novembre 28, 2009
di Pippo Cervella
“Stai più avanti, resto io a coprire”. Quando sentii quelle parole, il mio cervello non esitò un attimo a trasmettere alle gambe già stanche l’impulso, senza filtrare con i “perché” ed i “per come” il perentorio invito, come di solito si fa nella vita di tutti i giorni per permettere di produrre effetti più equilibrati possibili agli stimoli proposti. Non c’è freddo e non ci sono storie, quando sei in divisa si è tutti uguali e l’anzianità di servizio è un valore assoluto a cui si concede cieca obbedienza.
L’avversario è lì, ne senti il respiro e ne percepisci gli umori, ma lo stesso vale anche per lui, per cui è una continua ricerca nel dissimulare un’apparenza più forte, più autorevole. La bruma autunnale pre invernale e l’astigmatismo cronico confondono i contorni, senza tuttavia distogliere gli occhi dall’obiettivo che è lì, a portata di mano ma difeso da uomini come te sostanzialmente. Chissà quante piccole storie dietro le loro divise, il cameratismo e la complicità da caserma tradotti in disciplina sul campo di battaglia, e chissà quante miserie dietro quei colori sempre più nitidi man mano che ci si avvicina; chissà quanti bimbi piangenti a casa senza il loro papà, quante mogli e compagne fedeli o fedifraghe o tradite, quanti piccoli scazzi quotidiani senza valore che solo in quel frangente mostrano il loro reale prezzo per essere schiacciati ed annullati dalla solennità dello scontro.
La palla filtra sulla fascia inseguita dal barista arrivato di corsa tra il primo ed il secondo tempo, dopo aver chiuso il locale in fretta e furia e aver probabilmente cacciato in malo modo gli estenuanti ultimi avventori che reclamavano l’ennesimo gingerino o bianchetto della loro serata. Nel suo caracollare impietoso la sfera di cuoio sembra portarsi dietro tutto il peso della partita fin lì disputata, dei calcioni imprecisi, delle svirgolate e delle bestemmie che ne hanno accompagnate i ghirigori. Sembra non farcela più, lei concepita così perfettamente sferica, identica a se stessa da tutti i punti di vista, inequivocabile ma rozzamente interpretata dai 22 soldati presenti sul terreno di gioco, quasi sfiduciata nell’insistere su una zolla per mettere perfidamente in difficoltà un difensore che tenta di rinviarla, come se sapesse che nei piedi che stanno per percuoterla non c’è nobiltà ma solo sfogo represso, dopo una settimana di obbedienza ad una gerarchia maggiore, magari durante il turno di notte.
Seguo l’azione del barista di cui sopra con sguardo interessato ma non troppo, con una sufficiente fiducia, dettata più dal buonismo e dallo sprono appena ricevuto che da una reale convinzione; mi accorgo che c’è un radar dentro di me che mi dice dove andare, a cui non fare domande e da cui non pretendere risposte. Le gambe precedentemente stimolate rallentano il loro moto senza fermarlo, probabilmente perché il cervello recupera parte dell’impulso per trasferirlo alle corde vocali, indi alla lingua, indi alla bocca.
Un “Ci sono” viene modulato distinto, tra la volgarità dell’argilla masticata dai tacchetti e gli sbuffi che disegnano “nimbus congestus” di condensa, e un traversone parte a pelo d’erba mentre le gambe s’arrestano e amplificano i decimi di secondo in eoni: la sensazione è quella già provata in quegli istanti in cui sai di essere al posto giusto nel momento giusto, in cui non puoi fare altro che la cosa esatta, il mallo ed il guscio dell’esistenza sono svaniti senza lasciar altra traccia che un gheriglio perfettamente cerebriforme, assolutamente solo da suggiare, lo sguardo è quello fiero delle dimissioni presentate al capo, della tragedia letta e declamata perfettamente in metrica all’esame di maturità, del borseggiatore preso per il colletto con la refurtiva in mano cento metri dopo aver commesso il misfatto; le ultime scorie d’incertezza vengono spazzate via da una spaccata infruttuosa di un difensore, decisiva nell’impercettibile deviazione che modifica la traiettoria della palla, e dall’angolatura che prende il piede andando ad incocciare di prima intenzione la sfera di cuoio al limite dell’area, orgasmico impatto!
Così è la vita, piccolo uomo smemorato che impazzisci pensando a tutto questo, t’hanno mai detto che gira la fortuna! la voce di Mara Redeghieri, supportata dalla muscolosa chitarra degli Ustmamò, accompagna la corsa esultante verso i compagni.
Così è la vita, la palla è entrata in rete ma non l’ho vista, ci sono un prima ed un dopo netti e una fotografia del durante, ma la rete gonfiata quella no, non era necessario salvare questo file nell’archivio immagini, evidentemente.
Così è la vita, una vittoria impossibile in una partita di infima qualità in un campionato anonimo, utile a dar carburante alle discussioni durante la susseguente sosta al bar del paese e ad andare a dormire con il sorriso sulle labbra, felici per aver realizzato ancora una volta che Così è la vita.
Pippo Cervella
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ottobre 13, 2009
di Pippo Cervella
Cari teleutenti, cari tele utilizzatori finali dell’internautica bellezza insita nel sito macrogiacosa.it, cari albesi bloccati in casa tutta la domenica dalle bancarelle dei cinesi in corso Piave che promuovono a modo loro la fiera del tartufo, oppure ruminanti frittelle nei crocicchi e negli angiporti dell’Alba Pompeia medievalizzata, intellettualmente persi dietro le parole del nobel Saramago o freneticamente alla ricerca di un parcheggio non a pagamento che se c’è è occupato da un furgone che vende d’”ogni sort”, cari langaroli invasi da porcini come non si vedeva da anni, insomma, cari tutti e care tutte, CI SIAMO.
Domani è il 14 ottobre e, mentre più modestamente dall’altra parte dell’oceano gli americani festeggiano o maledicono il 517° anniversario della scoperta o conquista dell’America, qua ad Alba abbiamo altro a cui pensare. Qualcuno se n’era dimenticato, ma ci ha pensato il vicepresidente della provincia a ricordarcelo dalle colonne di Gazzetta e Corriere questa settimana: l’ex sindaco, giudicando fallimentare il governo cittadino perché nei primi 3 mesi non è stato in grado di approvare il nuovo piano regolatore, cosa che il governo precedente non aveva fatto in 120 mesi, ha rimandato tra le righe tutto alle calende greche, che poi tanto calende non sono, visto che siamo lì: il redde rationem è pronto, il giudizio del TAR sul ricorso dei castellengos incombe come mannaia sul PKK albese, reo di aver vinto le elezioni comunali ultime scorse.
