Il bar dell’angolo di piazza Cristo Re ha brioche alla crema sufficientemente buone. Sabato mattina il terzo morso mi va di traverso, rischio di soffocare e per liberarmi devo girare pagina. Poi, con calma, ritorno su La Stampa, intera pagina centrale con richiamo in prima, in servizi e interviste il cui succo é: dopo quattro anni di studi, di dossier, di presentazioni, è finalmente pronta la documentazione per l’Unesco, affinché venga attribuita alle Langhe la qualifica di ‘patrimonio UNESCO dell’umanità’. Interviste a: Giorgio Bocca, contrario (il quale peraltro lamenta di non avere nemmeno la cittadinanza onoraria non si capisce bene di quale città, “i figli noti della provincia vengono dimenticati“, a cui risponde il sindaco di Cuneo l’indomani dicendo: “Guarda che ce l’hai, sei cittadino emerito dal 1993“); Gianni Farinetti, contrario; Nico Orengo, che non si capisce cosa pensi ma è messo, dal grafico, sotto la dicitura favorevole e pertanto ritengo sia favorevole.
Istintivamente prendo il telefonino e aggiorno lo stato su facebook. Ho 715 amici, perlopiù scelti a caso tra fan del mio scrittore preferito e persone che potresti conoscere, tra politici e magazzinieri, tra studenti 19enni e tecnomassaie 60enni, campione sufficientemente rappresentativo, almeno penso, dell’universo che ha accesso a un pc. Di essi, molti sono albesi. Scrivo: “La stampa, pagina 1. ‘le langhe candidate a diventare patrimonio unesco dell’umanità’. già vinto il premio alla carriera ‘patrimonio senza umanità‘”. Sono passate 48 ore e quella frase ha ricevuto il seguente numero di commenti: zero. Per capirci: quando scrivo che la pasta mi è uscita scotta, ricevo immediati almeno 5 messaggi di condoglianza.
Intanto mi lascio vivere, girandola, dalla capitale del futuro patrimonio dell’umanità seguendo le tracce di tre amici. Il tempo, però, di fare un esperimento cui sono molto caro: la conta delle auto.
Iniziai nel 1995, a Torino, al tempo di una delle usuali crisi della Fiat. Percorrevo via Filadelfia e annotavo mentalmente la marca delle auto parcheggiate in sosta. Alla fine della via, lungo la curva Sud dell’ancora stadio Comunale per intenderci, contai una media di 55 auto della galassia Fiat su 100 cui ero passato accanto. Non occorrono master in marketing strategico per capire che l’origine della crisi stava nelle vendite: se nella tua città ottieni appena una magra maggioranza, come puoi pretendere di vendere altrove? Le auto sono rivelatorie: nella zona di corso Como a Milano, quella della movida per intenderci, sette auto stavano parcheggiate sul sagrato di una chiesa, un giorno del luglio scorso. Non occorreva essere redattori di Quattroruote per valutare in un milione di euro abbondante il valore commerciale di quei gioielli sistemati in barba al prete.
Così sabato mattina riprovo, lungo quella breve via di Alba che conduce da piazza Savona a piazza San Paolo: Audi, Bmw, Volvo. Barbone sia considerato il proprietario di quella Multipla blu in sosta davanti al ristorante giapponese, salvi gli altri: Alba sta a Milano come le auto degli albesi stanno alle auto dei milanesi. C’è, però, una differenza: il milanese ostenta e gode nell’ostentare, l’albese ostenta ma comprende che a Alba ostentare potrebbe essere svantaggioso, quindi giustifica i sensi di colpa che non ha: “Dovevo cambiare auto, sai…“; “Scarico dalle tasse, sai…“; “Sognavo il SUV da una vita, sai…“; “Era in offerta, sai…“. Più che so, immagino.
Ricevo la telefonata di un amico.
“Ci vediamo per un caffé?“, domanda.
“Alle 14 va bene?“, rispondo.
“No, facciamo più tardi, alle 14 devo vedere un tizio, spero di affittargli il capannone”
“Ti va bene se vengo con te?”
