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dicembre 23, 2008

The axe in the attic

Un film di Ed Pincus, Lucia Small del 2007. Prodotto in USA. Durata: 110 minuti.

Torino Film Festival, 28 novembre, secondo spettacolo (iniziato alle 23 circa, post dibattito sul film che precedeva). Chiedo scusa, ma non ce l’ho fatta: mi sono addormentato. Ora potrei dire che no, non è che non fosse interessante, ero stanco, la settimana lavorativa, era venerdi, eccetera: di certo 110 minuti sui disastri dell’uragano Katrina a New Orleans – in lingua inglese con sottotitoli – non sono il massimo della gioia. Comunque, prima di ronfare, ho capito che:

- prima o poi, qualche disastro succede. Quando non ti piglia il tumore, a te o a qualcuno che ti è caro, arriva l’infarto. O l’ictus. O l’incidente stradale. Quando pensi di avercela fatta, può anche arrivare l’uragano.

- tutto il mondo è paese. I container dell’Umbria post terremoto sono identici a quelli che hanno tenuto e tengono gli sfollati di NOrl. E anche lì, accuse quando non dietrologia: hanno sottovalutato la portata dell’uragano; hanno deviato il corso di un fiume per salvare il quartiere bianco e allagare il quartiere nero; i soccorsi erano in ritardo; siamo stati trattati come bestie; ci devono dare una casa; eccetera. Vai a dire che non è vero, o che è vero.

- l’americano medio è, in media, molto più idiota dell’italiano medio. D’altronde Bush è peggio di Berlusconi.

Mi dispiace, davvero: per la mezz’ora buona che ho visto mi è parso un buon documentario. Chi accanto a me è arrivato fino alla fine ha apprezzato.

Voto: n.g..
Visto (parzialmente) il 28 novembre 2008, TFF

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Signori professori

Regia: Maura Delpero
Anno di produzione: 2008
Durata: 92′
Tipologia: documentario
Genere: sociale
Paese: Italia
Formato di ripresa: Mini DV
Formato di proiezione: Mini DV, colore
con:
Giusy Santoro
Lisa Bentini
Silvana De Fazio
Dario Tulipano
soggetto:
Maura Delpero
sceneggiatura:
Maura Delpero
musiche:
Stefano Pilia
fotografia:
Michele D’Attanasio
produttore:
Maura Delpero

Maura Delpero è una giovane insegnante, capelli chiari, molto carina, minuta, che parla timida al microfono  nella sala del Torino Film Festival in cui è proiettato il suo documentario. La scuola vista dalla parte dei professori: fanno quello, di mestiere, i protagonisti di queste storie che non s’incrociano se non nelle differenze dei rapporti con gli allievi: il palermitano che finisce a Bolzano, la signora in età prepensionistica che insegna a Napoli, la giovane bolognese che finisce in una scuola media hanno in comune l’essere realmente insegnanti e l’essere solo secondariamente attori nella rappresentazione di sé stessi. “Le riprese sono durate un anno”, ha spiegato la regista, “e non è stato difficile far si che tutti recitassero il loro ruolo. Dopo un po’, sia studenti che professori si dimenticavano delle telecamere”.

La scuola italiana: quando iniziai il liceo classico, un liceo molto conservatore nella profonda provincia piemontese, quelli dell’ultimo anno erano nati nel 1970 e alcuni di loro prima di accendersi una sigaretta all’uscita percorrevano cinquanta/sessanta metri, svoltavano l’angolo e prestavano attenzione a che non ci fossero insegnanti in giro. Quando all’ultimo fui io, fumavamo tranquillamente nei bagni e gettavamo i mozziconi nel cantiere del limitrofo teatro (eterno cantiere!), e la Preside cazziava noi e le bidelle, e le bidelle ci portavano – ancora ricordo il dolce sguardo di una di loro – posaceneri pregandoci di non inquinare troppo i cessi e l’esterno. Quando tornai a trovare chi era rimasto, qualche anno dopo, gli studenti di quell’età fumavano canne – anche non nell’intervallo – nella scala antincendio interna alla struttura.

“Sono anche stata aggredita”, ha detto la regista. Certo, dipende dove finisci e che allievi hai, ma fatte le dovute proporzioni, se i cambiamenti hanno interessato anche un liceo conservatore di provincia figuriamoci un professionale progressista di città.

Ma le evoluzioni non mi spaventano, sono sempre troppo condite di allarmismo regolarmente disatteso.

Il documentario è piacevole, realistico, equilibrato. Le storie, comunque, affascinano.

