luglio 23, 2009
di Pippo Cervella
Caro direttore,
i siti ed i giornali on line di tutta Italia e di buona parte dell’orbe terraqueo sono ammantati da foto, interviste ed audio che stigmatizzano in maniera piuttosto inequivocabile il comportamento tenuto dall’attuale Primo ministro italiano Silvio Berlusconi: il quadro controverso del personaggio va quindi a completarsi ogni giorno di più, laddove si conosceva un uomo spregiudicato, sicuro di sé, decisionista a parole per sovralimentare il proprio ego autoritaristico ma ahimè spesso tapino nei fatti, a causa di oscure forze cangianti a seconda delle alleanze partitiche o di affari, si aggiunge la figura dell’omino debole che per mantenere ad alti livelli il proprio egoarcato non esita a circondarsi di belle gnocche, sia al governo che in privato, fino a farsi raggirare pietosamente da una prostituta professionista che lo ricatta umiliandolo pubblicamente. Il fatto che poi queste palate di stangone siano procacciate da giovani raider rampanti, gente che “capisce l’andazzo”, oltre a suscitare la morbosa invidia dei fedelissimi di “Lucignolo”, contribuisce a rafforzare almeno l’ordito del comitato d’affari che gira attorno al primo ministro, in un tappeto fatto di politica, “bisnis”, prestazioni sessuali, interventi pubblici e pompini privati, un melange il cui naturale collante viene da pensare possa essere rappresentato da chili e chili di coca per un frenetico sballo senza fine né confini.
Tutto questo gran mescolarsi di situazioni, oltre a scatenare le curve dei pro e dei contro, oltre a dimostrare la tristezza di fondo che si tira dietro il nostro Dorian Grey, oltre a sdoganare una volta per tutte la volgarità che affascina l’italiano medio, fatta di Suv comprati a rate e parcheggiati alla Corona’ Style, lampade abbronzanti ed infradito ai piedi a metà marzo, segna secondo me un punto di non ritorno in quella che può essere definita l’evoluzione della sensibilità dell’essere umano.
I nostalgici ripetono che una volta esistevano “leggi non scritte”, ma neanche i talebani cattolici vanno più in là per paura di essere tacciati di essere comunisti rivoluzionari, mentre l’unica vera rivoluzione post 68ina l’ha fatta e la sta facendo Berlusconi, con il suo berlusconismo.
Intendiamoci, il berlusconismo non è nulla di nuovo, non è nemmeno una filosofia, anzi è una misosofia assimilabile ad un pensiero debole che più o meno inconsapevolmente è stata inventata a metà degli anni 80 dall’astista Sergey Bubka che, in possesso di doti indefinibilmente diverse rispetto ai suoi avversari, si dilettava a ritoccare di tanto in tanto il record mondiale alzando l’asticella di un centimetro per volta; ogni sua prestazione veniva sottolineata dai peana di giornalisti corifei, salvo poi accorgersi, dopo un paio di anni, che lo stesso record aveva avuto un robusto ritocco complessivo di qualche decimetro.
Dinnanzi a tutto ciò cosa può fare la maggioranza degli italiani che, tutto sommato, non condivide il principio della misosofia berlusconista? Di fronte c’è la possibilità di aspettare l’usura del personaggio, cosa che l’ignavo medio non berlusconista sta già facendo, con il concreto rischio di macerarsi nell’attesa di ciò che è imponderabile, ineluttabile ma imprevedibile. Nella ristretta cerchia di chi pensa all’azione di contrasto ritengo, caro direttore, che solo un pensiero forte controrivoluzionario abbia una qualche possibilità di riuscita. Definito ciò, ci rimane da stabilire quale possa essere questa vera filosofia moderna, e qui sta il difficile, perché il berlusconismo è subdolo e si riproduce malignamente a spese di cellule sia comuniste, che democristiche, che socialiste.
