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maggio 14, 2009

La banda Baader Meinhof

banda

Un film di Uli Edel. Con Martina Gedeck, Moritz Bleibtreu, Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Johanna Wokalek.Nadja Uhl, Jan Josef Liefers, Stipe Erceg, Hannah Herzsprung, Heino Ferch, Simon Licht, Niels-Bruno Schmidt, Daniel Lommatzsch, Vinzenz Kiefer, Volker Bruch Titolo originale Der Baader Meinhof Komplex. Drammatico, durata 149 min. – Germania 2008. – Bim data uscita 31/10/2008.

Altro recupero arretrato da salotto. Di nuovo Martina Gedeck (che ha un fan in più: la trovo splendida donna e brava attrice), di nuovo Germania, anche se questa volta è quella dell’Ovest.

La storia dei fondatori della RAF, la banda armata di extrasinistra, omologa in Germania delle nostre Brigate Rosse. E il signor Baader e la signora Meinhof sono il Franceschini, il Curcio e la Cagol. (In Italia: due uomini e una donna; in Germania: due donne e un uomo).

Per il resto è una storia molto simile: prime manifestazioni di piazza; primi attentati; morti; la clandestinità; l’arresto; la prigionia; le cellule impazzite che proliferano; altri attentati; altri morti; altri uomini; altre donne; altri arresti; altri morti; fine.

Il film è bello, ma l’idea è che sarebbe stato altrettanto bello anche senza una ventina di minuti di immagini: due ore e mezza alla lunga stancano, e la storia perde un po’ di interesse nella parte finale.

Voto: 7,75/10
In salotto, grazie Blockbuster, domenica sera

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maggio 8, 2009

Che l’argentino

locandina2

Un film di Steven Soderbergh. Con Benicio Del Toro, Demiàn Bichir, Santiago Cabrera, Elvira Mínguez, Jorge Perugorría.Edgar Ramirez, Victor Rasuk, Armando Riesco, Catalina Sandino Moreno, Rodrigo Santoro, Yul Vazquez, Ramon Fernandez, Julia Ormond, René Lavan, Roberto Santana, Vladimir Cruz, Sam Robards, Jose Caro, Pedro Adorno, Jsu Garcia, María Isabel Díaz, Mateo Gómez, Octavio Gómez, Miguelangel Suarez, Stephen Mailer, Roberto Urbina, Marisé Alvarez, Christian Nieves, Andres Munar, Liddy Paoli Lopez, Francisco Cabrera, Pedro Telémaco, Milo Adorno, Alfredo De Quesada, Juan Pedro Torriente, Jay Potter, Blanca Lissette Cruz, Laura Andújar, Euriamis Losada, Unax Ugalde

Titolo originale Che: Part One. Biografico, durata 126 min. – USA, Francia, Spagna 2008. – Bim data uscita 10/04/2009.

Quanti anni aveva quand’è entrato a L’Avana?“, chiede la giornalista.
Trenta“, risponde Ernesto “Che” Guevara.

Sono un fallito“, dico a Silvia uscendo da cinema, “quello a trent’anni aveva già fatto una rivoluzione, e io a trentacinque non ho ancora combinato un cazzo“.
Altri tempi“, risponde lei, amorevole.

Silvia aveva letto i Diari di Guevara, trovandoli noiosetti, e noiosetto ha trovato il film, che di fatto da quei diari è tratto.
Io non sapevo nulla di Guevara, d’altronde sono quello che scoprì l’esistenza di Comunione e Liberazione a quota 19 anni, in piazza Arbarello il giorno dell’iscrizione a Economia e Commercio.
E che diavolo sono tutti ’sti banchetti? I Comitati Leninisti?! Il Fuan?! CL?! Boh…”.
Al mio liceo, chi girava con Repubblica sotto il braccio era considerato un rivoluzionario, una testa calda. (Ma io ero anche particolarmente piciu, comunque).

Così, visto che l’ambiente esterno non me la insegna, il liceo conservatore non me la insegna, mi tuffo in questo pezzo di storia del Sudamerica che è il film di Soderbergh. E penso alla storia più che al film (ottimo Benicio Del Toro, grandi immagini), a quella Storia Recente che scopro come un bambino la prima volta a Gardaland e mi lecco i baffi pensando alla seconda parte di questo film, La guerriglia, che gira per le sale e parla della seconda rivoluzione, quella in Bolivia.
Questa, per il minimo sindacale di trama, è la cronaca dell’ascesa al potere di Fidel Castro a Cuba grazie alla lotta armata portata avanti dal Comandante Ernesto Guevara.

Voto: 7,5/10
Al Due Giardini, secondo spettacolo di giovedi 7 maggio 2009

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maggio 6, 2009

Le vite degli altri

locandina1

Un film di Florian Henckel von Donnersmarck. Con Martina Gedeck, Ulrich Mühe, Sebastian Koch, Ulrich Tukur, Thomas Thieme, Hans-Uwe Bauer, Volkmar Kleinert. Matthias Brenner Titolo originale Das Leben der Anderen. Drammatico, durata 137 min. – Germania 2006. – 01 Distribution data uscita 06/04/2007.

Sapevamo fosse bellissimo, dovevamo riscattarci da Two lovers, la fregatura. Così ci affittiamo questo Premio Oscar miglior film straniero, meraviglioso ex ante non tanto per il premio vinto quanto per il brillante passaparola che, ex post, voglio contribuire ad alimentare.

S-giai è quella parola della lingua piemontese che perde, nella traduzione italiana, la grandezza del significato. Fa s-giai vedere in sovraimpressione la scritta: 1984, l’epoca dei fatti narrati. Io ero piccolo, tifavo già Juventus e andavo dietro alla mia compagna di quarta elementare più carina,  Natascia. C’ero, insomma, vivevo, e ricordo.

A qualche migliaio di chilometri, Berlino, due ore di volo, Europa, viveva invece e soprattutto agiva quell’Ente molto più terreno di quanto si pensi, quella Organizzazione fatta di uomini e dal nome, in italiano, inquietante quasi quanto l’omonimo sospetto assassino di Garlasco: Stasi. Quella specie di polizia militare segreta che aveva un solo e semplice obiettivo: sapere tutto. Per riferire al partito, al regime, per individuare i nemici del socialismo e opprimerli, castigarli, isolarli quando non ucciderli.

Le vite degli altri narra la storia di un capitano comandato di penetrare nella vita di uno scrittore e della compagna, attrice di teatro, una bellissima donna divenuta giocattolo del ministro della Cultura.

C’è tutto: odio, amore, ribellione, mistero, gioia, il tutto fatto molto bene, 137 minuti di Grande Cinema.

Voto: 8,5/10
Noleggiato by fastweb, martedi 5 maggio 2009

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maggio 4, 2009

Two lovers

locandina

Un film di James Gray. Con Gwyneth Paltrow, Joaquin Phoenix, Vinessa Shaw, Isabella Rossellini, Elias Koteas. Moni Moshonov, John Ortiz, Bob Ari, Julie Budd Drammatico, durata 100 min. – USA 2008. – Bim data uscita 27/03/2009.

Secondo mymovies.it, questo film gode di tre palle su cinque della critica, tre palle su cinque dei dizionari, addirittura tre palle e un po’ su cinque del pubblico. E’ una vera indecenza.

E’ il peggior film del mio biennio. Lì nella colonna di destra, accanto alla categoria in cui sono inseriti gli scritti targati “recensioni film”, notate il numero di film che ho visto dal primo gennaio del 2008 e posso dire con certezza che da allora a oggi, su 80, questo è senza dubbio il peggiore.

Personaggi risibili, non credibili, involontariamente autoironici ma sempre fuori luogo, dialoghi imbarazzanti, concetti banali espressi malamente, viene voglia di alzarsi al minuto venti e soltanto la stoica adesione al principio bisogna vedere tutto conduce alla fine di questi cento minuti di vita sprecati.

Indietro i soldi, please.

Voto: 2/10
Al Nazionale.

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aprile 29, 2009

Questione di cuore

locandina5

Un film di Francesca Archibugi. Con Antonio Albanese, Kim Rossi Stuart, Micaela Ramazzotti, Francesca Inaudi, Andrea Calligari.Nelsi Xhemalaj, Chiara Noschese, Paolo Villaggio Drammatico, durata 104 min. – Italia 2008. – 01 Distribution data uscita 17/04/2009.

Di questo film non ho capito due cose:
1) perchè il trailer porta in una direzione nemmeno sfiorata dalla narrazione
2) che cazzo hanno da ridere Albanese e Rossi Stuart sulla locandina.

Non c’è proprio niente da ridere: è uno dei film più tristi che abbia mai visto. Ma è un problema mio, lo so: fatto è che mentre mezza sala piangeva, io sapevo di guadagnarmi in diretta almeno una settimana di attacchi di panico. Alla modica cifra di 4 euro e 50 e un’ora e mezza di tempo. Alla faccia.

