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giugno 25, 2009

UNA MARCHETTA VISTA DAL DI DENTRO

di Pippo Cervella

Da dove parte il successo di Marello? Qual è il magma primordiale da dove hanno iniziato a segregarsi i primi cristalli idiomorfi che sono andati successivamente a comporre la granitica sconfitta dei Castellengos? Ma soprattutto ha Vinto Marello o ha perso Castellengo? Comincerei dall’ultima domanda, che è anche la più facile: Ha vinto Marello, nel testa a testa ha stracciato l’avversario e spazzato via il fragile teatrino di cartone che lo teneva su; è arrivato al ballottaggio grazie a un grande lavoro di squadra ma nel finale ha staccato tutti con una poderosa pedalata e secondo me la gente l’ha votato anche perché è riuscito a smarcarsi leggermente dall’ala oltranzista della sinistra migliorista, emergendo nettamente sulla ganga livorosa e desiderosa di vittoria solo per consumare vendetta. E Castellengo? Ha perso sicuramente, ma io me lo immagino nella sua solitudine, seduto davanti al proprio scrittoio, che si sincera di essere solo, spegne il cellulare, apre il cassetto e s’accende un Cohiba mettendo i piedi sulla scrivania, aspirando rilassato ampie boccate: s’è trovato a dover fare quello che non voleva fare e c’è qualcuno che ha perso molto più di lui. Cirio per esempio, il vignettista, trombato come candidato alla presidenza della provincia, indi trombato come candidato sindaco, che soffiava come un mantice pro Marello confidando nell’ingovernabilità per avere nuove elezioni e invece salvo ricorsi accolti non le avrà. Tra l’altro il Cirio zitto zitto, quatto quatto, manzo manzo s’è fatto eleggere consigliere provinciale in un collegio doglianese, segno che lui stesso remava contro se stesso ad Alba.
Ha perso Zanoletti, i cui unici interventi pubblici in campagna elettorale sono stati quelli contro Cervella, ha perso Zanoletti che, con l’obelisco Paganelli (l’unico sottosegretario ai lavori pubblici di origine albese che in quanto tale non è stato in grado di far approvare nemmeno un centimetro dell’Asti-Cuneo) pare avesse posto il veto su Cirio sindaco. Il muro destrorso che ha dominato Alba negli ultimi 10/20 anni è stato colpito ferocemente e forse demolito. Un po’ meno sconfitto ma sempre tale il Rossetto, l’”utile idiota” in mano al mangiafuoco, stritolato dal clientelarismo ostentato ed eccessivamente “blagato” che ha portato Alba a non votare a destra ma che, appena messo il naso fuori dal circondario albese, ha ottenuto un buon successo personale a livello provinciale. Ovviamente se sconfitti sono i manovratori stessa sorte è toccata alle marionette, molte delle quali si dice s’aggirino a testa bassa nel cuore della movida albese. E Cerrato? Il Mastella delle Langhe? Esce, salvo ricorsi accolti, dal consiglio comunale dopo una lunga militanza: da pezzo pregiato del mercato in caso di consiglio comunale marelliano in salsa castellenghiana a semplice cittadino il passo dev’essere stato brevissimo e molto doloroso, ma non me lo immagino troppo abbattuto, qualcosa lo farà.
Ora però voglio rispondermi alla mia prima domanda, come un ospite marzulliano qualsiasi.
Esattamente un anno fa uscì allo scoperto, annunciando pomposo la propria candidatura a sindaco e supportandola da un’immediata copertura mediatica di un certo rilievo, il tale Cervella. Successivamente lo stesso rifiutò fermamente di partecipare alla pantomima delle primarie, attirandosi l’ira dei piddini veraci: cosa sarebbe successo in una corsa a tre tra Marello, Castellengo e uno zero e fischia percento qualsiasi?
Non ne esiste la controprova ma 400 candidati, 6 aspiranti sindaci, discussioni, aperitivi, striscioni e ogni ben di dio proposto hanno creato il disorientamento necessario a disperdere quel 12% decisivo di voti sindaco al primo turno. Il 6,69% conquistato dal Cervella, risultato magro in rapporto allo sforzo profuso ma decisivo allo stato delle cose, ha poi fatto buona parte del resto, contribuendo in maniera decisiva al ballottaggio.
Fosse stata una strategia studiata a tavolino sarebbe stato sicuramente il parto di un diabolico e perverso politicante di lungo corso: visto che Alba non è mai stata di centrosinistra, facciamo credere al centrodestra che c’è una terza via, portiamo via loro i voti necessari per andare al ballottaggio e una volta lì speriamo che si rosolino da soli con le solite tiritere ciricio-berlusconiche e con la loro sicumera da Alba-è-e-sarà-di-destra-sempre. Così è stato.
La morale è: se si vuol cambiare qualcosa bisogna fare casino e farne tanto, alla faccia delle svolte politiche radical chic sempre vagheggiate e mai realizzate. Forse.