Innanzitutto deve essere una filosofia, un codice comportamentale non scritto che anela alla perfezione e al rispetto, praticabile e depurato da chi oniricamente vuole semplicisticamente tornare al preberlusconismo e al post sessantottismo. In secondo luogo dev’essere definita e definibile, questa nuova base controrivoluzionaria che cambierà in meglio la percezione del nostro mondo, in attesa di cambiarlo per davvero: la definizione può essere una e una sola, cioè UNDERGRUNGE.
Perché UNDERGRUNGE? Perché dentro deve coniugare la libertà espressiva e la fantasia sfrenata dell’underground con la potenza travolgente del grunge, il tutto arricchito da una mutevolezza insita ed inarrestabile, altrimenti si rischia la fine degli antagonisti di Seattle dei primi anni 90 che col tempo sono stati globalizzati tra i no global per finire sbertucciati e normalizzati come black block.
Ora mi rendo conto, caro direttore, di essere nebuloso e criptico, ma siamo all’inizio della controrivoluzione quindi c’è ancora molta strada da fare. Abbiamo già la certezza del nome di questa filosofia, cioè UNDERGRUNGE (e scusi s’è, poco!), ci manca un leader, ma la forza propulsiva controrivoluzionaria dovrà essere tale che non ci si dovrà servire di un capopopolo definito e limitato fisicamente da pelle ossa cerone e sorriso, ma ci si dovrà immedesimare e all’occorrenza rifugiare sotto un “multiple name”, un condividuo sulla scia del celebre Luther Blisset, la cui ricerca delle gesta in rete potrà aiutare meglio a comprendere cosa sto dicendo. Infine ci vuole un gesto, un’azione che dia un segno iniziale e che faccia capire che il progetto di cambiamento è già in atto, e questo potrebbe essere la recisione dei Mocciosi lucchetti di Ponte Milvio a Roma oppure anche solo di quelli sul ponte della stazione di Alba. Il resto verrà col tempo, con la riflessione, con l’attenzione verso se stessi, l’unica possibilità di essere prorompenti senza lasciare macerie ed evitare così una sanguinosa guerra civile.
Mi fermo qua, caro direttore, sicuro di aver toccato Le corde della sua sensibilità: prenda questo mio contributo come un grido disperato, una boutade ferragostana o un principio di riflessione, ma si faccia anche lei portatore e promulgatore di azioni di contrasto intellettuale. Io per conto mio ci proverò, e cercherò di trarre la massima ispirazione dai Pearl Jam a Manchester il prossimo 17 agosto. A risentirci a dopo quella data e grazie dell’ospitalità.
Pippo Cervella
Share on Facebook
luglio 14, 2009
di Pippo Cervella
Festa grande venerdì scorso al Pala Comunale di Alba: la folla delle grandi occasioni s’è radunata per assistere al primo Consiglio, atto d’esordio del Governo cittadino Marello I e vero happening radical chic della movida albese, a cui né il peggior migliorista né il più moderato dei trombati poteva mancare. Ma il pissi pissi della vigilia dev’essere stato vorticoso, se è vero che a ben 15 minuti dall’orario d’inizio ufficiale i posti a sedere previsti per il pubblico erano già sublimati, e la maggior parte dei componenti della claque dei Marellos aveva dovuto accontentarsi di posizioni di fortuna, tra un ascella maleodorante e una capigliatura ingombrante. Mentre nutriti gruppi di mussottesi si radunavano presso i pertugi aperti sullo scalone, allo scopo di immortalare sulla propria retina l’investitura del loro concittadino, alle 18.05 la consorte del sindaco entrava in punta di piedi, sottovoce e visibilmente emozionata nella sala consigliare, giusto tre minuti prima che l’arbitro Cavalli fischiasse l’inizio.