Albanese e Rossi Stuart fanno a gara a chi è più bravo: 9 a entrambi, eccezionali. La storia è tristissima ma resa benissimo: brava alla solita una e duplice regista e sceneggiatrice, Francesca Archibugi, che – ironia o paradosso o presa per il culo dello spettatore – fa del personaggio Albanese uno scrittore di sceneggiature per cinema, mestiere che in Italia praticamente non esiste. Cameo di Stefania Sandrelli e Carlo Verdone, nei loro panni.

Voto: 8,25/10
Visto al Greenwich di via Po, ma se siete vagamente tristi o in periodo di ansia apparente, evitate

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aprile 15, 2009

Tutta colpa di Giuda

locandina4

Un film di Davide Ferrario. Con Kasia Smutniak, Fabio Troiano, Gianluca Gobbi, Cristiano Godano, Luciana Littizzetto Francesco Signa, Paolo Ciarchi, Linda Messerklinger Drammatico, durata 102 min. – Italia 2008. – Warner Bros Italia data uscita 10/04/2009.

Una commedia con musica, sta scritto appena sotto il titolo. E le musiche sono dei Marlene Kuntz, che io odio in quanto li ho amati dal 1994 al 2000, e chi li ha amati dal 1994 al 2000 non può non avercela con i Marlene Kuntz per il loro imborghesimento e  il loro rallentamento (che  inevitabilmente tocca tutti: ecco, questo è l’indice, è la chiara dimostrazione che il comunismo non può funzionare, questo: mica la matematica a supporto delle teorie economiche. Il comunismo – e l’alternativismo, l’indipendenza assoluta, la libertà creativa, l’anarchia – funziona(no) soltanto con chi e per chi è povero: appena iniziano a conoscerti entrano i soldi, più entrano soldi più ne entrano altri, più ne entrano altri più vaffanculo alle idee e al comunismo e all’alternativismo e all’indipendenza assoluta e alla libertà creativa e all’anarchia).

Però i Marlene Kuntz – appena accelerano, quando non sono sleep, ronf – ci sanno fare. E sono belle le loro musiche in questa commedia con musica che non è un musical ma un po’ si. C’è pure Cristiano Godano che recita. Cristiano Godano: io lo ricordo Petali di candore, il video che faceste nel 1996 quando eravate nessuno, quando ai concerti eravamo in duecento, quando suonavate al Macabre, al Barrumba che Bors non venne perché gli spaccai per sbaglio il finestrino dell’auto e lui non si fidava a lasciarla aperta e le fece piantone e quando gli dissi che era stato il più bel concerto della vostra storia e della mia vita mi maledì, Godano, Cristiano: posso mandarti a cagare?

Il film è carino, Kasia è una delle tre donne più belle del cinema e della televisione, Fabio Troiano è uno dei cinque uomini più capaci del cinema e della televisione (no, non è vero: è uno dei miei cinque preferiti, è diverso. Però è anche bravo), i veri carcerati delle Vallette impersonano loro stessi, la storia è decente, il prodotto non è una meraviglia imperdibile ma si lascia guardare.

Voto: 6,25/10
Al Romano

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aprile 14, 2009

Sbirri

locandina3

Un film di Roberto Burchielli. Con Raoul Bova, Alessandro Sperduti, Luca Angeletti, Simonetta Solder Poliziesco, durata 100 min. – Italia 2009. – Medusa data uscita 10/04/2009.

Non andate a vedere questo film. Un momento: film è un parolone. Documentario pure. Docufilm proprio no. Cos’è?

Boh: una schifezza di sicuro. Due parti: una romanzata (leggi: fiction, invenzione), una “vera” (leggi vera davvero: Raul Bova (!) ha partecipato a vere operazioni di polizia, con veri arresti, vere perquisizioni a case di pusher). Come possono mescolarsi le due cose? Non lo so, e infatti non possono.

Difetto: eccessivo utilizzo di telecamera a spalla anche per la parte fiction, con masturbazioni a livello di montaggio e ridefinizione della pellicola. Risultato: mal di mare. Altro difetto: sceneggiatura infantile, a tratti ridicola. Risultato: macroerrori (laddove per errore si intendono passaggi che,  fatti in altro modo, avrebbero ottenuto un effetto decisamente migliore). Altro difetto (ma qui era difficile): il trait d’union fiction-realtà è clamorosamente fallito. Risultato: scene patetiche, quando non – letteralmente – da endovena. Morale: una noia mortale intervallata da risate isteriche.

Difetto genetico: quando prendi Raul Bova e gli fai fare un film da protagonista, o sei masochista o vuoi male al produttore (o il masochista è lui, o deve un favore a qualcuno).

Voto: 3,5/10

All’Eden di Alba, la sera di Pasqua domenica 12 aprile 2009

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aprile 12, 2009

Gran Torino

locandina2

Un film di Clint Eastwood. Con Clint Eastwood, Bee Vang, Ahney Her, Christopher Carley, Austin Douglas Smith. John Carroll Lynch, William Hill, Chee Thao, Choua Kue, Brooke Chia Thao, Scott Eastwood, Xia Soua Chang, Cory Hardrict, Geraldine Hughes, Brian Howe, Brian Haley, Dreama Walker, Nana Gbewonyo, John Antony, Doua Moua, Sarah Neubauer, Lee Mong Vang Azione, durata 116 min. – USA 2008. – Warner Bros Italia data uscita 13/03/2009.

Gran Torino è il nome di un modello prodotto dalla Ford, un’auto sportiva che – lei si – è definibile con l’aggettivo che Lapo voleva venisse utilizzato per le Fiat: è fica.

Clint Eastwood ce l’ha in garage, la ama, la coccola, è un suo vanto: intanto ha perso la moglie, i figli sono emeriti minchioni, i nipoti ancor più, la cosa peggiore che gli possa capitare è che una famiglia di cinesi hmong vada a vivere nella casa accanto alla sua. Beh, non proprio la peggiore, diciamo che questo è solo l’inizio, perché il vecchio burbero mangiapreti, solitario e solo, arrabbiato e stracazzuto reduce di Corea i guai se non li trova li va a cercare.

In realtà è un film triste, perché è la debolezza e non già la forza che spinge al loro destino i personaggi. Pellicola intelligente, sapiente il tratteggio e la caratterizzazione dello sceneggiatore Nick Schenk, maestoso Eastwood, che non recita: é.

Voto: 8,5/10
Al Romano, venerdi 10 aprile 2008

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aprile 11, 2009

Gli amici del Bar Margherita

locandina1

Un film di Pupi Avati. Con Diego Abatantuono, Laura Chiatti, Luigi Lo Cascio, Fabio De Luigi, Gianni Cavina. Neri Marcorè, Katia Ricciarelli, Luisa Ranieri, Pierpaolo Zizzi, Gianni Ippoliti, Claudio Botosso, Niki Giustini Commedia, durata 90 min. – Italia 2009. – 01 Distribution data uscita 03/04/2009.

Eh, ma è un film di Pupi Avati, sono tutti così i suoi film“, dicono. Si, ma a me Ma quando arrivano le ragazze? era piaciuto parecchio, davvero ricordo ancora la scena memorabile in cui Johnny Dorelli dice a suo figlio Paolo Briguglia, poco talentuoso con la tromba, e all’amico Claudio Santamaria, molto talentuoso con la tromba, che stanno per andare a sostenere un provino: “Mi raccomando, fategli il culo!“, e Claudio Santamaria lo guarda con l’occhio alla solita mezz’asta e gli risponde: “...ma….a chi?” che riportata così è una merda ma vi assicuro che ascoltata dai protagonisti è uno spettacolo. E poi anche La seconda notte di nozze e Il papà di Giovanna mi erano piaciuti.

Alla vista del trailer di questo ero letteralmente esaltato. Tutti noi abbiamo un bar Margherita in cui sono successe le più epiche storie. Il mio era il bar del Gallo, lo storico bar “Numero Uno” in piazza della Chiesa, aperto nel 1991, che frequentai fino ai 24/25 anni. Lì, effettivamente, successero cose straordinarie.

Che un po’ mi aspettavo di ritrovare qui. Invece: il narratore è davvero antipatico, la storia trainante è deboluccia, gli attori sono bravissimi ma da soli non bastano. Curiosità delle curiosità: il film è girato a Cuneo. Si, proprio Cuneo (!!!). Che a vedere il set avranno detto “Cosa l’è sa roba si?!? ‘N film? E cosa l’è ‘n film?!“. Forse per questo che nessuno riconobbe Jennifer Connelly che scelse quella città per uno shopping pomeridiano quando si trovò a capitare per la nostra regione.

Voto: 6/10
Visto all’Olimpia di via Arsenale

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aprile 9, 2009

Diverso da chi?

locandina

Un film di Umberto Carteni. Con Luca Argentero, Claudia Gerini, Filippo Nigro, Antonio Catania, Francesco Pannofino. Giuseppe Cederna, Rinaldo Rocco, Antonio Bazza Commedia, durata 102 min. – Italia 2008. – Universal Pictures data uscita 20/03/2009.