Pippo Cervella

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giugno 18, 2009

Bar politic – 16. CHE PAZZA IDEA……

di Pippo Cervella

….. ma sarebbe la più logica e sensata, secondo me, visti e considerati gli ultimi sviluppi e tenendo presente sempre il mio personale orientamento al ballottaggio verso Marello.
Allora, ricapitolando, dalle urne albesi è emerso quanto segue, cioè la necessità avvertita dalla gente di un cambiamento, testimoniato dal ballottaggio, dal consiglio comunale semirivoluzionato e dalla squadra di assessori uscenti azzerata; altresì è venuta fuori una distribuzione dei seggi in consiglio favorevole alla coalizione uscente, i cui elettori hanno chiaramente manifestato il non gradimento verso il candidato sindaco.
Se vincesse Castellengo non cambierebbe nulla, tutto rimarrebbe come prima e la governabilità sarebbe assicurata secondo i classici canoni.
Se vincesse Marello si avrebbe quel 10-11 che costringerebbe il giovane avvocato ad equilibrismi non di poco conto, con possibile commissariamento e nuovo ricorso alle urne in tempi più o meno brevi. Ma allora perché no? Perché non farlo? Io i margini li vedo: un Castellengo le cui spalle non sono più di tanto protette dal mentore cittadino principale, quel consigliere regionale che immagino un po’ nervoso per gli sviluppi comunali e provinciali dell’ultima tornata elettorale, una squadra di ex assessori che non siede in consiglio comunale e quindi in teoria senza troppi diritti da accampare.
Certo bisognerebbe rinunciare a: “redde rationem” e quindi sfanculamenti e caroselli d’auto sotto casa del rivale il lunedì sera, vicesindacature forse già promesse all’ala migliorista dura e pura, incarichi in partecipate comunali già assegnati su base politica e partitocratica.
Però un VICESINDACO CASTELLENGO (o chi per esso, perché no, Rossetto?), e conseguente redistribuzione ponderata delle cariche, una volta passata la nausea da puzza sotto il naso dell’una e dell’altra fazione, avrebbe più vantaggi che svantaggi in una realpolitik come quella che s’è venuta a determinare. Sì lo so, mi direte che ci sono i partiti centralisti, c’è la Regione che non acceterebbe mai…ma dai! Per Marello sarebbe un salvacondotto a vita di credibilità e un messaggio chiaro d’indipendenza verso quei consiglieri regionali che hanno cercato in tutti i modi di mettergli il bastone tra le ruote salvo poi appoggiarlo in vista dello striscione dell’ultimo chilometro, per Castellengo (o chi per esso, Rossetto?) un’occasione per lanciare un messaggio chiaro e netto ai succhia ruote che per 10 anni hanno indebolito l’autorità dell’istituzione del sindaco ad Alba. Continuità e Rinnovamento insieme. Tanto i programmi elettorali dei due sono uguali, su, smettiamola di smenazzarcela. Proviamoci, se non per 5 anni almeno per un paio, ne avremo tutti da guadagnarci. E’ la soluzione più logica, semplice, per chi vuole uscire da una politica paludata, melmosa e malmostosa che rallenta l’iter burocratico dell’azienda atipica “Comune”, la cui funzione principale è quella di erogare servizi.
Sempre che vinca Marello.
Ah se Olindo fosse mai andato al ballottaggio……

Pippo Cervella

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giugno 17, 2009

Bar politic – 13. AL LUPO, AL LUPO!

di Pippo Cervella

http://www.carlocastellengo.it/Attenzione.html
L’ufficio elettorale di Alba, dopo il ministero dell’interno, s’è mosso! Qua la situazione pare abbastanza chiara, hanno ragione i Castellengos, nonostante i miglioristi dell’opposizione perseverino nel sostenere il contrario. Io mi permetto di prendere per buono questo annuncio e anche questo:
http://www.targatocn.it/it/zone_ab.php
E quindi? Mi permetto di ricapitolare alcune possibilità:
1) Al ballottaggio vince Castellengo: Amen! I Cattocumunisti rientrano nel recinto e riprendono vigorosamente a fare opposizione (ottima) in consiglio comunale e nelle milioni di associazioni presenti sul territorio, è stata una bella avventura, grazie a tutti. I Castellengos tirano un sospiro di sollievo, Cirio ri-pensa a cosa fare il prossimo anno alle regionali e per cautelarsi si riprende o rinvigorisce un posto nell’ente fiera (non so nel dettaglio come sia la situazione ma il concetto penso sia chiaro). Zanoletti sta in silenzio.
2) Al Ballottaggio vince Castellengo: parte una serie di ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato, al Tribunale, alle varie circoscrizioni di quartiere, agli uffici elettorali, al WWF, alla fondazione di Don Verzè. I vari enti summentovati decidono che così non si può andare avanti, il comune viene commissariato, arriva Basettoni (e con lui Manetta e Gambadilegno) o il commissario Cattani della Piovra e a maggio si ritorna alle urne. Cirio si presenta candidato sindaco. Zanoletti sta in silenzio.
3) Al Ballottaggio vince Marello: sarebbe una “caccia” importante per lui, dal 9-11 passerebbe al 10-11 con la Pantalera Cerrato che a questo punto avrebbe in mano il Libro della Catena, le chiavi di Alba oltre a quelle di San Giuseppe e speriamo di casa sua. Cerrato quindi ministro di qualcosa, Cirio pronto a tutto pur di far cadere il consiglio entro Natale e presentarsi a maggio di nuovo alle urne, senza contare Cervella che dà l’appoggio esterno ma non ha giurato fedeltà all’ordine dei cavalieri del Tabernacolo del 68. Zanoletti si liscia il barbone ma sta zitto.
4) Al Ballottaggio vince Marello: vedi punto 2, solo con Cirio un po’ più gasato e Zanoletti che ottiene di celebrare la messa in Duomo una volta la settimana. In silenzio però.

