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giugno 25, 2009

UNA MARCHETTA VISTA DAL DI DENTRO

di Pippo Cervella

Da dove parte il successo di Marello? Qual è il magma primordiale da dove hanno iniziato a segregarsi i primi cristalli idiomorfi che sono andati successivamente a comporre la granitica sconfitta dei Castellengos? Ma soprattutto ha Vinto Marello o ha perso Castellengo? Comincerei dall’ultima domanda, che è anche la più facile: Ha vinto Marello, nel testa a testa ha stracciato l’avversario e spazzato via il fragile teatrino di cartone che lo teneva su; è arrivato al ballottaggio grazie a un grande lavoro di squadra ma nel finale ha staccato tutti con una poderosa pedalata e secondo me la gente l’ha votato anche perché è riuscito a smarcarsi leggermente dall’ala oltranzista della sinistra migliorista, emergendo nettamente sulla ganga livorosa e desiderosa di vittoria solo per consumare vendetta. E Castellengo? Ha perso sicuramente, ma io me lo immagino nella sua solitudine, seduto davanti al proprio scrittoio, che si sincera di essere solo, spegne il cellulare, apre il cassetto e s’accende un Cohiba mettendo i piedi sulla scrivania, aspirando rilassato ampie boccate: s’è trovato a dover fare quello che non voleva fare e c’è qualcuno che ha perso molto più di lui. Cirio per esempio, il vignettista, trombato come candidato alla presidenza della provincia, indi trombato come candidato sindaco, che soffiava come un mantice pro Marello confidando nell’ingovernabilità per avere nuove elezioni e invece salvo ricorsi accolti non le avrà. Tra l’altro il Cirio zitto zitto, quatto quatto, manzo manzo s’è fatto eleggere consigliere provinciale in un collegio doglianese, segno che lui stesso remava contro se stesso ad Alba.
Ha perso Zanoletti, i cui unici interventi pubblici in campagna elettorale sono stati quelli contro Cervella, ha perso Zanoletti che, con l’obelisco Paganelli (l’unico sottosegretario ai lavori pubblici di origine albese che in quanto tale non è stato in grado di far approvare nemmeno un centimetro dell’Asti-Cuneo) pare avesse posto il veto su Cirio sindaco. Il muro destrorso che ha dominato Alba negli ultimi 10/20 anni è stato colpito ferocemente e forse demolito. Un po’ meno sconfitto ma sempre tale il Rossetto, l’”utile idiota” in mano al mangiafuoco, stritolato dal clientelarismo ostentato ed eccessivamente “blagato” che ha portato Alba a non votare a destra ma che, appena messo il naso fuori dal circondario albese, ha ottenuto un buon successo personale a livello provinciale. Ovviamente se sconfitti sono i manovratori stessa sorte è toccata alle marionette, molte delle quali si dice s’aggirino a testa bassa nel cuore della movida albese. E Cerrato? Il Mastella delle Langhe? Esce, salvo ricorsi accolti, dal consiglio comunale dopo una lunga militanza: da pezzo pregiato del mercato in caso di consiglio comunale marelliano in salsa castellenghiana a semplice cittadino il passo dev’essere stato brevissimo e molto doloroso, ma non me lo immagino troppo abbattuto, qualcosa lo farà.
Ora però voglio rispondermi alla mia prima domanda, come un ospite marzulliano qualsiasi.
Esattamente un anno fa uscì allo scoperto, annunciando pomposo la propria candidatura a sindaco e supportandola da un’immediata copertura mediatica di un certo rilievo, il tale Cervella. Successivamente lo stesso rifiutò fermamente di partecipare alla pantomima delle primarie, attirandosi l’ira dei piddini veraci: cosa sarebbe successo in una corsa a tre tra Marello, Castellengo e uno zero e fischia percento qualsiasi?
Non ne esiste la controprova ma 400 candidati, 6 aspiranti sindaci, discussioni, aperitivi, striscioni e ogni ben di dio proposto hanno creato il disorientamento necessario a disperdere quel 12% decisivo di voti sindaco al primo turno. Il 6,69% conquistato dal Cervella, risultato magro in rapporto allo sforzo profuso ma decisivo allo stato delle cose, ha poi fatto buona parte del resto, contribuendo in maniera decisiva al ballottaggio.
Fosse stata una strategia studiata a tavolino sarebbe stato sicuramente il parto di un diabolico e perverso politicante di lungo corso: visto che Alba non è mai stata di centrosinistra, facciamo credere al centrodestra che c’è una terza via, portiamo via loro i voti necessari per andare al ballottaggio e una volta lì speriamo che si rosolino da soli con le solite tiritere ciricio-berlusconiche e con la loro sicumera da Alba-è-e-sarà-di-destra-sempre. Così è stato.
La morale è: se si vuol cambiare qualcosa bisogna fare casino e farne tanto, alla faccia delle svolte politiche radical chic sempre vagheggiate e mai realizzate. Forse.

Pippo Cervella

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Postumi di campagna elettorale albese-2. La nazionale dei protagonisti

Era andata così: due operai dovevano smontare i pannelli elettorali e staccare tutti i manifesti, lavare e raschiare i residui di colla rinsecchita. Alcuni manifesti venivano via facilmente, altri invece richiedevano grande fatica.

Chissà perchè”, si chiese Operaio Giovane, alla sua prima esperienza nell’operazione-distacco-manifesti. Si asciugò il sudore con un lembo della tuta, accartocciò l’immagine di Candidato-più-Votato, diede due giri di nastro adesivo per farne una palla ma prima di gettarla nell’immondizia d’istinto la calciò verso il collega che dall’altra parte del pannello stava invece grattando via senza sforzo l’effigie di Candidato-meno-Votato.

Operaio Esperto, che di campagne elettorali ne aveva viste molte, gli restituì la palla con un sinistro di prima, tentando il colpo a effetto e mimando la seguente inevitabile ovazione del pubblico.

Iniziarono così una partita a due, palleggi e rimbalzi sghembi lungo il controviale all’imbocco di corso Langhe.

Le auto si fermarono, i nonni e i nipoti si voltarono, due massaie smisero di parlare e tutti osservavano Operai Comunali che ballavano col pallone a ritmo di samba, sorretti dal tifo di trentamila invisibili spettatori. Fu in quel momento che dalla collina iniziarono a scendere verso la piazza davanti alla chiesa della Moretta undici calciatori con la casacca bianca e una croce rossa al centro, lo stemma di Alba, che altro non erano – si scoprì quasi subito – che la nazionale dei protagonisti di questa battaglia elettorale.

Non necessariamente – notò Operaio Giovane, strabuzzando gli occhi incredulo – i migliori, ma – gli fece notare Operaio Esperto, anche lui stupito – quelli senza i quali questa campagna elettorale non sarebbe stata la stessa.

1

Portiere

Carlo Castellengo.

Superfavorito alla vigilia, superinvestimenti per la diffusione di Castellengosindaco iniettato in città come un mantra, supersimboli a sostegno, superRossetto a trainarlo.

Invece passa il tempo a raccogliere il pallone dal fondo della rete. Prende meno delle sue liste: 0-1. Perde una valanga di voti rispetto al primo turno: 0-2. Il suo avversario prende una valanga di voti rispetto al primo turno: 0-3. Costretto al ricorso dopo aver fatto dell’ingovernabilità altrui il cavallo di battaglia proprio: 0-4. Demolito.

2

Terzino destro

I rappresentanti delle liste dipietriste.

Due amici che la partita elettorale la guardano seduti in poltrona, che al più commentano come due attempate signore inglesi che sorseggiano il thé delle cinque, due amici presidenti di seggio riferiscono del clima di terrore inscenato il primo e il secondo giorno del primo turno dai rappresentanti delle liste che fanno capo a Di Pietro. Presunzione di colpevolezza del presidente e degli scrutatori? Rispetto delle regole assunto come fine e non come mezzo? Fatto è che – sorpresa! – tale clima è improvvisamente cessato al momento teoricamente più delicato, lo scrutinio del voto. Claudio Gentile contro Zico e Maradona: maglie a brandelli. Ma lui lo fece in partita, non in allenamento o, peggio, al bar. Imperscrutabili.

3

Terzino sinistro

Alberto Cirio.

Il più talentuoso dei politici azzurri, un Maldini esordiente a 16 anni in serie A (a 23 vicesindaco, in effetti). Non imbrocca la partita: l’innalzamento dei toni della campagna, l’agitato spauracchio della sinistra radicale, i diffusi segnali di divieto (ma poi: “ritaglia e conserva”: per cosa?, per dirigere il traffico alla rotonda del cimitero?), tutto questo non ha premiato. In giornata-no. Deludente.

4

Centromediano metodista

Franco Foglino e la lista Alba città per vivere.

Massimo Bonini correva e rubava i palloni per i numeri del mago Platini. All’uno i riflettori, all’altro una carriera riconosciuta postuma. Franco Foglino è – da sempre – uno dei consiglieri più votati. Tolta una polemica sull’utilizzo del nome, la campagna elettorale della sua lista è trascorsa all’insegna di un rispettoso silenzio di basso profilo. Quatti quatti, di consiglieri ne fanno due e alla sinistra albese garantiscono un’identità ormai consolidata. Rocciosi.

5

Stopper

Tomaso Zanoletti e Ettore Paganelli.

Quando nacqui, la prima cosa che mi dissero fu: ricordati che ad Alba comandano Zanoletti e Paganelli. Lo sento in giro ancora adesso che di anni ne ho 35. Zanoletti è stato tutto: consigliere comunale, assessore comunale, sindaco, consigliere regionale, senatore. Paganelli lo vedo un passo indietro, nell’ombra, a dettare il ritmo. Le loro riunioni le immagino in quegli ambienti riprodotti da Paolo Sorrentino nel film “Il divo”. Con i lumini accesi, senza luce artificiale. Decidere le sorti della città spostando pedine dello scacchiere, manifestando intenzioni in un linguaggio in disuso o che forse è mai esistito, il latino-piemontese. Difensori strenui e tenaci di un antico potere. E’ andata male. Superati in velocità.

6

Libero

Olindo Cervella.

Imprenditore, ricco, conosciuto, ma soprattutto fuori dagli schemi dei partiti. Una scheggia impazzita e, come tale, pericolosa. Parte un anno prima. Tappezza la città di manifesti con la giacca lanciata dietro la spalla a penzolare lungo la schiena, mossa che verrà clamorosamente copiata. Chiama il sindaco di Lugano a conferenziare, al che tutti si chiedono: “Cazzo c’entra il sindaco di Lugano?”. Ma è una scheggia impazzita, e come tale potrebbe chiamare anche il sindaco di Paderno Dugnano. E forse l’ha fatto, chissà. L’unico suo modo per raccogliere un assessorato è seminare la sua lista e appoggiare al ballottaggio il vincitore. Ci riesce. E’ il second best di queste elezioni. Vincente.

7

Ala destra

Il sistema elettorale.

Ricordate quando il calcio era uno sport serio e non un affaristico baraccone milionario? Quando qualcuno s’infortunava e l’allenatore aveva già fatto tutti i cambi? Dove finiva il claudicante? “Lo zoppo all’ala”, diceva il mister rivoluzionando lo schema della squadra. Qui di zoppa c’è l’anatra. Che poi sarebbe il famigerato comma 10 dell’articolo 73 del Decreto Legislativo 267 del 2000. Appello a tutti gli eletti di tutte le forze politiche: cambiatelo. Tanto una volta avvantaggia e una volta sfavorisce. Talmente interpretabile da diventare ininterpretabile.

8

Centrocampista

Emanuele Bolla (capolista Giovani per Alba).

