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		<title>A la Izquierda</title>
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		<comments>http://www.marcogiacosa.it/2009/09/11/a-la-izquierda/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 20:30:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Bogliacino</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[f.bogliacino]]></category>

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		<description><![CDATA[di Francesco Bogliacino
Realizzai questa intervista il 30 Aprile del 2009, passai la notte del primo maggio a sbobinare. Ne nacque un lungo converstaorio di 10 cartelle, da cui ho estratto un articolo che mandai a un quotidiano italiano il 1 Maggio. Su mia ripetuta insistenza (in fondo avevo rischiato una pallottola in testa) ho ricevuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><em>di Francesco Bogliacino</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Realizzai questa intervista il 30 Aprile del 2009, passai la notte del primo maggio a sbobinare. Ne nacque un lungo converstaorio di 10 cartelle, da cui ho estratto un articolo che mandai a un quotidiano italiano il 1 Maggio. Su mia ripetuta insistenza (in fondo avevo rischiato una pallottola in testa) ho ricevuto una risposta alla fine di Luglio. &#8220;Bello l&#8217;articolo ma ormai è passato troppo tempo&#8221;. Si, se ve lo state chiedendo ho pensato proprio quella parola. Lo pubblico qui da Marco nel suo blog che è ormai peggio del mio (ed è tutto dire), con grande ammirazione e rispetto per la stampa italiana.<br />
</em> <em>(F.B.)</em>
</p>
<p style="text-align: center;">*****************************************</p>
<p style="text-align: justify;">Quindici anni fa, la Corriente de Renovación Socialista, scissione del tuttora esistente Ejercito de Liberación Nacional (ELN), decise di consegnare le armi e diventare un partito politico, considerando chiusa la fase della lotta armata. Quando si parla di guerriglia in Colombia si fa riferimento quasi esclusivamente alle FARC, ma gli attori del conflitto armato furono molteplici. La questione campesina spinse alla formazione di gruppi armati sin dagli anni cinquanta, anche se allora la matrice marxista era assente e i riferimenti politici affondavano piuttosto nel Partito Liberale (uno dei due partiti storici colombiani insieme al Conservatore). L&#8217;ELN fu il gruppo più sui generis, sia come radici teoriche sia come esperienza organizzativa. Fernando Hernandez, l&#8217;ex comandante Yacinto dell&#8217;ELN e dirigente della CRS, emigrò in Spagna per scappare alla persecuzione paramilitare. Torna in Colombia dopo XV anni per partecipare alla commemorazione, ritrovandosi con i vecchi compagni in un clima di pessimismo per il futuro e sconcerto per l&#8217;attuale fase politica del paese</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nelle contestualizzazioni tipiche, l&#8217;ELN viene presentato come un intreccio di guevarismo e Teologia della Liberazione, con alcune influenze maoiste. Come si intrecciavano queste radici teoriche a formare il bagaglio ideologico?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se guardiamo alla guerriglia degli anni Sessanta dobbiamo considerare almeno 5 filoni, tutti con il medesimo schema, partito-esercito-fronte.<br />
É in questo contesto che nasce l&#8217;ELN, nel 1964, espressione di gruppi operaisti, studenteschi, cristiani, urbani, in un paese ancora molto rurale. Appare come una proposta di guerriglia &#8211; di un movimento politico militare come lo chiamavamo noi – differenziato innanzitutto per la linea internazionale: c&#8217;era chi stava con l&#8217;Unione Sovietica e chi con i Maoisti, noi cercavamo qualcosa di più prossimo a noi guardando alla Rivoluzione Cubana. L&#8217;eroismo del Che era il modello, anche per la guerriglia, ma nel caso colombiano avvenne qualcosa di più interessante, quando apparve Camilo (Torres, ndr), che fu un precursore di fatto della Teologia della Liberazione. Nella pratica, si da una sintesi tra settori della guerriglia campesina, facenti capo all&#8217;esperienza degli anni Cinquanta, e settori cristiani radicali radicalizzati da Camilo. La organizzazione dell&#8217;ELN era differente dagli altri gruppi, non Partito-Esercito-Fronte, ma riunisce in un unicuum partito ed esercito
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Com&#8217;erano le relazioni tra i gruppi guerriglieri?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le linee politiche erano molto radicali oltre che prodotto di scissioni. Per questo ci furono morti e scontri violenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando incominciò l&#8217;affare-droga, come forma di finanziamento?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tutto il movimento degli anni Sessanta si crea in assenza di droga. Il traffico iniziò nel decennio seguente, prima con la marijuana, poi con la coca. La base sociale della guerriglia inizia a dipendere economicamente da quella produzione, in una fase in cui il movimento armato agiva da Stato in zone isolate del paese, garantendo l&#8217;ordine e organizzando il mercato, in una relativa scarsità di canali di comunicazione. Il dubbio diventa se proibirla o gestirla, magari favorendo nel processo di commercializzazione il campesino.<br />
Quando si sviluppano i gruppi del narcotraffico, l’opzione è l’alleanza o lo scontro armato e si osservarono entrambi. In molti casi la corruzione dilaga tra le fila del movimento, a livello di base e di dirigenza, soprattutto con l&#8217;esplosione dell&#8217;affare-coca.
