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Sole Spento (Rotolando verso Sud II)

La prima volta in Africa? 2003. La cosa che ricordo di più è il rientro, la mia ragazza di allora aveva una festa che per lei era fondamentale, coinvolgeva il suo paese (nel senso di paese, non di Paese). Se non fossi rientrato in tempo mi avrebbe lasciato, e io dovetti fare mille casini per riuscirci, non mi avrebbe perdonato. Che bei ricordi! Quando arrivai alla festa io avevo ancora negli occhi i vermi che mi ero levato dai piedi una settimana prima con un ago cauterizzante, in testa invece avevo una media ponderata tra la ferita di machete curata alla bell’e meglio con le garze di R. e la mia prima goute epesse, con il sangue che schizzava sul filtrino. Sapevo che sarebbe stata una serata magica, una serie di persone mi avrebbe fatto domande idiote cui non avrei voluto rispondere perché tanto non avrebbero capito e per concludere in bellezza non avremmo potuto nemmeno fare l’amore, visto che non avevo ancora fatto il test anti AIDS. Feci l’unica cosa che aveva senso fare: dopo tre minuti ero ubriaco marcio, non mi reggevo in piedi. L. non ho mai avuto il coraggio di dirtelo ma la tua uscita nella sfilata non l’ho vista. E la verità é che stavo bene con quella sensazione della sbronza devastante, descriveva bene il mio disordine psico-somatico-etico-filosofico.

Certo mi rimaneva il piacere delle persone che avevo conosciuto, le soddisfazioni di quelle relazioni autentiche che ti segnano.

Come dimenticare V. che mi era salita in braccio sorridendo, quando ero andato a dare una mano a sua mamma, il cui marito è in carcere e da sola mantiene tre figli. Due anni dopo scoprì che quest’ultima si beveva gran parte dei soldi che le capitavano a tiro, aveva perso anche un lavoro per avere fatto l’imbecille una sera in cui si trovava mezza sbronza.

E vogliamo parlare del bimbo di strada di Butare, quello cui avevo dato un tozzo di pane. Che occhi quando mi aveva guardato implorante, così piccolino, un pulcino bagnato dentro abiti laceri. Non ce la avevo fatta a tenermi, ben sapendo che fare l’elemosina per strada è una sciocchezza colossale in Africa. Quel bambino in realtà aveva dodici anni, con una crescita mostruosamente in ritardo, gli occhietti sono il prodotto del Boxer, la colla che si sniffa per sopravvivere a fame e freddo. La mette in un sacchetto di plastica poi serra i pugni intorno all’imboccatura in modo da lasciare lo spazio sufficiente da fare entrare naso e bocca, poi da due boccate decise, la prima elimina l’ossigeno, la seconda ti butta fuori. Non é più in grado di fare il benché minimo ragionamento di senso compiuto, il cervello è bruciato.

Il viaggio al Sud é un “viaggio che copre le distanze dentro sé”? (non vogliatemene, é un po’ il filo conduttore questa canzone). Chissà quante erano le distanze dentro me quando a Natale di due anni fa mi feci 25 km a piedi per raggiungere Butare quando non si trovava un maledetto taxi-moto. Volete sapere quale è l’immagine che si è stampata nella mia testa? Io e C. stavamo camminando e un gruppo di una trentina di bimbi stava giocava davanti a noi. Quando si accorsero di un gruppo di bianchi, tutti si bloccarono. Completamente. Alcuni mi guardarono sfregandosi gli occhi. Se fosse stato un film uno avrebbe avuto in bocca uno stuzzicadenti, che sarebbe lentamente caduto, la camera avrebbe fatto uno zoom sulle sue evoluzioni e magari in sottofondo ci sarebbe stato São Lucas de la Rue Ketanou. Non avevano mai visto un bianco! mi sentivo come un antropologo nella foresta amazzonica alla scoperta degli omini rossi, con almeno la vaga sensazione di piacere nel sapere che non li avrei ammazzati trasmettendo loro una sciocchezza di malattia cui non erano immuni.

Un bel ricordo, forse si. Questo é il modo in cui ho imparato a raccontarlo in maniera tale che la gente sia mediamente soddisfatta e non mi faccia domande. Disonestà intellettuale, ma come fate a spiegare che “in una fottuta merda di festa in cui dovevo pagare i salari ai dipendenti dopo aver litigato con quella testa di legno di un ricco prete che aveva accumulato due mesi di arretrati con gli operai non trovavo un maledetto mezzo di trasporto. La gente cui chiedevo dove trovare una moto mi rompeva i coglioni perché voleva il regalo per la fine dell’anno. Partii a piedi, quando giunsi in città si mise anche a piovere, fanculo non si trovava uno stronzo che cambiasse i soldi, mi misi a scrivere su internet su un cazzo di computer che non andava avanti, le bestemmie che la connessione saltava.”