Abbastanza divertente ma non eccessivamente spassoso, non spesso, non impegnativo, si lascia guardare ma se lo perdi non è il caso che annoti quanti giorni mancano all’uscita in dvd.

Luca Argentero, per una mirabilante serie di coincidenze, si trova a essere candidato sindaco di una piccola città del profondo Nord. (Il film è by Friuli Film Commission, che a mio parere sceglie location sempre adeguate. Ricordo La ragazza del lago e Come Dio comanda che belle immagini). Lui è gay, è dell’”Unione democratica” (!), che è il classico partito (!) che raduna progressisti laici (!) e cattolici integralisti (!). (Già questo tema è difficile da trattare, se lo metti in un film leggero arrivi facilmente al grottesco). Quindi gli mettono candidata-vice sindaco Claudia Gerini, che è come la Binetti (sebbene molto più bella). Quindi immaginatevi quanto di frizzante può succedere tra i due e avrete già visto il film senza andare al cinema.

Io amo Giuseppe Cederna e Francesco Pannofino, che hanno ruoli secondari. Non mi entusiasma Claudia Gerini, che trovo volgare sempre, anche quando non fa Jessica. Bravi Luca Argentero e Filippo Nigro (che ha sempre la faccia da sbrirro anche quando non lo impersona).

Voto: 6/10

Al Reposi, domenica 5 aprile, primo spettacolo

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marzo 30, 2009

La verità è che non gli piaci abbastanza

locandina2

Un film di Ken Kwapis. Con Ben Affleck, Jennifer Aniston, Drew Barrymore, Jennifer Connelly, Kevin Connolly.Bradley Cooper, Ginnifer Goodwin, Scarlett Johansson, Justin Long, Leonardo Nam, Brandon Keener, Sasha Alexander, Morgan Lily, Michelle Carmichael, Trenton Rogers, Kristen Faye Hunter, Sabrina Revelle, Zoe Jarman, Alia Rhiana Eckerman, Julia Pennington, Renee Scott, Chihiro Fujii, Sachiko Ishida, Claudia DiMartino, Carmen Perez, Traycee King, Délé, Busy Philipps, Eunice Nyarazdo, Anita Yombo, Niki J. Crawford, Natasha Leggero, Anna Bugarin, Angela Shelton, Frances Callier, Rod Keller, Brooke Bloom, Marc Silverstein, Rene Lopez, Annie Ilonzeh, Mike Beaver, Kris Kristofferson, Shane Edelman, Bill Brochtrup, Stephen Jared, Melanie Stephens, Nicole Steinwedell, Erik David, Jarrett Grode, Alex Dodd, Kai Lennox, Wilson Cruz, Cory Hardrict, Hedy Burress.
Titolo originale
He’s Just Not That Into You. Commedia, durata 129 min. – USA 2009. – 01 Distribution data uscita 20/03/2009.

Molto più bello il trailer del film, e potrei chiudere qui. Perché le immagini scelte e montate e riproposte nelle sale o in tv come aperitivo mettono una certa fame, ti aspetti la classica commediola americana divertente (Bridget Jones rimane indimenticata dai fan di certa letteratura cinematografica e pure da chi se ne avvicinò casualmente), c’è un cast di tutto rispetto con la sempre fascinosa Scarlett Johnansson (ma la mia preferita è Jennifer Aniston, qui e altrove! Invecchiatissima, e smagrita, la già bellissima Jennifer Connelly), decidi di andare a ridere due orette al Reposi sala 1 e ti ritrovi a ridere per le stesse, identiche scene, nelle stesse, identiche situazioni per cui hai già riso guardando il trailer. 126 minuti che collegano un totale di 3 minuti netti di divertimento. Un po’ pochito, no?

E’ più la rappresentazione sotto forma di saggio (il film è tratto da un libro chicken literature) di quanto sentenzia il titolo, senza un vero e proprio intreccio. Tutto prevedibile, ovviamente. Gli attori, invece, a parte i chili in più che richiedo alla Connelly perché così sembra sua zia, non deludono.

Voto: 4,25/10

Visto al Reposi giovedi 26 marzo 2009

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marzo 27, 2009

Due partite

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Un film di Enzo Monteleone. Con Margherita Buy, Isabella Ferrari, Marina Massironi, Paola Cortellesi, Carolina Crescentini. Valeria Milillo, Claudia Pandolfi, Alba Rohrwacher Drammatico, durata 94 min. – Italia 2008. – 01 Distribution data uscita 06/03/2009.

Un desiderio tipico dell’uomo è quello di ascoltare di nascosto i discorsi della compagna o della fidanzata o della moglie, ma soprattutto di colei che per ora non la dà, con le amiche quando parlano di uomini.
Un sogno tipico dell’uomo è quello di vedere di nascosto (ed eventualmente poi intervenire) un gruppo di donne in uno spogliatoio femminile, che lentamente si levano i vestiti, fanno una doccia, magari donne conosciute oppure sconosciute che si intravedono quotidianamente, ma soprattutto coloro che per ora non la danno, che poi eventualmente iniziano a farsi due limoni tra loro, a toccarsi. A quel punto, di solito, ci si sveglia.

Quello che ho detto non c’entra niente con il film di Monteleone (miracolo: è stato scritto dalla Comencini, che non l’ha diretto, quindi il regista fa il regista e l’autore fa l’autore), perché voi non siete i mariti o i fidanzati delle quattro donne più quattro ragazze protagoniste di questa pièce teatrale trasposta al cinema. Però rende l’idea: sogni a parte, gli uomini qui non ci sono eppure sono molto presenti, tirati in ballo dalle donne che parlano della situazione matrimoniale che stanno vivendo. C’è di tutto: Isabella Ferrari (che parla accentuando un insolito per lei accento basso lombardo/alto padano, chissà perché) incinta che sogna, disillusa dalla sempre straordinaria Paola Cortellesi che la figlia l’ha avuta per caso, la quale a sua volta è rimproverata  dalla bacchettona (ma bravissima: ne è passata di acqua dai tempi di Tre uomini e una gamba!) Marina Massironi, la quale confessa il suo castello di carta giacché il marito la tradisce. C’è anche Margherita Buy, che ha mollato i sogni artistici e professionali per badare alla casa e alla figlia e passa il tempo nell’attesa del ritorno del marito per lavoro, lui che i sogni – invece – li ha realizzati. Nell’altra stanza, le quattro figlie giocano a ritagliare Grace Kelly dai giornali, cioè a fare le signore.

Passano vent’anni e allo stesso tavolo si ritrovano le figlie. Che n’è stato delle loro madri? E, soprattutto, che ne sarà di loro?

La ripresa cinematografica del testo teatrale è stata molto efficace. Un film fondato sui dialoghi di solito è un mezzo suicidio: cinque volte su cento si azzecca il capolavoro, per le più probabili restanti novantacinque si rischia il disastro. Due partite non è un capolavoro ma è fatto molto bene. Meritevole: per le donne, per gli uomini, soprattutto per tutti coloro che ancora pensano che la donna sia nata per cucinare, pulire e cambiare pannolini: non cambieranno idea, ma saranno messi di fronte alla loro ignoranza (se saranno in grado di capirla).

Voto: 7,5/10

Visto al Massimo, domenica 22 marzo 2009, primo spettacolo

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marzo 17, 2009

The wrestler

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Un film di Darren Aronofsky. Con Mickey Rourke, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Mark Margolis, Todd Barry. Wass Stevens, Judah Friedlander, Ernest Miller, Dylan Keith Summers, Tommy Farra, Mike Miller, Marcia Jean Kurtz, John D’Leo, Ajay Naidu, Gregg Bello Drammatico, durata 109 min. – USA 2008. – Lucky Red data uscita 06/03/2009.

Tutto bello tranne la storia. Un po’ fiacca, un po’ moscia, un po’ lenta. Poco, eh, ma tanto basta a non fare di questo film un Filmone Imperdibile. Consiglio di vederlo: imprescindibile per i cinefili, meritevole di uno sforzo per i non cinefili (ma se arrivate lungo e dovete saltare la cena perché il film inizia, cenate con calma). Forse mi aspettavo di più.

Rourke non è più lui, è trasfigurato, è sfigurato, è gommoso ma ha un fisico perfetto. Marisa Tomei è il ritratto di Dorian Gray, una bellezza senza età e sessualmente attraente molto più di tutte le attricette di nuova generazione. Usato garantito.

La storia è il punto debole di questo lavoro. Se raccontassi due righe avrei detto metà della trama. Mi limito: il protagonista è un professionista del wrestling.