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Altro punto cruciale è il sequestro. I movimenti antisistema odierni sembrano puntare ad una strategia di tipo comunicativo, dai Neozapatisti al MEND, e il sequestromette in una posizione scomoda rispetto all&#8217;opinione pubblica. Cosa portò allora a questa forma di finanziamento: incapacità strategica, necessità economica, ideologia?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Inizialmente fu necessità economica, che si giustificava come un recupero di denaro, una sorta di restituzione di ciò che il rapito stava rubando alla popolazione. In un Paese tanto grande come la Colombia, in cui nascono tutta una serie di movimenti guerriglieri autonomi, e poi gruppi di bandoleros, e in seguito di paramilitari, il tema del sequestro inizia a generalizzarsi, perché è un mezzo semplice di ottenere risorse.Si tratta di un processo degenerativo della guerriglia, è evidente.<br />
Un’altra giustificazione era la risposta simmetrica alla sparizione forzate da parte dell&#8217;esercito: Un harakiri per la guerriglia.
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Facciamo un passo indietro. Tu come entrasti nel movimento?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Io entrai per il lato dei cristiani, negli anni Settanta. Erano gli anni sessanta, iniziava l&#8217;esperienza guerrigliera nel 64-65, c&#8217;era stata la Rivoluzione Cubana, e io decisi di entrare in seminario. Erano gli anni di Camilo Torres, che muore nel &#8216;66 e della radicalizzazione del discorso cristiano da parte della Teologia della Liberazione.<br />
Abbandono una città piccola come Manizales, mi sposto a Medellin, nel 1971 ed entro all&#8217;università di Antioquia in un momento in cui il movimento universitario era vibrante. Così mi vincolo spontaneamente alla guerriglia che per me era più naturale, quella cristiana.
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai vissuto nella selva?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si certo, mesi interi. Ma il mio impegno era più vincolato al lavoro urbano, alla questione ideologica e internazionale, all&#8217;educazione dei quadri. Sono stato il comandante di quell&#8217;area dell&#8217;ELN che dialogava con il Movimento Internazionale; per via dei  contatti con sandinisti, trotzikisti, movimenti europei vedevo le cose in maniera diversa dall&#8217;area campesina che stava sulle montagne, che si muoveva con i ritmi del raccolto. Fu così che iniziò il dibattito-scontro interno tra le due aree, quella urbana e quella campesina.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le decisione di consegnare le armi come nacque? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Fu una nostra riflessione, come parte del gruppo dirigente, su come erano cambiate le condizioni nazionali e internazionali; un ripensamento dell’alternativa socialista di fronte alla crisi del Socialismo Reale, come stava avvenendo con la Perestoijka e a Cuba. La vittoria degli USA nella guerra fredda determina un cambio di forze a livello internazionale e la prima conclusione era la messa in discussione della proposta socialista. In un documento ufficiale arrivammo a dire che la proposta esistente non poteva essere quella socialista (reale, ndr) e che quindi andasse riformulata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché decidesti di emigrare in Spagna?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Scappai. Firmammo un accordo nel 1994, consegnammo le armi e passammo alla vita politica. Ma eravamo gente che veniva dalla guerriglia, quindi non meritevoli di fiducia da parte dell&#8217;oligarchia. Per questo da sempre nella storia colombiana coloro che uscirono dall&#8217;illegalità furono uccisi. Con me provarono due volte, fortunatamente la mia scorta rispose bene, ma ammazzarono molti dei nostri. Abbiamo consegnato le armi in 750 e ce ne hanno ammazzati quasi 250. Questo paese è così: la violenza da parte dello Stato è impressionante. Io scappai per salvare la pelle, grazie ad Amnesty International.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che cosa rappresentò per te il ritorno a commemorare la consegna delle armi dopo 15 anni, in un paese dove il consenso per il progetto uribista è evidentemente molto grande? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Credo che ora ci siano le condizioni per ripensare una alternativa, con il movimento femminista, quello ambientalista eccetera, ma in quella fase, la strategia rivoluzionaria, di tipo cubano o sovietico, fu un fallimento strategico.<br />
Fu una sconfitta, che però obbliga ad una riflessione sulla traiettoria Dopo questi primi 15 anni si intravedono alcune direzioni: l&#8217;importanza del riconoscimento dell&#8217;impegno sociale, il problema di genere, il problema ambientale, la ricostruzione comunitaria, la rifondazione della politica -come dicono i Neozapatisti- da sinistra e dal basso. Sono come piccole intuizioni che ci dicono da dove ripartire, Sicuramente, la risposta non sta nelle armi.