Non so, a naso potrebbero esserci anche altre possibilità, compresa la guerra civile e le barricate in piazza fatte contro la borghesia che crea falsi miti di progresso, oppure Zanoletti che fa un comizio, oppure Mimmo di Mora, quello delle mille e passa partita nei mitici “Amici del Pallone” di Gazzettiana memoria negli anni 90 che si candida sindaco.
L’unica cosa sicura è che domenica solo se Castellengo vincesse potrebbero schioccare i tappi di champagne, schioccassero nel caso opposto sarebbe proprio una questione di pessimo gusto. Lo so brucerebbe anche a me ma, cari amici e perché no per il momento colleghi Marellos, siamo chiamati ad un’ulteriore prova di forza, sopportare il contrappasso di non poter festeggiare a causa del peccato originale del centrosinistra albese, la sicumera migliorista che uso a profusione ma che mi fotografa molto bene la situazione. Questo peccato a destra non crea pena dantesca, a sinistra sì. Forse s’è anche infranto l’undicesimo comandamento, cioè “non blagare”, ma qui bisognerebbe chiedere bene bene a Don Valentino.
Bene io ho finito. Corro a fare il pieno al Camper e a stirare le magliette……….

Pippo Cervella

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giugno 16, 2009

Bar politic – 11

di Ezio Massucco

From Alba to Phoenix (parentesi di decongestione nell’arduo cammino di preparazione al voto)

“Osservazione cinica: il fatto che nel discorso di stamani John McCain abbia a più riprese lamentato una certa «povertà morale» dell’America, una «perdita di pudore» che lui attribuisce «all’assalto incessante di forme di intrattenimento improntate alla violenza, che hanno perduto la bussola morale a favore del profitto» (le metafore di McCain tendono a complicarsi un po’ quand’è su di giri), e ha prodotto una serie di suoni che messi insieme somigliavano davvero un sacco a una proposta di regolamentazione federale di tutte le forme di intrattenimento degli Stati Uniti, che avrebbe come minimo pericolose implicazioni sul piano costituzionale, ebbene, tutto ciò per quelli della Cnn non è di particolare interesse. E nemmeno sono alla ricerca di quell’agghiacciante passaggio del discorso in cui McCain ha dichiarato che il nostro prossimo presidente dovrebbe essere considerato «comandante in capo della guerra alla droga», con facoltà di inviare denaro e (a sentirlo si sarebbe detto) anche l’esercito, se necessario, in quei «Paesi che a quanto pare necessitano di assistenza per controllare le esportazioni di veleni che minacciano i nostri figli». Considerando che il controllo dei mezzi di comunicazione da parte dello Stato è uno dei grandi mali su cui puntiamo il dito quando vogliamo distinguere le democrazie liberali dai regimi repressivi, e che proprio l’aver inviato l’esercito ad «assistere» degli Stati sovrani nei loro affari interni ha cacciato gli Stati Uniti in alcuni dei più grossi casini della seconda metà del secolo scorso, l’impressione è che siano questi passaggi del discorso di McCain le vere «parole di guerra» che un elettorato democratico maturo potrebbe voler sentire al telegiornale. A noi invece non importa, evidentemente, e quindi nemmeno alle televisioni. E’ anzi possibile ipotizzare che una delle ragioni principali per cui così tanti giovani di orientamento indipendente e democratico sono entusiasti di McCain è che i media che seguono la campagna elettorale dedicano un sacco di tempo alla sua pimpante schiettezza e pochissima alle affermazioni destrorse talvolta estremamente spaventose che tale schiettezza lo porta a fare… ma non importa, perché la cosa davvero avvincente qui al tavolo di destra dell’F1 (“Fuffa 1”, il pullman che trasporta i giornalisti accreditati al seguito di John McCain nella campagna per le primarie repubblicane del 2000, così ribattezzato dall’autore, ndr) è ciò che succede alla faccia di McCain sullo schermo del Sony Sx mentre quelli della Cnn sorvolano rapidamente sui dettagli noiosi del discorso. McCain ha i capelli bianchi (prematuro souvenir di Hoa Lo) e le sopracciglia scure, e il cuoio capelluto rosa sotto una cosa che non è esattamente un riporto, e due guance un po’ paffute, e con un normale fast-forward analogico la sua faccia dovrebbe semplicemente sembrare ridicola, semplicemente come qualsiasi altra persona sembra spastica e ridicola in fast-forward. Ma i nastri e le apparecchiature di montaggio della Cnn sono digitali, perciò quel che succede in fast-forward è che le inquadrature in primo piano di John McCain con otto delle strisce della grande bandiera sullo sfondo non accelerano diventando ridicole, ma piuttosto esplodono in una miriade di cubetti e quadratini digitali, e tutti questi pezzi si mescolano forsennatamente sullo schermo e si gonfiano e indietreggiano, e si ricollocano al ritmo frenetico del fast-forward, e l’immagine che ne risulta pare uscita dalla peggiore esperienza con le droghe di tutti i tempi, i cubetti e i riquadri di un cubo di Rubik fisiognomico che volano qua e là e cambiano forma e a volte paiono sul punto di trasformarsi nella faccia di un essere umano ma senza mai risolversi in una faccia, sullo schermo ad alta velocità.”

David Foster Wallace, “Forza, Simba”, in “Considera l’aragosta. E altri saggi”,  Einaudi, Torino 2006, traduzione di Matteo Colombo. Per gentile concessione Einaudi e GB.

