Mi accorgo di avere perso la coppola. E’ un cappello che quando lo comprai per 30mila lire nel ‘96 al mercato di via Cavour, tutti mi risero dietro.
“Sembri un terrone“, era il più gentile.
Oggi è di moda. Oggi è fico. E io l’ho perso. Sono a Parma, lo so perché quel groviglio di scale a mattonelle rosse le ho viste a Parma qualche anno fa. Due barboni dormono accatastati sotto stracci e cartoni. La mia coppola è lì, accanto a quello che dell’altro è alla destra. Ma c’è un cancello di ferro e io non riesco a oltrepassarlo. Il barbone si sveglia e mi tira la coppola.
“Mavaffanculo“, mi dice, avvicinandosi ringhioso.
Corro, scappo. Entro nella mia 307 ma lui è già dentro, accucciato ai piedi del posto del passeggero. Mi guarda e ghigna. Inizia a tappezzare la carrozzeria di strani manifesti. Vedo la mia auto girare per Livorno, io alla guida, il barbone accanto che esulta. L’auto ha i poster di Taradash sindaco ma gli adesivi con un altro nome: Castellengo sindaco. Giro per Livorno – che immagino, giacché non la conosco e non so come sia.
Sono ora dietro una chiesa, storica, importante. Non lo so che cosa ho fatto da quando ho deposto il volante, poco prima, fatto è che vado verso la mia 307 parcheggiata in una piazzetta sul retro di questa chiesa importante e non è più la mia 307 nera ma è una Golf canna di fucile. Non mi hanno rubato la macchina: si è trasformata.
“Vaffanculo“, dico mentre ci salgo sopra.
Sono in casa. Arriva Silvia e la sua troupe. La seguono in tre o quattro. Uno ha un microfono in mano, uno ha le luci portatili, uno ha due pannelli che diffondono luce.
“Trecentomila euro mi ha chiesto, ’sto stronzo“, dice Silvia.
“Trecentomila euro?!? E come ha osato, ’sto cazzo di cantante di merda, anzi: ’sto uomo di merda, perché quello è un uomo di merda!“.
E’ Enrico Ruggeri. Per un’intervista a Silvia e alla sua troupe, ha avuto il coraggio di chiedere trecentomila euro. L’intervista è saltata.
Spacco un vaso con fiori dentro. Do un calcio a un tavolino, che parte in mille pezzi.
“Dai, fa niente, calmati“, dice Silvia.
“Calmati?! Calmati?!?! Calmati un cazzo!! Ma ti rendi conto?!?! Trecentomila euro!!!”
Tiro un cazzotto su un bicchiere, che si spacca. Non riesco a capire se mi sono tagliato.
Mi alzo. Me ne vado verso il corridoio.
Mi sveglio.
Sono reid da paura.

Un banchetto per Freud….
#1 Commento vom 22. maggio 2009 um 6:49 pm
Artur
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