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si dice che siamo di fronte alla mancanza di una alternativa concreta, come il Socialismo Reale, ma abbiamo tutta una serie di piccole iniziative. L&#8217;impressione un po&#8217; cinica è che non si arriva mai ad una sintesi: non sarà che è tutta una illusione e semplicemente non si può costruire una alternativa perché questa non esiste?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Credo che l&#8217;insegnamento del nostro passato è la necessità di de-ideologizzare l&#8217;alternativa: abbandonare l&#8217;idea di una ideologia totalizzante, soprattutto di tipo destrorso come la fine della storia. Siamo nella storia, bisogna costruire alternative. Queste piccole esperienze locali stanno articolando un&#8217;alternativa, che riconosca la prospettiva di genere, che riconcili con l&#8217;ambiente. Non dobbiamo costruire una nuova prospettiva totalizzante, perché da lì veniamo. Inoltre c&#8217;è il nuovo internazionalismo dei movimenti, reso possibile dalla globalizzazione. Bisogna articolare una proposta evitando il rischio di costruire un&#8217;ideologia, ma non possiamo abbandonare la politica.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Francesco Bogliacino</strong></p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2009/09/11/a-la-izquierda/" target="_blank" title="Share on Facebook">Share on Facebook</a></p><div class="pdf24Plugin-cp-box"><form method="POST" action="http://doc2pdf.pdf24.org/doc2pdf/wordpress.php" target="pdf24PopWin" onsubmit="window.open('about:blank', 'pdf24PopWin', 'scrollbars=yes,width=400,height=200,top=0,left=0'); return true;"><input type="hidden" name="blogCharset" value="UTF-8">
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&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;em&gt;Realizzai questa intervista il 30 Aprile del 2009, passai la notte del primo maggio a sbobinare. Ne nacque un lungo converstaorio di 10 cartelle, da cui ho estratto un articolo che mandai a un quotidiano italiano il 1 Maggio. Su mia ripetuta insistenza (in fondo avevo rischiato una pallottola in testa) ho ricevuto una risposta alla fine di Luglio. &amp;#8220;Bello l&amp;#8217;articolo ma ormai è passato troppo tempo&amp;#8221;. Si, se ve lo state chiedendo ho pensato proprio quella parola. Lo pubblico qui da Marco nel suo blog che è ormai peggio del mio (ed è tutto dire), con grande ammirazione e rispetto per la stampa italiana.&lt;br /&gt;
&lt;/em&gt; &lt;em&gt;(F.B.)&lt;/em&gt;
&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;*****************************************&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Quindici anni fa, la Corriente de Renovación Socialista, scissione del tuttora esistente Ejercito de Liberación Nacional (ELN), decise di consegnare le armi e diventare un partito politico, considerando chiusa la fase della lotta armata. Quando si parla di guerriglia in Colombia si fa riferimento quasi esclusivamente alle FARC, ma gli attori del conflitto armato furono molteplici. La questione campesina spinse alla formazione di gruppi armati sin dagli anni cinquanta, anche se allora la matrice marxista era assente e i riferimenti politici affondavano piuttosto nel Partito Liberale (uno dei due partiti storici colombiani insieme al Conservatore). L&amp;#8217;ELN fu il gruppo più sui generis, sia come radici teoriche sia come esperienza organizzativa. Fernando Hernandez, l&amp;#8217;ex comandante Yacinto dell&amp;#8217;ELN e dirigente della CRS, emigrò in Spagna per scappare alla persecuzione paramilitare. Torna in Colombia dopo XV anni per partecipare alla commemorazione, ritrovandosi con i vecchi compagni in un clima di pessimismo per il futuro e sconcerto per l&amp;#8217;attuale fase politica del paese&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Nelle contestualizzazioni tipiche, l&amp;#8217;ELN viene presentato come un intreccio di guevarismo e Teologia della Liberazione, con alcune influenze maoiste. Come si intrecciavano queste radici teoriche a formare il bagaglio ideologico?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Se guardiamo alla guerriglia degli anni Sessanta dobbiamo considerare almeno 5 filoni, tutti con il medesimo schema, partito-esercito-fronte.&lt;br /&gt;