Così alle 14 sono in periferia, lungo uno stradone che porta alle Langhe. C’è questo piccolo capannone, una vecchia stalla, non più di 130 metri quadrati, che la famiglia del mio amico affitta da anni: gli attuali inquilini hanno comunicato che tra qualche mese se ne andranno. L’aspirante nuovo affittuario è un piccolo imprenditore della zona, l’attività – garantiscono le voci di borgata – gli va molto bene e si presenta – infatti? – all’appuntamento col SUV della BMW, sebbene in abiti da lavoro. Risolti i convenevoli in dialoghi sulla campagna (”I contadini non hanno mai pagato tasse, niente, non l’ICI, nulla“, dice qualcuno), risolta la visita al piccolo spazio magazzino (”Gli autotrasportatori avrebbero un po’ di problemi a girare nel cortile, ma ci possiamo aggiustare“), si arriva alla contrattazione del prezzo.
“Troppo!“, dice l’aspirante affittuario alla richiesta del mio amico, che rilancia con un’affermazione che avrebbe dovuto, in cuor suo, convincere l’altro: “Guardi che noi segniamo tutto. Fino a qualche anno fa registravamo una parte, e una parte ce la davano in nero, ma ora no, segniamo tutto“. Il tempo di ripassare il bilancio (più costi deducibili = minor utile = minori imposte = vantaggio per chi riceve una fattura ), mi preparo ad ascoltare gli applausi del coro di angeli che immagino ci stia osservando, e ascolto:
“Oh, ma io non ne ho bisogno. Anzi, meno dichiariamo, meglio é. Ho un mucchio di nero da far fuori, e se compro merce ci sono le bolle e non posso, ma gli altri costi, quelli dove non ci sono documenti, quelli mi servono per scaricare il nero“.
Bum! Il capo del coro angelico ha la faccia, in quell’istante, di Tomaso Padoa-Schioppa, che saputo dire: “Le tasse sono una cosa bellissima” e ancora oggi il suo idraulico lo deride.
L’amico dimentica di essere un venditore e fa cenno all’evasione fiscale, e si riceve, dall’aspirante: “Agli eroi han fatto il mezzobusto. Non sono un martire, io. Inizino gli altri. Diano il buon esempio i politici. E poi io mi adeguo. Ma non sto a segnar tutto, io. Tutti mangiano, ci devo rimettere io?“.
“Inizino gli altri“.
Qualche ora dopo sono a casa di un altro amico. Vive in un condominio recente, abitato perlopiù da famiglie giovani, che dispone di un ampio parcheggio. Sistemo l’auto e fatico a rimanere in piedi: raggiungere la porta d’ingresso è impresa da equilibristi, una lastra di ghiaccio quasi perenne è passaggio obbligato, sono i 6/7 metri di Carolina Kostner senza pattini, in mezzo a mucchi di neve regalo di inizio gennaio.
Dico: “Ehi, e comprare due o tre chili di sale e buttarli all’ingresso?”
L’amico, moralmente integro al punto che giocherei la mia mano sul fuoco e scommetterei, fosse su facebook, diventare fan di Tomaso Padoa Schioppa e di Renato Brunetta, uno-due-blink e dice: “Inizino gli altri“.
Sono in tanti in quel condominio, è vero, in tanti che scivolano perché nessuno inizia a gettare il sale. “Agli eroi hanno fatto il mezzobusto“. In tanti che votano, ad Alba il 6 giugno prossimo, per il sindaco.
Altro caffé. Vengo addirittura convocato, da un terzo amico, via sms: “Se vieni da me ne parliamo di persona“.