Voto: 7/10

Visto al TFF, novembre 2008

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dicembre 22, 2008

Ovunque sei

Un film di Michele Placido. Con Barbora Bobulova, Stefano Accorsi, Stefano Dionisi, Violante Placido, Donato Placido. Genere Drammatico, colore 85 minuti. – Produzione Italia 2004. – [Uscita nelle sale venerdì 22 ottobre 2004]

Questo film è piaciuto a pochissimi. Io sono uno di quelli.
Al festival di Venezia fu accolto dalle risate del pubblico (i giornali le riferirono soprattutto sulla scena di Accorsi e la Placido integralmente nudi sul letto, con tanto di disquisizioni – i giorni successivi – sulle misure del pisello barzano dell’attore bolognese), nelle sale fu un mezzo disastro, io comprai il dvd.

Cosa mi piace di questo film? L’atmosfera che si respira dall’inizio alla fine. L’istante, la vita, la morte, le possibilità di morte (affettiva) nella vita (amorosa), il senso di fallimento (coniugale), il rimorso (della Bobulova), il rimpianto (di Accorsi), la spensieratezza (della Placido), la speranza (di Dionisi). E su tutto: l’eventualità che non stia esistendo nulla, che sia un sogno, in positivo (Accorsi non muore) o in negativo (Accorsi muore), riprova del fatto che alla fine la vita è una sostanziale rappresentazione nel (e del) nostro cervello.

Accorsi e la Bobulova sono sposati: lui è medico al 118, lei è chirurgo in ospedale. Una notte in cui sono di turno, l’autoambulanza ha un incidente stradale e Accorsi rimane intrappolato nel mezzo caduto nel Tevere. Da lì in avanti, il percorso di Michele Placido lascia il campo all’immaginazione dello spettatore, a metà tra onirismo e surrealtà. Ma con eventualità precise, verosimili, realistiche.

Voto: 7/10 (oggettivamente)
Voto: 8,5/10 (de gustibus)

Visto in sala all’epoca, rivisto in dvd qualche notte fa.

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dicembre 9, 2008

Nessuna verità

Un film di Ridley Scott. Con Leonardo DiCaprio, Russell Crowe, Mark Strong, Golshifteh Farahani, Oscar Isaac, Ali Suliman, Alon Abutbul, Vince Colosimo, Simon McBurney, Mehdi Nebbou, Michael Gaston, Kais Nashif, Jamil Khoury, Lubna Azabal, Ghali Benlafkih.
Titolo originale
Body of Lies. Drammatico, durata 128 min. – USA 2008. – Warner Bros Italia data uscita 21/11/2008.

“Gli americani fanno cinema, gli italiani pippe mentali”, era solito dire il mio maestro di sceneggiatura.
Così vado a vedere Solo un padre e Nessuna verità.

Che inizia con un’esplosione, e prosegue con esplosioni, inseguimenti, spari, bum, pim, paff. Gli americani fanno cinema, si. Ma soprattutto hanno soldi, tanti soldi da spendere in effetti speciali, bombe, comparse, attori famosi e quant’altro. Azione, azione, azione, CIA, il Presidente, gli Stati-Uniti-d’-America, i servizi segreti, l’Iraq: c’è tutto, in queste due ore passate a capire se Di Caprio limonerà anche stavolta con la fighetta scritturata per l’occasione (araba, stavolta), chi lo salverà (perché prima o poi nei guai si ficca, è certo), come lo salverà (e perché, soprattutto: una volta che ci rimanga no eh?, quella si che sarebbe una sopresa! “E Di Caprio?” “Kaputt!, amico”) e chi saranno i buoni e chi i cattivi.

Un bel film, nulla da dire, che acchiappa e interessa il pubblico del lunedi tardo pomeriggio, che avvolge nella storia di spionaggio, di torture (a un certo punto inquadrano un dito un po’ sbilenco, appena semimozzato da una specie di machete), di affari internazionali. Col povero Sadiki che se fossi in lui sarei incazzato come una belva a finire morto in una discarica a causa di quel pirla di Di Caprio.

Anche La Talpa è una fiction ben fatta, se la interleggete.

Voto: 7,25/10, perché non è che non ami il genere, solo che non più di 5 o 6 all’anno così, va. (E ammetto la possibilità che gli amanti del caso possano attribuire valutazione più alta)

Reposi, ore 17.30, lunedi che sembra domenica, che è l’8 però, e non il 7 dicembre.

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Solo un padre

Un film di Luca Lucini. Con Luca Argentero, Diane Fleri, Fabio Troiano, Anna Foglietta, Sara D’amario. Commedia, durata 93 min. – Italia 2008. – Warner Bros Italia data uscita 28/11/2008.