Ezio Massucco

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giugno 12, 2009

“La leggenda dello scrittore sull’Oceano”, di Gabriele Romagnoli

Il reportage perfetto, dal maestro del racconto per giornale

QUI

[Vanity Fair n. 24 del 17.06.2009]

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giugno 10, 2009

Bar politic – 5

Questo uomo è stato eletto. 18.354 preferenze nella circoscrizione II Nord-Est

Nemmeno i Castellengo’s sono giunti a tanto

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Bar politic – 3

L’anatra ha bisogno di un ortopedico.
Un pensiero, un’idea, un’ipotesi, una voce, una considerazione, un’affermazione, un imperativo: se voti Marello al ballottaggio, il sindaco governerà senza maggioranza. Cioè non governerà. Frena! Welcome to Italy, my friend.
La chiamano, con una fantasia degna del Nobel per la creatività, l’anatra zoppa. Semplifico per chi su queste cose si addormenta: per avere 12 consiglieri su 20 in municipio, cioè la maggioranza, la coalizione che sostiene il sindaco eletto deve avere il 50%+1 dei voti validi. Se così non è – e se vince Marello, così non è – la ripartizione dei seggi non tiene conto del premio di maggioranza, per cui Marello avrà 9 consiglieri in appoggio, Castellengo 10, e il civico Cervella a far da undicesimo*. Con Marello sindaco. Quindi: un sindaco in minoranza. L’anatra sciancata. E qui, benvenuti in Italia capitolo 1, perchè lo scandalo di una simile idiozia tecnica non è tanto sia stata fatta, quanto non sia stata ancora corretta, dal ‘95 che ce la portiamo dietro.
Avete mai visto un politico dimettersi appena raggiunta la cadrega? Avete mai visto un politico tornare alle urne per un difetto tecnico della legge elettorale? Invece: quante volte un appena eletto nelle liste di un partito alla prima occasione utile s’è seduto un po’ più in là,  assieme a quelli di cui fino a due settimane prima aveva detto peste e corna? Quante volte un appena eletto se n’è uscito dalle aule per attestare la fiducia a un governo o a una giunta che fino a due settimane prima aveva ritenuto demonio?
I casi celebri: Berlusconi cerca di infilare a Incantesimo la fidanzata di un senatore dell’opposizione affinchè ogni tanto vada a farsi un giro per Roma anziché sedere nell’emiciclo (cercare su youtube, intercettazione Berlusconi-Saccà); Zanoletti, anno 1994, appena eletto nel PPI, al momento della fiducia al governo Berlusconi I se ne sta al bar per l’aperitivo; le danze di Mastella in equilibrio sul meridiano zero, il centro della politica; et cetera, et cetera: benvenuti in Italia capitolo 2.
Cervella assessore, comunque, garantisce il 10 pari*. E consigli comunali al netto di raffreddori e di emicranie. E magari si libera un posto a Telecupole.

Aquì, todos por Eta?
Lo chiesi in un bar di Vitoria. Quelli con me ridono ancora adesso, la cameriera mi fulminò imbarazzata: “Ehm, no“. Ma a Vitoria, capitale dei Paesi Baschi, e in tutta la più vasta terra chiamata, ’spiace per gli indipendentisti, Spagna, votare per Euskal Herritarrok o per il PSOE non è difficile. Tecnicamente, intendo.
Stavo spiegando il mio lavoro dello scorso fine settimana a tre colleghi spagnoli. Avevo parlato delle anatre in ortopedia e del voto disgiunto, possibile alle comunali ma non alle provinciali e alle regionali, del ballottaggio alle provinciali e alle comunali ma non alle regionali, del premio di maggioranza alla coalizione che ottiene la maggioranza relativa, con sbarramento su scala nazionale al 4% per la Camera ma dell’8% a livello regionale e senza premio di maggioranza per il Senato, e poi la funzione strettamente abrogativa del referendum, stavo parlando di questo quando a un collega calvo sono poco alla volta ricresciuti i capelli, la collega bionda è diventata bruna, al collega crespo è spuntata una criniera cavallina.
Poi, pallore in viso, tremore, convulsioni e vomito: in quel momento stavo dicendo del Manuale del Presidente di Seggio, dei tre giorni impiegati in un’aula di scuola, della conta dei voti, delle timbrature e delle tabelle di scrutinio da inviare in differenti buste denominate non Pippo o Cammello, ma 8a, 8b e 8c (e sono solo 3 delle circa 15).
Infine hanno ripreso l’aspetto di inizio giornata, con la sola differenza di un punto di domanda tatuato in fronte. E mi hanno spiegato il sistema spagnolo.
Entri ai seggi, da un tavolo prendi le schede – che sono tante quanti i partiti che si presentano – e le porti in cabina. Quella che rappresenta il partito che intendi votare la metti in una busta, chiusa. Le altre le butti o te le porti a casa per i tavoli con le gambe che ballano o per il putagè. Poi esci dalla cabina e imbuchi la busta nell’urna. Se allo spoglio in una busta ci sono più schede, il voto è nullo. Molti la scheda la portano da casa, perchè i partiti la inviano per posta. Conta lo spoglio delle buste, e le schede dentro contenute. Fine.
Ho cercato di spiegare perchè da noi questo sistema sarebbe impossibile.
Francamente, non ci sono riuscito.

* Aggiornamenti:

- ho fatto i conti, se ben ricordo il sistema, Cervella non garantirebbe il 10 pari. Dovrebbe essere: 8 Marello, 1 Cervella, 11 Castellengo. Attendo lumi da chi, in zona, ha avuto modo di saperne di più.

- Giulio Segino, di Gazzetta d’Alba, precisa in un commento le ipotesi sui seggi

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giugno 9, 2009

Bar politic – 2

Un cavallo per senatore: si chiamava Incitatus.
Marello prende il 5,45% in più della somma delle liste che lo sostengono, Castellengo prende il 5,48% in meno delle sue d’appoggio. Su facebook i miei amici Giovani dicono che è un’ingiustizia andare al ballottaggio con la maggioranza assoluta dei voti a livello di lista. E sono delusi, come evidenza Giampiero Busato.
Direi al contrario che c’è stata, incredibilmente, giustizia, e che è stata anzi l’epifania della ragion d’essere del voto disgiunto. Finalmente, pure. Anche un cavallo avrebbe ritenuto più presentabile la candidatura di Marello rispetto a quella di Castellengo.
Assolutamente per ragioni estetiche, ovvio.
Avete mai sentito di qualcuno eletto per ragioni etiche?