E’ in odor di candidatura a consigliere, mi rivela trame e giochi infrapartito. L’estetica si salva come può, e i panni sporchi si lavano in casa. Quelli della sua parte, e anche dell’altra. Basta leggere alcuni giornali locali, che spostano più voti del presidente della Repubblica. Le voci di borgata spostano più voti del giornale locale: spesso, le due cose coincidono. La sinistra presenta a candidato sindaco un avvocato giovane secondo l’accezione italiana: ha meno di 50 anni. La destra presenta l’attuale assessore alle finanze, un commercialista ben oltre il mezzo del cammin di nostra vita. C’è, finora, un terzo incomodo, un imprenditore che ha tappezzato la città di manifesti con la sua faccia, sostenuto da una lista civica. Con l’amico parliamo di politica, e gli rendo noto di aver ascoltato, in poche ore, almeno tre voci differenti sulla possibilità che il candidato della sinistra possa farcela. Dunque: chiamare un ex democristiano la sinistra è operazione che faccio per semplicità, ancorché ampiamente scorretta e offensiva per chiunque si dichiari di sinistra a Bologna. Alba è la città in cui il PCI raramente entrava in doppia cifra. La DC prendeva il 50/55%, i socialisti un po’ più del 10, i repubblicani e i liberali il resto. Il pentapartito era al 90. Alba è la città in cui Prodi è comunista, in cui Rutelli è comunista, in cui gli uomini UDC sono sospettati di avere Il capitale sul comodino ma non ci sono prove. E comunque, per il candidato di sinistra: secondo alcuni sarà una disfatta, troppo forti Pdl e Lega, per altri i giochi sono aperti, solo si arrivasse al ballottaggio. Anche un mulo sarebbe eletto nelle liste del Pdl, ad Alba. Perché, oltre al traino dei simboli nazionali, hanno fatto i miracoli col bilancio. Chi lo dice? Giulio Tremonti.
Il ministro, proprio lui, che partecipa in mattinata a due incontri: prima presenta – in municipio – il candidato sindaco quasi ottuagenario, poi presenzia al convegno promosso dalla fondazione Ferrero su banche e finanza. Termina l’intervento – mi dicono – con una poesia degna di Sandro Bondi: “Se tutta l’Italia fosse come Alba / vedremmo l’alba“. Prima – leggo su La Stampa il giorno dopo – aveva parlato dell’ottima amministrazione di centrodestra, e, soprattutto, dei miracoli bilancistici. Il giornale ha riportato alcuni numeri: debiti ridotti del 50% (da 20 milioni a 10), patrimonio netto cresciuto di vagonate di milioni, ICI invariata da dieci anni, IRPEF cristallizzata a percentuali ridicole, solo la TARSU è aumentata leggermente, del 33%. Il giornale ha riportato alcuni numeri, non tutti: siccome il bilancio non è questione di fede, ma sono numeri che hanno un ‘+’ e un ‘-’, e sono riportati soltanto i ‘+’ quando il ‘+’ è virtuoso e i ‘-’ quando il ‘-’ è virtuoso, quali poste sono state sottratte o aggiunte a quadratura del saldo? Non è dato sapere, ma non importa, il sindaco uscente Rossetto – al terzo mandato, incandidabile – è una brava persona e non ho motivi di dubitare che possa non aver fatto del suo meglio e che Alba sia, economicamente, florida: me l’hanno detto pure le auto in sosta. In municipio si parla di bilancio, alla fondazione del colosso mondiale dei dolciumi si parla di banche e finanza. E il resto?
C’è un teatro – storico – che quando ha avuto buoni direttori artistici ha anche avuto spettacoli di qualità. Gli assessori alla cultura finivano sui giornali locali in prima pagina, dicendo: “Ora basta, il teatro è sempre in perdita, ci costa 400mila euro all’anno“. E, nel corpo del pezzo: “Occorre l’intervento dei privati“. Così alcune importanti aziende misero il loro logo in calce alle brochure promozionali, vennero più Paoli Rossi che Glauchi Maggi Mauri ma le cose non migliorarono. L’anno dopo: “Ora basta, il teatro è sempre in perdita, ci costa 600mila euro all’anno“. E via il direttore artistico dalle idee troppo qualitative, al suo posto qualcuno che sappia come si gestisce un’impresa. Perché il teatro, tolti i cento affezionati che fanno la fila per i posti migliori in abbonamento, è soprattutto, ad Alba, un centro di costo in perdita del bilancio dell’azienda Comune.