Giovane per Alba, ma soprattutto per Castellengo. Chiama a raccolta i suoi amici, che un po’ credono nel partito e un po’ godono delle strette di mano dei politici arrivati. Delle ragazzine che strizzano loro gli occhi. Delle feste in discoteca licenziate dai simboli. Dei manifesti che diffondono la loro immagine. Dello spirito di corpo che li lega quando approntano i gazebo. Dei giornali che li ritraggono. Si smazzano un encomiabile lavoro di semina, poi arriva la tempesta e la messe è magra. Il capolista Emanuele Bolla urla imperterrito il suo amore per Castellengo anche dopo la sonora trombatura al primo turno. Come Tardelli al mondiale dell’82. Stoico.

9

Prima punta

Maurizio Marello.

Non sbaglia nulla. Come Totò Schillaci ’90 e Paolo Rossi ’82. Tutto ciò che tocca diventa oro. In stato di grazia. Premiato oltre ogni sua rosea aspettativa. Parecchi (io in testa, posso citarmi?) l’avevano criticato per il suo silenzio sull’ingovernabilità che i suoi avversari gli imputavano. Ha avuto ragione lui: tripletta e tutti zitti. Non sarà l’Obama delle Langhe, ma il Mondiale è suo. Unico grande vincitore. Dirompente.

10

Fantasista

Movimento per il cioccolato.

Spuntano per ultimi, cercano qualcuno che li prenda e va bene che trovano Cervella in evidente crisi ipoglicemica. Cosa c’entra il movimento per il cioccolato nel consiglio comunale albese? Niente: la poesia del gesto inutile. La fantasia al potere. Sono gli unici legittimati a fornire prodotti gastroelettorali. Il cioccolato nel simbolo e il cioccolatino al gazebo. Così si fa. Incompresi.

11

Ala sinistra – seconda punta

Gli slogan elettorali.

“Vota me che la penso come te” è, all’esegesi, insuperabile. Si potrebbero scrivere tre libri di filosofia, quattro di psicopatologia e cinque di teoria e tecnica di comunicazione elettorale, soltanto partendo da quelle parole. Geniale. E poi Olinto Magara, accanto alla cui immagine ho visto un inenarrabile “Alè dai, forza su, alè, vota me”, o qualcosa del genere. Irripetibile. Altro che i soliti sono questo faccio quello ho tre figli vado in chiesa faccio l’amore non faccio sesso. Questa è classe, signori. Irraggiungibili.

E poi è finita che la partita è davvero finita e gli operai hanno tolto i manifesti e svuotato l’immondizia, e sono tornati a casa anche loro, come i nonni e i nipoti e le massaie.

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giugno 24, 2009

Postumi di campagna elettorale albese. Le perle.

Giornali, blog, facebook, santini, comizi. Arrivederci campagna elettorale 2009. E grazie, è stato divertentissimo.
La mia personalissima top ten.

10° posto
“Vota me che la penso come te” (santino elettorale di Bruno Bordizzo, candidato Lega Nord; 63 preferenze, trombato)

9° posto
“Con quasi 400 candidati al Consiglio comunale di Alba, chiedere una preferenza è quasi un atto di presunzione…! Ci proverò…” (stato di facebook di Antonio Degiacomi, candidato PD, 17 maggio 2009, ore 9.12; 195 preferenze, eletto)

8° posto

“Sentite viziatelli: capisco che uno si rompa le palle di collezionare Audi TT e quindi gli possa venire l’idea di fare qualcosa nella vita. Tuttavia, i valori della solidarietà e della collaborazione non potete metterli alla prova facendo qualcosa di socialmente più utile?” (da Superare gli steccati ideologici, di Francesco Bogliacino, sulla presentazione della lista Giovani per Alba, 17 aprile 2009. L’autore, per queste righe, è stato severamente rimproverato dalla fidanzata)

7° posto

“Sindaco: Carlo Castellengo (centrodestra) dal 09/06/2009″ (dal sito http://it.wikipedia.org/wiki/Alba_(CN), 9 giugno 2009. Dopo circa 24 ore la pagina è stata aggiornata con l’indicazione dei due candidati al ballottaggio)

6° posto

“Il candidato di sinistra Marello vuole imporre ad Alba il “modello Torino”. Questo significa più disoccupazione, più debiti e meno attenzione alla legalità” (quarto dei Dieci motivi per cui votarmi, di Carlo Castellengo)
“sì, avete dimenticato la Sars, l’aviaria, l’Ebola e l’encefalopatia spongiforme bovina: anche quelle, le vuole la SINISTRA.” (da Spiace, di Giampiero Busato, 22 giugno 2009)

5° posto

“CHE DELUSIONE! Grazie a quei 3 (tre) che mi han votato e che conosco benissimo, un fanculo di cuore a tutti quei 1000 che hano promesso dei voti” (stato di facebook di Marcello Pasquero, candidato Giovani per Alba, 9 giugno 2009, ore 01.58; 4 preferenze, trombato)

4° posto

“Del resto sembra farlo apposta: esco di casa e trovo l’Ape Gelataia ed Emanuele Bolla. Faccio un serve&volley, alzo la testa dal campo 6 e mi ritrovo Emanuele Bolla. Se è un segno divino, e io non voglio sottovalutare i segni divini, è mio obbligo morale assistere all’aperitivo. E anche sbocconcellare un po’ di fritto, con qualche calice di rosé servito molto chilled. Ipocrita, dicevo, perché l’aperitivo di destra non s’ha mica da fare per me che poi mi ergo a criticone, però diamine, son le otto di sera, è domenica, penso alla mozzarella di bufala che urla la sua solitudine nel mio frigo. La decisione è presto presa: Castellengo sindaco, e ancora un sorso di rosé, grazie.” (da L’abbuffata, di Giampiero Busato, sull’aperitivo elettorale dei Giovani per Alba, 3 giugno 2009)

3° posto

“Si sapeva che Marello rischiava di governare in minoranza e gli albesi l’hanno votato in massa, fottendosene altamente. Piuttosto di Castellengo anche nessuno.” (da Spiace, di Giampiero Busato, 22 giugno 2009)

2° posto

“Il Centro-destra ha già conquistato la maggioranza in Consiglio comunale e, indipendentemente dall’esito del ballottaggio, solo Castellengo potrà avere i numeri necessari per governare la città” (manifesto elettorale per Carlo Castellengo, diffuso tra il primo e il secondo turno)

“E’ ufficiale, Marello ha 14 seggi di maggioranza” (Grandain, 23 giugno 2009)

1° posto

“Sig. Burns (Castellengo): <<Smiiiithers (Rossetto), chi è quel giovane comunista sovrappeso che mi ha rubato il posto?>> <<…è Homer Marello, signore, nostro sottoposto>>” (stato di facebook di Adolfo Pandolfi, cittadino albese, 22 giugno 2009, ore 9.09)

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giugno 23, 2009

La solitudine del candidato sbagliato

C’è stato un momento di questa campagna elettorale albese, sarà stato un sabato di qualche settimana fa, in cui la fantasia è stata presa per realtà, sebbene già l’avesse ampiamente superata (ma a questo siamo da tempo abituati). Stavamo attraversando piazza Savona, avevamo camminato accanto a un camper tappezzato da manifesti e scritte Castellengosindaco, avevamo svoltato l’angolo con l’occhio caduto sulle immagini proiettate da un televisore a circuito chiuso da una vetrina: Carlo Castellengo, l’esperienza conta, Alba può farlo. E’ stato a quel punto che è apparsa la Voce. Una voce proveniente dal cielo, anzi dall’alto, dall’alto di un terzo o quarto piano del secondo palazzo di corso Italia, una voce che era, in tutto e per tutto nonostante avesse i toni e gli acuti e i bassi di una voce al citofono, la voce del candidato sindaco Carlo Castellengo. “Un comizio da questo palazzo?”, dice l’amico. Decidiamo di farci coccolare dall’immagine del candidato sindaco che comizia dalle finestre dei palazzi, evitiamo la verifica giacché a volte la realtà ce la scegliamo. Ma per scriverlo su un blog, o altrove, occorre una prova, per cui quando poco più tardi salgo in auto, ingrano la prima e vado a vedere se effettivamente era la voce di Carlo Castellengo quella che raggiungeva gli albesi come filtrata da un immenso citofono a dieci metri da terra.

No. Era un tizio con un baracchino e un’antenna lunga due metri che inspiegabilmente inquinava l’isolato. Ma per noi era lo stesso lui, Castellengosindaco: aveva prevalso l’idea-Castellengo, l’idea che Carlo Castellengo fosse ovunque. E invece non era da nessuna parte.

Era andata così: Alberto Cirio, golden boy del Pdl albese che da anni spreca il suo talento in minoranza in regione, voleva la presidenza della provincia. E l’avrebbe ottenuta se la Lega non avesse imposto la candidatura dell’unica candidabile, per attualissime ragion di letto, a quella carica. Una doppia fregatura, perché la seconda sua scelta – la poltrona di sindaco di Alba – era intanto stata promessa al Tremonti langarolo che tanto bene aveva fatto nella giunta Rossetto: lo stimato commercialista Carlo Castellengo.

Ora, il primo dubbio: perché lui? La prima considerazione è che gli vogliano assegnare un Oscar alla carriera. A sindaco di Alba, nel centrodestra, vincerebbe anche un cavallo. Per cui, più che una palestra, più che un laboratorio, la candidatura a sindaco è un riconoscimento, è un premio. Come Siena per il PD: vinci la competizione all’interno del partito, quella del popolo chiamato alle urne è una semplice e formale ratifica. E qui il centrodestra commette il primo enorme errore di presunzione, perché – seconda considerazione – Carlo Castellengo è un candidato impresentabile.

La sintesi perfetta del concetto è: “Non sono un buon candidato, sono un buon amministratore”. Frase pronunciata dal già sindaco di Milano Gabriele Albertini. Che apre al concetto di asimmetria informativa: molto in sintesi, e in semplificazione, l’asimmetria informativa è quel meccanismo per cui chi deve operare una scelta ha meno informazioni di chi quella scelta la propone. La studiano gli economisti, che non a caso hanno scritto centinaia di volumi sui venditori di auto usate: chi compra non conosce la storia del mezzo che va ad acquistare, chi vende non ha il minimo incentivo a fornirgliela. Così il politico-amministratore che ogni cinque anni ritorna politico-candidato retrocede a caricatura di se stesso, un attore costretto a imparare una parte e recitarla al pubblico. I programmi? Fotocopie, o poco più. Governare Alba non implica scelte sull’aborto o sulla riapertura delle case chiuse. Per governare Alba occorre infondere nell’elettore la fiducia nella capacità di saperlo fare. E chi meglio di un commercialista, avvezzo quotidianamente alle scartoffie e alla burocrazia, lo saprebbe fare? Un avvocato, forse, come Marello, ma non è questo il punto: non per nulla si candidano calciatori e imprenditori. Il punto è che per dimostrare di saper fare le cose che quotidianamente fa – e lo attesta la stima che tutto l’albese gli riconosce – deve dimostrare di saperne fare altre meno rilevanti: possedere l’arte retorica per trascinare una folla – quello che mio nonno trascinato tradurrebbe nell’apprezzamento u l’è ‘n gamba, u parla bin; dimostrarsi giovanile in quanto non anagraficamente giovane – il che presuppone l’errata equazione giovane = migliore; essere simpatico – il che implica essere piacione senza dimostrare di farlo; dire cose che accontentano tutti – il che significa saper camminare sicuro sul sottile equilibrio delle opinioni di parte.