Nessun pronostico, nessun augurio: il Lodo Marello sarà approvato o bocciato, il consiglio comunale sarà legittimato a proseguire nella sua opera o diffidato dal farlo. Attendiamo, anche se il tanto agognato declino del berlusconesimo a livello globale passa anche per queste piccole cose.
La differenza a livello locale è che i comunisti si danno da fare, e tutto ciò è incoraggiante, mentre a livello nazionale attendono seraficamente il cursus temporum, fiduciosi nel loro massimo sforzo a cui personalmente credo: 5 mesi di congressi, riunioni, scaramucce e schermaglie valgono bene l’assoluta inanità politica parlamentare che l’opposizione di centrosinistra ha mostrato al mondo intero: la soddisfazione che si legge in faccia a Veltroni per l’imminente bagno democratico delle primarie è la stessa che aveva Giannini, “Il principe der Tufello”, l’anno scorso quando traghettò il Gallipoli in serie B. La delusione e l’abbrutimento che storpia i lineamenti di Berlusconi adesso sono gli stessi di mister Leonardo allenatore del Milan. Provate però a giocare Milan-Gallipoli.
Pippo Cervella
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settembre 24, 2009
di Pippo Cervella
Dopo un’estate sonnolenta, torbida, succulenta e perversa al punto giusto, in cui l’albese medio s’è concentrato principalmente nel cercare refrigerio sulla Torino Savona e sui lungomari di laiguegliadianoalassioborghetto, riuscendoci tra l’altro a suo dire, perché l’albese medio è furbo e per andare al mare parte il venerdì sera/notte quando per strada non c’è nessuno e torna il lunedì mattina presto, quando per strada non c’è nessuno; nella certezza assoluta del dogma che il mare fa bene, soprattutto ai bambini neonati, anche se in realtà la coda te la becchi lo stesso dal momento che i furbi come te sono tanti e il caldo oltre che di giorno c’è anche di notte ed il vento a spasso sul lungomare nella calca che sfugge dall’afa del bagnasciuga te lo sogni; nell’inossidabile consapevolezza di aver ottemperato all’obbligo di relax, che circolava come coca nelle nari tra i dehors degli aperi-attivi giunonici e luglionici, mentre in realtà ci si è stancati come bestie a sopportare le fregole di mogli/fidanzate/amanti in giro, dopo un anno di voli per lavoro e attese ai ceck-in di mezzo mondo, oppure a far da mangiare a mariti obeseggianti o a pulire seconde case tre volte al giorno per ospitare l’immancabile direttore in ferie poco diostante (non è un refuso ma un principio di bestemmia) che viene a prendere il caffè alle 10 di sera, ebbene, respiriamo e tiriamo il fiato, ebbene dicevo, dopo tutto ciò, finalmente, riecco l’albese ad Alba nel suo luogo naturale.
Come un koala in una foresta di eucalipti o un berluscones in una concessionaria Jaguar, l’albese torna a pascersi della propria routine, grazie anche alla generosa mano che i politici locali danno: ma non già il consiglio comunale appena eletto, in perenne bilico sulla “razor edge” del ricorso patrocinato dal vicepresidente della provincia Granda, bensì i due personaggi che, avendo molto se non tutto da perdere, si sono attivati immediatamente per tornare in auge, in vista delle imminenti elezioni regionali di primavera: stiamo parlando di Mariano Rabino e di Alberto Cirio, i due albesi in regione che rimetteranno in mano agli elettori il proprio mandato nella speranza di riceverlo nuovamente.
Il Rabino è partito in quarta, neanche fosse un Cervella candidato sindaco, e con 6×3 (costosissimI, si dice nei cessi del bar degli scratch) sparsi random per la città ci ricorda che lui nel cuore ha le Langhe ed il Roero; nel frattempo non lascia nulla al caso e da questa estate è in perenne tour per la Provincia, montagna e borgate comprese, alla ricerca del consenso che ad Alba potrebbe aver in parte perso per semplice scoramento dell’elettorato e/o per sospetti ritardi nell’appoggio alla campagna piddina per Marello sindaco. Il Cirio per ora e apparentemente se ne sta quieto, spara un paginone sul corriere con foto casiniana di lui e bimbo sorridenti senza diavoli comunisti nei paraggi, ma è pronto ad utilizzare il volano della Fiera, del cui ente è presidente o giù di lì, anche se qualche commerciante mugugna un po’, soprattutto dopo aver saputo che uno stand in fiera ad Alba costa al mq di più rispetto a Vinitaly o al Parc des Exposition di Paris Villepinte (oooooh!).
Immagino il Cirio beffardamente sorridente nell’osservare lo sbatti di Rabino fuori dalle mura pompeiane, lui che alle provinciali ultime scorse s’è presentato di nascosto a Dogliani, riuscendo ad essere eletto e dimostrando a tutti che quando in campo c’è lui i voti in qualche modo arrivano.
In generale, comunque e sicuramente, ne vedremo delle belle a cominciare da sabato prossimo quando, per la prima volta ed ufficialmente, Alba e Bra si scontreranno in campo aperto: eh sì perché ad Alba hanno avuto la bella idea (ovviamente l’amministrazione precedente) di anticipare la Notte Bianca di una settimana rispetto alle ultime 2 edizioni, facendola coincidere casualmente con la stessa data della Notte Bianca (più longeva) di Bra. Nessuna discussione sul fatto che se guerra sarà la colpa sarà di Alba, forse gelosa di una supposta (aaaaah) supremazia enogastronomica messa in discussione dal successone di Cheese, ufficiosamente pare perché la concomitanza favorisce un minore afflusso di turisti (sic! Nei cessi del mio bar ho sentito questo!) più facilmente gestibile per Alba e (forse) anche per Bra.
Resta il fatto che il sabato prossimo venturo la ss 231 sarà probabilmente imballata come poche, le squadre mobili di entrambe le cittadine si scanneranno per strapparsi di mano gli ubriachi al volante in pellegrinaggio dall’una all’altra parte e l’ormai mediocre normalità di una notte bianca, la cui forza propulsiva dell’originaria novità s’è esaurita in mezza edizione, terrà occupati un po’ tutti. Essere minchio/alternativi in tutto ciò sarà difficile, ma personalmente ringrazio per il momento il comitato Uisp che ha calendarizzato per sabato sera un improcrastinabile partita di Coppa di Lega!
Ave atque Vale.