Esattamente come Beppe Fenoglio. Gli albesi se lo sono trovato tra le mani quando hanno visto che la sua fama si diffondeva pari passo con le copie dei suoi libri vendute da Einaudi. Venne prima la fondazione Ferrero, una quindicina di anni fa, ospitando Mark Pietralunga, un docente universitario americano che studiava le traduzioni di Fenoglio dall’inglese. Qualcuno disse: “Cazzofà quest’americano? Studia Fenoglio? Fenoglio quello che ha scritto quei noiosissimi e incomprensibili libri sempre e solo sulla guerra? Bah, tuti matt, si ‘merican“. La casa natale gliela abbatté il sindaco di quel periodo, primi anni ‘90, e diede a fare al fratello architetto un palazzo per le informazioni al turista dall’improbabile effetto estetico, sulla piazza principale vecchia soltanto di qualche secolo. La cascina in località San Cassiano in cui ripiegarono i partigiani nella battaglia descritta in “I ventitre giorni della città di Alba” ospita un’azienda che produce prelibatezze in vetro. La coscienza l’hanno lavata con qualche goccia d’acqua: pannelli sparsi qui e là per la città a indicare i “luoghi fenogliani“. Ma non è un caso che il sindaco, sempre quella brava persona dell’attuale incandidabile, alla richiesta di delucidazioni sui motivi che impediscono – oggi – di nominare “Beppe Fenoglio” il liceo classico cittadino che lo scrittore tantò amò e in cui si formò, abbia fornito come prima risposta: “Perché il generale Govone finanziò quella scuola, a lui oggi intitolata“.
E poi ci sono i paesi limitrofi, alcuni dei quali sarebbero di eccellenza di fronte all’UNESCO. Cui si chiede, sempre secondo La Stampa, di chiudere un occhio sui capannoni industriali che fanno scempio del paesaggio. I capannoni sono necessari. I capannoni fanno parte, tutto sommato, delle vie che raccordano l’eccellenza. I pugni negli occhi si curano con il Lasonil, d’accordo, ma chiunque abbia soggiornato nel Nord dell’Europa saprebbe costruire capannoni idustriali mediando la necessità economica con quella estetica. Costruire una zona industriale esteticamente appagante ha un immediato ritorno economico? No, si risposero al momento delle autorizzazioni. Si, comprendono oggi quelli che leggono dell’UNESCO e già immaginano le rivalutazioni immobiliari che quel patrocinio comporta.
Esco dalla città la domenica mattina. C’è nebbia, si vede a non più di cento metri. Sia in avanti che all’indietro.

Molto bello questo scritto, zio.
Personalmente non avrei trovato parole migliori per descrivere Alba, un opulento paesotto che conosco molto bene.
Bravo.
In merito alle deturpazioni paesaggistiche non ti lamentare troppo, perchè noi in Brianza siamo messi molto peggio!
Del resto non abbiamo mai avuto il vino a proteggerci dalle scempiaggini urbanistiche.
E questa, se permetti, è una bella differenza.
Magari ci scriverò qualcosa.
Ciao bagaj
M.
#1 Commento vom 02. febbraio 2009 um 2:14 pm
..bravo. mi piacciono sempre questi tuoi pezzi, mi ci ritrovo… anche se poi finisco sempre per commentare le cose marginali.
ad esempio..
..qui fuori, il sale, ce l’avrei pure buttato, ma è esaurito da tempo. pure sullo scaffale del gs c’è lo spazio vuoto.. eravamo indecisi tra il sale per la lavastoviglie e le pastiglione dell’addolcitore per il rubinetto… mio padre ha finito per impantanare tutto buttando chili di sabbia. però….
…
… ho un portico più bello d’una spiaggia, ora.
#2 Commento vom 02. febbraio 2009 um 4:51 pm
premesso che non sono obiettivo: Alba mi sta profondamente sul kazzo, odio questa sorta di sentimento diffuso di spocchia, come se ti guardassero dicendoti: se abbiamo voglia ti copriamo di barolo e tarfuti, brutto pezzente…. (non se la prendano i miei molteplici amici albesi) comunque, PER COSA DOVREBBE ESSERE PATRIMONIO DELL’UMANITA’? questo non mi é affatto chiaro, qualcuno può darmi delucidazioni?
