aprile 29, 2009

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Un film di Francesca Archibugi. Con Antonio Albanese, Kim Rossi Stuart, Micaela Ramazzotti, Francesca Inaudi, Andrea Calligari.Nelsi Xhemalaj, Chiara Noschese, Paolo Villaggio Drammatico, durata 104 min. – Italia 2008. – 01 Distribution data uscita 17/04/2009.
Di questo film non ho capito due cose:
1) perchè il trailer porta in una direzione nemmeno sfiorata dalla narrazione
2) che cazzo hanno da ridere Albanese e Rossi Stuart sulla locandina.
Non c’è proprio niente da ridere: è uno dei film più tristi che abbia mai visto. Ma è un problema mio, lo so: fatto è che mentre mezza sala piangeva, io sapevo di guadagnarmi in diretta almeno una settimana di attacchi di panico. Alla modica cifra di 4 euro e 50 e un’ora e mezza di tempo. Alla faccia.
Albanese e Rossi Stuart fanno a gara a chi è più bravo: 9 a entrambi, eccezionali. La storia è tristissima ma resa benissimo: brava alla solita una e duplice regista e sceneggiatrice, Francesca Archibugi, che – ironia o paradosso o presa per il culo dello spettatore – fa del personaggio Albanese uno scrittore di sceneggiature per cinema, mestiere che in Italia praticamente non esiste. Cameo di Stefania Sandrelli e Carlo Verdone, nei loro panni.
Voto: 8,25/10
Visto al Greenwich di via Po, ma se siete vagamente tristi o in periodo di ansia apparente, evitate
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film
aprile 27, 2009
Come Gazzetta d’Alba trattò la morte di Beppe Fenoglio.
Segnalo il lavoro di Federico Ferrero, QUI.
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aprile 23, 2009

Castellengo: la sua ricetta per Alba
di Giampiero Busato
Sfoglio un giornale locale e trovo questo. Rivolto a me, lettore del giornale, elettore. Domanda: è proprio vero che Alba deve trasformare le sue risorse in strutture, servizi, lavoro e benessere? E sarà proprio vero che Alba può farlo? Ammettiamo che sia vero.
Ma se è vero mi spiegate per che diamine di ragione chi si candida per fare tutte queste cose (se l’italiano non è ancora un’opinione mi si sta dicendo che non sono state fatte, e che si possono fare) non le ha fatte in tutti questi anni in cui è stato assessore alle Finanze, programmazione e bilancio della città di Alba? Forse si candida in discontinuità con se stesso?
Giampiero Busato
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elezioni2009
aprile 15, 2009

Un film di Davide Ferrario. Con Kasia Smutniak, Fabio Troiano, Gianluca Gobbi, Cristiano Godano, Luciana Littizzetto Francesco Signa, Paolo Ciarchi, Linda Messerklinger Drammatico, durata 102 min. – Italia 2008. – Warner Bros Italia data uscita 10/04/2009.
Una commedia con musica, sta scritto appena sotto il titolo. E le musiche sono dei Marlene Kuntz, che io odio in quanto li ho amati dal 1994 al 2000, e chi li ha amati dal 1994 al 2000 non può non avercela con i Marlene Kuntz per il loro imborghesimento e il loro rallentamento (che inevitabilmente tocca tutti: ecco, questo è l’indice, è la chiara dimostrazione che il comunismo non può funzionare, questo: mica la matematica a supporto delle teorie economiche. Il comunismo – e l’alternativismo, l’indipendenza assoluta, la libertà creativa, l’anarchia – funziona(no) soltanto con chi e per chi è povero: appena iniziano a conoscerti entrano i soldi, più entrano soldi più ne entrano altri, più ne entrano altri più vaffanculo alle idee e al comunismo e all’alternativismo e all’indipendenza assoluta e alla libertà creativa e all’anarchia).
Però i Marlene Kuntz – appena accelerano, quando non sono sleep, ronf – ci sanno fare. E sono belle le loro musiche in questa commedia con musica che non è un musical ma un po’ si. C’è pure Cristiano Godano che recita. Cristiano Godano: io lo ricordo Petali di candore, il video che faceste nel 1996 quando eravate nessuno, quando ai concerti eravamo in duecento, quando suonavate al Macabre, al Barrumba che Bors non venne perché gli spaccai per sbaglio il finestrino dell’auto e lui non si fidava a lasciarla aperta e le fece piantone e quando gli dissi che era stato il più bel concerto della vostra storia e della mia vita mi maledì, Godano, Cristiano: posso mandarti a cagare?
