ottobre 27, 2008

Un film di Ethan Coen, Joel Coen. Con Brad Pitt, George Clooney, Frances McDormand, John Malkovich, Tilda Swinton, Richard Jenkins, J. K. Simmons, David Rasche, Olek Krupa. Genere Commedia, colore 96 minuti. – Produzione USA 2008. – Distribuzione Medusa – [Uscita nelle sale venerdì 19 settembre 2008]
Quando, a qualche minuto dal termine, John Malkovic impugna una pistola e si rivolge all’uomo penetrato furtivamente a casa sua insultandolo in un crescendo culminato in ‘tu fai parte di un’associazione di coglioni’, le lacrime agli occhi di buona parte del pubblico discendono sul pavimento e la maggior parte si tiene la pancia e massaggia lo stomaco dolente.
Quelli che escono hanno un sorriso ebete stampato sul viso, sono una maschera composta da 96 minuti di divertente cinema comico. E’ facile far ridere con due tette e De Sica, è molto difficile far ridere con una sceneggiatura intelligente.
Malkovic è un agente della CIA, Clooney un erotomane, Pitt un tamarrissimo istruttore di fitness. E poi i russi, i segreti dell’intelligence, gli incontri tra amanti, avvocati che raccolgono prove per cause di divorzio: un intreccio in cui tutto si incastra alla perfezione, un mosaico che prende vita minuto dopo minuto, una storia che coinvolge violentemente (sebbene tardi, ma i primi venti minuti sono indispensabili).
Molto brillante: raro esempio di comicità (molto) intelligente attualmente in circolazione.
Voto: 8/10
Primo spettacolo al Due giardini, domenica 26 ottobre
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Un film di Laurent Cantet. Con François Bégaudeau, Nassim Amrabt, Laura Baquela, Cherif Bounaïdja Rachedi, Juliette Demaille, Dalla Doucouré. Genere Drammatico, colore 128 minuti. – Produzione Francia 2008. – Distribuzione Mikado – [Uscita nelle sale venerdì 10 ottobre 2008]
Palma d’Oro a Cannes, per la felicità del politically correct, del volemose bbene, del il mondo è bello e scintillante di colori. Alé.
Questo film è una mappazza indigesta. Fatto benissimo, per carità: amo il realismo, amo la descrizione del quotidiano, amo la narrazione del giornaliero. Eppure questo film è una mappazza allucinata, sebbene sia girato magnificamente, interpretato molto bene, e capissi di montaggio potrei dire montato molto bene, e capissi di fotografia potrei dire fotografato molto bene, e capissi di scenografia potrei dire scenografato molto bene.
Però non prendiamoci in giro: la critica, secondo mymovies.it, dà 4,1/5, e devo digitarne di film per trovare voti così alti. Siamo in Francia, c’è Cannes, c’è la rivolta delle banlieues, c’è un film ben fatto, e premiamolo, su: Palma d’oro. Poi dicono dell’Italia.
La storia è semplice: l’anno scolastico in una terza media della banlieue parigina, protagonista una classe e l’insegnante di lettere. E ci entri lì dentro, e impari a conoscere la realtà multietnica, e la mamma di un ragazzo del Mali, diventi amico di qualcuno e ammazzeresti qualcun altro. Di sicuro se hai 19 anni e vuoi fare lettere per insegnare, l’indomani cambi preiscrizione.
Ma il punto è un altro: esistono film di nicchia che sono brutti film di nicchia. La classe (mi presentassero un giorno colui o colei che decide quando un titolo originale è meritevole di essere cambiato e quando no!) è uno di questi.
Voto: 5/10
Visto al Nazionale di via Pomba, venerdi 24 ottobre, secondo spettacolo. Note: a tratti testa pendula, con ronfatina che ha destato un vicino. E non avevo affatto sonno, e non ero per niente stanco.
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ottobre 24, 2008
Per opportuna riflessione: questo è quanto Francesco Cossiga, ex presidente della Repubblica (sic!) e senatore a vita (ri-sic!), è riuscito a dichiarare oggi al Quotidiano Nazionale. Ora, mi dico, se regime dovrà essere, si potrebbe almeno chiedere una serie di contropartite strategiche, come la riduzione a un decoroso silenzio dell’ex gladiatore, oggi dichiaratore di professione (o in alternativa un suo confino, che so, all’Isola dei Famosi, insieme ad Antonio Polito e a un paio di veline).
Comunque:
‘Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornera’ ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle universita’. Quanto alla possibilita’ di usare la forza pubblica espressa dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, Cossiga ha detto: ”Maroni dovrebbe fare quello che feci io quando ero ministro dell’Interno”, ha continuato. ”In primo luogo lasciare perdere gli studenti dei licei, perche’ pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito…”. ”Lasciar fare gli universitari – ha continuato – Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle universita’, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le citta”’. ”Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovra’ sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri”, ha affermato Cossiga. ”Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pieta’ e mandarli tutti in ospedale – ha continuato – Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in liberta’, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano”. ”Soprattutto i docenti – ha sottolineato – Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine si’.
