marzo 30, 2009
Il libro è una raccolta di racconti ormai introvabile: si chiama “Videocronache” e mi pare sia del 1993. Al suo interno, c’è questo “Il tempo non aspetta nessuno” pronto a essere risposto il giorno in cui qualcuno mi chiederà qual è il più bel racconto (e anche il migliore) che abbia mai letto. L’ho scansionato, in barba ai diritti d’autore: mettetelo in catalogo, e lo levo.
Il tempo non aspetta nessuno, di Gabriele Romagnoli
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Un film di Ken Kwapis. Con Ben Affleck, Jennifer Aniston, Drew Barrymore, Jennifer Connelly, Kevin Connolly.Bradley Cooper, Ginnifer Goodwin, Scarlett Johansson, Justin Long, Leonardo Nam, Brandon Keener, Sasha Alexander, Morgan Lily, Michelle Carmichael, Trenton Rogers, Kristen Faye Hunter, Sabrina Revelle, Zoe Jarman, Alia Rhiana Eckerman, Julia Pennington, Renee Scott, Chihiro Fujii, Sachiko Ishida, Claudia DiMartino, Carmen Perez, Traycee King, Délé, Busy Philipps, Eunice Nyarazdo, Anita Yombo, Niki J. Crawford, Natasha Leggero, Anna Bugarin, Angela Shelton, Frances Callier, Rod Keller, Brooke Bloom, Marc Silverstein, Rene Lopez, Annie Ilonzeh, Mike Beaver, Kris Kristofferson, Shane Edelman, Bill Brochtrup, Stephen Jared, Melanie Stephens, Nicole Steinwedell, Erik David, Jarrett Grode, Alex Dodd, Kai Lennox, Wilson Cruz, Cory Hardrict, Hedy Burress.
Titolo originale He’s Just Not That Into You. Commedia, durata 129 min. – USA 2009. – 01 Distribution data uscita 20/03/2009.
Molto più bello il trailer del film, e potrei chiudere qui. Perché le immagini scelte e montate e riproposte nelle sale o in tv come aperitivo mettono una certa fame, ti aspetti la classica commediola americana divertente (Bridget Jones rimane indimenticata dai fan di certa letteratura cinematografica e pure da chi se ne avvicinò casualmente), c’è un cast di tutto rispetto con la sempre fascinosa Scarlett Johnansson (ma la mia preferita è Jennifer Aniston, qui e altrove! Invecchiatissima, e smagrita, la già bellissima Jennifer Connelly), decidi di andare a ridere due orette al Reposi sala 1 e ti ritrovi a ridere per le stesse, identiche scene, nelle stesse, identiche situazioni per cui hai già riso guardando il trailer. 126 minuti che collegano un totale di 3 minuti netti di divertimento. Un po’ pochito, no?
E’ più la rappresentazione sotto forma di saggio (il film è tratto da un libro chicken literature) di quanto sentenzia il titolo, senza un vero e proprio intreccio. Tutto prevedibile, ovviamente. Gli attori, invece, a parte i chili in più che richiedo alla Connelly perché così sembra sua zia, non deludono.
Voto: 4,25/10
Visto al Reposi giovedi 26 marzo 2009
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la verità è che non gli piaci abbastanza
marzo 27, 2009

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Un film di Enzo Monteleone. Con Margherita Buy, Isabella Ferrari, Marina Massironi, Paola Cortellesi, Carolina Crescentini. Valeria Milillo, Claudia Pandolfi, Alba Rohrwacher Drammatico, durata 94 min. – Italia 2008. – 01 Distribution data uscita 06/03/2009.
Un desiderio tipico dell’uomo è quello di ascoltare di nascosto i discorsi della compagna o della fidanzata o della moglie, ma soprattutto di colei che per ora non la dà, con le amiche quando parlano di uomini.
Un sogno tipico dell’uomo è quello di vedere di nascosto (ed eventualmente poi intervenire) un gruppo di donne in uno spogliatoio femminile, che lentamente si levano i vestiti, fanno una doccia, magari donne conosciute oppure sconosciute che si intravedono quotidianamente, ma soprattutto coloro che per ora non la danno, che poi eventualmente iniziano a farsi due limoni tra loro, a toccarsi. A quel punto, di solito, ci si sveglia.
