<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>mg &#187; m.galbiati</title>
	<atom:link href="http://www.marcogiacosa.it/category/mgalbiati/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.marcogiacosa.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sat, 28 Nov 2009 11:15:40 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.6</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>THEY PAVED PARADISE (AN PUT UP A PARKING LOT)</title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2009/10/05/they-paved-paradise-an-put-up-a-parking-lot/</link>
		<comments>http://www.marcogiacosa.it/2009/10/05/they-paved-paradise-an-put-up-a-parking-lot/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 19:21:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Galbiati</dc:creator>
				<category><![CDATA[m.galbiati]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcogiacosa.it/?p=3266</guid>
		<description><![CDATA[di Michele Galbiati
 
La Brianza: quando “ristrutturazione” diventa “distruzione”
 
Hanno asfaltato il paradiso e ci hanno messo un parcheggio.
Una spianata d’asfalto dove prima c’erano alberi e un  coraggioso orto urbano, un angolo di campagna circondato da strade e macchine in sosta.
Settimana scorsa vedevo ancora l’insalata e le lucertole al sole, oggi ho trovato un Suv [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-decoration: underline"><em>di Michele Galbiati</em></span></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong>La Brianza: quando “ristrutturazione” diventa “distruzione”</strong></p>
<p style="text-align: justify"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify">Hanno asfaltato il paradiso e ci hanno messo un parcheggio.</p>
<p style="text-align: justify">Una spianata d’asfalto dove prima c’erano alberi e un  coraggioso orto urbano, un angolo di campagna circondato da strade e macchine in sosta.</p>
<p style="text-align: justify">Settimana scorsa vedevo ancora l’insalata e le lucertole al sole, oggi ho trovato un Suv parcheggiato di traverso e sacchi di cemento per terra.</p>
<p style="text-align: justify">Basta un weekend lontano da qui per rendersi conto di come il tempo passi e tutto trasformi.</p>
<p style="text-align: justify">Il tempo o, più prosaicamente, gli uomini.</p>
<p style="text-align: justify">Siamo in Brianza, a pochi chilometri e un secolo da Milano, città di cui tutti parlano male senza conoscerla.</p>
<p style="text-align: justify">Una città che negli ultimi anni ha assistito a una piccola fuga di residenti che, stanchi del vicino cinese rumoroso e dei prezzi assurdi, hanno deciso di trasferirsi in campagna, in quella che un tempo fu  “la verde terra”  tra Monza e Lecco,  abitata da gente semplice che il “Dio denaro” ha trasformato in avidi  e spregiudicati costruttori.</p>
<p style="text-align: justify">La Brianza  purtroppo non ha avuto in sorte dalla Natura le preziosissime vigne che difendono le  colline delle Langhe dal cemento, né tantomeno i  borghi medievali  che preservano l’opulento Chianti dalle speculazioni.</p>
<p style="text-align: justify">Questa terra era un’unica distesa di colline verdi punteggiate di pascoli e di piccoli paesi, abitati da contadini e operai delle vicine industrie tessili, un tempo vanto di questi posti.</p>
<p style="text-align: justify">Una bella zona, senza particolari eccellenze enogastronomiche o chissà quali meraviglie storiche, ma con alcuni angoli davvero suggestivi.</p>
<p style="text-align: justify">Un posto perfetto quindi per una delle più grandi speculazioni edilizie dal dopoguerra ad oggi, attuata in nome della parola magica “ristrutturazione”.</p>
<p style="text-align: justify">E’ grazie a lei infatti che da noi un grazioso casolare dei primi del secolo diventa  una palazzina di cemento “con finiture di pregio, doppi box e giardino condominiale” o una semplice casa di paese si trasforma in una posticcia “villa esclusiva con cantina e piscina”, grande il doppio di prima e</p>
<p style="text-align: justify">completamente avulsa dal territorio circostante.</p>
<p style="text-align: justify">E’ davvero triste constatare come i brianzoli abbiano ormai cancellato- dal loro già limitato vocabolario- le parole “antico” e “verde”.</p>
<p style="text-align: justify">Quello che è antico qui non si ripara più, si butta giù direttamente a colpi di ruspa e lo si sostituisce con il nuovo gusto estetico “razional-brianzolo”: una gettata di cemento, quattro o cinque piani minimo, ampia zona parcheggio all’ingresso.</p>
<p style="text-align: justify">Con tanti cari saluti all’identità storica e urbana di un piccolo paese e al buon gusto architettonico.</p>
<p style="text-align: justify">Personalmente non ho mai capito se esista un piano regolatore da queste parti.</p>
<p style="text-align: justify">Si fa un gran parlare degli abusi edilizi e degli “ecomostri” in regioni come la Campania o la Sicilia e poi ci si dimentica di quello che capita a una manciata da chilometri dall’opulenta ed internazionale Milano.</p>
<p style="text-align: justify">Eppure qualche domanda sorge spontanea: Come si fa ad abbattere una cascina ottocentesca in buono stato e sostituirla con un orrendo e anonimo caseggiato di sette piani?</p>
<p style="text-align: justify">Come si fa a trasformare  le aree verdi non edificabili  in un tristissimo campionario di palazzine tutte uguali?</p>
<p style="text-align: justify">Come mai da queste parti da una settimana all’altra sorgono come funghi nuove residenze dai nomi improbabili ed enormi parcheggi assolati che nemmeno a San Siro li trovi così?</p>
<p style="text-align: justify">Girare per le stradine di campagna in alta Brianza è come ricevere una pugnalata al cuore ad ogni curva, specialmente per chi come me qui è nato e ha vissuto.</p>
<p style="text-align: justify">Ci sono posti che ricordo benissimo anche solo 3-4 anni fa, ormai divenuti irriconoscibili.</p>
<p style="text-align: justify">Piccoli borghi dalle antiche case di ringhiera, con il vecchio macellaio all’angolo e la chiesa in piazza; paesi con una loro storia, evocata dai motti del Ventennio fascista  sui muri; paesi-gioiello che sono stati  letteralmente sventrati da mostruosi centri commerciali e ridotti a cittadine-dormitorio per ricchi manager con Suv al seguito.</p>
<p style="text-align: justify">Dicono che ci si renda conto di quello che si aveva solamente quando se ne è andato per sempre, ed è tristemente vero.</p>
<p style="text-align: justify">In Brianza però nessuno sembra accorgersene.</p>
<p style="text-align: justify">I Verdi non hanno mai attirato consensi, forse non sono nemmeno esistiti in questi paesi, fedeli da secoli alla Chiesa Cattolica e ai suoi esponenti politici, che, inutile dirlo, hanno avuto e continuano ad avere pesanti interessi economici nelle opere edilizie della zona.</p>
<p style="text-align: justify">Evidentemente non frega niente a nessuno della tutela naturale e paesaggistica di questi luoghi e si preferisce annacquare ogni dubbio sotto una pioggia di euro e di  mattoni.</p>
<p style="text-align: justify">Ieri sera, di ritorno verso casa dal paese-gioiello di  Montevecchia, mentre le colline si accendevano al tramonto,  la radio mi ha regalato  “Big Yellow Taxi” dei Counting Crows.</p>
<p style="text-align: justify">Mi sono tornati in mente alcuni luoghi della mia adolescenza  che non rivedrò mai più per come erano e mi sono sentito in qualche modo derubato.</p>
<p style="text-align: justify">E anch’io, come il cantante Adam Duritz, avrei voluto urlare a chi ha “asfaltato il paradiso e ci ha messo un parcheggio”  di “lasciarmi almeno gli uccelli nel cielo e le api, per favore!”.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=YTC6m-a3U9w">Il video su Youtube</a></p>
<p style="text-align: right"><strong>Michele Galbiati</strong></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2009/10/05/they-paved-paradise-an-put-up-a-parking-lot/" target="_blank" title="Share on Facebook">Share on Facebook</a></p><div class="pdf24Plugin-cp-box"><form method="POST" action="http://doc2pdf.pdf24.org/doc2pdf/wordpress.php" target="pdf24PopWin" onsubmit="window.open('about:blank', 'pdf24PopWin', 'scrollbars=yes,width=400,height=200,top=0,left=0'); return true;"><input type="hidden" name="blogCharset" value="UTF-8">
<input type="hidden" name="blogPosts" value="1">
<input type="hidden" name="blogUrl" value="http://www.marcogiacosa.it">
<input type="hidden" name="blogName" value="mg">
<input type="hidden" name="blogValueEncoding" value="htmlSpecialChars">
<input type="hidden" name="postTitle_0" value="THEY PAVED PARADISE (AN PUT UP A PARKING LOT)">
<input type="hidden" name="postLink_0" value="http://www.marcogiacosa.it/2009/10/05/they-paved-paradise-an-put-up-a-parking-lot/">
<input type="hidden" name="postAuthor_0" value="Michele Galbiati">
<input type="hidden" name="postDateTime_0" value="2009-10-05 21:10:42">
<input type="hidden" name="postContent_0" value="&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;text-decoration: underline&quot;&gt;&lt;em&gt;di Michele Galbiati&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;La Brianza: quando “ristrutturazione” diventa “distruzione”&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;Hanno asfaltato il paradiso e ci hanno messo un parcheggio.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;Una spianata d’asfalto dove prima c’erano alberi e un  coraggioso orto urbano, un angolo di campagna circondato da strade e macchine in sosta.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;Settimana scorsa vedevo ancora l’insalata e le lucertole al sole, oggi ho trovato un Suv parcheggiato di traverso e sacchi di cemento per terra.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;Basta un weekend lontano da qui per rendersi conto di come il tempo passi e tutto trasformi.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;Il tempo o, più prosaicamente, gli uomini.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;Siamo in Brianza, a pochi chilometri e un secolo da Milano, città di cui tutti parlano male senza conoscerla.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;Una città che negli ultimi anni ha assistito a una piccola fuga di residenti che, stanchi del vicino cinese rumoroso e dei prezzi assurdi, hanno deciso di trasferirsi in campagna, in quella che un tempo fu  “la verde terra”  tra Monza e Lecco,  abitata da gente semplice che il “Dio denaro” ha trasformato in avidi  e spregiudicati costruttori.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;La Brianza  purtroppo non ha avuto in sorte dalla Natura le preziosissime vigne che difendono le  colline delle Langhe dal cemento, né tantomeno i  borghi medievali  che preservano l’opulento Chianti dalle speculazioni.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;Questa terra era un’unica distesa di colline verdi punteggiate di pascoli e di piccoli paesi, abitati da contadini e operai delle vicine industrie tessili, un tempo vanto di questi posti.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;Una bella zona, senza particolari eccellenze enogastronomiche o chissà quali meraviglie storiche, ma con alcuni angoli davvero suggestivi.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;Un posto perfetto quindi per una delle più grandi speculazioni edilizie dal dopoguerra ad oggi, attuata in nome della parola magica “ristrutturazione”.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;E’ grazie a lei infatti che da noi un grazioso casolare dei primi del secolo diventa  una palazzina di cemento “con finiture di pregio, doppi box e giardino condominiale” o una semplice casa di paese si trasforma in una posticcia “villa esclusiva con cantina e piscina”, grande il doppio di prima e&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;completamente avulsa dal territorio circostante.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;E’ davvero triste constatare come i brianzoli abbiano ormai cancellato- dal loro già limitato vocabolario- le parole “antico” e “verde”.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;Quello che è antico qui non si ripara più, si butta giù direttamente a colpi di ruspa e lo si sostituisce con il nuovo gusto estetico “razional-brianzolo”: una gettata di cemento, quattro o cinque piani minimo, ampia zona parcheggio all’ingresso.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;Con tanti cari saluti all’identità storica e urbana di un piccolo paese e al buon gusto architettonico.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;Personalmente non ho mai capito se esista un piano regolatore da queste parti.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;Si fa un gran parlare degli abusi edilizi e degli “ecomostri” in regioni come la Campania o la Sicilia e poi ci si dimentica di quello che capita a una manciata da chilometri dall’opulenta ed internazionale Milano.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;Eppure qualche domanda sorge spontanea: Come si fa ad abbattere una cascina ottocentesca in buono stato e sostituirla con un orrendo e anonimo caseggiato di sette piani?&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;Come si fa a trasformare  le aree verdi non edificabili  in un tristissimo campionario di palazzine tutte uguali?&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;Come mai da queste parti da una settimana all’altra sorgono come funghi nuove residenze dai nomi improbabili ed enormi parcheggi assolati che nemmeno a San Siro li trovi così?&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;Girare per le stradine di campagna in alta Brianza è come ricevere una pugnalata al cuore ad ogni curva, specialmente per chi come me qui è nato e ha vissuto.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;Ci sono posti che ricordo benissimo anche solo 3-4 anni fa, ormai divenuti irriconoscibili.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;Piccoli borghi dalle antiche case di ringhiera, con il vecchio macellaio all’angolo e la chiesa in piazza; paesi con una loro storia, evocata dai motti del Ventennio fascista  sui muri; paesi-gioiello che sono stati  letteralmente sventrati da mostruosi centri commerciali e ridotti a cittadine-dormitorio per ricchi manager con Suv al seguito.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;Dicono che ci si renda conto di quello che si aveva solamente quando se ne è andato per sempre, ed è tristemente vero.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;In Brianza però nessuno sembra accorgersene.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;I Verdi non hanno mai attirato consensi, forse non sono nemmeno esistiti in questi paesi, fedeli da secoli alla Chiesa Cattolica e ai suoi esponenti politici, che, inutile dirlo, hanno avuto e continuano ad avere pesanti interessi economici nelle opere edilizie della zona.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;Evidentemente non frega niente a nessuno della tutela naturale e paesaggistica di questi luoghi e si preferisce annacquare ogni dubbio sotto una pioggia di euro e di  mattoni.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;Ieri sera, di ritorno verso casa dal paese-gioiello di  Montevecchia, mentre le colline si accendevano al tramonto,  la radio mi ha regalato  “Big Yellow Taxi” dei Counting Crows.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;Mi sono tornati in mente alcuni luoghi della mia adolescenza  che non rivedrò mai più per come erano e mi sono sentito in qualche modo derubato.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;E anch’io, come il cantante Adam Duritz, avrei voluto urlare a chi ha “asfaltato il paradiso e ci ha messo un parcheggio”  di “lasciarmi almeno gli uccelli nel cielo e le api, per favore!”.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=YTC6m-a3U9w&quot;&gt;Il video su Youtube&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: right&quot;&gt;&lt;strong&gt;Michele Galbiati&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: justify&quot;&gt;
&lt;p class=&quot;facebook&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2009/10/05/they-paved-paradise-an-put-up-a-parking-lot/&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Share on Facebook&quot;&gt;Share on Facebook&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;">
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="100%" ><tr><td align="left">Send post as <a href="http://en.pdf24.org" target="_blank">PDF</a> to <input class="pdf24Plugin-cp-input" type="text" name="sendEmailTo" value="Enter email address" onMouseDown="this.value = '';"> <input class="pdf24Plugin-cp-submit" type="submit" value="Send"></td><td align="right"><a href="http://en.pdf24.org" target="_blank" title="PDF | PDF Creator | PDF Converter"><img src="http://www.pdf24.org/images/sheep_16x16.gif" alt="PDF | PDF Creator | PDF Converter" border="0"></a></td></table></form></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcogiacosa.it/2009/10/05/they-paved-paradise-an-put-up-a-parking-lot/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;eterno ritorno dell&#8217;identico parte seconda, ovvero: &#8220;Nulla finisce, tutto cambia&#8221; (in peggio)</title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2009/02/12/leterno-ritorno-dellidentico-parte-ii-ovvero-nulla-finisce-tutto-cambia-in-peggio/</link>
		<comments>http://www.marcogiacosa.it/2009/02/12/leterno-ritorno-dellidentico-parte-ii-ovvero-nulla-finisce-tutto-cambia-in-peggio/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 16:18:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Galbiati</dc:creator>
				<category><![CDATA[m.galbiati]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcogiacosa.it/?p=1664</guid>
		<description><![CDATA[Che bel sole, oggi.
Che spettacolo incredibile le Alpi imbiancate che mi salutano in fondo alle strade.
E’ uno splendido giorno d’inverno, con la brezza frizzante che spazza i marciapiedi e  il cielo blu cobalto senza una nuvola.
Una di quelle giornate cristalline “che fanno nascere pensieri grandi e maestosi”, come scrisse  Dino Buzzati.
Sono qui per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che bel sole, oggi.<br />
Che spettacolo incredibile le Alpi imbiancate che mi salutano in fondo alle strade.<br />
E’ uno splendido giorno d’inverno, con la brezza frizzante che spazza i marciapiedi e  il cielo blu cobalto senza una nuvola.<br />
Una di quelle giornate cristalline “che fanno nascere pensieri grandi e maestosi”, come scrisse  Dino Buzzati.<br />
Sono qui per un appuntamento, fissato per le 11.15 di un giovedì mattina, dopo nove anni.<br />
Tutto è più o meno uguale ad allora: il tremendo palazzo anni’60, la carrozzeria di fronte, l’odore di gomma bruciata che si leva nell’aria dalla malconcia fabbrica nel piazzale.<br />
Di fronte all’ingresso ci sono una ragazza minuta che tortura una sigaretta girandosela tra le dita e un giovane “rasta” che ha gli occhi di chi è sveglio da neanche dieci minuti.<br />
Poco dopo arrivano gli altri, vicini e in silenzio, come si conviene a degli sconosciuti in marcia.<br />
Sono tutti più giovani di me, con una faccia a metà strada tra il perplesso e il determinato.<br />
Un paio di sigarette dopo, siamo seduti al primo piano, in una stanzetta piccola con una manciata di sedie e due distributori di bevande.<br />
Ci scambiamo sguardi interrogativi, qualche timido sorriso di circostanza, poi ci fanno accomodare in una grande sala, inquinata nel suo bianco abbagliante  da decine di monitor , tastiere e telefoni.<br />
“Eccoci” &#8211; penso – “adesso inizia lo spettacolo”.<br />
Il ragazzo che l’azienda ha spedito a farci la “job interview” (perché siamo in Italia ed è giusto usare la nostra lingua, no?) ha quattro anni meno di me, un maglione blu con colletto a girocollo, un paio di pantaloni in fresco-lana e delle scarpe nere a punta quadrata che fanno a pugni con tutto il resto.<br />
Ci presenta l’azienda e parla per cinque minuti abbondanti, con una terribile inflessione torinese che massacra senza pietà la fonetica italiana, invertendo gli accenti sulle vocali e infarcendo le frasi di “solo più” e “al fondo”, tipici della lingua parlata cittadina.<br />
Ascolto svogliato le solite cazzate aziendalistiche e mi concentro sui miei occasionali compagni di colloquio.<br />
Salvatore ha 24 anni portati male: aveva appena trovato un impiego alle presse della Fiat, poi il suo contratto a “somministrazione lavoro” è scaduto e l’hanno mandato via come un ladro a metà turno, una notte di sabato.<br />
Si presenta al gruppo parlando a voce altissima, con un pesante accento del Sud che suscita in tutti noi un’immediata simpatia.<br />
In tutti, tranne che nel biondino intervistatore, che lo guarda sorridendo malignamente e scrive su un foglio chissà quali annotazioni segrete.<br />
Salvatore qui dentro non ha speranze, ma se ne frega e continua a parlare della sua vita, strappandoci dei sorrisi sinceri.<br />
Dopo di lui è il turno di Elisa, che ha vent’anni e una laurea in Psicologia da prendere al più presto, “perché i miei genitori vogliono che diventi psicologo…dicono si guadagni molto bene”.<br />
Trattengo a stento un sorriso amaro: a vent’anni  quelle cose forse le avrei pensate anch’io.<br />
Non immagina, la piccola Elisa, che il futuro le riserverà un lungo praticantato  non pagato, una scuola di specializzazione da 4.000 euro l’anno  e un armadio pieno di tasse da pagare, nello sciagurato caso voglia aprirsi uno studio.<br />
Tutto questo Elisa  non lo sa e mi fa tenerezza, mentre sottolinea orgogliosa i suoi “punti di forza”, la sua “attenzione al cliente”, la sua “innata cortesia”.<br />
Dopo il carico di sogni e speranze della futura psicologa, è il turno di Franco, 24enne spigliato giunto a Torino da Varese per amore di una ragazza.<br />
Franco è simpatico, niente da dire.<br />
Studiava architettura a Milano, poi ha mollato perché  “…non ci stavo più dentro e volevo andarmene da Varese, figa, è un posto terribile”.<br />
L’intervistatore sorride poco convinto e continua a fare domande, annotandosi  qualcosa di “top secret” sul  quaderno.<br />
Mentre ascolto distrattamente le domande di rito dell’intervistatore e le risposte del ragazzo, osservo i muri dello stanzone, decorati da locandine pubblicitarie dei clienti dell’azienda.<br />
All’improvviso sorrido inconsapevole quando riconosco, appeso in fondo alla sala, il poster di un cliente per cui avevo lavorato anch’io, nove anni e nove secoli fa.<br />
Era la calda estate del 2000 e con i soldi racimolati  qui dentro mi ero pagato le meritate vacanze in Sardegna dopo un anno di studio.<br />
In questo  call center  asettico e caotico allo stesso tempo, ho conosciuto alcuni dei miei più grandi amici, persone con cui ho condiviso una casa, una laurea, un pezzo di vita.<br />
Molti di loro adesso non sono più a Torino, alcuni sono già “scappati” all’estero  in cerca di dignità e rispetto, altri vivacchiano alla meno peggio da qualche parte.<br />
Rimaniamo io e questo call center, nove anni dopo.<br />
Solo che, nel frattempo, anche lui è cambiato.<br />
In peggio, ovviamente.<br />
Nove anni fa ricordo che venivo pagato a ora: non molto per la verità, ma lavorando 6 giorni a settimana su turni di 4-5 ore, a fine mese riuscivo a mettere da parte un onesto gruzzoletto.<br />
Oggi, come ci spiega il borghesotto torinese della selezione personale, la retribuzione avviene “a contatto utile, a pezzo venduto: se vendi sei pagato, se non vendi…ehm…insomma…vi conviene vendere, ragazzi”.<br />
In parole povere, nei call center di oggi, addio alla retribuzione oraria: ti pagano a cottimo, senza neanche il minimo salariale garantito.<br />
Firmi un contratto-farsa di un mese e poi tanti saluti: nessuna tutela, nessuna garanzia.<br />
E nessun rispetto.<br />
Benvenuti nell’Italia del 2009, ragazzi.</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2009/02/12/leterno-ritorno-dellidentico-parte-ii-ovvero-nulla-finisce-tutto-cambia-in-peggio/" target="_blank" title="Share on Facebook">Share on Facebook</a></p><div class="pdf24Plugin-cp-box"><form method="POST" action="http://doc2pdf.pdf24.org/doc2pdf/wordpress.php" target="pdf24PopWin" onsubmit="window.open('about:blank', 'pdf24PopWin', 'scrollbars=yes,width=400,height=200,top=0,left=0'); return true;"><input type="hidden" name="blogCharset" value="UTF-8">
<input type="hidden" name="blogPosts" value="1">
<input type="hidden" name="blogUrl" value="http://www.marcogiacosa.it">
<input type="hidden" name="blogName" value="mg">
<input type="hidden" name="blogValueEncoding" value="htmlSpecialChars">
<input type="hidden" name="postTitle_0" value="L&amp;#8217;eterno ritorno dell&amp;#8217;identico parte seconda, ovvero: &amp;#8220;Nulla finisce, tutto cambia&amp;#8221; (in peggio)">
<input type="hidden" name="postLink_0" value="http://www.marcogiacosa.it/2009/02/12/leterno-ritorno-dellidentico-parte-ii-ovvero-nulla-finisce-tutto-cambia-in-peggio/">
<input type="hidden" name="postAuthor_0" value="Michele Galbiati">
<input type="hidden" name="postDateTime_0" value="2009-02-12 17:02:22">
<input type="hidden" name="postContent_0" value="&lt;p&gt;Che bel sole, oggi.&lt;br /&gt;
Che spettacolo incredibile le Alpi imbiancate che mi salutano in fondo alle strade.&lt;br /&gt;
E’ uno splendido giorno d’inverno, con la brezza frizzante che spazza i marciapiedi e  il cielo blu cobalto senza una nuvola.&lt;br /&gt;
Una di quelle giornate cristalline “che fanno nascere pensieri grandi e maestosi”, come scrisse  Dino Buzzati.&lt;br /&gt;
Sono qui per un appuntamento, fissato per le 11.15 di un giovedì mattina, dopo nove anni.&lt;br /&gt;
Tutto è più o meno uguale ad allora: il tremendo palazzo anni’60, la carrozzeria di fronte, l’odore di gomma bruciata che si leva nell’aria dalla malconcia fabbrica nel piazzale.&lt;br /&gt;
Di fronte all’ingresso ci sono una ragazza minuta che tortura una sigaretta girandosela tra le dita e un giovane “rasta” che ha gli occhi di chi è sveglio da neanche dieci minuti.&lt;br /&gt;
Poco dopo arrivano gli altri, vicini e in silenzio, come si conviene a degli sconosciuti in marcia.&lt;br /&gt;
Sono tutti più giovani di me, con una faccia a metà strada tra il perplesso e il determinato.&lt;br /&gt;
Un paio di sigarette dopo, siamo seduti al primo piano, in una stanzetta piccola con una manciata di sedie e due distributori di bevande.&lt;br /&gt;
Ci scambiamo sguardi interrogativi, qualche timido sorriso di circostanza, poi ci fanno accomodare in una grande sala, inquinata nel suo bianco abbagliante  da decine di monitor , tastiere e telefoni.&lt;br /&gt;
“Eccoci” &amp;#8211; penso – “adesso inizia lo spettacolo”.&lt;br /&gt;
Il ragazzo che l’azienda ha spedito a farci la “job interview” (perché siamo in Italia ed è giusto usare la nostra lingua, no?) ha quattro anni meno di me, un maglione blu con colletto a girocollo, un paio di pantaloni in fresco-lana e delle scarpe nere a punta quadrata che fanno a pugni con tutto il resto.&lt;br /&gt;
Ci presenta l’azienda e parla per cinque minuti abbondanti, con una terribile inflessione torinese che massacra senza pietà la fonetica italiana, invertendo gli accenti sulle vocali e infarcendo le frasi di “solo più” e “al fondo”, tipici della lingua parlata cittadina.&lt;br /&gt;
Ascolto svogliato le solite cazzate aziendalistiche e mi concentro sui miei occasionali compagni di colloquio.&lt;br /&gt;
Salvatore ha 24 anni portati male: aveva appena trovato un impiego alle presse della Fiat, poi il suo contratto a “somministrazione lavoro” è scaduto e l’hanno mandato via come un ladro a metà turno, una notte di sabato.&lt;br /&gt;
Si presenta al gruppo parlando a voce altissima, con un pesante accento del Sud che suscita in tutti noi un’immediata simpatia.&lt;br /&gt;
In tutti, tranne che nel biondino intervistatore, che lo guarda sorridendo malignamente e scrive su un foglio chissà quali annotazioni segrete.&lt;br /&gt;
Salvatore qui dentro non ha speranze, ma se ne frega e continua a parlare della sua vita, strappandoci dei sorrisi sinceri.&lt;br /&gt;
Dopo di lui è il turno di Elisa, che ha vent’anni e una laurea in Psicologia da prendere al più presto, “perché i miei genitori vogliono che diventi psicologo…dicono si guadagni molto bene”.&lt;br /&gt;
Trattengo a stento un sorriso amaro: a vent’anni  quelle cose forse le avrei pensate anch’io.&lt;br /&gt;
Non immagina, la piccola Elisa, che il futuro le riserverà un lungo praticantato  non pagato, una scuola di specializzazione da 4.000 euro l’anno  e un armadio pieno di tasse da pagare, nello sciagurato caso voglia aprirsi uno studio.&lt;br /&gt;
Tutto questo Elisa  non lo sa e mi fa tenerezza, mentre sottolinea orgogliosa i suoi “punti di forza”, la sua “attenzione al cliente”, la sua “innata cortesia”.&lt;br /&gt;
Dopo il carico di sogni e speranze della futura psicologa, è il turno di Franco, 24enne spigliato giunto a Torino da Varese per amore di una ragazza.&lt;br /&gt;
Franco è simpatico, niente da dire.&lt;br /&gt;
Studiava architettura a Milano, poi ha mollato perché  “…non ci stavo più dentro e volevo andarmene da Varese, figa, è un posto terribile”.&lt;br /&gt;
L’intervistatore sorride poco convinto e continua a fare domande, annotandosi  qualcosa di “top secret” sul  quaderno.&lt;br /&gt;
Mentre ascolto distrattamente le domande di rito dell’intervistatore e le risposte del ragazzo, osservo i muri dello stanzone, decorati da locandine pubblicitarie dei clienti dell’azienda.&lt;br /&gt;
All’improvviso sorrido inconsapevole quando riconosco, appeso in fondo alla sala, il poster di un cliente per cui avevo lavorato anch’io, nove anni e nove secoli fa.&lt;br /&gt;
Era la calda estate del 2000 e con i soldi racimolati  qui dentro mi ero pagato le meritate vacanze in Sardegna dopo un anno di studio.&lt;br /&gt;
In questo  call center  asettico e caotico allo stesso tempo, ho conosciuto alcuni dei miei più grandi amici, persone con cui ho condiviso una casa, una laurea, un pezzo di vita.&lt;br /&gt;
Molti di loro adesso non sono più a Torino, alcuni sono già “scappati” all’estero  in cerca di dignità e rispetto, altri vivacchiano alla meno peggio da qualche parte.&lt;br /&gt;
Rimaniamo io e questo call center, nove anni dopo.&lt;br /&gt;
Solo che, nel frattempo, anche lui è cambiato.&lt;br /&gt;
In peggio, ovviamente.&lt;br /&gt;
Nove anni fa ricordo che venivo pagato a ora: non molto per la verità, ma lavorando 6 giorni a settimana su turni di 4-5 ore, a fine mese riuscivo a mettere da parte un onesto gruzzoletto.&lt;br /&gt;
Oggi, come ci spiega il borghesotto torinese della selezione personale, la retribuzione avviene “a contatto utile, a pezzo venduto: se vendi sei pagato, se non vendi…ehm…insomma…vi conviene vendere, ragazzi”.&lt;br /&gt;
In parole povere, nei call center di oggi, addio alla retribuzione oraria: ti pagano a cottimo, senza neanche il minimo salariale garantito.&lt;br /&gt;
Firmi un contratto-farsa di un mese e poi tanti saluti: nessuna tutela, nessuna garanzia.&lt;br /&gt;
E nessun rispetto.&lt;br /&gt;
Benvenuti nell’Italia del 2009, ragazzi.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;facebook&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2009/02/12/leterno-ritorno-dellidentico-parte-ii-ovvero-nulla-finisce-tutto-cambia-in-peggio/&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Share on Facebook&quot;&gt;Share on Facebook&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;">
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="100%" ><tr><td align="left">Send post as <a href="http://en.pdf24.org" target="_blank">PDF</a> to <input class="pdf24Plugin-cp-input" type="text" name="sendEmailTo" value="Enter email address" onMouseDown="this.value = '';"> <input class="pdf24Plugin-cp-submit" type="submit" value="Send"></td><td align="right"><a href="http://en.pdf24.org" target="_blank" title="PDF | PDF Creator | PDF Converter"><img src="http://www.pdf24.org/images/sheep_16x16.gif" alt="PDF | PDF Creator | PDF Converter" border="0"></a></td></table></form></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcogiacosa.it/2009/02/12/leterno-ritorno-dellidentico-parte-ii-ovvero-nulla-finisce-tutto-cambia-in-peggio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LASCIATE OGNI TUTELA, VOI CH’ENTRATE</title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2008/11/28/lasciate-ogni-tutela-voi-ch%e2%80%99entrate/</link>
		<comments>http://www.marcogiacosa.it/2008/11/28/lasciate-ogni-tutela-voi-ch%e2%80%99entrate/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 15:35:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Galbiati</dc:creator>
				<category><![CDATA[m.galbiati]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcogiacosa.it/?p=1342</guid>
		<description><![CDATA[
Quando penso all’idea di “sicurezza” che c’era nel mio Liceo mi vengono ancora i brividi, ragazzi.