Pippo Cervella
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luglio 23, 2009
di Pippo Cervella
Caro direttore,
i siti ed i giornali on line di tutta Italia e di buona parte dell’orbe terraqueo sono ammantati da foto, interviste ed audio che stigmatizzano in maniera piuttosto inequivocabile il comportamento tenuto dall’attuale Primo ministro italiano Silvio Berlusconi: il quadro controverso del personaggio va quindi a completarsi ogni giorno di più, laddove si conosceva un uomo spregiudicato, sicuro di sé, decisionista a parole per sovralimentare il proprio ego autoritaristico ma ahimè spesso tapino nei fatti, a causa di oscure forze cangianti a seconda delle alleanze partitiche o di affari, si aggiunge la figura dell’omino debole che per mantenere ad alti livelli il proprio egoarcato non esita a circondarsi di belle gnocche, sia al governo che in privato, fino a farsi raggirare pietosamente da una prostituta professionista che lo ricatta umiliandolo pubblicamente. Il fatto che poi queste palate di stangone siano procacciate da giovani raider rampanti, gente che “capisce l’andazzo”, oltre a suscitare la morbosa invidia dei fedelissimi di “Lucignolo”, contribuisce a rafforzare almeno l’ordito del comitato d’affari che gira attorno al primo ministro, in un tappeto fatto di politica, “bisnis”, prestazioni sessuali, interventi pubblici e pompini privati, un melange il cui naturale collante viene da pensare possa essere rappresentato da chili e chili di coca per un frenetico sballo senza fine né confini.
Tutto questo gran mescolarsi di situazioni, oltre a scatenare le curve dei pro e dei contro, oltre a dimostrare la tristezza di fondo che si tira dietro il nostro Dorian Grey, oltre a sdoganare una volta per tutte la volgarità che affascina l’italiano medio, fatta di Suv comprati a rate e parcheggiati alla Corona’ Style, lampade abbronzanti ed infradito ai piedi a metà marzo, segna secondo me un punto di non ritorno in quella che può essere definita l’evoluzione della sensibilità dell’essere umano.
I nostalgici ripetono che una volta esistevano “leggi non scritte”, ma neanche i talebani cattolici vanno più in là per paura di essere tacciati di essere comunisti rivoluzionari, mentre l’unica vera rivoluzione post 68ina l’ha fatta e la sta facendo Berlusconi, con il suo berlusconismo.
Intendiamoci, il berlusconismo non è nulla di nuovo, non è nemmeno una filosofia, anzi è una misosofia assimilabile ad un pensiero debole che più o meno inconsapevolmente è stata inventata a metà degli anni 80 dall’astista Sergey Bubka che, in possesso di doti indefinibilmente diverse rispetto ai suoi avversari, si dilettava a ritoccare di tanto in tanto il record mondiale alzando l’asticella di un centimetro per volta; ogni sua prestazione veniva sottolineata dai peana di giornalisti corifei, salvo poi accorgersi, dopo un paio di anni, che lo stesso record aveva avuto un robusto ritocco complessivo di qualche decimetro.
Dinnanzi a tutto ciò cosa può fare la maggioranza degli italiani che, tutto sommato, non condivide il principio della misosofia berlusconista? Di fronte c’è la possibilità di aspettare l’usura del personaggio, cosa che l’ignavo medio non berlusconista sta già facendo, con il concreto rischio di macerarsi nell’attesa di ciò che è imponderabile, ineluttabile ma imprevedibile. Nella ristretta cerchia di chi pensa all’azione di contrasto ritengo, caro direttore, che solo un pensiero forte controrivoluzionario abbia una qualche possibilità di riuscita. Definito ciò, ci rimane da stabilire quale possa essere questa vera filosofia moderna, e qui sta il difficile, perché il berlusconismo è subdolo e si riproduce malignamente a spese di cellule sia comuniste, che democristiche, che socialiste.
Innanzitutto deve essere una filosofia, un codice comportamentale non scritto che anela alla perfezione e al rispetto, praticabile e depurato da chi oniricamente vuole semplicisticamente tornare al preberlusconismo e al post sessantottismo. In secondo luogo dev’essere definita e definibile, questa nuova base controrivoluzionaria che cambierà in meglio la percezione del nostro mondo, in attesa di cambiarlo per davvero: la definizione può essere una e una sola, cioè UNDERGRUNGE.
Perché UNDERGRUNGE? Perché dentro deve coniugare la libertà espressiva e la fantasia sfrenata dell’underground con la potenza travolgente del grunge, il tutto arricchito da una mutevolezza insita ed inarrestabile, altrimenti si rischia la fine degli antagonisti di Seattle dei primi anni 90 che col tempo sono stati globalizzati tra i no global per finire sbertucciati e normalizzati come black block.
Ora mi rendo conto, caro direttore, di essere nebuloso e criptico, ma siamo all’inizio della controrivoluzione quindi c’è ancora molta strada da fare. Abbiamo già la certezza del nome di questa filosofia, cioè UNDERGRUNGE (e scusi s’è, poco!), ci manca un leader, ma la forza propulsiva controrivoluzionaria dovrà essere tale che non ci si dovrà servire di un capopopolo definito e limitato fisicamente da pelle ossa cerone e sorriso, ma ci si dovrà immedesimare e all’occorrenza rifugiare sotto un “multiple name”, un condividuo sulla scia del celebre Luther Blisset, la cui ricerca delle gesta in rete potrà aiutare meglio a comprendere cosa sto dicendo. Infine ci vuole un gesto, un’azione che dia un segno iniziale e che faccia capire che il progetto di cambiamento è già in atto, e questo potrebbe essere la recisione dei Mocciosi lucchetti di Ponte Milvio a Roma oppure anche solo di quelli sul ponte della stazione di Alba. Il resto verrà col tempo, con la riflessione, con l’attenzione verso se stessi, l’unica possibilità di essere prorompenti senza lasciare macerie ed evitare così una sanguinosa guerra civile.
Mi fermo qua, caro direttore, sicuro di aver toccato Le corde della sua sensibilità: prenda questo mio contributo come un grido disperato, una boutade ferragostana o un principio di riflessione, ma si faccia anche lei portatore e promulgatore di azioni di contrasto intellettuale. Io per conto mio ci proverò, e cercherò di trarre la massima ispirazione dai Pearl Jam a Manchester il prossimo 17 agosto. A risentirci a dopo quella data e grazie dell’ospitalità.