E Castellengo, è chiaro fin da subito, come candidato è impresentabile. Il suo ufficio marketing gli trova lo slogan: l’esperienza conta. Ma lui è canuto e non si tinge, e indossa polo Fred Perry e la giacca la slancia dietro la schiena, giovanilmente. Contatta Emanuele Bolla – un giovane del partito – e gli fa fare la lista che chiamano, non per nulla, Giovani per Alba: non Studenti per Alba, o L’Alba del futuro. Giovani. Punta sul clientelarismo, come insegna Alberto Cirio che per primo ha nuovamente sdoganato nel primo decennio di questo secolo la diffusissima usanza dell’aperitivo elettorale o della cena elettorale che tanto faceva presa sull’elettore ai tempi delle quattro preferenze indicate anche con un numero (1990, pre-tangentopoli, non 1918). I dibattiti li perde quasi tutti, anzi: tutti. Dove per perdere-un-dibattito intendo perdere la gara con i candidati avversari a colpire l’elettore per capacità dialettica. U parla nan bin. A chiusura della campagna elettorale, in piazza Savona, quando prende la parola lui – dopo Castelli, Zanoletti, Rossetto, Cirio – sembra che il microfono non funzioni, la tonante voce di Alberto Cirio raggiunge ora le orecchie dei presenti come un sussurrio strozzato. Qualcuno si avvicina, schiaccia tasti, tocca bottoni, ma non è un problema tecnico, è un problema e basta.

Terza considerazione: con un certo tipo di campagna elettorale puoi vincere a Torino, a Livorno, a Bologna, ma non ad Alba. Altro errore di presunzione e arroganza. Definire Marello e i suoi la sinistra è un’offesa a chi è di sinistra a Torino, Livorno o Bologna. Dire che Marello vuole importare il modello Torino definendo questo modello fautore di più debiti, più insicurezza e più disoccupazione è un’offesa all’intelligenza e alla elementare capacità di capire che gestire un milione di persone non è gestirne trentamila e l’elettore albese, alla fine, non ha perdonato. Nel teatrino della campagna elettorale, il copione ammette la vanagloria ma, evidentemente, non la malafede. E’ vero che i sinistrorsi Alba li chiama da sempre compagni, comu, d’altronde alle europee il Pdl e la Lega hanno preso assieme quasi il 60% dei voti e la geopolitica qui parla chiaro: dal 1994 le Langhe sono Collegio Sicuro per il Polo della Libertà. Forse però qualcuno ha dimenticato cosa succedeva qualche anno prima, quando Berlusconi era solo un imprenditore e l’Italia la comandava Andreotti. Succedeva, regolarmente, che Alba fosse altrettanto Collegio Sicuro per la Democrazia Cristiana: qui arrivavano a farsi eleggere da tutte le parti d’Italia i notabili del partito, quelli che non avevano un loro elettorato ma la cui presenza in Parlamento era imprescindibile. A mia memoria ricordo tale De Rosa, un avellinese che spese due lire per aprire un ufficio in via Maestra, tenne aperto due mesi di campagna elettorale e l’indomani dell’elezione riconsegnò le chiavi al proprietario e magari qualcuno gli mandò pure i tartufi, l’autunno di quell’anno. Ora, quelli che hanno scelto De Rosa sono i nonni e i genitori di quelli oggi chiamati a scegliere tra Castellengo e Marello – ovvero tra Castellengo e un signore che nel 1987 aveva 20 anni e che senz’altro votò De Rosa: davvero nel centrodestra hanno creduto possibile prendere voti agitando lo spauracchio della sinistra bolscevica nell’Alba che, mala pecora, aveva votato in massa il democristiano avellinese De Rosa?

Rimane un dubbio: quanta farina di quegli attacchi fosse di Carlo Castellengo e quanta dei suoi colleghi di coalizione, perché certi discorsi, certe estremizzazioni, sono parse molto più di Alberto Cirio o di Tomaso Zanoletti che non di chi per fare il sindaco aveva messo la faccia. E’ lo stesso Cirio a definire simpatica l’idea della paletta ‘divieto di svolta a sinistra’, alla visione della quale i Giovani per Alba gongolano e i giovani leghisti sussultano orgasmici, come se quest’associazione sinistra = comunismo, Marello = Lenin sia più nelle teste di chi era attaccato al seno materno o giocava a pallone in cortile quando la televisione trasmetteva le immagini di un popolo che si ribellava dall’oppressione picconando il Muro di Berlino.

Poi è andata così, che al primo turno il candidato impresentabile è stato votato dal 6% in meno di quelli che hanno votato le liste che lo appoggiavano. Impresentabilità contenuta: innalzamento dei toni di propaganda fino a sfiorare i limiti dell’attacco personale, convinzione che una certa linea, oltranzista, verrà premiata.

E oggi siamo all’imponderabile, che concede ampio spazio alle interpretazioni ma lascia completamente solo il candidato sindaco sconfitto. Marello ha preso molti più voti rispetto al primo turno, Castellengo ne ha persi più che proporzionalmente. Cosa significa? Che parecchi elettori che al primo turno avevano votato Castellengo sono andati al ballottaggio per votare Marello. L’Italia è piena di risultati imprevedibili, che a ben guardare vengono spesso decisi dall’appartenenza politica di coloro che al secondo turno prediligono il mare o la montagna. Qui non è andata così: è calata, non molto, l’affluenza alle urne, ma il risultato è di una chiarezza imbarazzante: nonostante tutte le liste collegate, nonostante rappresentasse la continuità con un sindaco amato anche dai paracarri, nonostante la provincia sia stata vinta facilmente dalla stessa coalizione, nonostante il centrodestra abbia preso in città la maggioranza assoluta alle elezioni europee e al primo turno, la città ha votato compatta il candidato del centrosinistra. Il che significa una cosa sola: l’umiliazione personale prima che politica del signor Carlo Castellengo.

Il quale riceve, in queste ore, le peggio cose più dai suoi sostenitori che dai suoi avversari. Sono quelli per cui fino a due giorni fa Carlo Castellengo era l’unico in grado di governare la città a definirlo ora nei modi peggiori. Sono quelli che l’hanno sostenuto candidandosi nelle sue liste quelli che ora maledicono l’icona di cui si erano fatti profeti. Sono quelli che sognavano un assessorato o una presidenza di qualche ente quelli che ora gli danno tutte le colpe del male che si è infranto su Alba, identificando infine il Male stesso nella piccola figura di Carlo Castellengo.

Gli altri, quelli che provano a ragionare e se credono ai profeti lo tengono per sé, gli altri oggi sono contenti perché la lezione di Alba è una lezione di vita prima che politica. E dedicano, senza ironia, questa giornata al candidato che meritava si la sconfitta ma non l’umiliazione.

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L’ultima beffa per Carlo Castellengo

Ultim’ora: l’ufficio elettorale del comune di Alba, che nomina il sindaco e il consiglio comunale, ha assegnato la maggioranza alla coalizione di Maurizio Marello: 13 a 7.

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Castellengosindaco? No

Busato saluti i perdenti, QUI, e io sottoscrivo.

Oggi giornata troppo piena per me. Passo a domani.

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giugno 20, 2009

Bar politic – 19

Peccato. Sono stato con Giampiero Busato, ieri sera. Lui ne ha scritto QUI. Anch’io ne avevo scritto, una lunga pappardella sull’impresentabilità di Castellengo candidato che non coincide con la professionalità dell’eventuale Castellengo sindaco, sull’abilità retorica di Alberto Cirio che non coincide con l’effettiva eventuale bravura dell’amministratore Cirio, sull’inconsistenza dialettica del senatore Zanoletti che non coincide con la sua riconosciuta cultura, sul politico che quando torna candidato è costretto a recitare l’ineffabile parte della caricatura di se stesso, sul viceministro Castelli cui preme, più della vittoria del candidato sindaco di cui non fa il nome sebbene abbia seduto con lui al tavolo del Brasilera, che gli albesi non votino i referendum. Peccato: ne avevo scritto, poi wordpress mi ha tradito e ho perso due terzi del testo al momento della rilettura.

Alba, comunque, è unquartodeserta. Non semi, non deserta. La Liguria è vicina. Fa caldo. Se lunedi lavorano tutti, passa Marello. Che è poi la mia ultima previsione, in barba agli alti e bassi di questa campagna elettorale finita ieri nell’appiccicaticcia piazza Savona.

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giugno 19, 2009

Bar politic – 18. Ha parlato!

In ritardo di circa 9 giorni, che in due settimane di campagna elettorale per il ballottaggio è solo molto più della metà del tempo a disposizione, Maurizio Marello ha parlato della governabilità.

QUI.

Giuste o sbagliate che siano le cose che ha detto, le ha dette.

D’altronde se la legge elettorale è imperfetta la colpa non è sua.

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Bar politic 17 – Le previsioni

Avevo detto, prima del 6 giugno:

Primo turno comune di Alba (CN)
Castellengo (cdx) 45,82%
Marello (csn) 34,70%
Miroglio (UDC) 9,55%
Cervella (IDV+civiche) 6,88%
Asteggiano (civica) 2,38%
Magara (civica) 0,67%

Secondo turno comune di Alba (CN)
Marello (csn) 6.304 voti 50,22%
Castellengo (cdx) 6.248 voti 49,78%

Poi è successo che le liste di Castellengo hanno superato il 50%, poi è successo che quel candidato ha giustamente aggredito sull’ingovernabilità di Alba in caso di vittoria di Marello, poi è successo che Marello si è difeso all’italiana anziché a zona, poi è successo che i toni sono saliti, poi è successo che su facebook è apparso il gruppo Silvio trombale tutte, e quindi oggi dico:

Secondo turno comune di Alba (CN)
Marello (csn) 6.001 voti 47,81%
Castellengo (cdx) 6.551 voti 52,19%

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giugno 18, 2009

Bar politic – 16. CHE PAZZA IDEA……

di Pippo Cervella

….. ma sarebbe la più logica e sensata, secondo me, visti e considerati gli ultimi sviluppi e tenendo presente sempre il mio personale orientamento al ballottaggio verso Marello.
Allora, ricapitolando, dalle urne albesi è emerso quanto segue, cioè la necessità avvertita dalla gente di un cambiamento, testimoniato dal ballottaggio, dal consiglio comunale semirivoluzionato e dalla squadra di assessori uscenti azzerata; altresì è venuta fuori una distribuzione dei seggi in consiglio favorevole alla coalizione uscente, i cui elettori hanno chiaramente manifestato il non gradimento verso il candidato sindaco.
Se vincesse Castellengo non cambierebbe nulla, tutto rimarrebbe come prima e la governabilità sarebbe assicurata secondo i classici canoni.
Se vincesse Marello si avrebbe quel 10-11 che costringerebbe il giovane avvocato ad equilibrismi non di poco conto, con possibile commissariamento e nuovo ricorso alle urne in tempi più o meno brevi. Ma allora perché no? Perché non farlo? Io i margini li vedo: un Castellengo le cui spalle non sono più di tanto protette dal mentore cittadino principale, quel consigliere regionale che immagino un po’ nervoso per gli sviluppi comunali e provinciali dell’ultima tornata elettorale, una squadra di ex assessori che non siede in consiglio comunale e quindi in teoria senza troppi diritti da accampare.
Certo bisognerebbe rinunciare a: “redde rationem” e quindi sfanculamenti e caroselli d’auto sotto casa del rivale il lunedì sera, vicesindacature forse già promesse all’ala migliorista dura e pura, incarichi in partecipate comunali già assegnati su base politica e partitocratica.
Però un VICESINDACO CASTELLENGO (o chi per esso, perché no, Rossetto?), e conseguente redistribuzione ponderata delle cariche, una volta passata la nausea da puzza sotto il naso dell’una e dell’altra fazione, avrebbe più vantaggi che svantaggi in una realpolitik come quella che s’è venuta a determinare. Sì lo so, mi direte che ci sono i partiti centralisti, c’è la Regione che non acceterebbe mai…ma dai! Per Marello sarebbe un salvacondotto a vita di credibilità e un messaggio chiaro d’indipendenza verso quei consiglieri regionali che hanno cercato in tutti i modi di mettergli il bastone tra le ruote salvo poi appoggiarlo in vista dello striscione dell’ultimo chilometro, per Castellengo (o chi per esso, Rossetto?) un’occasione per lanciare un messaggio chiaro e netto ai succhia ruote che per 10 anni hanno indebolito l’autorità dell’istituzione del sindaco ad Alba. Continuità e Rinnovamento insieme. Tanto i programmi elettorali dei due sono uguali, su, smettiamola di smenazzarcela. Proviamoci, se non per 5 anni almeno per un paio, ne avremo tutti da guadagnarci. E’ la soluzione più logica, semplice, per chi vuole uscire da una politica paludata, melmosa e malmostosa che rallenta l’iter burocratico dell’azienda atipica “Comune”, la cui funzione principale è quella di erogare servizi.
Sempre che vinca Marello.
Ah se Olindo fosse mai andato al ballottaggio……

Pippo Cervella

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Bar politic – 15

A livello mediatico vince sempre lui.