E pensare che, a dirla tutta, la mia non era proprio una “scuola qualunque”.
Liceo Classico &#8220;Bartolomeo Zucchi&#8221; di Monza: 500 anni di storia alle spalle, un palazzo tra i più vecchi e prestigiosi dell&#8217;intera Lombardia, addirittura un Papa (Achille Ratti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><span>Quando penso all’idea di “sicurezza” che c’era nel mio Liceo<span> </span>mi vengono ancora i brividi, ragazzi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>E pensare che, a dirla tutta, la mia non era proprio una “scuola qualunque”.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Liceo Classico &#8220;Bartolomeo Zucchi&#8221; di Monza: 500 anni di storia alle spalle, un palazzo tra i più vecchi e prestigiosi dell&#8217;intera Lombardia, addirittura un Papa (Achille Ratti, Pio XI) tra i suoi studenti.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Loggiato neoclassico con colonne e marmi pregiati, resti di tombe romane nei pavimenti del piano terra, totale assenza di mobilio successivo al 1900.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Uno di quei posti che incutono rispetto e timore a prima vista.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Peccato però che in quello scrigno d’arte e di storia noi studenti facessimo lezione nel mezzanino, in aule buie, anguste e mal tenute.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>D&#8217;inverno spesso pioveva in classe, le finestre erano dei primi del secolo (nell’ipotesi migliore) e c&#8217;erano spifferi ovunque.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Una palestra degna di questo nome non esisteva, così ci dovevamo accontentare di uno spazio geometricamente assurdo, ricavato da quella che era stata un tempo la cappella dell&#8217;edificio (per due secoli il palazzo fu un seminario).</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Risultato: in mezzo al soffitto dello stanzone c&#8217;era una volta di chissà quale epoca posizionata a 50 centimetri scarsi dalla rete del campo di pallavolo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Siccome le sfighe non vengono mai da sole, la nostra professoressa di educazione fisica era anche una fanatica del volley e ci obbligava<span> </span>sempre a giocare, incurante del grottesco spettacolo offerto dalla nostra &#8220;balistica irrazionale&#8221;, necessaria a far passare il pallone al di là della rete.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>D&#8217;inverno correvamo &#8220;al freddo e al gelo&#8221; sotto i quattro lati del loggiato, su lastroni di pietra secolare che definire “sconnessi” è poco.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>In compenso a calcetto non ci facevano giocare mai, perchè,<span> </span>come dicevano loro, “è troppo pericoloso e se cadete vi fate molto male&#8221;.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>In terza superiore, al primo quadrimestre,<span> </span>presi un punitivo ed umiliante cinque in pagella in educazione fisica: da &#8220;pasionario&#8221; idealista quale ero,<span> </span>per un mese intero mi ero categoricamente rifiutato di svolgere qualunque tipo di attività fisica all&#8217;aperto: &#8220;o ci fate fare tutti gli sport&#8221;- pensavo &#8211; &#8220;oppure nessuno, fottetevi&#8221;.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Quanto penso alla mia vecchia scuola mi sembra di sentire ancora<span> </span>il fortissimo odore di alcool metilico usato per disinfettare i corridoi e le aule: costava poco, funzionava bene e pazienza se rischiava di incenerire i nostri polmoni e l&#8217;intero stabile.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>In cinque anni di superiori non ricordo una sola esercitazione anti-incendio, anche perchè le famose &#8220;uscite di sicurezza&#8221; erano assolutamente insufficienti: il palazzo era rigorosamente tutelato dal Ministero e<span> </span>non si poteva toccare nulla, senza prima aver prodotto <span> </span>un chilo e mezzo di autorizzazioni e carte bollate che, ovviamente, nessuno si prese mai la cura di produrre.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>I vigili del fuoco arrivarono a scuola soltanto due volte: quando una telefonata anonima (poi rivelatasi una bufala) minacciò la presenza di una bomba nel<span> </span>distributore delle merendine (!!),<span> </span>e quando un ignoto genio chiuse con un lucchetto d’acciaio l’ingresso monumentale del Liceo, per celebrare un “Pesce d’Aprile” e invitare i docenti “a liberare le menti e non chiudersi al nuovo” (sic!).</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Nella prima occasione molti miei compagni uscirono da scuola subito, visibilmente preoccupati.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Io invece, che alla storia di quella bomba non avevo minimamente creduto, rimasi in classe con un manipolo di altri coraggiosi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Per quello stoico gesto di “eroismo” e abnegazione ricevetti in cambio un sonoro 4 nell’interrogazione<span> </span>a sorpresa di<span> </span>matematica e provai un’incazzatura cosmica,<span> </span>unita<span> </span>alla voglia irrefrenabile di metterla IO  una bomba, in quella dannatissima scuola.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La seconda volta, inutile dirlo, me la svignai dopo 30 secondi netti, quando già la fiamma ossidrica degli uomini in rosso stava per compiere il suo dovere.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Allo “Zucchi” di Monza non c’era un’infermeria: farsi male a scuola era considerato un evento davvero impensabile, al pari della caduta di un asteroide sul secolare duomo cittadino o di una vittoria dell’Inter (quella derelitta di metà anni 90) contro la Juventus.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Anche i disabili se la passavano male in quel liceo: c’era un leggendario e misterioso ascensore mai usato da nessuno che in anni e anni non ho visto funzionare nemmeno una volta.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>I ragazzi in carrozzina (uno o due, in verità) venivano quindi portati a spalla dai compagni più volenterosi e sensibili su per i nobili scaloni seicenteschi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>E pensare che, contrariamente a quanto ci si potesse aspettare, i soldi per sistemare la mia gloriosa e decadente scuola ci sarebbero anche stati, volendo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Solo che, mistero dei misteri, non venivano<span> </span>spesi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Era infatti un vanto della vecchia preside, una donna minuta e rugosa che non avrebbe sfigurato in divisa nazista, il fatto che il nostro Liceo fosse uno dei pochi, in tutta la provincia di Milano, a chiudere l&#8217;anno con i contributi statali praticamente intonsi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Questo perché, in una sorta di demenziale spirito autocelebrativo, allo “Zucchi” di Monza<span> </span>nessuno pensava che fosse <em>veramente </em></span><span>necessario spendere soldi per opere importanti di manutenzione.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Non ricordo più quanti scioperi furono organizzati per rendere noto il problema sicurezza, anche se spesso capitava di essere giudicati come dei “lazzaroni ignoranti” dai genitori, evidentemente interessati non all’incolumità dei loro figli,<span> </span>ma alla loro conoscenza dei verbi irregolari greci.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Forse erano tempi diversi, o forse semplicemente<span> </span>l’idea di sicurezza che avevano la Preside e molti docenti era decisamente antiquata.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Del resto non poteva essere altrimenti, vista l’età veneranda dei suddetti personaggi, alcuni dei quali con un “brillante avvenire dietro le spalle”.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ecco allora che oggi, davanti alla tragedia del povero Vito, ucciso in classe a 17 anni da un tubo di ghisa caduto dal soffitto, non posso che ripensare con un brivido a quelle scale strette e buie, a quelle mansarde cadenti e<span> </span>abbandonate e a quelle volte seicentesche, che allora ammiravo con stupore e che oggi invece guarderei con inquietudine.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Tutto sommato, mi è andata bene.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/11/28/lasciate-ogni-tutela-voi-ch%e2%80%99entrate/" target="_blank" title="Share on Facebook">Share on Facebook</a></p><div class="pdf24Plugin-cp-box"><form method="POST" action="http://doc2pdf.pdf24.org/doc2pdf/wordpress.php" target="pdf24PopWin" onsubmit="window.open('about:blank', 'pdf24PopWin', 'scrollbars=yes,width=400,height=200,top=0,left=0'); return true;"><input type="hidden" name="blogCharset" value="UTF-8">
<input type="hidden" name="blogPosts" value="1">
<input type="hidden" name="blogUrl" value="http://www.marcogiacosa.it">
<input type="hidden" name="blogName" value="mg">
<input type="hidden" name="blogValueEncoding" value="htmlSpecialChars">
<input type="hidden" name="postTitle_0" value="LASCIATE OGNI TUTELA, VOI CH’ENTRATE">
<input type="hidden" name="postLink_0" value="http://www.marcogiacosa.it/2008/11/28/lasciate-ogni-tutela-voi-ch%e2%80%99entrate/">
<input type="hidden" name="postAuthor_0" value="Michele Galbiati">
<input type="hidden" name="postDateTime_0" value="2008-11-28 16:11:10">
<input type="hidden" name="postContent_0" value="&lt;p&gt;&lt;!--StartFragment--&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Quando penso all’idea di “sicurezza” che c’era nel mio Liceo&lt;span&gt; &lt;/span&gt;mi vengono ancora i brividi, ragazzi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;E pensare che, a dirla tutta, la mia non era proprio una “scuola qualunque”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Liceo Classico &amp;#8220;Bartolomeo Zucchi&amp;#8221; di Monza: 500 anni di storia alle spalle, un palazzo tra i più vecchi e prestigiosi dell&amp;#8217;intera Lombardia, addirittura un Papa (Achille Ratti, Pio XI) tra i suoi studenti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Loggiato neoclassico con colonne e marmi pregiati, resti di tombe romane nei pavimenti del piano terra, totale assenza di mobilio successivo al 1900.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Uno di quei posti che incutono rispetto e timore a prima vista.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Peccato però che in quello scrigno d’arte e di storia noi studenti facessimo lezione nel mezzanino, in aule buie, anguste e mal tenute.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;D&amp;#8217;inverno spesso pioveva in classe, le finestre erano dei primi del secolo (nell’ipotesi migliore) e c&amp;#8217;erano spifferi ovunque.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Una palestra degna di questo nome non esisteva, così ci dovevamo accontentare di uno spazio geometricamente assurdo, ricavato da quella che era stata un tempo la cappella dell&amp;#8217;edificio (per due secoli il palazzo fu un seminario).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Risultato: in mezzo al soffitto dello stanzone c&amp;#8217;era una volta di chissà quale epoca posizionata a 50 centimetri scarsi dalla rete del campo di pallavolo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Siccome le sfighe non vengono mai da sole, la nostra professoressa di educazione fisica era anche una fanatica del volley e ci obbligava&lt;span&gt; &lt;/span&gt;sempre a giocare, incurante del grottesco spettacolo offerto dalla nostra &amp;#8220;balistica irrazionale&amp;#8221;, necessaria a far passare il pallone al di là della rete.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;D&amp;#8217;inverno correvamo &amp;#8220;al freddo e al gelo&amp;#8221; sotto i quattro lati del loggiato, su lastroni di pietra secolare che definire “sconnessi” è poco.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;In compenso a calcetto non ci facevano giocare mai, perchè,&lt;span&gt; &lt;/span&gt;come dicevano loro, “è troppo pericoloso e se cadete vi fate molto male&amp;#8221;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;In terza superiore, al primo quadrimestre,&lt;span&gt; &lt;/span&gt;presi un punitivo ed umiliante cinque in pagella in educazione fisica: da &amp;#8220;pasionario&amp;#8221; idealista quale ero,&lt;span&gt; &lt;/span&gt;per un mese intero mi ero categoricamente rifiutato di svolgere qualunque tipo di attività fisica all&amp;#8217;aperto: &amp;#8220;o ci fate fare tutti gli sport&amp;#8221;- pensavo &amp;#8211; &amp;#8220;oppure nessuno, fottetevi&amp;#8221;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Quanto penso alla mia vecchia scuola mi sembra di sentire ancora&lt;span&gt; &lt;/span&gt;il fortissimo odore di alcool metilico usato per disinfettare i corridoi e le aule: costava poco, funzionava bene e pazienza se rischiava di incenerire i nostri polmoni e l&amp;#8217;intero stabile.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;In cinque anni di superiori non ricordo una sola esercitazione anti-incendio, anche perchè le famose &amp;#8220;uscite di sicurezza&amp;#8221; erano assolutamente insufficienti: il palazzo era rigorosamente tutelato dal Ministero e&lt;span&gt; &lt;/span&gt;non si poteva toccare nulla, senza prima aver prodotto &lt;span&gt; &lt;/span&gt;un chilo e mezzo di autorizzazioni e carte bollate che, ovviamente, nessuno si prese mai la cura di produrre.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;I vigili del fuoco arrivarono a scuola soltanto due volte: quando una telefonata anonima (poi rivelatasi una bufala) minacciò la presenza di una bomba nel&lt;span&gt; &lt;/span&gt;distributore delle merendine (!!),&lt;span&gt; &lt;/span&gt;e quando un ignoto genio chiuse con un lucchetto d’acciaio l’ingresso monumentale del Liceo, per celebrare un “Pesce d’Aprile” e invitare i docenti “a liberare le menti e non chiudersi al nuovo” (sic!).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Nella prima occasione molti miei compagni uscirono da scuola subito, visibilmente preoccupati.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Io invece, che alla storia di quella bomba non avevo minimamente creduto, rimasi in classe con un manipolo di altri coraggiosi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Per quello stoico gesto di “eroismo” e abnegazione ricevetti in cambio un sonoro 4 nell’interrogazione&lt;span&gt; &lt;/span&gt;a sorpresa di&lt;span&gt; &lt;/span&gt;matematica e provai un’incazzatura cosmica,&lt;span&gt; &lt;/span&gt;unita&lt;span&gt; &lt;/span&gt;alla voglia irrefrenabile di metterla IO  una bomba, in quella dannatissima scuola.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;La seconda volta, inutile dirlo, me la svignai dopo 30 secondi netti, quando già la fiamma ossidrica degli uomini in rosso stava per compiere il suo dovere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Allo “Zucchi” di Monza non c’era un’infermeria: farsi male a scuola era considerato un evento davvero impensabile, al pari della caduta di un asteroide sul secolare duomo cittadino o di una vittoria dell’Inter (quella derelitta di metà anni 90) contro la Juventus.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Anche i disabili se la passavano male in quel liceo: c’era un leggendario e misterioso ascensore mai usato da nessuno che in anni e anni non ho visto funzionare nemmeno una volta.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;I ragazzi in carrozzina (uno o due, in verità) venivano quindi portati a spalla dai compagni più volenterosi e sensibili su per i nobili scaloni seicenteschi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;E pensare che, contrariamente a quanto ci si potesse aspettare, i soldi per sistemare la mia gloriosa e decadente scuola ci sarebbero anche stati, volendo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Solo che, mistero dei misteri, non venivano&lt;span&gt; &lt;/span&gt;spesi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Era infatti un vanto della vecchia preside, una donna minuta e rugosa che non avrebbe sfigurato in divisa nazista, il fatto che il nostro Liceo fosse uno dei pochi, in tutta la provincia di Milano, a chiudere l&amp;#8217;anno con i contributi statali praticamente intonsi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Questo perché, in una sorta di demenziale spirito autocelebrativo, allo “Zucchi” di Monza&lt;span&gt; &lt;/span&gt;nessuno pensava che fosse &lt;em&gt;veramente &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;necessario spendere soldi per opere importanti di manutenzione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Non ricordo più quanti scioperi furono organizzati per rendere noto il problema sicurezza, anche se spesso capitava di essere giudicati come dei “lazzaroni ignoranti” dai genitori, evidentemente interessati non all’incolumità dei loro figli,&lt;span&gt; &lt;/span&gt;ma alla loro conoscenza dei verbi irregolari greci.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Forse erano tempi diversi, o forse semplicemente&lt;span&gt; &lt;/span&gt;l’idea di sicurezza che avevano la Preside e molti docenti era decisamente antiquata.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Del resto non poteva essere altrimenti, vista l’età veneranda dei suddetti personaggi, alcuni dei quali con un “brillante avvenire dietro le spalle”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Ecco allora che oggi, davanti alla tragedia del povero Vito, ucciso in classe a 17 anni da un tubo di ghisa caduto dal soffitto, non posso che ripensare con un brivido a quelle scale strette e buie, a quelle mansarde cadenti e&lt;span&gt; &lt;/span&gt;abbandonate e a quelle volte seicentesche, che allora ammiravo con stupore e che oggi invece guarderei con inquietudine.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Tutto sommato, mi è andata bene.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;!--EndFragment--&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;facebook&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/11/28/lasciate-ogni-tutela-voi-ch%e2%80%99entrate/&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Share on Facebook&quot;&gt;Share on Facebook&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;">
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="100%" ><tr><td align="left">Send post as <a href="http://en.pdf24.org" target="_blank">PDF</a> to <input class="pdf24Plugin-cp-input" type="text" name="sendEmailTo" value="Enter email address" onMouseDown="this.value = '';"> <input class="pdf24Plugin-cp-submit" type="submit" value="Send"></td><td align="right"><a href="http://en.pdf24.org" target="_blank" title="PDF | PDF Creator | PDF Converter"><img src="http://www.pdf24.org/images/sheep_16x16.gif" alt="PDF | PDF Creator | PDF Converter" border="0"></a></td></table></form></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcogiacosa.it/2008/11/28/lasciate-ogni-tutela-voi-ch%e2%80%99entrate/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Che idea geniale&#8230;</title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2008/07/17/748/</link>
		<comments>http://www.marcogiacosa.it/2008/07/17/748/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 12:36:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Galbiati</dc:creator>
				<category><![CDATA[m.galbiati]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcogiacosa.it/?p=748</guid>
		<description><![CDATA[Quando si tratta di risultare  simpatici e soprattutto credibili, i nostri illuminati ministri non sbagliano mai un colpo.
E&#8217; di oggi la notizia che a settembre in quattro città campione scelte rigorosamente a caso, inizieranno i controlli antidroga per tutti gli iscritti alle scuole guida d&#8217;Italia.
Giusto, anzi giustissimo.
E&#8217; sacrosanto controllare lo stato psicofisico di chi guida, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si tratta di risultare  simpatici e soprattutto credibili, i nostri illuminati ministri non sbagliano mai un colpo.</p>
<p>E&#8217; di oggi la notizia che a settembre in quattro città campione scelte rigorosamente a caso, inizieranno i controlli antidroga per tutti gli iscritti alle scuole guida d&#8217;Italia.</p>
<p>Giusto, anzi giustissimo.</p>
<p>E&#8217; sacrosanto controllare lo stato psicofisico di chi guida, in particolar modo se si tratta di ragazzi giovani e inesperti.</p>
<p>E&#8217; una scelta sensata verificare che l&#8217;aspirante centauro o pilota non si sia bevuto il cervello a causa di troppi spinelli o drogucce varie.</p>
<p>Bene, mi alzo in piedi e applaudo sommessamente.</p>
<p>D&#8217;improvviso mi viene in mente una cosa, e ridimensiono subito la decisione, una volta tanto azzeccata, dei nostri ministri.</p>
<p>L&#8217;anno scorso il programma satirico &#8220;Le Iene&#8221; realizzò un  servizio sul consumo di COCAINA (non cannabis, COCAINA) all&#8217;interno del parlamento italiano (volutamente minuscolo).</p>
<p>Saltò fuori che tra i  nostri strapagati politicanti c&#8217;erano molti entusiasti consumatori della magica polverina bianca.</p>
<p>Se non ricordo male, la percentuale di drogati era piuttosto alta.</p>
<p>Ovviamente, il garante della privacy (volutamente minuscolo) bloccò il servizio, in nome, appunto, della &#8220;privacy&#8221;.</p>
<p>Ve la ricordate? E&#8217; quella legge barocca da burocrazia sovietica che ci impone firme e firmette ovunque.</p>
<p>Quella che, in pratica, non ci permette neanche di sapere se chi è preposto a promuovere leggi contro la droga sia lui stesso un drogato.</p>
<p>Mentre osservo il servizio del telegiornale che elogia la &#8220;pregevole iniziativa&#8221;, all&#8217;improvviso capisco, smetto di applaudire e mi accascio sulla sedia.</p>
<p>Peccato non esista un test scientifico anti-ipocrisia.</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/07/17/748/" target="_blank" title="Share on Facebook">Share on Facebook</a></p><div class="pdf24Plugin-cp-box"><form method="POST" action="http://doc2pdf.pdf24.org/doc2pdf/wordpress.php" target="pdf24PopWin" onsubmit="window.open('about:blank', 'pdf24PopWin', 'scrollbars=yes,width=400,height=200,top=0,left=0'); return true;"><input type="hidden" name="blogCharset" value="UTF-8">
<input type="hidden" name="blogPosts" value="1">
<input type="hidden" name="blogUrl" value="http://www.marcogiacosa.it">
<input type="hidden" name="blogName" value="mg">
<input type="hidden" name="blogValueEncoding" value="htmlSpecialChars">
<input type="hidden" name="postTitle_0" value="Che idea geniale&amp;#8230;">
<input type="hidden" name="postLink_0" value="http://www.marcogiacosa.it/2008/07/17/748/">
<input type="hidden" name="postAuthor_0" value="Michele Galbiati">
<input type="hidden" name="postDateTime_0" value="2008-07-17 13:07:29">
<input type="hidden" name="postContent_0" value="&lt;p&gt;Quando si tratta di risultare  simpatici e soprattutto credibili, i nostri illuminati ministri non sbagliano mai un colpo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E&amp;#8217; di oggi la notizia che a settembre in quattro città campione scelte rigorosamente a caso, inizieranno i controlli antidroga per tutti gli iscritti alle scuole guida d&amp;#8217;Italia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Giusto, anzi giustissimo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E&amp;#8217; sacrosanto controllare lo stato psicofisico di chi guida, in particolar modo se si tratta di ragazzi giovani e inesperti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E&amp;#8217; una scelta sensata verificare che l&amp;#8217;aspirante centauro o pilota non si sia bevuto il cervello a causa di troppi spinelli o drogucce varie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Bene, mi alzo in piedi e applaudo sommessamente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;D&amp;#8217;improvviso mi viene in mente una cosa, e ridimensiono subito la decisione, una volta tanto azzeccata, dei nostri ministri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;#8217;anno scorso il programma satirico &amp;#8220;Le Iene&amp;#8221; realizzò un  servizio sul consumo di COCAINA (non cannabis, COCAINA) all&amp;#8217;interno del parlamento italiano (volutamente minuscolo).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Saltò fuori che tra i  nostri strapagati politicanti c&amp;#8217;erano molti entusiasti consumatori della magica polverina bianca.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se non ricordo male, la percentuale di drogati era piuttosto alta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ovviamente, il garante della privacy (volutamente minuscolo) bloccò il servizio, in nome, appunto, della &amp;#8220;privacy&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ve la ricordate? E&amp;#8217; quella legge barocca da burocrazia sovietica che ci impone firme e firmette ovunque.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Quella che, in pratica, non ci permette neanche di sapere se chi è preposto a promuovere leggi contro la droga sia lui stesso un drogato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mentre osservo il servizio del telegiornale che elogia la &amp;#8220;pregevole iniziativa&amp;#8221;, all&amp;#8217;improvviso capisco, smetto di applaudire e mi accascio sulla sedia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Peccato non esista un test scientifico anti-ipocrisia.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;facebook&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/07/17/748/&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Share on Facebook&quot;&gt;Share on Facebook&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;">
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="100%" ><tr><td align="left">Send post as <a href="http://en.pdf24.org" target="_blank">PDF</a> to <input class="pdf24Plugin-cp-input" type="text" name="sendEmailTo" value="Enter email address" onMouseDown="this.value = '';"> <input class="pdf24Plugin-cp-submit" type="submit" value="Send"></td><td align="right"><a href="http://en.pdf24.org" target="_blank" title="PDF | PDF Creator | PDF Converter"><img src="http://www.pdf24.org/images/sheep_16x16.gif" alt="PDF | PDF Creator | PDF Converter" border="0"></a></td></table></form></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcogiacosa.it/2008/07/17/748/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ehi voi, laggiù.. non è che per caso la rivolete?</title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2008/07/10/ehi-voi-laggiu-non-e-che-per-caso-la-rivolete/</link>
		<comments>http://www.marcogiacosa.it/2008/07/10/ehi-voi-laggiu-non-e-che-per-caso-la-rivolete/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 15:57:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Galbiati</dc:creator>
				<category><![CDATA[m.galbiati]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcogiacosa.it/?p=731</guid>
		<description><![CDATA[Davvero non se ne sentiva la mancanza di cazzate così.