Voto: 8/10

Visto in Alba, al cinema Moretta, sabato 14 marzo 2009

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marzo 11, 2009

L’arma

l-arma-235619

Attori: Claudia Cardinale, Stefano Satta Flores
Registi: Pasquale Squitieri
Casa Distribuzione: MONDO HOME ENTERTAINMENT
Sottotitoli:
Lingua Doppiaggio: Italiano
Produzione italiana: No
Durata: 94
Anno Produzione: 1977
Vietato ai minori: No
Formato Video: 16/9
Formato Audio: DOLBY DIGITAL 5.1; MONO
Area DVD: 2
Colore/Bianco e Nero: Colori
DVD nella confezione: 1
Comprende: Trailer originale

Tempo fa comprai 4 film a 9,90 euro, lasciando dieci centesimi di mancia (odio chi mi prende per il culo con il prezzo psicologico). Film polizieschi, anni ‘70, rivalutati da Tarantino. Quella che era merda, trash, schifezza, è bastato che un americano vincesse la Palma d’Oro a Cannes, avesse successo, dichiarasse la sua ispirazione proveniente (anche) dal cinema italiano di 30 anni fa et voilà che adesso è oro! Viva Taleb, aggiungo io, fan sia di Tarantino che di Taleb e, molto prima, dei film degli anni ‘70 mai ritenuta merda.

Mi pare che due di quei film siano vietati ai minori di 14, uno non vietato, e uno addirittura vietato ai 18 (Milano odia: la polizia non può sparare). Non per peni o vagine svolazzanti, ma per l’alto tasso di violenza che quelle immagini sprigionano. Veniamo a L’arma, l’unico dei quattro libero da censure o vincoli di età.

Siamo nel 1977, trentadue anni fa, preistoria. Ritorno bambino e rivedo marche di prodotti poi spariti, autovetture su cui sono salito prima dell’era digitale, cappotti che nemmeno i barboni indossano più. Sono romantico, e penso alla mia infanzia. E penso a una certa mentalità dell’epoca, ai discorsi di mio nonno con i suoi amici, quando avevano 55 anni e io ero un gagnetto che ascoltava senza capire.

Impressiona più che altro il contrasto tra ciò che per noi oggi è scontato (e quando non lo è, stride) e ciò che solo trentadue anni fa non lo era. Il ruolo della donna, per esempio, così come l’educazione dei figli, il rapporto dell’uomo con il suo lavoro, in generale una certa mentalità che nel film affiora dai discorsi tra vicini di casa, colleghi di lavoro, avventori di un bar. E siamo a Roma: figuriamoci a Bossolasco, dov’è possibile che le cose stiano ancora così.

Stefano Satta Flores è il personaggio che a pelle, dopo pochi minuti, mi diventa il più antipatico e odioso di tutta la storia del cinema. Dopo venti minuti sono ad augurargli tutto il male possibile. Dopo mezz’ora vorrei vederlo morire con sofferenza. A dieci minuti dalla fine vorrei vivesse in eterno torturato con atrocità. Il personaggio, ovviamente (l’attore pare ci abbia già lasciato). La fine che il regista e autore (avevate dubbi che le due non coincidessero?) gli fa fare è pure troppo bella. O forse è un poverino, come tutti.

La storia è, oggi, incredibile. Alcuni ragazzi tentano un furto, vengono scoperti, e uno è freddato – disarmato – da un poliziotto alle spalle. La condanna del gesto è lasciata soltanto alla moglie e alla figlia del protagonista. Il quale, invece, acquista un’arma che porta sempre con sé. Pare incredibile che solo trentadue anni fa chiunque (vabbé, incensurato, dai) potesse ottenere un porto d’armi e la pistola addosso 24 ore. Oggi credo che questo chiamiamolo privilegio spetti soltanto alle guardie giurate e a chi davvero è vittima di fondata e provata minaccia, oltre alle forze dell’ordine. L’arma di Satta Flores diviene l’emblema delle idee che all’epoca dominavano la società. Sconcertante.

Voto: 6,5/10

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marzo 6, 2009

Giulia non esce la sera

golino

Un film di Giuseppe Piccioni. Con Valerio Mastandrea, Valeria Golino, Sonia Bergamasco, Domiziana Cardinali, Jacopo Domenicucci.Jacopo Bicocchi, Sara Tosti, Chiara Nicola, Fabio Camilli, Sasa Vulicevic, Paolo Sassanelli, Lidia Vitale, Antonia Liskova, Piera Degli Esposti Drammatico, durata 105 min. – Italia 2008. – 01 Distribution data uscita 27/02/2009.

Quando è uscito, tutti – e dico: tutti – hanno detto del personaggio Valeria Golino: è una carcerata in semilibertà. In realtà hanno raccontato una piccola parte della trama, poiché il regsita-autore (oh, ma in Italia uno che diriga diverso da chi scrive lo troveremo mai?) rivela quel particolare caratterizzante soltanto alla mezz’ora buona. Avrà avuto i suoi motivi, no? Si è fatto il mazzo per far arrivare la cosa come una sorpresa, e i recensori-scienziati hanno spiattellato tutto e subito. La domanda é: ha fallito la sceneggiatura, che avrebbe dovuto prevedere la rivelazione della notizia e pertanto dire immediatamente invece che perdere tempo a lavorare per l’effetto successivo, o sono minchioni quelli che anticipano senza accorgersene? Io vado per la seconda, almeno per simpatia a pelle.

Si, è carcerata. Carcerata. Sta in galera. Perché? Beh almeno questo non l’hanno detto. Carcerata. Sta in galera. E conosce uno scrittore, perché, nonostante stia in galera, sia carcerata, Valeria Golino può uscire. Lo scrittore è Valerio Mastandrea, che scrive racconti e vive di scrittura. E’ in odor di un premio che, così come strutturato, mi dicono uguale allo Strega. Con annessi di cui vi renderete conto vedendo il film.

E’ una storia carina, un intreccio esaurito in maniera interessante. Chi ama l’acqua e ama il blu si innamora di questo film. Che riesce bene. Non un capolavoro, ma chi lo pretendeva?

Voto: 7/10

Visto praticamente sul TG2, che ha raccontato tutto per filo e per segno, e poi anche in sala al cinema Romano, Torino.

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Ex

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Un film di Fausto Brizzi. Con Claudio Bisio, Nancy Brilli, Cristiana Capotondi, Cécile Cassel, Fabio De Luigi. Alessandro Gassman, Claudia Gerini, Flavio Insinna, Silvio Orlando, Martina Pinto, Elena Sofia Ricci, Vincenzo Salemme, Carla Signoris, Gianmarco Tognazzi, Giorgia Wurth, Malik Zidi, Vincenzo Alfieri, Colin Moss, Angelo Infanti, Francesca Nunzi Commedia, durata 120 min. – Italia, Francia 2009. – 01 Distribution data uscita 06/02/2009.

Leggo ora che nel cast c’è Francesca Nunzi. Francesca Nunzi? E chi l’ha vista? Rimescolo nei meandri, deve aver fatto un cameo, chissà. Boh, è l’ultima della lista. Chi è Francesca Nunzi? Una delle girl di Tinto Brass, my friend. (La mia preferita rimane Erika Savastani, seguita da Silvia Rossi che purtroppo non ha ripetuto l’esperienza di Fallo!).

Ciò detto, Ex è molto carino. Anzi: bello proprio. Un Vanzina-di-qualità che, proprio perché di qualità, non piace ai fan dei Vanzina. Forse perché qui c’è una punta amara, forse perché il demenziale fine a se stesso è sostituito dal sentimentale e romantico, chissà.

Se a una sceneggiatura quasi perfetta aggiungi l’amore e un cast di altissimo livello, è difficile che il prodotto non sia buono. Avrebbe potuto – è la mia idea a fine film – essere migliore se l’autore non avesse voluto il lieto fine a tutti i costi e il trionfo dell’amore sempre e comunque. Non sto anticipando il finale (anche perché non ho raccontato l’inizio), sto dicendo che la vita non è un film o meglio: i film sono la vita, e nella vita le storie finiscono male, tra coltelli lanciati, cuori spezzati, gomme tagliate, divorzi, separazioni, corna. Pillola edulcorata, senz’altro: i finali ad impatto se li permettono soltanto quelli che hanno il culo parato, finanziariamente e culturalmente. Un film è un prodotto, deve guadagnare, e per fare soldi spesso si è costretti a patteggiare con lo spettatore. (Il quale, notoriamente, ama i finali rosa). Amen.

Fabio De Luigi ha circa 300mila fan su Facebook. A mio parere è uno dei più grandi artisti italiani viventi, capace di esprimersi a tutto tondo senza sbavature.

Voto: 7,5/10

Visto all’Olimpia di Torino, venerdi 27 febbraio 2009, secondo spettacolo

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Aspettando il sole

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Un film di Ago Panini. Con Raoul Bova, Claudio Santamaria, Claudia Gerini, Vanessa Incontrada, Bebo Storti Michele Venitucci, Rolando Ravello, Alessandro Tiberi, Sergio Albelli, Giuseppe Cederna, Massimo De Lorenzo, Corrado Fortuna, Gabriel Garko, Raiz, Thomas Trabacchi Commedia, durata 95 min. – Italia 2007. – Mikado data uscita 20/02/2009.