Gancia puta, puta Gancia.
Si sa: il maschio medio in gruppo, quando l’io della finezza è preso a calci dagli istinti bestiali, è un animale. E dice le peggio cose, che poi (non) smentisce. Immaginatevi i commenti sulla Gianna Gancia e il suo Caldereul. Anche lei, però. Le facce sui manifesti, in estasi mistica. Sguardo rivolto all’orizzonte celestiale, come se qualcuno, da sotto, stesse. Orgasmica. E sui meno giovani, ma bigotti e imborghesiti cuneesi arricchiti, più animali sebbene in via sommersa, l’effetto mamma-con-figlio-e-nuovo-compagno: eh, ma non è seria; eh, ma è divorziata; eh, ma non può ricevere la comunione.
E poi: ma quant’è bravo il Mino; ma quant’è sveglio il Taricco; ma come lavora bene l’assessore in Regione; è di sinistra, ma è una brava persona.
Slogan subliminale: la bellezza conta. Slogan superficiale: ma conta di più il partito.

Castellengo santo subito. Anzi no(n ancora).
Castellengosindaco: un mantra avvistato: sull’acqua naturale, sul gelato alla crema, sul treno per i bambini, sulla pizza margherita, sul Martini bianco, sul rosé al tennis club, sull’ugola di Fiordaliso, e chissà dove anche. Io l’ho sognato due volte, di notte. Quasi mancherà.
Se avessero scrutinato la frequenza e l’intensità degli slogan, Castellengo sarebbe il sindaco più votato d’Italia.
E invece, si mangia e si beve ancora per due settimane. Prodotti griffati, of course.

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Bar politic – 1

Inizia Giampiero Busato, con “Due di picche“, sul risultato elettorale dei Giovani per Alba.

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“Castellengo sindaco”, ma non subito (e forse neanche dopo)

Come è andata alle Comunali di Alba lo trovi QUI.

Castellengo (cdx) 46,10%
Marello (csn) 41,39%
Miroglio (UDC) 2,81%
Cervella (IDV+civiche) 6,69%
Asteggiano (civica) 2,20%
Magara (civica) 0,80%

Mi ero divertito a pronosticare:
Castellengo (cdx) 45,82%
Marello (csn) 34,70%
Miroglio (UDC) 9,55%
Cervella (IDV+civiche) 6,88%
Asteggiano (civica) 2,38%
Magara (civica) 0,67%

(La provincia, invece, l’ho clamorosamente toppata!)

(…ci torno, ma intanto segnalo questa mezza rivoluzione)

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giugno 7, 2009

O mutos deloi

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giugno 6, 2009

I pronostici li azzecca chi non li fa

Poche ore all’inizio del voto. Ecco come andrà.

Elezioni Europee
Pdl 34,76%
Pd 24,16%
Lega Nord 13,78%
IDV 10,79%
UDC 6,66%
Rif.Com. 4,76%
Altri <4%

Primo turno comune di Alba (CN)
Castellengo (cdx) 45,82%
Marello (csn) 34,70%
Miroglio (UDC) 9,55%
Cervella (IDV+civiche) 6,88%
Asteggiano (civica) 2,38%
Magara (civica) 0,67%

Secondo turno comune di Alba (CN)
Marello (csn) 6.304 voti 50,22%
Castellengo (cdx) 6.248 voti 49,78%

Primo turno provincia di Cuneo
Gancia (cdx) 43,67%
Taricco (csn) 41,44%
Delfino (UDC) 4,71%
Altri <4%

Secondo turno provincia di Cuneo
Taricco (csn) 61,89%
Gancia (cdx) 38,11%

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giugno 5, 2009

Aggiornamento chiusura campagna elettorale di Alba (CN)

di Pippo Cervella

Si dice che stasera in piazza Savona, tempo permettendo, saranno in 4 e non in 6 ad affrontarsi nella tradizionale chiusura della campgna elettorale che ad Alba è tradizione ad ogni tornata. Molto democraticamente i 2 principali indiziati al ballottaggio pare abbiano deciso di “tagliare” l’incontro pubblico per concedersi in toto alla propria “claque”.
Sempre tempo permettendo i 4 restanti avranno buoni motivi per attaccare (finalmente), anche se si annuncia scarsa partecipazione popolare, sia perchè se si vorrà magnare o bere bisognerà portarselo da casa, sia perchè pare che la gestapo abbia richiamato in servizio tutti i colonnelli….
Si dice che chi sperava 5 ore fa nel temporale ora non ci spera più tanto….