#3 Commento vom 02. febbraio 2009 um 9:21 pm
caro francesco…io vengo dall’eterna rivale di Alba, Bra, e ti assicuro che per alcune cose che hai detto sono con te!
Però……………intanto non è la città di Alba ad essere candidata a divenire Patrimonio dell’Umanità……ma il suo circondario (Langhe, Roero e Monferrato) e, per molteplici motivi, si indica Alba come capitale di queste zone…..a ragione, secondo me, nonostante tutto…..
Tolti i vari capannoni, condomini e speculazioni edilizie varie (e purtroppo non è poco….) vuoi mettere in dubbio il fascino di queste zone?
Se vai a guardarti la lista e le foto degli altri siti italiani capirai che “Langhe, Roero e Monferrato” non potrebbero mancare…vigneti, tartufo, colline….e poi Pavese, Fenoglio, Arpino……wow…..come si fa a non riconoscere l’estrema importanza paesaggistica, culturale (ed economica) di queste zone……che però, putroppo secondo me, non basteranno a fare di un luogo splendido un patrimonio comune ad ogni uomo.
#4 Commento vom 03. febbraio 2009 um 2:22 pm
Ehm… Glauchi Mauri, non Glauchi Maggi….
#5 Commento vom 03. febbraio 2009 um 3:03 pm
ahahah grazie, è vero, che coglio. errore di sbaglio, come di dice.
#6 Commento vom 03. febbraio 2009 um 3:08 pm
Su BRA invito tutti ad ascoltare “La risposta dell’architetto”, ultimo pezzo dell’album di Elio e le storie Tese.
GENIALE
Un presa per il culo folle di Mondo Marcio e del rap italiano.
Interamente dedicata alal città di BRA
BRA E’ LA MIA NUOVA SION/
OPPOSTA A BABYLON/
SAI CHE TI DICO FRA/
MOLLIAMO QUESTO CAZZO DI POSTO/
E ANDIAMO A VIVERE A BRA!
Geniale.
#7 Commento vom 03. febbraio 2009 um 3:23 pm
Chiara
il mio commento era un po’ troppo astioso anche per il mio stile, quindi mi riscuso per eventuali offese. ringrazio anche agnés, effettivamente mi chiedevo nella mia ignoranza perché bisognasse invitare il tizio che fa Tuttosoldi a teatro
comunque detto questo. cara chiara, io sono addirittura langarolo, benchè profondamente migrante, quindi ho una vaga idea delle zone, ma patrimonio dell’umanità? stiamo parlando di patrimonio dell’umanità? sasso di matera, quelle cose lì per intenderci. Poi intendiamoci, belle colline ma allora anche mezzo cile, la pampa, un terzo del massachussets, tutta la toscana a parte prato, un grande e grosso mitico patrimonio dell’umanità, come dire siamo tutti fratelli?
#8 Commento vom 03. febbraio 2009 um 4:15 pm
Ecco i dieci criteri di selezione per entrare nel gruppo delle località catalogate come Patrimonio dell’UMANITA’, quello tutelato dall’UNESCO per intenderci.
Mi sembra che le colline di Alba rientrino perfettamente nel punto 5.
O no?
ciau
1)rappresentare un capolavoro del genio creativo umano;
2)testimoniare un cambiamento considerevole culturale in un dato periodo sia in campo archeologico sia architettonico sia della tecnologia, artistico o paesaggistico;
3)apportare una testimonianza unica o eccezionale su una tradizione culturale o della civiltà;
4)offrire un esempio eminente di un tipo di costruzione architettonica o del paesaggio o tecnologico illustrante uno dei periodi della storia umana;
5)essere un esempio eminente dell’interazione umana con l’ambiente;
6)essere direttamente associato a avvenimenti legati a idee, credenze o opere artistiche e letterarie aventi un significato universale eccezionale (possibilmente in associazione ad altri punti);
7)rappresentare dei fenomeni naturali o atmosfere di una bellezza naturale e di una importanza estetica eccezionale;
8)essere uno degli esempi rappresentativi di grandi epoche storiche a testimonianza della vita o dei processi geologici;
9)essere uno degli esempi eminenti dei processi ecologici e biologici in corso nell’evoluzione dell’ecosistema;
10)contenere gli habitat naturali più rappresentativi e più importanti per la conservazione delle biodiversità, compresi gli spazi minacciati aventi un particolare valore universale eccezionale dal punto di vista della scienza e della conservazione.
