Zum Inhalt springen


mg


Facebook, l’amicizia in vetrina

Sono un fan di Roberto Giglio, parteciperò al Capodanno celtico e come seduttore sono “medioman”, ovvero “[…] la classica persona media […] Ogni tanto rimorchi, ogni tanto vai in bianco […] Segui il tuo istinto e vivi la situazione come merita di essere vissuta […] Le tue armi? Non ne hai. Sei te stesso. E ti sembra poco?”.

Benvenuti su Facebook, l’irraggiungibile vetta del cazzeggio contemporaneo. Mesi fa i giornali annunciarono che Walter Veltroni aveva pubblicato un comunicato, quel giorno, soltanto su Facebook. Mi iscrissi alla scoperta dell’ultima frontiera delle possibilità comunicative, tempo di leggere il verbo democratico e mi scoprii ‘taggato’ in tre foto. E che, volente o nolente, ero entrato in una città nuova in cui i vicini, spesso, bussano alla porta.
Passata qualche settimana mi ritrovavo 35 amici e mi ritenevo fortunato, facevo loro gli auguri per il compleanno e ricevevo comunicazioni di servizio quali “Alessandro è in cantina” o “Enrica esce dall’ufficio”. Ero onorato dell’amicizia che lo scrittore più amato mi aveva concesso e gongolavo all’idea che potesse leggere quando “Marco sfumazza l’ultima e va a dormire”. Poi mi accorsi che alcuni amici diventavano amici di tante, troppe persone, pure di Manuela Arcuri, Bruno Vespa e della trota Renzo Bossi, ed ebbi conferma che il valore attribuito all’amicizia, va da sé, è relativo. Perché accogliere, o cercare, l’amicizia di qualcuno che non si conosce?

Per capire ho deciso di rinascere. Sono andato su google, ho digitato la parola uomo e la prima immagine è diventata il mio corpo. Dovevo scegliere la mia nuova identità e Matteo Giannotto mi è parso il giusto tributo a un amico del servizio militare a cui avevo alterato parzialmente le generalità. Prova, conferma: Matteo Giannotto, per i motori di ricerca, è un (poco) illustre signor nessuno.

Mi presento alla collettività di Facebook e inizio a vivere la mia nuova città. Sono Matteo Giannotto e non conosco nessuno: siccome da qualche parte occorre pure insidiarsi, inizio dal blogger per eccellenza, Mario Adinolfi, che di amici ne ha più di 1.700 e in Italia è un medio conosciuto. Guardo i suoi vicini e busso alla porta di Vittoriana Abate, Luca Barbareschi, Daniele Capezzone, Claudio Sabelli Fioretti, Diego Landi, Angelo Mellone. Ruotano tutti attorno ai pianeti giornalismo e politica, chiedo loro l’amicizia e aspetto. A 25 minuti dalla mia iscrizione (“Saluto il mondo”, il mio messaggio in bacheca), Roberto Arditti accetta la mia richiesta. Scavo il suo profilo e scopro che attualmente è direttore editoriale a Il Tempo. Prendo atto della sua laurea alla Bocconi e del suo amore per il libro “Gli spiriti non dimenticano”, mentre leggo mi arriva una comunicazione: Mario Adinolfi e Matteo Giannotto hanno stretto amicizia. Sono passati 31 minuti dal mio ingresso in città e conto due amici, con cui scambierò quattro chiacchiere in chat, di cui vedrò le foto, cui comunicherò i miei stati d’animo e da cui riceverò gli auguri il giorno del mio compleanno. Proseguo le conoscenze, pesco amici dalle liste degli amici, mi presento con il corpo statuario e il nome da seduttore medio. Andrea Scanzi, Mario Masi e Luca De Biase entrano a far parte della mia compagnia: il primo scrive su La Stampa e pubblica con Mondadori, il secondo è un giornalista (“datore di lavoro: periodici”) e il terzo un guru della rete, autore di parecchi libri (l’ultimo: “Economia della felicità”, Feltrinelli). Hanno, in media, 400 amici a testa. Vivendo otto vite non si raggiunge quella cifra. Sto scegliendo i middle famous, chiedo e ottengo: troppo facile.