Il film è carino, Kasia è una delle tre donne più belle del cinema e della televisione, Fabio Troiano è uno dei cinque uomini più capaci del cinema e della televisione (no, non è vero: è uno dei miei cinque preferiti, è diverso. Però è anche bravo), i veri carcerati delle Vallette impersonano loro stessi, la storia è decente, il prodotto non è una meraviglia imperdibile ma si lascia guardare.
Voto: 6,25/10
Al Romano
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aprile 14, 2009

Un film di Roberto Burchielli. Con Raoul Bova, Alessandro Sperduti, Luca Angeletti, Simonetta Solder Poliziesco, durata 100 min. – Italia 2009. – Medusa data uscita 10/04/2009.
Non andate a vedere questo film. Un momento: film è un parolone. Documentario pure. Docufilm proprio no. Cos’è?
Boh: una schifezza di sicuro. Due parti: una romanzata (leggi: fiction, invenzione), una “vera” (leggi vera davvero: Raul Bova (!) ha partecipato a vere operazioni di polizia, con veri arresti, vere perquisizioni a case di pusher). Come possono mescolarsi le due cose? Non lo so, e infatti non possono.
Difetto: eccessivo utilizzo di telecamera a spalla anche per la parte fiction, con masturbazioni a livello di montaggio e ridefinizione della pellicola. Risultato: mal di mare. Altro difetto: sceneggiatura infantile, a tratti ridicola. Risultato: macroerrori (laddove per errore si intendono passaggi che, fatti in altro modo, avrebbero ottenuto un effetto decisamente migliore). Altro difetto (ma qui era difficile): il trait d’union fiction-realtà è clamorosamente fallito. Risultato: scene patetiche, quando non – letteralmente – da endovena. Morale: una noia mortale intervallata da risate isteriche.
Difetto genetico: quando prendi Raul Bova e gli fai fare un film da protagonista, o sei masochista o vuoi male al produttore (o il masochista è lui, o deve un favore a qualcuno).
Voto: 3,5/10
All’Eden di Alba, la sera di Pasqua domenica 12 aprile 2009
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aprile 13, 2009
Articolo di Aldo Cazzullo
Su La Stampa del 15 febbraio 2003 uscì uno dei pezzi più brillanti mai scritti sull’opera di Beppe Fenoglio. Lo firmò Aldo Cazzullo, oggi al Corriere della sera e collaboratore di Porta a Porta.
Un vero e proprio reportage, travestito da intervista/dialogo con la signora Benedetta Ferrero ovvero il personaggio Fulvia del capolavoro Una questione privata.
Il giorno successivo all’articolo la figlia dello scrittore albese, Margherita Fenoglio, scrisse una lettera a La Stampa criticando il titolo del pezzo, e in parte i toni.
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aprile 12, 2009

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Un film di Clint Eastwood. Con Clint Eastwood, Bee Vang, Ahney Her, Christopher Carley, Austin Douglas Smith. John Carroll Lynch, William Hill, Chee Thao, Choua Kue, Brooke Chia Thao, Scott Eastwood, Xia Soua Chang, Cory Hardrict, Geraldine Hughes, Brian Howe, Brian Haley, Dreama Walker, Nana Gbewonyo, John Antony, Doua Moua, Sarah Neubauer, Lee Mong Vang Azione, durata 116 min. – USA 2008. – Warner Bros Italia data uscita 13/03/2009.
Gran Torino è il nome di un modello prodotto dalla Ford, un’auto sportiva che – lei si – è definibile con l’aggettivo che Lapo voleva venisse utilizzato per le Fiat: è fica.
Clint Eastwood ce l’ha in garage, la ama, la coccola, è un suo vanto: intanto ha perso la moglie, i figli sono emeriti minchioni, i nipoti ancor più, la cosa peggiore che gli possa capitare è che una famiglia di cinesi hmong vada a vivere nella casa accanto alla sua. Beh, non proprio la peggiore, diciamo che questo è solo l’inizio, perché il vecchio burbero mangiapreti, solitario e solo, arrabbiato e stracazzuto reduce di Corea i guai se non li trova li va a cercare.
