! I Cattocumunisti rientrano nel recinto e riprendono vigorosamente a fare opposizione (ottima) in consiglio comunale e nelle milioni di associazioni presenti sul territorio, è stata una bella avventura, grazie a tutti. I Castellengos tirano un sospiro di sollievo, Cirio ri-pensa a cosa fare il prossimo anno alle regionali e per cautelarsi si riprende o rinvigorisce un posto nell’ente fiera (non so nel dettaglio come sia la situazione ma il concetto penso sia chiaro). Zanoletti sta in silenzio.
2) Al Ballottaggio vince Castellengo: parte una serie di ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato, al Tribunale, alle varie circoscrizioni di quartiere, agli uffici elettorali, al WWF, alla fondazione di Don Verzè. I vari enti summentovati decidono che così non si può andare avanti, il comune viene commissariato, arriva Basettoni (e con lui Manetta e Gambadilegno) o il commissario Cattani della Piovra e a maggio si ritorna alle urne. Cirio si presenta candidato sindaco. Zanoletti sta in silenzio.
3) Al Ballottaggio vince Marello: sarebbe una “caccia” importante per lui, dal 9-11 passerebbe al 10-11 con la Pantalera Cerrato che a questo punto avrebbe in mano il Libro della Catena, le chiavi di Alba oltre a quelle di San Giuseppe e speriamo di casa sua. Cerrato quindi ministro di qualcosa, Cirio pronto a tutto pur di far cadere il consiglio entro Natale e presentarsi a maggio di nuovo alle urne, senza contare Cervella che dà l’appoggio esterno ma non ha giurato fedeltà all’ordine dei cavalieri del Tabernacolo del 68. Zanoletti si liscia il barbone ma sta zitto.
4) Al Ballottaggio vince Marello: vedi punto 2, solo con Cirio un po’ più gasato e Zanoletti che ottiene di celebrare la messa in Duomo una volta la settimana. In silenzio però.

Non so, a naso potrebbero esserci anche altre possibilità, compresa la guerra civile e le barricate in piazza fatte contro la borghesia che crea falsi miti di progresso, oppure Zanoletti che fa un comizio, oppure Mimmo di Mora, quello delle mille e passa partita nei mitici “Amici del Pallone” di Gazzettiana memoria negli anni 90 che si candida sindaco.
L’unica cosa sicura è che domenica solo se Castellengo vincesse potrebbero schioccare i tappi di champagne, schioccassero nel caso opposto sarebbe proprio una questione di pessimo gusto. Lo so brucerebbe anche a me ma, cari amici e perché no per il momento colleghi Marellos, siamo chiamati ad un’ulteriore prova di forza, sopportare il contrappasso di non poter festeggiare a causa del peccato originale del centrosinistra albese, la sicumera migliorista che uso a profusione ma che mi fotografa molto bene la situazione. Questo peccato a destra non crea pena dantesca, a sinistra sì. Forse s’è anche infranto l’undicesimo comandamento, cioè “non blagare”, ma qui bisognerebbe chiedere bene bene a Don Valentino.
Bene io ho finito. Corro a fare il pieno al Camper e a stirare le magliette……….

Pippo Cervella

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giugno 16, 2009

Bar politic – 12

Sulla questione dell’anatra zoppa, che sta – giustamente – monopolizzando il dibattito elettorale albese a 5 giorni dal voto.
GruppoCastellengo alza i toni e invade la città di manifesti con la certezza che Marello in caso di vittoria non governerebbe.
GruppoMarello abbozza timidamente una frase molto italiana: governeremo. Senza spiegare come, spingendo altrove il dibattito.

Non sono d’accordo con nessuno dei due gruppi: la campagna di Castellengo è alquanto irritante, la risposta di Marello è molto discutibile.

a) maggioranza o non maggioranza.
Qui la procurata disinformazione è trasversale. Procurata, quindi colpevole. A quanto ne so – e prego i meglio informati di smentirmi, qualora possano – la situazione è la seguente.
1° fase: la nomina del sindaco e dei consiglieri. La effettua l’Ufficio Elettorale del Comune. Il quale riceve circolari di orientamento dall’organo superiore da cui dipende. Già qui ci si divide: gruppoMarello dice di circolari della Prefettura che invitano gli Uffici Elettorali a interpretare la norma (questione dei “voti validi”, di cui ampiamente discusso) a garanzia della governabilità, e quindi attribuendo comunque il premio di maggioranza al candidato sindaco vincente. GruppoCastellengo parla di una circolare del Ministero dell’Interno che andrebbe in senso opposto, fornendo interpretazione letterale del famigerato comma 10 dell’art.73 della legge elettorale.