Italia, da qualche parte, 1982. Inizia così – come sovraimpressione – la definizione spazio-tempo di questa storia di per sé affascinante. Film che incatena in maniera logicamente ferrea diversi episodi e storie, tutte inscenate in un albergo di periferia. Nelle varie stanze ci sono un regista di film porno e la sua sgangherata troupe (uno, con la telecamera) e due attori (Valeria Incontrada, ma rimane vestita da inizio a fine, niente tette), Raul Bova che fuma mille sigarette e parla al telefono per tutto il film, due rapinatori post rapinam, Claudia Gerini che fa sesso con un tizio (anche qui, niente tette), un tizio mezzo matto che cerca di imparare il tedesco. La storia che vale il biglietto è, però, quella inscenata alla reception, dove Claudio Santamaria e Michele Venitucci (quello che a RIS faceva il tenete Rinaldi) intrattengono e sono intrattenuti da un grandissimo Giuseppe Cederna.
A me è piaciuto, a chi l’ha visto con me, meno. Io amo gli intrecci di questo genere, le stanze di un albergo sgangherato sono uno dei non-luoghi che più amo, assieme agli autogrill, le stazioni, gli aeroporti, le fermate degli autobus. Avrebbe potuto far meglio il regista (e sceneggiatore)? Non so, una critica che ho ascoltato – e alfine accolto – è che le citazioni e i rimandi ai film d’autore o comunque icone di un certo modo di fare cinema – presentissimi in maniera molto diretta – cozzino con l’effetto generale prodotto dall’opera. Insomma, bello ma con alcuni ma.
Voto: 7/10
Visto al Nazionale di Torino, un giovedi fa
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febbraio 18, 2009

Il curioso caso di Benjamin Button

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Un film di David Fincher. Con Brad Pitt, Cate Blanchett, Tilda Swinton, Julia Ormond, Jason Flemyng.Taraji P. Henson, Lance E. Nichols, Elias Koteas, Faune A. Chambers, Donna DuPlantier, Jacob Tolano, Ed Metzger, David Jensen, Joeanna Sayler, Mahershalalhashbaz Ali, Fiona Hale, Jared Harris, Joel Bissonnette, Marion Zinser, Deneen Tyler, Elle Fanning, Patrick T. O’Brien, Richmond Arquette, Robert Towers, Ilia Volokh, Wilbur Fitzgerald, David Paterson, Josh Stewart, Louis Herthum, Ted Manson, Tom Everett, Paula Gray, Rampai Mohadi, Troi Bechet, Phyllis Somerville, Clay Cullen, Edith Ivey, Joshua DesRoches, Christopher Maxwell, Don Creech, Taren Cunningham, Myrton Running Wolf, Stephen Taylor, Devyn A. Tyler, Adrian Armas, Ashley Nolan, Katta Hules, Rus Blackwell, Chandler Canterbury, Charles Henry Wyson, Spencer Daniels Titolo originale The Curious Case of Benjamin Button. Drammatico, durata 159 min. – USA 2008. – Warner Bros Italia data uscita 13/02/2009.

Dal racconto di Francis Scott Fitzgerald, che ha dichiaratamente ispirato Gabriele Romagnoli per il suo “Il caso, altrettanto curioso, di Baldo Baldi” pubblicato su Vanity Fair qualche settimana fa. Il racconto di Romagnoli è apparso in prima edizione in “Videocronache“, raccolta di racconti del 1993 che penso possediamo in quattro in Italia: rispetto all’edizione attuale parecchi passaggi sono stati riscritti (la protagonista di allora, Almerina, è diventata Caterina), sebbene Romagnoli abbia lasciato intatto uno stile grezzo, scolastico, a tratti infantile. Gabriele Romagnoli diventerà da morto ciò che non è da vivo, cioè riconosciuto come un classico a livello universale e non soltanto dalle fedeli abbonate a Vanity Fair. Per questo mi dispiace che non risponda alle mie mail quando voglio parlare dei suoi scritti: si eviterebbe molto fumo. De Sanctis avrebbe speso il suo tempo in altro modo se Petrarca avesse potuto ribattere alle migliaia di cazzate spacciate per interpretazioni. [ Chiesero a Cristiano Godano: perché la figa è blu nel testo della tua canzone? Perché il colore evoca paesaggi marini interiorizzati a livello metafisico durante il tuo ultimo viaggio lungo il Mediterraneo o perché il sole quando tramonta pare lasciare una scia infuocata sul cielo all'orizzonte e di lì la metafora della vita che cessa e un nuovo giorno che rinasce simboleggiato dalla vagina? "Perchè faceva rima", rispose il cantante ] . Ecco, Romagnoli: quando e perché hai riscritto solo in parte quel testo del 1993? Quando la prima stesura? Perché Almerina è diventata Caterina? Perché hai lasciato intatto lo stile che ormai hai superato da tempo?

E’ noioso e irritante rispondermi, mi rendo conto. E io non sono DeSanctis e lui non è Dante, e questa si aggiunge alle decine di cose che non si possono fare soltanto perché si pone la domanda sbagliata: perchè no?, invece del solito e vecchio perché dovrebbe dire a te quello che pensa lui quando scrive?

Il film è molto bello e troppo lungo: mezz’ora in meno sarebbe stato uguale. La parte russa logora, il finale ammorbidisce, l’eventuale Oscar a Brad Pitt sarebbe meritato. Concordo con chi sostiene che assime a Cate Blanchett formi una coppia cinematografica rara (o unica?). Brad nasce vecchio e muore neonato. Sullo sfondo (azzeccatissima la scena in cui lo shuttle parte per lo spazio nel cielo che sovrasta il mare su cui Pitt a un certo punto è in barca a vela) sessant’anni di storia americana. Non a caso il film è dell’autore di Forrest Gump. Noioso, patetico e sostanzialmente inutile il cappello della morente nel letto di New Orleans da cui parte il flash-back.

Ps. lo scorso week-end le sale di Torino e Alba erano stracolme. Ad Alba lo stile è nazi: tutti osservano con rigore il numero e la fila assegnati dalla bigliettaia. Se sgarri ti umiliano pubblicamente,  tutti osservano con disprezzo quelli che sono costretti ad alzarsi dall’arrivo del legittimo (?) affittuario temporaneo del posto. Crisi d’ansia collettiva assale i dieci minuti prima dell’inizio: un movimento caotico di chi si alza e chi si siede, chi umilia e chi è umiliato, decine di teste piegate alla corretta lettura di numero di fila e posto, patti verbali siglati col sangue (”Dunque io sto qui e lei sta lì, ma se quel gruppo di dieci che sta entrando viene qui e fa spostare la mia signora al posto alla mia destra, io le annuncio che veniamo entrambi lì“). Torino tollera, ti siedi dove vuoi: efficacia ed efficienza, raro combinarle.

Voto: 8/10

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Valzer con Bashir

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Un film di Ari Folman. Con Ari Folman, Mickey Leon, Ori Sivan, Yehezkel Lazarov, Ronny Dayag Shmuel Frenkel, Dror Harazi, Ron Ben-Yishai, Gaetano Varcasia, Massimo Rossi, Franco Mannella, Angelo Maggi, Gianni Bersanetti, Pasquale Anselmo, Stefano De Sando, Paolo Marchese
Titolo originale Waltz With Bashir. Drammatico, durata 87 min. – Israele, Germania, Francia 2008. – Lucky Red data uscita 09/01/2009.

Il film è finito, prendi la giacca, scendi i gradini, sei fuori, ti accendi una sigaretta, guardi gli altri e scopri che non hai niente da dire. E nemmeno gli altri. Quindi stai lì a guardarti in faccia con quelli come te che hanno assistito a questo piccolo capolavoro sul massacro di Sabra e Shatila inscenato dalla prospettiva di un protagonista diretto: il regista Ari Folman. Questo uomo ha partecipato da soldato israeliano alla guerra in Libano, primi anni ‘80 (chi ricorda Mike Bongiorno e i parà della Folgore a Beirut e il piccolo libanese in collegamento con Telemike o forse Superflash?), e soltanto anni dopo si rende conto di aver rimosso, inconsciamente, tutto ciò che ha fatto, visto e sentito. Non ricorda nulla e inizia a contattare vecchi commilitoni oggi psicologi, imprenditori, architetti. Poco alla volta il mosaico si ricompone, fino ai 30 secondi finali, nulla più, di immagini televisive dell’epoca. Una donna piange, i cadaveri sono ammassati, la guerra non è ancora finita.

E’ un’animazione, ma non sembra.

Voto: 8,25/10

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Milk

locandina2

Un film di Gus Van Sant. Con Sean Penn, Emile Hirsch, Josh Brolin, Diego Luna, James Franco. Alison Pill, Victor Garber, Denis O’Hare, Joseph Cross, Stephen Spinella, Lucas Grabeel, Brandon Boyce, Zvi Howard Rosenman, Kelvin Yu, Jeff Koons, Ted Jan Roberts, Robert Boyd Holbrook, Frank Robinson, Allan Baird, Tom Ammiano, Carol Ruth Silver, Hope Goblirsch, Steven Wiig, Ashlee Temple, Wendy King, Kelvin Han Yee, Robert Chimento. Biografico, durata 128 min. – USA 2008. – Bim data uscita 23/01/2009.