In realtà è un film triste, perché è la debolezza e non già la forza che spinge al loro destino i personaggi. Pellicola intelligente, sapiente il tratteggio e la caratterizzazione dello sceneggiatore Nick Schenk, maestoso Eastwood, che non recita: é.
Voto: 8,5/10
Al Romano, venerdi 10 aprile 2008
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aprile 11, 2009

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Un film di Pupi Avati. Con Diego Abatantuono, Laura Chiatti, Luigi Lo Cascio, Fabio De Luigi, Gianni Cavina. Neri Marcorè, Katia Ricciarelli, Luisa Ranieri, Pierpaolo Zizzi, Gianni Ippoliti, Claudio Botosso, Niki Giustini Commedia, durata 90 min. – Italia 2009. – 01 Distribution data uscita 03/04/2009.
“Eh, ma è un film di Pupi Avati, sono tutti così i suoi film“, dicono. Si, ma a me Ma quando arrivano le ragazze? era piaciuto parecchio, davvero ricordo ancora la scena memorabile in cui Johnny Dorelli dice a suo figlio Paolo Briguglia, poco talentuoso con la tromba, e all’amico Claudio Santamaria, molto talentuoso con la tromba, che stanno per andare a sostenere un provino: “Mi raccomando, fategli il culo!“, e Claudio Santamaria lo guarda con l’occhio alla solita mezz’asta e gli risponde: “...ma….a chi?” che riportata così è una merda ma vi assicuro che ascoltata dai protagonisti è uno spettacolo. E poi anche La seconda notte di nozze e Il papà di Giovanna mi erano piaciuti.
Alla vista del trailer di questo ero letteralmente esaltato. Tutti noi abbiamo un bar Margherita in cui sono successe le più epiche storie. Il mio era il bar del Gallo, lo storico bar “Numero Uno” in piazza della Chiesa, aperto nel 1991, che frequentai fino ai 24/25 anni. Lì, effettivamente, successero cose straordinarie.
Che un po’ mi aspettavo di ritrovare qui. Invece: il narratore è davvero antipatico, la storia trainante è deboluccia, gli attori sono bravissimi ma da soli non bastano. Curiosità delle curiosità: il film è girato a Cuneo. Si, proprio Cuneo (!!!). Che a vedere il set avranno detto “Cosa l’è sa roba si?!? ‘N film? E cosa l’è ‘n film?!“. Forse per questo che nessuno riconobbe Jennifer Connelly che scelse quella città per uno shopping pomeridiano quando si trovò a capitare per la nostra regione.
Voto: 6/10
Visto all’Olimpia di via Arsenale
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aprile 9, 2009

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Un film di Umberto Carteni. Con Luca Argentero, Claudia Gerini, Filippo Nigro, Antonio Catania, Francesco Pannofino. Giuseppe Cederna, Rinaldo Rocco, Antonio Bazza Commedia, durata 102 min. – Italia 2008. – Universal Pictures data uscita 20/03/2009.
Abbastanza divertente ma non eccessivamente spassoso, non spesso, non impegnativo, si lascia guardare ma se lo perdi non è il caso che annoti quanti giorni mancano all’uscita in dvd.
Luca Argentero, per una mirabilante serie di coincidenze, si trova a essere candidato sindaco di una piccola città del profondo Nord. (Il film è by Friuli Film Commission, che a mio parere sceglie location sempre adeguate. Ricordo La ragazza del lago e Come Dio comanda che belle immagini). Lui è gay, è dell’”Unione democratica” (!), che è il classico partito (!) che raduna progressisti laici (!) e cattolici integralisti (!). (Già questo tema è difficile da trattare, se lo metti in un film leggero arrivi facilmente al grottesco). Quindi gli mettono candidata-vice sindaco Claudia Gerini, che è come la Binetti (sebbene molto più bella). Quindi immaginatevi quanto di frizzante può succedere tra i due e avrete già visto il film senza andare al cinema.
Io amo Giuseppe Cederna e Francesco Pannofino, che hanno ruoli secondari. Non mi entusiasma Claudia Gerini, che trovo volgare sempre, anche quando non fa Jessica. Bravi Luca Argentero e Filippo Nigro (che ha sempre la faccia da sbrirro anche quando non lo impersona).
Voto: 6/10
Al Reposi, domenica 5 aprile, primo spettacolo
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aprile 7, 2009
Disastro.