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giugno 17, 2009

Bar politic – 14

La comunicazione è tutto, tutto è comunicazione.

Chi è in vantaggio – GruppoCastellengo – attacca e riporta (fonte: www.carlocastellengo.it) un comunicato del Comune di Alba:

(16 giugno 2009) L’Amministrazione comunale comunica che, in attesa del ballottaggio e dopo gli apparentamenti, in base alla maggioranza raggiunta dalla coalizione di Centro Destra cha ha superato il 50% dei voti di lista e tenendo conto che è stato effettuato il solo apparentamento tra il candidato sindaco Castellengo e l’UDC, si possono ipotizzare le seguenti assegnazioni provvisorie, sulla base del parere del Ministro dell’Interno, trasmesso l’11 giugno 2009:

COALIZIONE PER CARLO CASTELLENGO
Gente Nuova per Alba 1
Alba Città Viva 1
Popolo della Libertà 5
Popolari Liberali 2
Lega Nord 1
TOTALE 10
Oltre al candidato Sindaco 1
TOTALE 11

COALIZIONE PER MAURIZIO MARELLO
Alba Città per Vivere 1
Partito Democratico 4
Alba attiva e solidale 2
TOTALE 7
Oltre al candidato Sindaco 1
TOTALE 8

COALIZIONE PER OLINDO CERVELLA
TOTALE 1

La situazione così prospettata comporterebbe, in caso di vittoria del candidato Sindaco Castellengo, l’attribuzione a quest’ultimo di 12 consiglieri e, nel caso di vittoria del candidato Sindaco Marello, l’attribuzione di 8 consiglieri, fermo restando il consigliere attribuito alla coalizione del candidato Cervella. A questi va aggiunto il Sindaco eletto.
La situazione così riepilogata riflette quelle di importanti Comuni italiani, quali Bologna e Terni.


GruppoMarello risponde:

“Segnalo che la comunicazione dell’Ufficio Stampa del Comune di Alba costituisce una gravissima violazione dei più elementari principi di imparzialità e neutralità che un Comune ed i suoi Uffici debbono assumere nel corso delle elezioni comunali.
Al di là del merito, rispetto al quale abbiamo opinioni diverse suffragate da indicazioni dottrinarie e giurisprudenziali autorevoli, è gravissimo e passibile di sanzioni penali ed amministrative che un Comune, traminte un suo ufficio interferisca nelle competenze di altro organo, la Commissione elettorale che dovrà in piena autonomia stabilire l’attribuzione dei seggi. Si tratta di un atto che va ad interferire sull’orientamento al voto dei cittadini elettori, posto in essere da un ente locale interessato e per tale ragione viola le più elementari regole di democrazia.
Provvederò questa mattina (mercoledì 17 giugno) a portare a conoscenza di tale fatto la Prefettura di Cuneo (Ministero dell’Interno) e la Procura di Alba perchè assumano ogni atto in loro porere, anche in via d’urgenza, al fine di fare cessare le conseguenza dannose dell’illecito e ripristinare la legalità violata.
Non pensavo che in campagna elettorale si dovesse arrivare ad un tale livello di faziosità da parte di chi dovrebbe astenersi da ogni valutazione non essendone competente”.

Ecco perchè Marello, contrariamente a quanto avevo pronosticato prima del 6 giugno, perderà queste elezioni:

a – a una chiamata in causa su una questione di merito – non importa quanto spiacevole, d’altronde è l’agone elettorale, mica il thé delle cinque – non si risponde con una questione di principio

b – la governabilità è un problema, non un capriccio del GruppoCastellengo. Evitare l’argomento e tentare di dirottare su altri temi le parole di queste due settimane sono state azioni ingenue e dilettantesche

c – è la legge a essere imperfetta, non Marello o il voto degli albesi. Invece sono doti di un leader: chiarezza, fermezza, rigore, onestà intellettuale, capacità di decisione rapida in situazioni di stress. E per battere Castellengo ad Alba occorre imitare Obama, non Franceschini.

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Bar politic – 13. AL LUPO, AL LUPO!

di Pippo Cervella

http://www.carlocastellengo.it/Attenzione.html
L’ufficio elettorale di Alba, dopo il ministero dell’interno, s’è mosso! Qua la situazione pare abbastanza chiara, hanno ragione i Castellengos, nonostante i miglioristi dell’opposizione perseverino nel sostenere il contrario. Io mi permetto di prendere per buono questo annuncio e anche questo:
http://www.targatocn.it/it/zone_ab.php
E quindi? Mi permetto di ricapitolare alcune possibilità:
1) Al ballottaggio vince Castellengo: Amen! I Cattocumunisti rientrano nel recinto e riprendono vigorosamente a fare opposizione (ottima) in consiglio comunale e nelle milioni di associazioni presenti sul territorio, è stata una bella avventura, grazie a tutti. I Castellengos tirano un sospiro di sollievo, Cirio ri-pensa a cosa fare il prossimo anno alle regionali e per cautelarsi si riprende o rinvigorisce un posto nell’ente fiera (non so nel dettaglio come sia la situazione ma il concetto penso sia chiaro). Zanoletti sta in silenzio.
2) Al Ballottaggio vince Castellengo: parte una serie di ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato, al Tribunale, alle varie circoscrizioni di quartiere, agli uffici elettorali, al WWF, alla fondazione di Don Verzè. I vari enti summentovati decidono che così non si può andare avanti, il comune viene commissariato, arriva Basettoni (e con lui Manetta e Gambadilegno) o il commissario Cattani della Piovra e a maggio si ritorna alle urne. Cirio si presenta candidato sindaco. Zanoletti sta in silenzio.
3) Al Ballottaggio vince Marello: sarebbe una “caccia” importante per lui, dal 9-11 passerebbe al 10-11 con la Pantalera Cerrato che a questo punto avrebbe in mano il Libro della Catena, le chiavi di Alba oltre a quelle di San Giuseppe e speriamo di casa sua. Cerrato quindi ministro di qualcosa, Cirio pronto a tutto pur di far cadere il consiglio entro Natale e presentarsi a maggio di nuovo alle urne, senza contare Cervella che dà l’appoggio esterno ma non ha giurato fedeltà all’ordine dei cavalieri del Tabernacolo del 68. Zanoletti si liscia il barbone ma sta zitto.
4) Al Ballottaggio vince Marello: vedi punto 2, solo con Cirio un po’ più gasato e Zanoletti che ottiene di celebrare la messa in Duomo una volta la settimana. In silenzio però.

Non so, a naso potrebbero esserci anche altre possibilità, compresa la guerra civile e le barricate in piazza fatte contro la borghesia che crea falsi miti di progresso, oppure Zanoletti che fa un comizio, oppure Mimmo di Mora, quello delle mille e passa partita nei mitici “Amici del Pallone” di Gazzettiana memoria negli anni 90 che si candida sindaco.
L’unica cosa sicura è che domenica solo se Castellengo vincesse potrebbero schioccare i tappi di champagne, schioccassero nel caso opposto sarebbe proprio una questione di pessimo gusto. Lo so brucerebbe anche a me ma, cari amici e perché no per il momento colleghi Marellos, siamo chiamati ad un’ulteriore prova di forza, sopportare il contrappasso di non poter festeggiare a causa del peccato originale del centrosinistra albese, la sicumera migliorista che uso a profusione ma che mi fotografa molto bene la situazione. Questo peccato a destra non crea pena dantesca, a sinistra sì. Forse s’è anche infranto l’undicesimo comandamento, cioè “non blagare”, ma qui bisognerebbe chiedere bene bene a Don Valentino.
Bene io ho finito. Corro a fare il pieno al Camper e a stirare le magliette……….

Pippo Cervella

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giugno 16, 2009

Bar politic – 12

Sulla questione dell’anatra zoppa, che sta – giustamente – monopolizzando il dibattito elettorale albese a 5 giorni dal voto.
GruppoCastellengo alza i toni e invade la città di manifesti con la certezza che Marello in caso di vittoria non governerebbe.
GruppoMarello abbozza timidamente una frase molto italiana: governeremo. Senza spiegare come, spingendo altrove il dibattito.

Non sono d’accordo con nessuno dei due gruppi: la campagna di Castellengo è alquanto irritante, la risposta di Marello è molto discutibile.

a) maggioranza o non maggioranza.
Qui la procurata disinformazione è trasversale. Procurata, quindi colpevole. A quanto ne so – e prego i meglio informati di smentirmi, qualora possano – la situazione è la seguente.
1° fase: la nomina del sindaco e dei consiglieri. La effettua l’Ufficio Elettorale del Comune. Il quale riceve circolari di orientamento dall’organo superiore da cui dipende. Già qui ci si divide: gruppoMarello dice di circolari della Prefettura che invitano gli Uffici Elettorali a interpretare la norma (questione dei “voti validi”, di cui ampiamente discusso) a garanzia della governabilità, e quindi attribuendo comunque il premio di maggioranza al candidato sindaco vincente. GruppoCastellengo parla di una circolare del Ministero dell’Interno che andrebbe in senso opposto, fornendo interpretazione letterale del famigerato comma 10 dell’art.73 della legge elettorale.

Dunque: la prefettura è l’ufficio sul territorio del governo, l’organizzazione delle prefetture spetta al ministero dell’Interno. E’ possibile tutto, per carità, ma la cosa quanto meno insinua un dubbio: perchè i due orientamenti discordano? E comunque, siamo al primissimo step: l’Ufficio Elettorale attribuisce, non sappiamo intepretando come, consiglieri al sindaco che nomina.

2° fase: il ricorso al TAR (e, se del caso, al Consiglio di Stato). Se Marello vincesse e l’Ufficio Elettorale gli rifilasse solo 8 consiglieri – secondo l’interpretazione che GruppoCastellengo dà per certa -, GruppoMarello – ci s’immagina – ricorrerebbe  al TAR. Qui siamo all’imponderabile: la giurisprudenza non è affatto omogenea. Le varie sezioni regionali dei Tribunali Amministrativi hanno – a quanto pare – giudicato di volta in volta caso per caso. E siamo alla narrativa, più che alla matematica: a seconda dal punto in cui guardi, l’orientamento giurisprudenziale lo vedi di qua o di là.

Qual è il risultato di tutto questo? Che chi è convinto 60 dice 100, chi è convinto 30 dice 60, mescolando capra, cavoli, mele, pere e banane: circolari e sentenze, maggioranze certe e ricorsi possibili.

b) governabilità.
Qui, mi spiace, GruppoMarello sbaglia. Sbaglia a dire-non-dire. Governeremo comunque. No, non governi comunque. Governi un mese, due, poi se non approvi i provvedimenti che la legge richiede il Prefetto ti manda a casa e chiama un commissario. Stai trattando l’acquisto dell’attaccante Cerrato? Hai comprato un future sul suo cambio di maglia? Galliani ti ha promesso qualcuno?
GruppoMarello sbaglia a non dire la verità, in maniera chiara e parlando con rigore. E’ una prova di sfiducia nei confronti dell’elettorato. Il berlusconismo vince soprattutto per la mancanza di un’alternativa credibile. Io sono un vecchio idealista che ha l’ormai chiara percezione che il mondo sia popolato da persone che all’idealismo preferiscono una sana concretezza. Quando mi trovo a discutere con chi pur non amando il fondatore del berlusconismo ugualmente vota il Popolo della Libertà e mi chiede ma dall’altra parte chi c’è?, io prima abbozzo una teoria del meno peggio, poi arranco e penso a Obama, che però sta dall’altra parte dell’oceano sebbene stia alla politica come Alberto Tomba allo sci: poteva nascere ovunque. E se è vero che il talento se non ce l’hai non te lo puoi dare, è altrettanto vero che i modelli servono come riferimento, che si prende il buono dall’ottimo, soprattutto se non se ne possono ricalcare totalmente le gesta. Parlare con sincerità, chiarezza e rigore, evitando il gioco all’italiana, quella  sarebbe una piccola ma vera rivoluzione: da vecchio idealista ancor non mi convinco che il popolo non ami sognare, sebbene tutti ci rendiamo conto che Alba non sia gli States.