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ottobre 23, 2008

Un film di Kathryn Bigelow. Con Jeremy Renner, Anthony Mackie, Guy Pearce, Ralph Fiennes, Brian Geraghty, David Morse, Christian Camargo, Evangeline Lilly. Genere Drammatico, colore 131 minuti. – Produzione USA 2008. – Distribuzione Videa – CDE – [Uscita nelle sale venerdì 10 ottobre 2008]
Azzardo: questo film entrerà nell’olimpo dei film di guerra, alla destra di Apocalypse Now e alla sinistra di Full Metal Jacket. Molto dipenderà da come (se, quando) finirà in Iraq, che è il luogo di questa storia definibile in sintesi la madre di tutte le storie di guerra.
Fanno parte della compagnia Bravo un artificiere e la sua squadra di (due) protettori, specialisti degli interventi in condizioni di pericolo estreme. Vengono chiamati laddove e allorquando ci siano bombe inesplose, bombe esplodende, bombe esplose, cioè sempre, lungo le strade di Baghdad.
La Bigelow (attenzione: questo film è girato da una donna e l’unico personaggio femminile entra in scena per complessivi 2 minuti circa!) va oltre lo stereotipo del marine tutto muscoli, ignorante e mandato nolente al massacro. Prende lo spettatore e lo introduce nella testa e nel cuore dei protagonisti, gli fa provare adrenalina, ansia, terrore, prende lo spettatore e lo porta dritto in una fabbrica abbandonata, in una casa all’ora di cena, nell’accampamento dei soldati. Il dosaggio degli ingredienti (effetti sonori, scenici, punti di tensione massimi e minimi) è magistrale, il messaggio è sussurrato con forza, il film un capolavoro.
Voto: 9.25/10
Cinema Ambrosio, mercoledi 22 ottobre 2008, ore 21.30
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ottobre 21, 2008

Un film di Woody Allen. Con Scarlett Johansson, Penelope Cruz, Javier Bardem, Rebecca Hall, Patricia Clarkson, Kevin Dunn, Chris Messina, Julio Perillán, Manel Barceló, Josep Maria Domènech. Genere Commedia, colore 90 minuti. – Produzione USA, Spagna 2008. – Distribuzione Medusa – [Uscita nelle sale venerdì 17 ottobre 2008]
A dire il vero a metà m’è preso un mal di stomaco di quelli tosti ma non preoccupanti, che necessitano soltanto di calore sulla zona e attesa che gli ettolitri di vino introdotti la sera antecedente e al pranzo di poche ore prima scendano giù (e i conti li facciamo dopo). Per cui a un certo punto ero piegato in due sulla sedia, con il viso (pallido) rivolto all’insù a guardare la meravigliosa Scarlett (ma per chi scrive è molto più eccitante munia quacia Rebecca Hall, che è sposanda e innamorata del maritando e come vuolesi dimostrare finisce a letto con Javier Bardem, e zzachete!) e il resto del film che non ha enstusiasmato.
Ora, non è che abbia fatto (letteralmente) cagare, non il film almeno: però non conosco così bene il vecchio Woody Allen per poterlo giudicare oggi. Gli ultimi, quelli almeno degli ultimi 3 anni, sono stati film disastrosi, che non avessero recato tale isigne firma in calce sarebbero stati demoliti da qualunque spettatore normodotato. Questo non è male, è una storia resa bella soprattutto dal cast, perché Penelope, Scarlett e una Rebecca Hall comprimaria col tenebroso Javier non li trovi tutti i giorni. Barcelona, poi, è bella sullo sfondo, e non si muove d’un passo. L’intreccio è banalotto, così come la voce fuori campo (che personalmente non gradisco affatto). L’unica nota originale è il rapporto tra Javier e Penelope, che però, a lungo, diventa quasi macchietta.
Voto: 6,5/10
Cinema Reposi, sala 3, domenica 19 ottobre, ore 20.20
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ottobre 13, 2008
E due, da M-L’Unità di oggi:
Decreti.
Napolitano richiama Berlusconi: «Non si governa con i decreti, perché in democrazia è il Parlamento che deve fare le leggi». La conversazione si è svolta nel corso di un cordiale incontro al Quirinale durante il quale Gianni distraeva il Presidente della Repubblica annuendo vistosamente, mentre Berlusconi misurava la stanza a grandi passi, verificava che la scrivania fosse di ciliegio e ordinava nuove tende intonate alla cravatta. Il presidente del Consiglio si è congedato con un decreto che stabilisce che la prossima volta sarà Napolitano a salire a Palazzo Grazioli perché lui e Letta sono stufi di fare tutte quelle scale.