Soccorsi. Polemiche sui soccorsi, se in tempo o se in ritardo. Tendenzialmente sono in ritardo, di default.
Bertolaso sul luogo del disastro, indipendentemente da cosa sia in quel momento, se a capo della Croce Rossa o della Protezione Civile o Commissario alla spazzatura.
Dichiarazione dello stato di calamità naturale. Nessuno sa cosa significa, ma tutti capiscono che è cosa buona.
Il presidente del Consiglio nei luoghi del disastro. Di solito è Berlusconi. In elicottero, vestito sportivo.
Conta dei morti. Di solito crescono di ora in ora. E tutti dicono: crescono di ora in ora.
Il popolo dei blog si stringe attorno alle popolazioni colpite. Una volta. Adesso il popolo di facebook si stringe attorno alle popolazioni colpite. Tutti aggiornano gli stati. Di solito dicono che piangono e dicono ohmadonnasantissimahaivisto?!?. Di solito gli amici commentano: siohmadonnasantissimahaivisto?!?
Cordoglio del presidente della Repubblica, che registra un messaggio. Di solito quel messaggio lo danno dieci volte in dieci telegiornali totale cento volte. Quasi mai, quando registra quel tipo di messaggi, il presidente della Repubblica è seduto. Quasi sempre è in piedi accanto alla bandiera.
Cordoglio del Papa. Di solito dice: prego per i morti, e anche per i vivi, perché abbiano la forza per riprendersi da questa tragedia che ci ricorda quanto siamo piccoli di fronte a Dio.
La notizia come la danno i giornali esteri. Oggi di più i siti, ma è uguale. Di solito gli USA non cagano molto l’Italia, mentre la Spagna si. I francesi si ma poco.
Partenza di carovane di aiuti da tutte la parti d’Italia. Di solito sono organizzati dalla Protezione Civile. Di solito quelli che partono vengono intervistati alla radio o alla televisione. E c’è sempre almeno uno che chiede: ma vi pagano di meno voi che mollate il lavoro per andare nei luoghi del disastro? Di solito l’intervistato fa l’autista dipendente e risponde: no, non ci pagano di meno ma lo farei comunque anche se mi togliessero soldi dallo stipendio. Di solito l’intervistatore dice oh che bello ce ne fossero come voi.
Quelli che abitano lontano dal disastro pensano agli amici che hanno che abitano nei luoghi del disastro oppure agli amici che provengono dai luoghi del disastro e fanno loro una telefonata. Di solito poi riportano il contenuto della telefonata alla vicina di casa o al collega che non hanno un amico che proviene dai luoghi del disastro. Di solito emerge un particolare che fa accrescere la considerazione che la vicina di casa o il collega hanno di chi ha un amico che proviene dai luoghi del disastro. O almeno così crede la persona che ha un amico che proviene dai luoghi del disastro.
Ritrovamento dei superstiti. Di solito qualcuno applaude il passaggio della barella dove di solito il superstite è imbacuccato che non si vede la faccia e il giornalista in collegamento dice ecco vedete in questo momento la ragazza viene portata via dai vigili del fuoco e in quel momento il cameraman fa uno zoom cercando una tetta che spunti e ogni tanto, c’è da dire, spunta. Se spunta, la foto d’apertura dei quotidiani dell’indomani è fatta.
Cenni di polemiche politiche spente dal coro del buonsenso, l’opposizione dà ampio mandato al governo. Di solito dice: c’è un tempo per tutto, questo è dell’azione, poi verrà il tempo dell’analisi, infine quello della sintesi, in cui se si accerterà che qualcuno avrà avuto nell’occasione delle responsabbilità, questo qualcuno pagherà e posso dire fin da ora che il nostro partito si ffarà garante, a che si accertino le eventuali responsabbilità. Di solito non si trova mai nessuno che abbia avuto delle reponsabilità.
Sciacalli in circolazione e loro arresto. Dicono, perchè non ne inquadrano mai uno. Nemmeno di fronte alla caserma, al momento dell’arresto, quando di solito i criminali si mettono il loro ordine di custodia cautelare sulla faccia, niente, non si vede mai uno sciacallo.