Quello che ho detto non c’entra niente con il film di Monteleone (miracolo: è stato scritto dalla Comencini, che non l’ha diretto, quindi il regista fa il regista e l’autore fa l’autore), perché voi non siete i mariti o i fidanzati delle quattro donne più quattro ragazze protagoniste di questa pièce teatrale trasposta al cinema. Però rende l’idea: sogni a parte, gli uomini qui non ci sono eppure sono molto presenti, tirati in ballo dalle donne che parlano della situazione matrimoniale che stanno vivendo. C’è di tutto: Isabella Ferrari (che parla accentuando un insolito per lei accento basso lombardo/alto padano, chissà perché) incinta che sogna, disillusa dalla sempre straordinaria Paola Cortellesi che la figlia l’ha avuta per caso, la quale a sua volta è rimproverata dalla bacchettona (ma bravissima: ne è passata di acqua dai tempi di Tre uomini e una gamba!) Marina Massironi, la quale confessa il suo castello di carta giacché il marito la tradisce. C’è anche Margherita Buy, che ha mollato i sogni artistici e professionali per badare alla casa e alla figlia e passa il tempo nell’attesa del ritorno del marito per lavoro, lui che i sogni – invece – li ha realizzati. Nell’altra stanza, le quattro figlie giocano a ritagliare Grace Kelly dai giornali, cioè a fare le signore.
Passano vent’anni e allo stesso tavolo si ritrovano le figlie. Che n’è stato delle loro madri? E, soprattutto, che ne sarà di loro?
La ripresa cinematografica del testo teatrale è stata molto efficace. Un film fondato sui dialoghi di solito è un mezzo suicidio: cinque volte su cento si azzecca il capolavoro, per le più probabili restanti novantacinque si rischia il disastro. Due partite non è un capolavoro ma è fatto molto bene. Meritevole: per le donne, per gli uomini, soprattutto per tutti coloro che ancora pensano che la donna sia nata per cucinare, pulire e cambiare pannolini: non cambieranno idea, ma saranno messi di fronte alla loro ignoranza (se saranno in grado di capirla).
Voto: 7,5/10
Visto al Massimo, domenica 22 marzo 2009, primo spettacolo
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marzo 17, 2009

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Un film di Darren Aronofsky. Con Mickey Rourke, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Mark Margolis, Todd Barry. Wass Stevens, Judah Friedlander, Ernest Miller, Dylan Keith Summers, Tommy Farra, Mike Miller, Marcia Jean Kurtz, John D’Leo, Ajay Naidu, Gregg Bello Drammatico, durata 109 min. – USA 2008. – Lucky Red data uscita 06/03/2009.
Tutto bello tranne la storia. Un po’ fiacca, un po’ moscia, un po’ lenta. Poco, eh, ma tanto basta a non fare di questo film un Filmone Imperdibile. Consiglio di vederlo: imprescindibile per i cinefili, meritevole di uno sforzo per i non cinefili (ma se arrivate lungo e dovete saltare la cena perché il film inizia, cenate con calma). Forse mi aspettavo di più.
Rourke non è più lui, è trasfigurato, è sfigurato, è gommoso ma ha un fisico perfetto. Marisa Tomei è il ritratto di Dorian Gray, una bellezza senza età e sessualmente attraente molto più di tutte le attricette di nuova generazione. Usato garantito.
La storia è il punto debole di questo lavoro. Se raccontassi due righe avrei detto metà della trama. Mi limito: il protagonista è un professionista del wrestling.