Share on Facebook









Send post as PDF to  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Davvero non se ne sentiva la mancanza di cazzate<a href="http://www.gazzetta.it/Calcio/Altro_Calcio/Primo_Piano/2008/07_Luglio/10/betancourt.shtml"> <em><strong>così</strong></em></a>.</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/07/10/ehi-voi-laggiu-non-e-che-per-caso-la-rivolete/" target="_blank" title="Share on Facebook">Share on Facebook</a></p><div class="pdf24Plugin-cp-box"><form method="POST" action="http://doc2pdf.pdf24.org/doc2pdf/wordpress.php" target="pdf24PopWin" onsubmit="window.open('about:blank', 'pdf24PopWin', 'scrollbars=yes,width=400,height=200,top=0,left=0'); return true;"><input type="hidden" name="blogCharset" value="UTF-8">
<input type="hidden" name="blogPosts" value="1">
<input type="hidden" name="blogUrl" value="http://www.marcogiacosa.it">
<input type="hidden" name="blogName" value="mg">
<input type="hidden" name="blogValueEncoding" value="htmlSpecialChars">
<input type="hidden" name="postTitle_0" value="Ehi voi, laggiù.. non è che per caso la rivolete?">
<input type="hidden" name="postLink_0" value="http://www.marcogiacosa.it/2008/07/10/ehi-voi-laggiu-non-e-che-per-caso-la-rivolete/">
<input type="hidden" name="postAuthor_0" value="Michele Galbiati">
<input type="hidden" name="postDateTime_0" value="2008-07-10 16:07:58">
<input type="hidden" name="postContent_0" value="&lt;p&gt;Davvero non se ne sentiva la mancanza di cazzate&lt;a href=&quot;http://www.gazzetta.it/Calcio/Altro_Calcio/Primo_Piano/2008/07_Luglio/10/betancourt.shtml&quot;&gt; &lt;em&gt;&lt;strong&gt;così&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;facebook&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/07/10/ehi-voi-laggiu-non-e-che-per-caso-la-rivolete/&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Share on Facebook&quot;&gt;Share on Facebook&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;">
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="100%" ><tr><td align="left">Send post as <a href="http://en.pdf24.org" target="_blank">PDF</a> to <input class="pdf24Plugin-cp-input" type="text" name="sendEmailTo" value="Enter email address" onMouseDown="this.value = '';"> <input class="pdf24Plugin-cp-submit" type="submit" value="Send"></td><td align="right"><a href="http://en.pdf24.org" target="_blank" title="PDF | PDF Creator | PDF Converter"><img src="http://www.pdf24.org/images/sheep_16x16.gif" alt="PDF | PDF Creator | PDF Converter" border="0"></a></td></table></form></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcogiacosa.it/2008/07/10/ehi-voi-laggiu-non-e-che-per-caso-la-rivolete/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il mio amico</title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2008/07/01/il-mio-amico/</link>
		<comments>http://www.marcogiacosa.it/2008/07/01/il-mio-amico/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 13:43:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Galbiati</dc:creator>
				<category><![CDATA[m.galbiati]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcogiacosa.it/?p=702</guid>
		<description><![CDATA[
L’altra sera sono andato a trovare un vecchio amico che non vedevo da cinque anni.
Lo conosco dalle scuole medie: mio cugino me lo presentò a una festa e da allora l’ho sempre sentito almeno un paio di volte alla settimana.
Il mio amico è un grande, in tutti i sensi della parola.
Ha sempre le parole giuste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal">L’altra sera sono andato a trovare un vecchio amico che non vedevo da cinque anni.</p>
<p class="MsoNormal">Lo conosco dalle scuole medie: mio cugino me lo presentò a una festa e da allora l’ho sempre sentito almeno un paio di volte alla settimana.</p>
<p class="MsoNormal">Il mio amico è un grande, in tutti i sensi della parola.</p>
<p class="MsoNormal">Ha sempre le parole giuste al momento giusto, è simpatico e genuino, non è arrogante e non se la tira, anche se avrebbe milioni di motivi per farlo.</p>
<p class="MsoNormal">Perché lui è davvero una persona importante e conosce un sacco di gente in tutto il mondo che lo vuole incontrare di persona, addirittura pagando.</p>
<p class="MsoNormal">E’ nato in un continente lontano, ma sua mamma era italiana e glielo leggi in faccia che a lui piace davvero un sacco questo nostro colorato e sgangherato Paese.</p>
<p class="MsoNormal">Tanto tempo fa il mio amico aveva un “fratello” che un giorno partì per andare a combattere a migliaia di chilometri da casa, lasciandoci le penne.</p>
<p class="MsoNormal">Lui però non pianse, o forse lo fece di nascosto.</p>
<p class="MsoNormal">Lo salutò con una delle frasi più belle e crudelmente vere che siano mai state scritte sull’assurdità della guerra<em>: “Loro sono ancora là, lui se n’è andato per sempre”.</em></p>
<p class="MsoNormal">Anche se ha avuto tanti amori, il mio amico ancora oggi ricorda con affetto la sua prima ragazza, quella che lo aspettava in veranda col vestito buono il venerdì sera d’estate, quella che lo lasciò su pressione della famiglia perché, parole sue, non aveva un lavoro “normale” come tutti gli altri.</p>
<p class="MsoNormal">Il mio amico sa cosa vuol dire lottare per i propri ideali contro le ingiustizie sociali e le discriminazioni e non si vergogna di sentirsi vivo. Mai.</p>
<p class="MsoNormal">L’ultima volta che l’ho visto di persona ci eravamo salutati sotto uno di quei fantastici diluvi estivi che spazzano via come un miracolo l’afa di giugno.</p>
<p class="MsoNormal">Era stata una delle serate più belle della mia vita, nonostante il forte vento, i lampi e un’acqua torrenziale da fine del mondo che mi scorreva addosso, incurante del poncho senza maniche che avevo portato.</p>
<p class="MsoNormal">In quel prato zuppo di pioggia, in mezzo a qualche decina di migliaia di persone, c’erano allora mia sorella, che già lo conosceva da tempo, e la mia ragazza, venuta a incontrarlo per la prima volta.</p>
<p class="MsoNormal">Dopo qualche ora tutti noi, lui compreso, avevamo i brividi, e non per il freddo.</p>
<p class="MsoNormal">Perché il mio amico si accorse della magia di quella notte, lasciò la sua postazione al coperto è uscì verso di noi, unendosi felice alla doccia collettiva, ridendo, urlando e suonando per quasi tre ore.</p>
<p class="MsoNormal">Già, perché dovete sapere che lui ha una vecchia “Fender” di legno e quando l’attacca al suo amplificatore si scatena il finimondo.</p>
<p class="MsoNormal">Con lui puoi saltare di gioia per tre ore di fila, incurante di ogni fenomeno atmosferico, oppure puoi commuoverti in silenzio con un brivido lungo la schiena.</p>
<p class="MsoNormal">Tutto nel giro di qualche minuto.</p>
<p class="MsoNormal">Perché il mio amico è capace di tenere in pugno sessantamila persone urlanti di felicità e poi zittirle semplicemente alzando un sopracciglio.</p>
<p class="MsoNormal">Come l’altra sera nell’afa di San Siro.</p>
<p class="MsoNormal">Non so dove sarà la prossima occasione in cui ti rivedrò, amico mio.</p>
<p class="MsoNormal">So benissimo però quello che ancora una volta ti griderò più forte che posso:</p>
<p class="MsoNormal"><em>“Grazie Bruce!”</em></p>
<p class="MsoNormal">Vi presento il mio amico: si chiama Bruce Springsteen, ha 59 anni e da più di trenta regala emozioni al mondo.</p>
<p class="MsoNormal">E a tutti quelli che, come me, si sentono “nati per correre”.</p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p><!--EndFragment--></p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/07/01/il-mio-amico/" target="_blank" title="Share on Facebook">Share on Facebook</a></p><div class="pdf24Plugin-cp-box"><form method="POST" action="http://doc2pdf.pdf24.org/doc2pdf/wordpress.php" target="pdf24PopWin" onsubmit="window.open('about:blank', 'pdf24PopWin', 'scrollbars=yes,width=400,height=200,top=0,left=0'); return true;"><input type="hidden" name="blogCharset" value="UTF-8">
<input type="hidden" name="blogPosts" value="1">
<input type="hidden" name="blogUrl" value="http://www.marcogiacosa.it">
<input type="hidden" name="blogName" value="mg">
<input type="hidden" name="blogValueEncoding" value="htmlSpecialChars">
<input type="hidden" name="postTitle_0" value="Il mio amico">
<input type="hidden" name="postLink_0" value="http://www.marcogiacosa.it/2008/07/01/il-mio-amico/">
<input type="hidden" name="postAuthor_0" value="Michele Galbiati">
<input type="hidden" name="postDateTime_0" value="2008-07-01 14:07:46">
<input type="hidden" name="postContent_0" value="&lt;p&gt;&lt;!--StartFragment--&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;L’altra sera sono andato a trovare un vecchio amico che non vedevo da cinque anni.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Lo conosco dalle scuole medie: mio cugino me lo presentò a una festa e da allora l’ho sempre sentito almeno un paio di volte alla settimana.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Il mio amico è un grande, in tutti i sensi della parola.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Ha sempre le parole giuste al momento giusto, è simpatico e genuino, non è arrogante e non se la tira, anche se avrebbe milioni di motivi per farlo.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Perché lui è davvero una persona importante e conosce un sacco di gente in tutto il mondo che lo vuole incontrare di persona, addirittura pagando.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;E’ nato in un continente lontano, ma sua mamma era italiana e glielo leggi in faccia che a lui piace davvero un sacco questo nostro colorato e sgangherato Paese.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Tanto tempo fa il mio amico aveva un “fratello” che un giorno partì per andare a combattere a migliaia di chilometri da casa, lasciandoci le penne.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Lui però non pianse, o forse lo fece di nascosto.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Lo salutò con una delle frasi più belle e crudelmente vere che siano mai state scritte sull’assurdità della guerra&lt;em&gt;: “Loro sono ancora là, lui se n’è andato per sempre”.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Anche se ha avuto tanti amori, il mio amico ancora oggi ricorda con affetto la sua prima ragazza, quella che lo aspettava in veranda col vestito buono il venerdì sera d’estate, quella che lo lasciò su pressione della famiglia perché, parole sue, non aveva un lavoro “normale” come tutti gli altri.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Il mio amico sa cosa vuol dire lottare per i propri ideali contro le ingiustizie sociali e le discriminazioni e non si vergogna di sentirsi vivo. Mai.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;L’ultima volta che l’ho visto di persona ci eravamo salutati sotto uno di quei fantastici diluvi estivi che spazzano via come un miracolo l’afa di giugno.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Era stata una delle serate più belle della mia vita, nonostante il forte vento, i lampi e un’acqua torrenziale da fine del mondo che mi scorreva addosso, incurante del poncho senza maniche che avevo portato.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;In quel prato zuppo di pioggia, in mezzo a qualche decina di migliaia di persone, c’erano allora mia sorella, che già lo conosceva da tempo, e la mia ragazza, venuta a incontrarlo per la prima volta.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Dopo qualche ora tutti noi, lui compreso, avevamo i brividi, e non per il freddo.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Perché il mio amico si accorse della magia di quella notte, lasciò la sua postazione al coperto è uscì verso di noi, unendosi felice alla doccia collettiva, ridendo, urlando e suonando per quasi tre ore.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Già, perché dovete sapere che lui ha una vecchia “Fender” di legno e quando l’attacca al suo amplificatore si scatena il finimondo.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Con lui puoi saltare di gioia per tre ore di fila, incurante di ogni fenomeno atmosferico, oppure puoi commuoverti in silenzio con un brivido lungo la schiena.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Tutto nel giro di qualche minuto.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Perché il mio amico è capace di tenere in pugno sessantamila persone urlanti di felicità e poi zittirle semplicemente alzando un sopracciglio.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Come l’altra sera nell’afa di San Siro.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Non so dove sarà la prossima occasione in cui ti rivedrò, amico mio.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;So benissimo però quello che ancora una volta ti griderò più forte che posso:&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;em&gt;“Grazie Bruce!”&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Vi presento il mio amico: si chiama Bruce Springsteen, ha 59 anni e da più di trenta regala emozioni al mondo.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;E a tutti quelli che, come me, si sentono “nati per correre”.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;!--EndFragment--&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;facebook&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/07/01/il-mio-amico/&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Share on Facebook&quot;&gt;Share on Facebook&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;">
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="100%" ><tr><td align="left">Send post as <a href="http://en.pdf24.org" target="_blank">PDF</a> to <input class="pdf24Plugin-cp-input" type="text" name="sendEmailTo" value="Enter email address" onMouseDown="this.value = '';"> <input class="pdf24Plugin-cp-submit" type="submit" value="Send"></td><td align="right"><a href="http://en.pdf24.org" target="_blank" title="PDF | PDF Creator | PDF Converter"><img src="http://www.pdf24.org/images/sheep_16x16.gif" alt="PDF | PDF Creator | PDF Converter" border="0"></a></td></table></form></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcogiacosa.it/2008/07/01/il-mio-amico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>OFFERTA DI LAVORO (?!)</title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2008/06/19/687/</link>
		<comments>http://www.marcogiacosa.it/2008/06/19/687/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 07:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Galbiati</dc:creator>
				<category><![CDATA[m.galbiati]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcogiacosa.it/2008/06/19/687/</guid>
		<description><![CDATA[Ricevo questa singolare offerta di lavoro in lingua proto-italiana.
Sembra scritta da Calderoli , e adesso vorrei tanto rispondere all&#8217;annuncio.
Quale idioma suggerite? il cingalese? l&#8217;aramaico? Il dialetto brianzolo?
Mah.. &#8220;rob de matt&#8221; !
Buongiorno!
Come da parere dei psicologi, la maggioranza della gente, indipendentemente dell’ammontare di guadagno, non e`soddisfatta di essa guadagno. Pero`se Lei e` piu` vecchio di 18 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricevo questa singolare offerta di lavoro in lingua proto-italiana.<br />
Sembra scritta da Calderoli , e adesso vorrei tanto rispondere all&#8217;annuncio.<br />
Quale idioma suggerite? il cingalese? l&#8217;aramaico? Il dialetto brianzolo?<br />
Mah.. &#8220;rob de matt&#8221; !</p>
<p><em>Buongiorno!<br />
Come da parere dei psicologi, la maggioranza della gente, indipendentemente dell’ammontare di guadagno, non e`soddisfatta di essa guadagno. Pero`se Lei e` piu` vecchio di 18 anni e  se Lei ha la voglia di guadagnare denaro, c’e sempre affare per Lei!<br />
Grosso negozio svizzero di orologi Le propone il variante prospettico e vantaggioso di ricevimento di aggiuntivo guadagno stabile, non escendo fuori casa. Sicuro si capisce, che Lei non si arrichiera` entro una settimana e non potra`acquistare  il yacht di lusso oppure alazzina. Pero` Lei avra` possibilita` guadagnare da 194 a 635 euro al mese, operando presso computer quanto vuole.  E come abbuono aggiuntivo,  ai tutti i nostril colleghi all’acquisto dei orologi<br />
si offer lo sconto di 5%.<br />
Il proposto da noi lavoro non richiede da Sua parte nessun investimento primario, ed anche qualsiasi posseso di abilita` speciali. Non importa anche dove Lei abita. Per il lavoro Le serve computer, numero di telefono per contattare (preferibilmente cellulare) ed e-mail.<br />
Insegnamento da nostra parte e` gratuito e noi presentiamo tutto il  necessario per lavoro efficace. Assunzione dei collaborator si realizza fino alla fine del mese, in Suo paese c’e solo<br />
 35 posti.<br />
Dunque, se Lei e` pronto per collaborazione  prossima e vuole di avere le informazioni piu` dettagliate del lavoro, ed anche qualsiasi altri dati, preghiamo di scriverci al seguente indirizzo e-mail: XXXXXXX In lettera Le bisogna indicare il nome, eta, paese di soggiorno, professione, possibilita` di lavorare part-time oppure tempo pieno. La Sua richiesta sara` esaminata senz’altro e Lei avra` la risposta piu`veloce possible. Direttore del personale<br />
Le auguro sinceramente successo in business!</em></p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/06/19/687/" target="_blank" title="Share on Facebook">Share on Facebook</a></p><div class="pdf24Plugin-cp-box"><form method="POST" action="http://doc2pdf.pdf24.org/doc2pdf/wordpress.php" target="pdf24PopWin" onsubmit="window.open('about:blank', 'pdf24PopWin', 'scrollbars=yes,width=400,height=200,top=0,left=0'); return true;"><input type="hidden" name="blogCharset" value="UTF-8">
<input type="hidden" name="blogPosts" value="1">
<input type="hidden" name="blogUrl" value="http://www.marcogiacosa.it">
<input type="hidden" name="blogName" value="mg">
<input type="hidden" name="blogValueEncoding" value="htmlSpecialChars">
<input type="hidden" name="postTitle_0" value="OFFERTA DI LAVORO (?!)">
<input type="hidden" name="postLink_0" value="http://www.marcogiacosa.it/2008/06/19/687/">
<input type="hidden" name="postAuthor_0" value="Michele Galbiati">
<input type="hidden" name="postDateTime_0" value="2008-06-19 08:06:39">
<input type="hidden" name="postContent_0" value="&lt;p&gt;Ricevo questa singolare offerta di lavoro in lingua proto-italiana.&lt;br /&gt;
Sembra scritta da Calderoli , e adesso vorrei tanto rispondere all&amp;#8217;annuncio.&lt;br /&gt;
Quale idioma suggerite? il cingalese? l&amp;#8217;aramaico? Il dialetto brianzolo?&lt;br /&gt;
Mah.. &amp;#8220;rob de matt&amp;#8221; !&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Buongiorno!&lt;br /&gt;
Come da parere dei psicologi, la maggioranza della gente, indipendentemente dell’ammontare di guadagno, non e`soddisfatta di essa guadagno. Pero`se Lei e` piu` vecchio di 18 anni e  se Lei ha la voglia di guadagnare denaro, c’e sempre affare per Lei!&lt;br /&gt;
Grosso negozio svizzero di orologi Le propone il variante prospettico e vantaggioso di ricevimento di aggiuntivo guadagno stabile, non escendo fuori casa. Sicuro si capisce, che Lei non si arrichiera` entro una settimana e non potra`acquistare  il yacht di lusso oppure alazzina. Pero` Lei avra` possibilita` guadagnare da 194 a 635 euro al mese, operando presso computer quanto vuole.  E come abbuono aggiuntivo,  ai tutti i nostril colleghi all’acquisto dei orologi&lt;br /&gt;
si offer lo sconto di 5%.&lt;br /&gt;
Il proposto da noi lavoro non richiede da Sua parte nessun investimento primario, ed anche qualsiasi posseso di abilita` speciali. Non importa anche dove Lei abita. Per il lavoro Le serve computer, numero di telefono per contattare (preferibilmente cellulare) ed e-mail.&lt;br /&gt;
Insegnamento da nostra parte e` gratuito e noi presentiamo tutto il  necessario per lavoro efficace. Assunzione dei collaborator si realizza fino alla fine del mese, in Suo paese c’e solo&lt;br /&gt;
 35 posti.&lt;br /&gt;
Dunque, se Lei e` pronto per collaborazione  prossima e vuole di avere le informazioni piu` dettagliate del lavoro, ed anche qualsiasi altri dati, preghiamo di scriverci al seguente indirizzo e-mail: XXXXXXX In lettera Le bisogna indicare il nome, eta, paese di soggiorno, professione, possibilita` di lavorare part-time oppure tempo pieno. La Sua richiesta sara` esaminata senz’altro e Lei avra` la risposta piu`veloce possible. Direttore del personale&lt;br /&gt;
Le auguro sinceramente successo in business!&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;facebook&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/06/19/687/&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Share on Facebook&quot;&gt;Share on Facebook&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;">
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="100%" ><tr><td align="left">Send post as <a href="http://en.pdf24.org" target="_blank">PDF</a> to <input class="pdf24Plugin-cp-input" type="text" name="sendEmailTo" value="Enter email address" onMouseDown="this.value = '';"> <input class="pdf24Plugin-cp-submit" type="submit" value="Send"></td><td align="right"><a href="http://en.pdf24.org" target="_blank" title="PDF | PDF Creator | PDF Converter"><img src="http://www.pdf24.org/images/sheep_16x16.gif" alt="PDF | PDF Creator | PDF Converter" border="0"></a></td></table></form></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcogiacosa.it/2008/06/19/687/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Matematica sentimentale</title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2008/06/17/matematica-sentimentale/</link>
		<comments>http://www.marcogiacosa.it/2008/06/17/matematica-sentimentale/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 13:42:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Galbiati</dc:creator>
				<category><![CDATA[m.galbiati]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcogiacosa.it/?p=684</guid>
		<description><![CDATA[
Sì, lo ammetto, ho avuto una storia con X.
Eravamo più giovani, meno maturi e la cosa è durata molto poco.
Dopo la nostra indolore separazione, X si è messa insieme a un certo Y  (X+Y) e la loro unione è durata N anni, circa 13.
C&#8217;era un matrimonio nell&#8217;aria ma, chissà perchè, Y ha deciso che no, lui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><span>Sì, lo ammetto, ho avuto una storia con X.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Eravamo più giovani, meno maturi e la cosa è durata molto poco.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Dopo la nostra indolore separazione, X si è messa insieme a un certo <strong>Y  (X+Y) </strong></span><span>e la loro unione è durata N anni, circa 13.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>C&#8217;era un matrimonio nell&#8217;aria ma, chissà perchè, Y ha deciso che no, lui non voleva più e quel legame coovalente tra loro non si doveva più stringere.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Dunque <strong>X-Y</strong></span><span>, come prima.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>M, che poi sarei io, incontra casualmente X a una festa dopo N anni e scopre che, in fondo in fondo, vorrebbe tanto fare <strong>M+X.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ma M e X sono amici, da tanto tempo, e M non trova la formula matematica per esprimerle il concetto.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>M e X si frequentano per molti mesi, da semplici amici con risultati sempre &gt; alla somma delle due  parti, almeno secondo M.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il giorno 31 si celebra la fine di 12/2007 e X, con grande sorpresa di M, si autoinvita a casa sua.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>X e M mangiano insieme a C,F,D e altre variabili, festeggiando degnamente la fine di 12/2007.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Poi M si apparta con  X e con trasporto illustra il teorema <strong>M+X=∞ </strong></span><span>, con accenni di dimostrazioni pratiche del suddetto teorema. Solo accenni, sia chiaro, anche perchè M non giunge a calcolare il seno e coseno di X</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Tali dimostrazioni  non vengono accolte con favore, data la loro imprecisione e non accuratezza.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>X vuole FORSE anche lei M+X,  però non è convinta, non si può, e si accontenta quindi della formula &#8220;M contiguo a X&#8221;.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>M, come si suol dire in matematica, &#8220;mangia la foglia&#8221;, anche se non crede alla formula <strong>&#8220;M contiguo a X&#8221;.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Poi entrambi si recano alla festa di V.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>M. pensa da anni che <strong>&#8220;V=0&#8243;</strong></span><span> mentre <strong>&#8220;X= ∞&#8221;.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>M non pensa assolutamente che poli opposti si possano attrarre, pertanto è sicuro che <strong>V+X= &lt;0.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Purtroppo M non ha mai capito un cazzo di matematica, e ancora una volta ha sbagliato i conti.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Adesso <strong>V+X=∞</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>e <strong>M= incazzatura ∞</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Come avrebbe detto Pitagora:  &#8217;fanculo alla matematica!</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/06/17/matematica-sentimentale/" target="_blank" title="Share on Facebook">Share on Facebook</a></p><div class="pdf24Plugin-cp-box"><form method="POST" action="http://doc2pdf.pdf24.org/doc2pdf/wordpress.php" target="pdf24PopWin" onsubmit="window.open('about:blank', 'pdf24PopWin', 'scrollbars=yes,width=400,height=200,top=0,left=0'); return true;"><input type="hidden" name="blogCharset" value="UTF-8">
<input type="hidden" name="blogPosts" value="1">
<input type="hidden" name="blogUrl" value="http://www.marcogiacosa.it">
<input type="hidden" name="blogName" value="mg">
<input type="hidden" name="blogValueEncoding" value="htmlSpecialChars">
<input type="hidden" name="postTitle_0" value="Matematica sentimentale">
<input type="hidden" name="postLink_0" value="http://www.marcogiacosa.it/2008/06/17/matematica-sentimentale/">
<input type="hidden" name="postAuthor_0" value="Michele Galbiati">
<input type="hidden" name="postDateTime_0" value="2008-06-17 14:06:28">
<input type="hidden" name="postContent_0" value="&lt;p&gt;&lt;!--StartFragment--&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Sì, lo ammetto, ho avuto una storia con X.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Eravamo più giovani, meno maturi e la cosa è durata molto poco.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Dopo la nostra indolore separazione, X si è messa insieme a un certo &lt;strong&gt;Y  (X+Y) &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;e la loro unione è durata N anni, circa 13.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;C&amp;#8217;era un matrimonio nell&amp;#8217;aria ma, chissà perchè, Y ha deciso che no, lui non voleva più e quel legame coovalente tra loro non si doveva più stringere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Dunque &lt;strong&gt;X-Y&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;, come prima.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;M, che poi sarei io, incontra casualmente X a una festa dopo N anni e scopre che, in fondo in fondo, vorrebbe tanto fare &lt;strong&gt;M+X.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Ma M e X sono amici, da tanto tempo, e M non trova la formula matematica per esprimerle il concetto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;M e X si frequentano per molti mesi, da semplici amici con risultati sempre &amp;gt; alla somma delle due  parti, almeno secondo M.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Il giorno 31 si celebra la fine di 12/2007 e X, con grande sorpresa di M, si autoinvita a casa sua.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;X e M mangiano insieme a C,F,D e altre variabili, festeggiando degnamente la fine di 12/2007.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Poi M si apparta con  X e con trasporto illustra il teorema &lt;strong&gt;M+X=∞ &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;, con accenni di dimostrazioni pratiche del suddetto teorema. Solo accenni, sia chiaro, anche perchè M non giunge a calcolare il seno e coseno di X&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Tali dimostrazioni  non vengono accolte con favore, data la loro imprecisione e non accuratezza.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;X vuole FORSE anche lei M+X,  però non è convinta, non si può, e si accontenta quindi della formula &amp;#8220;M contiguo a X&amp;#8221;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;M, come si suol dire in matematica, &amp;#8220;mangia la foglia&amp;#8221;, anche se non crede alla formula &lt;strong&gt;&amp;#8220;M contiguo a X&amp;#8221;.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Poi entrambi si recano alla festa di V.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;M. pensa da anni che &lt;strong&gt;&amp;#8220;V=0&amp;#8243;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt; mentre &lt;strong&gt;&amp;#8220;X= ∞&amp;#8221;.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;M non pensa assolutamente che poli opposti si possano attrarre, pertanto è sicuro che &lt;strong&gt;V+X= &amp;lt;0.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Purtroppo M non ha mai capito un cazzo di matematica, e ancora una volta ha sbagliato i conti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Adesso &lt;strong&gt;V+X=∞&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;e &lt;strong&gt;M= incazzatura ∞&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Come avrebbe detto Pitagora:  &amp;#8217;fanculo alla matematica!&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;facebook&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/06/17/matematica-sentimentale/&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Share on Facebook&quot;&gt;Share on Facebook&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;">
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="100%" ><tr><td align="left">Send post as <a href="http://en.pdf24.org" target="_blank">PDF</a> to <input class="pdf24Plugin-cp-input" type="text" name="sendEmailTo" value="Enter email address" onMouseDown="this.value = '';"> <input class="pdf24Plugin-cp-submit" type="submit" value="Send"></td><td align="right"><a href="http://en.pdf24.org" target="_blank" title="PDF | PDF Creator | PDF Converter"><img src="http://www.pdf24.org/images/sheep_16x16.gif" alt="PDF | PDF Creator | PDF Converter" border="0"></a></td></table></form></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcogiacosa.it/2008/06/17/matematica-sentimentale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>A proposito di SUD&#8230;</title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2008/06/13/a-proposito-di-sud/</link>
		<comments>http://www.marcogiacosa.it/2008/06/13/a-proposito-di-sud/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Jun 2008 10:53:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Galbiati</dc:creator>
				<category><![CDATA[m.galbiati]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcogiacosa.it/?p=676</guid>
		<description><![CDATA[&#62;
Ora capisco i problemi di Napoli  
E il perchè della scorta a Saviano.