Apertura di decine di sottoscrizioni, pure da parte del circolo delle bocce di Nichelino che fa mostra di un suo IBAN all’ingresso della sede sociale. Tutti quelli che guardano un telegiornale mandano un sms dal costo di un euro al numero in sovraimpressione, tutti sono sicuri perché costa proprio un euro e non è tariffa secondo proprio operatore. Tutti quanti si sentono membri di una comunità partecipano alla sottoscrizione organizzata dalla loro comunità.
Il popolo colpito dal disastro diventa simpatico a tutti. Gli stronzi del luogo colpito dal disastro non sono più stronzi.
L’uomo o la donna più famosi del luogo colpito dal disastro prendono la parola. Di solito dichiarano: siamo uomini di montagna, sapremo reagire. Anche se vivono da decenni a Monte Carlo o Roma o New York o si strafanno di coca nei festini di Hollywood. Dicono siamo uomini di montagna tranne che se il disastro colpisce la Liguria o la Sicilia o la Puglia. Lì dicono: siamo uomini di mare, sapremo reagire.
Storie toccanti di morti per caso e di sopravvissuti per caso. Di solito c’è quello che è andato all’estero partendo all’ultimo minuto la sera prima e voleva portare con sé la moglie ma lei non voleva e lui insisteva e lei non voleva e alla fine lei è rimasta a casa e c’è rimasta nel fango o sotto le macerie e lui torna e non si dà pace e racconta e parla e lo piange al giornalista che di solito a quel punto gli chiede: sta soffrendo molto?
I giornali scrivono che qualcuno del posto ha detto non lasciateci soli. Tutti quelli che leggono pensano: no, non vi lasceremo soli.
Parroco che dice che è colpa dell’uomo se Dio lo punisce. Di solito se la cosa succede in Romagna è colpa delle discoteche e del sesso. Se succede a Milano è colpa della cocaina e del sesso. Di solito è colpa del sesso più qualcosa altro tipico del luogo in cui è successo il disastro. A volte del sesso e basta. Cardinale che dice che quel parroco dice solo cazzate. La sinistra è contenta. Altro cardinale che dice che non è proprio così e comunque cosà e poi anche si e forse no magari oltre. Il PD è contento. Il Papa di solito non entra nelle questioni che riguardano piccoli sacerdoti italiani. Berlusconi è contento.
Rabbia. Di solito da parte di chi non ha perso né famigliari, né amici, né casa, che va alla Vita in diretta e fa l’arrabbiato. Molto arrabbiato. 2mila euro.
Caso pseudomiracoloso, tipo superstite al quarto giorno, che dichiara di essere stato salvato da questo o quel santo. Di solito questo o quel santo non salvano mai se non ci sono le televisioni che riprendono o Marzullo che prenota la diretta.
Foto tipo bambole nel fango o pelouche sporchi di sabbia delle macerie che finiscono in prima pagina sui quotidiani dei giorni successivi al disastro. Di solito un giornalista chiede alla figlia che gli presti il suo giocattolo e poi lei s’incazza quando non riceve più il suo ma uno molto più grosso che comunque non era quello che aveva lei. Di solito poi quando la bambina vede il suo giocattolo in prima pagina sul giornale dell’indomani si mette a piangere e va dalla mamma che a quel punto dice al marito sei proprio uno stronzo e lui sospira e allarga le braccia e dice che è colpa del fotografo.
Scivolamento della notizia in sesta pagina, per una pagina.
Container montati sul luogo del disastro. Temporaneamente. Immagini della presa di possesso dei container da parte degli sfollati. Di solito quegli sfollati hanno 19 figli.
Notizia in settima pagina, mezza pagina.
Predisposti gli appositi moduli per la richiesta di rimborso dei danni subiti. Di solito non si capisce niente. Di solito li compila il commercialista.
Accordo in Senato. La conversione in legge del decreto pro zona disastrata passa con il voto favorevole dei senatori dell’opposizione eletti nella zona disastrata.
Notizia in dodicesima pagina. Non tutti i giorni.
Accordo alla Camera. Il testo licenziato dal Senato è approvato senza ulteriori modifiche. I deputati dell’opposizione eletti nella zona disastrata votano compatti con la maggioranza.
Le telecamere tornano nei luoghi del disastro. Il giornalista dice: qui c’era una scuola crollata. E inquadrano uno spiazzo sgombro. Il giornalista dice: in questo punto, in questo punto esatto un palazzo di centomilatrecentodieci piani si accartocciò su se stesso. E inquadrano una buca di cinque metri. Vedete, vedete quella collina. Il cameraman inquadra una collina in fiore. Chi monta il servizio gli mette prima la stessa collina con la neve di qualche mese prima e qualcuno a casa ci rimane male.