Abbandono il quartiere bene della città e mi sposto in periferia. Invento, abbino, associo nomi a cognomi che dovrebbero appartenere alla gggente comune di funariana memoria e li inserisco nella ricerca. Appaiono Flavia Piccinni, Antonio Maria Ricci, Federica Lalli, Stefania Lucci, Elisa Anni. Clicco e chiedo loro l’amicizia, clicco chiedo e aspetto. Punto tutto sulle invenzioni dei genitori: di Laura Lauri ne esistono 17, io odio le discriminazioni e ci provo con tutte (quattro di loro accettano).

Intanto affluiscono risposte. Matteo Giannotto accumula una trentina di amici, uomini e donne che hanno accettato l’amicizia di una persona che non conoscono: di fatto, un ossimoro. Spuntano gli interrogativi: alcuni contattati manifestano il loro scetticismo via posta. Simona Esposito ha dubbi delicati (“Mmm…ci conosciamo?”), Federica Catti non è convinta (“Scusa, ma ci conosciamo?”), Monica Stocchero è perentoria: “Chi sei?”. Ai complessivi dodici messaggi decido di non rispondere: dei mittenti, alcuni non accettano l’amicizia, altri, nonostante il mio silenzio, si.

Proseguo. Ricevo i primi inviti a gruppi e le prime applicazioni, che accetto – anche qui – indiscriminatamente. Alle 13.33 Facebook registra la mia partecipazione all’evento “Roberto Giglio ospite di Area Protetta, su LifeGate”, alle 13.44 divento fan dell’atleta Flavio Amado, alle 14.10 accolgo l’invito a iscrivermi al “Partito Democratico – Pavia”. Alle 15.06 divento amico dell’ignaro vicedirettore di GQ, Piero Negri Scaglione (“Dire di no è un po’ come tirarsela troppo e ho accettato”, mi dirà poi). Una ripassata all’inglese (De Marchi Dario sulla mia bacheca: “Welcome on board!!!!”, punti esclamativi suoi), all’arte (partecipazione all’evento “Apologia di una forma, Milano”) e alle scienze (ingresso nel gruppo “ALI – dalle origini al cosmo, dalle origini all’abisso”) e inizio il conto alla rovescia che mi separa da quota cento.

Arriva alle 15.56, si chiama Debora Brenna ed è la mia centesima amica nella nuova città. 0-100 in meno di sette ore. E’ di Treviglio, è nata nel 1989, si dichiara apolitica, studia all’Università di Milano e risulta iscritta, tra gli altri, al gruppo “Doniamo un neurone a Flavia Vento”: il suo profilo è moderatamente dettagliato.

Ora, é sufficiente sbirciare tra le informazioni fornite dal centinaio di membri della mia nuova comunità per comprendere come Facebook sia abitato sostanzialmente da kamikaze della privacy. C’è una legge (e successive modifiche e integrazioni, soprattutto), c’è un garante, ci sono controlli affinché i dati sensibili dei cittadini non finiscano nelle mani di aziende o enti senza il consenso degli interessati, ci sono trasmissioni televisive, invocazioni giudiziarie, controlli sull’invadenza delle proposte commerciali e l’inesistente Matteo ottiene, sul centinaio, almeno una ventina di numeri di telefono cellulare, una decina di indirizzi di casa, fotografie, video girati in vacanza, e una serie di personali informazioni su orientamento politico (e religioso) e soprattutto un appetibile elenco di gusti e preferenze. Qualcuno è certo che un software non saprebbe compiere analiticamente ciò che Giannotto ha svolto artigianalmente?