Dunque: la prefettura è l’ufficio sul territorio del governo, l’organizzazione delle prefetture spetta al ministero dell’Interno. E’ possibile tutto, per carità, ma la cosa quanto meno insinua un dubbio: perchè i due orientamenti discordano? E comunque, siamo al primissimo step: l’Ufficio Elettorale attribuisce, non sappiamo intepretando come, consiglieri al sindaco che nomina.

2° fase: il ricorso al TAR (e, se del caso, al Consiglio di Stato). Se Marello vincesse e l’Ufficio Elettorale gli rifilasse solo 8 consiglieri – secondo l’interpretazione che GruppoCastellengo dà per certa -, GruppoMarello – ci s’immagina – ricorrerebbe  al TAR. Qui siamo all’imponderabile: la giurisprudenza non è affatto omogenea. Le varie sezioni regionali dei Tribunali Amministrativi hanno – a quanto pare – giudicato di volta in volta caso per caso. E siamo alla narrativa, più che alla matematica: a seconda dal punto in cui guardi, l’orientamento giurisprudenziale lo vedi di qua o di là.

Qual è il risultato di tutto questo? Che chi è convinto 60 dice 100, chi è convinto 30 dice 60, mescolando capra, cavoli, mele, pere e banane: circolari e sentenze, maggioranze certe e ricorsi possibili.

b) governabilità.
Qui, mi spiace, GruppoMarello sbaglia. Sbaglia a dire-non-dire. Governeremo comunque. No, non governi comunque. Governi un mese, due, poi se non approvi i provvedimenti che la legge richiede il Prefetto ti manda a casa e chiama un commissario. Stai trattando l’acquisto dell’attaccante Cerrato? Hai comprato un future sul suo cambio di maglia? Galliani ti ha promesso qualcuno?
GruppoMarello sbaglia a non dire la verità, in maniera chiara e parlando con rigore. E’ una prova di sfiducia nei confronti dell’elettorato. Il berlusconismo vince soprattutto per la mancanza di un’alternativa credibile. Io sono un vecchio idealista che ha l’ormai chiara percezione che il mondo sia popolato da persone che all’idealismo preferiscono una sana concretezza. Quando mi trovo a discutere con chi pur non amando il fondatore del berlusconismo ugualmente vota il Popolo della Libertà e mi chiede ma dall’altra parte chi c’è?, io prima abbozzo una teoria del meno peggio, poi arranco e penso a Obama, che però sta dall’altra parte dell’oceano sebbene stia alla politica come Alberto Tomba allo sci: poteva nascere ovunque. E se è vero che il talento se non ce l’hai non te lo puoi dare, è altrettanto vero che i modelli servono come riferimento, che si prende il buono dall’ottimo, soprattutto se non se ne possono ricalcare totalmente le gesta. Parlare con sincerità, chiarezza e rigore, evitando il gioco all’italiana, quella  sarebbe una piccola ma vera rivoluzione: da vecchio idealista ancor non mi convinco che il popolo non ami sognare, sebbene tutti ci rendiamo conto che Alba non sia gli States.

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Bar politic – 11

di Ezio Massucco

From Alba to Phoenix (parentesi di decongestione nell’arduo cammino di preparazione al voto)