Indagato a piede libero il presidente del circolo delle bocce di Nichelino. Si è intascato i proventi della sottoscrizione per il disastro. Intervista a una passante davanti al circolo delle bocce di Nichelino che dice io ci ho ddato 15 euro, me li deve ridare sto ‘dlinguente. Chi ha mandato il sms dice speriamo che l’hanno ricevuto davvero. Chi ha fatto un bonifico dice sono tutti ladri sti stronzi.
Le telecamere tornano nei luoghi del disastro. Inquadrano i container temporanei. Di solito c’è una vecchia grassa che parla itagliano e tiene molte piante in fiore sui davanzali del container. Di solito poi interviene la figlia che invece è studiata e dice lo Stato ci ha abbandonato.
Il popolo colpito dal disastro, se era stronzo, torna stronzo agli occhi del popolo che non è colpito dal disastro.
Vaglio delle prime richieste di rimborso danni subiti. Di solito il commercialista ha consigliato di inserire nel danno subito anche quello che tanto danno non aveva. Di solito il cliente vuole inserire nella lista anche quello che non c’è, tipo la casa al mare. Ma è al mare!, di solito risponde il commercialista, a 260 chilometri da qui. Si ma ha una crepa, dice di solito il cliente. Di solito, la crepa della casa al mare viene rimborsata.
Striscia la Notizia scopre depositi con derrate alimentari non utilizzate. Il magazziniere intervistato in quel luogo delle derrate dice che lui non ne sa niente, che lì è la Protezione Civile no il Comune no la Provincia no la Regione. Di solito c’è sempre un telone di plastica grigio scuro tagliato di netto da una lama che lascia intravedere la merce che copre. Il cameraman fa uno zoom. Di solito è un pacco di fusilli della Barilla. Di solito sono scaduti da qualche settimana. Di solito sono stati prodotti qualche settimana prima del distastro. L’evidenziazione di ciò manda in sollucchero i telespettatori che a quel punto fanno ooohhh. Fabio limona Mingo, è un trionfo.
I sindaci dei paesi del disastro vengono rieletti con l’80% dei consensi. Di solito fanno una campagna elettorale con le foto del fango o delle macerie e loro dietro, che sorridono. Di solito mettono anche in giro le foto di quando avevano i gambali sporchi di fango o le mani sporche di terra. Di solito avevano qualche capello in più, e soprattutto meno bianco, in quelle foto là.
I deputati se erano al governo non vengono rieletti, se erano all’opposizione vengono rieletti, ma se il disastro è in Veneto vengono rieletti tutti quelli del Pdl e della Lega Nord e se il disastro è in Toscana vengono rieletti tutti quelli del PD indipendentemente da se erano all’opposizione o al governo. Di solito si incolpa il governo perché i soldi non arrivano. Di solito è colpa anche dell’opposizione. I soldi, comunque, di solito, arrivano a chi non ne ha bisogno e non arrivano a chi ne ha bisogno. Nessuno ha mai capito perché, ma è scientifico.
Per ricordarsi del disastro, occorre entrare nel sito wikipedia.
Striscia la notizia fa un giro per le zone terremotate. Inquadrano i contanier. I fiori sono appassiti. I 19 figli sono 19 padri. Hanno 35 figli. Sono in 78 in quel container. Lo Stato ci ha abbandonato, dice il figlio del figlio di un nipote.
Nessuno parla più di quel disastro. Nemmeno Report. Di solito quando è così avviene un altro
Disastro.
Soccorsi. Polemiche sui soccorsi, se in tempo o se in ritardo. Tendenzialmente sono in ritardo, di default.
Bertolaso sul luogo del disastro, indipendentemente da cosa sia in quel momento, se a capo della Croce Rossa o della Protezione Civile o Commissario alla spazzatura.
Dichiarazione dello stato di calamità naturale. Nessuno sa cosa significa, ma tutti capiscono che è cosa buona.
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aprile 6, 2009
Nostro padre si decise per il gorgo, e in tutta la nostra grossa famiglia soltanto io lo capii, che avevo nove anni ed ero l’ultimo.
In quel tempo stavamo ancora tutti insieme, salvo Eugenio che era via a far la guerra d’Abissinia.