Intanto mi iscrivo al gruppo Giurisprudenza, divento fan della Juventus e di Olivia Ruiz e poco alla volta accresco il numero di informazioni che a mia volta porgo alla comunità. Aggiorno il mio stato (“Ho caldo” e poi, a cena: “Mangio una frittata di piselli”, senza commenti) e Facebook inizia a minacciarmi, esponendo il seguente concetto: sto di fatto spammando, devo fare attenzione perché il mio profilo potrà essere messo in stand-by, e, testuali parole, “fermati o andrai dritto contro un palo”. Non mi fermo, e sfido il rischio.

A sera gli amici sono 177. E’ la volta delle chat. Mi contatta la gggente comune. Donne, ma non solo (“[…] dalla foto sembrava che saremmo diventati subito amici, magari pure qualcosa di più, se avessi voluto (potuto?) pagare qualcosa…”, mi scrive – meno criptico di quanto sembri – un uomo). “Ciao, ma sei quello della foto?”. Si, sette anni fa, rispondo. “Ciao, cosa fai te nella vita?”, esordisce un’altra. Nella società dell’estetica, un corpo statuario ritratto in posizione plastica aiuta. “Da che galassia provieni?”, mi chiede Annalisa Taschi, che ha “appena cucinato un branzino”, come da stato contemporaneamente aggiornato. Ma io ho ricevuto l’applicazione Che tipo di seduttore sei?, ho avuto la mia risposta e nonostante sia stato baciato dal dio della bellezza perdo tutto scrivendo: “Te lo sei scofanato ‘sto branzino?” a colei che attendeva la mia discesa dal pianeta Marte. Ovviamente tace, così mi rivolgo altrove. Guadagno punti sostendendo di essere uno scrittore. “E che cosa scrivi?”, mi chiede una ragazza. Romanzi esistenziali, rispondo. “Quando pubblichi, poi, scrivilo qui, eh?, che tanto ormai siamo amici e io lo leggo”.

Certamente. Ma quando e dove pubblico? Potrei chiedere a Alberto Castelvecchi (classe ’62, uomo, fidanzato), quello della casa editrice. E’ un mio amico, amico di Matteo Giannotto, e alle 7.23 (si, del mattino) pubblica il seguente annuncio: “Alberto cerca autori con nuove proposte editoriali. Astenersi perditempo”. Dopo due minuti Paolo Andreozzi risponde e gli consiglia di fare un giro sul suo – testuale – blogghetto. (E alle 20.31 della sera successiva ricorderà l’indirizzo del blogghetto, avendolo in prima battuta omesso). L’Italia dei 40milioni di romanzi nel cassetto è perplessa: i commenti all’annuncio-shock (le case editrici pregano gli aspiranti scrittori di non mandare manoscritti) sono soltanto dodici. Possibile? Anche i sogni sono in recessione, penso, oppure è probabile che chi è amico di Alberto già pubblichi o abbia accesso diretto alla possibilità di farlo, d’altronde tutti frequentiamo colleghi. Ma allora, a chi è realmente rivolto l’annuncio di Castelvecchi? A chiunque legga, giacché è chiaro a questo punto che i suoi 1.770 amici provengono da tutti i quartieri della città e sono di tutte le estrazioni sociali e coprono nel complesso tutti i gusti politici o religiosi, di fatto campione rappresentativo dell’umanità che ha accesso a un pc.

Il giorno successivo all’ingresso nella metropoli Facebook, all’incirca al centonovantesimo amico incamerato, ho la prova che, almeno qui, la giustizia funziona. Il sindaco tiene fede al warning di cui prima e vengo arrestato. “Per il momento l’azione adding friends per te è bloccata”, è il messaggio che mi arriva quando chiedo l’ennesima amicizia. Sono più che altro agli arresti domiciliari: posso accettare amici, non posso chiederne nuovi, in attesa di qualcosa che ignoro. “I tempo del blocco possono variare a seconda della funzione e della gravità dell’abuso”.