É in questo contesto che nasce l&amp;#8217;ELN, nel 1964, espressione di gruppi operaisti, studenteschi, cristiani, urbani, in un paese ancora molto rurale. Appare come una proposta di guerriglia &amp;#8211; di un movimento politico militare come lo chiamavamo noi – differenziato innanzitutto per la linea internazionale: c&amp;#8217;era chi stava con l&amp;#8217;Unione Sovietica e chi con i Maoisti, noi cercavamo qualcosa di più prossimo a noi guardando alla Rivoluzione Cubana. L&amp;#8217;eroismo del Che era il modello, anche per la guerriglia, ma nel caso colombiano avvenne qualcosa di più interessante, quando apparve Camilo (Torres, ndr), che fu un precursore di fatto della Teologia della Liberazione. Nella pratica, si da una sintesi tra settori della guerriglia campesina, facenti capo all&amp;#8217;esperienza degli anni Cinquanta, e settori cristiani radicali radicalizzati da Camilo. La organizzazione dell&amp;#8217;ELN era differente dagli altri gruppi, non Partito-Esercito-Fronte, ma riunisce in un unicuum partito ed esercito
&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Com&amp;#8217;erano le relazioni tra i gruppi guerriglieri?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Le linee politiche erano molto radicali oltre che prodotto di scissioni. Per questo ci furono morti e scontri violenti.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Quando incominciò l&amp;#8217;affare-droga, come forma di finanziamento?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Tutto il movimento degli anni Sessanta si crea in assenza di droga. Il traffico iniziò nel decennio seguente, prima con la marijuana, poi con la coca. La base sociale della guerriglia inizia a dipendere economicamente da quella produzione, in una fase in cui il movimento armato agiva da Stato in zone isolate del paese, garantendo l&amp;#8217;ordine e organizzando il mercato, in una relativa scarsità di canali di comunicazione. Il dubbio diventa se proibirla o gestirla, magari favorendo nel processo di commercializzazione il campesino.&lt;br /&gt;
Quando si sviluppano i gruppi del narcotraffico, l’opzione è l’alleanza o lo scontro armato e si osservarono entrambi. In molti casi la corruzione dilaga tra le fila del movimento, a livello di base e di dirigenza, soprattutto con l&amp;#8217;esplosione dell&amp;#8217;affare-coca.
&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Altro punto cruciale è il sequestro. I movimenti antisistema odierni sembrano puntare ad una strategia di tipo comunicativo, dai Neozapatisti al MEND, e il sequestromette in una posizione scomoda rispetto all&amp;#8217;opinione pubblica. Cosa portò allora a questa forma di finanziamento: incapacità strategica, necessità economica, ideologia?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Inizialmente fu necessità economica, che si giustificava come un recupero di denaro, una sorta di restituzione di ciò che il rapito stava rubando alla popolazione. In un Paese tanto grande come la Colombia, in cui nascono tutta una serie di movimenti guerriglieri autonomi, e poi gruppi di bandoleros, e in seguito di paramilitari, il tema del sequestro inizia a generalizzarsi, perché è un mezzo semplice di ottenere risorse.Si tratta di un processo degenerativo della guerriglia, è evidente.&lt;br /&gt;
Un’altra giustificazione era la risposta simmetrica alla sparizione forzate da parte dell&amp;#8217;esercito: Un harakiri per la guerriglia.
&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Facciamo un passo indietro. Tu come entrasti nel movimento?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Io entrai per il lato dei cristiani, negli anni Settanta. Erano gli anni sessanta, iniziava l&amp;#8217;esperienza guerrigliera nel 64-65, c&amp;#8217;era stata la Rivoluzione Cubana, e io decisi di entrare in seminario. Erano gli anni di Camilo Torres, che muore nel &amp;#8216;66 e della radicalizzazione del discorso cristiano da parte della Teologia della Liberazione.&lt;br /&gt;
Abbandono una città piccola come Manizales, mi sposto a Medellin, nel 1971 ed entro all&amp;#8217;università di Antioquia in un momento in cui il movimento universitario era vibrante. Così mi vincolo spontaneamente alla guerriglia che per me era più naturale, quella cristiana.