Share on Facebook









Send post as PDF to  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">&gt;<object width="425" height="344" data="http://www.youtube.com/v/xEm5NOhAEaM&amp;hl=en" type="application/x-shockwave-flash"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/xEm5NOhAEaM&amp;hl=en" /></object></p>
<p>Ora capisco i problemi di Napoli <img src='http://www.marcogiacosa.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>E il perchè della scorta a Saviano.</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/06/13/a-proposito-di-sud/" target="_blank" title="Share on Facebook">Share on Facebook</a></p><div class="pdf24Plugin-cp-box"><form method="POST" action="http://doc2pdf.pdf24.org/doc2pdf/wordpress.php" target="pdf24PopWin" onsubmit="window.open('about:blank', 'pdf24PopWin', 'scrollbars=yes,width=400,height=200,top=0,left=0'); return true;"><input type="hidden" name="blogCharset" value="UTF-8">
<input type="hidden" name="blogPosts" value="1">
<input type="hidden" name="blogUrl" value="http://www.marcogiacosa.it">
<input type="hidden" name="blogName" value="mg">
<input type="hidden" name="blogValueEncoding" value="htmlSpecialChars">
<input type="hidden" name="postTitle_0" value="A proposito di SUD&amp;#8230;">
<input type="hidden" name="postLink_0" value="http://www.marcogiacosa.it/2008/06/13/a-proposito-di-sud/">
<input type="hidden" name="postAuthor_0" value="Michele Galbiati">
<input type="hidden" name="postDateTime_0" value="2008-06-13 11:06:18">
<input type="hidden" name="postContent_0" value="&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;&amp;gt;&lt;object width=&quot;425&quot; height=&quot;344&quot; data=&quot;http://www.youtube.com/v/xEm5NOhAEaM&amp;amp;hl=en&quot; type=&quot;application/x-shockwave-flash&quot;&gt;&lt;param name=&quot;src&quot; value=&quot;http://www.youtube.com/v/xEm5NOhAEaM&amp;amp;hl=en&quot; /&gt;&lt;/object&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ora capisco i problemi di Napoli &lt;img src='http://www.marcogiacosa.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E il perchè della scorta a Saviano.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;facebook&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/06/13/a-proposito-di-sud/&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Share on Facebook&quot;&gt;Share on Facebook&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;">
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="100%" ><tr><td align="left">Send post as <a href="http://en.pdf24.org" target="_blank">PDF</a> to <input class="pdf24Plugin-cp-input" type="text" name="sendEmailTo" value="Enter email address" onMouseDown="this.value = '';"> <input class="pdf24Plugin-cp-submit" type="submit" value="Send"></td><td align="right"><a href="http://en.pdf24.org" target="_blank" title="PDF | PDF Creator | PDF Converter"><img src="http://www.pdf24.org/images/sheep_16x16.gif" alt="PDF | PDF Creator | PDF Converter" border="0"></a></td></table></form></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcogiacosa.it/2008/06/13/a-proposito-di-sud/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Che bel siparietto&#8230;</title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2008/06/12/che-bel-siparietto/</link>
		<comments>http://www.marcogiacosa.it/2008/06/12/che-bel-siparietto/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 09:53:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Galbiati</dc:creator>
				<category><![CDATA[m.galbiati]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[pepe]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcogiacosa.it/?p=674</guid>
		<description><![CDATA[Dal sito corriere.it.

«A MADONNA V&#8217;ACCUMPAGNE» - In precedenza Berlusconi aveva incontrato l&#8217;arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe: «È stato un colloquio molto concreto, sono pieno di speranza». «C&#8217;è la volontà da parte del governo di attuare gli impegni assunti per Napoli», ha detto il presidente del Consiglio. «Ho sottolineato le esigenze dei giovani, il problema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<address>Dal sito corriere.it.</address>
<address></address>
<address><strong>«<em><strong>A MADONNA V&#8217;ACCUMPAGNE» - </strong>In precedenza Berlusconi aveva incontrato l&#8217;arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe: «È stato un colloquio molto concreto, sono pieno di speranza». «C&#8217;è la volontà da parte del governo di attuare gli impegni assunti per Napoli», ha detto il presidente del Consiglio. «Ho sottolineato le esigenze dei giovani, il problema dell&#8217;occupazione e l&#8217;emergenza rifiuti». Il cardinale al termine dell&#8217;incontro ha salutato Berlusconi con un&#8217;espressione napoletana: «A Madonna v&#8217;accumpagne», alla quale il premier ha risposto in milanese. Sepe ha poi ammesso di non aver capito, ma, ha detto «Era qualcosa tipo &#8220;la Madonna ci aiuterà a lavorare».</em></strong></address>
<address></address>
<address></address>
<address>Che bella scenetta&#8230;&#8230;</address>
<address>Mi emozionano sempre questi scambi linguistici con altri Paesi (Napoli) <img src='http://www.marcogiacosa.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> )</address>
<address></address>
<address>In bocca al LuPO. iTALIA</address>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/06/12/che-bel-siparietto/" target="_blank" title="Share on Facebook">Share on Facebook</a></p><div class="pdf24Plugin-cp-box"><form method="POST" action="http://doc2pdf.pdf24.org/doc2pdf/wordpress.php" target="pdf24PopWin" onsubmit="window.open('about:blank', 'pdf24PopWin', 'scrollbars=yes,width=400,height=200,top=0,left=0'); return true;"><input type="hidden" name="blogCharset" value="UTF-8">
<input type="hidden" name="blogPosts" value="1">
<input type="hidden" name="blogUrl" value="http://www.marcogiacosa.it">
<input type="hidden" name="blogName" value="mg">
<input type="hidden" name="blogValueEncoding" value="htmlSpecialChars">
<input type="hidden" name="postTitle_0" value="Che bel siparietto&amp;#8230;">
<input type="hidden" name="postLink_0" value="http://www.marcogiacosa.it/2008/06/12/che-bel-siparietto/">
<input type="hidden" name="postAuthor_0" value="Michele Galbiati">
<input type="hidden" name="postDateTime_0" value="2008-06-12 10:06:46">
<input type="hidden" name="postContent_0" value="&lt;address&gt;Dal sito corriere.it.&lt;/address&gt;
&lt;address&gt;&lt;/address&gt;
&lt;address&gt;&lt;strong&gt;«&lt;em&gt;&lt;strong&gt;A MADONNA V&amp;#8217;ACCUMPAGNE» - &lt;/strong&gt;In precedenza Berlusconi aveva incontrato l&amp;#8217;arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe: «È stato un colloquio molto concreto, sono pieno di speranza». «C&amp;#8217;è la volontà da parte del governo di attuare gli impegni assunti per Napoli», ha detto il presidente del Consiglio. «Ho sottolineato le esigenze dei giovani, il problema dell&amp;#8217;occupazione e l&amp;#8217;emergenza rifiuti». Il cardinale al termine dell&amp;#8217;incontro ha salutato Berlusconi con un&amp;#8217;espressione napoletana: «A Madonna v&amp;#8217;accumpagne», alla quale il premier ha risposto in milanese. Sepe ha poi ammesso di non aver capito, ma, ha detto «Era qualcosa tipo &amp;#8220;la Madonna ci aiuterà a lavorare».&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/address&gt;
&lt;address&gt;&lt;/address&gt;
&lt;address&gt;&lt;/address&gt;
&lt;address&gt;Che bella scenetta&amp;#8230;&amp;#8230;&lt;/address&gt;
&lt;address&gt;Mi emozionano sempre questi scambi linguistici con altri Paesi (Napoli) &lt;img src='http://www.marcogiacosa.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /&gt; )&lt;/address&gt;
&lt;address&gt;&lt;/address&gt;
&lt;address&gt;In bocca al LuPO. iTALIA&lt;/address&gt;
&lt;p class=&quot;facebook&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/06/12/che-bel-siparietto/&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Share on Facebook&quot;&gt;Share on Facebook&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;">
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="100%" ><tr><td align="left">Send post as <a href="http://en.pdf24.org" target="_blank">PDF</a> to <input class="pdf24Plugin-cp-input" type="text" name="sendEmailTo" value="Enter email address" onMouseDown="this.value = '';"> <input class="pdf24Plugin-cp-submit" type="submit" value="Send"></td><td align="right"><a href="http://en.pdf24.org" target="_blank" title="PDF | PDF Creator | PDF Converter"><img src="http://www.pdf24.org/images/sheep_16x16.gif" alt="PDF | PDF Creator | PDF Converter" border="0"></a></td></table></form></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcogiacosa.it/2008/06/12/che-bel-siparietto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>BUON MONDIALE A TUTTI</title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2008/06/09/buon-mondiale-a-tutti/</link>
		<comments>http://www.marcogiacosa.it/2008/06/09/buon-mondiale-a-tutti/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 09:26:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Galbiati</dc:creator>
				<category><![CDATA[m.galbiati]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcogiacosa.it/?p=658</guid>
		<description><![CDATA[Magari non ve ne frega niente di questi Campionati Europei di Calcio 2008.
Magari invece non vedete l&#8217;ora che arrivi questa sera,  quando &#8220;l&#8217;italica compagine&#8221; (Nicolò Carosio dixit) scenderà in campo contro i &#8220;temibili orange di  Marco Van Basten&#8221; (Bruno Pizzul dixit).
Dedico a tutti voi, amanti del calcio o convinti antagonisti del gioco più bello del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Magari non ve ne frega niente di questi Campionati Europei di Calcio 2008.</em></p>
<p><em>Magari invece non vedete l&#8217;ora che arrivi questa sera,  quando &#8220;l&#8217;italica compagine&#8221; (Nicolò Carosio dixit) scenderà in campo contro i &#8220;temibili orange di  Marco Van Basten&#8221; (Bruno Pizzul dixit).</em></p>
<p><em>Dedico a tutti voi, amanti del calcio o convinti antagonisti del gioco più bello del mondo, queste mie parole, scritte il 9 giugno di 2 anni fa, in occasione della prima partita dei vittoriosi mondiali di Germania.</em></p>
<p><em>Il mio scritto portò allora fortuna agli Azzurri, e una piccola soddisfazione al sottoscritto (Severgnini thanks!)</em></p>
<p><em>Basta sostituire alla parola &#8220;mondiale&#8221;la parola &#8220;europeo&#8221; e il gioco  è fatto.</em></p>
<p><em>Forza Azzurri!</em></p>
<p> </p>
<p>Michele</p>
<p><span>BUON MONDIALE A TUTTI.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Buon mondiale a chi ha la mente nel pallone e il calendario dei gironi in tasca da un pezzo, e a quelli che invece «non me ne frega niente». </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Buon mondiale a chi è abbonato a Sky e ha già pagato euro 46-e-rotti, e a chi invece seguirà gratis le gare via internet in maniera gioiosamente illegale.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Buon mondiale a chi farà cene con gli amici davanti alla tv, a chi scenderà al bar all&#8217;angolo a comprare una cassa di birra alla fine del primo tempo, a chi discuterà testardamente di moduli sbagliati e fuorigioco inesistenti negando ogni evidenza. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Buon mondiale a chi c&#8217;era nell&#8217;82, con Pertini in tribuna e Paolo Rossi in campo, e buon mondiale a chi ha visto soltanto rigori sbagliati e «notti magiche» finite troppo presto. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Buon mondiale a chi lavora e a chi un lavoro non ce l&#8217;ha, a chi ancora sta studiando e non sa cosa farà un domani.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Buon mondiale a chi è innamorato perso, a chi vorrebbe tanto esserlo ma non lo è, a chi sta insieme a qualcuno solo ormai per abitudine, e a chi invece cerca di costruirsi un futuro di coppia nonostante tutto.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Buon mondiale a chi è ancora da solo, a chi è cambiato e a chi non cambierà mai, a chi aspetta e a chi cerca, a chi è partito e a chi è restato. </span></p>
<p><span>Buon mondiale a chi sogna, e a chi non si vergogna nel provare emozioni e nel sentirsi vivo</span><!--EndFragment--> </p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/06/09/buon-mondiale-a-tutti/" target="_blank" title="Share on Facebook">Share on Facebook</a></p><div class="pdf24Plugin-cp-box"><form method="POST" action="http://doc2pdf.pdf24.org/doc2pdf/wordpress.php" target="pdf24PopWin" onsubmit="window.open('about:blank', 'pdf24PopWin', 'scrollbars=yes,width=400,height=200,top=0,left=0'); return true;"><input type="hidden" name="blogCharset" value="UTF-8">
<input type="hidden" name="blogPosts" value="1">
<input type="hidden" name="blogUrl" value="http://www.marcogiacosa.it">
<input type="hidden" name="blogName" value="mg">
<input type="hidden" name="blogValueEncoding" value="htmlSpecialChars">
<input type="hidden" name="postTitle_0" value="BUON MONDIALE A TUTTI">
<input type="hidden" name="postLink_0" value="http://www.marcogiacosa.it/2008/06/09/buon-mondiale-a-tutti/">
<input type="hidden" name="postAuthor_0" value="Michele Galbiati">
<input type="hidden" name="postDateTime_0" value="2008-06-09 10:06:53">
<input type="hidden" name="postContent_0" value="&lt;p&gt;&lt;em&gt;Magari non ve ne frega niente di questi Campionati Europei di Calcio 2008.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Magari invece non vedete l&amp;#8217;ora che arrivi questa sera,  quando &amp;#8220;l&amp;#8217;italica compagine&amp;#8221; (Nicolò Carosio dixit) scenderà in campo contro i &amp;#8220;temibili orange di  Marco Van Basten&amp;#8221; (Bruno Pizzul dixit).&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Dedico a tutti voi, amanti del calcio o convinti antagonisti del gioco più bello del mondo, queste mie parole, scritte il 9 giugno di 2 anni fa, in occasione della prima partita dei vittoriosi mondiali di Germania.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Il mio scritto portò allora fortuna agli Azzurri, e una piccola soddisfazione al sottoscritto (Severgnini thanks!)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Basta sostituire alla parola &amp;#8220;mondiale&amp;#8221;la parola &amp;#8220;europeo&amp;#8221; e il gioco  è fatto.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Forza Azzurri!&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Michele&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;BUON MONDIALE A TUTTI.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Buon mondiale a chi ha la mente nel pallone e il calendario dei gironi in tasca da un pezzo, e a quelli che invece «non me ne frega niente». &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Buon mondiale a chi è abbonato a Sky e ha già pagato euro 46-e-rotti, e a chi invece seguirà gratis le gare via internet in maniera gioiosamente illegale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Buon mondiale a chi farà cene con gli amici davanti alla tv, a chi scenderà al bar all&amp;#8217;angolo a comprare una cassa di birra alla fine del primo tempo, a chi discuterà testardamente di moduli sbagliati e fuorigioco inesistenti negando ogni evidenza. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Buon mondiale a chi c&amp;#8217;era nell&amp;#8217;82, con Pertini in tribuna e Paolo Rossi in campo, e buon mondiale a chi ha visto soltanto rigori sbagliati e «notti magiche» finite troppo presto. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Buon mondiale a chi lavora e a chi un lavoro non ce l&amp;#8217;ha, a chi ancora sta studiando e non sa cosa farà un domani.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Buon mondiale a chi è innamorato perso, a chi vorrebbe tanto esserlo ma non lo è, a chi sta insieme a qualcuno solo ormai per abitudine, e a chi invece cerca di costruirsi un futuro di coppia nonostante tutto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Buon mondiale a chi è ancora da solo, a chi è cambiato e a chi non cambierà mai, a chi aspetta e a chi cerca, a chi è partito e a chi è restato. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Buon mondiale a chi sogna, e a chi non si vergogna nel provare emozioni e nel sentirsi vivo&lt;/span&gt;&lt;!--EndFragment--&gt; &lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;facebook&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/06/09/buon-mondiale-a-tutti/&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Share on Facebook&quot;&gt;Share on Facebook&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;">
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="100%" ><tr><td align="left">Send post as <a href="http://en.pdf24.org" target="_blank">PDF</a> to <input class="pdf24Plugin-cp-input" type="text" name="sendEmailTo" value="Enter email address" onMouseDown="this.value = '';"> <input class="pdf24Plugin-cp-submit" type="submit" value="Send"></td><td align="right"><a href="http://en.pdf24.org" target="_blank" title="PDF | PDF Creator | PDF Converter"><img src="http://www.pdf24.org/images/sheep_16x16.gif" alt="PDF | PDF Creator | PDF Converter" border="0"></a></td></table></form></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcogiacosa.it/2008/06/09/buon-mondiale-a-tutti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>13</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Falce e Mantello. Morire (e scomparire) per la politica negli anni di piombo. Il mistero Orlandi.</title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2008/06/06/falce-e-mantello-morire-e-scomparire-per-la-politica-negli-anni-di-piombo/</link>
		<comments>http://www.marcogiacosa.it/2008/06/06/falce-e-mantello-morire-e-scomparire-per-la-politica-negli-anni-di-piombo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Jun 2008 09:43:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Galbiati</dc:creator>
				<category><![CDATA[m.galbiati]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcogiacosa.it/?p=649</guid>
		<description><![CDATA[Emanuela Orlandi è sempre giovane e sorridente in quella foto di 25 anni fa, con i suoi lunghi capelli castani sulle spalle e la fascia nera sulla fronte.
Figlia di un funzionaro vaticano, Emanuela aveva 15 anni e frequentava la scuola di musica vicino alla chiesa di Sant’Apollinare.
La sera del 22 giugno 1983, un’amica di scuola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2008/06/orlandiemanuelaposter.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-650" title="orlandiemanuelaposter" src="http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2008/06/orlandiemanuelaposter.jpg" alt="" width="160" height="235" /></a>Emanuela Orlandi è sempre giovane e sorridente in quella foto di 25 anni fa, con i suoi lunghi capelli castani sulle spalle e la fascia nera sulla fronte.</p>
<p class="MsoNormal">Figlia di un funzionaro vaticano, Emanuela aveva 15 anni e frequentava la scuola di musica vicino alla chiesa di Sant’Apollinare.</p>
<p class="MsoNormal">La sera del 22 giugno 1983, un’amica di scuola la accompagna a una fermata del pullmann, dove incontrano un’altra ragazza, in seguito mai identificata.</p>
<p class="MsoNormal">Emanuela si reca a quella fermata per un motivo ben preciso.</p>
<p class="MsoNormal">Quella mattina, durante il tragitto verso la scuola, è stata fermata da una lucente BMW nera: qualcuno, sporgendosi dal finestrino, prima le ha offerto l’esorbitante cifra di 375.000 lire per promuovere alcuni cosmetici a una sfilata, poi le ha dato appuntamento per quella sera, proprio davanti alla pensilina del bus.</p>
<p class="MsoNormal">Ricevere 375.000 lire per un paio d’ore di lavoro è davvero la cosa più vicina alla definizione di “felicità” nel 1983, specialmente se si hanno soltanto 15 anni e tanti progetti in testa.</p>
<p class="MsoNormal">Ecco perché, dopo alcune titubanze confessate alla sorella, la ragazza accetta la proposta.</p>
<p class="MsoNormal">L’amica che l’accompagna all’incontro sarà l’ultima persona a vedere Emanuela Orlandi viva.</p>
<p class="MsoNormal">Poi più nulla, buio completo.</p>
<p class="MsoNormal">Nei giorni seguenti la famiglia riceve alcune strane telefonate di sedicenti “ragazzi giovani” che dicono di averla vista vendere prodotti “Avon” in alcuni negozi della Capitale, poi sul lungomare di Ostia, poi in altre città lontane da Roma.</p>
<p class="MsoNormal">Nessun negoziante conferma, la Polizia brancola nel buio, la famiglia è lacerata dall’angoscia.</p>
<p class="MsoNormal">Nessuno riesce a capire dove sia finita veramente Emanuela.</p>
<p class="MsoNormal">A inizio luglio entra in scena l’ ”Amerikano”, come verrà ribattezzato dalla stampa.</p>
<p class="MsoNormal">La famiglia Orlandi riceve una lunga serie di telefonate in cui una misteriosa voce con forte accento straniero chiama in causa addirittura Papa Giovanni Paolo II, intimando al pontefice di liberare Alì Agca, suo attentatore in piazza San Pietro 2 anni prima.</p>
<p class="MsoNormal">La misteriosa voce torna a farsi sentire in casa Orlandi per ben 16 volte, dichiara di aver rapito la ragazza ma non richiede alcun riscatto, getta indizi ma non lascia tracce precise che possano aiutare le indagini.</p>
<p class="MsoNormal">In una di queste telefonate si sente chiaramente una voce femminile che si lamenta e chiede disperatamente aiuto: potrebbe essere Emanuela ma il nastro è disturbato, o forse manipolato ad arte.</p>
<p class="MsoNormal">Chi è veramente l’Amerikano? Cosa vuole? Per conto di chi opera? Cosa c’entrano il Papa e i terroristi turchi nell’inquietante vicenda?</p>
<p class="MsoNormal">Tutte queste domande non avranno mai una risposta chiara, ma soltanto delle ipotesi, non suffragate da prove oggettive o riscontri certi.</p>
<p class="MsoNormal">Sul caso di Emanuela Orlandi cala un ventennale silenzio assordante, interrotto a sprazzi dalle grida di dolore della famiglia, che non si rassegna all’oblio e chiede di sapere la verità sulla sorte dell’amatissima figlia.</p>
<p class="MsoNormal">All’improvviso, quando tutto sembra ormai sepolto dalla polvere dei depistaggi, nel 2005, durante la trasmissione “Chi l’ha visto”, una voce sconosciuta dichiara al telefono che la verità sul caso Orlandi la si può trovare <em>“…sepolta nella chiesa di Sant’Apollinare a Roma”.</em></p>
<p class="MsoNormal">Sull’onda emotiva provocata dalla telefonata il caso viene<span>  </span>immediatamente riaperto e pochi giorni dopo, tra l’incredulità generale, gli investigatori fanno una sconvolgente<span>  </span>scoperta.</p>
<p class="MsoNormal">Enrico De Pedis, il temibile “Renatino”, capo della famigerata “Banda della Magliana” (un gruppo che terrorizzò Roma negli anni ’70 con numerosi omicidi e rapine), è sepolto proprio nella chiesa di Sant’Apollinare, come indicato dalla telefonata.</p>
<p class="MsoNormal">La scoperta è incredibile, e solleva molti interrogativi: Per quale motivo uno spietato criminale responsabile di decine di omicidi ha trovato sepoltura tra artisti, scienziati e benefattori dell’umanità in quella basilica?</p>
<p class="MsoNormal">Che legame ci può essere tra il criminale e la scomparsa di Emanuele Orlandi?</p>
<p class="MsoNormal">Chi si nasconde dietro questo mistero?</p>
<p class="MsoNormal">Il Vaticano si difende con grande imbarazzo, e ricorda le “innumerevoli opere caritatevoli del De Pedis nei confronti dei poveri e della Chiesa. di Roma”.</p>
<p class="MsoNormal">Evidentemente, notano gli investigatori, il terribile “Renatino” uccideva con la mano destra e faceva poi beneficenza con la sinistra.</p>
<p class="MsoNormal">Nonostante quest’ultima incredibile svolta però, il caso non trova una soluzione: le indagini si bloccano sempre a un passo dalla verità, ostacolate da false piste, falsi pentiti, informazioni distorte e manipolate ad arte.</p>
<p class="MsoNormal">Dopo ben 25 anni nessuno conosce ufficialmente la sorte della povera Emanuela, uscita di casa una calda sera di giugno e mai più ritornata.</p>
<p class="MsoNormal">Ci sono troppi interessi sporchi, troppi segreti inconfessabili che forse coinvolgono le più alte gerarchie ecclesiastiche e statali, in un macabro intreccio di politica e criminalità.</p>
<p class="MsoNormal">In tutti questi anni qualcosa è cambiato in Italia.</p>
<p class="MsoNormal">Sono nati nuovi partiti politici e crollati molti governi, ci sono un nuovo Papa e addirittura una nuova moneta.</p>
<p class="MsoNormal">Tutte queste cose però Emanuela Orlandi non le sa, e continua a sorriderci da quella vecchia foto, come un’involontaria ed innocente “Gioconda” in uno dei tanti misteri italiani.</p>
<p><!--EndFragment--></p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/06/06/falce-e-mantello-morire-e-scomparire-per-la-politica-negli-anni-di-piombo/" target="_blank" title="Share on Facebook">Share on Facebook</a></p><div class="pdf24Plugin-cp-box"><form method="POST" action="http://doc2pdf.pdf24.org/doc2pdf/wordpress.php" target="pdf24PopWin" onsubmit="window.open('about:blank', 'pdf24PopWin', 'scrollbars=yes,width=400,height=200,top=0,left=0'); return true;"><input type="hidden" name="blogCharset" value="UTF-8">
<input type="hidden" name="blogPosts" value="1">
<input type="hidden" name="blogUrl" value="http://www.marcogiacosa.it">
<input type="hidden" name="blogName" value="mg">
<input type="hidden" name="blogValueEncoding" value="htmlSpecialChars">
<input type="hidden" name="postTitle_0" value="Falce e Mantello. Morire (e scomparire) per la politica negli anni di piombo. Il mistero Orlandi.">
<input type="hidden" name="postLink_0" value="http://www.marcogiacosa.it/2008/06/06/falce-e-mantello-morire-e-scomparire-per-la-politica-negli-anni-di-piombo/">
<input type="hidden" name="postAuthor_0" value="Michele Galbiati">
<input type="hidden" name="postDateTime_0" value="2008-06-06 10:06:44">
<input type="hidden" name="postContent_0" value="&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2008/06/orlandiemanuelaposter.jpg&quot;&gt;&lt;img class=&quot;alignnone size-medium wp-image-650&quot; title=&quot;orlandiemanuelaposter&quot; src=&quot;http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2008/06/orlandiemanuelaposter.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;160&quot; height=&quot;235&quot; /&gt;&lt;/a&gt;Emanuela Orlandi è sempre giovane e sorridente in quella foto di 25 anni fa, con i suoi lunghi capelli castani sulle spalle e la fascia nera sulla fronte.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Figlia di un funzionaro vaticano, Emanuela aveva 15 anni e frequentava la scuola di musica vicino alla chiesa di Sant’Apollinare.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;La sera del 22 giugno 1983, un’amica di scuola la accompagna a una fermata del pullmann, dove incontrano un’altra ragazza, in seguito mai identificata.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Emanuela si reca a quella fermata per un motivo ben preciso.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Quella mattina, durante il tragitto verso la scuola, è stata fermata da una lucente BMW nera: qualcuno, sporgendosi dal finestrino, prima le ha offerto l’esorbitante cifra di 375.000 lire per promuovere alcuni cosmetici a una sfilata, poi le ha dato appuntamento per quella sera, proprio davanti alla pensilina del bus.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Ricevere 375.000 lire per un paio d’ore di lavoro è davvero la cosa più vicina alla definizione di “felicità” nel 1983, specialmente se si hanno soltanto 15 anni e tanti progetti in testa.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Ecco perché, dopo alcune titubanze confessate alla sorella, la ragazza accetta la proposta.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;L’amica che l’accompagna all’incontro sarà l’ultima persona a vedere Emanuela Orlandi viva.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Poi più nulla, buio completo.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Nei giorni seguenti la famiglia riceve alcune strane telefonate di sedicenti “ragazzi giovani” che dicono di averla vista vendere prodotti “Avon” in alcuni negozi della Capitale, poi sul lungomare di Ostia, poi in altre città lontane da Roma.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Nessun negoziante conferma, la Polizia brancola nel buio, la famiglia è lacerata dall’angoscia.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Nessuno riesce a capire dove sia finita veramente Emanuela.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;A inizio luglio entra in scena l’ ”Amerikano”, come verrà ribattezzato dalla stampa.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;La famiglia Orlandi riceve una lunga serie di telefonate in cui una misteriosa voce con forte accento straniero chiama in causa addirittura Papa Giovanni Paolo II, intimando al pontefice di liberare Alì Agca, suo attentatore in piazza San Pietro 2 anni prima.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;La misteriosa voce torna a farsi sentire in casa Orlandi per ben 16 volte, dichiara di aver rapito la ragazza ma non richiede alcun riscatto, getta indizi ma non lascia tracce precise che possano aiutare le indagini.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;In una di queste telefonate si sente chiaramente una voce femminile che si lamenta e chiede disperatamente aiuto: potrebbe essere Emanuela ma il nastro è disturbato, o forse manipolato ad arte.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Chi è veramente l’Amerikano? Cosa vuole? Per conto di chi opera? Cosa c’entrano il Papa e i terroristi turchi nell’inquietante vicenda?&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Tutte queste domande non avranno mai una risposta chiara, ma soltanto delle ipotesi, non suffragate da prove oggettive o riscontri certi.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Sul caso di Emanuela Orlandi cala un ventennale silenzio assordante, interrotto a sprazzi dalle grida di dolore della famiglia, che non si rassegna all’oblio e chiede di sapere la verità sulla sorte dell’amatissima figlia.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;All’improvviso, quando tutto sembra ormai sepolto dalla polvere dei depistaggi, nel 2005, durante la trasmissione “Chi l’ha visto”, una voce sconosciuta dichiara al telefono che la verità sul caso Orlandi la si può trovare &lt;em&gt;“…sepolta nella chiesa di Sant’Apollinare a Roma”.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Sull’onda emotiva provocata dalla telefonata il caso viene&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;immediatamente riaperto e pochi giorni dopo, tra l’incredulità generale, gli investigatori fanno una sconvolgente&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;scoperta.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Enrico De Pedis, il temibile “Renatino”, capo della famigerata “Banda della Magliana” (un gruppo che terrorizzò Roma negli anni ’70 con numerosi omicidi e rapine), è sepolto proprio nella chiesa di Sant’Apollinare, come indicato dalla telefonata.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;La scoperta è incredibile, e solleva molti interrogativi: Per quale motivo uno spietato criminale responsabile di decine di omicidi ha trovato sepoltura tra artisti, scienziati e benefattori dell’umanità in quella basilica?&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Che legame ci può essere tra il criminale e la scomparsa di Emanuele Orlandi?&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Chi si nasconde dietro questo mistero?&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Il Vaticano si difende con grande imbarazzo, e ricorda le “innumerevoli opere caritatevoli del De Pedis nei confronti dei poveri e della Chiesa. di Roma”.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Evidentemente, notano gli investigatori, il terribile “Renatino” uccideva con la mano destra e faceva poi beneficenza con la sinistra.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Nonostante quest’ultima incredibile svolta però, il caso non trova una soluzione: le indagini si bloccano sempre a un passo dalla verità, ostacolate da false piste, falsi pentiti, informazioni distorte e manipolate ad arte.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Dopo ben 25 anni nessuno conosce ufficialmente la sorte della povera Emanuela, uscita di casa una calda sera di giugno e mai più ritornata.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Ci sono troppi interessi sporchi, troppi segreti inconfessabili che forse coinvolgono le più alte gerarchie ecclesiastiche e statali, in un macabro intreccio di politica e criminalità.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;In tutti questi anni qualcosa è cambiato in Italia.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Sono nati nuovi partiti politici e crollati molti governi, ci sono un nuovo Papa e addirittura una nuova moneta.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;Tutte queste cose però Emanuela Orlandi non le sa, e continua a sorriderci da quella vecchia foto, come un’involontaria ed innocente “Gioconda” in uno dei tanti misteri italiani.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;!--EndFragment--&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;facebook&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/06/06/falce-e-mantello-morire-e-scomparire-per-la-politica-negli-anni-di-piombo/&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Share on Facebook&quot;&gt;Share on Facebook&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;">
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="100%" ><tr><td align="left">Send post as <a href="http://en.pdf24.org" target="_blank">PDF</a> to <input class="pdf24Plugin-cp-input" type="text" name="sendEmailTo" value="Enter email address" onMouseDown="this.value = '';"> <input class="pdf24Plugin-cp-submit" type="submit" value="Send"></td><td align="right"><a href="http://en.pdf24.org" target="_blank" title="PDF | PDF Creator | PDF Converter"><img src="http://www.pdf24.org/images/sheep_16x16.gif" alt="PDF | PDF Creator | PDF Converter" border="0"></a></td></table></form></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcogiacosa.it/2008/06/06/falce-e-mantello-morire-e-scomparire-per-la-politica-negli-anni-di-piombo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Indiana Jones, non X-Files.</title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2008/05/27/indiana-jones-si-ferma-allultima-crociata/</link>
		<comments>http://www.marcogiacosa.it/2008/05/27/indiana-jones-si-ferma-allultima-crociata/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 May 2008 15:18:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Galbiati</dc:creator>
				<category><![CDATA[m.galbiati]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcogiacosa.it/?p=631</guid>
		<description><![CDATA[Formiconi rossi voraci, cascate e salti nel blu, uomini primitivi e teschi di cristallo, piramidi  Maya piene dei soliti trabocchetti, l&#8217;amore di allora e il figlio di oggi,  Il nemico &#8220;rosso&#8221; con un accento caricaturale che ci fa rimpiangere i nazisti del primo film, i vecchi amici, i nuovi alieni.