Pippo Cervella
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luglio 14, 2009
di Pippo Cervella
Festa grande venerdì scorso al Pala Comunale di Alba: la folla delle grandi occasioni s’è radunata per assistere al primo Consiglio, atto d’esordio del Governo cittadino Marello I e vero happening radical chic della movida albese, a cui né il peggior migliorista né il più moderato dei trombati poteva mancare. Ma il pissi pissi della vigilia dev’essere stato vorticoso, se è vero che a ben 15 minuti dall’orario d’inizio ufficiale i posti a sedere previsti per il pubblico erano già sublimati, e la maggior parte dei componenti della claque dei Marellos aveva dovuto accontentarsi di posizioni di fortuna, tra un ascella maleodorante e una capigliatura ingombrante. Mentre nutriti gruppi di mussottesi si radunavano presso i pertugi aperti sullo scalone, allo scopo di immortalare sulla propria retina l’investitura del loro concittadino, alle 18.05 la consorte del sindaco entrava in punta di piedi, sottovoce e visibilmente emozionata nella sala consigliare, giusto tre minuti prima che l’arbitro Cavalli fischiasse l’inizio.
Grande rispetto del protocollo e fair play dilagante nelle prime battute della seduta, con finestroni spalancati su Piazza del Duomo in ossequio al motto “Aria nuova per Alba”: al 15° del primo tempo, presa la parola, il neosindaco giurava fedeltà alla costituzione, declamava lo squadrone degli assessori e recitava un tutto sommato bel discorso, ovviamente un po’ retorico ma con ripetuti accenni alla realtà, tipo-fa-conto il fatto che il programma di governo non è stato ancora palesato poiché si sta lavorando per conoscere a fondo le varie realtà eccetera eccetera ecceterone. Verso il 35° il mister Marello ordinava i cambi previsti, con l’ingresso in campo di Magliano, Ricca, Maggi, Panero e Di Liddo al posto di Cervella, Foglino, De Giacomi, Scavino e un altro assessore che ora mi sfugge. Subito i nuovi entrati si facevano notare, con Maggi nominato capogruppo dei DS e Ricca in polo gialla invero un po’ impacciato nel prendere posto, mentre il neo com Tripaldi, in polo o camicia molto scura a maniche lunghe (qualcuno malignava fosse addirittura nera, ma il riverbero della luce non contribuiva a risolvere il mistero), assisteva sorridente, rispettoso ed educatamente privo dei suoi proverbiali sandali, forse anche per celare tatuaggi politicamente imbarazzanti in un contesto del genere.
Al 48°, cioè in pieno recupero, l’opposizione si faceva finalmente sentire per bocca di un laconico messaggio di Zunino, che sulle prime sembrava un prodromo ostruzionistico alla nuova giunta mentre, presa poi la parola Spolaore e indi Castellengo, si capiva che era solo un “Io c’ero” per lasciare la parola ai più esperti. I quali esperti rammentavano l’esistenza della spada di Damocle pendente dell’ormai celebre ricorso, pur sostenendo democristianamente la legittimità del sindaco e mastellianamente l’illegittimità del Consiglio.
Terminato il primo tempo, con la riunione a porte chiuse dei capigruppo, l’intervallo offriva alcuni gustosi siparietti: l’ex Sandri osservava il salone silenzioso e malinconico mentre la vaporosissima Del Santo, accompagnata dal mitico Bolla sempre più giovane, confabulava con la controfigura di Prunotto, o con lo stesso, boh non si capiva. Grandi strette di mano e pacche vigorose sulle spalle si sprecavano, mentre la temperatura nelle retrovie saliva a 45 gradi centigradi, il che aveva comunque il pregio di operare una minima selezione naturale e allentare la calca tra il pubblico; in tutto ciò il veramente giovane Gatto si aggirava incravattato di giallo, senza sorcio in bocca e perfetto nella sua eleganza istituzionale ma ovviamente ancora un po’ a disagio con i rituali burocratesi delle sedute consigliari.
Chi invece dimostrava di essere nel suo ambiente naturale era il Dottor Maggi che, a inizio ripresa, deliziava la folla con un pistolotto di almeno 8 minuti, ma solo perchè dopo anche il cronometro si rifiutava di collaborare di fronte alle contorsioni poltichesi del suo discorso: chiedo perdono ma non ricordo bene cos’abbia detto, però era sintomatico l’occhio ittico di Zunino che, esattamente di fronte al capogruppo dei DS, faticava non poco a tener desta l’attenzione; subito dopo il Professor Ricca rincarava la dose, ma in un paio di giri di lancette esauriva il suo contributo, rinunciando anche ai suoi proverbiali ed amati latinismi.
Così tra lazzi vari proseguiva il consiglio, con la nomina bipartisan di Cavalli (PDL) a presidente del Consiglio e della Giovannini (PD) a vice. Echi di sicumera migliorista s’aggiravano ancora tra i Marellos ogniqualvolta la parola “ricorso” veniva evocata dal Castellengos di turno, ma nel complesso la seduta scivolava via tranquilla come un’amichevole pre campionato, per uno 0-0 finale sostanzialmente giusto, che ha messo in mostra da una parte una maggioranza solida e in grado di reggere bene fino alla fine del campionato e dall’altra un’opposizione arroccata in difesa ma sostanzialmente corretta, in attesa degli eventuali sviluppi che potrà avere il mercato autunnale.
Pippo Cervella
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luglio 7, 2009
di Pippo Cervella
Dopo la fine della campagna elettorale speravo che il corso naturale della vita quotidiana contribuisse autonomamente alla disintossicazione dai veleni politici accumulati durante la medesima, ma evidentemente ci vuole una buona esperienza e un fisico adatto per mitridatizzarsi a questo genere di stimoli. Per esempio i faccioni pre ballottaggio, che qua e là ancora campeggiano negli angoli più reconditi del comune albese, provocano ancora disfunzioni fisiologiche tipo pugni battuti sul parabrezza dell’auto, con conseguente nervosismo latente che si estrinseca ogni qual volta poi si debba imboccare una rotonda ed immettersi in qualche coda.