Pippo Cervella

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giugno 4, 2009

LA MERCE

di Pippo Cervella

Premessa: giuro di dire la verità soltanto la verità, nient’altro che la verità, magari un po’ colorita per renderla più appetibile, ma sarà soltanto la verità. Alla faccia della gestapo.
Ecco, ho usato il termine appetibile, che è l’aggettivo più consono alle fiammelle che incendiano gli spurghi degli ultimi scarichi elettorali albesi. Ormai si mangia dappertutto, come testimonia l’ottimo Busato in un altro post, il politico parla alla pancia, tanto gli elettori sono merce (anzi il suffisso è da cambiare, perché sono lo scarto di ciò che rimane dopo badilate di becchime liofilizzato al gusto di “Libertà”), ma è vero: se non offri da magnare e da bere sei out, sei un pezzente. Deve averlo saputo un belloccio assessore di un settore nevralgico della vita e della campagna elettorale albese, che sabato sera ha organizzato una grigliata elettorale, pare utilizzando manodopera e attrezzature comunali, che si spera almeno abbia pagato di tasca propria; deve averlo saputo un sindaco uscente, che ieri sera mercoledì ha offerto nella sua proprietà, molto più ampia rispetto a 10 anni fa (che faccio, maligno?), una cena pare pantagruelica presa d’assalto da potenziali merci; sicuramente l’hanno saputo anche i legaioli padani che sabato scorso, nella nordica piazza san giovanni, hanno offerto le loro libagioni a Odino affinchè interceda sull’elettore o sul presidente di seggio.
Anche Olindo, dopo numerosi aperitivi, è passato al contrattacco ma è stato un po’ più sobrio: sabato ha turato un vulnus vergognoso nella giornata gastrica tipo della merce, offrendo merenda in piazza con pane e nutella, ieri sera invece gelato e angurie di Librizzi, anche tutto ciò preso d’assalto ma con educazione e senza spintoni, tant’è che in tutta la serata non s’è sentito né un rutto né una scoreggia.
Ma non crediate che Marello se ne stia buono buono eh: migliorista sì, però agli aperitivi non si dice di no, seguendo una tradizione democratica benaltrista che ha già dato grandi successi a livello nazionale; da riconoscergli però una batteria di bocche da fuoco niente male, se è vero che suoi sodali telefonano a casa e “ciuchinano” per strappare questo e quel voto. Asteggiano e la Miroglio, anche loro hanno aperitivato, Magara forse no, ma qualche pallone a qualche gruppo sportivo di nicchia è arrivato, se non da lui sicuramente da candidati in liste presunte sicure che con un centinaio scarso di voti siederanno nel prossimo consiglio comunale.
Che dire ragazzi, io che sono di parte almeno per diritto di sangue qua lo dico, a 2 giorni dalle elezioni e poco meno dalla fine della campagna elettorale: Olindo s’è buttato nella mischia ufficialmente a fine luglio 2008, ufficiosamente a maggio almeno, e in questo modo ha dato un decisivo impulso alla partenogenesi del mostro elettorale. Se lui si butta perché non io? Deve aver pensato il Buon Asteggiano. Visto l’andazzo e il proprio malcontento anche Magara, che è quello a parole più a sinistra di tutti benché si presenti con la destra (come corsivato dalla Versio su Daleggere di giugno) s’è presentato, con Marello e Castellengo già in pista per i fatti loro. Buon ultima la Miroglio, quasi costretta da un sussulto di dignità fortemente ispirato da vertici nazionali, poi regionali infine provinciali susseguenti agli schiaffoni presi dall’ultima giunta (perché dimenticare la sostituzione di un suo assessore con uno leghista a pochi mesi dalla fine della legislatura?).
In campagna elettorale s’è parlato di tutto, chi ha la pazienza di leggersi i giornali locali si accorgerà che tutti i candidati hanno spaziato parecchio dando anche risposte contraddittorie a simili domande poste in tempi diversi, ma la merce questo non lo saprà mai. Come purtroppo non saprà mai fino in fondo cose ovvie cioè il perché del nuovo ospedale, su terreni di proprietà di chi non si sa ma sicuramente i più scomodi e geologicamente instabili del circondario, perché certe varianti al piano regolatore in certe proprietà, perché la ristrutturazione di uno stadio vecchio con uno nuovo già a norma, cosa è successo davvero all’ APRO, perché il comune ha regalato soldi allo scalo di Levaldigi e altre pinzinzacchere. La merce non saprà mai che al primo punto del programma della coalizione uscente 5 anni fa c’era la viabilità, ma non saprà nemmeno che il problema viabilità ad Alba non si risolverà MAI senza soluzioni drastiche e scomode PER TUTTI. La merce non saprà mai che, laddove sorge quella nuova scatola di merci a Mussotto, fini a poco tempo fa c’era una lapide commemorativa di civili uccisi dai nazifascisti vergognosamente rimossa , non saprà mai che alcuni consiglieri regionali minacciano chissà cosa se tu appoggi il tal altro, mentre altri consiglieri regionali spergiurano di appoggiare taluni nell’ombra per poi appoggiare tal altri sotto il sole, ma la merce sa benissimo che farsi vedere a uno dei summentovati aperitivi è molto pericoloso, perché la gestapo ad Alba ha mille occhi, e se sei un geometra che beve al calice sbagliato rischi di dover poi progettare solo pollai.
Ora i sondaggi danno Castellengo attorno al 50%, Marello al 35%, Cervella al 30%, Miroglio 20%, Asteggiano e Magara attorno al 10% a testa. Il 145% degli albesi è quasi convinto che si andrà al ballottaggio, dove però pare che Marello debba poi ottenere almeno il 75% dei voti per essere eletto mentre a Castellengo basterà ottenere il 35% perché vanta un credito pari al 65% maturato da Rossetto alle scorse elezioni. Manca ancora un giorno intero, chi offrirà il digestivo migliore si accaparrerà sicuramente il voto degli indecisi o dei voltagabbana professionisti.

Pippo Cervella

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and you are walking your way from the ground on down…

di Francesco Bogliacino

Quello che scriverò qui di seguito non è un’analisi, ma un’accozzaglia di ricordi. Tutto va letto di conseguenza. Vietato offendersi perchè non mi interessa portare avanti nessuna argomentazione.

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Io la politica l’ho sempre amata, intendendo più o meno l’attenzione partecipata a questioni che hanno a che fare con lo spazio pubblico e le decisioni che vengono prese da chi gestisce il potere. È una definizione del kazzo, lo so, ma non me ne venivano di migliori, non a quest’ora del mattino. Alla fine, tuttavia, ho sempre fatto fatica a capire se valesse la pena votare, e in caso affermativo, a chi regalare una crocetta.