Voto: 8/10
Visto in Alba, al cinema Moretta, sabato 14 marzo 2009
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marzo 12, 2009
Questa ragazza corre e ansima. Non è alta e ha il culo basso. Corre e ansima portando a tracolla una borsa che a ogni passo sbalza. Quasi trascina i piedi, ora, mentre arriva sotto il semaforo rosso. Le auto procedono lungo la sua direzione. Lei no, è bloccata dal semaforo, ma lo oltrepassa lanciando occhiate veloci a destra e a sinistra. Una volta di là, continua a correre. Questa ragazza ha un neo sotto l’occhio destro e i capelli chiari. Dietro di lei, in lontananza, il pullman della linea 42 segue la colonna di auto che oltrepassano il semaforo. La ragazza corre, a voce alta dice non lo prendo più, e inizia a singhiozzare. Duecento metri la separano dalla pensilina della fermata successiva. L’autobus, intanto, è a sua volta bloccato sotto il semaforo rosso. La ragazza si volta e lo guarda, e aumenta il passo. Ha gli occhi azzurri e la pelle molto chiara. Ansima, trascina i piedi e la borsa che danza a tracolla. Scatta il verde. Lei corre senza voltarsi. Mancano cento metri. Scorge il mezzo pubblico sorpassarla e andarsi a fermare ottanta metri avanti. Le porte si aprono, cinque passeggeri scendono, cinque passeggeri salgono. La ragazza è a trenta metri dal mostro giallo. Deve attraversare l’ultimo incrocio. A dieci metri, troppo per essere inquadrata nello specchietto retrovisore, il semaforo diventa rosso. Urla, sbraita, invoca, implora. Prega. La ragazza attraversa la strada, un’auto è costretta a inchiodare, un’altra suona il clacson, e corre trascinandosi ormai tutta. Respira a fatica. Arriva alla pensilina e rotola sulla panchina, travolgendo una scatola di cartone che qualcuno ha abbandonato nello stretto spazio tra l’ultimo posto a destra e il vetro.
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marzo 11, 2009

| Attori: |
Claudia Cardinale, Stefano Satta Flores |
| Registi: |
Pasquale Squitieri |
| Casa Distribuzione: |
MONDO HOME ENTERTAINMENT |
| Sottotitoli: |
|
| Lingua Doppiaggio: |
Italiano |
| Produzione italiana: |
No |
| Durata: |
94 |
| Anno Produzione: |
1977 |
| Vietato ai minori: |
No |
| Formato Video: |
16/9 |
| Formato Audio: |
DOLBY DIGITAL 5.1; MONO |
| Area DVD: |
2 |
| Colore/Bianco e Nero: |
Colori |
| DVD nella confezione: |
1 |
| Comprende: |
Trailer originale |
Tempo fa comprai 4 film a 9,90 euro, lasciando dieci centesimi di mancia (odio chi mi prende per il culo con il prezzo psicologico). Film polizieschi, anni ‘70, rivalutati da Tarantino. Quella che era merda, trash, schifezza, è bastato che un americano vincesse la Palma d’Oro a Cannes, avesse successo, dichiarasse la sua ispirazione proveniente (anche) dal cinema italiano di 30 anni fa et voilà che adesso è oro! Viva Taleb, aggiungo io, fan sia di Tarantino che di Taleb e, molto prima, dei film degli anni ‘70 mai ritenuta merda.
Mi pare che due di quei film siano vietati ai minori di 14, uno non vietato, e uno addirittura vietato ai 18 (Milano odia: la polizia non può sparare). Non per peni o vagine svolazzanti, ma per l’alto tasso di violenza che quelle immagini sprigionano. Veniamo a L’arma, l’unico dei quattro libero da censure o vincoli di età.
Siamo nel 1977, trentadue anni fa, preistoria. Ritorno bambino e rivedo marche di prodotti poi spariti, autovetture su cui sono salito prima dell’era digitale, cappotti che nemmeno i barboni indossano più. Sono romantico, e penso alla mia infanzia. E penso a una certa mentalità dell’epoca, ai discorsi di mio nonno con i suoi amici, quando avevano 55 anni e io ero un gagnetto che ascoltava senza capire.
Impressiona più che altro il contrasto tra ciò che per noi oggi è scontato (e quando non lo è, stride) e ciò che solo trentadue anni fa non lo era. Il ruolo della donna, per esempio, così come l’educazione dei figli, il rapporto dell’uomo con il suo lavoro, in generale una certa mentalità che nel film affiora dai discorsi tra vicini di casa, colleghi di lavoro, avventori di un bar. E siamo a Roma: figuriamoci a Bossolasco, dov’è possibile che le cose stiano ancora così.