“Gli americani fanno cinema, gli italiani pippe mentali”, era solito dire il mio maestro di sceneggiatura.
Così vado a vedere Solo un padre e Nessuna verità.
E’ più bello il trailer del film, anzi: in valore assoluto il trailer di Solo un padre è bellissimo, ti fa venir voglia di prendere l’auto, sfidare la neve e l’atavica assenza di parcheggi del centro di una città e fare la fila per il biglietto. Peccato che il film, invece, si riveli più leggero, meno poetico, meno illuminante, meno portatore di speranza, meno portatore di calore nel cuore.

Luca Argentero è dermatologo, condivide lo studio con due colleghi e una collega, ama correre e ha una figlia di qualche mese. Diane Fleri ama correre e giunge a Torino, ma in auto, per fare la ricercatrice. Ora, che qualcuno parta dalla Francia e arrivi a Torino e più in generale in Italia a fare ricerca me la devono spiegare. Infatti dopo un po’ (anzi, subito) il progetto va a farsi fritto e lei rimane senza un soldo. Ma Luca, il bel Luca che corre al Valentino all’alba necessita di una baby sitter, e Diane è libera, liberissima. E poi c’è uno che piscia su un gatto: cosa che ho sognato più volte di fare, giacché una volta tentai di gettare il gatto di mio nonno dal balcone del primo piano ma questo mi si arrampicò su graffiandomi tutto, e un’altra buttai – con successo – un gatto in una vasca piena di latte nella cascina di un allevatore di vacche: a pisciargli sopra non ero mai arrivato.

Film carino, nel pieno rispetto della tradizione secondo il maestro: ma io preferisco le pippe, ai botti.

Voto: 7/10

Visto al F.lli Marx, primo spettacolo di domenica 7 dicembre 2008, ventotto anni dopo, circa, i tentativi sadici sui gatti.

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dicembre 4, 2008

Wendy and Lucy

Regia: Kelly Reichardt
Sceneggiatura: Kelly Reichardt, Jonathan Raymond
Attori: Michelle Williams, John Robinson, Will Oldham, Will Patton, Larry Fessenden, Walter Dalton
Fotografia: Sam Levy
Montaggio: Kelly Reichardt
Produzione: Field Guide Films, Film Science
Paese: USA 2008
Uscita Cinema: Festival di Cannes 2008
Genere: Drammatico
Durata: 80 Min
Formato: Colore

QUESTA VOLTA M’E’ SCAPPATA LA MANO E HO ANTICIPATO QUALCOSA DELLA TRAMA. ATTENZIONE. (QUALCOSA, NON TUTTO, PERO’).

Davide Oberto, fratello del mio amico Momi, segnala una lista di film da vedere più degli altri al Torino Film Festival (che per lui è lavoro – da quanti ambito? due, tre milioni di persone? -, giacché seleziona lungometraggi o corti, in sostanza ne decide l’ammissione). Tempo e spazio mi consentono soltanto tre visioni, e una è la perla da cui inizio: Wendy and Lucy.

La storia è questa: una ragazza in viaggio per l’Alaska alla ricerca di lavoro (”Là assumono”, le era stato detto) finisce in un paesino della sterminata campagna americana, lontana dal luogo di partenza e lontana dalla destinazione. Lì succede un po’ di tutto: le si pana completamente l’auto (e lei ha pochissimi dollari in saccoccia, che non le consentirebbero di cambiare nemmeno un adesivo sul parabrezza), la pinzano mentre ruba una scatoletta per il suo cane (molto) affamato e finisce in caserma, infine le fottono pure l’amatissimo cane che aveva lasciato attaccato al supermercato da cui era stata trascinata via a forza dallo sceriffo.

Uno dice: che storia banale. In realtà mai come in questo caso la forza di una narrazione è data dai particolari, dai tratti dei personaggi, e davvero il messaggio giunge chiaro, limpido, pulito, senza bisogno di voli pindarici paramentali o paranormali per cercare di capire cosa intenda il critico quando si riempie la bocca di parole difficili.

Un film forte, bello, avvincente per quanto non avventuroso, una bella storia, raccontata bene, gran fotografia (finalmente ho capito cos’è e posso dire: gran bella fotografia!), due ore spese bene, assolutamente. (Nota su Michelle Williams: la si trova, di solito, bionda finta, in tiro e rivestente i panni della strafiga, da cui comunica assolutamente nulla: una goccia nel mare magnum della figadigomma sessuorepellente. Poi la ritrovi qui, capello corto, castano naturale, vestente i panni di un personaggio povero, senza rifiniture, in abiti scadenti e privi di pregio, e la scopri bellissima, una grazia della natura, un dipinto perfetto).