Il mio problema è sempre stato legato a una contraddizione di fondo: ho sempre preso tutto troppo sul serio e allo stesso tempo sono una persona devastata dal dubbio. La prima implica voglia di partigianeria e estremismo sempre e comunque – oltre a grossi problemi nelle relazioni interpersonali quando si hanno 15 anni e si ragiona con una cintura di ormoni attorno al capo – la seconda il mettersi sempre e comunque in discussione, cambiando idea e rovesciando categorie. La mia inutile e breve esistenza è una rassegna di impegni full resources in idee che non hanno mai passato il test della quarta domanda. Ci credete? cresciuto in una famiglia di destra e molto cattolica, con un fratello molto amato e che fino ai 24 non conosceva se non spigoli e bianco/nero – non ringrazierò mai abbastanza il servizio militare per avergli insegnato il concetto di sfumatura e di smoothness – io avevo preso super sul serio anche la mia educazione religiosa. In quel caso non è mai arrivata alla seconda, di domanda…

La politica non fa per me, senza dubbio. È che in politica bisogna vendere certezze. Bisogna avere risposte, non domande. Bisogna credere in un posto, non volerlo continuamente cambiare. I processi decisionali sono meccanismi complicati dove le priorità si stabiliscono con criteri del tutto arbitrari, che violano non tanto l’etica (i discorsi morali mi hanno sempre affascinato tanto quanto il dibattito teologico “l’incubo si riproduce o prende in prestito il seme dall’uomo che lo ospita?”, in base al quale i cattolici si sono sbranati per anni), piuttosto direi la banale logica.

Stamattina è morta un’avvocatessa di 28 annni a Medellin. Ieri due bambini di 16 e 11 anni si sono recati nel suo studio nel centro armati fino ai denti. Hanno minacciato il custode, hanno bussato alla sua porta e l’hanno freddata con quattro colpi. Poi sono scappati, hanno ferito ad un occhio un passante che cercava di bloccarli e sono stati poi fermati dalla polizia. La signora era incinta di 8 mesi e mezzo, fortunatamente il bebè si salverà.

Le armi dei due giovani sicari

Le armi dei due giovani sicari

Che c’entra? niente, direte voi, ma a me piace pormi domande. Certo ieri ero in centro a quell’ora, vagavo come un anima in pena dopo essermi visto il film Bamako. Ero preda della nostalgia dell’Africa e passeggiare tra ladri e puttane mi rasserena. Ad undici anni uno non si procura una pìstola con il silenziatore per organizzare un attentato. Sono sicari contrattati dai gruppi armati, sicuramente vengono da Barrios iperpoveri, sfruttati perchè manipolabili, sacrificabili e non perseguibili. Il più piccolo non può affrontare nemmeno un processo. Non sono per nulla stupito che questo accada, non in Colombia, men che meno a Medellin. Quello che mi domando è: esiste un problema di sicurezza? Si. La gente sta barricata in casa? No.

Ora confrontiamo con quello che succede in Italia. Esiste un problema di sicurezza? Certo, si chiama Mafia. Qualcuno se ne preoccupa? No. In compenso abbiamo schiere di politici che soffiano sul fuoco del razzismo nel nome delle paure dei vecchi. In che senso dei vecchi? Nel senso che è il tipico modo diffidente di affrontare il diverso che hanno le persone anziane e caratterizza un paese declinante e con parabola demografica discendente. Vi faccio un esempio: quando andai in Africa per la prima volta, la mia amata nonnina – che non farebbe del male nemmeno alla mosca più stronza che l’evoluzione riuscisse evntualmente a produrre – mi disse “Vai tra quelli tutti neri con i palmi bianchi? Guarda di non dare troppa confidenza!”. Io non cercai di capire che l’età poteva spingere a giudizi non ponderati, la presi con calma e le dissi semplicemente, con una circonlocuzione moderata, che stava dicendo una puttanata. Poi ritornai sull’argomento al mio arrivo, condii con qualche foto e lei capì.

Non so se è più chiaro ora, ma il punto è semplicemente che il buon senso non è molte volte politicamente spendibile e la logica non sembra essere un buon criterio per rintracciare i problemi. Non me ne vogliano i Giovani per Alba, ma questa mattina pensavo proprio a loro. Hanno tra i 18 e i 30 anni, vivono nelle Langhe e propongono “i corsi di autodifesa?”. Ma come? -dico io – ci ho messo tre minuti su Internet per capire che non esiste nessun problema sicurezza ad Alba.

Bogliacino secondo (a me capita un po’ come a Montalbano) mi segnala immediatamente: di che ti stupisci? Usa una banale logica economica, pensa a un modello di competizione elettorale. Soffiare sul fuoco raccatta voti al centro, dove in Italia abbiamo una massa critica di fifoni baciapile che sognano la pensione. Lo so – risponde Bogliacino primo – ma questo è un racconto, non un’analisi.

Epilogo.

Il mio primo viaggio lo feci a 14 anni, in Irlanda. Era il 1994, da qualcuno enfaticamente ribattezzato il secondo anno del punk. La storia ritorna sempre due volte, la seconda in farsa: a me non toccò il 1977 con i Sex Pistols (e Mas Colell che in un anno metteva quattro Econometrica, tre JET e alcune pubblicazioni minori-si-fa-per-dire), toccò il 1994 con gli Offrsping che cantavano “I am not a geek, I am just a sucker with no self esteem”. A quattrodici anni mi ubriacai di Guinnes in un pub sulle Isole Aran (lì se ne fottevano dell’età). Iniziai a pensare che forse la politica non era tutto. Mi sembrava che fosse il posto più bello del mondo per vivere e pensai che l’Italia non mi avrebbe mai offerto nulla di simile.