Stefano Satta Flores è il personaggio che a pelle, dopo pochi minuti, mi diventa il più antipatico e odioso di tutta la storia del cinema. Dopo venti minuti sono ad augurargli tutto il male possibile. Dopo mezz’ora vorrei vederlo morire con sofferenza. A dieci minuti dalla fine vorrei vivesse in eterno torturato con atrocità. Il personaggio, ovviamente (l’attore pare ci abbia già lasciato). La fine che il regista e autore (avevate dubbi che le due non coincidessero?) gli fa fare è pure troppo bella. O forse è un poverino, come tutti.
La storia è, oggi, incredibile. Alcuni ragazzi tentano un furto, vengono scoperti, e uno è freddato – disarmato – da un poliziotto alle spalle. La condanna del gesto è lasciata soltanto alla moglie e alla figlia del protagonista. Il quale, invece, acquista un’arma che porta sempre con sé. Pare incredibile che solo trentadue anni fa chiunque (vabbé, incensurato, dai) potesse ottenere un porto d’armi e la pistola addosso 24 ore. Oggi credo che questo chiamiamolo privilegio spetti soltanto alle guardie giurate e a chi davvero è vittima di fondata e provata minaccia, oltre alle forze dell’ordine. L’arma di Satta Flores diviene l’emblema delle idee che all’epoca dominavano la società. Sconcertante.
Voto: 6,5/10
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recensioni
marzo 6, 2009

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Un film di Giuseppe Piccioni. Con Valerio Mastandrea, Valeria Golino, Sonia Bergamasco, Domiziana Cardinali, Jacopo Domenicucci.Jacopo Bicocchi, Sara Tosti, Chiara Nicola, Fabio Camilli, Sasa Vulicevic, Paolo Sassanelli, Lidia Vitale, Antonia Liskova, Piera Degli Esposti Drammatico, durata 105 min. – Italia 2008. – 01 Distribution data uscita 27/02/2009.
Quando è uscito, tutti – e dico: tutti – hanno detto del personaggio Valeria Golino: è una carcerata in semilibertà. In realtà hanno raccontato una piccola parte della trama, poiché il regsita-autore (oh, ma in Italia uno che diriga diverso da chi scrive lo troveremo mai?) rivela quel particolare caratterizzante soltanto alla mezz’ora buona. Avrà avuto i suoi motivi, no? Si è fatto il mazzo per far arrivare la cosa come una sorpresa, e i recensori-scienziati hanno spiattellato tutto e subito. La domanda é: ha fallito la sceneggiatura, che avrebbe dovuto prevedere la rivelazione della notizia e pertanto dire immediatamente invece che perdere tempo a lavorare per l’effetto successivo, o sono minchioni quelli che anticipano senza accorgersene? Io vado per la seconda, almeno per simpatia a pelle.
Si, è carcerata. Carcerata. Sta in galera. Perché? Beh almeno questo non l’hanno detto. Carcerata. Sta in galera. E conosce uno scrittore, perché, nonostante stia in galera, sia carcerata, Valeria Golino può uscire. Lo scrittore è Valerio Mastandrea, che scrive racconti e vive di scrittura. E’ in odor di un premio che, così come strutturato, mi dicono uguale allo Strega. Con annessi di cui vi renderete conto vedendo il film.
E’ una storia carina, un intreccio esaurito in maniera interessante. Chi ama l’acqua e ama il blu si innamora di questo film. Che riesce bene. Non un capolavoro, ma chi lo pretendeva?
Voto: 7/10
Visto praticamente sul TG2, che ha raccontato tutto per filo e per segno, e poi anche in sala al cinema Romano, Torino.
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Un film di Fausto Brizzi. Con Claudio Bisio, Nancy Brilli, Cristiana Capotondi, Cécile Cassel, Fabio De Luigi. Alessandro Gassman, Claudia Gerini, Flavio Insinna, Silvio Orlando, Martina Pinto, Elena Sofia Ricci, Vincenzo Salemme, Carla Signoris, Gianmarco Tognazzi, Giorgia Wurth, Malik Zidi, Vincenzo Alfieri, Colin Moss, Angelo Infanti, Francesca Nunzi Commedia, durata 120 min. – Italia, Francia 2009. – 01 Distribution data uscita 06/02/2009.