Voto: 8/10
TFF, Ambrosio, mercoledì 26 novembre 2008

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Pranzo di ferragosto

Un film di Gianni Di Gregorio. Con Gianni Di Gregorio, Valeria de Franciscis, Alfonso Santagata, Marina Cacciotti, Maria Cali, Grazia Cesarini Sforza, Luigi Marchetti, Marcello Ottolenghi, Petre Rosu. Genere Commedia, colore 75 minuti. – Produzione Italia 2008. – Distribuzione Fandango – [Uscita nelle sale mercoledì 3 settembre 2008]

A quanto pare rappresenta un piccolo caso cinematografico di film (parecchio) visto grazie al passaparola, senza troppa pubblicità e molta distribuzione. In effetti contare una sessantina di persone in sala, all’Erba di corso Moncalieri primo spettacolo di una domenica sera, per un’opera non troppo commerciale è abbastanza indicativo.

Chiunque azzardi motivi a spiegazione vi sta raccontando un suo punto di vista, non sta dicendo la verità, poiché è molto difficile stabilire il limite dell’oggettivo accanto a un film come questo: chiedete, per avere più soddisfazione, perché è piaciuto a chi l’ha visto, e ciascuno fornirà la sua motivazione. Questa è l’unica verità.

A me riesce difficile capire: Pranzo di Ferragosto racconta una storia tutto sommato triste, o se vogliamo abusare abusiamo dicendo agrodolce, che a chi scrive è piaciuta per il realismo e per l’attualità delle situazioni rappresentate, caratteristiche sulle quali spesso non converge il gusto della massa. Film a basso costo, pare addirittura meno di 50mila euro (ma sono compresi gli stipendi dei protagonisti, in questo dato diffuso?), con  la poetica partecipazione di quattro ultraottantenni prelevate da case di riposo della zona di Roma e trasportate sul set.

Voto: 7/10
Visto all’Erba, primo spettacolo, domenica 23 novembre 2008

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dicembre 1, 2008

Riprendimi

Un film di Anna Negri. Con Alba Rohrwacher, Marco Foschi, Valentina Lodovini, Stefano Fresi, Alessandro Averone. Marina Rocco, Cristina Odasso, Francesca Cutolo Drammatico, durata 96 min. – Italia 2008. – Medusa data uscita 11/04/2008.

Dal sito mymovies.it, ecco una parte della recensione di questo film: “[...] Anche il progetto filmato dei due ragazzi, inizialmente connotato da uno sguardo freddino, assiduo, da antropologi d’assalto o piccoli grandi fratelli, si carica di empatia per la tragicommedia della vita, fino a coinvolgersi al punto da passare la linea di demarcazione, professionale e finzionale.
Anna Negri, a distanza di parecchi anni dal primo lungometraggio, nel quale si presentava con originalità e leggerezza, ma senza trovare il tono né risolvere il nodo tra fantasia e verità, si riaffaccia con
Riprendimi mostrando grande maturità stilistica e rinnovando la promessa di originalità. Nel tempo trascorso, sembra abbia fatto tesoro di molte lezioni, non ultima quella dell’ex collega Rossana Campo, di cui ripropone la freschezza delle scene corali al femminile nelle belle sequenze di Lucia con le amiche; ma anche quella del teatro europeo (da cui proviene la sceneggiatrice, Giovanna Mori) e del miglior cinema low-budget, per cui ad un’ampia libertà tecnica e produttiva (la regista ha girato in casa propria) corrisponde una fruttuosa libertà espressiva degli attori e della macchina da presa. S’intravedono persino Cassavetes (modello di recitazione) e Lynch (nella centralità del mezzo video e nel “doppio” sogno di Lucia), ben sepolti, s’intende, sotto il registro della commedia dei sentimenti.
Alba Rorwacher, per la prima volta protagonista dopo tante belle apparizioni a margine, crea un personaggio memorabile di giovane donna apparentemente fragile e in realtà vitale e appassionata, in grado di lenire con l’intelligenza e il sorriso quel mal di cuore di ogni giorno, di cui canta, magicamente, Billie Holiday
“.

Mymovies.it consente di dire la propria, al fondo, e lo fa con una domanda: siete d’accordo con la recensione?

Assolutamente no! Un film a budget ridotto ha tutta la mia simpatia. I precari del mondo dello spettacolo anche. Che la regista abbia inviato per posta il dvd del film al Sundance Film Festival 2008 e che sia stato accolto è poesia di cui mi cibo con ingordigia. Ciò che mi procura pruriti, invece, sono i critici e le parole bellissime ma vuote e insignificanti, da persone studiate, che hanno il solo intento di suscitare gli applausi degli ingenui. Promessa di originalità, freschezza delle scene corali, fruttuosa libertà espressiva. Ma va’ in mona, va!

Ecco la vera recensione: film mediocre, non acchiappa. Storia tra ridicolo e surreale. Divertente il duo dei documentaristi, molto brava Alba Rohrwacher, intrigante Valentina Lodovini: un’opera salvata – per quel poco – dagli attori.

Voto: 4,75/10
Noleggio a mezzo fastweb

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