Non mi resta che aspettare, continuando a dire la mia (“Scrivo e spero nella Juventus”, in bacheca la domenica pomeriggio) e a leggere quella altrui (“Lara Codeghini è ora single”), osservando le vite degli altri e soprattutto mettendo in discussione la mia. Ho costruito una second life che, a differenza di quella pubblicizzata qualche tempo fa e poi miseramente fallita, funziona. Le comunità si allargano sfidando gli ossimori, a conferma che davvero l’uomo è un animale sociale. Facebook continua a crescere, a dimostrazione che la comunicazione non è più un mezzo ma sta diventando un fine, trainata dall’aspetto ludico che cementifica questa che alla prova è una grande vetrina che consente a tutti di esibirsi.

Alla fine arriva Erika Savastani. Mi accorgo di non aver rimorchiato, sebbene rientrasse nelle mie possibilità. “Eri la migliore, nel film di Tinto Brass. Peccato tu abbia smesso. Comunque piacere, Matteo”. Chiudo il pc e confido nella foto. Uscendo dalla stanza passo davanti a uno specchio e sorrido.

Send post as PDF to PDF | PDF Creator | PDF Converter

« Si può fare – “Roth 1&2″, di Gabriele Romagnoli »

Autore:
Marco Giacosa
Data:
novembre 16, 2008 um 5:36 pm
Categoria:
reportage
Tags:
 
Trackback:
Trackback URI

28 commenti »

  1. luca

    Ciao Marco,
    complimenti per l’articolo. Penso che ad essere censurabile è l’uso del mezzo e non il mezzo in sè. Facebook è un buon mezzo di comunicazione, ma di per sè credo non sia nè buono nè cattivo (come il fax e il telefono). Dipende dall’uso che se ne fa e purtroppo spesso è quello che descrivi tu.
    Ciao!!!

    #1 Commento vom 17. novembre 2008 um 1:40 pm

  2. GB

    bello!
    l’avrei letto volentieri su GQ. peccato che piero negri scaglione sia sì langhetto come noi, ma faccia le promesse dei marinai, qui che non c’è il mare.

    #2 Commento vom 17. novembre 2008 um 3:16 pm

  3. agnès

    eh, Facebook ha inquadrato subito che faccia di tolla sei ;)

    #3 Commento vom 17. novembre 2008 um 5:26 pm

  4. Giorgia

    Proprio oggi ho scritto anch’io su fb… Mi difendo semplicemente ignorando richieste di fantomatici amici e cercando solo chi mi va di cercare. Per il resto è una gran perdita di tempo con squarci positivi.

    #4 Commento vom 17. novembre 2008 um 8:54 pm

  5. sara

    Bello il pezzo, adesso che conosco meglio FB mi è piaciuto anche di più, rispetto alla prima volta che l’ho letto. Ma un bel po’ ansiogeno resta…

    #5 Commento vom 18. novembre 2008 um 8:28 am

  6. Mont

    bel pezzo, reportage; entra nel modo che abbiamo di consumare i rapporti, quel che facciamo di internet ma soprattutto, di noi

    #6 Commento vom 18. novembre 2008 um 10:54 am

  7. resistenza enogastronomica

    Anche a me e come ho potuto notare alla maggioranza di amici blogger fb non piace molto, però ha una grande potenzialità, dipende dal modo di usarlo
    saluti

    #7 Commento vom 18. novembre 2008 um 12:15 pm

  8. Banjo

    La parola chiave è “kamikaze della privacy”
    Fateci caso.
    Anch’io sono sotto mentite spoglie in FB.
    Dei miei sconosciuti amici (!?) ormai so anche l’orario in cui vanno a cagare.