Preso atto della brillante azione di riposizionamento della lapide partigiana commemorativa in quel di Mussotto, o mussotto-quartiere NCC (Nuovo Centro Commerciale), leggo su Gazzetta d’Alba che il mister Marello ha messo in campo la squadra, purtroppo senza seguire l’11 indicato dal Santone, il Philippe Troussier de noartri, cioè Marco Giacosa, ma bensì affidandosi più prosaicamente alle indicazioni uscite dall’urna, mettendo insieme comunque una compagine secondo me di livello che però necessita ancora di tre pedine fondamentali: un Fabien O’ Neill, statico ma piedi buoni, da piazzare alla presidenza del Consiglio Comunale, un mestierante della propria area di rigore alla Sergio Brio da piazzare all’Agricoltura e una guizzante ala destra vecchia maniera tipo Angelo Alessio da mettere allo Sport. E’ questa la merce di scambio da trattare: c’è un bel clima bipartisan di quelli per cui va matto Napolitano, per cui Cirio viene riconfermato all’Ente Fiera (e ci mancherebbe altro aggiungo io, visto che il mandato scade fra meno di un anno, anche se Roberto Fiori sulla Stampa mette la notizia come se fosse una clamorosa apertura al cdx), autorevoli personaggi locali come Gaia e Ceretto si espongono tra un cin e l’altro per dire che hanno votato Castellengo ma che ora Marello ha vinto ed è giusto che governi, lo stesso Mario Sandri consigliere italo forzuto non confermato dichiara lo stesso sul settimanale paolino (magari mira all’agricoltura?), insomma tante belle pacche sulle spalle in vista del primo consiglio comunale di venerdì prossimo alle 18, al quale sarà imperativo non mancare! Però…però…però m’insegna il Busato che siamo albesi, che davanti abbiamo una faccia e dietro un’altra, che salutiamo “cerea” e mile complimenti ma se parcheggi la bici sul marciapiede il giorno dopo hai una lettera del vicino scritta da un avvocato nella buca delle lettere.
Questa bella atmosfera sospesa e drogata di “volemmossebbene” ha una mannaia pronta a calare inesorabile e a mandare tutto in frantumi: il ricorso! Sì il ricorso al Tar, questo UFO che si aggira nel Palazzo Comunale e che minaccia di rompere l’idillio da un momento all’altro: com’è noto i castellengos non hanno digerito la sconfitta e allora, facendosi forza dei pareri estorti all’ufficio elettorale e al ministero dell’interno la settimana prima del ballottaggio, hanno depositato al TAR una richiesta di annullamento della decisione ultima presa dall’ufficio elettorale albese, cioè chiedono di ratificare il 10-11 e non il 14-7 attualmente validato. Il ricorso! Questa entità senza forma, inodore ed insapore come il metano ma potenzialmente esplosiva a contatto con l’aria, questa freccia indios imbevuta di curaro pronta ad essere scoccata! Quale feroce e cattivo orco può aver mai firmato una tale ignominia ed attentato alla democrazia? Chi l’avrebbe mai detto, il primo firmatario dello stesso è lui, l’avvocato sorridente, lo stringi carpi confidente prediletto, l’offriparty per tutti a casa sua, l’ex sindaco avvocato ora vice presidente provinciale ma potenzialmente consigliere comunale Giuseppe Rossetto che, se lo stesso fosse accolto, cosa farà? Rinuncerà alla vice presidenza provinciale per tornare a fare il consigliere in comune e magari ripresentarsi sindaco al prossimo giro? Mah boh…mi si dirà che è un atto dovuto, che bla bla bla mapperfavore!
Poi c’è lui, il Mastellone Cerrato, assieme al farmacista Malcotti e alla Bottallo, insomma i 4 che aggiunti al 7 farebbero 11. Più interessante è leggere a chi è indirizzato il ricorso: non solo ai 4 presunti usurpatori, che a memoria non ricordo, non solo alla sola maggioranza delle liste Marelliche, ma a tutti i non Castellengos, compreso il Cervella! Capito l’antifona? Non sei dei nostri? Peggio per te, noi non facciamo differenza, buttiamo una bomba nel mucchio, qualcosa succederà! Senza curarsi del fatto che la maggior parte di coloro ai quali è indirizzato il ricorso rimarrebbero consiglieri anche nel caso lo stesso venisse accolto dal TAR. Ma poi Cervella, Cervella! Cosa c’entra Cervella? È un messaggio trasversale? S’è macchiato del peccato originale di non aver appoggiato Castellengo al momento buono? E se il ricorso viene accolto il Cervella dovrà pagare per essere stato eletto? E lui cosa farà? Taccagno com’è tasserà i 1300 che hanno appoggiato le sue liste o solo i 400 di Impegno per Alba?
Mah, sarò vecchio, sicuramente non sono giuris e probabilmente nemmeno prudente, ma nella mia Weltanschauung lo stile e l’eleganza hanno altre facce.
Pippo Cervella
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elezioni2009
giugno 25, 2009
di Pippo Cervella
Da dove parte il successo di Marello? Qual è il magma primordiale da dove hanno iniziato a segregarsi i primi cristalli idiomorfi che sono andati successivamente a comporre la granitica sconfitta dei Castellengos? Ma soprattutto ha Vinto Marello o ha perso Castellengo? Comincerei dall’ultima domanda, che è anche la più facile: Ha vinto Marello, nel testa a testa ha stracciato l’avversario e spazzato via il fragile teatrino di cartone che lo teneva su; è arrivato al ballottaggio grazie a un grande lavoro di squadra ma nel finale ha staccato tutti con una poderosa pedalata e secondo me la gente l’ha votato anche perché è riuscito a smarcarsi leggermente dall’ala oltranzista della sinistra migliorista, emergendo nettamente sulla ganga livorosa e desiderosa di vittoria solo per consumare vendetta. E Castellengo? Ha perso sicuramente, ma io me lo immagino nella sua solitudine, seduto davanti al proprio scrittoio, che si sincera di essere solo, spegne il cellulare, apre il cassetto e s’accende un Cohiba mettendo i piedi sulla scrivania, aspirando rilassato ampie boccate: s’è trovato a dover fare quello che non voleva fare e c’è qualcuno che ha perso molto più di lui. Cirio per esempio, il vignettista, trombato come candidato alla presidenza della provincia, indi trombato come candidato sindaco, che soffiava come un mantice pro Marello confidando nell’ingovernabilità per avere nuove elezioni e invece salvo ricorsi accolti non le avrà. Tra l’altro il Cirio zitto zitto, quatto quatto, manzo manzo s’è fatto eleggere consigliere provinciale in un collegio doglianese, segno che lui stesso remava contro se stesso ad Alba.
