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mg


aprile 21, 2008

Perro Come Perro

j1.jpgSfortunati voi, che nelle terre del primo mondo non potrete vedere questo film: Perro-come-Perro, realizzazione interamente colombiana, da molti considerato il secondo miglior film di quest’anno (nazionale) dopo Paraiso Travel.

Gli ingredienti sono quelli del cinema realista Sudamericano, criminalità, donne, stregoneria Voodoo: un affiliato di un gruppo mafioso ruba del denaro al suo capo, lo fa per amore della donna che lo ha lasciato e della sua piccola, ma così facendo le espone al pericolo della morte. Tutto il film si gioca su queste contraddizioni, tra personaggi a tutto tondo che nel caos di un paese stuprato dalla violenza conservano la loro morale, assolutamente relativa, manichea e fallace.

La fotografia é stupenda, ragazzi se é stupenda: il caldo tropicale che brucia l’ossigeno regala atmosfere surreali, potenziate da gli effetti venefici della stregoneria (la bruja é meravigliosa, le zoomate sul fumo del sigaro una ganialata). E infine violenza! Ma non la violenza comica di Tarantino, non é quella ridicola di Hollywood, ogni ferita é sangue vero, ogni colpo é dolore, ogni morte é una scena che quasi provoca il vomito.

Sabato mi ero fatto portare a vedere quella cagata di Justo en La Mira (Vantage Point): grazie al cielo mi sono riconciliato con il cinema

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aprile 16, 2008

Non ci sono santi

di Gabriele Romagnoli, odierna Nave in bottiglia

(dall’epilogo al libro omonimo, Mondadori, 2005)

Non riesco a fermarmi a lungo in Italia. Non so barattare la serenità delle certezze con il dono dell’estraneità. E mi basta vedere un qualsiasi telegiornale per avere manifestazioni di allergia: al contenuto come alla forma. Una volta ho ritagliato da una rivista una pubblicità con questo slogan: “Non occorre che tu sappia da che cosa stai scappando per diventare un fuggitivo”. E con questo mi sono trovato un alibi. Tuttavia so da che cosa scappo.

Ho letto un articolo della Boston Review dal titolo: “La morale universale”. Sommario: “Ci sono dei valori innati condivisi da tutti gli esseri umani?”. Si parla di uno studio sui bambini condotto in Francia da Emmanuel Dupoux, usando filmati con attori umani. Trascrivo: “In uno di questi, l’uomo buono butta giù uno zaino da uno sgabello, aiuta una bambina che sta piangendo a salirci sopra e la conforta. Nel secondo filmato l’uomo cattivo butta giù la bambina dallo sgabello e consola lo zaino. L’esperimento è organizzato in modo che il pianto, la spinta e la consolazione siano simili in entrambi i filmati. Dopo averli visti i bambini possono scegliere se guardare l’uomo buono o quello cattivo, oppure avvicinarsi a uno dei due. A quindici mesi, tutti i bambini guardano di più l’uomo cattivo ma si avvicinano di più a quello buono“.

Ecco, io ho l’impressione che gli italiani non solo guardino di più l’uomo cattivo, ma gli si avvicinino pure, perfino con un certo entusiasmo, che l’esperienza delle fregature subite non vale a spegnere.

Dirò di più. Se avessi fatto il test, credo che avrei avuto la tentazione di guardare e avvicinare l’unica presenza bisognosa di appoggio: la bambina in lacrime. Tuttavia, ampliando lo spettro di possibilità c’è il rischio che il pubblico italiano, a milioni, si fissi piuttosto sullo zaino, almeno per vedere se contiene qualcosa di interessante. Sono anni ormai che nel programma televisivo di punta un tipo ci mette mezz’ora per aprire un pacco e scoprire che cosa c’è dentro.

E che cosa conterrà mai? “Un mondo di crimini, alienazione, apparenza”, soprattutto apparenza, “l’arroganza degli uni, l’umiliazione degli altri”. Un Paese che gioca con le illusioni, si convince di avere un futuro perché ha avuto un passato. E non si accorge del declino, che non è quello raccontato dalle cifre dell’economia. E’ nel sogno di scorta delle avvocatesse, nelle ricette balzane dei medici, nelle consapevoli bugie dei comunicatori, nel fatto che le prostitute siano spesso più oneste dei carabinieri, nel riparo all’ombra dei pregiudizi, nel tramonto di una generazione che fu più decente…

… Piero Gobetti morì in esilio a Parigi a soli venticinque anni. Credeva nella storia come processo continuo di libertà, in un impegno che anteponesse la legalità agli interessi particolari. Giudicò il fascismo “autobiografia della nazione”. Stiamo continuando a scrivere da noi la nostra storia. Chi ci dirige è uno specchio, benché talora deformante. Per cambiare l’immagine riflessa possiamo soltanto cambiare noi. Votarsi a chiunque altro sarebbe una preghiera al vuoto. Non ci sono santi.