Tutto, forse troppo
Harrison Ford/Professor Henry Jones [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Formiconi rossi voraci, cascate e salti nel blu, uomini primitivi e teschi di cristallo, piramidi  Maya piene dei soliti trabocchetti, l&#8217;amore di allora e il figlio di oggi,  Il nemico &#8220;rosso&#8221; con un accento caricaturale che ci fa rimpiangere i nazisti del primo film, i vecchi amici, i nuovi alieni.</p>
<p>Tutto, forse troppo</p>
<p>Harrison Ford/Professor Henry Jones  è sempre  in buona forma nonostante gli anni che passano.</p>
<p>Ma noi ex bimbi degli anni &#8216;80 siamo cambiati, e la magia non c&#8217;è più.</p>
<p>Peccato.</p>
<p>Voto: 6</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/05/27/indiana-jones-si-ferma-allultima-crociata/" target="_blank" title="Share on Facebook">Share on Facebook</a></p><div class="pdf24Plugin-cp-box"><form method="POST" action="http://doc2pdf.pdf24.org/doc2pdf/wordpress.php" target="pdf24PopWin" onsubmit="window.open('about:blank', 'pdf24PopWin', 'scrollbars=yes,width=400,height=200,top=0,left=0'); return true;"><input type="hidden" name="blogCharset" value="UTF-8">
<input type="hidden" name="blogPosts" value="1">
<input type="hidden" name="blogUrl" value="http://www.marcogiacosa.it">
<input type="hidden" name="blogName" value="mg">
<input type="hidden" name="blogValueEncoding" value="htmlSpecialChars">
<input type="hidden" name="postTitle_0" value="Indiana Jones, non X-Files.">
<input type="hidden" name="postLink_0" value="http://www.marcogiacosa.it/2008/05/27/indiana-jones-si-ferma-allultima-crociata/">
<input type="hidden" name="postAuthor_0" value="Michele Galbiati">
<input type="hidden" name="postDateTime_0" value="2008-05-27 16:05:08">
<input type="hidden" name="postContent_0" value="&lt;p&gt;Formiconi rossi voraci, cascate e salti nel blu, uomini primitivi e teschi di cristallo, piramidi  Maya piene dei soliti trabocchetti, l&amp;#8217;amore di allora e il figlio di oggi,  Il nemico &amp;#8220;rosso&amp;#8221; con un accento caricaturale che ci fa rimpiangere i nazisti del primo film, i vecchi amici, i nuovi alieni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tutto, forse troppo&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Harrison Ford/Professor Henry Jones  è sempre  in buona forma nonostante gli anni che passano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ma noi ex bimbi degli anni &amp;#8216;80 siamo cambiati, e la magia non c&amp;#8217;è più.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Peccato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Voto: 6&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;facebook&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/05/27/indiana-jones-si-ferma-allultima-crociata/&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Share on Facebook&quot;&gt;Share on Facebook&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;">
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="100%" ><tr><td align="left">Send post as <a href="http://en.pdf24.org" target="_blank">PDF</a> to <input class="pdf24Plugin-cp-input" type="text" name="sendEmailTo" value="Enter email address" onMouseDown="this.value = '';"> <input class="pdf24Plugin-cp-submit" type="submit" value="Send"></td><td align="right"><a href="http://en.pdf24.org" target="_blank" title="PDF | PDF Creator | PDF Converter"><img src="http://www.pdf24.org/images/sheep_16x16.gif" alt="PDF | PDF Creator | PDF Converter" border="0"></a></td></table></form></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcogiacosa.it/2008/05/27/indiana-jones-si-ferma-allultima-crociata/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Per N.</title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2008/05/20/per-n/</link>
		<comments>http://www.marcogiacosa.it/2008/05/20/per-n/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 May 2008 13:34:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Galbiati</dc:creator>
				<category><![CDATA[m.galbiati]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcogiacosa.it/?p=622</guid>
		<description><![CDATA[
Oggi mi hai chiamato e mi hai detto che ti sposi.
Un placido pomeriggio di Settembre ti aspetta, per cancellare dopo 29 anni la parola “nubile” dalla tua carta d’identità.
Cinque mesi a partire da ora, poi ci saranno un’emozione indimenticabile e due anelli, una sala comunale piena di fiori, tua nonna e tua mamma che piangeranno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><span>Oggi mi hai chiamato e mi hai detto che ti sposi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Un placido pomeriggio di Settembre ti aspetta, per cancellare dopo 29 anni la parola “nubile” dalla tua carta d’identità.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Cinque mesi a partire da ora, poi ci saranno un’emozione indimenticabile e due anelli, una sala comunale piena di fiori, tua nonna e tua mamma che piangeranno di gioia davanti al Sindaco (perché lo faranno, vedrai).</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Dunque ti sposi, ed io sono contento.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Malinconicamente contento, come spesso accade quando si ricevono queste notizie.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Perché c’è sempre qualcosa di irrazionale nei rapporti e nei sentimenti di chi non si ama più da tempo ma non dimentica le esperienze vissute insieme.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Io e te abbiamo lasciato casa a 19 anni per trasferirci in un’altra città a vivere e studiare, camminando insieme sulla stessa strada per due splendidi anni.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Poi è finita, e altre persone sono entrate nelle nostre vite, restandoci più o meno a lungo e facendoci sognare di nuovo, come è giusto che sia.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Oggi mi sorprendi come allora con un’altra decisione inaspettata, che disegna un sorriso ebete sul mio viso, in questo soleggiato e inconsapevole pomeriggio d’aprile.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ricordo bene che con la folle e romantica ingenuità dei miei vent’anni di allora ti dicevo spesso che avremmo potuto sposarci, una volta finita l’Università.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Oggi che di anni ne ho quasi 30, ripenso a quelle tenere dichiarazioni tardo-adolescenziali con una punta di cinismo che un po’mi rattrista.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Tu invece, che eri allora ribelle e insofferente, a volte rabbiosa nella tua incontenibile voglia di indipendenza, tra poco avrai una fede al dito. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La vita è davvero strana, e il tempo che passa ha una sua particolare forma d’ironia.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Dal tono di voce che hai ora al telefono, capisco che sei davvero emozionata, e cerco invano di seguire il fiume in piena delle tue parole e il ritmo delle tue risatine nervose.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Mi perdoni vero, se proprio non riesco a stare attento e mi limito ad annuire meccanicamente e a ridacchiare distratto?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Scusami, ma mentre mi parli di eleganti sale comunali da prenotare, a me viene in mente il malandato garage di mia nonna e il nostro il primo bacio, con la luce spenta, gli U2 alla radio e l’esame di maturità alle porte.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Mi lampeggia in mente la prima volta che abbiamo fatto l’amore, in tenda, e rivivo in un brivido quella sensazione di invincibilità che entrambi provammo, quel sentirci finalmente adulti nel condividere qualcosa di unico e prezioso mai vissuto prima.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ripenso con tenerezza ai tantissimi treni che abbiamo preso e perso insieme, alla tua 500 nera che arrancava sbuffando sulla salita di casa mia, a quelle incredibili torte con le fragole che mi preparavi d’estate, col tramonto che accendeva d’arancione la cucina di tua mamma.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>All’improvviso, mentre sono assorto in questi lontani ricordi e tu stai finendo di parlare della cerimonia, che sarà “intima e per poche persone”, mio padre irrompe nel salotto e mi chiama, perché è ora di cena.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ti saluto, tu ricambi, e in uno slancio di imbarazzata generosità mi inviti perfino a vedere la tua nuova casa e a conoscere il tuo futuro marito. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Io resto sul vago, farfuglio un paio di “magari” e balbetto un “forse”, poi ci salutiamo con un bacio e metto giù il telefono, entrando in cucina con le mani calde e una festosa inquietudine nel cuore.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Mancano 5 mesi al tuo matrimonio.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Mi raccomando, non preoccuparti: sarai sicuramente bellissima come sempre, anzi di più.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Goditi l’attesa del tuo grande giorno e sorridi, come sto facendo io adesso, mentre mangio il risotto di mia mamma.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Quello che, mi ricordo bene, non ti è mai piaciuto.</span></p>
<p class="MsoNormal" align="right"><span> Michele</span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/05/20/per-n/" target="_blank" title="Share on Facebook">Share on Facebook</a></p><div class="pdf24Plugin-cp-box"><form method="POST" action="http://doc2pdf.pdf24.org/doc2pdf/wordpress.php" target="pdf24PopWin" onsubmit="window.open('about:blank', 'pdf24PopWin', 'scrollbars=yes,width=400,height=200,top=0,left=0'); return true;"><input type="hidden" name="blogCharset" value="UTF-8">
<input type="hidden" name="blogPosts" value="1">
<input type="hidden" name="blogUrl" value="http://www.marcogiacosa.it">
<input type="hidden" name="blogName" value="mg">
<input type="hidden" name="blogValueEncoding" value="htmlSpecialChars">
<input type="hidden" name="postTitle_0" value="Per N.">
<input type="hidden" name="postLink_0" value="http://www.marcogiacosa.it/2008/05/20/per-n/">
<input type="hidden" name="postAuthor_0" value="Michele Galbiati">
<input type="hidden" name="postDateTime_0" value="2008-05-20 14:05:36">
<input type="hidden" name="postContent_0" value="&lt;p&gt;&lt;!--StartFragment--&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Oggi mi hai chiamato e mi hai detto che ti sposi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Un placido pomeriggio di Settembre ti aspetta, per cancellare dopo 29 anni la parola “nubile” dalla tua carta d’identità.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Cinque mesi a partire da ora, poi ci saranno un’emozione indimenticabile e due anelli, una sala comunale piena di fiori, tua nonna e tua mamma che piangeranno di gioia davanti al Sindaco (perché lo faranno, vedrai).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Dunque ti sposi, ed io sono contento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Malinconicamente contento, come spesso accade quando si ricevono queste notizie.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Perché c’è sempre qualcosa di irrazionale nei rapporti e nei sentimenti di chi non si ama più da tempo ma non dimentica le esperienze vissute insieme.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Io e te abbiamo lasciato casa a 19 anni per trasferirci in un’altra città a vivere e studiare, camminando insieme sulla stessa strada per due splendidi anni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Poi è finita, e altre persone sono entrate nelle nostre vite, restandoci più o meno a lungo e facendoci sognare di nuovo, come è giusto che sia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Oggi mi sorprendi come allora con un’altra decisione inaspettata, che disegna un sorriso ebete sul mio viso, in questo soleggiato e inconsapevole pomeriggio d’aprile.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Ricordo bene che con la folle e romantica ingenuità dei miei vent’anni di allora ti dicevo spesso che avremmo potuto sposarci, una volta finita l’Università.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Oggi che di anni ne ho quasi 30, ripenso a quelle tenere dichiarazioni tardo-adolescenziali con una punta di cinismo che un po’mi rattrista.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Tu invece, che eri allora ribelle e insofferente, a volte rabbiosa nella tua incontenibile voglia di indipendenza, tra poco avrai una fede al dito. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;La vita è davvero strana, e il tempo che passa ha una sua particolare forma d’ironia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Dal tono di voce che hai ora al telefono, capisco che sei davvero emozionata, e cerco invano di seguire il fiume in piena delle tue parole e il ritmo delle tue risatine nervose.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Mi perdoni vero, se proprio non riesco a stare attento e mi limito ad annuire meccanicamente e a ridacchiare distratto?&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Scusami, ma mentre mi parli di eleganti sale comunali da prenotare, a me viene in mente il malandato garage di mia nonna e il nostro il primo bacio, con la luce spenta, gli U2 alla radio e l’esame di maturità alle porte.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Mi lampeggia in mente la prima volta che abbiamo fatto l’amore, in tenda, e rivivo in un brivido quella sensazione di invincibilità che entrambi provammo, quel sentirci finalmente adulti nel condividere qualcosa di unico e prezioso mai vissuto prima.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Ripenso con tenerezza ai tantissimi treni che abbiamo preso e perso insieme, alla tua 500 nera che arrancava sbuffando sulla salita di casa mia, a quelle incredibili torte con le fragole che mi preparavi d’estate, col tramonto che accendeva d’arancione la cucina di tua mamma.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;All’improvviso, mentre sono assorto in questi lontani ricordi e tu stai finendo di parlare della cerimonia, che sarà “intima e per poche persone”, mio padre irrompe nel salotto e mi chiama, perché è ora di cena.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Ti saluto, tu ricambi, e in uno slancio di imbarazzata generosità mi inviti perfino a vedere la tua nuova casa e a conoscere il tuo futuro marito. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Io resto sul vago, farfuglio un paio di “magari” e balbetto un “forse”, poi ci salutiamo con un bacio e metto giù il telefono, entrando in cucina con le mani calde e una festosa inquietudine nel cuore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Mancano 5 mesi al tuo matrimonio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Mi raccomando, non preoccuparti: sarai sicuramente bellissima come sempre, anzi di più.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Goditi l’attesa del tuo grande giorno e sorridi, come sto facendo io adesso, mentre mangio il risotto di mia mamma.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Quello che, mi ricordo bene, non ti è mai piaciuto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; align=&quot;right&quot;&gt;&lt;span&gt; Michele&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;!--EndFragment--&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;facebook&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/05/20/per-n/&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Share on Facebook&quot;&gt;Share on Facebook&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;">
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="100%" ><tr><td align="left">Send post as <a href="http://en.pdf24.org" target="_blank">PDF</a> to <input class="pdf24Plugin-cp-input" type="text" name="sendEmailTo" value="Enter email address" onMouseDown="this.value = '';"> <input class="pdf24Plugin-cp-submit" type="submit" value="Send"></td><td align="right"><a href="http://en.pdf24.org" target="_blank" title="PDF | PDF Creator | PDF Converter"><img src="http://www.pdf24.org/images/sheep_16x16.gif" alt="PDF | PDF Creator | PDF Converter" border="0"></a></td></table></form></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcogiacosa.it/2008/05/20/per-n/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Falce e mantello: Morire per la politica negli anni di piombo. Fausto e Iaio, una fredda sera di marzo.</title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2008/05/09/falce-e-mantello-morire-per-la-politica-negli-anni-di-piombo-fausto-e-jaio-una-fredda-sera-di-marzo/</link>
		<comments>http://www.marcogiacosa.it/2008/05/09/falce-e-mantello-morire-per-la-politica-negli-anni-di-piombo-fausto-e-jaio-una-fredda-sera-di-marzo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 May 2008 14:08:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Galbiati</dc:creator>
				<category><![CDATA[m.galbiati]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcogiacosa.it/2008/05/09/falce-e-mantello-morire-per-la-politica-negli-anni-di-piombo-fausto-e-jaio-una-fredda-sera-di-marzo/</guid>
		<description><![CDATA[Michele Galbiati ci riporta nella Milano del 1978, a pochi giorni dal sequestro di Aldo Moro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2008/05/pb240182.jpg" alt="pb240182.jpg" width="407" height="295" /><br />
L’ultima volta che sono passato in Via Mancinelli è stata un freddo sabato autunnale di qualche anno fa. Tornavo da una serata in un noto locale milanese e all’altezza di  via Leoncavallo mi ricordai di voi due, e della vostra triste storia. Via Mancinelli non è esattamente una bella zona. E’ una strada buia e squallida, che da un alto è occupata quasi interamente dal deposito pullmann dell’atm, e dall’altra ostenta in parata alcuni tra i più anonimi caseggiati della città. E’ una via di periferia come tante, che di notte è deserta e poco raccomandabile. Un luogo perfetto per un duplice omicidio.<span id="more-594"></span> Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, detto “Iaio”, avevano 18 anni e frequentavano il centro sociale “Leoncavallo”, sito nell’omonima via, nei locali di un&#8217; ex-fabbrica occupata dal 1975. La sera del 18 marzo 1978 i due ragazzi si incontrano alla trattoria “Crota Piemonteisa” ed escono insieme camminando verso la casa di Fausto, per il consueto “risotto del sabato” preparato da mamma Danila. Sono giorni di grande tensione, perché le Brigate Rosse 48 ore prima hanno rapito Aldo Moro, e il paese vive un momento difficilissimo. All’altezza di Via Mancinelli un gruppetto di 3-4 persone vestite con impermeabili chiari attira la loro attenzione nel buio, chiamandoli per nome. I due ragazzi si dirigono verso di loro. All’improvviso, qualcuno del gruppo estrae una pistola, avvolta in un sacchetto di plastica per non disperdere i bossoli, e spara otto colpi precisissimi, che uccidono sul colpo Iaio e feriscono mortalmente Fausto, che morirà nel tragitto verso l&#8217;ospedale. Milano è sotto shock e pochi giorni dopo più di 50.000 persone commosse partecipano ai loro funerali. Le indagini seguono subito  la pista di un regolamento di conti nel mondo della droga, ma i due ragazzi non hanno mai consumato stupefacenti in vita loro, e l’autopsia rivela che sono completamente puliti. Alla fine degli anni&#8217;70 l’eroina stava  diventando sempre più popolare tra i giovani e Milano non faceva certo eccezione: in alcune zone, come quella del quartiere Casoretto, esistevano molti bar e locali notturni conosciuti come luoghi di spaccio, spesso gestiti da militanti di estrema destra. Fausto e Iaio da alcuni mesi avevano iniziato una personale indagine negli ambienti della malavita milanese per scoprire gli intrecci tra i trafficanti di eroina e i neofascisti: un’indagine precisa e dettagliata, con nomi e cognomi, indirizzi e piccoli grandi segreti del sottobosco malavitoso. Dopo la loro morte l&#8217; inchiesta è portata avanti dal giornalista Mauro Brutto, che si appassiona alla vicenda dei due giovani e  raccoglie indizi e preziose testimonianze. Una sera, mentre passeggia sotto casa, un’auto si avvicina ed esplode 3 colpi di pistola, senza colpirlo. E’ un avvertimento in piena regola, che però Mauro si rifuta di seguire. Un mese dopo, in uno strano incidente dalla dinamica mai del tutto chiarita, una Simca 1110 bianca lo investe a tutta velocità, uccidendolo sul colpo. La borsa contenente i documenti della sua indagine sul duplice omicidio viene rubata dalla scena dell’incidente e non verrà mai più ritrovata. Nel corso degli anni gli inquirenti hanno formulato diverse ipotesi sugli esecutori e i mandanti dell&#8217;agguato di Via Mancinelli e della morte di Brutto, ma nessuno ha scoperto la verità. Fausto e Iaio sono stati uccisi perché sapevano troppo del mercato dell’eroina e dei suoi rapporti con la destra eversiva milanese? Oppure, come sembra più probabile, sono stati assassinati da un commando fascista dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari) arrivato apposta da Roma? E se questa ipotesi fosse vera, perché? Per  sconvolgere l’ordine sociale e provocare una reazione violenta delle forze di sinistra? C’è poi un particolare inquietante in questa triste storia di morte e sogni spezzati troppo presto: Fausto Tinelli abitava con la madre Danila in via Montenovoso 9  a pochi metri di distanza dal civico 8, dall’alto lato della strada. Nell’ottobre 1978, sette mesi dopo la morte dei due giovani, in quello stabile decoroso e tranquillo verrà scoperto un covo delle Brigate Rosse, in cui gli inquirenti troveranno numerose lettere di Aldo Moro e i verbali dei suoi interrogatori. Strane coincidenze, che però non basteranno per scoprire i colpevoli. Il caso è stato chiuso nel 2000 dal pm Clementina Forleo che, pur in presenza di importanti elementi a carico di alcuni esponenti dell’estrema destra romana, non ha potuto far altro che archiviare il duplice omicido. Danila Tinelli ha cambiato casa ma non ha mai smesso di cercare giustizia per il suo Fausto, che ricorda sempre come<em>“un ragazzo d’oro come pochi, timido e gentile con tutti…un figlio dolcissimo, che amava i libri e aveva tanti sogni nella testa”. </em>In tutti questi anni Fausto e Iaio non sono mai stati dimenticati dal centro sociale “Leoncavallo”, che nel 1994 ha dedicato loro la nuova sede di via Watteau. Per una parte di Milano la loro morte è una ferita ancora aperta destinata a non rimarginarsi mai. In via Mancinelli c’è  oggi un grande murales, che li ritrae insieme sorridenti e nel fiore degli anni, prima di finire ammazzati come bestie in un buia strada di periferia.</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/05/09/falce-e-mantello-morire-per-la-politica-negli-anni-di-piombo-fausto-e-jaio-una-fredda-sera-di-marzo/" target="_blank" title="Share on Facebook">Share on Facebook</a></p><div class="pdf24Plugin-cp-box"><form method="POST" action="http://doc2pdf.pdf24.org/doc2pdf/wordpress.php" target="pdf24PopWin" onsubmit="window.open('about:blank', 'pdf24PopWin', 'scrollbars=yes,width=400,height=200,top=0,left=0'); return true;"><input type="hidden" name="blogCharset" value="UTF-8">
<input type="hidden" name="blogPosts" value="1">
<input type="hidden" name="blogUrl" value="http://www.marcogiacosa.it">
<input type="hidden" name="blogName" value="mg">
<input type="hidden" name="blogValueEncoding" value="htmlSpecialChars">
<input type="hidden" name="postTitle_0" value="Falce e mantello: Morire per la politica negli anni di piombo. Fausto e Iaio, una fredda sera di marzo.">
<input type="hidden" name="postLink_0" value="http://www.marcogiacosa.it/2008/05/09/falce-e-mantello-morire-per-la-politica-negli-anni-di-piombo-fausto-e-jaio-una-fredda-sera-di-marzo/">
<input type="hidden" name="postAuthor_0" value="Michele Galbiati">
<input type="hidden" name="postDateTime_0" value="2008-05-09 15:05:49">
<input type="hidden" name="postContent_0" value="&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2008/05/pb240182.jpg&quot; alt=&quot;pb240182.jpg&quot; width=&quot;407&quot; height=&quot;295&quot; /&gt;&lt;br /&gt;
L’ultima volta che sono passato in Via Mancinelli è stata un freddo sabato autunnale di qualche anno fa. Tornavo da una serata in un noto locale milanese e all’altezza di  via Leoncavallo mi ricordai di voi due, e della vostra triste storia. Via Mancinelli non è esattamente una bella zona. E’ una strada buia e squallida, che da un alto è occupata quasi interamente dal deposito pullmann dell’atm, e dall’altra ostenta in parata alcuni tra i più anonimi caseggiati della città. E’ una via di periferia come tante, che di notte è deserta e poco raccomandabile. Un luogo perfetto per un duplice omicidio.&lt;span id=&quot;more-594&quot;&gt;&lt;/span&gt; Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, detto “Iaio”, avevano 18 anni e frequentavano il centro sociale “Leoncavallo”, sito nell’omonima via, nei locali di un&amp;#8217; ex-fabbrica occupata dal 1975. La sera del 18 marzo 1978 i due ragazzi si incontrano alla trattoria “Crota Piemonteisa” ed escono insieme camminando verso la casa di Fausto, per il consueto “risotto del sabato” preparato da mamma Danila. Sono giorni di grande tensione, perché le Brigate Rosse 48 ore prima hanno rapito Aldo Moro, e il paese vive un momento difficilissimo. All’altezza di Via Mancinelli un gruppetto di 3-4 persone vestite con impermeabili chiari attira la loro attenzione nel buio, chiamandoli per nome. I due ragazzi si dirigono verso di loro. All’improvviso, qualcuno del gruppo estrae una pistola, avvolta in un sacchetto di plastica per non disperdere i bossoli, e spara otto colpi precisissimi, che uccidono sul colpo Iaio e feriscono mortalmente Fausto, che morirà nel tragitto verso l&amp;#8217;ospedale. Milano è sotto shock e pochi giorni dopo più di 50.000 persone commosse partecipano ai loro funerali. Le indagini seguono subito  la pista di un regolamento di conti nel mondo della droga, ma i due ragazzi non hanno mai consumato stupefacenti in vita loro, e l’autopsia rivela che sono completamente puliti. Alla fine degli anni&amp;#8217;70 l’eroina stava  diventando sempre più popolare tra i giovani e Milano non faceva certo eccezione: in alcune zone, come quella del quartiere Casoretto, esistevano molti bar e locali notturni conosciuti come luoghi di spaccio, spesso gestiti da militanti di estrema destra. Fausto e Iaio da alcuni mesi avevano iniziato una personale indagine negli ambienti della malavita milanese per scoprire gli intrecci tra i trafficanti di eroina e i neofascisti: un’indagine precisa e dettagliata, con nomi e cognomi, indirizzi e piccoli grandi segreti del sottobosco malavitoso. Dopo la loro morte l&amp;#8217; inchiesta è portata avanti dal giornalista Mauro Brutto, che si appassiona alla vicenda dei due giovani e  raccoglie indizi e preziose testimonianze. Una sera, mentre passeggia sotto casa, un’auto si avvicina ed esplode 3 colpi di pistola, senza colpirlo. E’ un avvertimento in piena regola, che però Mauro si rifuta di seguire. Un mese dopo, in uno strano incidente dalla dinamica mai del tutto chiarita, una Simca 1110 bianca lo investe a tutta velocità, uccidendolo sul colpo. La borsa contenente i documenti della sua indagine sul duplice omicidio viene rubata dalla scena dell’incidente e non verrà mai più ritrovata. Nel corso degli anni gli inquirenti hanno formulato diverse ipotesi sugli esecutori e i mandanti dell&amp;#8217;agguato di Via Mancinelli e della morte di Brutto, ma nessuno ha scoperto la verità. Fausto e Iaio sono stati uccisi perché sapevano troppo del mercato dell’eroina e dei suoi rapporti con la destra eversiva milanese? Oppure, come sembra più probabile, sono stati assassinati da un commando fascista dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari) arrivato apposta da Roma? E se questa ipotesi fosse vera, perché? Per  sconvolgere l’ordine sociale e provocare una reazione violenta delle forze di sinistra? C’è poi un particolare inquietante in questa triste storia di morte e sogni spezzati troppo presto: Fausto Tinelli abitava con la madre Danila in via Montenovoso 9  a pochi metri di distanza dal civico 8, dall’alto lato della strada. Nell’ottobre 1978, sette mesi dopo la morte dei due giovani, in quello stabile decoroso e tranquillo verrà scoperto un covo delle Brigate Rosse, in cui gli inquirenti troveranno numerose lettere di Aldo Moro e i verbali dei suoi interrogatori. Strane coincidenze, che però non basteranno per scoprire i colpevoli. Il caso è stato chiuso nel 2000 dal pm Clementina Forleo che, pur in presenza di importanti elementi a carico di alcuni esponenti dell’estrema destra romana, non ha potuto far altro che archiviare il duplice omicido. Danila Tinelli ha cambiato casa ma non ha mai smesso di cercare giustizia per il suo Fausto, che ricorda sempre come&lt;em&gt;“un ragazzo d’oro come pochi, timido e gentile con tutti…un figlio dolcissimo, che amava i libri e aveva tanti sogni nella testa”. &lt;/em&gt;In tutti questi anni Fausto e Iaio non sono mai stati dimenticati dal centro sociale “Leoncavallo”, che nel 1994 ha dedicato loro la nuova sede di via Watteau. Per una parte di Milano la loro morte è una ferita ancora aperta destinata a non rimarginarsi mai. In via Mancinelli c’è  oggi un grande murales, che li ritrae insieme sorridenti e nel fiore degli anni, prima di finire ammazzati come bestie in un buia strada di periferia.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;facebook&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/05/09/falce-e-mantello-morire-per-la-politica-negli-anni-di-piombo-fausto-e-jaio-una-fredda-sera-di-marzo/&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Share on Facebook&quot;&gt;Share on Facebook&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;">
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="100%" ><tr><td align="left">Send post as <a href="http://en.pdf24.org" target="_blank">PDF</a> to <input class="pdf24Plugin-cp-input" type="text" name="sendEmailTo" value="Enter email address" onMouseDown="this.value = '';"> <input class="pdf24Plugin-cp-submit" type="submit" value="Send"></td><td align="right"><a href="http://en.pdf24.org" target="_blank" title="PDF | PDF Creator | PDF Converter"><img src="http://www.pdf24.org/images/sheep_16x16.gif" alt="PDF | PDF Creator | PDF Converter" border="0"></a></td></table></form></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcogiacosa.it/2008/05/09/falce-e-mantello-morire-per-la-politica-negli-anni-di-piombo-fausto-e-jaio-una-fredda-sera-di-marzo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title></title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2008/05/08/586/</link>
		<comments>http://www.marcogiacosa.it/2008/05/08/586/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 08 May 2008 10:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Galbiati</dc:creator>
				<category><![CDATA[m.galbiati]]></category>
		<category><![CDATA[villeneuve]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcogiacosa.it/2008/05/08/586/</guid>
		<description><![CDATA[
  
Altro che Schumacher&#8230;. SALUT, GILLES !