Adesso vivo a Medellin, continuo ad adorare la Guinnes anche se qui non si trova. Anni di esperienza mi rendono praticamente impossibile ubriacarmi di birra senza prima esplodere e pisciare 8 milioni di volte. Di tornare in Italia non ho voglia, non so dove sia il posto più bello del mondo ma sogno di svegliarmi a Salvador de Bahia. La Politica? Quella ormai mi fa sempre più vomitare…

Francesco Bogliacino

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giugno 3, 2009

L’abbuffata

1

Castellengo arringa la folla

2

Bolla in ascolto della parola

3

Dov'è il rosé?

4

La battuta qui era: se vedi rosso spara a vista, o è un pomodoro o un comunista

di Giampiero Busato

Ipocritello, essendo nato ad Alba, un po’ lo sono pure io, eccheccazzo. Quindi capita che mi ritrovi su al mio circolo, pochi giorni fa, appena finito di dilettarmi in una borghesissima partita di tennis (in realtà gli altoborghesi che fondarono il Tennis Club Alba nel 1978, compreso l’ex sindaco democrist-sinistreggiante Demaria, ormai vanno al Golf Club di Cherasco perché ha quote di accesso piuttosto esclusive, nel senso che escludono tutti quelli che non hanno taaaaanto grano).

Dopo la partita gironzolo per il club, stravolto dalla calura e dai passanti del mio pugnace avversario.  E scopro che c’è l’aperitivo dei Giovani per Alba. Boia, non posso perdermelo. Del resto sembra farlo apposta: esco di casa e trovo l’Ape Gelataia ed Emanuele Bolla. Faccio un serve&volley, alzo la testa dal campo 6 e mi ritrovo Emanuele Bolla. Se è un segno divino, e io non voglio sottovalutare i segni divini, è mio obbligo morale assistere all’aperitivo. E anche sbocconcellare un po’ di fritto, con qualche calice di rosé servito molto chilled. Ipocrita, dicevo, perché l’aperitivo di destra non s’ha mica da fare per me che poi mi ergo a criticone, però diamine, son le otto di sera, è domenica, penso alla mozzarella di bufala che urla la sua solitudine nel mio frigo. La decisione è presto presa: Castellengo sindaco, e ancora un sorso di rosé, grazie.

Castellengo c’è, in carne e ossa: parla un po’ piemontese e un po’ italiano, la variante est, il traffico, i finanziamenti (il circolo ne ha presi per far giocare le sue squadre di tennis di serie A), il bilancio che è migliorato, Alba nel mondo (eeeeeh). Alla fine, quasi dimentico dei suoi gladiatori, li presenta tutti insieme: “Ah vi presento i giovani. Vieni Bolla, vieni”. C’è Bolla, c’è Lucco Castello (trentasei gradi e abbigliamento da ufficio in novembre, un coraggio sovrumano), ce ne sono anche altri ma mica li conosco tutti (e qualcosa mi dice che neanche lui conosca tutti per nome e cognome): Anolli, forse, boh. Dice che questi sono bravi ragazzi, che Lucco Castello ha spaccato il salvadanaio per comprarsi la pubblicità sulla Gazzetta d’Alba. Boia, la Gazzetta dice che Castellengo ha speso almeno settantamila euro (stima al ribasso) per la campagna, cinquemila li poteva dare ai giovani, no? Prima di andar via me lo presentano, e vengo presentato come un “famoso giornalista”. Mi chiede di mio padre, che scopre di conoscere. Mi dice che adesso devo sparare tutte le cartucce, dai 30 ai 50 nella vita si fa tutto, e che è bello sapere di albesi che spargono la loro albesità nel mondo.

Ieri, poi, ho rifiutato della pizza gratis, sempre di Castellengo, in piazza Savona. Aveste visto la ressa: scene di fame dal Burkina Faso. Per conto mio mica me la sentivo di bissare l’ipocrisia: ipocrita sì, ma mica professionista. Giornata elettoralmente campale, quella di ieri, con gran concerto di Marina Fiordaliso, in arte Fiordaliso, davanti alla nuova fontana. A un certo punto una signora, che vent’anni li ha avuti ma non meno di trent’anni fa, sale sul palco e inizia a sculettare e roteare braccia e gambe. Imbarazzo generale, dal quale Fiordaliso esce prendendo per mano la Cuccarini de noantri e calmandola con una massima che ancora sto cercando di decrittare: “Nella mia vita ho un motto: ama chi sei”. Ama chi sei: o è una linguista inarrivabile, o io ho non ricordo più i pronomi, o non significa un cazzo. Momenti indimenticabili, comunque: volevo fotografarla, la danzatrice del ventre (un po’ ampio) ma non me la sono sentita. Prima di Fiordaliso avevano gorgheggiato gli esponenti tutti della destra albese: il sindaco uscente Rossetto (frase chiave: “Noi non ci vergogniamo della nostra storia, non come altri che lo fanno, e non faccio nomi perché non è il momento giusto”. Ah, e quando è il momento giusto per far nomi, che mancano quattro giorni alle elezioni?), il consigliere regionale Cirio (frase chiave: “Votateci anche in segno di rispetto e di riconoscenza nei confronti del nostro presidente Berlusconi, per tutto quello che il suo governo sta facendo” . E qui ho avuto un mancamento, ho rischiato di versarmi la birretta sulle scarpe e gli avrei chiesto i danni, nel caso), Castellengo (frase chiave: non la ricordo, stavo ancora rimuginando su quella di Cirio). Forse anche lui ha detto “Ama chi sei”.

Giampiero Busato*

*Articolo pubblicato anche QUI, che poi sarebbe casa sua

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