Quando nostra sorella penultima si ammala. Mandammo per il medico di Niella e alla seconda visita disse che non ce ne capiva niente: chiamammo il medico di Murazzano ed anche lui non le conosceva il male; venne quello di Feisoglio e tutt’e tre dissero che la malattia era al di sopra della loro scienza.
Deperivamo anche noi accanto a lei, e la sua febbre ci scaldava come un braciere, quando ci chinavamo su di lei per cercar di capire a che punto era. Fra quello che soffriva e le spese, nostra madre arrivò a comandarci di pregare il Signore che ce la portasse via; ma lei durava, solo più grossa un dito e lamentandosi sempre come un’agnella.
Come se non bastasse, si aggiunse il batticuore per Eugenio, dal quale non ricevevamo più posta. Tutte le mattine correvo in canonica a farmi dire dal parroco cosa c’era sulla prima pagina del giornale, e tornavo a casa a raccontare che erano in corso coi mori le più grandi battaglie. Cominciammo a recitare il rosario anche per lui, tutte le sere, con la testa tra le mani.
Uno di quei giorni, nostro padre si leva da tavola e dice con la sua voce ordinaria: – Scendo fino al Belbo, a voltare quelle fascine che m’hanno preso la pioggia.
Non so come, ma io capii a volo che andava a finirsi nell’acqua, e mi atterrì, guardando in giro, vedere che nessun altro aveva avuto la mia ispirazione: nemmeno nostra madre fece il più piccolo gesto, seguitò a pulire il paiolo, e sì che conosceva il suo uomo come se fosse il primo dei suoi figli.
Eppure non diedi l’allarme, come se sapessi che lo avrei salvato solo se facessi tutto da me.
Gli uscii dietro che lui, pigliato il forcone, cominciava a scender dall’aia. Mi misi per il suo sentiero, ma mi staccava a solo camminare, e così dovetti buttarmi a una mezza corsa. Mi sentì, mi riconobbe dal peso del passo, ma non si voltò e mi disse di tornarmene a casa, con una voce rauca ma di scarso comando. Non gli ubbidii. Allora, venti passi più sotto, mi ripetè di tornarmene su, ma stavolta con la voce che metteva coi miei fratelli più grandi, quando si azzardavano a contraddirlo in qualcosa.
Mi spaventò, ma non mi fermai. Lui si lasciò raggiungere e quando mi sentì al suo fianco con una mano mi fece girare come una trottola e poi mi sparò un calcio dietro che mi sbattè tre passi su.
Mi rialzai e di nuovo dietro. Ma adesso ero più sicuro che ce l’avrei fatta ad impedirglielo, e mi venne da urlare verso casa, ma ne eravamo già troppo lontani. Avessi visto un uomo lì intorno, mi sarei lasciato andare a pregarlo: – Voi, per carità, parlate a mio padre. Ditegli qualcosa, – ma non vedevo una testa d’uomo, in tutta la conca.
Eravamo quasi in piano, dove si sentiva già chiara l’acqua di Belbo correre tra le canne. A questo punto lui si voltò, si scese il forcone dalla spalla e cominciò a mostrarmelo come si fa con le bestie feroci. Non posso dire che faccia avesse, perché guardavo solo i denti del forcone che mi ballavano a tre dita dal petto, e soprattutto perché non mi sentivo di alzargli gli occhi in faccia, per la vergogna di vederlo come nudo.
Ma arrivammo insieme alle nostre fascine. Il gorgo era subito lì, dietro un fitto di felci, e la sua acqua ferma sembrava la pelle d’un serpente. Mio padre, la sua testa era protesa, i suoi occhi puntati al gorgo ed allora allargai il petto per urlare. In quell’attimo lui ficcò il forcone nella prima fascina. E le voltò tutte, ma con una lentezza infinita, come se sognasse. E quando l’ebbe voltate tutte, tirò un sospiro tale che si allungò d’un palmo. Poi si girò. Stavolta lo guardai, e gli vidi la faccia che aveva tutte le volte che rincasava da una festa con una sbronza fina.
Tornammo su, con lui che si sforzava di salire adagio per non perdermi d’un passo, e mi teneva sulla spalla la mano libera dal forcone ed ogni tanto mi grattava col pollice, ma leggero come una formica, tra i due nervi che abbiamo dietro il collo.
Beppe Fenoglio
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