#9 Commento vom 03. febbraio 2009 um 5:15 pm
anche del nove:
9)essere uno degli esempi eminenti dei processi ecologici e biologici in corso nell’evoluzione dell’ecosistema;
é la zona della biosfera dove si é sviluppato il MASCHIO-BIANCO-CON-PARTITA-IVA-E-AUDI-TT
#10 Commento vom 03. febbraio 2009 um 5:33 pm
Secondo me i giudizi difficilmente potrebbero essere obiettivi…..parlo dei miei almeno…….e non parlo per eccessivo attaccamento al territorio (per fortuna o purtroppo non ho preso questo virus…..).
Un esempio su tutti guardando i siti italiani: LA
CITTA’ DI VERONA…..bella, bellissima, storica, molto interessante e piena di angoli suggestivi…..non me ne vogliano i Veronesi ma a me “Patrimonio dell’Umanità” sembra un giudizio eccessivamente favorevole……ignoranza mia? può essere…..
Sbaglierò sicuramente ma….si può mettere sullo stesso piano LA CITTA’ DI VERONA, VENEZIA E LA LAGUNA, CENTRO STORICO DI ROMA e SASSI DI MATERA? secondo me no, c’è qualcosa che stride…..è per questo che probabilmente per qualcuno “Langhe, Roero e Monferrato” non potrebbero mai diventare “Patrimonio dell’Umanità” mentre per altri si……effettivamente anche i criteri di selezione stessi sono alquanto generici……ma il punto 5)essere un esempio eminente dell’interazione umana con l’ambiente…………a me sembra calzare a pennello!
http://it.wikipedia.org/wiki/Patrimonio_dell%27umanit%C3%A0
http://www.sitiunesco.it/index.phtml?id=4
#11 Commento vom 03. febbraio 2009 um 6:48 pm
beh l’arbitrarietà credo sia inevitabile. siccome si tratta di soldi pubblici io proporrei di usare un meccanismo da economisti, del tipo metti all’asta nei paesi sviluppati il titolo di “patrimonio dell’umanità”: in questo modo gli sponsor vari che finiranno per guadagnarci metteranno denari per conseguirlo. chi paga di più vince (o una qualsiasi asta che vi piaccia).
i soldi raccolti servono a fiannziare il patrimonio nell’um,anità nei paesi in via di sviluppo, che verrebbero cosí parzialmente sussidiati….
che ve ne pare? forza giovani viticultori cacciate i denari
#12 Commento vom 03. febbraio 2009 um 8:03 pm
Vicino a Bergamo, sulle sponde tumultuose dell’Adda c’è Crespi, anche lui tutelato dall’Unesco:
http://www.villaggiocrespi.it/
Molto suggestivo, ma anche qui sorge una domanda: E’ paragonabile al Colosseo o a Venezia?
Non credo…
Il villaggio si intravede anche in uno spot vodafone (quello con decine di Mercedes SLK in colonna)
#13 Commento vom 04. febbraio 2009 um 10:49 am
oggi nel dipartimento di Uraba distruggono una tonnellata di cocaina, eminente esempio dell’interazione umana con l’ambiente
#14 Commento vom 04. febbraio 2009 um 1:17 pm
non entro nel merito, che conosco poco; dico che il pezzo mi è piaciuto molto
#15 Commento vom 05. febbraio 2009 um 1:42 pm
Carlo Castellengo, candidato sindaco al comune di Alba » marcogiacosa
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