(8 maggio 1982. Zolder, Gran Premio del Belgio) 
Share on Facebook









Send post as PDF to  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img width="371" src="http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2008/05/vg131.jpg" alt="vg131.jpg" height="696" style="width: 371px; height: 696px" /></p>
<p>  </p>
<p align="center">Altro che Schumacher&#8230;. SALUT, GILLES !<br />
(8 maggio 1982. Zolder, Gran Premio del Belgio) </p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/05/08/586/" target="_blank" title="Share on Facebook">Share on Facebook</a></p><div class="pdf24Plugin-cp-box"><form method="POST" action="http://doc2pdf.pdf24.org/doc2pdf/wordpress.php" target="pdf24PopWin" onsubmit="window.open('about:blank', 'pdf24PopWin', 'scrollbars=yes,width=400,height=200,top=0,left=0'); return true;"><input type="hidden" name="blogCharset" value="UTF-8">
<input type="hidden" name="blogPosts" value="1">
<input type="hidden" name="blogUrl" value="http://www.marcogiacosa.it">
<input type="hidden" name="blogName" value="mg">
<input type="hidden" name="blogValueEncoding" value="htmlSpecialChars">
<input type="hidden" name="postTitle_0" value="">
<input type="hidden" name="postLink_0" value="http://www.marcogiacosa.it/2008/05/08/586/">
<input type="hidden" name="postAuthor_0" value="Michele Galbiati">
<input type="hidden" name="postDateTime_0" value="2008-05-08 11:05:08">
<input type="hidden" name="postContent_0" value="&lt;p style=&quot;text-align: center&quot;&gt;&lt;img width=&quot;371&quot; src=&quot;http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2008/05/vg131.jpg&quot; alt=&quot;vg131.jpg&quot; height=&quot;696&quot; style=&quot;width: 371px; height: 696px&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;  &lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;center&quot;&gt;Altro che Schumacher&amp;#8230;. SALUT, GILLES !&lt;br /&gt;
(8 maggio 1982. Zolder, Gran Premio del Belgio) &lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;facebook&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/05/08/586/&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Share on Facebook&quot;&gt;Share on Facebook&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;">
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="100%" ><tr><td align="left">Send post as <a href="http://en.pdf24.org" target="_blank">PDF</a> to <input class="pdf24Plugin-cp-input" type="text" name="sendEmailTo" value="Enter email address" onMouseDown="this.value = '';"> <input class="pdf24Plugin-cp-submit" type="submit" value="Send"></td><td align="right"><a href="http://en.pdf24.org" target="_blank" title="PDF | PDF Creator | PDF Converter"><img src="http://www.pdf24.org/images/sheep_16x16.gif" alt="PDF | PDF Creator | PDF Converter" border="0"></a></td></table></form></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcogiacosa.it/2008/05/08/586/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Falce e mantello: Morire per la politica negli anni di piombo. Roberto Crescenzio e il rogo dell&#8217; &#8220;Angelo Azzurro&#8221;</title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2008/05/07/falce-e-mantello-morire-per-la-politica-negli-anni-di-piombo-roberto-crescenzio-e-il-rogo-dell-angelo-azzurro/</link>
		<comments>http://www.marcogiacosa.it/2008/05/07/falce-e-mantello-morire-per-la-politica-negli-anni-di-piombo-roberto-crescenzio-e-il-rogo-dell-angelo-azzurro/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 May 2008 09:42:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Galbiati</dc:creator>
				<category><![CDATA[m.galbiati]]></category>
		<category><![CDATA[anni70]]></category>
		<category><![CDATA[torino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcogiacosa.it/2008/05/07/falce-e-mantello-morire-per-la-politica-negli-anni-di-piombo-roberto-crescenzio-e-il-rogo-dell-angelo-azzurro/</guid>
		<description><![CDATA[Trent’anni sono molto lunghi per chi ancora cerca giustizia, per chi sente dentro un vuoto incolmabile e vive ogni singolo giorno accompagnato da una sola, angosciante domanda: “Perché?”. Trent’anni passano veloci per chi invece l’ha fatta franca, e si è costruito una ricca carriera, in barba agli ideali proletari sposati ciecamente in gioventù. Roberto Crescenzio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trent’anni sono molto lunghi per chi ancora cerca giustizia, per chi sente dentro un vuoto incolmabile e vive ogni singolo giorno accompagnato da una sola, angosciante domanda: “Perché?”. Trent’anni passano veloci per chi invece l’ha fatta franca, e si è costruito una ricca carriera, in barba agli ideali proletari sposati ciecamente in gioventù. Roberto Crescenzio era uno studente lavoratore come tanti, che commise un unico fatale errore: prendersi un aperitivo con un amico nel bar sbagliato. Il 1 ottobre del 1977  a Torino, un corteo di circa 3.000 persone, tra cui numerosi membri di Lotta Continua, parte dal centro cittadino diretto alla sede del MSI di Corso Francia 19: L’aria è tesa e perchè il giorno prima, a Roma, un gruppo di non identificati “fascisti” ha ucciso con due colpi di pistola Walter Rossi, militante 20enne della sinistra extraparlamentare. Quando il corteo arriva in Corso Francia viene però disperso dalle cariche della polizia: tra il fumo dei lacrimogeni e le urla delle sirene, una parte dei manifestanti torna allora indietro in direzione del centro. Da alcuni mesi infatti, negli ambienti della sinistra più estrema si mormora che il bar “Angelo Azzurro” in via Po all&#8217; angolo con via Sant’Ottavio, vicino all’Università (l&#8217;attuale XO&#8217;), sia un ritrovo abituale di neofascisti e di spacciatori di eroina. Nessuno ha le prove, nessuno ha ovviamente verificato, ma i “si dice” e i “forse” sono molto più forti della coscienza critica individuale e della verità dei fatti; nel 1977, a Torino, questi sospetti bastano e avanzano per massacrare un innocente inerme. Roberto Crescenzio è all’interno del bar in compagnia di un amico, e ancora non sa che la sua faccia pulita da bravo ragazzo anni’70 si trasformerà di lì a breve in una grottesca maschera di dolore. Lui non ha simpatie politiche particolari, non è apertamente schierato a sinistra o a destra come molti suoi coetanei; è in quel dannato bar soltanto per salutare il suo amico Diego e bere qualcosa insieme. Il gruppetto di militanti si avvicina al locale,  qualcuno entra con una pistola in mano e urla slogan contro “i fascisti”, mentre altri iniziano a tirare numerose bottiglie molotov all’interno. Tutti scappano fuori ad eccezione di Roberto che, preso dal panico, corre in bagno e si chiude dentro, segnando di fatto la sua fine. In un attimo le fiamme, alimentate anche dagli alcoolici dietro il bancone, divorano tutto il locale, passando dalle pesanti tende alla moquette, dalle sedie al soffitto, dal bancone ai tavolini. Roberto capisce che da quel bagno rischia di non uscire mai più e all’improvviso apre la porta e si butta a capofitto verso l’ingresso. Corre disperato verso l’uscita su via Po ma nella corsa inciampa, cade sulla moquette fusa, è avvolto dalle lingue di fuoco, senza scampo. Purtroppo per lui non muore subito, e riesce a uscire in strada tra l’orrore dei passanti, che cercano disperatamente di spegnere le fiamme dai suoi vestiti a brandelli. C’è una foto, una terribile foto scattata da un reporter sul luogo dell’incendio, che ci fornisce l’esatta dimensione della tragedia, la fine di una giovane vita incenerita dalla follia di piazza e dall’ideologia più becera. La fotografia ritrae quel che resta del povero Roberto, seduto rigidamente su una sedia da bar come un orribile e involontario bonzo di città, con i vestiti che non ci sono più, i capelli bruciati raccolti in  piccoli ciuffi sul capo e gli occhi semiaperti che osservano imploranti le persone intorno a lui. (http://www.vittimeterrorismo.it/memorie/foto/crescenzio1.jpg). Incredibilmente Il ragazzo è ancora lucido, ma ha ustioni gravissime sul 95% del corpo e morirà 2 giorni più tardi al CTO di Torino, tra atroci sofferenze. La sua morte segna di fatto la fine del Movimento studentesco torinese, che di lì a poco si spaccherà in mille frammenti, alcuni dei quali entreranno nella clandestinità e nella lotta armata. In tutti questi anni Roberto Crescenzio non ha mai avuto giustizia e il reato è caduto in prescrizione. I nomi di chi materialmente tirò le molotov contro il bar non sono ancora noti, né probabilmente lo saranno in futuro. Reticenze, omertà, solidarietà di partito e amicizie influenti dei personaggi coinvolti (alcuni dei quali appartenenti alla &#8220;Torino bene&#8221;), hanno di fatto nascosto le responsabilità individuali, in nome dell’assurda logica <em>“tutti colpevoli, nessun colpevole”,</em> tipica dei reduci dell’estremismo politico anni’70. Alcuni degli indagati sono morti di malattie incurabili o di droga negli anni’80, altri invece, dopo qualche annetto di carcere per episodi minori, hanno continuato a vivere senza rimorsi a Torino, e sono oggi stimati ginecologi o importantissimi personaggi della vita culturale e cinematografica cittadina. Nessuno di loro ha mai fatto i nomi dei colpevoli, nessuno di loro si è mai dichiarato responsabile dell’omicidio di Roberto, che dal piccolo cimitero di Sassi ancora attende di conoscere i nomi dei suoi carnefici. Bruno Babando, un giornalista torinese, ha recentemente scritto un bel libro<em>, ”Non sei tu l’Angelo Azzurro”,</em> edito da Marco Valerio editore, che ripercorre gli ultimi istanti di vita del povero Roberto e i tragici fatti di Via Po. E’un libro amaro, che si legge tutto d’un fiato e che andrebbe fatto leggere anche nelle scuole, per far conoscere agli studenti d’oggi la cieca violenza ideologica dei loro coetanei di trent’anni fa, che cercavano la Rivoluzione e la persero nel sangue. Babando ha presentato il suo libro ieri sera a Palazzo Nuovo, in un affollato incontro a cui erano stati invitati anche Piero Fassino, nel 1977 consigliere comunale per il PCI, e altri politici dell’epoca. Stranamente, non si è presentato nessuno.</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/05/07/falce-e-mantello-morire-per-la-politica-negli-anni-di-piombo-roberto-crescenzio-e-il-rogo-dell-angelo-azzurro/" target="_blank" title="Share on Facebook">Share on Facebook</a></p><div class="pdf24Plugin-cp-box"><form method="POST" action="http://doc2pdf.pdf24.org/doc2pdf/wordpress.php" target="pdf24PopWin" onsubmit="window.open('about:blank', 'pdf24PopWin', 'scrollbars=yes,width=400,height=200,top=0,left=0'); return true;"><input type="hidden" name="blogCharset" value="UTF-8">
<input type="hidden" name="blogPosts" value="1">
<input type="hidden" name="blogUrl" value="http://www.marcogiacosa.it">
<input type="hidden" name="blogName" value="mg">
<input type="hidden" name="blogValueEncoding" value="htmlSpecialChars">
<input type="hidden" name="postTitle_0" value="Falce e mantello: Morire per la politica negli anni di piombo. Roberto Crescenzio e il rogo dell&amp;#8217; &amp;#8220;Angelo Azzurro&amp;#8221;">
<input type="hidden" name="postLink_0" value="http://www.marcogiacosa.it/2008/05/07/falce-e-mantello-morire-per-la-politica-negli-anni-di-piombo-roberto-crescenzio-e-il-rogo-dell-angelo-azzurro/">
<input type="hidden" name="postAuthor_0" value="Michele Galbiati">
<input type="hidden" name="postDateTime_0" value="2008-05-07 10:05:56">
<input type="hidden" name="postContent_0" value="&lt;p&gt;Trent’anni sono molto lunghi per chi ancora cerca giustizia, per chi sente dentro un vuoto incolmabile e vive ogni singolo giorno accompagnato da una sola, angosciante domanda: “Perché?”. Trent’anni passano veloci per chi invece l’ha fatta franca, e si è costruito una ricca carriera, in barba agli ideali proletari sposati ciecamente in gioventù. Roberto Crescenzio era uno studente lavoratore come tanti, che commise un unico fatale errore: prendersi un aperitivo con un amico nel bar sbagliato. Il 1 ottobre del 1977  a Torino, un corteo di circa 3.000 persone, tra cui numerosi membri di Lotta Continua, parte dal centro cittadino diretto alla sede del MSI di Corso Francia 19: L’aria è tesa e perchè il giorno prima, a Roma, un gruppo di non identificati “fascisti” ha ucciso con due colpi di pistola Walter Rossi, militante 20enne della sinistra extraparlamentare. Quando il corteo arriva in Corso Francia viene però disperso dalle cariche della polizia: tra il fumo dei lacrimogeni e le urla delle sirene, una parte dei manifestanti torna allora indietro in direzione del centro. Da alcuni mesi infatti, negli ambienti della sinistra più estrema si mormora che il bar “Angelo Azzurro” in via Po all&amp;#8217; angolo con via Sant’Ottavio, vicino all’Università (l&amp;#8217;attuale XO&amp;#8217;), sia un ritrovo abituale di neofascisti e di spacciatori di eroina. Nessuno ha le prove, nessuno ha ovviamente verificato, ma i “si dice” e i “forse” sono molto più forti della coscienza critica individuale e della verità dei fatti; nel 1977, a Torino, questi sospetti bastano e avanzano per massacrare un innocente inerme. Roberto Crescenzio è all’interno del bar in compagnia di un amico, e ancora non sa che la sua faccia pulita da bravo ragazzo anni’70 si trasformerà di lì a breve in una grottesca maschera di dolore. Lui non ha simpatie politiche particolari, non è apertamente schierato a sinistra o a destra come molti suoi coetanei; è in quel dannato bar soltanto per salutare il suo amico Diego e bere qualcosa insieme. Il gruppetto di militanti si avvicina al locale,  qualcuno entra con una pistola in mano e urla slogan contro “i fascisti”, mentre altri iniziano a tirare numerose bottiglie molotov all’interno. Tutti scappano fuori ad eccezione di Roberto che, preso dal panico, corre in bagno e si chiude dentro, segnando di fatto la sua fine. In un attimo le fiamme, alimentate anche dagli alcoolici dietro il bancone, divorano tutto il locale, passando dalle pesanti tende alla moquette, dalle sedie al soffitto, dal bancone ai tavolini. Roberto capisce che da quel bagno rischia di non uscire mai più e all’improvviso apre la porta e si butta a capofitto verso l’ingresso. Corre disperato verso l’uscita su via Po ma nella corsa inciampa, cade sulla moquette fusa, è avvolto dalle lingue di fuoco, senza scampo. Purtroppo per lui non muore subito, e riesce a uscire in strada tra l’orrore dei passanti, che cercano disperatamente di spegnere le fiamme dai suoi vestiti a brandelli. C’è una foto, una terribile foto scattata da un reporter sul luogo dell’incendio, che ci fornisce l’esatta dimensione della tragedia, la fine di una giovane vita incenerita dalla follia di piazza e dall’ideologia più becera. La fotografia ritrae quel che resta del povero Roberto, seduto rigidamente su una sedia da bar come un orribile e involontario bonzo di città, con i vestiti che non ci sono più, i capelli bruciati raccolti in  piccoli ciuffi sul capo e gli occhi semiaperti che osservano imploranti le persone intorno a lui. (http://www.vittimeterrorismo.it/memorie/foto/crescenzio1.jpg). Incredibilmente Il ragazzo è ancora lucido, ma ha ustioni gravissime sul 95% del corpo e morirà 2 giorni più tardi al CTO di Torino, tra atroci sofferenze. La sua morte segna di fatto la fine del Movimento studentesco torinese, che di lì a poco si spaccherà in mille frammenti, alcuni dei quali entreranno nella clandestinità e nella lotta armata. In tutti questi anni Roberto Crescenzio non ha mai avuto giustizia e il reato è caduto in prescrizione. I nomi di chi materialmente tirò le molotov contro il bar non sono ancora noti, né probabilmente lo saranno in futuro. Reticenze, omertà, solidarietà di partito e amicizie influenti dei personaggi coinvolti (alcuni dei quali appartenenti alla &amp;#8220;Torino bene&amp;#8221;), hanno di fatto nascosto le responsabilità individuali, in nome dell’assurda logica &lt;em&gt;“tutti colpevoli, nessun colpevole”,&lt;/em&gt; tipica dei reduci dell’estremismo politico anni’70. Alcuni degli indagati sono morti di malattie incurabili o di droga negli anni’80, altri invece, dopo qualche annetto di carcere per episodi minori, hanno continuato a vivere senza rimorsi a Torino, e sono oggi stimati ginecologi o importantissimi personaggi della vita culturale e cinematografica cittadina. Nessuno di loro ha mai fatto i nomi dei colpevoli, nessuno di loro si è mai dichiarato responsabile dell’omicidio di Roberto, che dal piccolo cimitero di Sassi ancora attende di conoscere i nomi dei suoi carnefici. Bruno Babando, un giornalista torinese, ha recentemente scritto un bel libro&lt;em&gt;, ”Non sei tu l’Angelo Azzurro”,&lt;/em&gt; edito da Marco Valerio editore, che ripercorre gli ultimi istanti di vita del povero Roberto e i tragici fatti di Via Po. E’un libro amaro, che si legge tutto d’un fiato e che andrebbe fatto leggere anche nelle scuole, per far conoscere agli studenti d’oggi la cieca violenza ideologica dei loro coetanei di trent’anni fa, che cercavano la Rivoluzione e la persero nel sangue. Babando ha presentato il suo libro ieri sera a Palazzo Nuovo, in un affollato incontro a cui erano stati invitati anche Piero Fassino, nel 1977 consigliere comunale per il PCI, e altri politici dell’epoca. Stranamente, non si è presentato nessuno.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;facebook&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/05/07/falce-e-mantello-morire-per-la-politica-negli-anni-di-piombo-roberto-crescenzio-e-il-rogo-dell-angelo-azzurro/&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Share on Facebook&quot;&gt;Share on Facebook&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;">
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="100%" ><tr><td align="left">Send post as <a href="http://en.pdf24.org" target="_blank">PDF</a> to <input class="pdf24Plugin-cp-input" type="text" name="sendEmailTo" value="Enter email address" onMouseDown="this.value = '';"> <input class="pdf24Plugin-cp-submit" type="submit" value="Send"></td><td align="right"><a href="http://en.pdf24.org" target="_blank" title="PDF | PDF Creator | PDF Converter"><img src="http://www.pdf24.org/images/sheep_16x16.gif" alt="PDF | PDF Creator | PDF Converter" border="0"></a></td></table></form></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcogiacosa.it/2008/05/07/falce-e-mantello-morire-per-la-politica-negli-anni-di-piombo-roberto-crescenzio-e-il-rogo-dell-angelo-azzurro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un eroe (!?)</title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2008/04/09/un-eroe/</link>
		<comments>http://www.marcogiacosa.it/2008/04/09/un-eroe/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2008 21:55:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Galbiati</dc:creator>
				<category><![CDATA[m.galbiati]]></category>
		<category><![CDATA[politiche2008]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcogiacosa.it/2008/04/09/un-eroe/</guid>
		<description><![CDATA[Dopo le recenti e farneticanti dichiarazioni di dell&#8217;utri (volutamente minuscolo)
che su &#8220;Repubblica&#8221; e &#8220;Corriere&#8221; lo ha definito un EROE (!?), ho sentito il bisogno di rinfrescare la memoria:
Ecco chi era VERAMENTE &#8220;lo stalliere di Arcore&#8221;, l&#8217;amico di mister B. e dei suoi compari di partito.
http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Mangano
Michele
Share on Facebook









Send post as PDF to  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Dopo le recenti e farneticanti dichiarazioni di dell&#8217;utri (volutamente minuscolo)<br />
che su &#8220;Repubblica&#8221; e &#8220;Corriere&#8221; lo ha definito un EROE (!?), ho sentito il bisogno di rinfrescare la memoria:<br />
Ecco chi era VERAMENTE &#8220;lo stalliere di Arcore&#8221;, l&#8217;amico di mister B. e dei suoi compari di partito.<br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Mangano">http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Mangano</a></p>
<p>Michele</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/04/09/un-eroe/" target="_blank" title="Share on Facebook">Share on Facebook</a></p><div class="pdf24Plugin-cp-box"><form method="POST" action="http://doc2pdf.pdf24.org/doc2pdf/wordpress.php" target="pdf24PopWin" onsubmit="window.open('about:blank', 'pdf24PopWin', 'scrollbars=yes,width=400,height=200,top=0,left=0'); return true;"><input type="hidden" name="blogCharset" value="UTF-8">
<input type="hidden" name="blogPosts" value="1">
<input type="hidden" name="blogUrl" value="http://www.marcogiacosa.it">
<input type="hidden" name="blogName" value="mg">
<input type="hidden" name="blogValueEncoding" value="htmlSpecialChars">
<input type="hidden" name="postTitle_0" value="Un eroe (!?)">
<input type="hidden" name="postLink_0" value="http://www.marcogiacosa.it/2008/04/09/un-eroe/">
<input type="hidden" name="postAuthor_0" value="Michele Galbiati">
<input type="hidden" name="postDateTime_0" value="2008-04-09 22:04:50">
<input type="hidden" name="postContent_0" value="&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Dopo le recenti e farneticanti dichiarazioni di dell&amp;#8217;utri (volutamente minuscolo)&lt;br /&gt;
che su &amp;#8220;Repubblica&amp;#8221; e &amp;#8220;Corriere&amp;#8221; lo ha definito un EROE (!?), ho sentito il bisogno di rinfrescare la memoria:&lt;br /&gt;
Ecco chi era VERAMENTE &amp;#8220;lo stalliere di Arcore&amp;#8221;, l&amp;#8217;amico di mister B. e dei suoi compari di partito.&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Mangano&quot;&gt;http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Mangano&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Michele&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;facebook&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/04/09/un-eroe/&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Share on Facebook&quot;&gt;Share on Facebook&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;">
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="100%" ><tr><td align="left">Send post as <a href="http://en.pdf24.org" target="_blank">PDF</a> to <input class="pdf24Plugin-cp-input" type="text" name="sendEmailTo" value="Enter email address" onMouseDown="this.value = '';"> <input class="pdf24Plugin-cp-submit" type="submit" value="Send"></td><td align="right"><a href="http://en.pdf24.org" target="_blank" title="PDF | PDF Creator | PDF Converter"><img src="http://www.pdf24.org/images/sheep_16x16.gif" alt="PDF | PDF Creator | PDF Converter" border="0"></a></td></table></form></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcogiacosa.it/2008/04/09/un-eroe/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il vero spirito delle Olimpiadi</title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2008/03/19/il-vero-spirito-delle-olimpiadi/</link>
		<comments>http://www.marcogiacosa.it/2008/03/19/il-vero-spirito-delle-olimpiadi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 14:41:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Galbiati</dc:creator>
				<category><![CDATA[m.galbiati]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcogiacosa.it/2008/03/19/il-vero-spirito-delle-olimpiadi/</guid>
		<description><![CDATA[
By MIchele
Share on Facebook









Send post as PDF to  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="blog.jpg" href="http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2008/03/blog.jpg"><img style="width: 417px; height: 229px;" src="http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2008/03/blog.jpg" alt="blog.jpg" width="417" height="229" /></a></p>
<p>By MIchele</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/03/19/il-vero-spirito-delle-olimpiadi/" target="_blank" title="Share on Facebook">Share on Facebook</a></p><div class="pdf24Plugin-cp-box"><form method="POST" action="http://doc2pdf.pdf24.org/doc2pdf/wordpress.php" target="pdf24PopWin" onsubmit="window.open('about:blank', 'pdf24PopWin', 'scrollbars=yes,width=400,height=200,top=0,left=0'); return true;"><input type="hidden" name="blogCharset" value="UTF-8">
<input type="hidden" name="blogPosts" value="1">
<input type="hidden" name="blogUrl" value="http://www.marcogiacosa.it">
<input type="hidden" name="blogName" value="mg">
<input type="hidden" name="blogValueEncoding" value="htmlSpecialChars">
<input type="hidden" name="postTitle_0" value="Il vero spirito delle Olimpiadi">
<input type="hidden" name="postLink_0" value="http://www.marcogiacosa.it/2008/03/19/il-vero-spirito-delle-olimpiadi/">
<input type="hidden" name="postAuthor_0" value="Michele Galbiati">
<input type="hidden" name="postDateTime_0" value="2008-03-19 15:03:31">
<input type="hidden" name="postContent_0" value="&lt;p&gt;&lt;a title=&quot;blog.jpg&quot; href=&quot;http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2008/03/blog.jpg&quot;&gt;&lt;img style=&quot;width: 417px; height: 229px;&quot; src=&quot;http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2008/03/blog.jpg&quot; alt=&quot;blog.jpg&quot; width=&quot;417&quot; height=&quot;229&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;By MIchele&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;facebook&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/03/19/il-vero-spirito-delle-olimpiadi/&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Share on Facebook&quot;&gt;Share on Facebook&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;">
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="100%" ><tr><td align="left">Send post as <a href="http://en.pdf24.org" target="_blank">PDF</a> to <input class="pdf24Plugin-cp-input" type="text" name="sendEmailTo" value="Enter email address" onMouseDown="this.value = '';"> <input class="pdf24Plugin-cp-submit" type="submit" value="Send"></td><td align="right"><a href="http://en.pdf24.org" target="_blank" title="PDF | PDF Creator | PDF Converter"><img src="http://www.pdf24.org/images/sheep_16x16.gif" alt="PDF | PDF Creator | PDF Converter" border="0"></a></td></table></form></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcogiacosa.it/2008/03/19/il-vero-spirito-delle-olimpiadi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Into the wild</title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2008/02/06/into-the-wild/</link>
		<comments>http://www.marcogiacosa.it/2008/02/06/into-the-wild/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 06 Feb 2008 18:02:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Galbiati</dc:creator>
				<category><![CDATA[m.galbiati]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcogiacosa.it/2008/02/06/into-the-wild/</guid>
		<description><![CDATA[A nome di tutti gli amanti del cinema, del grande cinema, vorrei ringraziare pubblicamente quella simpatica canaglia di Sean Penn.