&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Hai vissuto nella selva?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Si certo, mesi interi. Ma il mio impegno era più vincolato al lavoro urbano, alla questione ideologica e internazionale, all&amp;#8217;educazione dei quadri. Sono stato il comandante di quell&amp;#8217;area dell&amp;#8217;ELN che dialogava con il Movimento Internazionale; per via dei  contatti con sandinisti, trotzikisti, movimenti europei vedevo le cose in maniera diversa dall&amp;#8217;area campesina che stava sulle montagne, che si muoveva con i ritmi del raccolto. Fu così che iniziò il dibattito-scontro interno tra le due aree, quella urbana e quella campesina.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Le decisione di consegnare le armi come nacque? &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Fu una nostra riflessione, come parte del gruppo dirigente, su come erano cambiate le condizioni nazionali e internazionali; un ripensamento dell’alternativa socialista di fronte alla crisi del Socialismo Reale, come stava avvenendo con la Perestoijka e a Cuba. La vittoria degli USA nella guerra fredda determina un cambio di forze a livello internazionale e la prima conclusione era la messa in discussione della proposta socialista. In un documento ufficiale arrivammo a dire che la proposta esistente non poteva essere quella socialista (reale, ndr) e che quindi andasse riformulata.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Perché decidesti di emigrare in Spagna?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Scappai. Firmammo un accordo nel 1994, consegnammo le armi e passammo alla vita politica. Ma eravamo gente che veniva dalla guerriglia, quindi non meritevoli di fiducia da parte dell&amp;#8217;oligarchia. Per questo da sempre nella storia colombiana coloro che uscirono dall&amp;#8217;illegalità furono uccisi. Con me provarono due volte, fortunatamente la mia scorta rispose bene, ma ammazzarono molti dei nostri. Abbiamo consegnato le armi in 750 e ce ne hanno ammazzati quasi 250. Questo paese è così: la violenza da parte dello Stato è impressionante. Io scappai per salvare la pelle, grazie ad Amnesty International.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Che cosa rappresentò per te il ritorno a commemorare la consegna delle armi dopo 15 anni, in un paese dove il consenso per il progetto uribista è evidentemente molto grande? &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Credo che ora ci siano le condizioni per ripensare una alternativa, con il movimento femminista, quello ambientalista eccetera, ma in quella fase, la strategia rivoluzionaria, di tipo cubano o sovietico, fu un fallimento strategico.&lt;br /&gt;
Fu una sconfitta, che però obbliga ad una riflessione sulla traiettoria Dopo questi primi 15 anni si intravedono alcune direzioni: l&amp;#8217;importanza del riconoscimento dell&amp;#8217;impegno sociale, il problema di genere, il problema ambientale, la ricostruzione comunitaria, la rifondazione della politica -come dicono i Neozapatisti- da sinistra e dal basso. Sono come piccole intuizioni che ci dicono da dove ripartire, Sicuramente, la risposta non sta nelle armi.
&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Si dice che siamo di fronte alla mancanza di una alternativa concreta, come il Socialismo Reale, ma abbiamo tutta una serie di piccole iniziative. L&amp;#8217;impressione un po&amp;#8217; cinica è che non si arriva mai ad una sintesi: non sarà che è tutta una illusione e semplicemente non si può costruire una alternativa perché questa non esiste?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify;&quot;&gt;Credo che l&amp;#8217;insegnamento del nostro passato è la necessità di de-ideologizzare l&amp;#8217;alternativa: abbandonare l&amp;#8217;idea di una ideologia totalizzante, soprattutto di tipo destrorso come la fine della storia. Siamo nella storia, bisogna costruire alternative. Queste piccole esperienze locali stanno articolando un&amp;#8217;alternativa, che riconosca la prospettiva di genere, che riconcili con l&amp;#8217;ambiente. Non dobbiamo costruire una nuova prospettiva totalizzante, perché da lì veniamo. Inoltre c&amp;#8217;è il nuovo internazionalismo dei movimenti, reso possibile dalla globalizzazione. Bisogna articolare una proposta evitando il rischio di costruire un&amp;#8217;ideologia, ma non possiamo abbandonare la politica.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;&lt;strong&gt;Francesco Bogliacino&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
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		</item>
		<item>
		<title>E fu subito Bum Bum</title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2008/09/16/e-fu-subito-bum-bum/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 11:57:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Giacosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[becker]]></category>
		<category><![CDATA[bumbum]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
		<category><![CDATA[tennis]]></category>

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		<description><![CDATA[QUI il mio pezzo apparso sul numero di settembre della rivista Il tennis italiano.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2008/09/2008-settembre-tennis-italiano.pdf">QUI</a> il mio pezzo apparso sul numero di settembre della rivista <a href="http://www.tennisitaliano.it">Il tennis italiano</a>.</p>
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		<title>Matematica sportiva: Francia &#8211; Italia 0 &#8211; 2</title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2008/06/18/francia-italia-0-2/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 11:47:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Giacosa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è stato un tempo in cui le maglie quand&#8217;erano uguali le cambiavano gli ospiti, e i padroni di casa esercitavano il naturale diritto di vestire i colori della bandiera. I bianchi, l&#8217;Italia, giocano in ipotetica trasferta, contro i blu, la Francia, che non sono a casa e si sente.