Ha perso Zanoletti, i cui unici interventi pubblici in campagna elettorale sono stati quelli contro Cervella, ha perso Zanoletti che, con l’obelisco Paganelli (l’unico sottosegretario ai lavori pubblici di origine albese che in quanto tale non è stato in grado di far approvare nemmeno un centimetro dell’Asti-Cuneo) pare avesse posto il veto su Cirio sindaco. Il muro destrorso che ha dominato Alba negli ultimi 10/20 anni è stato colpito ferocemente e forse demolito. Un po’ meno sconfitto ma sempre tale il Rossetto, l’”utile idiota” in mano al mangiafuoco, stritolato dal clientelarismo ostentato ed eccessivamente “blagato” che ha portato Alba a non votare a destra ma che, appena messo il naso fuori dal circondario albese, ha ottenuto un buon successo personale a livello provinciale. Ovviamente se sconfitti sono i manovratori stessa sorte è toccata alle marionette, molte delle quali si dice s’aggirino a testa bassa nel cuore della movida albese. E Cerrato? Il Mastella delle Langhe? Esce, salvo ricorsi accolti, dal consiglio comunale dopo una lunga militanza: da pezzo pregiato del mercato in caso di consiglio comunale marelliano in salsa castellenghiana a semplice cittadino il passo dev’essere stato brevissimo e molto doloroso, ma non me lo immagino troppo abbattuto, qualcosa lo farà.
Ora però voglio rispondermi alla mia prima domanda, come un ospite marzulliano qualsiasi.
Esattamente un anno fa uscì allo scoperto, annunciando pomposo la propria candidatura a sindaco e supportandola da un’immediata copertura mediatica di un certo rilievo, il tale Cervella. Successivamente lo stesso rifiutò fermamente di partecipare alla pantomima delle primarie, attirandosi l’ira dei piddini veraci: cosa sarebbe successo in una corsa a tre tra Marello, Castellengo e uno zero e fischia percento qualsiasi?
Non ne esiste la controprova ma 400 candidati, 6 aspiranti sindaci, discussioni, aperitivi, striscioni e ogni ben di dio proposto hanno creato il disorientamento necessario a disperdere quel 12% decisivo di voti sindaco al primo turno. Il 6,69% conquistato dal Cervella, risultato magro in rapporto allo sforzo profuso ma decisivo allo stato delle cose, ha poi fatto buona parte del resto, contribuendo in maniera decisiva al ballottaggio.
Fosse stata una strategia studiata a tavolino sarebbe stato sicuramente il parto di un diabolico e perverso politicante di lungo corso: visto che Alba non è mai stata di centrosinistra, facciamo credere al centrodestra che c’è una terza via, portiamo via loro i voti necessari per andare al ballottaggio e una volta lì speriamo che si rosolino da soli con le solite tiritere ciricio-berlusconiche e con la loro sicumera da Alba-è-e-sarà-di-destra-sempre. Così è stato.
La morale è: se si vuol cambiare qualcosa bisogna fare casino e farne tanto, alla faccia delle svolte politiche radical chic sempre vagheggiate e mai realizzate. Forse.
Pippo Cervella
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giugno 18, 2009
di Pippo Cervella
….. ma sarebbe la più logica e sensata, secondo me, visti e considerati gli ultimi sviluppi e tenendo presente sempre il mio personale orientamento al ballottaggio verso Marello.
Allora, ricapitolando, dalle urne albesi è emerso quanto segue, cioè la necessità avvertita dalla gente di un cambiamento, testimoniato dal ballottaggio, dal consiglio comunale semirivoluzionato e dalla squadra di assessori uscenti azzerata; altresì è venuta fuori una distribuzione dei seggi in consiglio favorevole alla coalizione uscente, i cui elettori hanno chiaramente manifestato il non gradimento verso il candidato sindaco.
Se vincesse Castellengo non cambierebbe nulla, tutto rimarrebbe come prima e la governabilità sarebbe assicurata secondo i classici canoni.
Se vincesse Marello si avrebbe quel 10-11 che costringerebbe il giovane avvocato ad equilibrismi non di poco conto, con possibile commissariamento e nuovo ricorso alle urne in tempi più o meno brevi. Ma allora perché no? Perché non farlo? Io i margini li vedo: un Castellengo le cui spalle non sono più di tanto protette dal mentore cittadino principale, quel consigliere regionale che immagino un po’ nervoso per gli sviluppi comunali e provinciali dell’ultima tornata elettorale, una squadra di ex assessori che non siede in consiglio comunale e quindi in teoria senza troppi diritti da accampare.
Certo bisognerebbe rinunciare a: “redde rationem” e quindi sfanculamenti e caroselli d’auto sotto casa del rivale il lunedì sera, vicesindacature forse già promesse all’ala migliorista dura e pura, incarichi in partecipate comunali già assegnati su base politica e partitocratica.
Però un VICESINDACO CASTELLENGO (o chi per esso, perché no, Rossetto?), e conseguente redistribuzione ponderata delle cariche, una volta passata la nausea da puzza sotto il naso dell’una e dell’altra fazione, avrebbe più vantaggi che svantaggi in una realpolitik come quella che s’è venuta a determinare. Sì lo so, mi direte che ci sono i partiti centralisti, c’è la Regione che non acceterebbe mai…ma dai! Per Marello sarebbe un salvacondotto a vita di credibilità e un messaggio chiaro d’indipendenza verso quei consiglieri regionali che hanno cercato in tutti i modi di mettergli il bastone tra le ruote salvo poi appoggiarlo in vista dello striscione dell’ultimo chilometro, per Castellengo (o chi per esso, Rossetto?) un’occasione per lanciare un messaggio chiaro e netto ai succhia ruote che per 10 anni hanno indebolito l’autorità dell’istituzione del sindaco ad Alba. Continuità e Rinnovamento insieme. Tanto i programmi elettorali dei due sono uguali, su, smettiamola di smenazzarcela. Proviamoci, se non per 5 anni almeno per un paio, ne avremo tutti da guadagnarci. E’ la soluzione più logica, semplice, per chi vuole uscire da una politica paludata, melmosa e malmostosa che rallenta l’iter burocratico dell’azienda atipica “Comune”, la cui funzione principale è quella di erogare servizi.
Sempre che vinca Marello.
Ah se Olindo fosse mai andato al ballottaggio……
Pippo Cervella
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Pippo Cervella
giugno 17, 2009
di Pippo Cervella
http://www.carlocastellengo.it/Attenzione.html
L’ufficio elettorale di Alba, dopo il ministero dell’interno, s’è mosso! Qua la situazione pare abbastanza chiara, hanno ragione i Castellengos, nonostante i miglioristi dell’opposizione perseverino nel sostenere il contrario. Io mi permetto di prendere per buono questo annuncio e anche questo:
http://www.targatocn.it/it/zone_ab.php
E quindi? Mi permetto di ricapitolare alcune possibilità:
1) Al ballottaggio vince Castellengo: Amen! I Cattocumunisti rientrano nel recinto e riprendono vigorosamente a fare opposizione (ottima) in consiglio comunale e nelle milioni di associazioni presenti sul territorio, è stata una bella avventura, grazie a tutti. I Castellengos tirano un sospiro di sollievo, Cirio ri-pensa a cosa fare il prossimo anno alle regionali e per cautelarsi si riprende o rinvigorisce un posto nell’ente fiera (non so nel dettaglio come sia la situazione ma il concetto penso sia chiaro). Zanoletti sta in silenzio.