Scrivo queste righe parecchi giorni dopo aver visto il film, in una pausa di lavoro obbligata dal nascente nervosismo delle giornate in cui tutto va storto (il pc s’inchioda, il software aziendale si comporta in maniera alogica e l’assistenza non risponde, il controllo degli errori dà esito positivo), il giorno dopo aver assistito alla performance del signor Povia al festival di Sanremo, conclusa con un cartello appoggiato alla sedia sul palco: NESSUNO HA SEMPRE RAGIONE.

Povia dice: “Luca era gay, e adesso sta con lei”, ma a dire il vero il testo di quella canzone non è scandaloso come la strumentalizzazione ha fatto intendere: è soltanto una delle infinite possibilità. Insomma un po’ di strada l’abbiamo fatta, ma siamo ancora al punto in cui ‘gay’ è un aggettivo da calzare al primo posto nella definizione di una persona: non esiste Luca lo stronzo, Luca il bello, Luca il cretino, ma esiste Luca il gay, poi bello, poi cretino, poi stronzo. Vabbé, acqua calda.

Il film, invece, è meraviglioso. Conosco qualcuno che non va di default a vedere film in cui ’si parla di frocioni’. Alessandra Mussolini li chiama ricchioni. Sean Penn ficca la lingua in bocca parecchie volte in questo lungometraggio, e sempre in bocche maschili, e mescolando un po’ di idee in libera associazione viene la voglia di prendere un aereo e andare a limonare Ratzinger.

La vera storia, commovente, di Harvey Milk, partito da New York per San Francisco, diventato il primo consigliere comunale dichiaratamente omosessuale della storia degli Stati Uniti (siamo negli anni ‘70, i neri erano negri), ucciso da un coglione cui sono girate le palle per qualche faccenda. Nota: la sua storia inizia a 40 anni, ne impiega otto per passare alla Storia. Mai è troppo tardi.

Voto: 8,5/10

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Pulp fiction

pulp

Un film di Quentin Tarantino. Con Rosanna Arquette, Harvey Keitel, Samuel L. Jackson, Uma Thurman, Bruce Willis. Tim Roth, John Travolta, Eric Stoltz, Maria de Medeiros, Amanda Plummer, Ving Rhames, Frank Whaley, Alexis Arquette, Paul Calderon, Christopher Walken, Steve Buscemi, Quentin Tarantino, Peter Greene, Duane Whitaker, Bronagh Gallagher, Angela Jones, Phil LaMarr, Burr Steers, Susan Griffiths, Brenda Hillhouse Poliziesco, durata 154 min. – USA 1994.

Realista. Onirico. Spettacolare. Spettrale. Stupefacente. Brillante. Cattivo. Geniale. Divertente. Surreale. Satirico. Storico. Memorabile. Meraviglioso. Devastante. Coinvolgente. Incredibile.
Impossibile.
Voto: 9,25/10

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Il grande Lebowski

Un film di Joel Coen. Con Steve Buscemi, Jeff Bridges, John Turturro, John Goodman, Julianne Moore.David Huddleston, Sam Elliott, Philip Seymour Hoffman, Tara Reid, Peter Stormare, Ben Gazzara, Philip Moon, Mark Pellegrino, Flea, Torsten Voges, Jimmie Dale Gilmore, Jack Kehler, David Thewlis, Marshall Manesh, Jon Polito, Irene Olga Lopez, Carlos León, Mike Gomez, Richard Gant, Leon Russom, Christian Clemenson, Peter Siragusa, Warren Keith, Jennifer Lamb, Jerry Haleva, Ajgie Kirkland, Aimee Mann, Luis Colina, Jesse Flanagan, Harry Bugin, James G. Hoosier, Terrence Burton, Dom Irrera, Gérard L’Heureux, Lu Elrod Titolo originale The Big Lebowski. Commedia, durata 117 min. – USA 1997.

Una voce fuori campo introduce il racconto e la stessa voce fuori campo – a cui nel frattempo è stato dato un volto – lo chiude. Io penso in maniera esagerata, insistita, infine inutile. Il perché non l’ho capito. Senz’altro avrei dovuto vedere questo film undici anni fa e non nelle ultime vacanze di Natale dedicate al recupero arretrato. Non posso aggiungere niente di più interessante di quanto già non sia stato detto sul grande Lebowski (compresa la traduzione pessima di dude in drugo, che mi fa venire in mente la curva Scirea o lo stupro della quarantacinquenne madama nella villa di Arancia Meccanica, e appunto non c’entra un fico secco con l’uomo che s’aggira in accappatoio), se non che mi è piaciuto ma non mi ha esaltato. Sicuramente perché – dicono e non ho motivo di dubitare – questo film è stato il primo che [qualcosa], e vederlo ora significa riattivare meccanismi che giudicano basandosi su quanto si è visto negli anni successivi. Io dico:

7,75/10

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gennaio 9, 2009

Tre uomini e una gamba

Un film di Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti. Con Marina Massironi, Giacomo Poretti, Aldo Baglio, Giovanni Storti, Maria Pia Casilio, Carlo Croccolo, Rosalina Neri, Augusto Zucchi, Gaetano Amato, Margherita Antonelli, Eleonora Mazzoni, Luciana Littizzetto. Genere Comico, colore 100 minuti. – Produzione Italia 1997.

Ci sono film che migliorano invecchiando.

Mi dicono che il cosmo sul comò è bene non metterlo, e allora organizziamo la serata-3-uomini-e-una-gamba, in tre uomini e due donne.

Li ho visti quasi tutti i film di AldoGiovannieGiacomo, ma non ricordavo che tutte le loro battute cinematografiche più belle sono raccolte, in verità, in questo film. Il secondo, quello in cui Aldo è poliziotto, non mi era piaciuto. Tu la conosci Claudia? e Chiedimi se sono felice non erano male, ma assolutamente non all’altezza di questa loro opera prima datata, tempus fugit, 1997.

Delle scene indimenticabili della loro carriera manca solo il come conoscono Claudia (Aldo non ha il coraggio di mollare la fidanzata e manda Giacomo, che però sbaglia piano e finisce al superiore, in cui abita Claudia, e soprattutto ci rimane un giorno intero), il resto c’è tutto: da Ajeje Bradzo a “Vuole una cadrega?”, da “Domani mi sposo, ma non è una cosa seria” al memorabile colpo di testa di Aldo nella partita di pallone sulla spiaggia, è in questo film che i tre grandissimi del cabaret ottengono il loro massimo cinematografico.

Da rivedere, almeno una volta ogni due anni.

Voto (1997): 7,5/10
Voto: (2009): 8,5/10

Ri-visto a casa di Piemme, lunedi 5 gennaio, serata-3-uomini-e-una-gamba

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gennaio 8, 2009

La mia super ex ragazza

Un film di Ivan Reitman. Con Uma Thurman, Luke Wilson, Anna Faris, Eddie Izzard, Rainn Wilson. Wanda Sykes, Stelio Savante, Mike Iorio, Mark Consuelos, Margaret Anne Florence, Catherine Reitman, Tara Thompson, Kevin Townley, Eva Veronika, Lawrence Feeney Titolo originale My Super Ex-Girlfriend. Commedia, durata 95 min. – USA 2006. data uscita 17/11/2006.

A volte vado lungo con il pre-primaserata e mi ritrovo immerso in film della televisione non a pagamento, che di solito fanno schifo. Questo film non fa eccezione, è un film leggerissimo, però fa ridere. A tratti la risata è ingovernabile (con tanto di venazza pulsante in mezzo alla fronte).

Alcune scene sono geniali nella loro surrealtà. Non t’aspetti che una – per quanto incazzata – possa lanciarti addosso uno squalo vivo, al decimo o ventesimo piano di un grattacielo di New York. Ma lei – Uma Thurman – ha i superpoteri, quindi può fare qualunque cosa, compreso lanciare uno squalo vivo o sfondare il muro mentre copula con il suo uomo. Che la molla, ma lei non ci sta, e gliene fa di tutti i colori. Nel tempo libero salva il mondo, devìa missili, spegne incendi, consegna (lanciando l’auto dall’alto) alla polizia pericolosissimi rapinatori. Nella vita reale – doppia identità, un classico – è una sfigatella un po’ matta.

Non penso valga 95 minuti della vostra vita, però se su youtube ci sono alcuni spezzoni, guardateli.

Voto: 5/10
Visto in tv, sulla Rai, la sera del 7 gennaio 2009

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gennaio 6, 2009

The millionaire

Un film di Danny Boyle. Con Dev Patel, Anil Kapoor, Freida Pinto, Madhur Mittal, Irfan Khan. Mia Drake, Imran Hasnee, Faezeh Jalali, Shruti Seth, Anand Tiwari Titolo originale Slumdog Millionaire. Commedia, durata 120 min. – Gran Bretagna, USA 2008. – Lucky Red data uscita 05/12/2008.