Chi attacca, opprime, asfissia? Les italiens, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è stato un tempo in cui le maglie quand&#8217;erano uguali le cambiavano gli ospiti, e i padroni di casa esercitavano il naturale diritto di vestire i colori della bandiera. I bianchi, l&#8217;Italia, giocano in ipotetica trasferta, contro i blu, la Francia, che non sono a casa e si sente.<br />
Chi attacca, opprime, asfissia? Les italiens, come speravasi dimostrare. Davanti c&#8217;è una torre, anzi un obelisco, che si chiama Luca Toni e sta al calcio come Chiappucci sta alla bici: quelli belli a vedersi sono altri (Bugno, Gilardino), in attesa che ritorni un Vialli (Indurain) a tacitar le parole. Toni, piede 46, al minuto 46 è in gara con Pacione per l&#8217;ingresso nella memoria collettiva quale Grande Sprecatore in un match da minuti 90: gli mancano l&#8217;errore in scivolata a porta vuota e il colpo di testa in bocca al portiere. Per il resto ha toppato il toppabile, sebbene siano pochi, immagino, i commentatori e i giornalisti, i portatori di interessi calcistici, che avranno il coraggio di attribuire un 4 alla prestazione del grattacielo italiano. <em>C&#8217;è il rigore</em>, diranno, <em>ha conquistato il rigore</em>, attenueranno: tiro lungo, il piede taglia 46 ogni tanto serve a qualcosa, palla arpionata, spinta ricevuta, crollo. L&#8217;arbitro, un buon arbitro finalmente, fischia e espelle Abidal, che sta a Toni come Mohamed Atta al World Trade Center. Pirlo, che non è un tossico e nemmeno un bambino sprovveduto come i suoi occhi potrebbero significare, sa calciare e lo fa: portiere battuto e uno a zero per i bianchi.<br />
Dove sono i francesi? Se vedi il loro primo rappresentante, l&#8217;allenatore Domenech, pensi che Carla Bruni si sia infilata in una nazione in completa decadenza. Domenech, uno che lascia a casa Trezeguet, sta muto in panca, appoggia il mento alla mano, i primissimi piani ne rivelano una rasatura perfetta, roba da pubblicità della Gillette. Domenech trasmette una carica ai suoi che così si può sintetizzare: fatto il gol, l&#8217;Italia comprime, surclassa, domina, la Francia riceve, aspetta, accoglie. <em>Porgi l&#8217;altra guancia</em>, è il verbo del maestro.<br />
Il successivo calo azzurro stasera bianco è fisiologico: non si può tenere il ritmo dei 400 metri per tutta una maratona. E la Francia, in dieci ma più che altro priva del suo folletto Ribery (brutta storta al ginocchio, in un contrasto con Zambrotta, assolto il nostro con formula piena, condanna per sfiga e destino), pare composta dai cugini di campagna degli undici della notte di Berlino. Altri tempi, altra partita: ci sono, in campo, una squadra di media classifica in serie A e una squadra che lotta per non naufragare, in serie B.<br />
Il leone è De Rossi: corre come Gattuso, dribbla come Cassano, ispira come Camoranesi. Tre giocatori in uno, senza soluzione di continuità. Gattuso è falloso, più del solito, e meno del solito entra nelle grazie dell&#8217;arbitro col suo sorriso al peperoncino di Soverato: ammonito, e graziato soltanto in una occasione. Donadoni, santo poi, con calma, eventualmente, non lo leva e toglie Pirlo, cui subentra il ragioner Ambrosini dell&#8217;ufficio sinistri (e lugubri, mamma mia), e poco dopo Camoranesi (che gira e rigira ma non incide). La terza parte di De Rossi, Antonio Cassano, gioca una grande partita, soltanto che i giornalisti e i commentatori e i grandi esperti non daranno un voto alto a questo fenomeno che è stato utilissimo proprio quando il fenomeno non ha fatto: si è piazzato ai 30, 40 metri e li ha fatti impazzire tutti, con le sue finte impercettibili, sicuramente indecifrabili per chi sta alla tivvù, che hanno costretto tutti i francesi che gli passavano accanto a falciarlo. Ora, se uno subisce tra i 10 e i 15 falli in una partita, in movimento, inizia a chiederti perché, e giudicalo anche da questi particolari un giocatore.<br />