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Bar politic – 11

di Ezio Massucco

From Alba to Phoenix (parentesi di decongestione nell’arduo cammino di preparazione al voto)

“Osservazione cinica: il fatto che nel discorso di stamani John McCain abbia a più riprese lamentato una certa «povertà morale» dell’America, una «perdita di pudore» che lui attribuisce «all’assalto incessante di forme di intrattenimento improntate alla violenza, che hanno perduto la bussola morale a favore del profitto» (le metafore di McCain tendono a complicarsi un po’ quand’è su di giri), e ha prodotto una serie di suoni che messi insieme somigliavano davvero un sacco a una proposta di regolamentazione federale di tutte le forme di intrattenimento degli Stati Uniti, che avrebbe come minimo pericolose implicazioni sul piano costituzionale, ebbene, tutto ciò per quelli della Cnn non è di particolare interesse. E nemmeno sono alla ricerca di quell’agghiacciante passaggio del discorso in cui McCain ha dichiarato che il nostro prossimo presidente dovrebbe essere considerato «comandante in capo della guerra alla droga», con facoltà di inviare denaro e (a sentirlo si sarebbe detto) anche l’esercito, se necessario, in quei «Paesi che a quanto pare necessitano di assistenza per controllare le esportazioni di veleni che minacciano i nostri figli». Considerando che il controllo dei mezzi di comunicazione da parte dello Stato è uno dei grandi mali su cui puntiamo il dito quando vogliamo distinguere le democrazie liberali dai regimi repressivi, e che proprio l’aver inviato l’esercito ad «assistere» degli Stati sovrani nei loro affari interni ha cacciato gli Stati Uniti in alcuni dei più grossi casini della seconda metà del secolo scorso, l’impressione è che siano questi passaggi del discorso di McCain le vere «parole di guerra» che un elettorato democratico maturo potrebbe voler sentire al telegiornale. A noi invece non importa, evidentemente, e quindi nemmeno alle televisioni. E’ anzi possibile ipotizzare che una delle ragioni principali per cui così tanti giovani di orientamento indipendente e democratico sono entusiasti di McCain è che i media che seguono la campagna elettorale dedicano un sacco di tempo alla sua pimpante schiettezza e pochissima alle affermazioni destrorse talvolta estremamente spaventose che tale schiettezza lo porta a fare… ma non importa, perché la cosa davvero avvincente qui al tavolo di destra dell’F1 (“Fuffa 1”, il pullman che trasporta i giornalisti accreditati al seguito di John McCain nella campagna per le primarie repubblicane del 2000, così ribattezzato dall’autore, ndr) è ciò che succede alla faccia di McCain sullo schermo del Sony Sx mentre quelli della Cnn sorvolano rapidamente sui dettagli noiosi del discorso. McCain ha i capelli bianchi (prematuro souvenir di Hoa Lo) e le sopracciglia scure, e il cuoio capelluto rosa sotto una cosa che non è esattamente un riporto, e due guance un po’ paffute, e con un normale fast-forward analogico la sua faccia dovrebbe semplicemente sembrare ridicola, semplicemente come qualsiasi altra persona sembra spastica e ridicola in fast-forward. Ma i nastri e le apparecchiature di montaggio della Cnn sono digitali, perciò quel che succede in fast-forward è che le inquadrature in primo piano di John McCain con otto delle strisce della grande bandiera sullo sfondo non accelerano diventando ridicole, ma piuttosto esplodono in una miriade di cubetti e quadratini digitali, e tutti questi pezzi si mescolano forsennatamente sullo schermo e si gonfiano e indietreggiano, e si ricollocano al ritmo frenetico del fast-forward, e l’immagine che ne risulta pare uscita dalla peggiore esperienza con le droghe di tutti i tempi, i cubetti e i riquadri di un cubo di Rubik fisiognomico che volano qua e là e cambiano forma e a volte paiono sul punto di trasformarsi nella faccia di un essere umano ma senza mai risolversi in una faccia, sullo schermo ad alta velocità.”

David Foster Wallace, “Forza, Simba”, in “Considera l’aragosta. E altri saggi”,  Einaudi, Torino 2006, traduzione di Matteo Colombo. Per gentile concessione Einaudi e GB.

Ezio Massucco

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giugno 15, 2009

Bar politic – 10

Pare certo un cazzo
I’m sorry per la scurrilità, ma questo è un bar in cui si parla di politic, si ciancia, si discute, ci si arrabbia. Il gestore del bar, cioè chi scrive, è di parte – votasse ad Alba voterebbe Marello – ma l’essere di parte è soltanto secondario all’amor del vero e all’onestà intellettuale.
Dunque, pare certo un cazzo perchè, vincesse Marello, vincerebbero gli avvocati e i loro ricorsi e controricorsi. I Castellengo’s danno per scontato l’11-8 di consiglieri a loro favore, i Marello’s sostengono (timidamente, e mi riferisco a quanto si può leggere su facebook) di avere sentenze a favore del premio di maggioranza ugualmente attribuito alla coalizione, stante un’interpretazione delle parole voti validi di cui alla discussione 9 di questo bar.
Ora, siccome nessuno dice nulla di concreto ho cercato qualcosa su www.giustizia-amministrativa.it, che è il sito del TAR e del Consiglio di Stato, i due organi della giustizia amministrativa. Ho impostato una ricerca, ho aperto il primo file e ho letto:

L’espressione voti validi è indubbiamente collegata a quella di lista o gruppo di liste e, pertanto, deve essere interpretata come voti validi di lista o di liste. Tale lettura si fonda sul disposto dell’art. 12 disp. prel. c.c., comma 1, per il quale:”nell’applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dall’intenzione del legislatore”. Dei tre criteri interpretativi letterale, logico e teleologico, il Collegio ritiene che, nell’ipotesi in cui il primo non possa essere utilizzato come nel caso di specie per l’ambivalenza del significato dell’espressione voti validi (voti validi di lista o voti validi complessivi di lista e diretti), sicuramente deve soccorrere il secondo criterio interpretativo, quello logico, che si basa sulla connessione delle parole.  All’espressione voti validi, di conseguenza, letta unitamente alle parole alla stessa collegate, è da attribuire il significato di soli “voti validi di lista o gruppo di liste” (TAR Brescia, 13/07/2001)

E mi sono fermato. Perchè non sono un legale e non ho gli strumenti per proseguire la ricerca, e questa sarebbe una ricerca lunga e necessiterebbe di molto lavoro. Però tengo alla comunicazione, e se l’entourage di Marello dichiara di avere giurisprudenza a suo favore, citi i riferimenti.
E spieghi con chiarezza perchè il primo risultato di una ricerca dà invece un’intepretazione totalmente discordante con quanto loro asseriscono.
Perchè un conto è dire: faremo ricorso e sovvertiremo le dieci precedenti sentenze che in casi analoghi hanno dato ragione all’interpretazione-Castellengo, un altro è dire: faremo ricorso e abbiamo dalla nostra dieci precedenti sentenze.

Non sono giochi verbali: si tratta di onestà intellettuale, principio assoluto che viene prima del tifo politico, sempre.

Aggiornamento
Ricevo una serie di riferimenti legislativi che andrò più tardi a leggere, e una comunicazione ufficiale da parte dello staff di Murizio Marello, che riporto integralmente.

Ritengo che l’art. 73 comma 10 del D. Lgt. non escluda l’attribuzione del premio di maggioranza nel caso di vittoria di Marello al ballottaggio non avendo conseguito al primo turno le liste collegate al candidato sindaco Castellengo la maggioranza assoluta dei voti validi (hanno infatti ottenuto solo il 44 %), ma solo la maggioranza dei voti di lista. Depongono in tal senso:

- l’interpretazione letterale della norma: “maggioranza dei voti validi” è concetto diverso da quello di maggioranza dei voti validi di lista;

- l’interpretazione secondo la logica ispiratrice della norma: attribuire il premio di maggioranza per garantire la governabilità. In tal senso si è, tra l’altro, espressa nel 2004 la Prefettura di Cuneo che ha affermato in una circolare inviata alle Commissioni elettorali che nel dubbio, occorre interpretare le norme nel senso favorevole all’attribuzione del premio di maggioranza;

- va privilegiata l’interpretazione restrittiva perché è l’unica conforme alla Costituzione e rispettosa del principio cardine della riforma e cioè di garantire la governabilità dell’ente.

- il caso di mancata attribuzione del premio di maggioranza si pone come eccezione rispetto alla regola e deve essere applicato restrittivamente;

- il concetto di  “maggioranza dei voti validi” è interpretato dalla giurisprudenza amministrativa e costituzionale come maggioranza assoluta, la “maggioranza dei voti validi di lista” non è una maggioranza qualificata ma una maggioranza semplice. In ipotesi estrema, nel caso in cui gli elettori esprimessero poche voti alle liste, un pugno di voti ad una sola lista potrebbe determinare l’esclusione del premio di maggioranza al sindaco vincente, e ciò sarebbe chiaramente un’assurdità dal punto di vista logico, prima ancora che giuridico.

Occorre poi precisare che ad oggi i seggi non sono stati ancora attribuiti e che ciò avverrà solo dopo il turno di ballottaggio. Alla luce di quanto sopra le informazioni diffuse dalla coalizione di centro-destra non sono corrette.

F.to Maurizio Marello


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Bar politic – 9

Come sta l’anatra?
Serve un veterinario. La legge la trovi QUI.

Trascrivo il comma 10 dell’art. 73.
10. Qualora un candidato alla carica di sindaco sia proclamato eletto al primo turno, alla lista o al gruppo di liste a lui collegate che non abbia gia’ conseguito, ai sensi del comma 8, almeno il 60 per cento dei seggi del consiglio, ma abbia ottenuto almeno il 40 per cento dei voti validi, viene assegnato il 60 per cento dei seggi, sempreche’ nessuna altra lista o altra gruppo di liste collegate abbia superato il 50 per cento dei voti validi. Qualora un candidato alla carica di sindaco sia proclamato eletto al secondo turno, alla lista o al gruppo di liste ad esso collegate che non abbia gia’ conseguito, ai sensi del comma 8, almeno il 60 per cento dei seggi del consiglio, viene assegnato il 60 per cento dei seggi, sempreche’ nessuna altra lista o altro gruppo di liste collegate al primo turno abbia gia’ superato nel turno medesimo il 50 per cento dei voti validi. I restanti seggi vengono assegnati alle altre liste o gruppi di liste collegate ai sensi del comma 8.

Si gioca tutto su voti validi: se si intende il totale dei voti ricevuti dal candidato sindaco al primo turno, l’anatra corre e Marello, vincesse, governerebbe; se si intende il totale dei voti assegnati alle liste, l’anatra è zoppa e Marello, vincesse, non avrebbe la maggioranza. I Marello’s giurano di avere giurisprudenza a loro favore. I Castellengo’s giocano a pallapugno e invadono la città con cartelli sul risultato finale: 11-8, inteso però consiglieri.