Gabriele Romagnoli

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aprile 9, 2008

Un eroe (!?)

Dopo le recenti e farneticanti dichiarazioni di dell’utri (volutamente minuscolo)
che su “Repubblica” e “Corriere” lo ha definito un EROE (!?), ho sentito il bisogno di rinfrescare la memoria:
Ecco chi era VERAMENTE “lo stalliere di Arcore”, l’amico di mister B. e dei suoi compari di partito.
http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Mangano

Michele

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aprile 7, 2008

quattordici anni dopo…

14 anni fa, il 7 Aprile 1994, a seguito dell’assassinio di Juvenal Habyarimana, presidente (ex-dittatore) del Rwanda, le milizie Interhamwe, braccio armato del movimeento Hutu Power, iniziano forse il più sistematico massacro della storia.

Cento giorni servirono ai miliziani e a una buona fetta della popolazione civile Hutu, per fare fuori l’80% della popolazione Tutsi e una buona fetta di moderati. Erano stati istruiti a modo dalla Chiesa, da Radio Libre Mille Colline, dall’ossessionante battage che aveva preparato nei mesi precedenti il movimento estremista Hutu.

Cento giorni servirono anche all’Occidente per destarsi dalla sua ipocrisia.

Si imparano tante cose nello studiare la vicenda Rwandese. Si impara la vacuità dei nostri mezzi di comunicazione, che nei 100 giorni dedicano meno spazio al Rwanda della vicenda di
una pattinatrice che ordì una aggressione alla rivale e che comunque mentre ne parlava la descriveva come di una guerra tribale tra mangia-banane, quando ciò che stava accadendo era il Terrore, pianificato, scientifico, la distruzione del nemico oggettivo, direbbe la Arendt, colpevole di essere tale, ontologicamente colpevole. Si impara la perversione dei paesi occidentali, che dichiararono che in Rwanda avvenivano “atti di genocidio”, formula meravigliosa che sollevava le loro coscienze senza dover intervenire, nonostante il coraggio di un uomo, Romeo Dallaire (responsable del contingente ONU in Rwanda) avesse capito tutto, li avesse avvertiti, sollecitati, invano!. Si impara la meritocrazia al rovescio: tutti i membri del Consiglio ONU che presero sciagurate decisioni furono promossi, in primis Mr Annan, che venne promosso da responsabile missioni (quindi diretto responsabile della situazione) a Segretario Generale. Si impara l’ipocrisia del pacifismo, la pretesa di volere ingrassare nelle proprie case risolvendo i problemi a colpi di belle parole. Si impara il senso dell’umorismo delle potenze internazionali, che a Maggio dichiararono l’embargo… quando ormai nel paese c’erano così tante armi che si sarebbe potuta dichiarare guerra al Burundi. Si impara la follia del colonialismo, le ferite insanate della nostra pretesa di esportare civiltà. Si impara la maledetta influenza religiosa nel cuore degli uomini, a partire dalla lettura camitica della Bibbia, che fu lo strumento principe del Divide et Impera con cui gli Abasungu (i bianchi) hanno governato. Si impara come la dittatura (20 anni) sappia stravolgere e piegare un Paese che a vederlo sembrerebbe la Svizzera.

Nel 2004 quando si celebrò il decennale mi trovavo in Rwanda, a sentire i racconti dei ragazzi scappati dal Paese, a vedermi i filmati dei massacri. Ciò che ancora mi rimane davanti agli occhi è una ripresa degli accordi di Arusha, che avrebbero dovuto portare alla transizione democratica del Paese verso il governo di unità nazionale. Intervistato sul tema dei rifugiati tutsi in Uganda, che chiedevano di poter rientrare, un leader di Hutu Power rispose

il Rwanda è un bicchiere pieno. Non si aggiunge acqua in un bicchiere pieno. E noi faremo di tutto perchè ciò non avvenga

Cosa intendesse non era difficile capirlo, ma a noi interessavano le Olimpiadi…

Francesco

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