Nel secondo tempo i buoni bianchi costringono nuovamente i pessimi blu a guardar la partita da qualche metro di distanza. Toni non intacca Pacione, perché non riceve più palla, e perché un tiro lo azzecca: un tiro, una legnata con la pantofola che si ritrova, che finisce a sberciare la parte esterna del palo. Grosso imita la controfigura di un Baggio stanco, e infila laggiù dove non osano le aquile ma osa Coupet, il bel portierino francese, che impatta la palla e la accompagna al palo. Punizione da lontano: San Daniele De Rossi de Roma spara la bomba, che quand&#8217;è serata è serata e la palla s&#8217;incaglia sui piedi di Henry, estremo uomo della barriera, e parte alla volta della rete: assolto Henry, preterintenzionale per De Rossi, condanna per sfiga e destino. 2-0.<br />
Intanto, dall&#8217;altro campo, la variabile indipendente arancione arride ai bianchi, e ne rifila due ai romeni, come Dio comanda. Dovrebbe essere ordinario, e invece è straordinario. Diciamo che é e basta, accettiamo gli eventi e disdiciamo gli appuntamenti per domenica sera. In strada, intanto, si festeggia. Vamos, hombres!</p>
<p>FRANCIA-ITALIA 0-2 (primo tempo 0-1)<br />
MARCATORI: Pirlo su rigore al 25&#8242; p.t.; De Rossi al 17&#8242; s.t.<br />
FRANCIA (4-4-2): Coupet 6; Clerc 5, Gallas 5, Abidal 4, Evra 5; Govou 6 (Anelka dal 21&#8242; st sv), Toulalan 5, Makelele 4.5, Ribery ng (Nasri dal 10&#8242; p.t. 6; Boumsong dal 26&#8242; p.t. 6); Benzema 6, Henry 5. (Mandanda, Frey, Malouda, Vieira, Thuram, Squillaci, Sagnol, Diarra, Gomis). C.t. Domenech 3.<br />
ITALIA (4-3-2-1): Buffon 7.5; Zambrotta 5.5, Panucci 6, Chiellini 6, Grosso 6; Gattuso 7 (Aquilani dal 37&#8242; s.t. sv), De Rossi 8, Pirlo 7 (Ambrosini dal 10&#8242; st sv); Cassano 7.5, Perrotta 5 (Camoranesi dal 19&#8242; s.t. 6); Toni 4.5. (Amelia, De Sanctis, Gamberini, Barzagli, Materazzi, Quagliarella, Del Piero, Di Natale, Borriello). C.t. Donadoni 6<br />
ARBITRO: Michel (Slovacchia) 7.<br />
NOTE: spettatori 30.585. Serata piovosa e fredda, terreno scivoloso. Ammoniti Evra, Pirlo, Chiellini, Govou, Gattuso, Boumsong, Henry per gioco scorretto; al 24&#8242; espulso Abidal. Angoli 3-4; recuperi 3&#8242; p.t., 3&#8242; s.t.</p>
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Chi attacca, opprime, asfissia? Les italiens, come speravasi dimostrare. Davanti c&amp;#8217;è una torre, anzi un obelisco, che si chiama Luca Toni e sta al calcio come Chiappucci sta alla bici: quelli belli a vedersi sono altri (Bugno, Gilardino), in attesa che ritorni un Vialli (Indurain) a tacitar le parole. Toni, piede 46, al minuto 46 è in gara con Pacione per l&amp;#8217;ingresso nella memoria collettiva quale Grande Sprecatore in un match da minuti 90: gli mancano l&amp;#8217;errore in scivolata a porta vuota e il colpo di testa in bocca al portiere. Per il resto ha toppato il toppabile, sebbene siano pochi, immagino, i commentatori e i giornalisti, i portatori di interessi calcistici, che avranno il coraggio di attribuire un 4 alla prestazione del grattacielo italiano. &lt;em&gt;C&amp;#8217;è il rigore&lt;/em&gt;, diranno, &lt;em&gt;ha conquistato il rigore&lt;/em&gt;, attenueranno: tiro lungo, il piede taglia 46 ogni tanto serve a qualcosa, palla arpionata, spinta ricevuta, crollo. L&amp;#8217;arbitro, un buon arbitro finalmente, fischia e espelle Abidal, che sta a Toni come Mohamed Atta al World Trade Center. Pirlo, che non è un tossico e nemmeno un bambino sprovveduto come i suoi occhi potrebbero significare, sa calciare e lo fa: portiere battuto e uno a zero per i bianchi.&lt;br /&gt;
Dove sono i francesi? Se vedi il loro primo rappresentante, l&amp;#8217;allenatore Domenech, pensi che Carla Bruni si sia infilata in una nazione in completa decadenza. Domenech, uno che lascia a casa Trezeguet, sta muto in panca, appoggia il mento alla mano, i primissimi piani ne rivelano una rasatura perfetta, roba da pubblicità della Gillette. Domenech trasmette una carica ai suoi che così si può sintetizzare: fatto il gol, l&amp;#8217;Italia comprime, surclassa, domina, la Francia riceve, aspetta, accoglie. &lt;em&gt;Porgi l&amp;#8217;altra guancia&lt;/em&gt;, è il verbo del maestro.&lt;br /&gt;