Grande rispetto del protocollo e fair play dilagante nelle prime battute della seduta, con finestroni spalancati su Piazza del Duomo in ossequio al motto “Aria nuova per Alba”: al 15° del primo tempo, presa la parola, il neosindaco giurava fedeltà alla costituzione, declamava lo squadrone degli assessori e recitava un tutto sommato bel discorso, ovviamente un po’ retorico ma con ripetuti accenni alla realtà, tipo-fa-conto il fatto che il programma di governo non è stato ancora palesato poiché si sta lavorando per conoscere a fondo le varie realtà eccetera eccetera ecceterone. Verso il 35° il mister Marello ordinava i cambi previsti, con l’ingresso in campo di Magliano, Ricca, Maggi, Panero e Di Liddo al posto di Cervella, Foglino, De Giacomi, Scavino e un altro assessore che ora mi sfugge. Subito i nuovi entrati si facevano notare, con Maggi nominato capogruppo dei DS e Ricca in polo gialla invero un po’ impacciato nel prendere posto, mentre il neo com Tripaldi, in polo o camicia molto scura a maniche lunghe (qualcuno malignava fosse addirittura nera, ma il riverbero della luce non contribuiva a risolvere il mistero), assisteva sorridente, rispettoso ed educatamente privo dei suoi proverbiali sandali, forse anche per celare tatuaggi politicamente imbarazzanti in un contesto del genere.
Al 48°, cioè in pieno recupero, l’opposizione si faceva finalmente sentire per bocca di un laconico messaggio di Zunino, che sulle prime sembrava un prodromo ostruzionistico alla nuova giunta mentre, presa poi la parola Spolaore e indi Castellengo, si capiva che era solo un “Io c’ero” per lasciare la parola ai più esperti. I quali esperti rammentavano l’esistenza della spada di Damocle pendente dell’ormai celebre ricorso, pur sostenendo democristianamente la legittimità del sindaco e mastellianamente l’illegittimità del Consiglio.
Terminato il primo tempo, con la riunione a porte chiuse dei capigruppo, l’intervallo offriva alcuni gustosi siparietti: l’ex Sandri osservava il salone silenzioso e malinconico mentre la vaporosissima Del Santo, accompagnata dal mitico Bolla sempre più giovane, confabulava con la controfigura di Prunotto, o con lo stesso, boh non si capiva. Grandi strette di mano e pacche vigorose sulle spalle si sprecavano, mentre la temperatura nelle retrovie saliva a 45 gradi centigradi, il che aveva comunque il pregio di operare una minima selezione naturale e allentare la calca tra il pubblico; in tutto ciò il veramente giovane Gatto si aggirava incravattato di giallo, senza sorcio in bocca e perfetto nella sua eleganza istituzionale ma ovviamente ancora un po’ a disagio con i rituali burocratesi delle sedute consigliari.
Chi invece dimostrava di essere nel suo ambiente naturale era il Dottor Maggi che, a inizio ripresa, deliziava la folla con un pistolotto di almeno 8 minuti, ma solo perchè dopo anche il cronometro si rifiutava di collaborare di fronte alle contorsioni poltichesi del suo discorso: chiedo perdono ma non ricordo bene cos’abbia detto, però era sintomatico l’occhio ittico di Zunino che, esattamente di fronte al capogruppo dei DS, faticava non poco a tener desta l’attenzione; subito dopo il Professor Ricca rincarava la dose, ma in un paio di giri di lancette esauriva il suo contributo, rinunciando anche ai suoi proverbiali ed amati latinismi.
Così tra lazzi vari proseguiva il consiglio, con la nomina bipartisan di Cavalli (PDL) a presidente del Consiglio e della Giovannini (PD) a vice. Echi di sicumera migliorista s’aggiravano ancora tra i Marellos ogniqualvolta la parola “ricorso” veniva evocata dal Castellengos di turno, ma nel complesso la seduta scivolava via tranquilla come un’amichevole pre campionato, per uno 0-0 finale sostanzialmente giusto, che ha messo in mostra da una parte una maggioranza solida e in grado di reggere bene fino alla fine del campionato e dall’altra un’opposizione arroccata in difesa ma sostanzialmente corretta, in attesa degli eventuali sviluppi che potrà avere il mercato autunnale.