    #8 Commento vom 18. novembre 2008 um 4:22 pm

  9. Biz

    Credo che Facebook sia la più assorbente e colossale stronzata in rete. L’unico merito che ha avuto è stata di alleggerire i blog delle comunicazioni futili.
    Non ci sono e non ci voglio essere. Anche perchè lo temo, non mi fido di me.
    Stesso atteggiamento che fortunatamente ebbi da giovane giovane verso le droghe: le provai (qualcuna anche frequentai spesso) tutte, tranne l’eroina, quella più bastarda.
    :-)

    #9 Commento vom 19. novembre 2008 um 9:42 am

  10. sara

    Biz, “non mi fido di me” è un bel concetto. Che condivido. Nemmeno io mi fido troppo di me. Ma con Fb vai tranquillo, dopo 10 giorni la noia supera abbondantemente la trasgressione.
    sara

    #10 Commento vom 19. novembre 2008 um 11:26 am

  11. Marco Giacosa

    Biz, ti do un mese. Poi la curiosità, e me l’ha detto mio fratello, è per vedere soltanto le foto di quell’amica, è per cercare solo quell’amico…
    Sulla noia, direi che è soggettivo. Come c’è chi si stufa del blog, chi blogga un mese tutti i giorni più volte, chi si rompe, eccetera.
    Quel che non mi è chiaro, invece, è un po’ il disprezzo che molti hanno per FB. Cosa che, ad esempio, per i blog non s’è vista. Mi vengono in mente quelli che sfogliano i porno all’edicola, e dicono ‘che schifo’ ma intanto guardano.
    ‘Spersonalizzazione’, si dice, su Fb. Anni di internet hanno modificato la società e i rapporti umani, è evidente, ma non mi pare che nessuno si sia scagliato contro internet tanto quanto contro FB. Che, di internet, è l’essenza, il succo, la concentrazione. Almeno come concetto che racchiude.
    Fb è un’applicazione geniale, che apprezzo moltissimo. Né mi vanto di questo giudizio personale, né me ne vergogno. Lo uso.

    #11 Commento vom 19. novembre 2008 um 1:08 pm

  12. Biz

    Ma se voglio cercare un vecchio amico o amica, non ho bisogno certo di FB!
    E poi, com’è bello invece lasciare al caso: un giorno ritrovi una persona, in un bar, in un autobus, all’aeroporto …
    Vedi che faccia fa, come si muove e che ti dice a rivederti … è tutta n’ata cosa!
    E la sorpresa, il destino.

    Il disprezzo deriva dalla fatuità di questa moda, unita al fatto di essere un ulteriore strumento di esibizionismo egocentrico che come al solito lascia il tempo che trova, e noi svuotati.

    #12 Commento vom 19. novembre 2008 um 1:26 pm

  13. Marco Giacosa

    strumento di esibizionismo egocentrico l’hanno detto anche dei blog, e pazienza, chi vuole lo scrive, chi non vuole non legge

    io ho ritrovato vecchie conoscenze (soprattutto del militare) che mi ha fatto piacere ‘rivedere’, sapere che fine hanno fatto. ma non è quello il mio scopo di fb.

    avere 600 persone per lo più sconosciute che aggiornano lo stato, ossia mandano di fatto un sms alla collettività è un meraviglioso strumento di democrazia. e non importa quanto fittizia, visto che conta solo il momento del voto o dell’acquisto al supermercato, ma vuoi mettere la libertà d’espressione? mi gira un attimo, e dico quello che penso, a tutti quelli che leggono. noi lo diamo per scontato, ma il mondo attuale – 2008 – non è tutto in questa direzione

    il grande cinema che è la vita (cit. GB), mi piace guardarlo, e fb è uno schermo comodo, a portata di un istante, qui e là durante il giorno. ed è più attendibile, negli umori delle persone, più di qualsiasi servizio nei tg

    #13 Commento vom 19. novembre 2008 um 2:11 pm

  14. Biz

    Ma ecco, io diffido da questo tipo di democrazia.
    E sai perchè?
    Perchè “alza i decibel” della comunicazione.
    Se tutti si mettono a parlare in una stanza, non si sentirà più nulla … sarà solo un brusio di fondo … tranne che la voce di qualcuno con il megafono …

    #14 Commento vom 19. novembre 2008 um 3:38 pm

  15. sara

    marco, la differenza con il blog è che sul blog si va subito più nel profondo mentre sul FB si sta semplicemente a galla. E’il mezzo che è diverso. Dal blog, di solito, sai molto di qualcuno, su FB sai poco di una marea di gente e questo, a me in particolare, genera noia.