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Copio e condivido da “Affari e Finanza” di oggi. Mi sembra interessante e preoccupante quanto aver appreso nei giorni scorsi che tra i convitati della task force governativa c’era Mediobanca (?!). Oppure che Intesa è insieme advisor e offerente nell’affare Cai. Oppure che abbiamo le Tv occupate (e rilevava tempo addietro Francesco, anche Rcs e Sole embedded), i militari in strada, le veline a Palazzo Chigi, le leggi vergogna, i decreti sicurezza, i decreti anti-prostituzione, Gasparri che della crisi finanziaria riesce a dare la colpa a Prodi… .
“Piccoli Cuccia crescono”
MASSIMO GIANNINI
Per capire cosa sta succedendo nelle gramsciane «casematte» del potere, in queste ore di straordinaria follia sui mercati, due brevi letture quotidiane dei fatti di questa settimana aiutano più di un pensoso saggio di qualche economista neokeynesiano in ansioso bisogno di rivincita. A nessuno può sfuggire la drammatica rilevanza della crisi finanziaria. Ma a nessuno deve sfuggire che, nelle pieghe domestiche dello tsunami planetario piovuto sul «capitalismo terminale», come lo chiama Loretta Napoleoni, si nasconde un «capitalismo embrionale» che la politica ha interesse a far nasce e a far crescere, secondo le sue provenienze e le sue convenienze.
Prima lettura. Dalla copertina di Italia Oggi, venerdì 10 ottobre: «Al Tesoro un nuovo Cuccia». Sotto al titolone, si conferma, carta alla mano, quello che Repubblica aveva anticipato (e temuto) due giorni prima e senza disporre di alcuna carta: nel decreto legge varato dal governo per fronteggiare la crisi finanziaria lo Stato allunga davvero le mani sul sistema creditizio, e Tremonti «sarà il regista delle banche pubbliche». Al Tesoro, cioè, oltre al diritto di esigere l’immediato cambiamento del management, sarà attribuito anche il diritto di veto sulla governance e sul piano industriale degli istituti nei quali lo Stato deciderà di entrare, in ragione del deficit patrimoniale verificato dalla Banca d’Italia. E questo nelle banche ordinarie, nelle popolari e in quelle di credito cooperativo. «Così conclude il giornale chi siede sulla poltrona di ministro dell’Economia «potrà davvero disegnare o ridisegnare la mappa del credito. Un po’ come fece dal pubblico Enrico Cuccia…».
Seconda lettura. Dalla terza pagina del Foglio, giovedì 9 ottobre: «Giulio Cesare a Palazzo». Sotto al titolo del primo editoriale, si racconta di come Geronzi, «banchiere di sistema», si sia seduto nella cabina di salvataggio disegnata dall’apocalittico Tremonti», e di come l’Italia di fronte alla crisi si ritrovi «ad affrontare i perigli con un blocco nuovo, esteso e compatto di capitani guidati dal numero uno di Mediobanca». Compreso Corrado Passera, attraverso l’impegno di Intesa sulla partita Alitalia. E compresa anche Rcs, attraverso le «relazioni consolidate» tessute dal ministro. Risultato: «È il segno di un’ulteriore maturazione e inesorabilità del berlusconismo all’interno dell’establishment». Non c’è altro da aggiungere. Se non una riflessione amara sui destini della nostra democrazia economica, e quindi anche politica.
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ottobre 6, 2008

(Le silence de Lorna)
Un film di Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne. Con Jérémie Renier, Arta Dobroshi, Fabrizio Rongione, Olivier Gourmet, Morgan Marinne, Alban Ukaj. Genere Drammatico, colore 105 minuti. – Produzione Belgio, Gran Bretagna, Francia, Italia, Germania 2008. – Distribuzione Lucky Red – [Uscita nelle sale venerdì 19 settembre 2008]
Alla fine sei condizionato, c’è poco da fare: entri in sala sapendo che stai per vedere la migliore sceneggiatura al Festival di Cannes e inconsapevolmente alzi le aspettative, per quanto razionalmente possa credere poco alle giurie e ai concorsi. Il matrimonio di Lorna non delude: è un film che ci rammenta come potremmo essere non fossimo nati nelle accoglienti case europee, occidentali, come potremmo essere se costretti a spostarci per raggiungere un livello di benessere che soltanto a qualcuno tocca in sorte.
Lorna è albanese, vive a Liegi e ha comprato il matrimonio con un tossico per acquisire la cittadinanza belga. Il contratto prevede il divorzio, così che la ragazza si possa risposare con un russo che a sua volta pagherà una barca di soldi. Dietro il giro di denaro e di certificati stanno – e come no! – un italiano e l’albanese fidanzato con cui Lorna sogna di aprire un locale. Ma la sposa è l’anello debole di una catena malavitosa che perde solidità.
Realismo e attualità: davvero una bella storia.
Voto: 8/10
Visto al F.lli Marx di c.so Belgio domenica 5 ottobre 2008, primo spettacolo
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ottobre 5, 2008
… finalmente un po’ di sana meritocrazia…
Excuse Mr, but I have seen enough, direbbe Ben Harper. Mai come ora ho sognato la vittoria di Obama, giusto per avere la sensazione, una volta toccato il fondo, di non avere iniziato a scavare…
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