“Osservazione cinica: il fatto che nel discorso di stamani John McCain abbia a più riprese lamentato una certa «povertà morale» dell’America, una «perdita di pudore» che lui attribuisce «all’assalto incessante di forme di intrattenimento improntate alla violenza, che hanno perduto la bussola morale a favore del profitto» (le metafore di McCain tendono a complicarsi un po’ quand’è su di giri), e ha prodotto una serie di suoni che messi insieme somigliavano davvero un sacco a una proposta di regolamentazione federale di tutte le forme di intrattenimento degli Stati Uniti, che avrebbe come minimo pericolose implicazioni sul piano costituzionale, ebbene, tutto ciò per quelli della Cnn non è di particolare interesse. E nemmeno sono alla ricerca di quell’agghiacciante passaggio del discorso in cui McCain ha dichiarato che il nostro prossimo presidente dovrebbe essere considerato «comandante in capo della guerra alla droga», con facoltà di inviare denaro e (a sentirlo si sarebbe detto) anche l’esercito, se necessario, in quei «Paesi che a quanto pare necessitano di assistenza per controllare le esportazioni di veleni che minacciano i nostri figli». Considerando che il controllo dei mezzi di comunicazione da parte dello Stato è uno dei grandi mali su cui puntiamo il dito quando vogliamo distinguere le democrazie liberali dai regimi repressivi, e che proprio l’aver inviato l’esercito ad «assistere» degli Stati sovrani nei loro affari interni ha cacciato gli Stati Uniti in alcuni dei più grossi casini della seconda metà del secolo scorso, l’impressione è che siano questi passaggi del discorso di McCain le vere «parole di guerra» che un elettorato democratico maturo potrebbe voler sentire al telegiornale. A noi invece non importa, evidentemente, e quindi nemmeno alle televisioni. E’ anzi possibile ipotizzare che una delle ragioni principali per cui così tanti giovani di orientamento indipendente e democratico sono entusiasti di McCain è che i media che seguono la campagna elettorale dedicano un sacco di tempo alla sua pimpante schiettezza e pochissima alle affermazioni destrorse talvolta estremamente spaventose che tale schiettezza lo porta a fare… ma non importa, perché la cosa davvero avvincente qui al tavolo di destra dell’F1 (“Fuffa 1”, il pullman che trasporta i giornalisti accreditati al seguito di John McCain nella campagna per le primarie repubblicane del 2000, così ribattezzato dall’autore, ndr) è ciò che succede alla faccia di McCain sullo schermo del Sony Sx mentre quelli della Cnn sorvolano rapidamente sui dettagli noiosi del discorso. McCain ha i capelli bianchi (prematuro souvenir di Hoa Lo) e le sopracciglia scure, e il cuoio capelluto rosa sotto una cosa che non è esattamente un riporto, e due guance un po’ paffute, e con un normale fast-forward analogico la sua faccia dovrebbe semplicemente sembrare ridicola, semplicemente come qualsiasi altra persona sembra spastica e ridicola in fast-forward. Ma i nastri e le apparecchiature di montaggio della Cnn sono digitali, perciò quel che succede in fast-forward è che le inquadrature in primo piano di John McCain con otto delle strisce della grande bandiera sullo sfondo non accelerano diventando ridicole, ma piuttosto esplodono in una miriade di cubetti e quadratini digitali, e tutti questi pezzi si mescolano forsennatamente sullo schermo e si gonfiano e indietreggiano, e si ricollocano al ritmo frenetico del fast-forward, e l’immagine che ne risulta pare uscita dalla peggiore esperienza con le droghe di tutti i tempi, i cubetti e i riquadri di un cubo di Rubik fisiognomico che volano qua e là e cambiano forma e a volte paiono sul punto di trasformarsi nella faccia di un essere umano ma senza mai risolversi in una faccia, sullo schermo ad alta velocità.”

David Foster Wallace, “Forza, Simba”, in “Considera l’aragosta. E altri saggi”,  Einaudi, Torino 2006, traduzione di Matteo Colombo. Per gentile concessione Einaudi e GB.

Ezio Massucco

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giugno 15, 2009

Bar politic – 10

Pare certo un cazzo
I’m sorry per la scurrilità, ma questo è un bar in cui si parla di politic, si ciancia, si discute, ci si arrabbia. Il gestore del bar, cioè chi scrive, è di parte – votasse ad Alba voterebbe Marello – ma l’essere di parte è soltanto secondario all’amor del vero e all’onestà intellettuale.
Dunque, pare certo un cazzo perchè, vincesse Marello, vincerebbero gli avvocati e i loro ricorsi e controricorsi. I Castellengo’s danno per scontato l’11-8 di consiglieri a loro favore, i Marello’s sostengono (timidamente, e mi riferisco a quanto si può leggere su facebook) di avere sentenze a favore del premio di maggioranza ugualmente attribuito alla coalizione, stante un’interpretazione delle parole voti validi di cui alla discussione 9 di questo bar.
Ora, siccome nessuno dice nulla di concreto ho cercato qualcosa su www.giustizia-amministrativa.it, che è il sito del TAR e del Consiglio di Stato, i due organi della giustizia amministrativa. Ho impostato una ricerca, ho aperto il primo file e ho letto:

L’espressione voti validi è indubbiamente collegata a quella di lista o gruppo di liste e, pertanto, deve essere interpretata come voti validi di lista o di liste. Tale lettura si fonda sul disposto dell’art. 12 disp. prel. c.c., comma 1, per il quale:”nell’applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dall’intenzione del legislatore”. Dei tre criteri interpretativi letterale, logico e teleologico, il Collegio ritiene che, nell’ipotesi in cui il primo non possa essere utilizzato come nel caso di specie per l’ambivalenza del significato dell’espressione voti validi (voti validi di lista o voti validi complessivi di lista e diretti), sicuramente deve soccorrere il secondo criterio interpretativo, quello logico, che si basa sulla connessione delle parole.  All’espressione voti validi, di conseguenza, letta unitamente alle parole alla stessa collegate, è da attribuire il significato di soli “voti validi di lista o gruppo di liste” (TAR Brescia, 13/07/2001)

E mi sono fermato. Perchè non sono un legale e non ho gli strumenti per proseguire la ricerca, e questa sarebbe una ricerca lunga e necessiterebbe di molto lavoro. Però tengo alla comunicazione, e se l’entourage di Marello dichiara di avere giurisprudenza a suo favore, citi i riferimenti.
E spieghi con chiarezza perchè il primo risultato di una ricerca dà invece un’intepretazione totalmente discordante con quanto loro asseriscono.
Perchè un conto è dire: faremo ricorso e sovvertiremo le dieci precedenti sentenze che in casi analoghi hanno dato ragione all’interpretazione-Castellengo, un altro è dire: faremo ricorso e abbiamo dalla nostra dieci precedenti sentenze.

Non sono giochi verbali: si tratta di onestà intellettuale, principio assoluto che viene prima del tifo politico, sempre.

Aggiornamento
Ricevo una serie di riferimenti legislativi che andrò più tardi a leggere, e una comunicazione ufficiale da parte dello staff di Murizio Marello, che riporto integralmente.

Ritengo che l’art. 73 comma 10 del D. Lgt. non escluda l’attribuzione del premio di maggioranza nel caso di vittoria di Marello al ballottaggio non avendo conseguito al primo turno le liste collegate al candidato sindaco Castellengo la maggioranza assoluta dei voti validi (hanno infatti ottenuto solo il 44 %), ma solo la maggioranza dei voti di lista. Depongono in tal senso:

- l’interpretazione letterale della norma: “maggioranza dei voti validi” è concetto diverso da quello di maggioranza dei voti validi di lista;

- l’interpretazione secondo la logica ispiratrice della norma: attribuire il premio di maggioranza per garantire la governabilità. In tal senso si è, tra l’altro, espressa nel 2004 la Prefettura di Cuneo che ha affermato in una circolare inviata alle Commissioni elettorali che nel dubbio, occorre interpretare le norme nel senso favorevole all’attribuzione del premio di maggioranza;

- va privilegiata l’interpretazione restrittiva perché è l’unica conforme alla Costituzione e rispettosa del principio cardine della riforma e cioè di garantire la governabilità dell’ente.

- il caso di mancata attribuzione del premio di maggioranza si pone come eccezione rispetto alla regola e deve essere applicato restrittivamente;

- il concetto di  “maggioranza dei voti validi” è interpretato dalla giurisprudenza amministrativa e costituzionale come maggioranza assoluta, la “maggioranza dei voti validi di lista” non è una maggioranza qualificata ma una maggioranza semplice. In ipotesi estrema, nel caso in cui gli elettori esprimessero poche voti alle liste, un pugno di voti ad una sola lista potrebbe determinare l’esclusione del premio di maggioranza al sindaco vincente, e ciò sarebbe chiaramente un’assurdità dal punto di vista logico, prima ancora che giuridico.

Occorre poi precisare che ad oggi i seggi non sono stati ancora attribuiti e che ciò avverrà solo dopo il turno di ballottaggio. Alla luce di quanto sopra le informazioni diffuse dalla coalizione di centro-destra non sono corrette.