    #15 Commento vom 20. novembre 2008 um 11:38 am

  16. Marco Giacosa

    fb non è paragonabile ai blog dal punto di vista dello scrivente-blogger-utilizzatore di fb.
    è paragonabile dal punto di vista del lettore, e giustamente ognuno ha la propria opionione.
    ribadisco: secondo me la differenza la fanno i limiti. e non c’è molta differenza – e mi riferisco al concetto di democrazia ‘urlata’ di biz – tra mille blog e mille ’stati’ aggiornati, se non che i secondi convergono in unica piazza e non sono dispersi nel mare della rete. biz (e io, e chi ha un blog) a suo modo urla un’opinione. concedo che lo spazio-blog consenta l’argomentazione e lo spazio-sms crei di fatto ’slogan’, ma qui torniamo nell’opinabile.

    #16 Commento vom 20. novembre 2008 um 12:17 pm

  17. Michele

    Io invece penso a Rosenstein, Zuckenberg e soci che l’hanno inventato e sono ora gli under 25 più ricchi del mondo…

    Poi leggo articoli come questo e mi incazzo con me stesso per essere stato così PIRLA da iscrivermi a questo marchingegno indiscreto e, FORSE, anche pericoloso.
    Leggete, e fatemi sapere che ne pensate.

    http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&ID_articolo=782&ID_sezione=3&sezione=Web%20Notes

    #17 Commento vom 20. novembre 2008 um 2:26 pm

  18. Biz

    La Masera esagera sempre (vero Marco? :-)

    #18 Commento vom 21. novembre 2008 um 5:47 pm

  19. randagia

    Ma perpiacere scritto tutto attaccato e pure sbuffando:
    Link di michele:
    1) c’e’ il magico link disattiva account, che cancella tutto di te su FB. Clicca li’ e non esisti piu’ su FB. La mail la puoi mettere non visibile. Quindi anche se metti quella del lavoro…. Diciamoglielo a chi non sa come uscirne. C’e’ chi smette di fumare, figurati se e’ impossibile uscire da fb
    2) Puo’ beccarti il capo ? Deve. Se sei pirla, te lo meriti. Esistono le liste di privacy, comunque

    Poi, facciamo che non abbiam letto quell’articolo.
    Torniamo alla discussione vostra .
    Ha ragione sara: nel blog condividi molto di pochi argomenti, su FB condividi poco di molto. Il che tende alla banalita’, ma non sempre per fortuna. Ma in fondo chiediti: quando esci con 2-3 amici fidati i discorsi si fanno spissi no ? Quando esci con 30 sono piu’ le cazzate che i discorsi seri… o no ?

    Sulla sensatezza degli stati di ogni “amico” poi potrei parlare per ore, ma ve lo risparmio

    Randagia, che adora i blog, ma non ha ancora giudicato FB

    #19 Commento vom 22. novembre 2008 um 1:26 pm

  20. Luca

    Marco,

    complimenti vivissimi per l’articolo, veramente bello.
    Sono uno di quelli che si astiene dall’entrare in Facebook perchè tengo alla mia privacy e nonostante i miei sforzi profusi ho dozzine di foto mie sparse per quel network.

    Quoto in toto la tua espressione “kamikaze della privacy” in quanto riflette al 100% il profilo del “facebookkaro medio”.

    A quanto pare il concetto di amicizia è in via di banalizzazione e ciò di certo non giova alla società nella quale viviamo.

    Di nuovo complimenti, ogni tanto farò un salto a leggere qualche articolo tuo.

    Ciao!