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giugno 13, 2009

Bar politic – 8

Ottavo non dire falsa testimonianza

Sta andando così: i Castellengo’s, come prevedibile, la buttano sull’ingovernabilità. Pubblicità sulla cronaca di Cuneo della Stampa, volantini fatti stampare in fretta e furia dalle tipografie, con un motivo dominante: se vince Marello non governa, voto utile a Castellengo.

Per contro, pare certo non sia affatto così. Secondo alcune sentenze e intepretazioni dottrinali, affinchè l’anatra sia zoppa occorre che la somma dei voti di lista del candidato perdente sia il 50% + 1 del totale dei voti validi, inclusi quelli espressi soltanto al candidato sindaco. Cosa che non avviene, perchè se i voti del solo candidato Marello rientrano a denominatore, il risultato delle liste-Castellengo’s è inferiore al 50%.

Vincesse Marello, in sostanza, scatterebbe ugualmente il premio di maggioranza al centro che guarda a sinistra e quindi l’anatra sarebbe in forma smagliante. Si attende soltanto il certificato medico, timbrato dall’ufficio elettorale di Alba.

Bandiere

Mio padre è rientrato dal mercato con un’altra bottiglia d’acqua griffata: Castellengosindaco, presa al gazebo di quella piazza che tutti ad Alba chiamano col nome del più noto negozio che vi si affaccia: la piazza di Pace. I Marello’s stavano alla Moretta, in piazza Savona e pure loro in piazza di Pace.

Da fotografia il fermo immagine sotto l’orologio di piazza Savona: gazebo dei Marello’s, bandiere della lista civica arancione a sostegno di Marello, quattro o cinque svolazzanti al vento, e bandiera azzurra col mantra piantata in una fioriera del bar Brasilera: Castellengosindaco, da sola, senza sostenitori. I quali si aggiravano sotto i portici della piazza a piazzare volantini nelle saccocce dei passanti.

Tutto questo, vada come vada, mancherà.

Cervellotici appoggi

Cervella, intanto, il candidato sindaco che porta in dote un 7%, ha deciso di consegnare il bottino a Maurizio Marello. Senza apparentamento, cioè senza dargli sulla scheda i simboli che l’hanno sostenuto. Sebbene Olindo Cervella fosse anche candidato alle provinciali nella lista dei Moderati a sostegno di Mino Taricco ovvero collega di partito di Maurizio Marello, l’appoggio non sembrava affatto scontato.

Aggiornamento
In Bar politic – 9 la legge elettorale

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giugno 12, 2009

Bar politic – 7

Boniver, bonassa.
Quanto era bello il Bossi che agitava il braccio fallico! Youtube è una miniera in cui mi perdo felice. Era il 1993, mi pare. L’energico Bossi mostrava l’unica vera arma che – a suo dire – teneva la Lega: il cazzo duro. Ma il calo del desiderio è trasversale e non ha colore politico. Così, alla giornalista che gli chiede conto dell’ennesima leggina ad personam che si sta approvando – quella che impedisce l’intercettazione di Silvio Berlusconi quando alla fiera del bestiame mercanteggia vacche per seggi senatoriali o quando attribuisce lauree in fellatio alle sue collaboratrici politiche che poi promuove a ministre della repubblica, e che ha il piccolo effetto collaterale di mandare a puttane migliaia di indagini per reati seri – a quella giornalista Umberto Bossi oggi risponde: per perseguire i criminali troveremo altre vie. Povero Bossi, va. Un aspirante rivoluzionario superdotato costretto a salvare l’alleato colpito da priapismo votando una legge che riduce all’impotenza i magistrati. Va tutto a troie, ho sentito sul tram stamattina. Letteralmente.

La collina di Altavilla sarà espropriata in favore degli operai della Ferrero.
Sono a Torino da lunedi, ma seguo Alba via facebook, blog e mail. Qualche Castellengo’s (i democristiani con l’occhio destro a 10/10 ma cecati dal sinistro) dichiara allarmato: non votiamo i cattocomunisti, Alba non va a sinistra, non lasciamo Alba in mano ai comunisti. Marello, per quei due che ancora non lo sanno, è il candidato sindaco democristiano con lo strabismo di Venere rivolto a sinistra.
Per contro, è in atto una campagna spietata, dettata dall’ignoranza: letteralmente, giacchè non è chiara l’interpretazione della norma (i Marello’s hanno estratto giurisprudenza a loro favore) secondo la quale vincesse Marello non avrebbe la maggioranza. I Castellengo’s si appellano al voto utile, perifrasi che è di moda come ogni tanto è successo ad altre: ricordate par condicio, blind trust, bipartisan? Ci sono parole che nascono altrove e raggiungono la provincia, che si sente importante a importare un lessico nazionale. Anche se voto utile accanto a per accanto a Castellengo non significa proprio nulla. Lo dice anche Busato, che tra l’altro pone una domanda troppo logica perchè abbia risposta: “Perché il nostro Carlo (Castellengo) ha preso meno voti delle sue liste, anche se aveva la strada aperta da un sindaco che piaceva anche alle pietre?”. Io fossi Castellengo mi sentirei umiliato. Rinuncerei. La mia autostima si appiccicherebbe alla suola delle scarpe. Invece.
Rumors, comunque: tutti attendono il ClementeMastelladelleLanghe. Che non ha (ancora) un nome e cognome, ma è una forma mentis che origina comportamenti concreti: si sta con chi vince. Le idee? I programmi? Il cambiamento? Tutte balle. Certo che il clementemastellismo quest’anno è molto difficile. Perchè il sentore è che Marello piaccia molto più di Castellengo, sebbene l’apparato bellico del secondo sia superiore a quello del primo. Insomma, la testa farebbe dire Castellengo, la pancia Marello. Sono scelte difficili per chi ambisce a una poltrona. Sono momenti drammatici per chi vuole a tutti i costi una carica.
Sempre perchè i pronostici li azzecca chi non li fa:
vince Marello, senza apparentamenti; governa in minoranza, con l’appoggio esterno di Cervella e – azzardo – di Cerrato (lì, solo soletto, l’unico eletto della sua lista civica, l’uomo dai saltini di qua e di là al seguito del vincitore: secondo me si fa tentare, ma per senso di responsabilità, per garantire la governabilità, mica per senso di cadrega o logiche egoistiche).
Inutile dire che, oltre a pensarlo, mi auguro vinca Marello. Fossi ad Alba lo voterei senza il minimo dubbio, per ragioni estetiche e anche etiche. Inutile dire che, oltre a pensarlo, mi auguro che non si apparenti con nessuno: fossi in lui manderei tutti in mona. Letteralmente.

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“La leggenda dello scrittore sull’Oceano”, di Gabriele Romagnoli

Il reportage perfetto, dal maestro del racconto per giornale

QUI

[Vanity Fair n. 24 del 17.06.2009]

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giugno 11, 2009

Bar politic – 6

Andrea Scanzi, su Micromega

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giugno 10, 2009

Bar politic – 5

Questo uomo è stato eletto. 18.354 preferenze nella circoscrizione II Nord-Est

Nemmeno i Castellengo’s sono giunti a tanto

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Bar politic – 4

Il mantra Castellengosindaco raggiunge la grande enciclopedia libera di internet!

Ecco come si presenta la pagina Wikipedia dedicata alla città di Alba:

castellengo-sindaco

Trascrivo:

“Sindaco: Carlo Castellengo (centrodestra) dal 09/06/2009″

E adesso? Chi glielo dice a quelli di Wiki?

Aggiornamento (12 giugno 2009)
Qualcuno ha corretto: “Marello e Castellengo al ballottaggio, giugno 2009″

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Bar politic – 3

L’anatra ha bisogno di un ortopedico.
Un pensiero, un’idea, un’ipotesi, una voce, una considerazione, un’affermazione, un imperativo: se voti Marello al ballottaggio, il sindaco governerà senza maggioranza. Cioè non governerà. Frena! Welcome to Italy, my friend.
La chiamano, con una fantasia degna del Nobel per la creatività, l’anatra zoppa. Semplifico per chi su queste cose si addormenta: per avere 12 consiglieri su 20 in municipio, cioè la maggioranza, la coalizione che sostiene il sindaco eletto deve avere il 50%+1 dei voti validi. Se così non è – e se vince Marello, così non è – la ripartizione dei seggi non tiene conto del premio di maggioranza, per cui Marello avrà 9 consiglieri in appoggio, Castellengo 10, e il civico Cervella a far da undicesimo*. Con Marello sindaco. Quindi: un sindaco in minoranza. L’anatra sciancata. E qui, benvenuti in Italia capitolo 1, perchè lo scandalo di una simile idiozia tecnica non è tanto sia stata fatta, quanto non sia stata ancora corretta, dal ‘95 che ce la portiamo dietro.
Avete mai visto un politico dimettersi appena raggiunta la cadrega? Avete mai visto un politico tornare alle urne per un difetto tecnico della legge elettorale? Invece: quante volte un appena eletto nelle liste di un partito alla prima occasione utile s’è seduto un po’ più in là,  assieme a quelli di cui fino a due settimane prima aveva detto peste e corna? Quante volte un appena eletto se n’è uscito dalle aule per attestare la fiducia a un governo o a una giunta che fino a due settimane prima aveva ritenuto demonio?
I casi celebri: Berlusconi cerca di infilare a Incantesimo la fidanzata di un senatore dell’opposizione affinchè ogni tanto vada a farsi un giro per Roma anziché sedere nell’emiciclo (cercare su youtube, intercettazione Berlusconi-Saccà); Zanoletti, anno 1994, appena eletto nel PPI, al momento della fiducia al governo Berlusconi I se ne sta al bar per l’aperitivo; le danze di Mastella in equilibrio sul meridiano zero, il centro della politica; et cetera, et cetera: benvenuti in Italia capitolo 2.
Cervella assessore, comunque, garantisce il 10 pari*. E consigli comunali al netto di raffreddori e di emicranie. E magari si libera un posto a Telecupole.

Aquì, todos por Eta?
Lo chiesi in un bar di Vitoria. Quelli con me ridono ancora adesso, la cameriera mi fulminò imbarazzata: “Ehm, no“. Ma a Vitoria, capitale dei Paesi Baschi, e in tutta la più vasta terra chiamata, ’spiace per gli indipendentisti, Spagna, votare per Euskal Herritarrok o per il PSOE non è difficile. Tecnicamente, intendo.
Stavo spiegando il mio lavoro dello scorso fine settimana a tre colleghi spagnoli. Avevo parlato delle anatre in ortopedia e del voto disgiunto, possibile alle comunali ma non alle provinciali e alle regionali, del ballottaggio alle provinciali e alle comunali ma non alle regionali, del premio di maggioranza alla coalizione che ottiene la maggioranza relativa, con sbarramento su scala nazionale al 4% per la Camera ma dell’8% a livello regionale e senza premio di maggioranza per il Senato, e poi la funzione strettamente abrogativa del referendum, stavo parlando di questo quando a un collega calvo sono poco alla volta ricresciuti i capelli, la collega bionda è diventata bruna, al collega crespo è spuntata una criniera cavallina.
Poi, pallore in viso, tremore, convulsioni e vomito: in quel momento stavo dicendo del Manuale del Presidente di Seggio, dei tre giorni impiegati in un’aula di scuola, della conta dei voti, delle timbrature e delle tabelle di scrutinio da inviare in differenti buste denominate non Pippo o Cammello, ma 8a, 8b e 8c (e sono solo 3 delle circa 15).
Infine hanno ripreso l’aspetto di inizio giornata, con la sola differenza di un punto di domanda tatuato in fronte. E mi hanno spiegato il sistema spagnolo.
Entri ai seggi, da un tavolo prendi le schede – che sono tante quanti i partiti che si presentano – e le porti in cabina. Quella che rappresenta il partito che intendi votare la metti in una busta, chiusa. Le altre le butti o te le porti a casa per i tavoli con le gambe che ballano o per il putagè. Poi esci dalla cabina e imbuchi la busta nell’urna. Se allo spoglio in una busta ci sono più schede, il voto è nullo. Molti la scheda la portano da casa, perchè i partiti la inviano per posta. Conta lo spoglio delle buste, e le schede dentro contenute. Fine.
Ho cercato di spiegare perchè da noi questo sistema sarebbe impossibile.
Francamente, non ci sono riuscito.