Vorrei anche stringergli la mano, come si fa con un vecchio amico che ha fatto centro, ancora una volta.
Perché il suo &#8220;Into The Wild&#8221; è un pugno di onestà e purezza che colpisce al cuore, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">A nome di tutti gli amanti del cinema, del <em>grande</em> cinema, vorrei ringraziare pubblicamente quella simpatica canaglia di Sean Penn.</p>
<p align="justify">Vorrei anche stringergli la mano, come si fa con un vecchio amico che ha fatto centro, ancora una volta.</p>
<p align="justify">Perché il suo &#8220;Into The Wild&#8221; è un pugno di onestà e purezza che colpisce al cuore, e lì rimane.</p>
<p align="justify">Tutto è perfetto e sublime in questo insolito gioiello, duro come la pietra e prezioso come il diamante.</p>
<p align="justify">L&#8217;incredibile avventura di Cristopher McCandless - che a 22 anni abbandonò tutto quello che aveva per ritrovar se stesso in Alaska- si trasforma in un trattato di filosofia morale per immagini, con domande importanti sulla libertà e la solitudine, il coraggio e la paura, il rifiuto della società moderna e dei suoi compromessi.</p>
<p align="justify">Mostrando la feroce lotta per la sopravvivenza nelle terre selvagge (eccezionale la performance dell&#8217;attore Emile Hirsch), Penn dà voce a dubbi e interrogativi che da sempre hanno accompagnato l&#8217;uomo: Qual&#8217;è la vera e unica libertà? Può esistere la felicità se non viene condivisa con qualcuno? E&#8217;giusto rinunciare agli affetti più cari per non tradire i propri ideali?</p>
<p align="justify">Ci sono pochi personaggi nel film ma ognuno di essi regala parte della propria anima alla storia e alla figura di McEndless: la coppia di &#8220;hippie&#8221; fuori tempo massimo in fuga dal mondo e dalle sue regole, l&#8217;anziano vedovo e la sua elegiaca disillusione, le &#8220;comunità alternative&#8221; disperse nell&#8217;immenso territorio americano, in cerca di una felicità finta e illusoria.</p>
<p align="justify">Il percorso del protagonista attraverso gli sterminati spazi delle terre selvagge diventa così un viaggio interiore alla scoperta dei nostri limiti e delle paure dell&#8217;uomo, una sorta di &#8220;Odissea del coraggio&#8221; in bilico tra spensierata innocenza e amara maturità.</p>
<p align="justify">Pur con qualche lungaggine di troppo sul finale, Penn dirige un film diverso da tutti gli altri, sorretto da un rigore morale e da una spietata onestà davvero fuori dal comune.</p>
<p align="justify">Il modo migliore, forse, per ricordare uno &#8220;spirito indipendente&#8221; del nostro secolo, che sacrificò tutto pur di non rinunciare alla sua idea di assoluta libertà.</p>
<p align="justify">Buon viaggio.</p>
<p align="justify">Michele (MIk)</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/02/06/into-the-wild/" target="_blank" title="Share on Facebook">Share on Facebook</a></p><div class="pdf24Plugin-cp-box"><form method="POST" action="http://doc2pdf.pdf24.org/doc2pdf/wordpress.php" target="pdf24PopWin" onsubmit="window.open('about:blank', 'pdf24PopWin', 'scrollbars=yes,width=400,height=200,top=0,left=0'); return true;"><input type="hidden" name="blogCharset" value="UTF-8">
<input type="hidden" name="blogPosts" value="1">
<input type="hidden" name="blogUrl" value="http://www.marcogiacosa.it">
<input type="hidden" name="blogName" value="mg">
<input type="hidden" name="blogValueEncoding" value="htmlSpecialChars">
<input type="hidden" name="postTitle_0" value="Into the wild">
<input type="hidden" name="postLink_0" value="http://www.marcogiacosa.it/2008/02/06/into-the-wild/">
<input type="hidden" name="postAuthor_0" value="Michele Galbiati">
<input type="hidden" name="postDateTime_0" value="2008-02-06 19:02:51">
<input type="hidden" name="postContent_0" value="&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;A nome di tutti gli amanti del cinema, del &lt;em&gt;grande&lt;/em&gt; cinema, vorrei ringraziare pubblicamente quella simpatica canaglia di Sean Penn.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Vorrei anche stringergli la mano, come si fa con un vecchio amico che ha fatto centro, ancora una volta.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Perché il suo &amp;#8220;Into The Wild&amp;#8221; è un pugno di onestà e purezza che colpisce al cuore, e lì rimane.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Tutto è perfetto e sublime in questo insolito gioiello, duro come la pietra e prezioso come il diamante.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;L&amp;#8217;incredibile avventura di Cristopher McCandless - che a 22 anni abbandonò tutto quello che aveva per ritrovar se stesso in Alaska- si trasforma in un trattato di filosofia morale per immagini, con domande importanti sulla libertà e la solitudine, il coraggio e la paura, il rifiuto della società moderna e dei suoi compromessi.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Mostrando la feroce lotta per la sopravvivenza nelle terre selvagge (eccezionale la performance dell&amp;#8217;attore Emile Hirsch), Penn dà voce a dubbi e interrogativi che da sempre hanno accompagnato l&amp;#8217;uomo: Qual&amp;#8217;è la vera e unica libertà? Può esistere la felicità se non viene condivisa con qualcuno? E&amp;#8217;giusto rinunciare agli affetti più cari per non tradire i propri ideali?&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Ci sono pochi personaggi nel film ma ognuno di essi regala parte della propria anima alla storia e alla figura di McEndless: la coppia di &amp;#8220;hippie&amp;#8221; fuori tempo massimo in fuga dal mondo e dalle sue regole, l&amp;#8217;anziano vedovo e la sua elegiaca disillusione, le &amp;#8220;comunità alternative&amp;#8221; disperse nell&amp;#8217;immenso territorio americano, in cerca di una felicità finta e illusoria.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Il percorso del protagonista attraverso gli sterminati spazi delle terre selvagge diventa così un viaggio interiore alla scoperta dei nostri limiti e delle paure dell&amp;#8217;uomo, una sorta di &amp;#8220;Odissea del coraggio&amp;#8221; in bilico tra spensierata innocenza e amara maturità.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Pur con qualche lungaggine di troppo sul finale, Penn dirige un film diverso da tutti gli altri, sorretto da un rigore morale e da una spietata onestà davvero fuori dal comune.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Il modo migliore, forse, per ricordare uno &amp;#8220;spirito indipendente&amp;#8221; del nostro secolo, che sacrificò tutto pur di non rinunciare alla sua idea di assoluta libertà.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Buon viaggio.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Michele (MIk)&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;facebook&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/02/06/into-the-wild/&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Share on Facebook&quot;&gt;Share on Facebook&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;">
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="100%" ><tr><td align="left">Send post as <a href="http://en.pdf24.org" target="_blank">PDF</a> to <input class="pdf24Plugin-cp-input" type="text" name="sendEmailTo" value="Enter email address" onMouseDown="this.value = '';"> <input class="pdf24Plugin-cp-submit" type="submit" value="Send"></td><td align="right"><a href="http://en.pdf24.org" target="_blank" title="PDF | PDF Creator | PDF Converter"><img src="http://www.pdf24.org/images/sheep_16x16.gif" alt="PDF | PDF Creator | PDF Converter" border="0"></a></td></table></form></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcogiacosa.it/2008/02/06/into-the-wild/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il papa</title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2008/01/17/il-papa/</link>
		<comments>http://www.marcogiacosa.it/2008/01/17/il-papa/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 Jan 2008 07:16:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Galbiati</dc:creator>
				<category><![CDATA[m.galbiati]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[papa]]></category>
		<category><![CDATA[religione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcogiacosa.it/2008/01/17/il-papa/</guid>
		<description><![CDATA[Lo confesso: questo papa non mi piace per niente.
Non mi convince, non mi stimola, non mi affascina.
Lo trovo una figura medioevale, nell&#8217;accezione più negativa del termine.
E&#8217; vecchio nel fisico ma soprattutto nella mente e questo turbolento mondo di oggi ha bisogno di tutto fuorchè della sua polverosa ideologia secolare. Benedetto XVI  è anacronistico nelle sue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Lo confesso: questo papa non mi piace per niente.<br />
Non mi convince, non mi stimola, non mi affascina.<br />
Lo trovo una figura medioevale, nell&#8217;accezione più negativa del termine.<br />
E&#8217; vecchio nel fisico ma soprattutto nella mente e questo turbolento mondo di oggi ha bisogno di tutto fuorchè della sua polverosa ideologia secolare. Benedetto XVI  è anacronistico nelle sue posizioni irrigidite, e ha uno sguardo sempre volto al passato che trovo francamente inquietante.<br />
Preciso subito che non sono un cosiddetto &#8220;mangiapreti&#8221;, e nutro il massimo rispetto per tutti quei religiosi che negli anni si sono occupati di importanti problemi  sociali, mettendo sempre una pezza ai troppi buchi lasciati dall&#8217;amministrazione pubblica. Rispetto e ammiro anche  i missionari nelle zone di guerra del mondo, brutalmente assassinati dall&#8217;odio religioso o dalle lotte tribali, e chiunque si identifichi negli ideali di non violenza, pace e  solidarietà.<br />
Del resto, come diceva il mai troppo rimpianto Enzo Biagi, &#8220;i grandi valori della vita alla fine sono due o tre, e sono quelli che tua mamma ti ha insegnato da piccolo: il rispetto per gli altri, l&#8217;onestà, la correttezza&#8221;.<br />
Quello che non sopporto, sia chiaro,  è la costante volontà papale di mettere becco in tutte le questioni politiche italiane, il continuo tentativo di condizionare i partiti e la società civile con l&#8217;attiva collaborazione  di pseudo-politici  compiacenti col rosario in tasca.<br />
A mio parere la politica e la religione DEVONO sempre rimanere separate, pena il rischio della teocrazia.<br />
E&#8217; giusto che la massima autorità religiosa cattolica parli ai suoi fedeli, non è giusto invece che inauguri l&#8217;anno accademico di una Università LAICA e che NESSUNO possa permettersi di criticarne pubblicamente le osservazioni.<br />
Quando parla il Papa sembra sempre che la coscienza critica del paese debba per forza dormire o tacere, e questo non lo trovo giusto.<br />
Il Vaticano è tutelato e ben coccolato dai Patti Lateranensi  e possiede potenti mezzi di comunicazione, tra cui una radio e un importante giornale.<br />
Chi compra &#8220;L&#8217;Osservatore Romano&#8221; o ascolta la radio Vaticana compie una scelta ideologica, perchè vuole avere notizie che sono sempre presentate da un certo punto di vista, quello della Chiesa. Liberissimi di farlo, niente da dire.<br />
Anche chi legge l&#8217;Unità , &#8220;Il Manifesto&#8221; o &#8220;Il Giornale&#8221; compie a priori una scelta di campo, pagando di tasca propria un prodotto editoriale che interpreta le notizie secondo ideali  dichiaratamente di parte. Tuttavia, nonostante il potente apparato mediatico di sua proprietà, la Chiesa sente giornalmente il bisogno di inquinare gli spazi dedicati alla &#8220;cosa pubblica&#8221; . Non passa giorno infatti senza che il Papa non venga inquadrato al telegiornale in prima serata,  con l&#8217;ennesimo predicozzo alla politica italiana, alla società consumistica e ai giovani.<br />
La VERGOGNOSA scelta politica dell&#8217;indulto, decisa  da un Governo di sinistra, teoricamente e storicamente  agli antipodi delle posizioni ecclesiastiche,   è stata  motiviata e giustificata da qualche ministro come &#8220;un atto dovuto a Sua Santità, che per primo aveva sollevato il problema del sovraffollamento delle carceri&#8221;.<br />
Da cittadino  italiano questa cosa non la posso davvero tollerare. Come non posso tollerare le velate minacce di modifica ad importanti leggi quali quella sul divorzio o sull&#8217;aborto, frutto di Referendum  vinti a MAGGIORANZA POPOLARE. Sinceramente ritengo la decisione di Benedetto XVI di rinunciare al dibattito all&#8217;Università di Roma la cosa migliore, per lui e per noi. Per come la penso io NON si fa inaugurare l&#8217;anno accademico da un&#8217;autorità religiosa: in  tal caso si dovrebbe invitare  una riconosciuta &#8216;autorità scientifica o letteraria (e NON teologica),  che abbia titoli  provati e conoscenze approfondite per parlare in un&#8217; Università italiana. Perchè  quando si parla di &#8220;scienza&#8221; e di &#8220;progresso&#8221;,  il Papa c&#8217;entra davvero poco.<br />
Ci sono voluti secoli  prima che qualche predecessore di Benedetto XVI  mandasse in pensione Aristotele e le sue teorie astronomiche.<br />
Adesso  quanto tempo ci vorrà  prima che qualcuno a Roma capisca che l&#8217;Italia non è più il suo giardino privato dal lontano 1870?</p>
<p align="right">Michele</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/01/17/il-papa/" target="_blank" title="Share on Facebook">Share on Facebook</a></p><div class="pdf24Plugin-cp-box"><form method="POST" action="http://doc2pdf.pdf24.org/doc2pdf/wordpress.php" target="pdf24PopWin" onsubmit="window.open('about:blank', 'pdf24PopWin', 'scrollbars=yes,width=400,height=200,top=0,left=0'); return true;"><input type="hidden" name="blogCharset" value="UTF-8">
<input type="hidden" name="blogPosts" value="1">
<input type="hidden" name="blogUrl" value="http://www.marcogiacosa.it">
<input type="hidden" name="blogName" value="mg">
<input type="hidden" name="blogValueEncoding" value="htmlSpecialChars">
<input type="hidden" name="postTitle_0" value="Il papa">
<input type="hidden" name="postLink_0" value="http://www.marcogiacosa.it/2008/01/17/il-papa/">
<input type="hidden" name="postAuthor_0" value="Michele Galbiati">
<input type="hidden" name="postDateTime_0" value="2008-01-17 08:01:40">
<input type="hidden" name="postContent_0" value="&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Lo confesso: questo papa non mi piace per niente.&lt;br /&gt;
Non mi convince, non mi stimola, non mi affascina.&lt;br /&gt;
Lo trovo una figura medioevale, nell&amp;#8217;accezione più negativa del termine.&lt;br /&gt;
E&amp;#8217; vecchio nel fisico ma soprattutto nella mente e questo turbolento mondo di oggi ha bisogno di tutto fuorchè della sua polverosa ideologia secolare. Benedetto XVI  è anacronistico nelle sue posizioni irrigidite, e ha uno sguardo sempre volto al passato che trovo francamente inquietante.&lt;br /&gt;
Preciso subito che non sono un cosiddetto &amp;#8220;mangiapreti&amp;#8221;, e nutro il massimo rispetto per tutti quei religiosi che negli anni si sono occupati di importanti problemi  sociali, mettendo sempre una pezza ai troppi buchi lasciati dall&amp;#8217;amministrazione pubblica. Rispetto e ammiro anche  i missionari nelle zone di guerra del mondo, brutalmente assassinati dall&amp;#8217;odio religioso o dalle lotte tribali, e chiunque si identifichi negli ideali di non violenza, pace e  solidarietà.&lt;br /&gt;
Del resto, come diceva il mai troppo rimpianto Enzo Biagi, &amp;#8220;i grandi valori della vita alla fine sono due o tre, e sono quelli che tua mamma ti ha insegnato da piccolo: il rispetto per gli altri, l&amp;#8217;onestà, la correttezza&amp;#8221;.&lt;br /&gt;
Quello che non sopporto, sia chiaro,  è la costante volontà papale di mettere becco in tutte le questioni politiche italiane, il continuo tentativo di condizionare i partiti e la società civile con l&amp;#8217;attiva collaborazione  di pseudo-politici  compiacenti col rosario in tasca.&lt;br /&gt;
A mio parere la politica e la religione DEVONO sempre rimanere separate, pena il rischio della teocrazia.&lt;br /&gt;
E&amp;#8217; giusto che la massima autorità religiosa cattolica parli ai suoi fedeli, non è giusto invece che inauguri l&amp;#8217;anno accademico di una Università LAICA e che NESSUNO possa permettersi di criticarne pubblicamente le osservazioni.&lt;br /&gt;
Quando parla il Papa sembra sempre che la coscienza critica del paese debba per forza dormire o tacere, e questo non lo trovo giusto.&lt;br /&gt;
Il Vaticano è tutelato e ben coccolato dai Patti Lateranensi  e possiede potenti mezzi di comunicazione, tra cui una radio e un importante giornale.&lt;br /&gt;
Chi compra &amp;#8220;L&amp;#8217;Osservatore Romano&amp;#8221; o ascolta la radio Vaticana compie una scelta ideologica, perchè vuole avere notizie che sono sempre presentate da un certo punto di vista, quello della Chiesa. Liberissimi di farlo, niente da dire.&lt;br /&gt;
Anche chi legge l&amp;#8217;Unità , &amp;#8220;Il Manifesto&amp;#8221; o &amp;#8220;Il Giornale&amp;#8221; compie a priori una scelta di campo, pagando di tasca propria un prodotto editoriale che interpreta le notizie secondo ideali  dichiaratamente di parte. Tuttavia, nonostante il potente apparato mediatico di sua proprietà, la Chiesa sente giornalmente il bisogno di inquinare gli spazi dedicati alla &amp;#8220;cosa pubblica&amp;#8221; . Non passa giorno infatti senza che il Papa non venga inquadrato al telegiornale in prima serata,  con l&amp;#8217;ennesimo predicozzo alla politica italiana, alla società consumistica e ai giovani.&lt;br /&gt;
La VERGOGNOSA scelta politica dell&amp;#8217;indulto, decisa  da un Governo di sinistra, teoricamente e storicamente  agli antipodi delle posizioni ecclesiastiche,   è stata  motiviata e giustificata da qualche ministro come &amp;#8220;un atto dovuto a Sua Santità, che per primo aveva sollevato il problema del sovraffollamento delle carceri&amp;#8221;.&lt;br /&gt;
Da cittadino  italiano questa cosa non la posso davvero tollerare. Come non posso tollerare le velate minacce di modifica ad importanti leggi quali quella sul divorzio o sull&amp;#8217;aborto, frutto di Referendum  vinti a MAGGIORANZA POPOLARE. Sinceramente ritengo la decisione di Benedetto XVI di rinunciare al dibattito all&amp;#8217;Università di Roma la cosa migliore, per lui e per noi. Per come la penso io NON si fa inaugurare l&amp;#8217;anno accademico da un&amp;#8217;autorità religiosa: in  tal caso si dovrebbe invitare  una riconosciuta &amp;#8216;autorità scientifica o letteraria (e NON teologica),  che abbia titoli  provati e conoscenze approfondite per parlare in un&amp;#8217; Università italiana. Perchè  quando si parla di &amp;#8220;scienza&amp;#8221; e di &amp;#8220;progresso&amp;#8221;,  il Papa c&amp;#8217;entra davvero poco.&lt;br /&gt;
Ci sono voluti secoli  prima che qualche predecessore di Benedetto XVI  mandasse in pensione Aristotele e le sue teorie astronomiche.&lt;br /&gt;
Adesso  quanto tempo ci vorrà  prima che qualcuno a Roma capisca che l&amp;#8217;Italia non è più il suo giardino privato dal lontano 1870?&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;right&quot;&gt;Michele&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;facebook&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/01/17/il-papa/&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Share on Facebook&quot;&gt;Share on Facebook&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;">
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="100%" ><tr><td align="left">Send post as <a href="http://en.pdf24.org" target="_blank">PDF</a> to <input class="pdf24Plugin-cp-input" type="text" name="sendEmailTo" value="Enter email address" onMouseDown="this.value = '';"> <input class="pdf24Plugin-cp-submit" type="submit" value="Send"></td><td align="right"><a href="http://en.pdf24.org" target="_blank" title="PDF | PDF Creator | PDF Converter"><img src="http://www.pdf24.org/images/sheep_16x16.gif" alt="PDF | PDF Creator | PDF Converter" border="0"></a></td></table></form></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcogiacosa.it/2008/01/17/il-papa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>19</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>James Hunt, un ragazzo britannico</title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2008/01/14/james-hunt-un-ragazzo-britannico/</link>
		<comments>http://www.marcogiacosa.it/2008/01/14/james-hunt-un-ragazzo-britannico/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Jan 2008 14:32:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Galbiati</dc:creator>
				<category><![CDATA[m.galbiati]]></category>
		<category><![CDATA[hunt]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcogiacosa.it/2008/01/14/james-hunt-un-ragazzo-britannico/</guid>
		<description><![CDATA[
Le vite dei piloti sportivi sono le più belle da raccontare, perché non sono mai banali e sembrano sempre più lunghe e più intense di tutte le altre, anche quando si spengono troppo presto e si trasformano da biografia in mito.