Leggo ora che nel cast c’è Francesca Nunzi. Francesca Nunzi? E chi l’ha vista? Rimescolo nei meandri, deve aver fatto un cameo, chissà. Boh, è l’ultima della lista. Chi è Francesca Nunzi? Una delle girl di Tinto Brass, my friend. (La mia preferita rimane Erika Savastani, seguita da Silvia Rossi che purtroppo non ha ripetuto l’esperienza di Fallo!).
Ciò detto, Ex è molto carino. Anzi: bello proprio. Un Vanzina-di-qualità che, proprio perché di qualità, non piace ai fan dei Vanzina. Forse perché qui c’è una punta amara, forse perché il demenziale fine a se stesso è sostituito dal sentimentale e romantico, chissà.
Se a una sceneggiatura quasi perfetta aggiungi l’amore e un cast di altissimo livello, è difficile che il prodotto non sia buono. Avrebbe potuto – è la mia idea a fine film – essere migliore se l’autore non avesse voluto il lieto fine a tutti i costi e il trionfo dell’amore sempre e comunque. Non sto anticipando il finale (anche perché non ho raccontato l’inizio), sto dicendo che la vita non è un film o meglio: i film sono la vita, e nella vita le storie finiscono male, tra coltelli lanciati, cuori spezzati, gomme tagliate, divorzi, separazioni, corna. Pillola edulcorata, senz’altro: i finali ad impatto se li permettono soltanto quelli che hanno il culo parato, finanziariamente e culturalmente. Un film è un prodotto, deve guadagnare, e per fare soldi spesso si è costretti a patteggiare con lo spettatore. (Il quale, notoriamente, ama i finali rosa). Amen.
Fabio De Luigi ha circa 300mila fan su Facebook. A mio parere è uno dei più grandi artisti italiani viventi, capace di esprimersi a tutto tondo senza sbavature.
Voto: 7,5/10
Visto all’Olimpia di Torino, venerdi 27 febbraio 2009, secondo spettacolo
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Un film di Ago Panini. Con Raoul Bova, Claudio Santamaria, Claudia Gerini, Vanessa Incontrada, Bebo Storti Michele Venitucci, Rolando Ravello, Alessandro Tiberi, Sergio Albelli, Giuseppe Cederna, Massimo De Lorenzo, Corrado Fortuna, Gabriel Garko, Raiz, Thomas Trabacchi Commedia, durata 95 min. – Italia 2007. – Mikado data uscita 20/02/2009.
Italia, da qualche parte, 1982. Inizia così – come sovraimpressione – la definizione spazio-tempo di questa storia di per sé affascinante. Film che incatena in maniera logicamente ferrea diversi episodi e storie, tutte inscenate in un albergo di periferia. Nelle varie stanze ci sono un regista di film porno e la sua sgangherata troupe (uno, con la telecamera) e due attori (Valeria Incontrada, ma rimane vestita da inizio a fine, niente tette), Raul Bova che fuma mille sigarette e parla al telefono per tutto il film, due rapinatori post rapinam, Claudia Gerini che fa sesso con un tizio (anche qui, niente tette), un tizio mezzo matto che cerca di imparare il tedesco. La storia che vale il biglietto è, però, quella inscenata alla reception, dove Claudio Santamaria e Michele Venitucci (quello che a RIS faceva il tenete Rinaldi) intrattengono e sono intrattenuti da un grandissimo Giuseppe Cederna.
A me è piaciuto, a chi l’ha visto con me, meno. Io amo gli intrecci di questo genere, le stanze di un albergo sgangherato sono uno dei non-luoghi che più amo, assieme agli autogrill, le stazioni, gli aeroporti, le fermate degli autobus. Avrebbe potuto far meglio il regista (e sceneggiatore)? Non so, una critica che ho ascoltato – e alfine accolto – è che le citazioni e i rimandi ai film d’autore o comunque icone di un certo modo di fare cinema – presentissimi in maniera molto diretta – cozzino con l’effetto generale prodotto dall’opera. Insomma, bello ma con alcuni ma.
Voto: 7/10
Visto al Nazionale di Torino, un giovedi fa
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