* Aggiornamenti:

- ho fatto i conti, se ben ricordo il sistema, Cervella non garantirebbe il 10 pari. Dovrebbe essere: 8 Marello, 1 Cervella, 11 Castellengo. Attendo lumi da chi, in zona, ha avuto modo di saperne di più.

- Giulio Segino, di Gazzetta d’Alba, precisa in un commento le ipotesi sui seggi

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giugno 9, 2009

Bar politic – 2

Un cavallo per senatore: si chiamava Incitatus.
Marello prende il 5,45% in più della somma delle liste che lo sostengono, Castellengo prende il 5,48% in meno delle sue d’appoggio. Su facebook i miei amici Giovani dicono che è un’ingiustizia andare al ballottaggio con la maggioranza assoluta dei voti a livello di lista. E sono delusi, come evidenza Giampiero Busato.
Direi al contrario che c’è stata, incredibilmente, giustizia, e che è stata anzi l’epifania della ragion d’essere del voto disgiunto. Finalmente, pure. Anche un cavallo avrebbe ritenuto più presentabile la candidatura di Marello rispetto a quella di Castellengo.
Assolutamente per ragioni estetiche, ovvio.
Avete mai sentito di qualcuno eletto per ragioni etiche?

Gancia puta, puta Gancia.
Si sa: il maschio medio in gruppo, quando l’io della finezza è preso a calci dagli istinti bestiali, è un animale. E dice le peggio cose, che poi (non) smentisce. Immaginatevi i commenti sulla Gianna Gancia e il suo Caldereul. Anche lei, però. Le facce sui manifesti, in estasi mistica. Sguardo rivolto all’orizzonte celestiale, come se qualcuno, da sotto, stesse. Orgasmica. E sui meno giovani, ma bigotti e imborghesiti cuneesi arricchiti, più animali sebbene in via sommersa, l’effetto mamma-con-figlio-e-nuovo-compagno: eh, ma non è seria; eh, ma è divorziata; eh, ma non può ricevere la comunione.
E poi: ma quant’è bravo il Mino; ma quant’è sveglio il Taricco; ma come lavora bene l’assessore in Regione; è di sinistra, ma è una brava persona.
Slogan subliminale: la bellezza conta. Slogan superficiale: ma conta di più il partito.

Castellengo santo subito. Anzi no(n ancora).
Castellengosindaco: un mantra avvistato: sull’acqua naturale, sul gelato alla crema, sul treno per i bambini, sulla pizza margherita, sul Martini bianco, sul rosé al tennis club, sull’ugola di Fiordaliso, e chissà dove anche. Io l’ho sognato due volte, di notte. Quasi mancherà.
Se avessero scrutinato la frequenza e l’intensità degli slogan, Castellengo sarebbe il sindaco più votato d’Italia.
E invece, si mangia e si beve ancora per due settimane. Prodotti griffati, of course.

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Bar politic – 1

Inizia Giampiero Busato, con “Due di picche“, sul risultato elettorale dei Giovani per Alba.

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“Castellengo sindaco”, ma non subito (e forse neanche dopo)

Come è andata alle Comunali di Alba lo trovi QUI.

Castellengo (cdx) 46,10%
Marello (csn) 41,39%
Miroglio (UDC) 2,81%
Cervella (IDV+civiche) 6,69%
Asteggiano (civica) 2,20%
Magara (civica) 0,80%

Mi ero divertito a pronosticare:
Castellengo (cdx) 45,82%
Marello (csn) 34,70%
Miroglio (UDC) 9,55%
Cervella (IDV+civiche) 6,88%
Asteggiano (civica) 2,38%
Magara (civica) 0,67%

(La provincia, invece, l’ho clamorosamente toppata!)

(…ci torno, ma intanto segnalo questa mezza rivoluzione)

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giugno 7, 2009

O mutos deloi

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giugno 6, 2009

I pronostici li azzecca chi non li fa

Poche ore all’inizio del voto. Ecco come andrà.

Elezioni Europee
Pdl 34,76%
Pd 24,16%
Lega Nord 13,78%
IDV 10,79%
UDC 6,66%
Rif.Com. 4,76%
Altri <4%

Primo turno comune di Alba (CN)
Castellengo (cdx) 45,82%
Marello (csn) 34,70%
Miroglio (UDC) 9,55%
Cervella (IDV+civiche) 6,88%
Asteggiano (civica) 2,38%
Magara (civica) 0,67%

Secondo turno comune di Alba (CN)
Marello (csn) 6.304 voti 50,22%
Castellengo (cdx) 6.248 voti 49,78%

Primo turno provincia di Cuneo
Gancia (cdx) 43,67%
Taricco (csn) 41,44%
Delfino (UDC) 4,71%
Altri <4%

Secondo turno provincia di Cuneo
Taricco (csn) 61,89%
Gancia (cdx) 38,11%

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giugno 5, 2009

Aggiornamento chiusura campagna elettorale di Alba (CN)

di Pippo Cervella

Si dice che stasera in piazza Savona, tempo permettendo, saranno in 4 e non in 6 ad affrontarsi nella tradizionale chiusura della campgna elettorale che ad Alba è tradizione ad ogni tornata. Molto democraticamente i 2 principali indiziati al ballottaggio pare abbiano deciso di “tagliare” l’incontro pubblico per concedersi in toto alla propria “claque”.
Sempre tempo permettendo i 4 restanti avranno buoni motivi per attaccare (finalmente), anche se si annuncia scarsa partecipazione popolare, sia perchè se si vorrà magnare o bere bisognerà portarselo da casa, sia perchè pare che la gestapo abbia richiamato in servizio tutti i colonnelli….
Si dice che chi sperava 5 ore fa nel temporale ora non ci spera più tanto….

Pippo Cervella

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giugno 4, 2009

LA MERCE

di Pippo Cervella

Premessa: giuro di dire la verità soltanto la verità, nient’altro che la verità, magari un po’ colorita per renderla più appetibile, ma sarà soltanto la verità. Alla faccia della gestapo.
Ecco, ho usato il termine appetibile, che è l’aggettivo più consono alle fiammelle che incendiano gli spurghi degli ultimi scarichi elettorali albesi. Ormai si mangia dappertutto, come testimonia l’ottimo Busato in un altro post, il politico parla alla pancia, tanto gli elettori sono merce (anzi il suffisso è da cambiare, perché sono lo scarto di ciò che rimane dopo badilate di becchime liofilizzato al gusto di “Libertà”), ma è vero: se non offri da magnare e da bere sei out, sei un pezzente. Deve averlo saputo un belloccio assessore di un settore nevralgico della vita e della campagna elettorale albese, che sabato sera ha organizzato una grigliata elettorale, pare utilizzando manodopera e attrezzature comunali, che si spera almeno abbia pagato di tasca propria; deve averlo saputo un sindaco uscente, che ieri sera mercoledì ha offerto nella sua proprietà, molto più ampia rispetto a 10 anni fa (che faccio, maligno?), una cena pare pantagruelica presa d’assalto da potenziali merci; sicuramente l’hanno saputo anche i legaioli padani che sabato scorso, nella nordica piazza san giovanni, hanno offerto le loro libagioni a Odino affinchè interceda sull’elettore o sul presidente di seggio.
Anche Olindo, dopo numerosi aperitivi, è passato al contrattacco ma è stato un po’ più sobrio: sabato ha turato un vulnus vergognoso nella giornata gastrica tipo della merce, offrendo merenda in piazza con pane e nutella, ieri sera invece gelato e angurie di Librizzi, anche tutto ciò preso d’assalto ma con educazione e senza spintoni, tant’è che in tutta la serata non s’è sentito né un rutto né una scoreggia.
Ma non crediate che Marello se ne stia buono buono eh: migliorista sì, però agli aperitivi non si dice di no, seguendo una tradizione democratica benaltrista che ha già dato grandi successi a livello nazionale; da riconoscergli però una batteria di bocche da fuoco niente male, se è vero che suoi sodali telefonano a casa e “ciuchinano” per strappare questo e quel voto. Asteggiano e la Miroglio, anche loro hanno aperitivato, Magara forse no, ma qualche pallone a qualche gruppo sportivo di nicchia è arrivato, se non da lui sicuramente da candidati in liste presunte sicure che con un centinaio scarso di voti siederanno nel prossimo consiglio comunale.
Che dire ragazzi, io che sono di parte almeno per diritto di sangue qua lo dico, a 2 giorni dalle elezioni e poco meno dalla fine della campagna elettorale: Olindo s’è buttato nella mischia ufficialmente a fine luglio 2008, ufficiosamente a maggio almeno, e in questo modo ha dato un decisivo impulso alla partenogenesi del mostro elettorale. Se lui si butta perché non io? Deve aver pensato il Buon Asteggiano. Visto l’andazzo e il proprio malcontento anche Magara, che è quello a parole più a sinistra di tutti benché si presenti con la destra (come corsivato dalla Versio su Daleggere di giugno) s’è presentato, con Marello e Castellengo già in pista per i fatti loro. Buon ultima la Miroglio, quasi costretta da un sussulto di dignità fortemente ispirato da vertici nazionali, poi regionali infine provinciali susseguenti agli schiaffoni presi dall’ultima giunta (perché dimenticare la sostituzione di un suo assessore con uno leghista a pochi mesi dalla fine della legislatura?).
In campagna elettorale s’è parlato di tutto, chi ha la pazienza di leggersi i giornali locali si accorgerà che tutti i candidati hanno spaziato parecchio dando anche risposte contraddittorie a simili domande poste in tempi diversi, ma la merce questo non lo saprà mai. Come purtroppo non saprà mai fino in fondo cose ovvie cioè il perché del nuovo ospedale, su terreni di proprietà di chi non si sa ma sicuramente i più scomodi e geologicamente instabili del circondario, perché certe varianti al piano regolatore in certe proprietà, perché la ristrutturazione di uno stadio vecchio con uno nuovo già a norma, cosa è successo davvero all’ APRO, perché il comune ha regalato soldi allo scalo di Levaldigi e altre pinzinzacchere. La merce non saprà mai che al primo punto del programma della coalizione uscente 5 anni fa c’era la viabilità, ma non saprà nemmeno che il problema viabilità ad Alba non si risolverà MAI senza soluzioni drastiche e scomode PER TUTTI. La merce non saprà mai che, laddove sorge quella nuova scatola di merci a Mussotto, fini a poco tempo fa c’era una lapide commemorativa di civili uccisi dai nazifascisti vergognosamente rimossa , non saprà mai che alcuni consiglieri regionali minacciano chissà cosa se tu appoggi il tal altro, mentre altri consiglieri regionali spergiurano di appoggiare taluni nell’ombra per poi appoggiare tal altri sotto il sole, ma la merce sa benissimo che farsi vedere a uno dei summentovati aperitivi è molto pericoloso, perché la gestapo ad Alba ha mille occhi, e se sei un geometra che beve al calice sbagliato rischi di dover poi progettare solo pollai.
Ora i sondaggi danno Castellengo attorno al 50%, Marello al 35%, Cervella al 30%, Miroglio 20%, Asteggiano e Magara attorno al 10% a testa. Il 145% degli albesi è quasi convinto che si andrà al ballottaggio, dove però pare che Marello debba poi ottenere almeno il 75% dei voti per essere eletto mentre a Castellengo basterà ottenere il 35% perché vanta un credito pari al 65% maturato da Rossetto alle scorse elezioni. Manca ancora un giorno intero, chi offrirà il digestivo migliore si accaparrerà sicuramente il voto degli indecisi o dei voltagabbana professionisti.