Quella che sto per ricordare è la storia agrodolce di un ragazzone biondo che sapeva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="hunt2.bmp" href="http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2008/01/hunt2.bmp"></a><a title="hunt2.bmp" href="http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2008/01/hunt2.bmp"></a><a title="hunt2.bmp" href="http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2008/01/hunt2.bmp"></a><a title="hunt2.bmp" href="http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2008/01/hunt2.bmp"><img src="http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2008/01/hunt2.bmp" alt="hunt2.bmp" width="221" height="145" /></a></p>
<p align="justify">Le vite dei piloti sportivi sono le più belle da raccontare, perché non sono mai banali e sembrano sempre <em>più lunghe </em>e più intense di tutte le altre, anche quando si spengono troppo presto e si trasformano da biografia in mito.</p>
<p align="justify">Quella che sto per ricordare è la storia agrodolce di un ragazzone biondo che sapeva guidare forte e della più improbabile e divertente scuderia che la Formula 1 abbia mai visto.</p>
<p align="justify">E&#8217; una storia di coraggio e paura, di amore e di morte.</p>
<p align="justify">E&#8217; la storia di un pilota.</p>
<p align="justify">James Hunt nasce il 19 agosto del 1947 a Belmont, nella verde campagna inglese non lontano da Londra.</p>
<p align="justify">Da piccolo è un bambino ribelle e irrequieto, da adolescente pure, da adulto anche.</p>
<p align="justify">Il giorno del suo 18esimo compleanno il biondo Hunt vede per la prima volta un gran premio di Formula 1, decide all&#8217;istante che il pilota da corsa è il mestiere che fa per lui e giura che un giorno diventerà campione del mondo.</p>
<p align="justify">Nonostante l&#8217;ovvia opposizione dei genitori che non condividono le manie di grandezza di quel figlio senza regole, James tiene duro e dopo un paio d&#8217;anni  piuttosto anonimi  passati a gareggiare in Formula Ford, passa alla March, in Formula 3, dove disintegra un discreto numero di macchine a bordo pista e si merita il perfido soprannome di &#8220;Hunt the Shunt&#8221;, Hunt &#8220;Lo Schianto&#8221;.</p>
<p align="justify">Quel giovanotto inglese che gira scalzo nel paddock fumando come un turco è però tutt&#8217;altro che scarso alla guida e qualcuno finalmente se ne accorge.</p>
<p align="justify">Lord Alexander Hesketh  III è un giovane barone inglese che nel 1972 ha 28 anni, è miliardario, ed è stanco della solita routine fatta di caccia alla volpe nelle sue sterminate tenute.</p>
<p align="justify">Non sa nulla di motori e di macchine, proprio nulla, ma ha la folle e romantica idea di buttarsi  nel mondo delle corse,  per &#8220;<em>tenere alto il buon nome dell&#8217;Inghilterra&#8221;.</em></p>
<p align="justify">Attinge a piene mani dall&#8217;immenso patrimonio personale e fonda una propria casa automobilistica, la &#8220;Hesketh Racing&#8221;, che debutta in Formula 2 con risultati modesti.</p>
<p align="justify">Nonostante l&#8217;illustre famiglia tenti in tutti i modi di farlo desistere dalla sua pazza crociata naif, Hesketh decide di fare il &#8220;grande salto&#8221; in Formula 1, anche perché come dichiara alla stampa, <em>&#8220;Per fare brutta figura nella formule minori, tanto vale farne una pessima qui: la Formula 1 di oggi è una bottiglia di champagne sgasata ma adesso siamo arrivati noi con le bollicine</em>&#8220;.</p>
<p align="justify">Hesketh è di parola.</p>
<p align="justify">La bevanda ufficiale di questo covo di simpatici matti è infatti lo champagne d&#8217;annata, e in occasione di ogni GP  la squadra ha a disposizione un esperto barman per i cocktails e un maggiordomo in livrea addetto al prezioso servizio da thè in argento.</p>
<p align="justify">La macchina della scuderia è una March 310  ritoccata da quel genietto di Harvey Postlethwhite (futuro ingegnere Ferrari e  McLaren) ed è completamente bianca, attraversata soltanto da due linee rosse e blu, che ricordano i colori della bandiera britannica.</p>
<p align="justify">Non ci sono sponsor sulla carrozzeria perché <em>&#8220;non si possono appiccicare adesivi sull&#8217;Union Jack&#8221;</em> come ama ripetere Lord Hesketh, che paga di tasca sua senza batter ciglio il costo esorbitante dell&#8217;allegro carrozzone.</p>
<p align="justify">All&#8217;interno di questa pazza scuderia tutti hanno dei soprannomi curiosi, orgogliosamente ricamati sul retro della bianca tuta immacolata che indossano ai box.</p>
<p align="justify">Lord Hesketh è &#8220;il Patrono&#8221;, il progettista Postlethwhite è &#8220;Dottor Latta&#8221;, e il pilota, James Hunt , naturalmente &#8220;Superstar&#8221;.</p>
<p align="justify">Hunt, che conquista le simpatie degli appassionati girando scalzo per i box con l&#8217;eterna sigaretta in bocca, rinuncia anche a un paio di milioni di sterline rifiutando di far comparire i marchi degli sponsor sulla sua tuta., in favore del un più prosaico slogan&#8221;Il sesso è la colazione dei campioni&#8221;.</p>
<p align="justify">Quando questa banda di irriducibili festaioli mai del tutto sobri si affaccia nel mondo iper-professionale della Formula 1, le altre scuderie ridacchiano sotto i baffi e pensano subito a uno scherzo.</p>
<p align="justify">Il primo anno di corse dà ragione ai detrattori perché i risultati sono davvero modesti, anche se il logo della Hesketh Racing (il mitico orsetto con il casco da pilota) inizia ad attrarre la curiosità e le simpatia di tutti.</p>
<p align="justify">Nella stagione suiccessiva però la macchina inizia a correre veloce, il piedone di Hunt diventa sempre più pesante e dopo una serie di discreti piazzamenti  nel 1975 la Hesketh Racing vince a Zandvoort, in Olanda, la sua prima gara di Formula Uno, diventando il mito di tutti gli adolescenti ribelli del mondo.</p>
<p align="justify">Nonostante l&#8217;interesse dei media e l&#8217;attenzione degli sponsor, Lord Hesketh rifiuta categoricamente ogni genere di finanziamento esterno e continua a bruciare i miliardi di famiglia innaffiando i box di champagne.</p>
<p align="justify">Alla fine del &#8216;75 però i soldi per giocare alla Formula 1 finiscono, e il &#8220;buon Lord&#8221; come lo chiama Hunt, è costretto a  chiudere baracca e burattini, tra la tristezza di milioni di ragazzi in tutto il mondo.</p>
<p align="justify">Hunt è a piedi, letteralmente, ma qui succede il bello.</p>
<p align="justify">Alla fine del 1975, Emerson Fittipaldi, brasiliano campione in carica con la McLaren decide di suicidarsi agonisticamente lasciando il team inglese per la sconosciuta &#8220;Copersucar&#8221;, una neonata scuderia fondata dal fratello con i proventi della sua piccola fabbrica di zucchero.</p>
<p align="justify">Hunt diventa così  il nuovo pilota della McLaren, la scuderia campione del mondo in carica.</p>
<p align="justify">La macchina è un bolide e il 1976 è l&#8217;anno d&#8217;oro del nostro, che per un pugno di gare lotta testa a testa con il fortissimo talento austriaco Niki Lauda.</p>
<p align="justify">Ad Agosto quest&#8217;ultimo si sfracella sull&#8217;anello del &#8220;Nurburgring&#8221; in Germania, 23 km di curve infernali nel cuore della Foresta Nera, in un terrificante incidente  che sbriciola e incendia la sua Ferrari.</p>
<p align="justify">Hunt, che di Lauda è amico ed ha vissuto con lui un paio d&#8217;anni a Londra agli inizi della carriera, invia al malconcio pilota austriaco in ospedale un telegramma insolito e  duro, ben diverso dagli affettuosi &#8220;riprenditi in fretta, ti aspettiamo&#8221;.</p>
<p align="justify">Hunt lo scrive d&#8217;istinto, senza pensarci due volte, e dichiara agli increduli giornalisti  che quello è l&#8217;unico modo per stimolare l&#8217;amico e rivale a riprendersi e a combattere con lui per il titolo finale.</p>
<p align="justify">E cosi avviene infatti.</p>
<p align="justify">E&#8217; il 19 ottobre del 1976 e sulla vecchia e malandata pista del monte Fuji gli attoniti spettatori nipponici non hanno mai visto una pioggia così in vita loro.</p>
<p align="justify">Mai.</p>
<p align="justify">Alcuni box si allagano, le comunicazioni radio funzionano a sprazzi, c&#8217;è un vento freddo da Giudizio Universale che spazza la pista.</p>
<p align="justify">Lauda ha fatto il doppio miracolo di sopravvivere e di tornare a correre in soli 40 giorni, anche se lo scherzetto del Nurburgring gli è costato un orecchio e tutti suoi riccioli biondi.</p>
<p align="justify">Dopo un paio di giri però la sua faccia da vampiro albino ricostruita dal bisturi ritorna mestamente ai box: &#8220;<em>ragazzi, scusatemi ma non me la sento, correre oggi è da pazzi.&#8221;</em></p>
<p align="justify">James Hunt capisce che questa è l&#8217;occasione della vita, e che un giorno così non capiterà mai più, dovesse vivere altre cento volte.</p>
<p align="justify">Col cuore in gola inizia a schiacciare l&#8217;acceleratore sempre più a fondo, sempre più forte, volando via nella pioggia e nel vento.</p>
<p align="justify">A pochi giri dal termine buca una gomma, perde tempo ai box perché vuole uscire dall&#8217;abitacolo per picchiare i meccanici (a suo dire troppo lenti) e rischia il testacoda almeno due volte.</p>
<p align="justify">Però ce la fa.</p>
<p align="justify">Arriva terzo, ed è Campione del Mondo 1976 di Formula Uno, con un punto di vantaggio su Niki Lauda.</p>
<p align="justify">Il sogno di una vita è realizzato, anni e anni di sacrifici e di perplessità sono spazzati via dal fiume di champagne che lo inonda e nasconde le lacrime di gioia.</p>
<p align="justify">Tutti lo cercano adesso, tutti lo vogliono.</p>
<p align="justify">Gli sponsor lo coprono d&#8217;oro, i tabloid vogliono la siua faccia in copertina ad ogni costo, le ragazzine di mezzo mondo appendono adoranti il suo bel faccione in camera da letto.</p>
<p align="justify">Sembra una favola e forse lo è, ma è tutto troppo bello per durare.</p>
<p align="justify">Infatti non dura.</p>
<p align="justify">L&#8217;anno successivo il pilota inglese mangia la polvere di Lauda per tutta la stagione, tra guasti tecnici, incidenti spettacolari in pista e critiche durissime da parte degli altri piloti che senza troppi giri di parole gli consigliano bruscamente il ritiro.</p>
<p align="justify">Hunt però tira dritto per la sua strada e continua a guidare sempre al limite, nonostante una macchina poco competitiva e una McLaren mai così divisa e problematica.</p>
<p align="justify">Poi ci si mette anche il destino.</p>
<p align="justify">Nel 1978 a Monza, il Gran premio del suo grandissimo amico Ronnie Peterson dura appena 300 metri, prima che la sua macchina venga coinvolta in un impressionante tamponamento di massa e prenda fuoco.</p>
<p align="justify">Peterson muore il giorno dopo per asfissia e Hunt con il dolore nel cuore termina una stagione sportivamente anonima, meditando il ritiro.</p>
<p align="justify">Il Gran Premio di Montecarlo del 25 maggio 1979 è la sua ultima gara in Formula Uno: &#8220;Lascio ora, non ho rimpianti&#8221;-dice nella conferenza stampa post-gara affollata da giornalisti e da ragazzine in lacrime-&#8221;Ormai nella Formula 1 di oggi l&#8217;uomo non conta più. Me ne vado, è stato bello&#8230;Grazie&#8221;.</p>
<p align="justify">Purtroppo però l&#8217;ombra dell&#8217;anonimato dopo gli anni di gloria e fama , si rivela troppo dura da sopportare.</p>
<p align="justify">Hunt viene ingaggiato dalla BBC come telecronista per la Formula 1, ma alla prima gara si presenta in diretta visibilmente ubriaco e viene allontanato perchè tra un rutto e l&#8217;altro inizia a biascicare insulti in diretta  contro il nostro Riccardo Patrese, colpevole a suo dire dell&#8217;incidente di Peterson.</p>
<p align="justify">Beve in questi anni Hunt, beve molto e male.</p>
<p align="justify">Poi c&#8217;è la depressione, che arriva senza far rumore e lo trascina in un vortice fatto di</p>
<p align="justify">2 divorzi  in pochi anni, licenziamenti, risse in diretta tv e un rancore sterminato nei confronti dei suoi ex colleghi e del mondo delle corse.</p>
<p align="justify">L&#8217;ex campione del mondo decide allora di isolarsi nella sua elegante villa di Wimbledon, in compagnia di un amico schiavo della bottiglia e più depresso di lui.</p>
<p align="justify">Fuori in giardino è parcheggiata la sua Mercedes, appoggiata su quattro mattoni e senza ruote, per non pagare la tassa di circolazione.</p>
<p align="justify">La vita scorre lenta e monotona, e quella villa è  davvero troppo grande per due persone sole.</p>
<p align="justify">Poi però succede qualcosa.</p>
<p align="justify">A una festa il nostro James conosce Helen Dyson una giovane studentessa di belle arti che ha 23 anni di meno.</p>
<p align="justify">Se ne innamora perdutamente.</p>
<p align="justify">Decide di disintossicarsi da alcool e droga, la BBC pensa di riassumerlo, la vita sembra tornare ad essere gentile con lui.</p>
<p align="justify">Helen è affascinata dalla sua personalità, dal suo orgoglioso carisma, forse anche dal modo romanticamente anticonformista con cui lui le chiede la mano.</p>
<p align="justify">Per telefono, alle 4 di notte, mentre lei è in vacanza con un&#8217;amica in Grecia e lui a Parigi.</p>
<p align="justify">La risposta a quella domanda noi non la sapremo mai.</p>
<p align="justify">Quello che sappiamo è che James Hunt è felice come nei giorni migliori quando se ne va per sempre, un paio d&#8217;ore dopo quella telefonata.</p>
<p align="justify">E&#8217; il 14 giugno del 1993, il suo cuore si ferma a 46 anni.</p>
<p align="justify">Un ospite a casa sua si sveglia verso le 4 di mattina e lo vede disteso a terra sul pavimento della cucina, con gli occhi chiusi e una bottiglia di latte in mano.</p>
<p align="justify">&#8220;Infarto&#8221;, scriveranno i medici nel referto, compilato in tutta fretta.</p>
<p align="justify">&#8220;Sembrava stesse sorridendo&#8221; confesserà tra le lacrime l&#8217;amico che lo ha trovato.</p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/01/14/james-hunt-un-ragazzo-britannico/" target="_blank" title="Share on Facebook">Share on Facebook</a></p><div class="pdf24Plugin-cp-box"><form method="POST" action="http://doc2pdf.pdf24.org/doc2pdf/wordpress.php" target="pdf24PopWin" onsubmit="window.open('about:blank', 'pdf24PopWin', 'scrollbars=yes,width=400,height=200,top=0,left=0'); return true;"><input type="hidden" name="blogCharset" value="UTF-8">
<input type="hidden" name="blogPosts" value="1">
<input type="hidden" name="blogUrl" value="http://www.marcogiacosa.it">
<input type="hidden" name="blogName" value="mg">
<input type="hidden" name="blogValueEncoding" value="htmlSpecialChars">
<input type="hidden" name="postTitle_0" value="James Hunt, un ragazzo britannico">
<input type="hidden" name="postLink_0" value="http://www.marcogiacosa.it/2008/01/14/james-hunt-un-ragazzo-britannico/">
<input type="hidden" name="postAuthor_0" value="Michele Galbiati">
<input type="hidden" name="postDateTime_0" value="2008-01-14 15:01:58">
<input type="hidden" name="postContent_0" value="&lt;p&gt;&lt;a title=&quot;hunt2.bmp&quot; href=&quot;http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2008/01/hunt2.bmp&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;a title=&quot;hunt2.bmp&quot; href=&quot;http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2008/01/hunt2.bmp&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;a title=&quot;hunt2.bmp&quot; href=&quot;http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2008/01/hunt2.bmp&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;a title=&quot;hunt2.bmp&quot; href=&quot;http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2008/01/hunt2.bmp&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2008/01/hunt2.bmp&quot; alt=&quot;hunt2.bmp&quot; width=&quot;221&quot; height=&quot;145&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Le vite dei piloti sportivi sono le più belle da raccontare, perché non sono mai banali e sembrano sempre &lt;em&gt;più lunghe &lt;/em&gt;e più intense di tutte le altre, anche quando si spengono troppo presto e si trasformano da biografia in mito.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Quella che sto per ricordare è la storia agrodolce di un ragazzone biondo che sapeva guidare forte e della più improbabile e divertente scuderia che la Formula 1 abbia mai visto.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;E&amp;#8217; una storia di coraggio e paura, di amore e di morte.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;E&amp;#8217; la storia di un pilota.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;James Hunt nasce il 19 agosto del 1947 a Belmont, nella verde campagna inglese non lontano da Londra.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Da piccolo è un bambino ribelle e irrequieto, da adolescente pure, da adulto anche.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Il giorno del suo 18esimo compleanno il biondo Hunt vede per la prima volta un gran premio di Formula 1, decide all&amp;#8217;istante che il pilota da corsa è il mestiere che fa per lui e giura che un giorno diventerà campione del mondo.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Nonostante l&amp;#8217;ovvia opposizione dei genitori che non condividono le manie di grandezza di quel figlio senza regole, James tiene duro e dopo un paio d&amp;#8217;anni  piuttosto anonimi  passati a gareggiare in Formula Ford, passa alla March, in Formula 3, dove disintegra un discreto numero di macchine a bordo pista e si merita il perfido soprannome di &amp;#8220;Hunt the Shunt&amp;#8221;, Hunt &amp;#8220;Lo Schianto&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Quel giovanotto inglese che gira scalzo nel paddock fumando come un turco è però tutt&amp;#8217;altro che scarso alla guida e qualcuno finalmente se ne accorge.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Lord Alexander Hesketh  III è un giovane barone inglese che nel 1972 ha 28 anni, è miliardario, ed è stanco della solita routine fatta di caccia alla volpe nelle sue sterminate tenute.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Non sa nulla di motori e di macchine, proprio nulla, ma ha la folle e romantica idea di buttarsi  nel mondo delle corse,  per &amp;#8220;&lt;em&gt;tenere alto il buon nome dell&amp;#8217;Inghilterra&amp;#8221;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Attinge a piene mani dall&amp;#8217;immenso patrimonio personale e fonda una propria casa automobilistica, la &amp;#8220;Hesketh Racing&amp;#8221;, che debutta in Formula 2 con risultati modesti.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Nonostante l&amp;#8217;illustre famiglia tenti in tutti i modi di farlo desistere dalla sua pazza crociata naif, Hesketh decide di fare il &amp;#8220;grande salto&amp;#8221; in Formula 1, anche perché come dichiara alla stampa, &lt;em&gt;&amp;#8220;Per fare brutta figura nella formule minori, tanto vale farne una pessima qui: la Formula 1 di oggi è una bottiglia di champagne sgasata ma adesso siamo arrivati noi con le bollicine&lt;/em&gt;&amp;#8220;.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Hesketh è di parola.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;La bevanda ufficiale di questo covo di simpatici matti è infatti lo champagne d&amp;#8217;annata, e in occasione di ogni GP  la squadra ha a disposizione un esperto barman per i cocktails e un maggiordomo in livrea addetto al prezioso servizio da thè in argento.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;La macchina della scuderia è una March 310  ritoccata da quel genietto di Harvey Postlethwhite (futuro ingegnere Ferrari e  McLaren) ed è completamente bianca, attraversata soltanto da due linee rosse e blu, che ricordano i colori della bandiera britannica.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Non ci sono sponsor sulla carrozzeria perché &lt;em&gt;&amp;#8220;non si possono appiccicare adesivi sull&amp;#8217;Union Jack&amp;#8221;&lt;/em&gt; come ama ripetere Lord Hesketh, che paga di tasca sua senza batter ciglio il costo esorbitante dell&amp;#8217;allegro carrozzone.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;All&amp;#8217;interno di questa pazza scuderia tutti hanno dei soprannomi curiosi, orgogliosamente ricamati sul retro della bianca tuta immacolata che indossano ai box.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Lord Hesketh è &amp;#8220;il Patrono&amp;#8221;, il progettista Postlethwhite è &amp;#8220;Dottor Latta&amp;#8221;, e il pilota, James Hunt , naturalmente &amp;#8220;Superstar&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Hunt, che conquista le simpatie degli appassionati girando scalzo per i box con l&amp;#8217;eterna sigaretta in bocca, rinuncia anche a un paio di milioni di sterline rifiutando di far comparire i marchi degli sponsor sulla sua tuta., in favore del un più prosaico slogan&amp;#8221;Il sesso è la colazione dei campioni&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Quando questa banda di irriducibili festaioli mai del tutto sobri si affaccia nel mondo iper-professionale della Formula 1, le altre scuderie ridacchiano sotto i baffi e pensano subito a uno scherzo.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Il primo anno di corse dà ragione ai detrattori perché i risultati sono davvero modesti, anche se il logo della Hesketh Racing (il mitico orsetto con il casco da pilota) inizia ad attrarre la curiosità e le simpatia di tutti.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Nella stagione suiccessiva però la macchina inizia a correre veloce, il piedone di Hunt diventa sempre più pesante e dopo una serie di discreti piazzamenti  nel 1975 la Hesketh Racing vince a Zandvoort, in Olanda, la sua prima gara di Formula Uno, diventando il mito di tutti gli adolescenti ribelli del mondo.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Nonostante l&amp;#8217;interesse dei media e l&amp;#8217;attenzione degli sponsor, Lord Hesketh rifiuta categoricamente ogni genere di finanziamento esterno e continua a bruciare i miliardi di famiglia innaffiando i box di champagne.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Alla fine del &amp;#8216;75 però i soldi per giocare alla Formula 1 finiscono, e il &amp;#8220;buon Lord&amp;#8221; come lo chiama Hunt, è costretto a  chiudere baracca e burattini, tra la tristezza di milioni di ragazzi in tutto il mondo.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Hunt è a piedi, letteralmente, ma qui succede il bello.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Alla fine del 1975, Emerson Fittipaldi, brasiliano campione in carica con la McLaren decide di suicidarsi agonisticamente lasciando il team inglese per la sconosciuta &amp;#8220;Copersucar&amp;#8221;, una neonata scuderia fondata dal fratello con i proventi della sua piccola fabbrica di zucchero.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Hunt diventa così  il nuovo pilota della McLaren, la scuderia campione del mondo in carica.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;La macchina è un bolide e il 1976 è l&amp;#8217;anno d&amp;#8217;oro del nostro, che per un pugno di gare lotta testa a testa con il fortissimo talento austriaco Niki Lauda.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Ad Agosto quest&amp;#8217;ultimo si sfracella sull&amp;#8217;anello del &amp;#8220;Nurburgring&amp;#8221; in Germania, 23 km di curve infernali nel cuore della Foresta Nera, in un terrificante incidente  che sbriciola e incendia la sua Ferrari.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Hunt, che di Lauda è amico ed ha vissuto con lui un paio d&amp;#8217;anni a Londra agli inizi della carriera, invia al malconcio pilota austriaco in ospedale un telegramma insolito e  duro, ben diverso dagli affettuosi &amp;#8220;riprenditi in fretta, ti aspettiamo&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Hunt lo scrive d&amp;#8217;istinto, senza pensarci due volte, e dichiara agli increduli giornalisti  che quello è l&amp;#8217;unico modo per stimolare l&amp;#8217;amico e rivale a riprendersi e a combattere con lui per il titolo finale.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;E cosi avviene infatti.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;E&amp;#8217; il 19 ottobre del 1976 e sulla vecchia e malandata pista del monte Fuji gli attoniti spettatori nipponici non hanno mai visto una pioggia così in vita loro.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Mai.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Alcuni box si allagano, le comunicazioni radio funzionano a sprazzi, c&amp;#8217;è un vento freddo da Giudizio Universale che spazza la pista.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Lauda ha fatto il doppio miracolo di sopravvivere e di tornare a correre in soli 40 giorni, anche se lo scherzetto del Nurburgring gli è costato un orecchio e tutti suoi riccioli biondi.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Dopo un paio di giri però la sua faccia da vampiro albino ricostruita dal bisturi ritorna mestamente ai box: &amp;#8220;&lt;em&gt;ragazzi, scusatemi ma non me la sento, correre oggi è da pazzi.&amp;#8221;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;James Hunt capisce che questa è l&amp;#8217;occasione della vita, e che un giorno così non capiterà mai più, dovesse vivere altre cento volte.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Col cuore in gola inizia a schiacciare l&amp;#8217;acceleratore sempre più a fondo, sempre più forte, volando via nella pioggia e nel vento.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;A pochi giri dal termine buca una gomma, perde tempo ai box perché vuole uscire dall&amp;#8217;abitacolo per picchiare i meccanici (a suo dire troppo lenti) e rischia il testacoda almeno due volte.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Però ce la fa.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Arriva terzo, ed è Campione del Mondo 1976 di Formula Uno, con un punto di vantaggio su Niki Lauda.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Il sogno di una vita è realizzato, anni e anni di sacrifici e di perplessità sono spazzati via dal fiume di champagne che lo inonda e nasconde le lacrime di gioia.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Tutti lo cercano adesso, tutti lo vogliono.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Gli sponsor lo coprono d&amp;#8217;oro, i tabloid vogliono la siua faccia in copertina ad ogni costo, le ragazzine di mezzo mondo appendono adoranti il suo bel faccione in camera da letto.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Sembra una favola e forse lo è, ma è tutto troppo bello per durare.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Infatti non dura.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;L&amp;#8217;anno successivo il pilota inglese mangia la polvere di Lauda per tutta la stagione, tra guasti tecnici, incidenti spettacolari in pista e critiche durissime da parte degli altri piloti che senza troppi giri di parole gli consigliano bruscamente il ritiro.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Hunt però tira dritto per la sua strada e continua a guidare sempre al limite, nonostante una macchina poco competitiva e una McLaren mai così divisa e problematica.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Poi ci si mette anche il destino.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Nel 1978 a Monza, il Gran premio del suo grandissimo amico Ronnie Peterson dura appena 300 metri, prima che la sua macchina venga coinvolta in un impressionante tamponamento di massa e prenda fuoco.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Peterson muore il giorno dopo per asfissia e Hunt con il dolore nel cuore termina una stagione sportivamente anonima, meditando il ritiro.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Il Gran Premio di Montecarlo del 25 maggio 1979 è la sua ultima gara in Formula Uno: &amp;#8220;Lascio ora, non ho rimpianti&amp;#8221;-dice nella conferenza stampa post-gara affollata da giornalisti e da ragazzine in lacrime-&amp;#8221;Ormai nella Formula 1 di oggi l&amp;#8217;uomo non conta più. Me ne vado, è stato bello&amp;#8230;Grazie&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Purtroppo però l&amp;#8217;ombra dell&amp;#8217;anonimato dopo gli anni di gloria e fama , si rivela troppo dura da sopportare.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Hunt viene ingaggiato dalla BBC come telecronista per la Formula 1, ma alla prima gara si presenta in diretta visibilmente ubriaco e viene allontanato perchè tra un rutto e l&amp;#8217;altro inizia a biascicare insulti in diretta  contro il nostro Riccardo Patrese, colpevole a suo dire dell&amp;#8217;incidente di Peterson.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Beve in questi anni Hunt, beve molto e male.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Poi c&amp;#8217;è la depressione, che arriva senza far rumore e lo trascina in un vortice fatto di&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;2 divorzi  in pochi anni, licenziamenti, risse in diretta tv e un rancore sterminato nei confronti dei suoi ex colleghi e del mondo delle corse.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;L&amp;#8217;ex campione del mondo decide allora di isolarsi nella sua elegante villa di Wimbledon, in compagnia di un amico schiavo della bottiglia e più depresso di lui.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Fuori in giardino è parcheggiata la sua Mercedes, appoggiata su quattro mattoni e senza ruote, per non pagare la tassa di circolazione.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;La vita scorre lenta e monotona, e quella villa è  davvero troppo grande per due persone sole.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Poi però succede qualcosa.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;A una festa il nostro James conosce Helen Dyson una giovane studentessa di belle arti che ha 23 anni di meno.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Se ne innamora perdutamente.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Decide di disintossicarsi da alcool e droga, la BBC pensa di riassumerlo, la vita sembra tornare ad essere gentile con lui.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Helen è affascinata dalla sua personalità, dal suo orgoglioso carisma, forse anche dal modo romanticamente anticonformista con cui lui le chiede la mano.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Per telefono, alle 4 di notte, mentre lei è in vacanza con un&amp;#8217;amica in Grecia e lui a Parigi.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;La risposta a quella domanda noi non la sapremo mai.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Quello che sappiamo è che James Hunt è felice come nei giorni migliori quando se ne va per sempre, un paio d&amp;#8217;ore dopo quella telefonata.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;E&amp;#8217; il 14 giugno del 1993, il suo cuore si ferma a 46 anni.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Un ospite a casa sua si sveglia verso le 4 di mattina e lo vede disteso a terra sul pavimento della cucina, con gli occhi chiusi e una bottiglia di latte in mano.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&amp;#8220;Infarto&amp;#8221;, scriveranno i medici nel referto, compilato in tutta fretta.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&amp;#8220;Sembrava stesse sorridendo&amp;#8221; confesserà tra le lacrime l&amp;#8217;amico che lo ha trovato.&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;facebook&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2008/01/14/james-hunt-un-ragazzo-britannico/&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Share on Facebook&quot;&gt;Share on Facebook&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;">
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="100%" ><tr><td align="left">Send post as <a href="http://en.pdf24.org" target="_blank">PDF</a> to <input class="pdf24Plugin-cp-input" type="text" name="sendEmailTo" value="Enter email address" onMouseDown="this.value = '';"> <input class="pdf24Plugin-cp-submit" type="submit" value="Send"></td><td align="right"><a href="http://en.pdf24.org" target="_blank" title="PDF | PDF Creator | PDF Converter"><img src="http://www.pdf24.org/images/sheep_16x16.gif" alt="PDF | PDF Creator | PDF Converter" border="0"></a></td></table></form></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcogiacosa.it/2008/01/14/james-hunt-un-ragazzo-britannico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La saggezza degli ultrà</title>
		<link>http://www.marcogiacosa.it/2007/11/21/la-saggezza-degli-ultra/</link>
		<comments>http://www.marcogiacosa.it/2007/11/21/la-saggezza-degli-ultra/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 15:13:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Galbiati</dc:creator>
				<category><![CDATA[m.galbiati]]></category>
		<category><![CDATA[ultrà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.marcogiacosa.it/?p=184</guid>
		<description><![CDATA[





Share on Facebook









Send post as PDF to  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="saggezza.jpg" href="http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2007/11/saggezza.jpg"></a><a title="saggezza.jpg" href="http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2007/11/saggezza.jpg"></a></p>
<div><a title="saggezza.jpg" href="http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2007/11/saggezza.jpg"></a></div>
<p><a title="saggezza.jpg" href="http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2007/11/saggezza.jpg"></a></p>
<p align="left"><a title="saggezza.jpg" href="http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2007/11/saggezza.jpg"><img src="http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2007/11/saggezza.jpg" alt="saggezza.jpg" width="409" height="332" /></a></p>
<p><a title="saggezza.jpg" href="http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2007/11/saggezza.jpg"><br />
</a></p>
<p class="facebook"><a href="http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2007/11/21/la-saggezza-degli-ultra/" target="_blank" title="Share on Facebook">Share on Facebook</a></p><div class="pdf24Plugin-cp-box"><form method="POST" action="http://doc2pdf.pdf24.org/doc2pdf/wordpress.php" target="pdf24PopWin" onsubmit="window.open('about:blank', 'pdf24PopWin', 'scrollbars=yes,width=400,height=200,top=0,left=0'); return true;"><input type="hidden" name="blogCharset" value="UTF-8">
<input type="hidden" name="blogPosts" value="1">
<input type="hidden" name="blogUrl" value="http://www.marcogiacosa.it">
<input type="hidden" name="blogName" value="mg">
<input type="hidden" name="blogValueEncoding" value="htmlSpecialChars">
<input type="hidden" name="postTitle_0" value="La saggezza degli ultrà">
<input type="hidden" name="postLink_0" value="http://www.marcogiacosa.it/2007/11/21/la-saggezza-degli-ultra/">
<input type="hidden" name="postAuthor_0" value="Michele Galbiati">
<input type="hidden" name="postDateTime_0" value="2007-11-21 17:11:16">
<input type="hidden" name="postContent_0" value="&lt;p&gt;&lt;a title=&quot;saggezza.jpg&quot; href=&quot;http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2007/11/saggezza.jpg&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;a title=&quot;saggezza.jpg&quot; href=&quot;http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2007/11/saggezza.jpg&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div&gt;&lt;a title=&quot;saggezza.jpg&quot; href=&quot;http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2007/11/saggezza.jpg&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;a title=&quot;saggezza.jpg&quot; href=&quot;http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2007/11/saggezza.jpg&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;left&quot;&gt;&lt;a title=&quot;saggezza.jpg&quot; href=&quot;http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2007/11/saggezza.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2007/11/saggezza.jpg&quot; alt=&quot;saggezza.jpg&quot; width=&quot;409&quot; height=&quot;332&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a title=&quot;saggezza.jpg&quot; href=&quot;http://www.marcogiacosa.it/wp-content/uploads/2007/11/saggezza.jpg&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;facebook&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.facebook.com/share.php?u=http://www.marcogiacosa.it/2007/11/21/la-saggezza-degli-ultra/&quot; target=&quot;_blank&quot; title=&quot;Share on Facebook&quot;&gt;Share on Facebook&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;">
<table cellspacing="0" cellpadding="0" border="0" width="100%" ><tr><td align="left">Send post as <a href="http://en.pdf24.org" target="_blank">PDF</a> to <input class="pdf24Plugin-cp-input" type="text" name="sendEmailTo" value="Enter email address" onMouseDown="this.value = '';"> <input class="pdf24Plugin-cp-submit" type="submit" value="Send"></td><td align="right"><a href="http://en.pdf24.org" target="_blank" title="PDF | PDF Creator | PDF Converter"><img src="http://www.pdf24.org/images/sheep_16x16.gif" alt="PDF | PDF Creator | PDF Converter" border="0"></a></td></table></form></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.marcogiacosa.it/2007/11/21/la-saggezza-degli-ultra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