Certo che li ho visti i bambini che invece non avevano mai visto i bianchi, ma io stavo cercando di fischiettare per reggere il ritmo e non pensare alla strada che mancava, due giorni prima ero svenuto per una iniezione che mi avevano fatto e non sapevo che kazzo fosse. Io, che se prendevo un’aspirina mi fungeva da anestesia tanto abituato ero ai farmaci, mi ero sparato in quattro giorni due dissenten, un lariam, nove paracetamolo, avevo bevuto acqua e amuchina. Ma certo che li avevo visti i bambini, solo che non me ne fregava un accidente.

L’Africa non é affatto un continente mistico. Il Sudamerica non é il continente delle grandi rivoluzioni romantiche.

Se mettete in fila tutti gli africani ci trovate stronzi e geni, splendidi e troie in percentuali del tutto comparabili alle nostre. I bambini a cinque anni vanno a caricarsi l’acqua, mentre i nostri bimbi rompono le palle per il loro gioco numero dodicimila in una settimana, che li ha già stancati. Al netto di un po’ meno di massa bianca nei muscoli che li rende meno resistenti in media, i bambini bianchi sarebbero perfettamente capaci di andare a prendere l’acqua se i genitori ce li mandassero e anche se quei dodicimila giochi glieli farei mangiare uno dopo l’altro non cambierebbe assolutamente nulla.

La verità è che non si riesce a spiegare quello che si vede, se non l’operare di una regola empirica molto semplice, “un qualsiasi aggregato umano in qualsiasi condizione immaginabile tende a stabilizzarsi”.

Cosa c’è nei viaggi al Sud? C’è un leggero senso di giustizia sociale, una incapacità di metabolizzare quello che hai ingoiato, una profonda frustrazione comunicativa, tutti alle prese con una fondamentale considerazione che non si sa che cosa fare per risolvere i problemi, al netto di tre possibili scappatoie teoriche:
a) chiamo soluzione quello che tutti gli altri chiamano problema (decrescita)
b) mi iperspecializzo cercando i mezzi migliori per conseguire un fine che accetto ma non so chi, come, dove e quando ha stabilito (ONG)
c) mi illudo che la soluzione ci sia e chiamo tutti quelli che provano a metterla in discussione come servi del sistema (missionari, volontari convinti, aspiranti rivoluzionari)

Ma a volte sai che dentro di te vorresti rivedere quegli occhi, in fondo basta tutta questa oscurità a farti sentire meno solo…

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« A proposito di SUD… – A Walk on the Wild Side (Rotolando verso Sud III). Fine. »

Autore:
Francesco Bogliacino
Data:
giugno 13, 2008 um 1:37 pm
Categoria:
f.bogliacino
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7 commenti »

  1. sara

    “No comment ” c’era scritto prima che iniziassi questo post. E no comment è l’unica cosa da dire dopo questo pezzo.
    Sono rimasta senza parole.
    Quando mi tornano ti riscrivo.

    Grazie.

    Sara

    #1 Commento vom 13. giugno 2008 um 1:50 pm

  2. giac

    continua, francesco, ti prego. non smettere mai questi racconti.

    #2 Commento vom 13. giugno 2008 um 1:53 pm

  3. irenespagnuolo

    Caz…non so commentare, forse non c’è commento che regga.

    #3 Commento vom 13. giugno 2008 um 4:04 pm

  4. Michele

    Tanto di cappello, Francesco.
    Complimenti per quello che scrivi e per come lo scrivi.
    E complimenti per quello che fai/hai fatto, non è da tutti, davvero.

    Ti volevo chiedere una cosa: nel corso delle tue “esperienze” in Rwanda (perdonami, ma non so come definirle correttamente..) hai per caso incontrato un ragazzo di Monza di nome FABIO MIGNOZZI?
    E’ un mio compagno di classe che 4-5 anni fa ha mollato ragazza, casa e famiglia per partire per l’Africa, destinazione Rwanda.
    Non ne so più nulla, magari l’hai pure incontrato, chissà.

    Ciao e grazie (della risposta e di tutto)

    #4 Commento vom 16. giugno 2008 um 1:35 pm

  5. Francesco Bogliacino

    Ciao Mick

    grazie per i complimenti per il pezzo, il resto lascia stare, lo dico davvero con il massimo della sincerità, non ho nulla di cui andare fiero (credo che un po’ traspaia)

    mi spiace per il tuo amico, ma benché sia piccolo come Paese, é difficile beccarsi, chissà magari lui si é spostato… non so, se ho info te le faccio sapere (alla fine so che tra un po’ tornerò)..

    #5 Commento vom 16. giugno 2008 um 1:40 pm

  6. giac

    se non hai qualcosa di cui andare fiero tu, francesco, immaginati noi…

    #6 Commento vom 16. giugno 2008 um 1:56 pm

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