2) Al Ballottaggio vince Castellengo: parte una serie di ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato, al Tribunale, alle varie circoscrizioni di quartiere, agli uffici elettorali, al WWF, alla fondazione di Don Verzè. I vari enti summentovati decidono che così non si può andare avanti, il comune viene commissariato, arriva Basettoni (e con lui Manetta e Gambadilegno) o il commissario Cattani della Piovra e a maggio si ritorna alle urne. Cirio si presenta candidato sindaco. Zanoletti sta in silenzio.
3) Al Ballottaggio vince Marello: sarebbe una “caccia” importante per lui, dal 9-11 passerebbe al 10-11 con la Pantalera Cerrato che a questo punto avrebbe in mano il Libro della Catena, le chiavi di Alba oltre a quelle di San Giuseppe e speriamo di casa sua. Cerrato quindi ministro di qualcosa, Cirio pronto a tutto pur di far cadere il consiglio entro Natale e presentarsi a maggio di nuovo alle urne, senza contare Cervella che dà l’appoggio esterno ma non ha giurato fedeltà all’ordine dei cavalieri del Tabernacolo del 68. Zanoletti si liscia il barbone ma sta zitto.
4) Al Ballottaggio vince Marello: vedi punto 2, solo con Cirio un po’ più gasato e Zanoletti che ottiene di celebrare la messa in Duomo una volta la settimana. In silenzio però.
Non so, a naso potrebbero esserci anche altre possibilità, compresa la guerra civile e le barricate in piazza fatte contro la borghesia che crea falsi miti di progresso, oppure Zanoletti che fa un comizio, oppure Mimmo di Mora, quello delle mille e passa partita nei mitici “Amici del Pallone” di Gazzettiana memoria negli anni 90 che si candida sindaco.
L’unica cosa sicura è che domenica solo se Castellengo vincesse potrebbero schioccare i tappi di champagne, schioccassero nel caso opposto sarebbe proprio una questione di pessimo gusto. Lo so brucerebbe anche a me ma, cari amici e perché no per il momento colleghi Marellos, siamo chiamati ad un’ulteriore prova di forza, sopportare il contrappasso di non poter festeggiare a causa del peccato originale del centrosinistra albese, la sicumera migliorista che uso a profusione ma che mi fotografa molto bene la situazione. Questo peccato a destra non crea pena dantesca, a sinistra sì. Forse s’è anche infranto l’undicesimo comandamento, cioè “non blagare”, ma qui bisognerebbe chiedere bene bene a Don Valentino.
Bene io ho finito. Corro a fare il pieno al Camper e a stirare le magliette……….
Pippo Cervella
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giugno 5, 2009
di Pippo Cervella
Si dice che stasera in piazza Savona, tempo permettendo, saranno in 4 e non in 6 ad affrontarsi nella tradizionale chiusura della campgna elettorale che ad Alba è tradizione ad ogni tornata. Molto democraticamente i 2 principali indiziati al ballottaggio pare abbiano deciso di “tagliare” l’incontro pubblico per concedersi in toto alla propria “claque”.
Sempre tempo permettendo i 4 restanti avranno buoni motivi per attaccare (finalmente), anche se si annuncia scarsa partecipazione popolare, sia perchè se si vorrà magnare o bere bisognerà portarselo da casa, sia perchè pare che la gestapo abbia richiamato in servizio tutti i colonnelli….
Si dice che chi sperava 5 ore fa nel temporale ora non ci spera più tanto….
Pippo Cervella
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giugno 4, 2009
di Pippo Cervella
Premessa: giuro di dire la verità soltanto la verità, nient’altro che la verità, magari un po’ colorita per renderla più appetibile, ma sarà soltanto la verità. Alla faccia della gestapo.
Ecco, ho usato il termine appetibile, che è l’aggettivo più consono alle fiammelle che incendiano gli spurghi degli ultimi scarichi elettorali albesi. Ormai si mangia dappertutto, come testimonia l’ottimo Busato in un altro post, il politico parla alla pancia, tanto gli elettori sono merce (anzi il suffisso è da cambiare, perché sono lo scarto di ciò che rimane dopo badilate di becchime liofilizzato al gusto di “Libertà”), ma è vero: se non offri da magnare e da bere sei out, sei un pezzente. Deve averlo saputo un belloccio assessore di un settore nevralgico della vita e della campagna elettorale albese, che sabato sera ha organizzato una grigliata elettorale, pare utilizzando manodopera e attrezzature comunali, che si spera almeno abbia pagato di tasca propria; deve averlo saputo un sindaco uscente, che ieri sera mercoledì ha offerto nella sua proprietà, molto più ampia rispetto a 10 anni fa (che faccio, maligno?), una cena pare pantagruelica presa d’assalto da potenziali merci; sicuramente l’hanno saputo anche i legaioli padani che sabato scorso, nella nordica piazza san giovanni, hanno offerto le loro libagioni a Odino affinchè interceda sull’elettore o sul presidente di seggio.
Anche Olindo, dopo numerosi aperitivi, è passato al contrattacco ma è stato un po’ più sobrio: sabato ha turato un vulnus vergognoso nella giornata gastrica tipo della merce, offrendo merenda in piazza con pane e nutella, ieri sera invece gelato e angurie di Librizzi, anche tutto ciò preso d’assalto ma con educazione e senza spintoni, tant’è che in tutta la serata non s’è sentito né un rutto né una scoreggia.
Ma non crediate che Marello se ne stia buono buono eh: migliorista sì, però agli aperitivi non si dice di no, seguendo una tradizione democratica benaltrista che ha già dato grandi successi a livello nazionale; da riconoscergli però una batteria di bocche da fuoco niente male, se è vero che suoi sodali telefonano a casa e “ciuchinano” per strappare questo e quel voto. Asteggiano e la Miroglio, anche loro hanno aperitivato, Magara forse no, ma qualche pallone a qualche gruppo sportivo di nicchia è arrivato, se non da lui sicuramente da candidati in liste presunte sicure che con un centinaio scarso di voti siederanno nel prossimo consiglio comunale.