Questo film è un capolavoro:
- la sceneggiatura
- la regia
- la fotografia
- l’India
- Freida Pinto (ovvero l’attrice che interpreta Latika adulta)
valgono 10.
Il film, nel complesso, merita a mio avviso 8.75/10.
Altro non dico (anche perché oggi ho recensito almeno 3 film arretrati e ne ho le palle piene): guardatelo.

Visto al Due Giardini, martedi 6 gennaio 2008 primo spettacolo

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Come Dio comanda

Un film di Gabriele Salvatores. Con Elio Germano, Filippo Timi, Fabio De Luigi, Angelica Leo, Vasco Mirandola. Ludovica Di Rocco, Alvaro Caleca, Alessandro Bressanello Drammatico, durata 103 min. – Italia 2008. – 01 Distribution data uscita 12/12/2008.

Non ho letto il libro, e dopo aver visto il film sono certo che non lo leggerò mai.
Un cast tra i migliori possibili (Elio Germano è – con Toni Servillo – il miglior attore italiano vivente; Filippo Timi lo segue a ruota, poco dietro; Fabio De Luigi è in grado di ricoprire qualsiasi ruolo, a altissimo livello), una regia d’autore, una storia che fa letteralmente schifo. Ammaniti deve scrivere da dio, se vende tutte quelle copie narrando una vicenda del genere. Sono serio, davvero: la cosa è quasi indescrivibile.

La Film Commission è quella del Friuli Venezia Giulia (vedi La ragazza del lago, di qualche anno fa), i paesaggi sono boschi e pietraie di qualche posto da quelle parti, ed è bello lasciar correre gli occhi su qualcosa che non siano le solite città.

Voto: 6/10 [sceneggiatura: 2,5/10; cast artistico: 9/10; regia: 8/10]

Visto il 19 dicembre, all’Ambrosio

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Australia

Un film di Baz Luhrmann. Con Nicole Kidman, Hugh Jackman, David Wenham, Bryan Brown, Bruce Spence. Jack Thompson, John Jarratt, Ben Mendelsohn, Bill Hunter, Barry Otto, Essie Davis, David Gulpilil, Jacek Koman, Ray Barrett, Brandon Walters Drammatico, durata 165 min. – USA, Australia 2008. – 20th Century Fox data uscita 16/01/2009.

Il classico dei classici: buoni contro cattivi, fighetta di città che s’invaghisce del rude strafigo di campagna che ovviamente è altrettanto attratto, uomo potente cattivo, uomo che scala la gerarchia sociale con atti bastardi, bimbo orfano buono, vecchio povero aborigeno buonissimo (e magico), contabile simpatico grasso e sempre ubriaco, negro simpatico, giapponesi bastardi, giovane donna ingenua sebbene figlia di padre bastardo e moglie di uomo bastardo, barista razzista, et cetera et cetera et cetera.

Alla fine vincono i buoni. Dai che non ve l’aspettavate, eh? Qualcuno rimane secco, qui e là, è vero, ma sono le uniche somiglianze di questo film con la vita reale, di questo film che più che drammatico pare un fantasy – tanto le cose finiscono bene – senza effetti speciali.

Voto: 6/10 (l’Australia è terra dal fascino quasi arrapante, per questo, comunque, posso consigliare una capatina, se proprio avete visto tutti gli altri).

Visto a Madrid, poco prima di capodanno

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Changeling

Un film di Clint Eastwood. Con Angelina Jolie, John Malkovich, Jeffrey Donovan, Colm Feore, Jason Butler Harner. Amy Ryan, Michael Kelly, Devon Gearhart, Kelly Lynn Warren, Gattlin Griffith, Michelle Martin, Frank Wood, Devon Conti, J.P. Bumstead, Debra Christofferson, Russell Edge, Peter Gerety, Pamela Dunlap. Drammatico, durata 140 min. – USA 2008. – Universal Pictures data uscita 14/11/2008.

In Spagna si chiama El intercambio. Meraviglie della lingua. L’interscambio, il cambio, lo scambio: una madre non ritrova il figlio al rientro a casa, una sera, e allerta la polizia. Siamo a Los Angeles, anni ‘20, e la polizia di quella città gode in quel momento storico di pessima fama, tra pastori che ne dicono di tutti i colori nelle loro prediche e manifestazioni di piazza di uomini e donne armati di cartelli. Un bambino simile a quello perso viene ritrovato a qualche stato di distanza, si organizzano il rientro in città con tanto di giornalisti e fotografi al seguito e prime pagine con lieto fine  e punti acquisiti agli occhi della cittadinanza. Piccolo dettaglio: il bambino non è figlio di quella madre. La storia, la vera storia – ispirata a una storia vera (!) – inizia a quel punto.

Non ho figli, ma ne avessi questo film mi avrebbe destabilizzato. Avrei iniziato, uscendo dalla sala, una terapia (per me) basata sull’iperprotettivismo assolutamente deleteria (per loro). A tratti angosciante (maestria di Eastwood, oltre che terreno fertile), a tratti inquietante, devi sospendere la credulità e sforzarti di non pensare che al mondo sia capitato un fatto del genere, per quanto romanzato.

Voto: 7,75/10

Visto a Madrid, una delle sere prima di capodanno

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gennaio 5, 2009

La cena dei cretini

Un film di Francis Veber. Con Jacques Villeret, Francis Huster, Thierry Lhermitte, Daniel Prévost, Catherine Frot
Titolo originale
Le diner des cons. Commedia, durata 80 min. – Francia 1998.

Blockbuster offre recupero arretrato a 5 euro per tre film. Me ne faccio due la sera del 25, il terzo lo mollo intonso.

La cena dei cretini è divertente, direi che va bene per tutte le età, le sere, gli stati d’animo, quando si vuole ascoltare qualcosa di leggero e coinvolgente, senza troppe aspettative, né pretese. Ridere, si, senza morirne, ma sicuri del minimo sindacale.

Un film costato due lire, girato per lo più all’interno, che poggia tutto soltanto sulla sceneggiatura e sulla prova degli interpreti, che assomiglia moltissimo a una rappresentazione teatrale, la più classica delle commedie giocate sugli equivoci e sulla tempestività delle battute, dei dialoghi, delle relazioni tra i personaggi.

Un gruppo di amici organizza una cena al mese, in cui ognuno porta uno sconosciuto, che deve essere però un cretino. Uno di questi amici si becca il colpo della strega, è costretto a rinunciare alla cena, ma quando il ’suo’ cretino è da lui per l’aperitivo, iniziano a succedere un bel po’ di cose.

Ripeto: un film che è, più che altro, una commedia teatrale, brillante.

Voto: 7,25/10

Visto a casa la sera di Natale, by Blockbuster

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Pride and glory – Il prezzo dell’onore

Un film di Gavin O’Connor. Con Colin Farrell, Edward Norton, Jon Voight, Noah Emmerich, Jennifer Ehle. John Ortiz, Frank Grillo, Shea Whigham, Lake Bell, Carmen Ejogo, Manny Perez, Wayne Duvall, Ramon Rodriguez, Rick Gonzalez, Maximiliano Hernández Titolo originale Pride and Glory. Drammatico, durata 125 min. – USA 2008. – Eagle Pictures data uscita 31/10/2008.

Devo ancora capire: a) perché e soprattutto quando i titoli originali vengono modificati quando la pellicola esce in un Paese estero b) chi decide il titolo c) i criteri per cui il tizio decide il titolo.

Domanda retorica, e vabbé. Sono a Madrid, e vado al cinema. Cuestiòn de honor, si chiama là. In versione originale sottotitolata in spagnolo. Madrid è una capitale europea, e ha un mucchio di cinema che sparano la versione originale sottotitolata. Roma quanti ne ha? Soprattutto, ne ha? Torino no. A Torino è il Massimo che spesso dà film in lingua originale, ma sono per lo più perle sempreverdi, capolavori sempre attuali. I film attuali anche non capolavori, quelli non è possibile senza sorbirsi il doppiaggio a volte penoso. Misteri della vita. Se rinasco, faccio cinema all’università.

Pride and Glory, o il prezzo dell’onore, o questione d’onore è il classico film che spiega le differenza tra l’industria cinematografica americana e la non industria italiana del cinema (cinepanettoni a parte, che sono l’unico vero esempio di italhollywood). Una storia banale, ma d’azione, pienamente girata nella New York poliziesca più che si possa immaginare, ci sono i buoni e i cattivi, il padre di famiglia che deve ragionare con la saggezza del buon padre di famiglia, due figli poliziotti, un cognato poliziotto, qualcuno che si sporca le mani, qualcuno che scopre e non sa cosa fare, o meglio lo sa ma non sa se può fare ciò che vuole.

Banalotta la storia, costoso il film, ottimo il cast, incassi assicurati: il produttore s’arricchisce, nessun Oscar, questo è il cinema, my friend: come fare soldi producendo bulloni, o viti, o macchine per l’imballaggio, né più né meno, senza poesia, né arte, ma con (molta) parte.

Voto: 5,25/10

Visto all’Ideal di Madrid, una delle sere prima di capodanno

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dicembre 23, 2008

The axe in the attic

Un film di Ed Pincus, Lucia Small del 2007. Prodotto in USA. Durata: 110 minuti.