Il successivo calo azzurro stasera bianco è fisiologico: non si può tenere il ritmo dei 400 metri per tutta una maratona. E la Francia, in dieci ma più che altro priva del suo folletto Ribery (brutta storta al ginocchio, in un contrasto con Zambrotta, assolto il nostro con formula piena, condanna per sfiga e destino), pare composta dai cugini di campagna degli undici della notte di Berlino. Altri tempi, altra partita: ci sono, in campo, una squadra di media classifica in serie A e una squadra che lotta per non naufragare, in serie B.&lt;br /&gt;
Il leone è De Rossi: corre come Gattuso, dribbla come Cassano, ispira come Camoranesi. Tre giocatori in uno, senza soluzione di continuità. Gattuso è falloso, più del solito, e meno del solito entra nelle grazie dell&amp;#8217;arbitro col suo sorriso al peperoncino di Soverato: ammonito, e graziato soltanto in una occasione. Donadoni, santo poi, con calma, eventualmente, non lo leva e toglie Pirlo, cui subentra il ragioner Ambrosini dell&amp;#8217;ufficio sinistri (e lugubri, mamma mia), e poco dopo Camoranesi (che gira e rigira ma non incide). La terza parte di De Rossi, Antonio Cassano, gioca una grande partita, soltanto che i giornalisti e i commentatori e i grandi esperti non daranno un voto alto a questo fenomeno che è stato utilissimo proprio quando il fenomeno non ha fatto: si è piazzato ai 30, 40 metri e li ha fatti impazzire tutti, con le sue finte impercettibili, sicuramente indecifrabili per chi sta alla tivvù, che hanno costretto tutti i francesi che gli passavano accanto a falciarlo. Ora, se uno subisce tra i 10 e i 15 falli in una partita, in movimento, inizia a chiederti perché, e giudicalo anche da questi particolari un giocatore.&lt;br /&gt;
Nel secondo tempo i buoni bianchi costringono nuovamente i pessimi blu a guardar la partita da qualche metro di distanza. Toni non intacca Pacione, perché non riceve più palla, e perché un tiro lo azzecca: un tiro, una legnata con la pantofola che si ritrova, che finisce a sberciare la parte esterna del palo. Grosso imita la controfigura di un Baggio stanco, e infila laggiù dove non osano le aquile ma osa Coupet, il bel portierino francese, che impatta la palla e la accompagna al palo. Punizione da lontano: San Daniele De Rossi de Roma spara la bomba, che quand&amp;#8217;è serata è serata e la palla s&amp;#8217;incaglia sui piedi di Henry, estremo uomo della barriera, e parte alla volta della rete: assolto Henry, preterintenzionale per De Rossi, condanna per sfiga e destino. 2-0.&lt;br /&gt;
Intanto, dall&amp;#8217;altro campo, la variabile indipendente arancione arride ai bianchi, e ne rifila due ai romeni, come Dio comanda. Dovrebbe essere ordinario, e invece è straordinario. Diciamo che é e basta, accettiamo gli eventi e disdiciamo gli appuntamenti per domenica sera. In strada, intanto, si festeggia. Vamos, hombres!&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;FRANCIA-ITALIA 0-2 (primo tempo 0-1)&lt;br /&gt;
MARCATORI: Pirlo su rigore al 25&amp;#8242; p.t.; De Rossi al 17&amp;#8242; s.t.&lt;br /&gt;
FRANCIA (4-4-2): Coupet 6; Clerc 5, Gallas 5, Abidal 4, Evra 5; Govou 6 (Anelka dal 21&amp;#8242; st sv), Toulalan 5, Makelele 4.5, Ribery ng (Nasri dal 10&amp;#8242; p.t. 6; Boumsong dal 26&amp;#8242; p.t. 6); Benzema 6, Henry 5. (Mandanda, Frey, Malouda, Vieira, Thuram, Squillaci, Sagnol, Diarra, Gomis). C.t. Domenech 3.&lt;br /&gt;
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ARBITRO: Michel (Slovacchia) 7.&lt;br /&gt;
NOTE: spettatori 30.585. Serata piovosa e fredda, terreno scivoloso. Ammoniti Evra, Pirlo, Chiellini, Govou, Gattuso, Boumsong, Henry per gioco scorretto; al 24&amp;#8242; espulso Abidal. Angoli 3-4; recuperi 3&amp;#8242; p.t., 3&amp;#8242; s.t.&lt;/p&gt;
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