    - Luca

    #20 Commento vom 24. novembre 2008 um 1:52 pm

  21. Michele

    Randagia,
    Se disattivi il tuo account, i dati rimangono lo stesso in memoria. AL MOMENTO NON C’E’ ALCUN MODO PER CANCELLARE I DATI DA FB IN VIA DEFINITIVA.
    Il discorso delle foto poi è assurdo…
    Mah…

    #21 Commento vom 24. novembre 2008 um 2:33 pm

  22. Piero

    Io non faccio promesse da marinaio. La rete e le testate periodiche, per fortuna, sono due veicoli di comunicazione molto diversi.

    #22 Commento vom 13. dicembre 2008 um 5:03 pm

  23. Giampiero Busato

    Piero: lo so che sono due veicoli di comunicazione “per fortuna” diversi. Quello che non capisco è il nesso con la non pubblicazione di un articolo. che c’entra?

    oh, poi non è faccenda mia: sapevo solo che il giacosa era in attesa, più volte sollecitata, di una risposta – sì o no – mai arrivata.

    #23 Commento vom 15. dicembre 2008 um 1:17 pm

  24. Marco Giacosa

    rettifico, GB: arrivata in parte, condita di tanti raffele (solleciti, ndb). quei ‘ti faccio sapere’ che sono aria fritta. cmq è acqua passata.

    #24 Commento vom 15. dicembre 2008 um 1:25 pm

  25. lara

    bello vedere il mio nome e cognome in giro per il mondo……grazie………….

    #25 Commento vom 04. giugno 2009 um 10:07 pm

  26. Cinzia

    HAI SCRITTO UN BELLISSIMO ARTICOLO…FILA TUTTO ALLA PERFEZIONE..PESONALMENTE..NN SN ISCRITTA A FACEBOOK
    E NN INTENDO FARLO…ODIO LE AMICIZIE IN VETRINA..NN SN NOSTALGICA…NN SN UN USICISTA…UNO SCRITTORE KE USA
    IL MEZZO XFARSI PUBBLICITà…E QUINDI CHE ME NE FACCIO..USO TALVOLTA MSN..MI PIACE GUARDARE NEGLI OCCHI LA PERSONA CN CUI PARLO..NAAAAAAAAAAAAA…ABBASSO FACEBOOK..
    ANCHE PERCHE’ IL GENERE UMANO NN TROVO SIA MOLTO INTELLIGENTE E FA SEMPRE O QUASI USI IMPROPRI DI TUTTO..
    IN BOCCA AL LUPO…

    #26 Commento vom 15. giugno 2009 um 10:17 pm

  27. stefano

    ciao bella

    #27 Commento vom 18. luglio 2009 um 6:57 pm

  28. Luisa

    Mi sono iscritta a facebook per curiosità, ne sentivo parlare ovunque. Una mattina in metropolitana mentre facevo il biglietto sento un tipo, più o meno della mia età, dire che grazie a facebook aveva rivisto dei suoi vecchi amici, ed elogiava questo nuovo modo di comunicare. Credo sia stata quella la goccia che ha fatto traboccare il vaso, così l’ho fatto, mi sono iscritta a fecebook. Dopo qualche mese non mi pento di averlo fatto, inizialmente mi limitavo ad accettare le richieste di amicizia di persone che non vedevo da tempo, mi ha contattata persino una compagna delle scuole superiori, è bello vedere le loro foto sapere cosa stanno facendo. Adesso sono io a fare le richieste di amicizia, ho persino consigliato ad una mia amica di iscriversi, ha detto che lo farà, si è trasferita per lavoro e ora ci sentiamo solo per telefono, facebook ci avvicinerà ancora di più. Penso che facebook sia semplicemente uno strumento di comunicazione, ognuno poi può utilizzarlo come gli pare, per quanto mi riguarda non ha fatto altro che avvicinarmi alle persone della mia vita!

    #28 Commento vom 30. agosto 2009 um 9:19 pm

Kommentar-RSS: RSS feed dei commenti a questo articolo.

Lascia un commento