Pippo Cervella

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and you are walking your way from the ground on down…

di Francesco Bogliacino

Quello che scriverò qui di seguito non è un’analisi, ma un’accozzaglia di ricordi. Tutto va letto di conseguenza. Vietato offendersi perchè non mi interessa portare avanti nessuna argomentazione.

————————————————————–

Io la politica l’ho sempre amata, intendendo più o meno l’attenzione partecipata a questioni che hanno a che fare con lo spazio pubblico e le decisioni che vengono prese da chi gestisce il potere. È una definizione del kazzo, lo so, ma non me ne venivano di migliori, non a quest’ora del mattino. Alla fine, tuttavia, ho sempre fatto fatica a capire se valesse la pena votare, e in caso affermativo, a chi regalare una crocetta.

Il mio problema è sempre stato legato a una contraddizione di fondo: ho sempre preso tutto troppo sul serio e allo stesso tempo sono una persona devastata dal dubbio. La prima implica voglia di partigianeria e estremismo sempre e comunque – oltre a grossi problemi nelle relazioni interpersonali quando si hanno 15 anni e si ragiona con una cintura di ormoni attorno al capo – la seconda il mettersi sempre e comunque in discussione, cambiando idea e rovesciando categorie. La mia inutile e breve esistenza è una rassegna di impegni full resources in idee che non hanno mai passato il test della quarta domanda. Ci credete? cresciuto in una famiglia di destra e molto cattolica, con un fratello molto amato e che fino ai 24 non conosceva se non spigoli e bianco/nero – non ringrazierò mai abbastanza il servizio militare per avergli insegnato il concetto di sfumatura e di smoothness – io avevo preso super sul serio anche la mia educazione religiosa. In quel caso non è mai arrivata alla seconda, di domanda…

La politica non fa per me, senza dubbio. È che in politica bisogna vendere certezze. Bisogna avere risposte, non domande. Bisogna credere in un posto, non volerlo continuamente cambiare. I processi decisionali sono meccanismi complicati dove le priorità si stabiliscono con criteri del tutto arbitrari, che violano non tanto l’etica (i discorsi morali mi hanno sempre affascinato tanto quanto il dibattito teologico “l’incubo si riproduce o prende in prestito il seme dall’uomo che lo ospita?”, in base al quale i cattolici si sono sbranati per anni), piuttosto direi la banale logica.

Stamattina è morta un’avvocatessa di 28 annni a Medellin. Ieri due bambini di 16 e 11 anni si sono recati nel suo studio nel centro armati fino ai denti. Hanno minacciato il custode, hanno bussato alla sua porta e l’hanno freddata con quattro colpi. Poi sono scappati, hanno ferito ad un occhio un passante che cercava di bloccarli e sono stati poi fermati dalla polizia. La signora era incinta di 8 mesi e mezzo, fortunatamente il bebè si salverà.

Le armi dei due giovani sicari

Le armi dei due giovani sicari

Che c’entra? niente, direte voi, ma a me piace pormi domande. Certo ieri ero in centro a quell’ora, vagavo come un anima in pena dopo essermi visto il film Bamako. Ero preda della nostalgia dell’Africa e passeggiare tra ladri e puttane mi rasserena. Ad undici anni uno non si procura una pìstola con il silenziatore per organizzare un attentato. Sono sicari contrattati dai gruppi armati, sicuramente vengono da Barrios iperpoveri, sfruttati perchè manipolabili, sacrificabili e non perseguibili. Il più piccolo non può affrontare nemmeno un processo. Non sono per nulla stupito che questo accada, non in Colombia, men che meno a Medellin. Quello che mi domando è: esiste un problema di sicurezza? Si. La gente sta barricata in casa? No.

Ora confrontiamo con quello che succede in Italia. Esiste un problema di sicurezza? Certo, si chiama Mafia. Qualcuno se ne preoccupa? No. In compenso abbiamo schiere di politici che soffiano sul fuoco del razzismo nel nome delle paure dei vecchi. In che senso dei vecchi? Nel senso che è il tipico modo diffidente di affrontare il diverso che hanno le persone anziane e caratterizza un paese declinante e con parabola demografica discendente. Vi faccio un esempio: quando andai in Africa per la prima volta, la mia amata nonnina – che non farebbe del male nemmeno alla mosca più stronza che l’evoluzione riuscisse evntualmente a produrre – mi disse “Vai tra quelli tutti neri con i palmi bianchi? Guarda di non dare troppa confidenza!”. Io non cercai di capire che l’età poteva spingere a giudizi non ponderati, la presi con calma e le dissi semplicemente, con una circonlocuzione moderata, che stava dicendo una puttanata. Poi ritornai sull’argomento al mio arrivo, condii con qualche foto e lei capì.

Non so se è più chiaro ora, ma il punto è semplicemente che il buon senso non è molte volte politicamente spendibile e la logica non sembra essere un buon criterio per rintracciare i problemi. Non me ne vogliano i Giovani per Alba, ma questa mattina pensavo proprio a loro. Hanno tra i 18 e i 30 anni, vivono nelle Langhe e propongono “i corsi di autodifesa?”. Ma come? -dico io – ci ho messo tre minuti su Internet per capire che non esiste nessun problema sicurezza ad Alba.

Bogliacino secondo (a me capita un po’ come a Montalbano) mi segnala immediatamente: di che ti stupisci? Usa una banale logica economica, pensa a un modello di competizione elettorale. Soffiare sul fuoco raccatta voti al centro, dove in Italia abbiamo una massa critica di fifoni baciapile che sognano la pensione. Lo so – risponde Bogliacino primo – ma questo è un racconto, non un’analisi.

Epilogo.

Il mio primo viaggio lo feci a 14 anni, in Irlanda. Era il 1994, da qualcuno enfaticamente ribattezzato il secondo anno del punk. La storia ritorna sempre due volte, la seconda in farsa: a me non toccò il 1977 con i Sex Pistols (e Mas Colell che in un anno metteva quattro Econometrica, tre JET e alcune pubblicazioni minori-si-fa-per-dire), toccò il 1994 con gli Offrsping che cantavano “I am not a geek, I am just a sucker with no self esteem”. A quattrodici anni mi ubriacai di Guinnes in un pub sulle Isole Aran (lì se ne fottevano dell’età). Iniziai a pensare che forse la politica non era tutto. Mi sembrava che fosse il posto più bello del mondo per vivere e pensai che l’Italia non mi avrebbe mai offerto nulla di simile.

Adesso vivo a Medellin, continuo ad adorare la Guinnes anche se qui non si trova. Anni di esperienza mi rendono praticamente impossibile ubriacarmi di birra senza prima esplodere e pisciare 8 milioni di volte. Di tornare in Italia non ho voglia, non so dove sia il posto più bello del mondo ma sogno di svegliarmi a Salvador de Bahia. La Politica? Quella ormai mi fa sempre più vomitare…

Francesco Bogliacino

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giugno 3, 2009

L’abbuffata

1

Castellengo arringa la folla

2

Bolla in ascolto della parola

3

Dov'è il rosé?

4

La battuta qui era: se vedi rosso spara a vista, o è un pomodoro o un comunista

di Giampiero Busato

Ipocritello, essendo nato ad Alba, un po’ lo sono pure io, eccheccazzo. Quindi capita che mi ritrovi su al mio circolo, pochi giorni fa, appena finito di dilettarmi in una borghesissima partita di tennis (in realtà gli altoborghesi che fondarono il Tennis Club Alba nel 1978, compreso l’ex sindaco democrist-sinistreggiante Demaria, ormai vanno al Golf Club di Cherasco perché ha quote di accesso piuttosto esclusive, nel senso che escludono tutti quelli che non hanno taaaaanto grano).

Dopo la partita gironzolo per il club, stravolto dalla calura e dai passanti del mio pugnace avversario.  E scopro che c’è l’aperitivo dei Giovani per Alba. Boia, non posso perdermelo. Del resto sembra farlo apposta: esco di casa e trovo l’Ape Gelataia ed Emanuele Bolla. Faccio un serve&volley, alzo la testa dal campo 6 e mi ritrovo Emanuele Bolla. Se è un segno divino, e io non voglio sottovalutare i segni divini, è mio obbligo morale assistere all’aperitivo. E anche sbocconcellare un po’ di fritto, con qualche calice di rosé servito molto chilled. Ipocrita, dicevo, perché l’aperitivo di destra non s’ha mica da fare per me che poi mi ergo a criticone, però diamine, son le otto di sera, è domenica, penso alla mozzarella di bufala che urla la sua solitudine nel mio frigo. La decisione è presto presa: Castellengo sindaco, e ancora un sorso di rosé, grazie.

Castellengo c’è, in carne e ossa: parla un po’ piemontese e un po’ italiano, la variante est, il traffico, i finanziamenti (il circolo ne ha presi per far giocare le sue squadre di tennis di serie A), il bilancio che è migliorato, Alba nel mondo (eeeeeh). Alla fine, quasi dimentico dei suoi gladiatori, li presenta tutti insieme: “Ah vi presento i giovani. Vieni Bolla, vieni”. C’è Bolla, c’è Lucco Castello (trentasei gradi e abbigliamento da ufficio in novembre, un coraggio sovrumano), ce ne sono anche altri ma mica li conosco tutti (e qualcosa mi dice che neanche lui conosca tutti per nome e cognome): Anolli, forse, boh. Dice che questi sono bravi ragazzi, che Lucco Castello ha spaccato il salvadanaio per comprarsi la pubblicità sulla Gazzetta d’Alba. Boia, la Gazzetta dice che Castellengo ha speso almeno settantamila euro (stima al ribasso) per la campagna, cinquemila li poteva dare ai giovani, no? Prima di andar via me lo presentano, e vengo presentato come un “famoso giornalista”. Mi chiede di mio padre, che scopre di conoscere. Mi dice che adesso devo sparare tutte le cartucce, dai 30 ai 50 nella vita si fa tutto, e che è bello sapere di albesi che spargono la loro albesità nel mondo.

Ieri, poi, ho rifiutato della pizza gratis, sempre di Castellengo, in piazza Savona. Aveste visto la ressa: scene di fame dal Burkina Faso. Per conto mio mica me la sentivo di bissare l’ipocrisia: ipocrita sì, ma mica professionista. Giornata elettoralmente campale, quella di ieri, con gran concerto di Marina Fiordaliso, in arte Fiordaliso, davanti alla nuova fontana. A un certo punto una signora, che vent’anni li ha avuti ma non meno di trent’anni fa, sale sul palco e inizia a sculettare e roteare braccia e gambe. Imbarazzo generale, dal quale Fiordaliso esce prendendo per mano la Cuccarini de noantri e calmandola con una massima che ancora sto cercando di decrittare: “Nella mia vita ho un motto: ama chi sei”. Ama chi sei: o è una linguista inarrivabile, o io ho non ricordo più i pronomi, o non significa un cazzo. Momenti indimenticabili, comunque: volevo fotografarla, la danzatrice del ventre (un po’ ampio) ma non me la sono sentita. Prima di Fiordaliso avevano gorgheggiato gli esponenti tutti della destra albese: il sindaco uscente Rossetto (frase chiave: “Noi non ci vergogniamo della nostra storia, non come altri che lo fanno, e non faccio nomi perché non è il momento giusto”. Ah, e quando è il momento giusto per far nomi, che mancano quattro giorni alle elezioni?), il consigliere regionale Cirio (frase chiave: “Votateci anche in segno di rispetto e di riconoscenza nei confronti del nostro presidente Berlusconi, per tutto quello che il suo governo sta facendo” . E qui ho avuto un mancamento, ho rischiato di versarmi la birretta sulle scarpe e gli avrei chiesto i danni, nel caso), Castellengo (frase chiave: non la ricordo, stavo ancora rimuginando su quella di Cirio). Forse anche lui ha detto “Ama chi sei”.

Giampiero Busato*

*Articolo pubblicato anche QUI, che poi sarebbe casa sua

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