Torino Film Festival, 28 novembre, secondo spettacolo (iniziato alle 23 circa, post dibattito sul film che precedeva). Chiedo scusa, ma non ce l’ho fatta: mi sono addormentato. Ora potrei dire che no, non è che non fosse interessante, ero stanco, la settimana lavorativa, era venerdi, eccetera: di certo 110 minuti sui disastri dell’uragano Katrina a New Orleans – in lingua inglese con sottotitoli – non sono il massimo della gioia. Comunque, prima di ronfare, ho capito che:

- prima o poi, qualche disastro succede. Quando non ti piglia il tumore, a te o a qualcuno che ti è caro, arriva l’infarto. O l’ictus. O l’incidente stradale. Quando pensi di avercela fatta, può anche arrivare l’uragano.

- tutto il mondo è paese. I container dell’Umbria post terremoto sono identici a quelli che hanno tenuto e tengono gli sfollati di NOrl. E anche lì, accuse quando non dietrologia: hanno sottovalutato la portata dell’uragano; hanno deviato il corso di un fiume per salvare il quartiere bianco e allagare il quartiere nero; i soccorsi erano in ritardo; siamo stati trattati come bestie; ci devono dare una casa; eccetera. Vai a dire che non è vero, o che è vero.

- l’americano medio è, in media, molto più idiota dell’italiano medio. D’altronde Bush è peggio di Berlusconi.

Mi dispiace, davvero: per la mezz’ora buona che ho visto mi è parso un buon documentario. Chi accanto a me è arrivato fino alla fine ha apprezzato.

Voto: n.g..
Visto (parzialmente) il 28 novembre 2008, TFF

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Signori professori

Regia: Maura Delpero
Anno di produzione: 2008
Durata: 92′
Tipologia: documentario
Genere: sociale
Paese: Italia
Formato di ripresa: Mini DV
Formato di proiezione: Mini DV, colore
con:
Giusy Santoro
Lisa Bentini
Silvana De Fazio
Dario Tulipano
soggetto:
Maura Delpero
sceneggiatura:
Maura Delpero
musiche:
Stefano Pilia
fotografia:
Michele D’Attanasio
produttore:
Maura Delpero

Maura Delpero è una giovane insegnante, capelli chiari, molto carina, minuta, che parla timida al microfono  nella sala del Torino Film Festival in cui è proiettato il suo documentario. La scuola vista dalla parte dei professori: fanno quello, di mestiere, i protagonisti di queste storie che non s’incrociano se non nelle differenze dei rapporti con gli allievi: il palermitano che finisce a Bolzano, la signora in età prepensionistica che insegna a Napoli, la giovane bolognese che finisce in una scuola media hanno in comune l’essere realmente insegnanti e l’essere solo secondariamente attori nella rappresentazione di sé stessi. “Le riprese sono durate un anno”, ha spiegato la regista, “e non è stato difficile far si che tutti recitassero il loro ruolo. Dopo un po’, sia studenti che professori si dimenticavano delle telecamere”.

La scuola italiana: quando iniziai il liceo classico, un liceo molto conservatore nella profonda provincia piemontese, quelli dell’ultimo anno erano nati nel 1970 e alcuni di loro prima di accendersi una sigaretta all’uscita percorrevano cinquanta/sessanta metri, svoltavano l’angolo e prestavano attenzione a che non ci fossero insegnanti in giro. Quando all’ultimo fui io, fumavamo tranquillamente nei bagni e gettavamo i mozziconi nel cantiere del limitrofo teatro (eterno cantiere!), e la Preside cazziava noi e le bidelle, e le bidelle ci portavano – ancora ricordo il dolce sguardo di una di loro – posaceneri pregandoci di non inquinare troppo i cessi e l’esterno. Quando tornai a trovare chi era rimasto, qualche anno dopo, gli studenti di quell’età fumavano canne – anche non nell’intervallo – nella scala antincendio interna alla struttura.

“Sono anche stata aggredita”, ha detto la regista. Certo, dipende dove finisci e che allievi hai, ma fatte le dovute proporzioni, se i cambiamenti hanno interessato anche un liceo conservatore di provincia figuriamoci un professionale progressista di città.

Ma le evoluzioni non mi spaventano, sono sempre troppo condite di allarmismo regolarmente disatteso.

Il documentario è piacevole, realistico, equilibrato. Le storie, comunque, affascinano.

Voto: 7/10

Visto al TFF, novembre 2008

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dicembre 22, 2008

Ovunque sei

Un film di Michele Placido. Con Barbora Bobulova, Stefano Accorsi, Stefano Dionisi, Violante Placido, Donato Placido. Genere Drammatico, colore 85 minuti. – Produzione Italia 2004. – [Uscita nelle sale venerdì 22 ottobre 2004]

Questo film è piaciuto a pochissimi. Io sono uno di quelli.
Al festival di Venezia fu accolto dalle risate del pubblico (i giornali le riferirono soprattutto sulla scena di Accorsi e la Placido integralmente nudi sul letto, con tanto di disquisizioni – i giorni successivi – sulle misure del pisello barzano dell’attore bolognese), nelle sale fu un mezzo disastro, io comprai il dvd.

Cosa mi piace di questo film? L’atmosfera che si respira dall’inizio alla fine. L’istante, la vita, la morte, le possibilità di morte (affettiva) nella vita (amorosa), il senso di fallimento (coniugale), il rimorso (della Bobulova), il rimpianto (di Accorsi), la spensieratezza (della Placido), la speranza (di Dionisi). E su tutto: l’eventualità che non stia esistendo nulla, che sia un sogno, in positivo (Accorsi non muore) o in negativo (Accorsi muore), riprova del fatto che alla fine la vita è una sostanziale rappresentazione nel (e del) nostro cervello.

Accorsi e la Bobulova sono sposati: lui è medico al 118, lei è chirurgo in ospedale. Una notte in cui sono di turno, l’autoambulanza ha un incidente stradale e Accorsi rimane intrappolato nel mezzo caduto nel Tevere. Da lì in avanti, il percorso di Michele Placido lascia il campo all’immaginazione dello spettatore, a metà tra onirismo e surrealtà. Ma con eventualità precise, verosimili, realistiche.

Voto: 7/10 (oggettivamente)
Voto: 8,5/10 (de gustibus)

Visto in sala all’epoca, rivisto in dvd qualche notte fa.

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dicembre 9, 2008

Nessuna verità

Un film di Ridley Scott. Con Leonardo DiCaprio, Russell Crowe, Mark Strong, Golshifteh Farahani, Oscar Isaac, Ali Suliman, Alon Abutbul, Vince Colosimo, Simon McBurney, Mehdi Nebbou, Michael Gaston, Kais Nashif, Jamil Khoury, Lubna Azabal, Ghali Benlafkih.
Titolo originale
Body of Lies. Drammatico, durata 128 min. – USA 2008. – Warner Bros Italia data uscita 21/11/2008.

“Gli americani fanno cinema, gli italiani pippe mentali”, era solito dire il mio maestro di sceneggiatura.
Così vado a vedere Solo un padre e Nessuna verità.

Che inizia con un’esplosione, e prosegue con esplosioni, inseguimenti, spari, bum, pim, paff. Gli americani fanno cinema, si. Ma soprattutto hanno soldi, tanti soldi da spendere in effetti speciali, bombe, comparse, attori famosi e quant’altro. Azione, azione, azione, CIA, il Presidente, gli Stati-Uniti-d’-America, i servizi segreti, l’Iraq: c’è tutto, in queste due ore passate a capire se Di Caprio limonerà anche stavolta con la fighetta scritturata per l’occasione (araba, stavolta), chi lo salverà (perché prima o poi nei guai si ficca, è certo), come lo salverà (e perché, soprattutto: una volta che ci rimanga no eh?, quella si che sarebbe una sopresa! “E Di Caprio?” “Kaputt!, amico”) e chi saranno i buoni e chi i cattivi.

Un bel film, nulla da dire, che acchiappa e interessa il pubblico del lunedi tardo pomeriggio, che avvolge nella storia di spionaggio, di torture (a un certo punto inquadrano un dito un po’ sbilenco, appena semimozzato da una specie di machete), di affari internazionali. Col povero Sadiki che se fossi in lui sarei incazzato come una belva a finire morto in una discarica a causa di quel pirla di Di Caprio.

Anche La Talpa è una fiction ben fatta, se la interleggete.

Voto: 7,25/10, perché non è che non ami il genere, solo che non più di 5 o 6 all’anno così, va. (E ammetto la possibilità che gli amanti del caso possano attribuire valutazione più alta)

Reposi, ore 17.30, lunedi che sembra domenica, che è l’8 però, e non il 7 dicembre.

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Solo un padre

Un film di Luca Lucini. Con Luca Argentero, Diane Fleri, Fabio Troiano, Anna Foglietta, Sara D’amario. Commedia, durata 93 min. – Italia 2008. – Warner Bros Italia data uscita 28/11/2008.

“Gli americani fanno cinema, gli italiani