Pippo Cervella
Share on Facebook
Tag:
elezioni2009
luglio 7, 2009
di Pippo Cervella
Dopo la fine della campagna elettorale speravo che il corso naturale della vita quotidiana contribuisse autonomamente alla disintossicazione dai veleni politici accumulati durante la medesima, ma evidentemente ci vuole una buona esperienza e un fisico adatto per mitridatizzarsi a questo genere di stimoli. Per esempio i faccioni pre ballottaggio, che qua e là ancora campeggiano negli angoli più reconditi del comune albese, provocano ancora disfunzioni fisiologiche tipo pugni battuti sul parabrezza dell’auto, con conseguente nervosismo latente che si estrinseca ogni qual volta poi si debba imboccare una rotonda ed immettersi in qualche coda.
Preso atto della brillante azione di riposizionamento della lapide partigiana commemorativa in quel di Mussotto, o mussotto-quartiere NCC (Nuovo Centro Commerciale), leggo su Gazzetta d’Alba che il mister Marello ha messo in campo la squadra, purtroppo senza seguire l’11 indicato dal Santone, il Philippe Troussier de noartri, cioè Marco Giacosa, ma bensì affidandosi più prosaicamente alle indicazioni uscite dall’urna, mettendo insieme comunque una compagine secondo me di livello che però necessita ancora di tre pedine fondamentali: un Fabien O’ Neill, statico ma piedi buoni, da piazzare alla presidenza del Consiglio Comunale, un mestierante della propria area di rigore alla Sergio Brio da piazzare all’Agricoltura e una guizzante ala destra vecchia maniera tipo Angelo Alessio da mettere allo Sport. E’ questa la merce di scambio da trattare: c’è un bel clima bipartisan di quelli per cui va matto Napolitano, per cui Cirio viene riconfermato all’Ente Fiera (e ci mancherebbe altro aggiungo io, visto che il mandato scade fra meno di un anno, anche se Roberto Fiori sulla Stampa mette la notizia come se fosse una clamorosa apertura al cdx), autorevoli personaggi locali come Gaia e Ceretto si espongono tra un cin e l’altro per dire che hanno votato Castellengo ma che ora Marello ha vinto ed è giusto che governi, lo stesso Mario Sandri consigliere italo forzuto non confermato dichiara lo stesso sul settimanale paolino (magari mira all’agricoltura?), insomma tante belle pacche sulle spalle in vista del primo consiglio comunale di venerdì prossimo alle 18, al quale sarà imperativo non mancare! Però…però…però m’insegna il Busato che siamo albesi, che davanti abbiamo una faccia e dietro un’altra, che salutiamo “cerea” e mile complimenti ma se parcheggi la bici sul marciapiede il giorno dopo hai una lettera del vicino scritta da un avvocato nella buca delle lettere.
Questa bella atmosfera sospesa e drogata di “volemmossebbene” ha una mannaia pronta a calare inesorabile e a mandare tutto in frantumi: il ricorso! Sì il ricorso al Tar, questo UFO che si aggira nel Palazzo Comunale e che minaccia di rompere l’idillio da un momento all’altro: com’è noto i castellengos non hanno digerito la sconfitta e allora, facendosi forza dei pareri estorti all’ufficio elettorale e al ministero dell’interno la settimana prima del ballottaggio, hanno depositato al TAR una richiesta di annullamento della decisione ultima presa dall’ufficio elettorale albese, cioè chiedono di ratificare il 10-11 e non il 14-7 attualmente validato. Il ricorso! Questa entità senza forma, inodore ed insapore come il metano ma potenzialmente esplosiva a contatto con l’aria, questa freccia indios imbevuta di curaro pronta ad essere scoccata! Quale feroce e cattivo orco può aver mai firmato una tale ignominia ed attentato alla democrazia? Chi l’avrebbe mai detto, il primo firmatario dello stesso è lui, l’avvocato sorridente, lo stringi carpi confidente prediletto, l’offriparty per tutti a casa sua, l’ex sindaco avvocato ora vice presidente provinciale ma potenzialmente consigliere comunale Giuseppe Rossetto che, se lo stesso fosse accolto, cosa farà? Rinuncerà alla vice presidenza provinciale per tornare a fare il consigliere in comune e magari ripresentarsi sindaco al prossimo giro? Mah boh…mi si dirà che è un atto dovuto, che bla bla bla mapperfavore!