Che dire ragazzi, io che sono di parte almeno per diritto di sangue qua lo dico, a 2 giorni dalle elezioni e poco meno dalla fine della campagna elettorale: Olindo s’è buttato nella mischia ufficialmente a fine luglio 2008, ufficiosamente a maggio almeno, e in questo modo ha dato un decisivo impulso alla partenogenesi del mostro elettorale. Se lui si butta perché non io? Deve aver pensato il Buon Asteggiano. Visto l’andazzo e il proprio malcontento anche Magara, che è quello a parole più a sinistra di tutti benché si presenti con la destra (come corsivato dalla Versio su Daleggere di giugno) s’è presentato, con Marello e Castellengo già in pista per i fatti loro. Buon ultima la Miroglio, quasi costretta da un sussulto di dignità fortemente ispirato da vertici nazionali, poi regionali infine provinciali susseguenti agli schiaffoni presi dall’ultima giunta (perché dimenticare la sostituzione di un suo assessore con uno leghista a pochi mesi dalla fine della legislatura?).
In campagna elettorale s’è parlato di tutto, chi ha la pazienza di leggersi i giornali locali si accorgerà che tutti i candidati hanno spaziato parecchio dando anche risposte contraddittorie a simili domande poste in tempi diversi, ma la merce questo non lo saprà mai. Come purtroppo non saprà mai fino in fondo cose ovvie cioè il perché del nuovo ospedale, su terreni di proprietà di chi non si sa ma sicuramente i più scomodi e geologicamente instabili del circondario, perché certe varianti al piano regolatore in certe proprietà, perché la ristrutturazione di uno stadio vecchio con uno nuovo già a norma, cosa è successo davvero all’ APRO, perché il comune ha regalato soldi allo scalo di Levaldigi e altre pinzinzacchere. La merce non saprà mai che al primo punto del programma della coalizione uscente 5 anni fa c’era la viabilità, ma non saprà nemmeno che il problema viabilità ad Alba non si risolverà MAI senza soluzioni drastiche e scomode PER TUTTI. La merce non saprà mai che, laddove sorge quella nuova scatola di merci a Mussotto, fini a poco tempo fa c’era una lapide commemorativa di civili uccisi dai nazifascisti vergognosamente rimossa , non saprà mai che alcuni consiglieri regionali minacciano chissà cosa se tu appoggi il tal altro, mentre altri consiglieri regionali spergiurano di appoggiare taluni nell’ombra per poi appoggiare tal altri sotto il sole, ma la merce sa benissimo che farsi vedere a uno dei summentovati aperitivi è molto pericoloso, perché la gestapo ad Alba ha mille occhi, e se sei un geometra che beve al calice sbagliato rischi di dover poi progettare solo pollai.
Ora i sondaggi danno Castellengo attorno al 50%, Marello al 35%, Cervella al 30%, Miroglio 20%, Asteggiano e Magara attorno al 10% a testa. Il 145% degli albesi è quasi convinto che si andrà al ballottaggio, dove però pare che Marello debba poi ottenere almeno il 75% dei voti per essere eletto mentre a Castellengo basterà ottenere il 35% perché vanta un credito pari al 65% maturato da Rossetto alle scorse elezioni. Manca ancora un giorno intero, chi offrirà il digestivo migliore si accaparrerà sicuramente il voto degli indecisi o dei voltagabbana professionisti.
Pippo Cervella
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maggio 18, 2009
di Pippo Cervella
Ah la campagna elettorale!
Mi dispiace per Voi, albesi pentiti e reietti, ma questi ultimi week end vissuti sull’asse piazza savona/piazza duomo mandano in solluchero l’elettore medio albese attento e cosciente.
Il Peronismo dilaga almeno tra i tre principali candidati sindaco, se è vero che tra il venerdì sera, il sabato a pranzo ed il sabato sera uno può tranquillamente ubriacarsi a sbafo, piluccando gratuitamente da un aperitivo elettorale all’altro.
I favoriti dai bookmakers, cioè i Castellengos, stanno trattando seriamente la materia, se è vero che Cirio Soprano si fa vedere in disparte, ma non abbastanza per non essere notato, in compagnia del satirista Abbate ad osservare un comizio dei Moderati per Cervella, non si sa se per il desiderio del secondo di notare se c’è della gnocca o del primo di lanciare messaggi trasversali.
I Castellengos hanno iniziato la tiritera delle vignette che sono simpatiche come le prime pagine di Libero, e si spera che i Marellos, che in mattinata hanno ricevuto al mercato la visita di Fassino, ed i Cervellas non raccolgano la provocazione di buttare tutto in caciara.
Gli stessi Cervellas sono armati di buona volontà, ma insormontabili problemi tecnici tipo microfoni-non funzionanti- durante-comizi costringono gli oratori a strapparsi le corde vocali per farsi sentire dal pubblico, cioè i parenti stretti.
Anche i Marellos comunque si fanno notare: sentendo il rischio di poter andare al ballottaggio, fanno di tutto per smarcarsi dagli altri candidati sindaco potenzialmente alleabili. La lista degli “Amici di Dio”, i duri e puri di Alba città per Vivere (protagonisti in settimana di una fondamentale querelle contro la lista Alba città Viva del protettore civile nonchè capo di gabinetto nonché pianobarista Roberto Cerrato sul copyright del nome della lista) non perdono occasione per evidenziare il proprio migliorismo non solo ai danni della maggioranza, ma soprattutto ai danni di Asteggiano e Cervella, gettando autolesionisticamente le basi per una onorevole sconfitta se mai sarà ballottaggio.
Spuntano anche i Gazebo dei Casinisti della Miroglio e dei Cioccolatai, mentre i Giovani Raiders per Alba perseverano nella loro spettacolare campagna fatta di zappe e zeppe, cipria e cabrio: da loro ci si attende la prossima settimana la visita almeno di Ricucci o la gigantografia di Coppola sulla terrazza del Lingotto con i piedi sulla scrivania.
Pare che Venerdì prossimo l’attuale maggioranza cittadina calerà il o uno dei propri assi di questa gioiosa e felice campagna: ad Alba interverrà a sostegno del locale candidato la filosofa Carfagna, sì proprio lei, solo interessati, astenersi perditempo.
Ieri pomeriggio, domenica, Michele Ferrero, sì proprio lui, è stato visto passare presso i gazebo a stringere la mano ai candidati sindaco presenti. Un vero signore, che infatti a e in Alba si fa notare il meno possibile.
Passo e chiudo, temo la telematica gestapo Albese.
Pippo Cervella
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