F.to Maurizio Marello


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Bar politic – 9

Come sta l’anatra?
Serve un veterinario. La legge la trovi QUI.

Trascrivo il comma 10 dell’art. 73.
10. Qualora un candidato alla carica di sindaco sia proclamato eletto al primo turno, alla lista o al gruppo di liste a lui collegate che non abbia gia’ conseguito, ai sensi del comma 8, almeno il 60 per cento dei seggi del consiglio, ma abbia ottenuto almeno il 40 per cento dei voti validi, viene assegnato il 60 per cento dei seggi, sempreche’ nessuna altra lista o altra gruppo di liste collegate abbia superato il 50 per cento dei voti validi. Qualora un candidato alla carica di sindaco sia proclamato eletto al secondo turno, alla lista o al gruppo di liste ad esso collegate che non abbia gia’ conseguito, ai sensi del comma 8, almeno il 60 per cento dei seggi del consiglio, viene assegnato il 60 per cento dei seggi, sempreche’ nessuna altra lista o altro gruppo di liste collegate al primo turno abbia gia’ superato nel turno medesimo il 50 per cento dei voti validi. I restanti seggi vengono assegnati alle altre liste o gruppi di liste collegate ai sensi del comma 8.

Si gioca tutto su voti validi: se si intende il totale dei voti ricevuti dal candidato sindaco al primo turno, l’anatra corre e Marello, vincesse, governerebbe; se si intende il totale dei voti assegnati alle liste, l’anatra è zoppa e Marello, vincesse, non avrebbe la maggioranza. I Marello’s giurano di avere giurisprudenza a loro favore. I Castellengo’s giocano a pallapugno e invadono la città con cartelli sul risultato finale: 11-8, inteso però consiglieri.

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giugno 13, 2009

Bar politic – 8

Ottavo non dire falsa testimonianza

Sta andando così: i Castellengo’s, come prevedibile, la buttano sull’ingovernabilità. Pubblicità sulla cronaca di Cuneo della Stampa, volantini fatti stampare in fretta e furia dalle tipografie, con un motivo dominante: se vince Marello non governa, voto utile a Castellengo.

Per contro, pare certo non sia affatto così. Secondo alcune sentenze e intepretazioni dottrinali, affinchè l’anatra sia zoppa occorre che la somma dei voti di lista del candidato perdente sia il 50% + 1 del totale dei voti validi, inclusi quelli espressi soltanto al candidato sindaco. Cosa che non avviene, perchè se i voti del solo candidato Marello rientrano a denominatore, il risultato delle liste-Castellengo’s è inferiore al 50%.

Vincesse Marello, in sostanza, scatterebbe ugualmente il premio di maggioranza al centro che guarda a sinistra e quindi l’anatra sarebbe in forma smagliante. Si attende soltanto il certificato medico, timbrato dall’ufficio elettorale di Alba.

Bandiere

Mio padre è rientrato dal mercato con un’altra bottiglia d’acqua griffata: Castellengosindaco, presa al gazebo di quella piazza che tutti ad Alba chiamano col nome del più noto negozio che vi si affaccia: la piazza di Pace. I Marello’s stavano alla Moretta, in piazza Savona e pure loro in piazza di Pace.

Da fotografia il fermo immagine sotto l’orologio di piazza Savona: gazebo dei Marello’s, bandiere della lista civica arancione a sostegno di Marello, quattro o cinque svolazzanti al vento, e bandiera azzurra col mantra piantata in una fioriera del bar Brasilera: Castellengosindaco, da sola, senza sostenitori. I quali si aggiravano sotto i portici della piazza a piazzare volantini nelle saccocce dei passanti.

Tutto questo, vada come vada, mancherà.

Cervellotici appoggi

Cervella, intanto, il candidato sindaco che porta in dote un 7%, ha deciso di consegnare il bottino a Maurizio Marello. Senza apparentamento, cioè senza dargli sulla scheda i simboli che l’hanno sostenuto. Sebbene Olindo Cervella fosse anche candidato alle provinciali nella lista dei Moderati a sostegno di Mino Taricco ovvero collega di partito di Maurizio Marello, l’appoggio non sembrava affatto scontato.

Aggiornamento
In Bar politic – 9 la legge elettorale

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