Poi c’è lui, il Mastellone Cerrato, assieme al farmacista Malcotti e alla Bottallo, insomma i 4 che aggiunti al 7 farebbero 11. Più interessante è leggere a chi è indirizzato il ricorso: non solo ai 4 presunti usurpatori, che a memoria non ricordo, non solo alla sola maggioranza delle liste Marelliche, ma a tutti i non Castellengos, compreso il Cervella! Capito l’antifona? Non sei dei nostri? Peggio per te, noi non facciamo differenza, buttiamo una bomba nel mucchio, qualcosa succederà! Senza curarsi del fatto che la maggior parte di coloro ai quali è indirizzato il ricorso rimarrebbero consiglieri anche nel caso lo stesso venisse accolto dal TAR. Ma poi Cervella, Cervella! Cosa c’entra Cervella? È un messaggio trasversale? S’è macchiato del peccato originale di non aver appoggiato Castellengo al momento buono? E se il ricorso viene accolto il Cervella dovrà pagare per essere stato eletto? E lui cosa farà? Taccagno com’è tasserà i 1300 che hanno appoggiato le sue liste o solo i 400 di Impegno per Alba?
Mah, sarò vecchio, sicuramente non sono giuris e probabilmente nemmeno prudente, ma nella mia Weltanschauung lo stile e l’eleganza hanno altre facce.
Pippo Cervella
Share on Facebook
Tag:
elezioni2009
luglio 4, 2009

Linda ha 29 anni, vive a Torino e fa l’attrice. O almeno ci prova: tra una pubblicità di assorbenti e un’altra vestita da peperone, vive l’amore saltuario di Lorenzo e l’amicizia dei suoi coinquilini: una ragazza perennemente scaricata dagli uomini e un aspirante poeta gay spagnolo. Un ginecologo le diagnostica un’endometriosi e le fornisce la seguente soluzione: o si fa operare, o fa un bambino entro un anno. Siccome è traumatizzata dall’infanzia e le sale operatorie le danno allergia, Linda prende in considerazione soltanto la seconda ipotesi e la domanda che traina la narrazione è: chi sceglierà come padre del bambino tra gli uomini che le girano intorno?
L’idea forte mi pare debole. Poco credibile che una scelta di quel tipo possa condizionare così profondamente la vita di una quasi trentenne. Ma probabilmente l’intento delle due sorelle registe torinesi era più descrittivo in senso stretto che narrativo in senso assoluto. Torino, la vita quotidiana di chi si raccapezza in tempo di crisi (invero perenne, quella degli artisti alla ricerca di un mezzo di sostentamento), un Santa Maradona di serie B, un A/R Andata+Ritorno senza spostamento, una commedia leggera che riesce solo a tratti.
Ma la sala era piena di persone: una delle due sorelle registe, l’attrice Francesca Faiella (più bella de visu che de schermo), gli attori Marco Cocci e Salvatore Nicosia, più amici e parenti riuniti in questa prima. Siccome fare un film in Italia è cosa difficile oltre ogni ragionevole ipotesi e soltanto una piccola parte delle produzioni vede la sala – per tutta una serie di motivi che in questo istante non mi va di elencare -, sono convinto che tutti quelli che hanno contribuito all’opera abbiano senz’altro meritato l’applauso tributato loro al termine delle immagini.
Ma nel racchiudere in un numero il film, non posso andare oltre a quanto mi accingo a scrivere.
Voto: 5,75/10
F.lli Marx, venerdi 3 luglio, primo spettacolo
Share on Facebook
Tag:
cinema,
film
Commenti recenti